Davide e Betsabea: la prova dell’attrazione

Secondo incontro del Cammino dei Gruppi Famiglia

Le pagine bibliche conservano una tra le vicende più drammatiche di rapporto adulterino, quella raccontata in nel Secondo Libro di Samuele, che vede come protagonisti il grande re Davide e Betsabea, moglie di un suo valoroso ufficiale. 

Dal secondo libro di Samuele (11, 1-4) 

L’anno dopo, al tempo in cui i re sogliono andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a devastare il paese degli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall’alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto. Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: “È Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Hittita”. Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi essa tornò a casa.

La scena narrata aiuta ad entrare nelle pieghe dell’infedeltà amorosa perché ci presenta i due protagonisti della storia con i loro sentimenti e comportamenti. Davide, vulnerabile come ogni uomo, non può restare indifferente al fascino femminile di una donna come Betsabea e sembra incarnare lo stereotipo del maschio cacciatore che non sa e non può resistere ad una preda allettante. Betsabea, sensibile come ogni donna, non può rimanere indifferente alle attenzioni di un uomo interessante, vittorioso e potente come Davide e sembra confermare l’immagine della femmina tentatrice che non può fare a meno di essere conquistata. Tutto questo sembrerebbe portare quasi necessariamente all’infedeltà come una conclusione inevitabile, stante la nostra natura di uomini e donne che non possono opporsi all’istinto dell’attrazione reciproca. Ma il Signore, in questa vicenda, scopre delle responsabilità e segnerà con le sue punizioni i destini dei due protagonisti perché proprio là dove lo sguardo maschile è colpito e la sensibilità femminile è destata, comincia la responsabilità di un uomo e di una donna: Davide “decide” di volere quella donna e Betsabea “accetta” di andare dal re. 

Il brano e la vicenda offrono alcune possibilità di analisi di ciò che oggi sempre più frequentemente sembra succedere all’interno della coppia: l’affacciarsi ad un certo punto della vita matrimoniale di un’alternativa, che molte volte sembra capitare così, senza che nessuno dei due sia consapevolmente andato a cercarla. Entrando, seppur con molta discrezione, nei risvolti che spesso accompagnano questi vissuti, aiutandoci anche con il testo, si possono fare alcune osservazioni.

Oggi comunemente si pensa che ogni attrazione sia un istinto irresistibile e quindi un destino fatale perché “al cuore non si comanda” e, dunque, bisogna andare “dove ti porta il cuore”. Queste affermazioni, così scontate ma tanto diffuse, poggiano su un presupposto: che l’uomo non sia libero ma schiavo delle situazioni, del suo istinto, delle sue passioni e che le sue scelte non siano dettate dalla volontà ma determinate dalle sue pulsioni. In questo modo si tende a de-responsabilizzare le persone riguardo a certi temi e rendere così non punibili determinati comportamenti.  Invece si può osservare che, se è vero che al cuore non si comanda, bisogna vedere dove si è deciso di attaccare il proprio cuore perché, come ci ricorda Gesù nel Vangelo di Matteo (6,21), il cuore si trova là dove l’uomo ha posto il suo tesoro.  Sono allora rivelatori quei piccoli gesti che, presi in sé, appaiono innocenti come prolungare lo sguardo, approfittare di determinate occasioni, indulgere a certe emozioni o sensazioni ma che permettono al cuore di attaccarsi impercettibilmente a questa possibilità, di accarezzare sempre più concretamente questa fantasia. E in questo modo entra in gioco la volontà e l’uomo e la donna decidono di dare importanza e valore a questa situazione e le permettono liberamente di prendere forma e realtà. Ma se entra in gioco la libertà si può parlare anche di responsabilità e di valutazione delle conseguenze e non più di un semplice arrendersi alle circostanze.

Un’altra considerazione suggerita dalla situazione narrata dal brano consiste nel sottolineare che oggi la mentalità corrente porta a confondere innamoramento e amore e considera vero il falso presupposto che sentirsi innamorati corrisponda ad amare l’altro. L’innamoramento è certo un ingrediente dell’amore ma tra l’uno e l’altro c’è una differenza decisiva: il primo sorge spontaneo, il secondo richiede una scelta. Permane invece nella nostra cultura, e non solo tra i giovani, il mito dell’innamoramento come misura del vero amore: essere totalmente attratti e affascinati dall’altro, ricercare la fusione totale con lui, essere scossi da sensazioni ed emozioni violente a contatto con l’altro diventano i parametri con cui definire il valore e la bontà di una relazione. Molto meno sono presi in considerazione i sentimenti di fiducia e di reciproco affidamento, l’impegno di una parola data, l’orgoglio di costruire qualcosa insieme, lo stimolo di una relazione in continuo divenire, la tensione positiva di avere un progetto di coppia da realizzare insieme. 

Un’ultima considerazione a partire dal brano, ci conduce a domandarci il perché della situazione di adulterio: spesso non è tanto la seduzione della nuova possibilità ma la perdita di fascino della vita matrimoniale consueta. La condizione che spesso fa da sfondo alle infedeltà coniugali è quella di una coppia che ha dato troppo per scontato il rapporto e non lo ha solidificato e irrobustito con continue opere di “ristrutturazione”. Un amore, che era stato anche grande ma che inesorabilmente e senza che nessun dei due lo volesse si è stemperato in una routine senza più desiderio e fantasia, apre facilmente la strada a un’alternativa che riporti il gusto del vivere e dell’amare che si era perso. La passione dell’adulterio non attacca se non là dove il fuoco dell’amore matrimoniale non è più alimentato. E per alimentarlo non basta trattenere gli occhi da distrazioni galeotte: occorre fissarli negli occhi di chi, forse un giorno ormai lontano, per primo ci innamorò. 

Come reagire di fronte all’affacciarsi di queste emozioni e sentimenti dentro un rapporto di coppia? La via d’uscita non è tanto quella che conduce a negarli, a reprimerli, soffocati dai sensi di colpa o paralizzati dalla paura di sensazioni forti. La risposta più saggia consiste invece nel non giudicare le emozioni perché esse non sono né buone né cattive, né giuste né sbagliate ma sono semplicemente parte della nostra struttura e imparare così a riconoscerle, individuarle e, proprio perché uniche e personali, comunicarle alle persone che ci interessano. La consapevolezza delle proprie emozioni, il riconoscerle, il permettersi di viverle, senza indulgervi ma anche senza fingere di non viverle, costituisce un forte processo di crescita che può portare a saperle controllare sempre di più.

La promessa, la prova, la passione

Pastorale della famiglia – Storie di coppie nella Bibbia per il cammino dei gruppi famiglia

Quest’anno i gruppi famiglia hanno ricevuto un sussidio tutto nuovo per i loro incontri, incentrato sulla parola di Dio. Le schede preparate per questo nuovo sussidio per i gruppi famiglia si ispirano all’esperienza di alcune coppie celebri della bibbia. Tornare alle origini del testo biblico è sempre una occasione per risentire parole alte sulla vita, su Dio, sul mistero del bene e del male, sulle relazioni più intime, sulla coscienza degli uomini e delle donne che si sforzano di costruire la propria storia. Non tutte le storie scelte nel sussidio sono edificanti e appassionate al bene, ve ne sono anche alcune più sofferte, complicate o meschine. Come a tratti è anche la vita.

L’intento con cui leggere le storie di queste famiglie non è comunque quello di trovare indicazioni precise su cosa fare o non fare, le loro storie non sono dei modelli ma piuttosto delle icone, che rimandano ai misteri più profondi e più grandi del vivere. Sono spaccati di esperienza che tracciano delle luci o evidenziano delle ombre nella vita di una coppia e di una famiglia. Non hanno la pretesa di dire tutto ma piuttosto di aprire una riflessione, considerare un atteggiamento del cuore, guardare più a fondo nelle relazioni che si vivono giorno per giorno.

La Bibbia è un tutt’uno: anche se è una… biblioteca, composta da tantissimi libri, tuttavia essa è un insieme vivo e organico, un unico organismo di comunicazione a noi della Parola di Dio, che funziona a due polmoni: Antico Testamento e Nuovo Testamento, che si richiamano sempre l’un l’altro, come la voce e la sua eco. Ma eccone l’a- spetto per noi più interessante: la Bibbia è tutta quanta come una grandiosa icona della famiglia; e questo per molti motivi.

1. In quanto automanifestazione gratuita di Dio, la Bibbia è, da un capo all’altro, la rivelazione progressiva della famiglia di Dio (quella che noi chiamiamo la Santissima Trinità: parola che, appunto, vuol dire comunità di tre) o la rivelazione di Dio come una famiglia di tre persone che si amano… all’infinito.

2. Poi, in quanto comunicazione della Parola di Dio all’uomo, creato a sua immagine, la Bibbia è una comunicazione da famiglia a famiglia: dalla famiglia divina alla famiglia umana: infatti si può dire che tutta la rivelazione passa attraverso la famiglia, poiché tutta la storia della salvezza, da Adamo fino a Gesù e alla Chiesa, si snoda attraverso una catena di famiglie e si realizza attraverso una molteplicità di rapporti familiari.

3. Infine possiamo dire che la Bibbia è come una lettera alla famiglia e sulla famiglia: secondo le grandi parole del Concilio Vaticano II (cf. Costituzione dogmatica Lumen gentium), tutta la rivelazione biblica è avvenuta per radunare la famiglia dei figli di Dio che è la Chiesa e perché nella Chiesa, ogni famiglia diventi come una «chiesa domestica». Allora la Bibbia non può non essere tutta quanta un grande libro di spiritualità familiare, un libro pieno di piste di meditazione, in particolare, per chi vive il «mistero» della famiglia.

La scelta delle vicende bibliche proposte dalle schede offre un minimo di cammino pedagogico. Accanto alle diverse coppie bibliche scelte è sempre accostato una tema che faccia da orientamento per guidare la riflessione all’interno dei gruppi famiglia interessati. Il sussidio si divide in tre parti e segue la ripartizione già presente nelle parole utilizzate nel titolo: “La Promessa, La Prova, La Passione”. Si inizia con Giacobbe e Rachele e la promessa dell’amore che fonda e accom- pagna la vicenda di ogni coppia. Si prosegue poi con le prove di alcune coppie: Davide e Betsabea per esempio, e l’esperienza dell’attrazione, Acab e Gezabele e la complicità con il male.

Infine per il tema della passione due coppie: Osea e Gomer coinvolte nel mistero del perdono, Aquila e Priscilla e la testimonianza nella comunità.

Tutte le schede sono introdotte con la spiegazione del contesto in cui si svolge l’esperienza particolare della coppia prescelta e il corrispondente brano biblico (La storia, ieri). Segue una riflessione che si propone di focalizzare il tema di fondo e definire alcuni punti importanti per attualizzare la vicenda al presente (La storia, oggi). Per la condivisione si sono formulate due gruppi di domande (La storia per noi): alcune più personali rivolte alla coppia (per meditare a livello di singole coppie o per prepararsi all’incontro), altre rivolte al gruppo (per avviare o sostenere la condivisione insieme). C’è anche un suggerimento per la preghiera (Preghiamo insieme) che può essere utilizzato per i diversi momenti dell’incontro. Alla fine della scheda sono proposti alcuni testi (rif lessioni, testimonianze, documenti) che il gruppo può liberamente utilizzare per arricchire i contenuti proposti e adattarli al meglio alla fisionomia del proprio gruppo (Per continuare la rif lessione).

I Gruppi Famiglia sono aperti a tutti coloro che ne vogliano far parte. Basta contattare don Ciro oppure suor Graziella.