Raccolta viveri per chi soffre

La Raccolta di S. Martino del 14/15 novembre non si ferma alla Diocesi: quanto raccolto sosterrà anche i profughi del Libano e dell’Armenia

Da una parte con la Raccolta di San Martino si permette a chi è in difficoltà nelle nostre comunità di ricevere un piccolo aiuto in generi alimentari, dall’altra si aiutano le realtà dell’Armenia e del Libano segnate dalla guerra.

Il Libano. Il Libano, porta d’Oriente, dopo la guerra civile ha sperimentato la possibilità di una convivenza di riconciliazione nell’equilibrio tra culture e religioni diverse. La vicina Siria con un numero di profughi sproporzionato, la pandemia, la crescente crisi economica, l’esplosione del porto lo scorso agosto… siamo dinanzi a una crisi drammatica. Un’associazione, Oui pour la Vie, si dedica all’assistenza agli ultimi offrendo loro un pasto caldo, un supporto medico, una consulenza specialistica, attraverso la fraternità del dono e del perdono. Se del Libano abbiamo parlato recentemente attraverso la testimonianza di padre Damiano Puccini, dell’Armenia abbiamo sempre poche informazioni.

Armenia. Nella zona del Nagorno Karabakh, una regione che si trova geograficamente al confine tra Armenia e Azerbaijan, si consuma uno dei tanti conflitti dimenticati. Circa il 50% dell’intera popolazione della Repubblica dell’Artsakh (oltre 75mila persone) è fuggito e ha lasciato le proprie case. Altri hanno preferito rifugiarsi in Armenia. Chi è rimasto, vive da 25 giorni nei rifugi per proteggersi dagli attacchi militari delle forze azerbaigiane. Colpite un gran numero di istituzioni come scuole, asili, centri culturali, fabbriche e cattedrali. La possibilità di un contatto diretto con il Patriarca armeno Masalyan rende possibile l’invio di aiuti a questa minoranza cristiana segnata dalla croce nella sua stessa esistenza, ulteriormente provata in questo tempo di recrudescenza bellica (il conflitto è iniziato nel 1992). Una progettualità che s’inserisce nella scia dei progetti di sviluppo sostenuti da Caritas diocesana già dal 2014. “La guerra – ha scritto in una lettera l’arcivescovo Raphael Minassian – porta solo devastazione, distruzione e tragedie. La comunità internazionale sembra impotente, così come era successo 105 anni fa, con il genocidio perpetrato ai danni della minoranza armena in Turchia, sembra preferire salvaguardare interessi economici piuttosto che aiutare un popolo per primo aveva abbracciato la fede cristiana”. Una testimonianza diretta arriva anche da Metaksya, che, a Clusane dal 2005, denuncia i crimini contro l’umanità nei confronti del popolo armeno “nel silenzio generale a causa degli interessi economici (gas e petrolio) in gioco: l’esercito turco-azero sta realizzando una vera e propria pulizia etnica. Oggi parliamo di crimini di guerra, ma ieri assistevamo a frequenti discriminazioni. Purtroppo la Repubblica, nata dalle ceneri dell’Unione Sovietica, non è mai stata riconosciuta e non viene considerata. Dobbiamo alzare la voce per salvare la popolazione civile di entrambe le parti”.

La raccolta di San Martino

Il ricavato dei vestiti andrà a sostegno del campo profughi di Bihac con l’obiettivo di un Social cafè

Torna la “Raccolta di San Martino’’. Nelle parrocchie bresciane si potranno donare i propri abiti, vestiti e borse che non si usano più, diventando il tesoro di qualcun altro. L’iniziativa è stata presentata da don Giovanni Milesi (Direttore dell’Ufficio per gli oratori, i giovani e le vocazioni), da Marco Danesi (Caritas di Brescia) e da Lorenzo Romanenghi (responsabile della produzione cooperativa sociale Cauto). Il ricavato andrà a sostegno del campo profughi per il “Social cafè a Vucjak’’.

Il campo profughi. Nel città bosniaca di Bihac il campo profughi ospita a oggi 2000 migranti su un territorio che, complesssivamente, ne accoglie 6.500 provenienti da Turchia, Iran e Kashmir. Tra la popolazione si nota l’elevato numero di minorenni non accompagnati, rimasti senza genitori ancora in tenera età o abbandonati,e costretti a entrare in gruppi per sopravvivere. Per meglio raccontare questa realtà, dal 20 al 24 di ottobre alcuni rappresentanti delle Caritas lombarde sono andati in missione, descrivendolo come un “viaggio sui confini’’, che possono dividere e fare incontrare. Nonostante la guerra sia finita, qui persistono le lotte, e non di un singolo stato, perché si tratta di un gruppo di molteplici culture. Citando Simone Weil: “In Bosnia si grida, si ha fame e sete in tre lingue diverse’’. Dalla tratta balcanica in cui prima si trafficavano droga e armi, ora arrivano donne, bambini e uomini che affrontano fino a 14 volte al giorno il “game’’, un gioco che non è affatto tale e nel quale si rischia anche la vita stessa. Un ulteriore complicazione nell’attraversare la frontiera arriva con la chiusura dei confini della Bulgaria e degli stati adiacenti: aumentano, infatti, le repressioni. I migranti fanno fronte a tutto questo sapendo che potrebbero non farcela, tornando in una campo profughi senza né elettricità né acqua, in cerca di un futuro.

Il Social Cafè. L’obiettivo di “Social Cafè” si concentra sul miglioramento del campo, principalmente nella creazione di un centro di raccolta, di comunicazione e di scambio in cui bersi qualche bevanda calda. Nel campo sono sottoposti a sbalzi termici disumani. Il progetto si impegna anche per l’acquisto di un generatore di riscaldamento e delle attrezzature necessarie per uno spazio collettivo.

Questa operazione ha anche uno scopo educativo, coinvolgendo i ragazzi delle elementari, delle medie e delle superiori nella distribuzione dei sacchetti gialli e nella raccolta casa per casa. Oltre al volontariato, riflettono anche su cosa sia il “rifiuto” e come si concepisce “l’usato” nelle diverse società. Un domanda che spesso viene fatta è: “Usereste mai una canottiera usata?”. Molti rispondono di no, ma l’affermazione viene smentita se gli si dice che è lavata e pulita.

Dove finiscono gli abiti. Sono due le strade che percorrono gli abiti raccolti: la prima, quella dei vestiti ben tenuti, in cui vengono venduti ai mercati dell’usato. Nel caso l’abbigliamento sia malconcio o non sia recuperabile si può provvedere al riutilizzo del materiale, come la lana o il cotone, in modo che in entrambe i casi possano essere venduti e donare un po’ di sollievo agli abitanti di Bihac. I punti di raccolta sono specificati sul sito www.oratori.brescia.it, o chiamando il numero 030 37 22 244 e in base alla zona si avranno a disposizione più giorni per recarsi nel punto stabilito.

Il programma. La prima tappa è stata sabato 9 e domenica 10 novembre, in Valcamonica, Sebino, Franciacorta e Valtrompia; sabato 16 e domenica 17 tocca alla Bassa Centrale e Orientale; sabato 23 e domenica 24 in città, nella zona hinterland, sul lago di Garda e in Valsabbia.