Il primo viaggio a Kiremba

San Paolo VI e Kiremba, un connubio indissolubile che è sinonimo della generosità dei bresciani, della storica vocazione missionaria della Chiesa diocesana. È qui, nella provincia di Ngozi, Stato del Burundi, nell’Africa centrale, che si è svolto il primo viaggio missionario del Vicario generale, mons. Gaetano Fontana

San Paolo VI e Kiremba, un connubio indissolubile che è sinonimo della generosità dei bresciani, della storica vocazione missionaria della Chiesa diocesana. È qui, nella provincia di Ngozi, Stato del Burundi, nell’Africa centrale, che si è svolto il primo viaggio missionario del Vicario generale, mons. Gaetano Fontana. Accompagnato da don Roberto Ferranti, direttore dell’Ufficio per le missioni, e dal medico Giuseppe Lombardi, mons. Fontana farà ritorno a Brescia venerdì 10 maggio. Al termine di questo viaggio sono principalmente due i sentimenti che lo pervadono, come testimoniano le parole raccolte da don Ferranti.

A conclusione del viaggio missionario in Burundi, nello specifico a Kiremba, quali sono le impressioni scaturite da questa esperienza, la prima in veste di Vicario generale, in un luogo caro alla Chiesa bresciana?

I sentimenti che mi pervadono sono due: il primo è personale, il secondo è legato al mio ruolo di Vicario generale della diocesi, in rappresentanza del Vescovo. Questa prima esperienza missionaria l’ho vissuta con un profondo sentimento di meraviglia e stupore. Sono molteplici i fattori che hanno determinato tale stato d’animo. In primis c’è il contatto con la natura. In vista del viaggio in Africa pensavo di vedere immensi spazi deserti, in Burundi ho trovato invece una terra fertilissima, rigogliosa dì vegetazione: fiori, frutti e alberi maestosi qui ci circondano. Un aspetto non secondario riguarda le persone: non ho mai visto così tanta gente riversarsi sulle strade, a piedi come in bicicletta, ma sempre in compagnia. È una dimensione comunitaria che mi ha molto colpito, soprattutto se confrontata con la realtà bresciana. Sono rimasto colpito anche dalle abitudini che ho trovato qui: concelebrando l’Eucarestia domenicale nella parrocchia di Kiremba, ad esempio, ho provato una fortissima emozione nel distribuire il Corpo di Cristo a tantissime persone che si avvicinavano a me con questi occhi grandissimi nel raccogliere Gesù come Pane di vita eterna, sostegno per la nostra e per la loro vita. Tralasciando la dimensione personale e calandomi nel mio ruolo di Vicario generale, posso dire che dopo quasi un anno in questa veste, un mandato importante ricevuto dal nostro Vescovo, colgo la profondità di quanta ricchezza e quanta fede la nostra diocesi ha profuso negli anni. In occasione dell’elezione al soglio pontificio del bresciano Paolo VI, la nostra diocesi volle infatti costruire l’ospedale di Kiremba, il più povero tra i luoghi di queste terre. Tutto questo ha dato un significato profondo anche alla mia presenza qui, come rappresentante della Chiesa bresciana insieme a don Roberto Ferranti e il Dott. Giuseppe Lombardi. Qui vengono accolti i poveri, gli indigenti, chi soffre perché malato, anche in modo grave. Si prendono cura di loro in questo ospedale sperduto in mezzo alla natura, in una dimensione di estrema povertà. Da tutto questo ho imparato, anche come Vicario, a ripensare a quante cose inutili circondano la nostra quotidianità. Ho potuto rivedere determinate priorità, notando come spesso ci facciamo prendere dalla futilità delle cose.

A Kiremba, l’ospedale eretto grazie alla carità e alla passione della Chiesa bresciana non vive in un contesto avulso dalla dimensione comunitaria. È inserito in una parrocchia dove hanno operato anche i nostri missionari. Proprio a Kiremba abbiamo incontrato altre espressioni missionarie bresciane, soprattutto guardano alle religiose che operano in questa terra. Le diverse sfaccettature degli incontri fatti che segno Le hanno lasciato?

Incontrando il vescovo di Bujumbura e Ngozi ho potuto appurare quanto sia giovane questa Chiesa: è desiderosa di incontrare Cristo, una Chiesa in cammino come la gente che percorre a piedi nudi le strade di queste terre. La persone, con il passare del tempo, stanno riconoscendosi come un corpo solo, un’unica comunità cristiana che si interessa l’uno dell’altro nel cammino della fede. Pensando a Brescia, a quanto il nostro vescovo Pierantonio tenga all’aspetto liturgico dell’Eucarestia, ho potuto constatare come anche qui tutto sia preparato nel migliore dei modi. Ci sono persone addette al canto anche nei giorni feriali, chierichetti che servono con una precisione non tanto statica ma come “corpo” che sta vivendo l’Eucarestia. Canti e danze diventano espressione di una Chiesa viva, di un cammino di fede. Più significativa di tante parole è l’immagine delle persone che partecipano in modo massivo alle celebrazioni. Lunedì eravamo in 13 a distribuire la Comunione. Abbiamo impiegato un quarto d’ora, immaginate quante persone erano presenti, compresi i bambini che, nonostante la giovane età, si sono dimostrati molto compassati. Un altro aspetto che mi ha stupito sono state le dichiarazioni del parroco, padre Giambattista: mi ha riferito che negli ultimi due sabati sono stati celebrati 800 battesimi e 600 matrimoni. Sono numeri che ci interrogano se pensiamo alle nostre parrocchie.

Anche il mondo missionario qui è molto vivace…

Abbiamo avuto la grande gioia di incontrare le suore bresciane presenti in Burundi. Sono suore di varie congregazioni: le Operaie, le Dorotee di Cemmo, le Mariste e le Ancelle della Carità. La loro presenza è indice della bellezza della condivisione con i più poveri. Il tutto è fatto per amore di Dio. Questa è la testimonianza più bella.

La missione, nel cammino della Chiesa, ha subito diverse trasformazioni. Siamo passati da un’esperienza unidirezionale, una Chiesa che inviava e una che riceveva, a una missione dalle forti connotazioni di cooperazione. Ognuno ha bisogno dell’altro. Adesso ci sono due Chiese che si scambiano doni, esperienze e anche stili. Nell’ottica della cooperazione, Kiremba, ormai da tantissimi anni, è legata alla nostra Chiesa diocesana. Qui il nome di Paolo Vi lo troviamo quasi su ogni parete. Guardando alla cooperazione, la Chiesa bresciana cosa può imparare da una realtà come quella del Burundi?

Qui noi portiamo tante realtà, tante cose. Come bresciano, come uomo di Chiesa e come Vicario generale porterò con me tanta ricchezza che dovrà essere uno stimolo per noi, legato a molteplici aspetti. Il primo è legato alla condivisione. Pensiamo a una semplice stretta di mano, a un saluto. Gesti il cui valore spesso ignoriamo tanto siamo presi da noi stessi. Il secondo aspetto è la forte partecipazione a livello liturgico. Il terzo fattore determinante è la capacità di vivere l’incontro con il Signore nella Chiesa. Vedere queste persone ci ha stimolato a rivedere il senso della fede che non deve ridursi a un semplice essere “bravi e buoni”. Bisogna essere capaci di dare accogliere il Signore nelle nostre vite, dandogli il giusto spazio: è un Dio che si incontra in Cristo Gesù, un Dio che desidera vivere questo grande amore anche attraverso il nostro volerci bene.

Corso di Primo Soccorso

La Croce Bianca Dominato Leonense organizza il 15° corso di Primo Soccorso gratuito ed aperto a tutti.

Gli incontri avranno luogo presso la sede in via Brescia, 40 a Leno. La serata di presentazione del corso sarà mercoledì 19 settembre alle ore 20:30.

Durata del corso:
Modulo 1 – 42 ore: addetto al trasporto sanitario.
Modulo 2 – 72 ore: soccorritore esecutore (per gli addetti all’emergenza sanitaria).

Per l’avviamento del corso sono richiesti almeno 20 partecipanti.

Per info:
tel 348 2525911 | 345 3393224
mail info@crocebiancaleno.it

AAA volontari cercasi!

Ai blocchi di partenza il 14° corso di primo soccorso!

AAA nuovi volontari cercasi!!Anche per l’autunno ormai prossimo ecco che la Croce Bianca è pronta ad avviare, con la consolidata collaborazione di Anpas Lombardia e il patrocinio del Comune di Leno e del Centro Servizi Volontariato (CSV) di Brescia, il 14° corso di primo soccorso volto al conseguimento della qualifica di “soccorritore”.

Il nuovo corso, gratuito ma con frequenza obbligatoria, inizierà martedì 12 settembre p.v. alle 20.30 con una serata di presentazione e si articolerà principalmente in due fasi.

La prima fase di 42 ore sarà adatta a chi vorrà occuparsi puramente di trasporti sanitari (visite, dimissioni, ricoveri, trasporto sangue e dializzati). Le successive 78 ore invece prevedono il conseguimento della certificazione regionale di soccorritore esecutore che permette di operare in emergenza a bordo dell’ambulanza.
Le lezioni si terranno nelle serate di martedì e giovedì dalle 20.30 alle 22.30 presso la sede dell’associazione in via Brescia, 40 a Leno.

Durante il corso gli aspiranti soccorritori impareranno l’uso del defibrillatore e le tecniche di rianimazione cardiopolmonare, a immobilizzare l’infortunato che ha subito un trauma, a fermare un’emorragia, a intervenire su un’ustione, oppure semplicemente a “tranquillizzare” i pazienti vittime di stati d’ansia.

A chi è rivolto il corso? A chiunque voglia regalare parte del proprio tempo aiutando nei trasporti sanitari e nei turni in emergenza…
Il tempo è una risorsa preziosa, in associazione viene valorizzato a favore degli altri.
Questa è solo una parte di ciò che siamo chiamati a compiere noi volontari della Croce Bianca Dominato Leonense di Leno, che siamo ad oggi un centinaio. Ma non si è mai abbastanza… quindi vi aspettiamo al corso e ricordatevi che… FARE DEL BENE… FA BENE!

Per info:
tel.: Rinaldo 345-3393224 / Max: 345 4573120
mail: info@crocebiancaleno.it
web: www.crocebiancaleno.it
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IN SINTESI:
Inizio corso: martedì 12 settembre 2017 ore 20.30
presso la nostra sede di Via Brescia, 40 – Leno
Lezioni: martedì e giovedì dalle 20.30 alle 22.30
1° percorso: 42 ore – qualifica di soccorritore per trasporti sanitari
2° percorso: 78 ore – qualifica di soccorritore esecutore
IL CORSO É GRATUITO CON FREQUENZA OBBLIGATORIA
Per info: Rinaldo – 345-3393224 Massimiliano – 345-4573120

Un nuovo luogo

Finalmente ci siamo!! Grazie all’opera e alla generosità di alcuni giovani della nostra comunità e alla preziosa collaborazione di Popolis, anche il nostro oratorio ha un luogo virtuale per informarsi, conoscere, incontrare.

Il nostro oratorio fatto di ambienti e di esperienze si arricchisce di un “luogo” in più.

Chiaramente questo nuovo “luogo” non può sostituire la fisicità dell’oratorio, ma può far arrivare la nostra voce e la nostra proposta un po’ più lontano dei confini della nostra comunità.

L’oratorio vive ed esiste in funzione delle persone che lo abitano e lo animano.

Portico Oratorio

La persona ha un volto, una storia, un’aspirazione, una missione da compiere.

Le persone sono il nostro oratorio; mi auguro che questa nuova opportunità “virtuale” non serva a nasconderci dietro ad uno schermo o a rifuggire il rapporto personale, ma anzi possa in qualche modo diventare una nuova via di espressione e valorizzazione del pensiero e delle relazioni.

Credo che possa essere anche uno strumento efficace per conoscere le iniziative che l’oratorio propone; chiedo fina da ora la collaborazione e qualche buon suggerimento per migliorare sempre più la nostra “bacheca telematica”.

Buona navigazione…

Don Carlo