Voi dunque pregate così: “Padre nostro…” (Mt. 6,9)

Ho un ricordo di quando ero catechista. Avevo introdotto una riflessione sul “Padre nostro”.

Alla fine dell’incontro, Anna si avvicinò ed esordì raccontandomi di quanto le piacesse, da piccola, recitare il “Padre nostro” con mamma o nonna, poiché, sembrandole una poesia piuttosto lunga, era felice d’averla memorizzata interamente. Poi Anna, facendosi più seria, mi confidò che quando le parole svelarono il loro significato, l’espressione “sia fatta la tua volontà…” la inquietarono, le suscitarono un senso d’angoscia che ancora sentiva. Se la volontà di Dio, mi disse, fosse quella di privarla dei genitori o della salute, perché avrebbe dovuto pregarlo. Ho capito Anna allora, come capisco oggi chiunque abbia timore di pronunciare a cuore aperto “sia fatta la tua volontà” Siamo umani e la mancanza di coraggio di affidarci totalmente a Dio, nel nostro cammino terrestre, fa parte dei nostri limiti, delle nostre fragilità. Ma è pure vero, che siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e non possiamo deturpare o deformare ciò che Egli è. Io sono “Colui che Sono” rivela a Mosè, sul Sinai. “Io Sono” si rende riconoscibile nel volto e nell’agire delle sue creature. (Sia santificato il tuo nome.)

Gesù, ci ha rivelato, insegnandoci a pregarLo, la vera natura di Dio. Dio è Padre. Padre suo e di tutti noi. Dio Padre vuole che il Bene Perfetto o l’Amore regni nel cosmo e nell’umanità intera. Rispetta la libertà e la dignità di ogni essere vivente, al quale è sempre accanto per ogni necessità materiale e spirituale. (Dacci il pane quotidiano). É il Padre che desidera  dai suoi figli l’armonia, resa possibile ogni volta che l’uomo evita d’innescare spirali di  violenza, perdonando le offese ricevute, per essere a sua volta perdonato. (Rimetti a noi i nostri debiti…). L’espressione “non ci indurre in tentazione” sembra allontanare, travisando, il vero messaggio di Gesù, nel “Padre nostro”. É tradizione che venga così recitata perché è il risultato di una traduzione troppo letterale dal latino: “et ne nos inducas in tentationem.” Papa Francesco ha più volte invitato a modificare  questa espressione in “non abbandonarci nella tentazione” perché, sottolinea, “Dio non tende mai tranelli!” Dio Padre non abbandona i suoi figli. Se essi si allontanano, sedotti dal fascino del male, Egli attende che percepiscano la sua vicinanza.

Grande è la tenerezza di Dio.

La preghiera Monsatica

Con il VII° capitolo termina la prima sezione della Regola, dove sono descritti i canoni fondamentali della vita ascetica nel monastero. Siamo ora alla sezione liturgica, in cui si descrive l’ordine dell’ufficiatura monastica che consta di 13 capitoli! Ciò dice come san Benedetto esprima l’importanza di tale soggetto. L’importanza di tale sezione sta nell’essenza stessa della vocazione contemplativa dei monaci. Benedetto in questa sezione, si rifà a due versetti di un Salmo importante: il 118/119,164 che dice: “Sette volte al giorno ti lodo”. E ancora: 118/119,62: “Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode per i tuoi giusti decreti”. Questi due versetti vengono presi per inquadrare tutte quante le ore della preghiera nella giornata monastica e anche la preghiera notturna. Il numero sette offerto da san Benedetto in questo contesto fa sì che le ore della preghiera così articolate siano sacre. Tali appaiono nel capitolo 16 della Regola che brevemente illustra questo contesto. Ma soprattutto fa riferimento a due versetti del Vangelo di Luca: “pregate incessantemente” (Lc 18,1; 21,36). Questo “pregate incessantemente” è il senso dell’ufficio divino in san Benedetto, ma anche nella tradizione monastica antica. Certo l’invito di Cristo non è semplice da vivere. Però i cristiani, sin dall’inizio, sia monaci che laici, hanno tenuto ben presente che questo invito di Cristo è l’unico “precetto” che Egli ha dato in materia di preghiera!

Data l’umana debolezza, è impossibile tenere costantemente la nostra attenzione rivolta a Dio, quindi si sono fissate della “Ore”, quando questo dovere monastico viene richiamato, la successione di queste “Ore” crea in qualche modo un senso di continuità, di una preghiera incessante. Certo rispetto all’ideale di “pregare sempre”, questi momenti sono come dei punti su una linea infinita, infatti l’uomo che veramente ama e vuole raggiungere la perfezione deve pregare sempre e ovunque, e non distogliere mai la propria attenzione da Dio.

San Benedetto chiama questa preghiera “OPUS DEI”, alla quale “non deve essere anteposto nulla”, perché nella preghiera si accoglie l’Amore di Cristo che fonda e dona significato a ogni altro gesto della nostra esistenza. Nella antica tradizione l’espressione “opus Dei” indicava la vita monastica in quanto tale; più ampiamente la si può intendere come definizione della vita cristiana che è “opera di Dio”, perché la si riceve da un ALTRO che ci raggiunge con la sua grazia creatrice.

Nel Vangelo di Giovanni l’opera di Dio che unifica tutto il vissuto umano è il “credere”. La preghiera è questo spazio di fede e di relazione con Dio che consente di dare il giusto spessore a ogni altro ambito della vita quotidiana di ogni uomo, non solo dei monaci. Perciò un benedettino è chiamato a interrompere, per sette volte il giorno, ogni altra attività, per celebrare”l’opera di Dio” con i propri confratelli, per lodare il Suo Nome e ricevere il Suo Amore che fa vivere. Queste interruzioni sono salutari perché ci ricordano che la nostra vita non dipende dall’opera delle nostre mani, ma dal dono che continuamente si riceve da un Altro. D’altra parte le nostre mani, nel momento in cui sono colmate del dono di Dio, accolgono la sua stessa possibilità, vengono rigenerate a un’energia creativa e inesauribile.

L’esaudimento più autentico della preghiera sta proprio nel lasciarci trasformare il cuore perché da esso possa scaturire un agire diverso e responsabile: risposta e cor- rispondenza all’opera di Dio in noi. Non anteponendo nulla alla preghiera liturgica si riceve la possibilità di “non anteporre nulla all’amore di Cristo” per noi e attraverso noi per il mondo. Diventiamo autenticamente figli, perché generati di nuovo e sempre dal Padre (il rinascere dall’alto di cui parla Gesù a Nicodemo); nel- lo spesso tempo ci si lascia da Lui donare nella storia perché “Figlio” è sempre colui che il Padre consegna al mondo per rivelare quanto lo abbia amato e continui ad amarlo, come Gesù ricorda allo stesso Nicodemo (Gv 3,16). Mediante la Liturgia non solo entriamo nella preghiera che da sempre il Figlio Unigenito rivolge al Padre nella comunione dello Spirito Santo, ma accogliamo la sua stessa esistenza filiale, divenendo sempre più figli come Lui è Figlio. Questa è la speranza che attende il mondo: che ci siano figli della luce capaci di illuminare, con la loro stessa Fede, le tenebre che sembrano avanzare. Nella preghiera si diventa come fuoco per rischiarare e riscaldare le tante forme di disperazione che esistono. Si diventa, allora, segno dell’Amore di Dio “cui nulla deve essere anteposto”, “perché nulla ne rimane fuori e tutto ne riceve senso e verità”.

E tutto questo, come dice il capo XIX della Regola : “… IN MODO CHE LO SPIRITO NOSTRO SI ACCORDI CON LA NOSTRA VOCE”! Questa la condizione! Maria, la Donna della preghiera, e san Benedetto ci in- segnino a pregare, non solo con parole, ma col cuore, e il Padre accoglierà la nostra preghiera, perché ci ama. – E con la Chiesa e la Liturgia preghiamo: “La mia preghiera giunga fino a te; tendi, o Signore, l’orecchio alla mia preghiera”. (Sal 87/88,3 – XXXII per Annum: Ingresso).
“Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio”! (Colletta XXXII Per Annum).

Silvano Mauro Pedrini OBS

500 anni della Apparizione della Madonna ad Adro

In occasione dei 500 anni della Apparizione della Madonna ad Adro i revv. padri Carmelitani hanno predisposto una statua identica all’originale e custodita presso il Santuario e che come “pellegrina” sta visitando molte comunità parrocchiali. Anche a noi pareva bello vivere un intenso momento mariano nelle nostre parrocchie, in questo anno di riscoperta della santità, avendo davanti a noi lei, Maria, la tutta santa.

1519 – 8 luglio – 2019

Preghiera per i 500 anni dell’Apparizione a Adro

Quanto sei bella, o Vergine Maria.
Quanto sei bella! Il tuo volto è pieno di bontà. Maria, tu che sei apparsa al piccolo Gian Battista con occhi di Paradiso;
Maria, tu che in questa terra hai mostrato l’immenso tesoro di misericordia di Dio;
Maria, tu punto d’arrivo del pensiero di Dio,
tu paradigma di ogni educazione,
tu riferimento di ogni genitore
nel crescere i propri figli in età, sapienza e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini…
A te affidiamo in modo particolare
i bambini che non hanno salute, scuola, cibo e pace: aiutaci a condividere, aiutaci ad essere buoni e generosi. A te affidiamo chi è solo, anziano e ammalato.
A te affidiamo chi non conosce
la felicità nel cuore e nella vita.
In questo Santo Giubileo a cinquecento anni
dalla tua apparizione ad Adro per le tue preghiere e per la tua intercessione la benedizione di Dio scenda abbondante sulle nostre famiglie,
sulla nostra comunità e su tutto il mondo.
Amen.

Appuntamenti

Castelletto

Venerdì 31 maggio
Ore 20.00 S. Messa a comunità riunite con padre predicatore e processione a Squadretto
Sabato 1 giugno
Ore 18.30 S. Messa con padre predicatore
Domenica 2 giugno
Ore 10.00 S. Messa con padre predicatore

Milzanello

Lunedi 3 giugno
Ore 9.00 S. Rosario
Ore 20.30 S. Messa con padre predicatore
Martedì 4 giugno
Ore 9.00 S. Rosario
Ore 20.30 S. Messa con padre predicatore

Porzano presso la chiesa della Madonna della stalla

Mercoledì 5 giugno
Ore 10.00 S. Rosario e S. Messa
Ore 20.00 S. Rosario e S. Messa con padre predicatore
Giovedì 6 giugno
Ore 10.00 S. Rosario e S. Messa
Ore 20.00 S. Rosario e S. Messa con padre predicatore

Leno

Venerdì 7 giugno
Ore 8.00 S. Messa. Segue S. Rosario
Ore 9.30 S. Messa.
Ore 19.30 S. Rosario
Ore 20.30 S. Messa con padre predicatore Adorazione Eucaristica notturna fino alle ore 8.00
Sabato 8 giugno
Ore 8.00 S. Messa. Segue S. Rosario
Ore 9.30 S. Messa.
Ore 17.30 S. Rosario
Ore 18.30 S. Messa con padre Predicatore
Domenica 9 giugno
Ore 10.30 S. Messa conclusiva a comunità riunite presieduta da P. Gino Toppan, Priore del Carmelo di Adro.

Appuntamenti di preghiera | FO19

La Festa dell’Oratorio non è solo una settimana di divertimento. É una settimana nella quale vogliamo mostrare il nostro stile, lo stile dell’Oratorio, a tutta la comunità. Per questo abbiamo deciso di riproporre gli appuntamenti di preghiera quotidiani.

I due momenti forti saranno le due Sante Messe, lunedì 10 giugno alle ore 20:00 e domenica 16 giugno alle ore 10:30. Da martedì a sabato la preghiera si terrà nella chiesetta dell’Oratorio, così come l’adorazione notturna tra sabato e domenica.

Testimonianza vocazionale

Sono Luca, ho 25 anni e non volevo fare il prete.

Ero un ragazzo dell’oratorio e a 18 mi sono trovato a vivere un’esperienza insieme ai miei amici e ad altri due milioni e mezzo di giovani: la Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid con il papa. Ho studiato lingue, per cui era una bellissima occasione per imparare lo spagnolo e conoscere gente straniera. Certamente non immaginavo che i piani di Dio sulla mia vita erano completamente differenti. Durante il viaggio in nave verso Barcellona conosco un ragazzo, della mia stessa età e dopo qualche ora scopro che era in seminario. A 18 anni uno è in seminario perché vuole diventare prete? Quello è fuori di testa! Però questa sua scelta esercitava su di me un’attrattiva non indifferente. Ci siamo conosciuti e tra le altre ho scoperto essere un ragazzo normalissimo, in cammino per capire un po’ di più il progetto di Dio sulla sua vita.

Ultimo giorno di GMG, durante il momento di ringraziamento dopo la comunione, il mondo mi è crollato addosso. Tutto quello che avevo vissuto fino a quel momento si è concretizzato con una domanda: Signore, vuoi che diventi prete? E chiaramente la risposta era “Sì!”. La risposta di un diciottenne pieno di spirito ed entusiasmo qual ero. Per cui, dopo un momento di incomprensione della cosa e dopo averne parlato con il mio don, che era più carico di me, avevo pensato che la mossa migliore da fare era parlarne con la mia mamma. Beh… diciamo che non ha manifestato lo stesso entusiasmo che avevo io, anzi. Da lì è iniziata una serie di lotte, urla, pianti, litigi che mi hanno fatto dire: Ma chi me lo fa fare! Il prete, no grazie.

Così mi sono fidanzato con una ragazza che avevo conosciuto alla GMG, ho iniziato un corso di ballo che era un sogno che tenevo nel cassetto da anni, ho finito il liceo e sono entrato nel mondo dell’università, continuando a studiare le lingue tanto amate. E qui ho conosciuto una ragazza di un anno più vecchia di me che oltre a farmi capire un po’ come funzionava l’università, a giugno mi dice: Ma lo sai che mio fratello viene a far servizio nella tua parrocchia?

Tuo fratello? Ma non eri figlia unica? Ecco, aveva un fratello, della mia stessa età, in seminario, che sarebbe venuto a far servizio il sabato e domenica nella mia parrocchia. Da quel momento ho smesso di credere nel caso. Stavo tornando da uno spettacolo di ballo quando la domanda della vita mi è tornata: Luca, cosa stai facendo della tua vita?

OK. Avevo tutto quello che desideravo: ero fidanzato, andavo bene all’università, la mia attività di educatore in oratorio aveva un certo successo, avevo una proposta di lavoro, mi avevano chiesto di prender parte in un cast per il musical che tanto amavo…. Ma quando tornavo a casa la sera, anche dopo delle super giornate, non ero felice. Mi mancava qualcosa per far sì che la mia vita fosse piena. Così ho iniziato un cammino di discernimento con il mio don che mi ha portato a chiedere di poter essere ammesso al seminario diocesano di Brescia.

Non perché avere una famiglia mi faccia schifo. Non perché guadagno economicamente di più. Non perché le lingue che ho studiato non mi diano soddisfazione. No. La scelta sta proprio qui: capire di essere fatto anche per altro. Ma il Signore per me ha pensato ad un’altra cosa.

Ed è un cammino continuo alla scoperta di quei segni che ogni giorno Dio mi manda: persone, eventi che mi han fatto comprendere di essere stato amato, cercato anche quando ero lontano, anche quando ho dubitato che Dio ci fosse, e infine chiamato a diventare sacerdote, scombussolando i miei piani e i piani di chi mi vive accanto.

Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene.

Insomma, il Signore mi chiama e ci chiama a diventare dei parolieri. Lui è l’inizio… l’Alfa; e la fine… l’Omèga. Il resto delle lettere è in mano nostra e il compito è quello di metterle al posto giusto. L’Alfa ci ha creato, l’Omèga ci dice che un giorno la nostra vita terrena finirà per aprirsi alla vita eterna. E in mezzo? Che fare? Una serie di lettere sconclusionate da cercare di ordinare per far sì che si capisca il senso della parola che si vuole comporre. E se sbagliamo a fare le combinazioni, guardando all’inizio e alla fine capiamo che siamo in errore. E il gioco ricomincia.

Chi è Gesù per me? Qual è la mia vocazione? E non vale soltanto per i preti, le suore, i seminaristi… no. Ciascuno è chiamato a rispondere alla propria secondo quanto Dio ha pensato per lui: chi mamma, chi papà, chi nonno, nonna, zia, figlio… solo occupando il posto che Dio ha pensato per noi possiamo essere pienamente felici.

In questa giornata di preghiera per il seminario, chiedo a ciascuno di voi di pregare per me, per i miei compagni, per gli educatori che ci seguono e accompagnano in questo cammino.

Solo nelle mani del paroliere possiamo diventare lettere piene, non sparse, ma composte in modo tale da creare una meravigliosa poesia.

Vedere l’invisibile

In Diocesi si svolgerà una veglia di preghiera venerdì 10 maggio alle 20.45 in tre luoghi: santuario Madonna della Neve ad Adro; Eremo di Bienno; chiesa di S. Francesco d’Assisi in città

Nella IV domenica di Pasqua si tiene l’annuale Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. “La chiamata di Dio non è un’ingerenza nella nostra libertà ma l’offerta di entrare in un progetto di vita, in una promessa di bene e felicità, non siate sordi a tale chiamata”: così il Papa nel messaggio inviato in occasione della 56ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.

Le tre veglie. Per questa occasione nella nostra Diocesi si svolgerà una veglia di preghiera venerdì 10 maggio alle 20.45, in tre luoghi differenti: santuario Madonna della Neve ad Adro; Eremo dei Santi Pietro e Paolo a Bienno; chiesa di S. Francesco d’Assisi in città.

Il messaggio. “È successo così con la persona con cui abbiamo scelto di condividere la vita nel matrimonio, o quando abbiamo sentito il fascino della vita consacrata: abbiamo vissuto la sorpresa di un incontro e, in quel momento, abbiamo intravisto la promessa di una gioia capace di saziare la nostra vita”. Lo scrive Papa Francesco nel messaggio sul tema: “Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio”. Soffermandosi su due aspetti – la promessa e il rischio –, il Papa spiega che “la chiamata del Signore non è un’ingerenza di Dio nella nostra libertà; non è una ‘gabbia’ o un peso che ci viene caricato addosso”. “Al contrario, è l’iniziativa amorevole con cui Dio ci viene incontro e ci invita ad entrare in un progetto grande, del quale vuole renderci partecipi, prospettandoci l’orizzonte di un mare più ampio e di una pesca sovrabbondante”. Indicando il “desiderio di Dio”, Francesco spiega che “è che la nostra vita non diventi prigioniera dell’ovvio”, “non sia trascinata per inerzia nelle abitudini quotidiane e non resti inerte davanti a quelle scelte che potrebbero darle significato”. “Il Signore non vuole che ci rassegniamo a vivere alla giornata pensando che, in fondo, non c’è nulla per cui valga la pena di impegnarsi con passione e spegnendo l’inquietudine interiore di cercare nuove rotte per il nostro navigare”. Ribadendo che “ognuno di noi è chiamato – in modi diversi – a qualcosa di grande”, il Papa incoraggia ciascuno affinché la sua vita “non resti impigliata nelle reti del non-senso e di ciò che anestetizza il cuore”.

Una sfida da affrontare. “La vocazione è un invito a non fermarci sulla riva con le reti in mano, ma a seguire Gesù lungo la strada che ha pensato per noi, per la nostra felicità e per il bene di coloro che ci stanno accanto. Naturalmente, abbracciare questa promessa richiede il coraggio di rischiare una scelta”. Afferma sempre il Papa. “Per accogliere la chiamata del Signore occorre mettersi in gioco con tutto sé stessi e correre il rischio di affrontare una sfida inedita; bisogna lasciare tutto ciò che vorrebbe tenerci legati alla nostra piccola barca, impedendoci di fare una scelta definitiva – afferma il Papa –. Ci viene chiesta quell’audacia che ci sospinge con forza alla scoperta del progetto che Dio ha sulla nostra vita”. Riferendosi alla “scelta di sposarsi in Cristo e di formare una famiglia”, così come alle “vocazioni legate al mondo del lavoro e delle professioni”, all’“impegno nel campo della carità e della solidarietà”, alle “responsabilità sociali e politiche, e così via”, Francesco spiega che “si tratta di vocazioni che ci rendono portatori di una promessa di bene, di amore e di giustizia non solo per noi stessi, ma anche per i contesti sociali e culturali in cui viviamo, che hanno bisogno di cristiani coraggiosi e di autentici testimoni del Regno di Dio”. Poi rivolgendosi ai giovani, il Papa li incoraggia a non essere “sordi alla chiamata del Signore”. “Non fatevi contagiare dalla paura, che ci paralizza davanti alle alte vette che il Signore ci propone. Ricordate sempre che, a coloro che lasciano le reti e la barca per seguirlo, il Signore promette la gioia di una vita nuova, che ricolma il cuore e anima il cammino”.

Ora, Signore, manda il tuo Spirito che ci rinnovi

Una riflessione in margine all’esperienza degli esercizi spirituali del 12/15 marzo 2019

Gli esercizi spirituali vissuti insieme con le tre comunità di Milzanello, Porzano e Leno sono state una vera ventata dello Spirito; un’ottima occasione per fermare il ritmo quotidiano, stare “faccia a faccia” con il Signore, ascoltare e diventare più famigliari con la sua parola ed intensificare il cammino quaresimale.

Coloro che hanno proposto la lectio dei testi biblici mi hanno aiutato a penetrare in profondità la Parola, gustare la dolcezza del suo messaggio, riscoprire la pregnanza di alcuni passi biblici meno noti e a trovare spunti nuovi per la mia vita.

La partecipazione è stata consistente, ma soprattutto sentita e vissuta con grande intensità in tutti i momenti che hanno scandito gli incontri delle quattro serate. Il momento dell’accoglienza mi ha aiutato a sentirmi in famiglia e mi ha preparato a vivere l’esperienza in spirito di comunione. Il momento dell’ascolto è stato caratterizzato da un silenzio attivo e accogliente. Lo spazio del silenzio personale dopo l’annuncio mi ha permesso di lasciar penetrare la Parola ascoltata come una pioggia leggera che penetra gradualmente e feconda la terra. La condivisione mi ha sollecitato ad aprirmi con fiducia a Dio e ai fratelli per offrire e ricevere ulteriore ricchezza dalla Parola. Mi pare che la struttura degli incontri e la scansione dei tempi sia stata proprio indovinata e abbia aiutato a rendere positiva la proposta.

Un tempo ricco di grazia di cui sono riconoscente a Dio e alla comunità. Ora chiedo allo Spirito Santo che faccia maturare in me e nella comunità i frutti di bene che il Signore si attende.

Alessandro

Giornate di fraternità e spiritualità

La tua Parola, Signore, è lampada ai miei passi, luce sul mio cammino.
Sal 118,105

Da venerdì 31 maggio a domenica 2 giugno 2019

Le giornate si svolgeranno nell’oasi dell’Eremo di Montecastello sul Lago di Garda (Tignale); saranno guidate da don Dino Capra, direttore dell’eremo. 

La quota di partecipazione è di 120.00 euro, con partenza Venerdì 31 maggio, ore 9.00 davanti alla chiesa di Leno.

Il rientro a casa è previsto nel pomeriggio della domenica.

Le iscrizioni si ricevono presso Lucia Bonazza (030-906271) o presso l’Ufficio Parrocchiale.

Vocazione a prova di ragazzi

Come si esprime l’accompagnamento? La riflessione, dopo gli incontri nelle Congreghe, arriva nei Consigli presbiterale e pastorale

Come si esprime l’accompagnamento vocazionale dei ragazzi e delle ragazze? Questa domanda è stata presa in esame dai sacerdoti negli incontri sul territorio anche in vista di un approfondimento sulla possibile evoluzione del “Seminario Minore”. Il Consiglio presbiterale diocesano ha deciso di dedicare le prossime due riunioni, mentre il consiglio pastorale diocesano si ritroverà l’11 maggio ad affrontare il medesimo approfondimento.

La fotografia. Si sente il bisogno di ripensare i luoghi comuni circa l’età della preadolescenza, anche sotto il profilo vocazionale, perché sarebbe pastoralmente ingiusto ritenere che non abbia rilievo la cura vocazionale di questa fascia di età. Lì si percepisce il massimo di sensibilità all’annuncio vocazionale. A questa età si ha la più ampia plasticità per la maturazione dei prerequisiti vocazionali (formazione dell’identità, espansione della vita di relazione, amicizia, vita di gruppo, generosità, ecc.). Più che di una proposta vocazionale esplicita, al di sotto dei 13 anni, conviene puntare su un appello vocazionale ampio. La preadolescenza è stata chiamata la prefigurazione armonica del divenire vocazionale: l’evento vocazionale vero e proprio è percepito come un desiderio e una intuizione dello sviluppo futuro. È il divenire vocazionale, è l’età delle intuizioni e dei desideri, il periodo della vita in cui avviene la più elevata identificazione con i modelli. L’adolescenza dilatata, lunga e interminabile, comporta, invece, un prolungato accompagnamento in una fase della vita splendida ma fragile, più adatta alla semina che alla raccolta. Infatti, l’adolescenza è come la primavera, una stagione di bellezza e di rischio. Gli adolescenti vivono grandi entusiasmi per progettare se stessi nel futuro ma anche notevoli fatiche per costruire la propria identità e superare le crisi connesse con quella che viene chiamata la seconda nascita. L’elemento più caratteristico della vocazione nell’adolescenza è costituito dalla scoperta e dalla costruzione del progetto personale di vita.

Le proposte attive. Inizialmente è stato scelto l’acronimo non troppo felice “Covo”, ma preferiamo chiamarle semplicemente comunità vocazionali. Sono dei momenti in cui i ragazzi delle superiori (dalla prima alla quinta) che non scartano l’ipotesi di entrare in Seminario (alcuni sono solo desiderosi di conoscere meglio il loro rapporto con la fede) si incontrano, si confrontano e fanno insieme un cammino mensile. Attualmente sono tre, come raccontiamo in pagina, i luoghi che accolgono i ragazzi e il loro cammino di ricerca: Breno, Verolanuova e Brescia (Seminario minore). In precedenza c’era anche l’esperienza, che poi si è conclusa, di Lumezzane. “I ragazzi – spiega don Claudio Laffranchini – condividono lo stare insieme e prendono sul serio la loro vocazione. Vivono per un giorno e mezzo la loro quotidianità con gli altri ragazzi e si lasciano accompagnare dalla figura di un sacerdote che si prende cura di loro. In tutto sono circa 25 maschi, ma il desiderio è quello di pensare qualcosa anche per le femmine”. Condividono la vita ordinaria (compresi i compiti), partecipano alle attività pensate per loro, pregano e, in questo clima positivo, instaurano un rapporto buono con i loro curati. Per i più piccoli, una domenica al mese, c’è “Piccolo Samuele”: è una proposta di orientamento e accompagnamento vocazionale per ragazzi dalla V elementare alla III media che amano stare insieme, mostrano una certa vivacità spirituale (preghiera, confessione, partecipazione attiva alla Messa) e nei quali si coglie il desiderio di approfondire l’amicizia con Gesù. Gli incontri si tengono presso il Seminario Minore a Brescia, in via dei Musei 58 a.

Itinerari delle via crucis 2019

Di seguito sono riportati gli itinerari delle via crucis che si terranno per le vie di Leno.

Venerdì 5 aprile

Martedì 9 aprile

Mercoledì 10 aprile

Giovedì 11 aprile