La raccolta di San Martino

Il ricavato dei vestiti andrà a sostegno del campo profughi di Bihac con l’obiettivo di un Social cafè

Torna la “Raccolta di San Martino’’. Nelle parrocchie bresciane si potranno donare i propri abiti, vestiti e borse che non si usano più, diventando il tesoro di qualcun altro. L’iniziativa è stata presentata da don Giovanni Milesi (Direttore dell’Ufficio per gli oratori, i giovani e le vocazioni), da Marco Danesi (Caritas di Brescia) e da Lorenzo Romanenghi (responsabile della produzione cooperativa sociale Cauto). Il ricavato andrà a sostegno del campo profughi per il “Social cafè a Vucjak’’.

Il campo profughi. Nel città bosniaca di Bihac il campo profughi ospita a oggi 2000 migranti su un territorio che, complesssivamente, ne accoglie 6.500 provenienti da Turchia, Iran e Kashmir. Tra la popolazione si nota l’elevato numero di minorenni non accompagnati, rimasti senza genitori ancora in tenera età o abbandonati,e costretti a entrare in gruppi per sopravvivere. Per meglio raccontare questa realtà, dal 20 al 24 di ottobre alcuni rappresentanti delle Caritas lombarde sono andati in missione, descrivendolo come un “viaggio sui confini’’, che possono dividere e fare incontrare. Nonostante la guerra sia finita, qui persistono le lotte, e non di un singolo stato, perché si tratta di un gruppo di molteplici culture. Citando Simone Weil: “In Bosnia si grida, si ha fame e sete in tre lingue diverse’’. Dalla tratta balcanica in cui prima si trafficavano droga e armi, ora arrivano donne, bambini e uomini che affrontano fino a 14 volte al giorno il “game’’, un gioco che non è affatto tale e nel quale si rischia anche la vita stessa. Un ulteriore complicazione nell’attraversare la frontiera arriva con la chiusura dei confini della Bulgaria e degli stati adiacenti: aumentano, infatti, le repressioni. I migranti fanno fronte a tutto questo sapendo che potrebbero non farcela, tornando in una campo profughi senza né elettricità né acqua, in cerca di un futuro.

Il Social Cafè. L’obiettivo di “Social Cafè” si concentra sul miglioramento del campo, principalmente nella creazione di un centro di raccolta, di comunicazione e di scambio in cui bersi qualche bevanda calda. Nel campo sono sottoposti a sbalzi termici disumani. Il progetto si impegna anche per l’acquisto di un generatore di riscaldamento e delle attrezzature necessarie per uno spazio collettivo.

Questa operazione ha anche uno scopo educativo, coinvolgendo i ragazzi delle elementari, delle medie e delle superiori nella distribuzione dei sacchetti gialli e nella raccolta casa per casa. Oltre al volontariato, riflettono anche su cosa sia il “rifiuto” e come si concepisce “l’usato” nelle diverse società. Un domanda che spesso viene fatta è: “Usereste mai una canottiera usata?”. Molti rispondono di no, ma l’affermazione viene smentita se gli si dice che è lavata e pulita.

Dove finiscono gli abiti. Sono due le strade che percorrono gli abiti raccolti: la prima, quella dei vestiti ben tenuti, in cui vengono venduti ai mercati dell’usato. Nel caso l’abbigliamento sia malconcio o non sia recuperabile si può provvedere al riutilizzo del materiale, come la lana o il cotone, in modo che in entrambe i casi possano essere venduti e donare un po’ di sollievo agli abitanti di Bihac. I punti di raccolta sono specificati sul sito www.oratori.brescia.it, o chiamando il numero 030 37 22 244 e in base alla zona si avranno a disposizione più giorni per recarsi nel punto stabilito.

Il programma. La prima tappa è stata sabato 9 e domenica 10 novembre, in Valcamonica, Sebino, Franciacorta e Valtrompia; sabato 16 e domenica 17 tocca alla Bassa Centrale e Orientale; sabato 23 e domenica 24 in città, nella zona hinterland, sul lago di Garda e in Valsabbia.

I Santi: uomini e donne reali

Il progetto promosso dal Movimento Pro Sanctitate arriva anche in Duomo Vecchio con la mostra

“I Santi si fanno veri nella vita di tutti i giorni, per le strade delle nostre città”. La prima iniziativa della rassegna “I Volti della Città” promossa dal Movimento Pro Sanctitate ha visto protagonista il Vescovo che ha dialogato con i giovani. Donne e uomini, inseriti nel mondo reale, nella loro professione, nel loro quotidiano, sono diventati i testimoni del progetto “I Volti della Città”. Le vite, le opere, i pensieri dei nostri testimoni sono presentati attraverso diversi strumenti: il sito, un taccuino e 13 pannelli. “Se guardate questi pannelli − ha detto il Vescovo −, ciascuno ha un volto. Di loro diciamo che sono santi anche se ufficialmente non sono stati riconosciuti tali, ma hanno un minimo denominatore comune. I volti rimandano alla vita che quando viene raccontata è molto diversa una dall’altra, da un Papa a un docente di università e a una mamma. Qual è allora il minimo denominatore comune? Cosa rende simile un Papa a uno studente? È la santità. Questa parola la associo alla parola bellezza, che forse è una parola più vicina a noi. Siamo davanti a delle vite che hanno avuto una luminosità che ritroviamo negli sguardi, nei volti. La santità si percepisce in questa luminosità, diversa in ogni volto ma presente in ognuno di loro. Se intuiamo che la parola santità è la forma religiosa della parola bellezza capiremo allora che carità è ciò che chiamiamo Amore”.

Gli appuntamenti. Sabato 19 ottobre si è riflettuto, invece, sulla figura di don Oreste Benzi, mentre martedì 29 ottobre alle 20.30 è in programma una tavola rotonda con Raffaele Cattaneo, assessore all’ambiente e al clima della Regione Lombardia, Luigi Pati, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione in Cattolica e Giovanni Zaninetta, direttore dell’Hospice Domus Salutis.

Giornata Santificazione. Il Movimento Pro Sanctitate promuove come ogni anno la Giornata della Santificazione Universale. Il tema per il 2019 è “L’amore è rivoluzione. Tutti santi tutti fratelli”. In un mondo che considera gli altri rivali e non fratelli, che lotta per il potere, in cui si delineano confini di ogni genere e non ponti, come sogna Papa Francesco, arriva questo slogan che per ogni cristiano dovrebbe diventare impegno di vita: l’unica rivoluzione possibile e fruttuosa è l’amore

La mostra in Duomo Vecchio. La mostra (13 storie rappresentate su 13 pannelli) sarà ospitata anche in Duomo Vecchio dall’1 al 17 novembre; il martedì, giovedì e domenica dalle 16 alle 17 sono previste le visite guidate. Per le prenotazioni è possibile chiamare il 3281363478. Il Movimento Pro Sanctitate è una realtà ecclesiale, fondata a Roma nel 1947 da Guglielmo Giaquinta, oggi Servo di Dio. I suoi membri si impegnano a vivere nella quotidianità della vita l’invito di Gesù ad essere santi, perché hanno compreso che la santità non è un privilegio per pochi ma una chiamata per tutti. Questo è il fondamento della spiritualità del Movimento fondata sull’intuizione carismatica del fondatore: la chiamata universale alla santità è rivolta a ogni uomo. Per saperne di più: www.ivoltidellacitta.it o www.movimentoprosanctitate.org.

Progetto “Scoprire la disabilità attraverso le abilità 2019”

Silvana e Patrizia

Dal 18 Gennaio, per due mesi circa siamo andate all’Asilo Nido di Bagnolo Mella  “Fasani”. Tutti i venerdì dalle 10.00 alle 11.00, abbiamo letto ai bimbi dei libri presi in prestito dalla biblioteca di Leno. Abbiamo potuto anche festeggiate il Carnevale ed assistere allo spettacolo di un mago. L’ultimo incontro ci siamo impegante nel giardinaggio e abbiamo piantato le piantine aromatiche. Le insegnanti che ci hanno gentilmente ospitate si chiamano Sonia e Betty. Noi pensiamo che siano molto brave perchè i bimbi, anche se sono molto piccoli, sanno già fare e dire molte cose. L’asilo è molto grande con tanti giochi e spazi ben organizzati. I bambini sanno andare in bagno e usare il vasino.

Patty: ricordo con piacere quando un bimbo, dopo essere caduto, è venuto in braccio a me per avere le coccole . Gli ho letto delle storie e lui si è calmato. Mi è piaciuto andare all’asilo e vedere tanti bambini piccoli. La prossima volta mi piacerebbe piantare anche delle fragole, oltre alle piante aromatiche. Quando abbiamo fatto giardinaggio i bimbi prendevano le foglioline delle piante aromatiche per annusarle. C’era un bambino pallido che non si sentiva troppo bene. Sono molto contenta di partecipare all’uscita alla fattoria didattica del 24/05. Andremo con i bimbi, i loro genitori e Betty e Sonia. Dall’8 Marzo proseguiremo ad andare all’asilo a Venerdì alterni.

Silvana: mi è piaciuto molto trascorrere del tempo con i bimbi dell’Asilo, perchè sono belli e bravi. Mi è piaciuta molto la “Caccia al Tesoro” in giardino e tutti i giochi fatti con loro. Mi è rimasta impressa Isabel perchè è carina. I bimbi ci venivano in braccio!

Giovani e oratori a Brescia

Il Convitto vescovile ha ospitato la presentazione del 6° quaderno della collana “Progetto storia dell’oratorio a Brescia”

Il Convitto Vescovile “San Giorgio” di Brescia ha ospitato nei giorni scorsi la presentazione del volume “Giovani e oratori a Brescia negli anni ‘70”, sesto quaderno della collana “Progetto storia dell’oratorio a Brescia”, curato da don Mario Trebeschi, e promosso da Fondazione Civiltà Bresciana, Università Cattolica e Centro Oratori Bresciani.

Dal tavolo dei relatori si sono succeduti diversi interventi. Dopo i saluti iniziali, portati da don Andrea Dotti, rettore del Convitto e don Carlo Tartari, ha preso la parola don Angelo Gelmini, vicario episcopale per il clero, ricordando l’importanza della testimonianza dei giovani degli anni ’70 nei confronti dei sacerdoti e della loro formazione. All’epoca, ha detto, “ci si auspicava che, per i sacerdoti, la teologia imparata in seminario diventasse un’esperienza concreta e che non ci fossero troppi veloci avvicendamenti di curati negli oratori”. A Giovanni Gregorini, uno dei promotori del progetto, è toccato poi il compito di introdurre il pubblico presente ad una conoscenza più approfondita del volume. “Questo progetto” ha detto “ha avviato un vero e proprio itinerario: ripercorrere la storia dell’oratorio a Brescia, infatti, è complesso perché questa storia coinvolge il clero, i religiosi, le famiglie e la società. Questo nuovo quaderno ci racconta alcuni aspetti e tratti distintivi della Chiesa bresciana confermandoci il suo carisma educativo e riconoscendo l’oratorio quale importante strumento d’evangelizzazione” ha concluso.

“Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, la Chiesa bresciana stava recependo gli stimoli del Concilio Vaticano II: al centro dell’attenzione c’era la Chiesa stessa e si operava a favore di una Chiesa quale comunità che segue e annuncia Cristo” ha esordito mons. Canobbio, che visse in prima persona il convegno giovanile del 16 e 17 giugno 1979 e tutte le fasi di preparazione dello stesso. “Ricordo bene il convegno come un momento di grande vitalità e non posso dimenticare come si respirasse tra i giovani un senso di corresponsabilità, molta voglia di fare rete e grande passione missionaria”.

Tra gli ultimi interventi, quello del professor Taccolini che, dopo aver espresso un convinto apprezzamento per l’opera, ha definito l’oratorio come “custode e testimone di profonde trasformazioni” prima di lasciare la parola all’autore del quaderno, don Trebeschi, che ne ha ripercorso, in breve, la genesi.

Luce per il Brasile

L’imprenditore bresciano Paolo Medeghini ha ideato un progetto per posizionare dei pali catarifrangenti ai margini delle strade del Brasile (e poi dell’India), in modo da renderle più sicure ed evitare gli incidenti durante la notte

La tenacia e la forza delle idee possono anche spostare le montagne e realizzare obiettivi che, a prima vista, potrebbero sembrare impossibili. Un’energia che, è proprio il caso di dirlo, non conosce confini e che trova una bella testimonianza nella storia di Paolo Medeghini, un imprenditore bresciano che sta portando in tutto il mondo un suo progetto, nato da un’idea portata avanti ormai da otto anni.

L’imprenditore di Desenzano del Garda, dopo i pazienti contatti con le autorità locali ha cominciato a collocare ai margini delle strade in Brasile, che la sera rappresentano un serio pericolo  dato che sono completamente buie e prive di segnalazione, i primi pali catarifrangenti. “Tutto è nato in seguito ad un incidente fatto nel 2008 mentre mi trovavo a transitare in una strada brasiliana. Fortunatamente ho solo forato una gomma, ma questo mi ha permesso di rendermi conto che in Brasile, una volta che si esce dalle città, le strada sono completamente buie. Un pericolo non indifferente che, purtroppo, porta il Brasile in cima alla triste classifica degli incidenti stradali che si verificano in tutto il mondo. Ho pensato che si doveva fare qualcosa per salvare vite umane ed ho notato la mancanza di un sostegno per noi abituale come i pali catarifrangenti. Mi sono quindi messo a studiare ed ho avviato il progetto. Ho fondato una società con un socio brasiliano, la Bepal Brasil, ed ho avviato i contatti con le autorità dei ventisei stati che compongono il Brasile”. Contatti che proponevano ai diversi governatori un disegno tanto semplice nella sua concretezza quanto efficace: “In effetti ho voluto sottolineare l’importanza di portare avanti questo progetto non tanto per fini imprenditoriali, ma per salvare vite umane e per rendere meno insidiose le strade brasiliane. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo deciso di installare pali catarifrangenti lunghe le strade nelle zone che verranno autorizzate, ma senza alcuna spesa per le autorità brasiliane. In effetti l’intervento verrà di volta in volta realizzato dalla nostra azienda e i costi verranno recuperati attraverso apposite sponsorizzazioni, mettendo sui pali i nomi di aziende e importanti marchi non solo brasiliani che già hanno confermato il loro interesse per questo percorso”.

In questi anni Paolo Medeghini ha dedicato tutto se stesso a questa che è diventata la grande idea della sua vita: “In tutta sincerità – è la sua ammissione – posso dire di non avere ricevuto nessun aiuto.  Negli ultimi otto anni, quindi, ho messo tutte le mie energie e le mie stesse risorse economiche in questo progetto. Adesso, finalmente, posso dire di avere avuto ragione e che il sogno, nel quale ho sempre creduto, è ormai diventato una bella realtà”. In effetti nei mesi scorsi sono stati collocati i primi 1.400 pali nello stato del Parà per 7,5 km e a breve inizierà il posizionamento di altri 5 km nel Pernabuco. Di pari passo sono proseguiti i contatti con le aziende che metteranno il loro marchio sui catarifrangenti che dovranno rendere più sicure le strade brasiliane e lo stesso Medeghini si è incontrato con il console del Brasile a Milano che a breve potrebbe anche dare l’assenso per un’autorizzazione che permetta alla Bepal Brasil di collocare i suoi pali in tutto il territorio dei ventisei stati: “Siamo solo all’inizio – continua Paolo Medeghini – anche perché il nostro obiettivo è molto ambizioso. Vogliamo infatti coprire più di 10.000 km e rendere davvero più sicure strade”. Come avviene un po’ in tutte le cose, il felice avvio del progetto ha messo le ali al disegno dell’imprenditore bresciano che, dopo aver visto che ai primi due posti dei Paesi dove avviene il maggior numero di incidenti stradali ci sono Brasile e India, ha deciso di “esportare” il progetto-sicurezza stradale anche in India: “In questo caso sono stati decisivi i contatti con Shashi Kumar Sharma, che è stato anche viceministro del suo Paese ed ha capito subito l’importanza di quello che volevamo fare.  Anche in questo caso le autorità dell’India hanno ormai compreso il valore sociale di quello che vogliamo fare e siamo pronti ad aprire questa nuova frontiera. Per il futuro ho studiato anche un palo catarifrangente che funziona con luci a led alimentate da un impianto fotovoltaico, uno strumento innovativo che potrà fare luce anche nel cuore della notte. E’ uno strumento – conclude Paolo Medeghini – che certo non rappresenta né un azzardo né una scommessa. Direi anche che non vuole essere innanzitutto un’occasione per fare business. Al contrario è un’idea che punta a salvare vite umane e a far diminuire gli incidenti e i pericoli che troppo spesso creano tragedie sulle strade brasiliane e in generale di tutto il sud America, ma anche dell’India. Ogni vita che verrà salvata grazie a questo progetto mi rende orgoglioso e penso che possa essere un motivo di soddisfazione anche per Brescia che questa idea che ha cominciato a diffondersi sulle strade più pericolose del mondo sia partita proprio dalla nostra terra”.

I Santi della Porta accanto

Attraverso la Diocesi di Brescia si può prenotare la mostra “I santi della porta accanto”

Sotto la guida di papa Francesco, la Chiesa universale sta vivendo una stagione di particolare attenzione al mondo giovanile. In quest’ottica, l’associazione Don Zilli e il Centro culturale San Paolo, con il supporto comunicativo del Gruppo editoriale San Paolo, propongono una mostra dal titolo “Santi della porta accanto”. Giovani testimoni della fede, in collaborazione con il Servizio Nazionale per la Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana e l’Azione Cattolica ambrosiana.

Obiettivi. La mostra consiste in 32 pannelli autoportanti; presenta 24 figure di giovani “testimoni della fede” (alcuni già beati, altri Servi di Dio, altri ancora giovani “normali”, ma esemplari per la qualità della loro fede), italiani e stranieri. Ogni pannello propone un ritratto artistico, una breve biografia del “santo”, una frase incisiva (scritta o pronunciata dalla persona stessa) in grande evidenza e un QR code che rimanda a siti, libri… Sulla scia di quanto si poteva leggere nel documento preparatorio per il Sinodo (“La Chiesa stessa è chiamata a imparare dai giovani: ne danno una testimonianza luminosa tanti giovani santi che continuano a essere fonte di ispirazione per tutti”), la mostra si propone quindi di far conoscere storie di giovani cattolici significative anche per l’oggi. L’obiettivo: stimolare giovani, famiglie, educatori, parrocchie e diocesi, oratori e scuole, associazioni e movimenti, alla consapevolezza della chiamata alla santità anche per gli “under 30” di oggi.

Ideazione e realizzazione. Ideatore e curatore della mostra è Gerolamo Fazzini, giornalista e scrittore, consulente di direzione di “Credere”. Hanno collaborato alla realizzazione dell’iniziativa i giornalisti, Ilaria Nava e Stefano Femminis per i testi, la grafica Mariangela Tentori, l’artista camerunese Francis Nathan Abiamb (in arte Afran), autore delle illustrazioni, e, per la promozione e diffusione, don Ampelio Crema, direttore del Centro culturale San Paolo di Vicenza e Tommaso Carrieri, suo collaboratore.

Utilizzo della mostra. La mostra girerà sull’intero territorio nazionale, come strumento di sensibilizzazione capillare sul Sinodo dei giovani, sia per accompagnare il cammino di preparazione all’evento, sia nel periodo successivo alla celebrazione dello stesso, per rilanciare una prassi pastorale che veda i giovani sempre più protagonisti. La mostra verrà promossa, in più copie, a partire dalla fine di giugno 2018 fino all’estate 2019. È possibile anche, contattando i promotori, predisporre pannelli “personalizzati” su figure particolari di “santi” legati a un’associazione, a un movimento o ad un territorio specifico. Attraverso la Diocesi di Brescia si può prenotare in Curia la mostra “I santi della porta accanto”.

Molto orgogliose dei nostri ragazzi!

È finita l’estate e sta per iniziare un nuovo anno scolastico… di già!!!

Vogliamo però cogliere l’occasione di questo articolo per complimentarci con i nostri ragazzi che a Giugno, felici ed entusiasti, ci hanno portato a far vedere le schede: che bei voti! Che bravi! Quanti 7,8,9,10… e anche gli ammessi agli esami: chi con 7, chi con 8, chi con 9 e qualcuno persino con il 10… quindi per prima cosa sfatiamo il pregiudizio che il CAG sia un posto frequentato solo da ragazzi che faticano a scuola…i risultati lo comprovano.

Congratulazioni a tutti, siete stati davvero eccezionali!

Ci teniamo a ribadire che il CAG è sì un luogo dove personale competente supporta i ragazzi nello studio e nello svolgimento dei compiti (qualora lo richiedano e ne abbiano bisogno), ma è soprattutto un luogo (tra l’altro non dimentichiamolo in ORATORIO… LA NOSTRA CASA) dove i nostri ragazzi stanno bene insieme e passano tante ore della giornata (4 ore al giorno; 20 a settimana).

É per noi doveroso ringraziare tutti i professori che collaborano attivamente con il Servizio, sempre disponibili al confronto e all’ascolto anche fuori orario di lavoro e sempre collaborativi nel cercare e trovare soluzioni adeguate e diverse per i nostri e i loro ragazzi.

Ringraziamo tutti i genitori che hanno creduto e credono in noi, che ci hanno affidato i loro figli, che hanno sostenuto le nostre scelte educative e che hanno collaborato con noi e con i nostri progetti.

Ringraziamo i nostri volontari, in particolare la maestra Mina Treccani, la Prof.ssa Anne Georges e Mattia, che sono per noi una risorsa molto preziosa; donare il proprio tempo per supportare il Servizio merita davvero un sentito “grazie di cuore” da parte nostra.

Infine ringraziamo ovviamente (ma non diamolo mai per sottinteso perché è importante esplicitarlo a gran voce) Don Davide che crede nel CAG, lo sostiene e, sempre con occhio vigile e attento, è presente in Oratorio da bravo “padrone di casa”.

Torniamo ai ragazzi: ancora congratulazioni a tutti… sperando che l’estate e le vacanze vi abbiano ricaricato, vi e ci auguriamo un buon inizio e noi… vi aspettiamo in Oratorio.

Ornella, Sara e Giada

Proposta di cammino per l’anno pastorale 2018-2019

Progetto pastorale per l’anno 2018-2019

META: Riscoperta della “vita nello Spirito”, infusa in noi per mezzo del Battesimo, perché possa risplendere in noi la bellezza del volto di Dio, in un autentico cammino di santificazione

MEZZI:

1. Per la riscoperta del Battesimo: 

  • Catechesi “spicciola” all’inizio della messa sul rito del battesimo; e man mano, esporre in chiesa i segni del battesimo con didascalie.
  • Dare risalto al fonte battesimale. 
  • Curare meglio la catechesi battesimale. Costituire il registro dei catecumeni, dove vengono scritti i nomi di coloro per cui viene chiesto il battesimo attraverso una domanda scritta, dove si appongono le motivazioni della scelta. Questa verrà presentata dai genitori portando i loro figli in una domenica stabilita. Con i genitori si stabilisce un itinerario di preparazione, terminato il quale si celebra il battesimo comunitario.
  • Negli anni che vanno dal battesimo all’inizio della catechesi parrocchiale dei bambini si propongono annualmente alcuni incontri per i genitori, i padrini e, dai tre ai sei anni anche per i bambini.
  • Partecipazione comunitaria alla celebrazione dei battesimi, anche quando sono celebrati fuori dalla Messa.
  • Ricordare ogni mese in una messa, i battezzati del mese corrente, invitando le persone ad informarsi sulla data del loro Battesimo
  • Proporre ai ragazzi, dopo il periodo dell’ ICFR, un’esperienza come assistenti di catechismo.
  • Proporre la celebrazione di ricordo del battesimo (per i bambini da 1 anno a 6 anni e loro genitori e padrini)
  • Proporre la  celebrazione per i 18 anni per “restituire il dono”  della fede battesimale; sempre con invito personale.

2. Riprendere a pregare con intensità. 

Da soli: mattino, sera (con un esame di coscienza); in famiglia: prima dei pasti, mattino e sera, nei tempi forti dell’anno liturgico, in momenti significativi (di dolore, di gioia, di scelte, ecc.) della vita famigliare; in comunità: la Messa domenicale e festiva, le proposte di cammino comunitario di preghiera: Lectio Divina, adorazione eucaristica, catechesi, processioni, pellegrinaggi.

Le adorazioni distribuite durante il mese avranno sempre un momento di preghiera comunitaria: lunedì mattina lodi e ufficio delle letture ore 08.30-09.30; il primo giovedì del mese alle ore 09.30; il 12 di ogni mese ore 08.30; il primo venerdì del mese alle ore 20.00; la domenica alle ore 17.30.

3. Imparare il discernimento personale e comunitario.

A livello personale far precedere ad ogni scelta o intervento significativo nella nostra o altrui vita, la preghiera di invocazione allo Spirito Santo, la richiesta di un consiglio a persone cristianamente mature o ai sacerdoti o suore, la richiesta di preghiera ai singoli e alla comunità, la partecipazione frequente alla confessione e alla comunione sacramentale, la guida spirituale, la meditazione personale della parola di Dio.

Come comunità cristiana prima di prendere decisioni, di fare scelte (pastorali, economiche, lavorative, ecc.), di intraprendere progetti… pregare in comunità e personalmente lo Spirito Santo, condividere i pareri in incontri comunitari, imparare ad accettare le decisioni prese e a verificarne il cammino di attuazione.

Chiediamo alla Madonna, madre della Chiesa, di accompagnarci in questo cammino perché possiamo diventare sempre più discepoli di Gesù, forti nella fede, solleciti nella carità e pieni di speranza in un presente abitato dall’amore di Dio e in un futuro che ci attende ricco di doni di grazia e di nostre buone opere. 

Come vivono il battesimo le nostre comunità cristiane?

Progetto pastorale per l’anno 2018-2019

I tre consigli pastorali delle parrocchie di Leno, Milzanello e Porzano, in un lavoro di verifica si sono domandate l’importanza che ha per i singoli cristiani e per le nostre comunità il battesimo e come viene vissuto in rapporto alla vocazione alla santità a cui tutti i cristiani sono chiamati.

Dall’analisi sono emerse queste conclusioni.

La coscienza del dono e del valore del battesimo non è certo corrispondente al grandezza e all’efficacia che questo sacramento ha per la vita. Spesso si vive la fede cristiana per inerzia o per tradizione senza riferimento alla sua radice, alla sorgente che è, appunto, il battesimo. Forse per il fatto che si riceve da bambini e poi, seppur educati alla vita cristiana, non si fa più grande riferimento al battesimo, soprattutto in famiglia, ci si dimentica di quello che è la “porta della fede”. In alcune persone che, diventando adulte, fanno la scelta personale di continuare a vivere nella fede cristiana, avviene la riscoperta della fonte di questa fede: il Battesimo. E ne riscoprono la grandezza e gioiscono per la grazia ricevuta, offrendo agli altri una grande testimonianza di una fede che muove la vita.

La catechesi parrocchiale offre parecchi spunti per la ricoperta della fede battesimale, attraverso le varie tappe del cammino dell’iniziazione cristiana, che prevedono la rinnovazione della promesse battesimali; ma, purtroppo, non sempre le famiglie fanno risuonare nel loro ambiente l’eco di queste promesse. Si parla troppo poco di fedeltà alle promesse battesimali come via per una vita vissuta in pienezza, nella santità, appunto.

Che poi nel Battesimo sia contenuta la vocazione (chiamata) per tutti alla santità è coscienza di pochi. In generale si pensa che la santità sia per pochi privilegiati dalla grazia, non pensando che ognuno di noi nel battesimo riceve la “grazia santificante”, che è la gratuità dell’amore di Dio, che ci rende partecipi della vita di Lui che è il Santo e ci dona tutti i mezzi per rispondere a questa chiamata. Certo, ciò esige che si passi da una fede solo proclamata ad una fede vissuta, che ci rende uomini e donne in continuo ascolto della parola di Dio, in comunione con la Chiesa che ci offre gli strumenti per la santificazione (sacramenti e Parola) e ci accompagna nel cammino della vita e in ricerca della misericordia di Dio per fare esperienza del suo amore viscerale, che si manifesta soprattutto nel perdono e, a  nostra volta, offrirlo ai fratelli.

Purtroppo nel nostro vissuto cristiano c’è troppa incoerenza e superficialità. Del vangelo spesso prendiamo e accettiamo ciò che va bene a noi o la nostra interpretazione personale, senza un confronto serio con la comunità cristiana, che ha il mandato di annunciare nella piena verità il Vangelo.

Inoltre, a noi cristiani manca la certezza della verità del Vangelo di Gesù. A volte si sente dire proprio da noi cristiani che una religione vale l’altra, “l’importante è credere in qualcosa”. Ciò, spesso, per la paura di offendere chi non crede come noi. Ma se noi siamo dei veri cristiani, pur affermando che l’unico vero Dio è il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo e solo in Lui c’è salvezza per tutti gli uomini, non solo non disprezziamo nessuna religione, ma in ognuna riconosciamo un serio cammino di ricerca di Dio e, quindi il desiderio della salvezza.

Infine, alcuni fratelli che abbandonano la pratica cristiana, si giustificano con la cattiva testimonianza che ricevono da alcuni che frequentano. Ma ci sono tanti che danno ottima testimonianza! Non sarà che questi, semplicemente, non hanno la volontà di prendere sul serio e con impegno la vita?

Siate santi perché io sono santo

Progetto Pastorale per l’anno 2018-2019

Il battezzato cerca il volto santo di Dio nel volto di ogni uomo e di ogni donna.

1. Cosa è la santità?

Tra le risposte che il nostro Vescovo propone nella sua lettera pastorale eccone una: “La santità è l’altro nome della vita quando la si guarda con gli occhi di Dio … È il volto buono dell’umanità così come Dio l’ha desiderata da sempre. É l’umanità redenta da Cristo … É il nome religioso della bellezza” (Pierantonio Tremolada, Il bello del vivere, Lettera pastorale, 6 agosto 2018, n. 01, pag. 8 e pag. 10). É l’esistenza vissuta da “poveri in spirito”, secondo le Beatitudini, come ci ricorda Papa Francesco, così come l’ha vissuta Gesù e in unione con Lui. “É il frutto dello Spirito Santo nella tua vita” (Francesco, Gaudete et exultate n. 15). (cfr Gal 5,22-23: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, longanimità, bontà, benevolenza, fiducia, mitezza, padronanza di sé”).

Il cristiano è chiamato a riconoscere la grazia di santità (somiglianza con Dio) che il Battesimo semina in lui e a lasciarsi plasmare dallo Spirito Santo, in una obbediente docilità e in un perseverante cammino di discepolato dietro a Gesù, guidato dalla Chiesa. Ella mette a disposizione del battezzato una comunità con cui condividere il cammino, maestri-testimoni che lo sostengono e incoraggiano, e gli offre i doni che Gesù le ha affidato per rendere efficace il cammino di santità: i sacramenti, la Parola, la carità. Tutto ciò alimenta la vita spirituale, che non è negazione dell’aspetto “sensibile” della vita, ma lo include e lo eleva (cfr. Pierantonio Tremolada, Il bello del vivere, Lettera pastorale, 6 agosto 2018, 09, pag. 40).

2. Riscoperta della vita spirituale, a partire dal Battesimo.

Un errore compiuto e che ancora compiamo è quello di intendere “spirituale” nel senso di immateriale, non sensibile e, dunque, astratto, disincarnato, aleatorio, qualcosa di non attinente al vissuto quotidiano. Per “spirituale” invece si deve intendere ciò che è secondo lo Spirito di Dio, ciò che nell’uomo rimanda a Dio, ciò per cui l’umanità si riconosce e si percepisce a somiglianza di Dio … Perciò nulla di ciò che è umano viene escluso dalla vita spirituale … Così la vita spirituale ci si presenta come l’esistenza umana condotta in dialogo con lo Spirito Santo. (Cfr  Pierantonio Tremolada, Il bello del vivere, Lettera pastorale, 6 agosto 2018, n. 09, pag. 42).

Vivere così la nostra vita cristiana ci spinge ad un continuo richiamo alla sorgente, il Battesimo, nel quale per mezzo dello Spirito Santo abbiamo ricevuto il germe della santità, e ci sollecita ad un dinamismo di vita che tende progressivamente alla meta: la pienezza di santità.

Coltivare la spiritualità, dunque, significa ricercare e percorrere le strade che realizzano in pienezza la nostra umanità, secondo l’uomo perfetto che è Gesù e nello Spirito che Lui ci ha donato.

In questo cammino abbiamo la mediazione e l’aiuto di tanti cristiani che hanno compiuto questo percorso e hanno fatto del bene, un bene di cui ancora oggi la Chiesa e l’umanità gode: i Santi. Quelli riconosciuti con ufficialità dalla Chiesa, ma anche quelli che sono passati e passano accanto a noi in silenzio; un silenzio che ci parla di Dio, del suo amore, della sua provvidenza. In loro possiamo sperimentare come la vita nello Spirito non nega, anzi esalta l’umano e lo conduce a pienezza. Uno di questo santi, che in questo anno ci è offerto come esempio e che è della nostra terra bresciana è Paolo VI.

3. Il discernimento e il combattimento

(cfr. Papa Francesco, Gaudete et exultate, cap. V).

Per comprendere le scelte da fare per percorrere il cammino di santità, per capire se una cosa viene dallo Spirito Santo, dallo spirito del mondo o dallo spirito del diavolo, occorre il discernimento, che non richiede solo una buona capacità di ragionare e di senso comune, è anche un dono che bisogna chiedere… Senza la sapienza del discernimento possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento… Esso è necessario non solo in momenti straordinari… É uno strumento di lotta quotidiano per seguire meglio il Signore. Ci serve sempre: per essere capaci di riconoscere i tempi di Dio e la sua grazia, per non sprecare le ispirazioni del Signore, per non lasciar cadere il suo invito a crescere.

Anche se il Signore ci parla in modi assai diversi, non possiamo prescindere da alcuni strumenti necessari: la preghiera prolungata, l’ascolto della Parola di Dio che illumina gli eventi e gli incontri, l’obbedienza al Vangelo, la pazienza dell’attesa.

A questi vanno aggiunti la lotta (combattimento) permanente non solo contro la mentalità mondana e contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni (pigrizia, lussuria, invidia, gelosie, e così via). É anche una lotta contro il diavolo, che è il principe del male.

Il discernimento, così inteso, aiuta ciascun cristiano a prendere gradualmente coscienza della propria vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo e a scoprirne la bellezza, la dinamicità e il suo compiersi quotidiano secondo la volontà di Dio.

4. La preghiera accoglie ed esprime la “bellezza vera”, nome religioso della santità.

Papa Francesco (Gaudete et exultate, n. 147), ci ricorda che “la santità è fatta di apertura alla trascendenza (realtà di Dio), che si esprime nella preghiera e nell’adorazione. Il santo è una persona dallo spirito orante (di preghiera), che ha bisogno di comunicare con Dio. É uno che non sopporta di soffocare nella chiusura di questo mondo… Non credo nella santità senza preghiera”.

Gli fa eco il Vescovo Pierantonio affermando che “non esiste santità senza preghiera… Per i santi la preghiera è il respiro dell’anima, è uno stare costantemente alla presenza di Dio tenendo in Lui l’affetto del cuore, è un trovare casa nel suo mistero di grazia, un abbandonarsi fiduciosi e grati al suo amore misericordioso, un sentirsi accolti nella sua trascendenza luminosa, che suscita insieme adorazione e confidenza” (P. Tremolada, Il bello del vivere, Lettera pastorale, 6 agosto 2018, n. 15, pag 66).

Questa preghiera accompagna l’intera esistenza, perché innerva ogni nostra azione, ogni momento, ogni evento, ogni relazione, ogni passo, ogni meta. E si esprime, a seconda dei momenti, in contemplazione, lode, intercessione, invocazione, ringraziamento, amore, servizio, perdono… tutto in una piena comunione con Dio, perché quanto sono e quanto faccio sia espressione della Sua volontà che si compie in me e attraverso di me.

Ecco perché per il battezzato non ci può essere distinzione tra fede e vita, preghiera e amore al prossimo, contemplazione e azione… Sempre l’una regge l’altra; l’una è in funzione dell’altra.

E tutto ciò ci fa cogliere e vivere la vera bellezza, che non è nient’altro che la santità di Dio che splende nel volto dell’uomo che vive in comunione piena con Dio e con il prossimo, sia che dorma sia che vegli, sia che parli sia che ascolti, sia che preghi sia che operi, sia che pianga sia che gioisca.

Negazioni della bellezza, dice il nostro Vescovo nella sua lettera pastorale “sono la banalità, la volgarità e il cinismo. É il ridere di tutto e di tutti senza il minimo rispetto; l’insultare e l’offendere l’altro senza badare alle sue lacrime; l’infierire sulla debolezza altrui invece di difenderla con tenerezza …” (n. 02 pag. 15).