Acqua bene da tutelare

L’Ufficio per l’impegno sociale interviene con un documento nel merito del referendum consultivo che il Broletto ha fissato per il prossimo ottobre. Enzo Torri: “No a guadagni individuali o di società”

Il prossimo 28 ottobre i bresciani saranno chiamati alle urne per un referendum consultivo sulla gestione interamente pubblica dell’acqua. La decisione è stata presa durante l’ultimo consiglio provinciale che ha accolto la richiesta avanzata dal Comitato promotore sostenuto dall’adesione di 54 Comuni bresciani. L’acqua deve essere fonte di guadagno da parte di privati o, al contrario, deve restare esclusivamente in mano pubblica?

Tendenza. La tendenza alla privatizzazione si è manifestata anche in Italia e, specificatamente, nella provincia di Brescia. La legge nazionale n. 164/2014 (che ha convertito il decreto governativo denominato “Sblocca Italia”) infatti ha stabilito che le modalità di gestione del servizio idrico siano decise autonomamente da ciascuna Provincia, scegliendo fra tre opzioni: attraverso società costituite interamente da soli soci pubblici oppure attraverso società miste di soci sia pubblici sia privati oppure, infine, attraverso società totalmente private, individuate mediante bandi di gara europei. Il Consiglio Provinciale di Brescia con la delibera n. 38/2015, ha scelto la seconda forma (mentre quasi tutte le altre provincie lombarde hanno preferito la prima). Con la delibera n. 3/2016 ha poi istituito una società, “Acque Bresciane s.r.l.”, formata per ora da tutti soci direttamente o indirettamente pubblici (Provincia, Aob2, Garda Uno, Sirmione Servizi), ma obbligata a pubblicare entro il 31 dicembre 2018 un bando europeo per l’ingresso di un socio privato, al quale dovrà essere riconosciuta la proprietà di non meno del 40% e di non più del 49% del capitale. Entra nel merito del referendum l’Ufficio di pastorale sociale della Diocesi con un documento elaborato dalla sua Commissione: “È una scelta – sottolinea il direttore Enzo Torri – che evidentemente è in contrasto con il risultato dei referendum nazionali del 12-13 giugno 2011 sulla gestione dei servizi pubblici che sancirono la salvaguardia dell’acqua come bene comune e diritto universale, evitando che diventi una merce privata o privatizzabile, ma pubblicizzandola mediante una forma di gestione pubblica e partecipata dei servizi idrici”.

Esigenza. L’Ufficio ribadisce l’esigenza di salvaguardare l’utilità pubblica dell’acqua: “Ribadiamo –continua Torri – la necessità di evitare nella gestione del ciclo dell’acqua potabile (captazione, distribuzione, fognature, depurazione, bollettazione) la possibilità di guadagni individuali o di società. Ciò si può realizzare attraverso una gestione pubblica che agisca direttamente (il cosiddetto in house), puntando poi al coinvolgimento di strutture non profit”. Da qui l’invito alla partecipazione attiva della cittadinanza: “Il punto nodale – chiosa Torri – è che tutti i proventi derivanti dalle bollette dei cittadini e dagli investimenti pubblici e non, vadano a beneficio del servizio piuttosto che a enti privati. La Commissione invita pertanto i cittadini bresciani ad approfondire questo importante tema della difesa dell’acqua comune sia ai fini della partecipazione a questo referendum che per effettuare una scelta più consapevole”.

Pregando la Madonna di Fatima

Anche la nostra Diocesi avrà l’onore di ospitare la statua di Maria, dal 6 al 20 maggio, periodo in cui la stessa si troverà, dapprima nella parrocchia di San Bartolomeo Apostolo, a Castenedolo e, successivamente, nella parrocchia di San Giovanni Bosco a Capodimonte, frazione castenedolese, entrambe guidate da don Tino Decca

Lo scorso 7 aprile, un primo saluto in Terra italiana, con una solenne concelebrazione nella Diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, ha dato il via al nuovo viaggio della statua della Madonna Pellegrina di Fatima, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario delle Apparizioni della Vergine Maria, vissute nel corso del 2017, ma che si protraggono tuttavia anche quest’anno, in preparazione al Sinodo dei Vescovi per i giovani. Di settimana in settimana, la sacra immagine toccherà svariate Diocesi e Parrocchie italiane, prima di concludere il suo itinerario il 29 luglio a Roma. Anche la nostra Diocesi avrà l’onore di ospitare la statua di Maria, dal 6 al 20 maggio, periodo in cui la stessa si troverà, dapprima nella parrocchia di San Bartolomeo Apostolo, a Castenedolo e, successivamente, nella parrocchia di San Giovanni Bosco a Capodimonte, frazione castenedolese, entrambe guidate da don Tino Decca. L’arrivo della Madonna Pellegrina, che giungerà nella frazione di Macina in elicottero, è previsto per le 17 di domenica 6 maggio: dopo il saluto delle autorità, una processione e una solenne celebrazione eucaristica, l’emblema si sposterà a Castenedolo dove verrà intronizzata, salvo poi essere trasferita a Capodimonte nel tardo pomeriggio di domenica 13 maggio, anniversario delle Apparizioni. Giovedì 10 maggio, il vescovo Pierantonio celebrerà, a S. Bartolomeo, alle 20.30.

Ricchissimo il programma di questo importante evento: ogni giornata verrà dedicata a uno specifico gruppo parrocchiale e si susseguiranno celebrazioni eucaristiche, recita delle Lodi e del S. Rosario, pellegrinaggi locali, processioni, preghiere. Era il 13 maggio 1917 quando Lucia dos Santos e i fratellini Francisco e Jacinta Marto videro “una Signora Splendente” che avrebbe cambiato la loro vita e segnato per sempre il Novecento e i secoli futuri. All’epoca dei fatti, il Portogallo stava attraversando una grave crisi economica e sociale. Qualche anno prima la nazione era scesa in guerra; l’incapacità del Governo, aveva impoverito lo Stato, mentre gli operai, disoccupati, morivano di fame nei sobborghi delle grandi città. Fatima era un piccolo paese del Portogallo centrale, dove si trovavano qualche dozzina di case, raccolte attorno a chiesa e cimitero. I tre piccoli pastorelli nacquero e vissero in una frazione del paesino ed ebbero la Grazia di vedere la Vergine Maria, nel suo Splendore, all’interno di una grande spianata verde a forma di anfiteatro chiamata “Cova da Iria”, laddove oggi sorge la Basilica di Fatima, meta di pellegrinaggio incessante. Precedute, tempo prima, da tre visioni di un Angelo, le Apparizioni della Madonna ai tre bambini, furono sei, in tutto, e avvennero con scadenza pressoché regolare, ogni 13 del mese, eccezion fatta per agosto, mese in cui la Vergine apparve loro alcuni giorni più tardi. Durante le apparizioni, Maria chiese ai tre pastorelli di recitare regolarmente il Santo Rosario e svelò loro tre segreti, l’ultimo dei quali rimase tale fino all’anno 2000. Il 13 ottobre 1930 il vescovo di Leiria dichiarò “degne di fede”, le visioni dei piccoli e autorizzò così il culto alla Madonna di Fatima. La causa di beatificazione dei fratelli Marto si aprì nel 1952: Francisco e Jacinta vennero beatificati nel 2000 e canonizzati lo scorso anno. La causa di beatificazione di suor Lucia, scomparsa nel 2005, si è aperta invece nel 2008.