Spiedo da asporto con polenta

8 dicembre 2020, fino ad esaurimento porzioni

  • Ritiro spiedo in Oratorio a Leno a partire dalle ore 11:50.
  • L’offerta consigliata è € 13,00 a porzione.
  • Contenitori e borsina saranno forniti dall’Oratorio per motivi di sicurezza.
  • Saranno presenti dei volontari per garantire le distanze e aiutare nel ritiro dello spiedo.
  • La proposta è solo su prenotazione, da effettuarsi fino ad esaurimento porzioni contattando i numeri: 3351630958 (Vincenzo); 3383912010 (don Davide).

La proposta dell’Officina Laudato si’

L’Officina Laudato si’ è un gruppo di lavoro della Commissione diocesana per l’impegno sociale.

L’idea di “officina” richiama un fare concreto, a carattere industriale o artigiano, nel quale si effettuano azioni come analisi, montaggi, riparazioni e revisioni. Anticamente la parola indicava qualsiasi luogo dove si lavorasse e si producesse, anche a scopo culturale. Per capirne di più, ne abbiamo parlato con Antonio Molinari e Caterina Calabria.

Chi partecipa all’Officina?

Persone impegnate in diversi ambiti della società, dalla scuola all’impresa, che volontariamente mettono a servizio le proprie competenze personali e professionali a supporto dell’Ufficio per l’Impegno Sociale della Diocesi. È aperta a collaborazioni e proposte di parrocchie, gruppi e singoli.

Cosa anima i partecipanti?

Il significato di comunità intorno ai temi dello sviluppo umano integrale e sostenibile. Ogni partecipante può portare la propria storia di comunità e condividerla con altre persone per sentirsi veramente “Chiesa in cammino”.

A chi si rivolge?

A tutte le persone, in particolare alle parrocchie e zone pastorali, così come a gruppi, associazioni e movimenti di ispirazione cristiana.

Quali sono le principali attività?

“Far vivere” l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco e la custodia del creato in ogni contesto delle comunità. L’Officina Laudato si’ intende promuovere un laboratorio di pensiero e di azione sui diversi territori e realtà della diocesi di Brescia, per costruire con le comunità il bene comune nella prospettiva dell’ecologia integrale, ispirandosi ai valori della dottrina sociale della Chiesa Cattolica.

In che modo l’Officina Laudato si’ può contribuire alla vita diocesana?

“Tutto è connesso” è uno dei concetti fondativi dell’enciclica di papa Francesco. Grazie al diverso radicamento sul territorio e alla partecipazione di persona da diverse zone geografiche è possibile “connettere” le proposte con sensibilità e storie diverse.

Quali sono le parole chiave?

Le parole chiave sono queste:

#tuttoèconnesso; #ecologiaintegrale; #comunità #cura.

Come si può contattare il gruppo?

Basta inviare una email a impegnosociale@diocesi.brescia.it o consultare il sito della Diocesi

www.diocesi.brescia.it/ufficio-impegno-sociale-diocesi-brescia.

Animazione dell’ottobre missionario

A partire da fine agosto è possibile, da parte dei parroci, segnalare la richiesta di presenza di un missionario per la celebrazione delle Messe in una domenica del mese di ottobre in vista della Giornata Missionaria Mondiale.

L’Ufficio per le Missioni è inoltre disponibile ad accompagnare e promuovere momenti formativi e di testimonianza per tutto il mese di Ottobre con la possibilità di prevedere incontri specifici, momenti di preghiera, approfondimenti tematici. Per una opportuna programmazione si può contattare l’ufficio entro il 20 Settembre al numero 030.3722350 o scrivere all’indirizzo e-mail missioni@diocesi.brescia.it

Il materiale per l’animazione dell’ottobre missionario è disponibile a partire da settembre.

Spiedo da asporto | FO20

All’interno delle proposte della Festa dell’Oratorio 2020 abbiamo inserito lo spiedo con polenta. Considerate le disposizioni di distanziamento sociale, non sarà possibile consumarlo in Oratorio e sarà dunque esclusivamente da asporto.

L’appuntamento è per domenica 21 giugno, a partire dalle ore 12:00, per il ritiro. L’offerta consigliata è €13,00 a porzione, già predisposta in contenitori per asporto e borsina. Contenitori e borsina saranno forniti da noi per motivi di sicurezza; inoltre saranno presenti dei volontari per garantire le distanze e aiutare nel ritiro dello spiedo.

La proposta è solo su prenotazione, da effettuarsi entro venerdì 19 giugno ai numeri 338 3912010 o 335 1630958.

cinQUANTALUCE – VI Domenica di Pasqua

Scarica il materiale in ogni sezione!

Per ogni domenica un semplice schema di celebrazione che ti aiuti a vivere la preghiera domenicale del Tempo di Pasqua in famiglia.

Famiglie

Una proposta di celebrazione da vivere nel “Luogo della Bellezza” creato durante il Triduo Pasquale. Saremo accompagnati da una breve introduzione alla domenica, dall’ascolto della Parola e da un approfondimento che ci porterà a riscoprire il nostro cammino di fede.

Famiglie VI Domenica di Pasqua

Preadolescenti

Un semplice versetto della Parola di Dio accompagnato da un impegno da inoltrare via social ai nostri ragazzi. Uno strumento semplice per rimanere in contatto con loro e aiutarli a vivere, insieme alla Chiesa, questo tempo liturgico.

Preadolescenti VI Domenica di Pasqua

Adolescenti

Una proposta di preghiera guidati dall’ascolto e dalla meditazione della Parola di Dio e da alcune provocazioni sulla nostra vita, nel tempo che stiamo vivendo.

Adolescenti VI Domenica di Pasqua

Giovani

Una semplice proposta per accompagnare i giovani della parrocchia a riflettere sul Vangelo della domenica e a custodire lo spazio della preghiera nell’arco della settimana.

Giovani VI Domenica di Pasqua

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Solidali nel lavoro, solidali nella preghiera per il lavoro! L’Ufficio per l’impegno sociale propone una traccia di preghiera e un video per pregare insieme in occasione del primo maggio 2020, la festa di S. Giuseppe lavoratore

Solidali nel lavoro, solidali nella preghiera per il lavoro!

Il lavoro è una dimensione fondamentale della nostra vita. “In questo tempo di incertezza e di paura – spiega suor Italina Parente, vice direttore dell’Ufficio per l’impegno sociale – ne sentiamo con forza l’importanza ed il valore. In occasione della festa di S. Giuseppe lavoratore, siamo soliti ritrovarci a pregare con il nostro Vescovo. Quest’anno non è possibile stare assieme in un’azienda, ma dalle nostre case possiamo trasformare la nostra Diocesi in un grande laboratorio ed essere solidali nella preghiera per il lavoro”.

Introduzione

Sospesi nell’incertezza. È questa la condizione in cui ci sentiamo immersi a causa della pandemia del covid 19. E tutto quello che non sappiamo alimenta la nostra insicurezza e moltiplica le nostre domande.

In che condizioni sarà il settore del turismo, della ristorazione, il mondo della cooperazione e il Terzo settore, la filiera dell’agricoltura e del settore zootecnico, le ditte che organizzano eventi, il settore della cultura, le piccole e medie imprese che devono competere a livello globale? Quanti non riusciranno a ripartire e quanti rischieranno di rimanere senza lavoro? In che modo dovremo vivere il nostro lavoro? Sono solo alcune delle domande che si ripetono in noi.

Insieme dobbiamo abitare le domande per imparare ad assumere uno sguardo diverso, definire nuove priorità e scegliere la direzione in cui andare.
Alcune luci che ci aiutano ad orientarci possiamo intravederle nel nostro vissuto recente.

In questo tempo abbiamo avuto la possibilità di riscoprire l’unità della famiglia umana, di vedere come necessariamente servono risposte coordinate perché tutto è connesso e nessuno può pensare di cavarsela da solo.

Abbiamo sperimentato la fragilità smascherando l’illusione di poter trovare una soluzione tecnica a tutto, senza scomodarci più di tanto e in tempi brevi; abbiamo constatato l’importanza della qualità del legame che ci unisce e come la vita di ciascuno sia affidata alla responsabilità degli altri.

Abbiamo visto come l’etica nel lavoro fa la differenza. In tutti coloro che hanno continuato a svolgere il proprio lavoro con grande professionalità e dedizione, in tutti coloro che hanno cercato in ogni modo di evitare che qualcuno rimanesse indietro, in ogni uomo e donna che con responsabilità e creatività hanno cercato di mettersi in gioco superando la mera logica del guadagno e del benessere personale abbiamo riscoperto una risorsa fondamentale: la fiducia, la fondamentale fiducia nella vita che consente alle persone di impegnarsi.

Ci siamo concretamente accorti che il lavoro non è solo un modo per guadagnare. Ci sono domande di senso che vanno al di là del reddito; Il lavoro ha un significato antropologico e sociale, è ambito di espressione di senso e di valori, di umanità. C’è di mezzo la vocazione di ciascuno! In quella originaria vocazione al lavoro trova ragione il nostro voler accogliere questo tempo di crisi come tempo “che ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità» (Caritas in veritate 21).

Abbiamo bisogno di uno sguardo nuovo, che ci consenta di trovare la forza di allontanarci da modelli di sviluppo e concezioni dell’economia che alimentano disuguaglianze, esclusioni e degrado ambientale. Abbiamo bisogno di una spiritualità che dia forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico (LS 111).

Ed è per questo che nella festa di S. Giuseppe lavoratore, nella festa del lavoro, vogliamo pregare. Preghiamo non per fuggire dalla realtà, non per eliminare l’incertezza, ma per guardare a Gesù ed imparare un modo di stare al mondo e nel lavoro, per imparare a farci prossimo, a vivere la nostra fragilità con uno sguardo nuovo, capace di trasformarla in strumento per trasmettere l’amore incondizionato per ogni essere umano e per ogni creatura. La crisi solo così non ci ruberà la speranza, la possibilità di un nuovo inizio. In occasione della festa di S. Giuseppe lavoratore, siamo soliti ritrovarci a pregare con il nostro Vescovo. Oggi non è possibile stare assieme in un’azienda, ma possiamo trasformare la nostra Diocesi in un grande laboratorio e unire la preghiera che esce dalle nostre case per formare un intreccio di grazia che attraversa ogni luogo.

G: Ci ritroviamo nel nostro angolo di preghiera, accendiamo una candela e apriamo la Bibbia, per rischiarare le tenebre dell’incertezza, del dubbio e della paura in cui ci sentiamo avvolti. Accanto mettiamo un oggetto simbolo del nostro lavoro e un contenitore vuoto che esprime le mancanze di cui soffre il mondo del lavoro in questo tempo. Favoriamo il silenzio fuori e dentro di noi….
Ci lasciamo abbracciare dal segno della nostra salvezza
T. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
G: I discepoli dissero a Gesù “Signore, insegnaci a pregare” e Gesù consegnò loro le parole del Padre nostro. Con queste parole, nella ricorrenza del primo maggio, dalle nostre case, affidiamo a Dio le preoccupazioni e le speranze del mondo del lavoro.

Padre nostro

G. Ci rivolgiamo a te, nostro Dio e ti chiamiamo Padre. Ci mettiamo davanti a te, fonte di ogni vita e ti lodiamo perché nella consapevolezza di essere tuoi figli comprendiamo la verità della nostra esistenza: la felicità è possibile per tutti e per ciascuno solo vivendo da fratelli.
T. Dio -Padre creatore, Spirito sempre all’opera, Cristo Gesù carpentiere a Nazareth- come figli, creati a tua immagine, fa che possiamo assomigliarti costruendo relazioni sociali ed economiche giuste, fondate sul lavoro, solidali tra i popoli, in armonia con la natura, capaci di alleanza tra generazioni.

Che sei nei cieli

G. Una distanza, che, in questo tempo, a volte sentiamo incolmabile!
L’isolamento e il non poter incontrare i colleghi di lavoro amplifica la nostra solitudine. La mancanza della scansione abituale delle nostre giornate ci lascia smarriti ed irrequieti. L’aver perso la nostra attività lavorativa ci schiaccia sotto lo spettro della povertà e dell’incertezza. L’incognita di come sarà il lavoro di domani ci paralizza in un presente senza tempo in cui prevale il nostro sentirci inadeguati. Il sacrificio di tante persone morte sul luogo di lavoro, uomini e donne che hanno offerto la vita compiendo il loro dovere, interpella il senso della nostra esistenza.
T. Padre del cielo e della terra rendici capaci di abitare la complessità del nostro tempo. Donaci la pazienza di attendere che le lacrime puliscano i nostri sguardi e il coraggio di lasciarci convertire dalla storia, già toccata dal tuo cielo.

Sia santificato il tuo nome

G. Sono tanti i lavoratori e le lavoratrici che con competenza e dedizione compiono il loro servizio e rendono visibile un amore che ci supera, in particolare i medici, l’intero personale sanitario e ausiliario, gli operatori dei servizi e delle attività essenziali, gli agenti delle Forze dell’ordine, la Protezione Civile, gli scienziati, i ricercatori, le imprese che hanno riconvertito la loro produzione, gli amministratori e i governanti.
T. Padre Santo, nella gioia di un lavoro ben fatto, donaci di sperimentare la bellezza della nostra santità.

Venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà

G. Noi crediamo nel tuo regno, Padre, anche dove e quando è difficile vederlo.
Esso cresce misteriosamente, per tuo dono e per la buona volontà non solo degli altri ma anche mia. Non possiamo dimenticare la sofferenza di chi ha cessato l’attività, la precarietà di tanti contratti, lo sfruttamento dei poveri, l’inequità delle condizioni lavorative e retributive, la disperazione e l’apatia di chi non sa più perché vivere e perché morire.
T. Padre buono, ti ringraziamo per i tanti volontari impegnati ad alleviare le difficoltà delle persone più fragili, per quanti hanno elargito beni e denaro con generosità. Vogliamo non accomodarci sui nostri divani e con profondo senso civico ci impegniamo a vivere tutta la solidarietà che ci è possibile. Sostieni la nostra creatività per trovare nuove forme di solidarietà capaci di realizzare il tuo Regno.

The Sun: Lettera da Gerusalemme

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

G. Abbiamo fame e tanta gente ha più fame di noi.
Fame di pane, anzitutto. Fame di affetto e amore, di speranza e futuro. L’esperienza ci insegna che il pane sovrabbonda per tutti e su nessuno grava la vergogna della povertà, se ciascuno ha accesso al sapere e al lavoro e le ricchezze sono equamente distribuite.
T. Padre provvidente, vogliamo crescere nella capacità di collaborare e di renderti grazie per il lavoro ed il pane di ogni giorno.

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

G. Spesso prevale il nostro egoismo, siamo troppo sicuri di quello che facciamo e pensiamo, ci illudiamo che il nostro benessere possa sussistere senza il rispetto di quello altrui e di tutta la creazione. Contrapponiamo beni come il profitto, la salute, il lavoro, la previdenza, la famiglia, la vita… senza rispettare la loro connessione e la gerarchia di servizio che li lega.
T. Padre misericordioso, illumina le nostre coscienze, dona autenticità evangelica alle nostre scelte, fa che le nostre azioni siano segni di riconciliazione in noi e nelle relazioni con tutto il creato.

Non ci abbandonare alla tentazione

G. Siamo presi dalla tentazione di considerare questo tempo di pandemia un incubo da cui poterci svegliare per tornare alla vita di prima.
La nostalgia e il rimpianto del nostro ordinario accrescono la presunzione di bastare a noi stessi e ci sviano verso la ricerca di note, seppure effimere, sicurezze che ci mettono in spietata competizione tra singoli e tra popoli.
T. Padre della storia, scegliamo di stare dentro questo tempo, senza sottrarci alla nostra fragilità nel comprendere, senza affrettare soluzioni preparate secondo vecchie ricette e lasciando spazio alla novità che attraverso di noi vorrai generare.

Liberaci dal male

G. Ti chiediamo che il male non vinca dentro di noi e contro di noi. Liberaci dalle strutture di peccato che imprigionano nella cupidigia i nostri sistemi economici e finanziari.
T. Padre onnipotente, sostieni le imprese che hanno il coraggio di scelte etiche, che sostengono l’innovazione, che assieme al profitto promuovono la sostenibilità sociale ed ambientale. Rafforza l’opera di tutti gli uomini e le donne che hanno il coraggio di essere profeti di uno sviluppo integrale e solidale.

Canto: Il mio futuro vive dentro te

Voci di passione | Passione secondo Marco

Proposta per la Quaresima 2020 a cura di Acec Brescia

A seguito della cancellazione totale di tutte le iniziative Quaresimali, fatto salvo per ciò che può essere trasmesso in streaming, abbiamo pensato ad una proposta che possa alleviare il silenzio nel quale siamo obbligati a permanere fino alla fine di questa epidemia.

Un progetto che valorizza la meditazione personale perché si possa offrire alla comunità un luogo dove ascoltare e meditare di fronte all’Eucarestia.

In questo articolo: Passione secondo Marco.

Con la partecipazione dell’attrice Paola Quattrini e del fisarmonicista Simone Zanchin. (Crucifixus 2005)

Voci di passione | Pane d’amore

Proposta per la Quaresima 2020 a cura di Acec Brescia

A seguito della cancellazione totale di tutte le iniziative Quaresimali, fatto salvo per ciò che può essere trasmesso in streaming, abbiamo pensato ad una proposta che possa alleviare il silenzio nel quale siamo obbligati a permanere fino alla fine di questa epidemia.

Un progetto che valorizza la meditazione personale perché si possa offrire alla comunità un luogo dove ascoltare e meditare di fronte all’Eucarestia.

In questo articolo: Pane d’amore.

Interpretazione di Luciano Bertoli. Il testo è ripreso da “Orazione per le Sante Quarantore”, (Milano, 1731), ci aiuta a comprendere il dono dell’eucaristia: “Entra Gesù nel mio cuore, entra e fallo tuo, perché sappia contemplare il tuo sacro corpo, mio cibo, mio pegno di gloria; entra nel mio cuore perché io sappia rammemorare e piangere dinnanzi alla divina eucaristia, il memoriale d’amore, ossia quella dolorosa passione, crudele morte, con cui ci hai redenti”.

Voci di passione

Proposta per la Quaresima 2020 a cura di Acec Brescia

A seguito della cancellazione totale di tutte le iniziative Quaresimali, fatto salvo per ciò che può essere trasmesso in streaming, abbiamo pensato ad una proposta che possa alleviare il silenzio nel quale siamo obbligati a permanere fino alla fine di questa epidemia.

Un progetto che valorizza la meditazione personale perché si possa offrire alla comunità un luogo dove ascoltare e meditare di fronte all’Eucarestia.

In questo articolo: Ecco l’huomo.

Voce di Silvio Castiglioni. Testi tratti dall’Officio della Quaresima dei Disciplini di Breno sec. Xv, musiche originali di P.C. Gatti con il Coro Voci dalla Rocca (2005 Crucifixus)

Vado a vivere da solo

Sullo schermo nel piazzale dell’oratorio, più volte al giorno appare la scritta:

L’oratorio è casa mia.

Amatevi gli uni gli altri Gv 15,17

Una casa è tale se ci vivi, ci lavori e porti pace

Queste parole che don Davide ha deciso di mettere in evidenza costituiscono la verità. Sì certo, in teoria, ma in pratica? Concretamente quante persone considerano l’oratorio come la propria casa?

Spesso succede così nella nostra vita: conosciamo alla perfezione la teoria ma poi ci manca l’esercizio. Sappiamo benissimo cosa dice Gesù nei Vangeli eppure il nostro essere cristiani sembra solo un bell’insegnamento che applichiamo di rado.

Viste le premesse possiamo dunque dire che tra il dire e il fare c’è di mezzo il…provare! È per questo motivo che alle porte dell’estate don Davide, le suore e noi educatori abbiamo cercato di trasformare la teoria in pratica coinvolgendo il gruppo adolescenti di terza media.

Prendendo alla lettera la frase sopra citata, l’ultima settimana di Maggio abbiamo fatto le valige e, salutati i genitori, ci siamo trasferiti a vivere in oratorio! Per circa tre giorni: da giovedì sera a domenica mattina l’oratorio è stato a tutti gli effetti la nostra casa.

L’aula verde si è trasformata in una spaziosa camera da letto, il covo con il suo immenso tavolo è diventato la nostra sala da pranzo. Per lo studio abbiamo messo a disposizione le aule di catechismo e le docce del campo da calcio hanno fatto proprio al caso nostro. 

Probabilmente penserete che sia stato una sorta di campo-scuola in oratorio ma vi sbagliate.Uno degli obiettivi di questa esperienza è stato quello di accrescere l’indipendenza dei ragazzi e aiutarli a comprendere che la fatica è loro alleata.

Solo lavorando in un posto cercando di renderlo migliore, amando chi ci sta accanto possiamo sentirci veramente a casa. 

Spesso i nostri adolescenti non si sentono a casa nemmeno nelle loro abitazioni e questo perché non ci “lavorano” ma, i genitori, per evitare loro la fatica, fanno più del necessario.

A quale adolescente non è mai stato detto dalla madre “questa casa non è un albergo!”? Forse generazioni fa ci si sarebbe sognati una frase del genere ma oggi credo sia la prassi. D’altronde un antico detto recita in questo modo “la madre perfetta fa la figlia inetta”. Con questo non voglio dare tutta la colpa ai genitori, ma un po’ di verità in questo modo di dire c’è…

Sull’onda di questo detto quindi abbiamo lasciato i ragazzi liberi di sperimentare cosa significhi “cavarsela” senza il supporto degli adulti, lasciandoli liberi…anche di sbagliare e di poter migliorare a partire dai loro errori. Noi educatori abbiamo fatto da supervisori e in alcune situazioni “dispensatori di consigli”.

Quindi, dopo esserci trasferiti per vivere in oratorio abbiamo sperimenta cosa volesse dire lavorarci. Come? Innanzi tutto gli adolescenti hanno fatto rifornimento di tutti i viveri che avrebbero utilizzato per cucinare i pasti (facendo attenzione a non sforare il budget di 15 euro a testa).

A turni hanno pulito ed ordinato gli spazi comuni, apparecchiato, lavato le stoviglie, cucinato il pranzo, la cena e delle torte per la colazione. Alcuni di loro si sono dedicati al giardinaggio mentre altri hanno preparato gli addobbi per la festa dell’oratorio.

Non sono mancati momenti per lo studio e i compiti così come per lo sport e lo svago.

Una sera, con i soldi avanzati siamo riusciti ad andare al famoso fast-food di Ghedi a piedi, passando per la “Strada Costa” che ci ha offerto un paesaggio bucolico ritemprante. La camminata, accompagnata dallo scrosciare della Santa Giovanna e dal vento che stormiva tra le  foglie, ci ha regalato momenti di pace e tranquillità immersi nel verde della nostra bellissima campagna.

Complessivamente i tre giorni trascorsi insieme sono stati un semplice assaggio di quello che significa far sì che un luogo diventi veramente casa.

Manca però un ultimo aspetto: casa è tale se porti pace!

Allora qui dobbiamo veramente e seriamente chiederci se nelle nostre abitazioni viviamo “a casa”… c’è pace nelle nostre famiglie?

La pace, che è diversa dal quieto vivere, purtroppo o per fortuna non possiamo darcela da soli. La pace vera possiamo attingerla solo da Colui che è la fonte e culmine della Vita: Cristo! Egli stesso infatti in Gv14,27 dice: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo io la do a voi”. Ecco allora che solo l’incontro con il Signore ci permette di portare la Pace nelle nostre abitazioni e ci permette di farle diventare case, luoghi dove riceviamo e doniamo amore.

È così che con la preghiera comunitaria abbiamo scoperto che nella piccola ma accogliente chiesetta c’è il cuore pulsante dell’oratorio, lì c’è il Signore che ci aspetta, che vuole donarci la sua Pace! 

Questi giorni comunitari sono dunque stati un valido esercizio: abbiamo provato a mettere in pratica la teoria e abbiamo scoperto che il don aveva proprio ragione! Tutti noi educatori, don e suore ci auguriamo che questa non sia stata un’esperienza sterile.

Ci auspichiamo che i nostri ragazzi continuino a frequentare l’oratorio e che chiunque vi entri si possa sentire parte di una grande famiglia, donando il suo tempo, lavorando, ricercando dal Signore quella pace che Lui ci promette!

Insomma, speriamo che ognuno in oratorio si possa sentire a CASA!

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Vado a vivere da solo