Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni

Queste sono le parole che Papa Francesco ha rivolto ai pellegrini del Sinodo dei Giovani dell’11 e 12 agosto. Ci ha esortati a sognare in grande, a creare un progetto di vita che comprenda non solo noi stessi e che porti pace. 

Sognare spesso non è facile e per farlo abbiamo bisogno di speranza: affidarci a Dio e porre i nostri desideri nelle Sue mani ci dà la forza di rischiare e proseguire sulla nostra strada, senza accontentarci delle comodità di tutti i giorni. Abbandonare la tranquillità costa sforzo e ci fa paura, per questo Papa Francesco ha invitato noi giovani ad “alzarci dal divano” e camminare con Dio per realizzare i nostri sogni.

Abbiamo accolto la proposta del Papa e iniziato il pellegrinaggio verso Roma il 9 agosto; durante il viaggio abbiamo faticato, ma il percorso ci ha permesso di capire che con un po’ di determinazione e un buon gruppo di amici si può raggiungere qualsiasi obiettivo. Nel corso del cammino siamo stati ospitati prima a Ronciglione con gran gentilezza e disponibilità, quindi abbiamo proseguito a piedi per 25 kilometri verso Trevignano. Da qui abbiamo raggiunto il Circo Massimo dove abbiamo condiviso un momento di preghiera e di riflessione con Papa Bergoglio. Durante la notte tra l’11 e il 12 si è svolta la Notte Bianca della Fede, che offriva la possibilità di visitare varie chiese di Roma partecipando a esercizi di spiritualità. 

La domenica mattina tutti i pellegrini si sono riuniti in Piazza San Pietro per assistere alla Santa Messa e all’Angelus, in cui il Papa ci ha esortato a essere coerenti con il nostro credo facendo del bene sulla strada verso i nostri desideri.

Alla fine di questo pellegrinaggio, quindi, ci auguriamo di realizzare i nostri sogni e di continuare a “camminare nella carità e nell’amore”.

Emma e Gaia

Guarda la galleria:

Pellegrinaggio a Roma 2018

Pellegrini nella terra di Gesù

Le impressioni e le riflessioni del vescovo Tremolada al termine del pellegrinaggio in Terra Santa, col desiderio di tornarci con i giovani

Dal 21 al 28 giugno scorso mons. Tremolada ha presieduto il suo primo pellegrinaggio da vescovo di Brescia. Con lui hanno condiviso l’esperienza in Terra Santa 160 bresciani. All’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, prima di imbarcarsi sull’aereo che lo avrebbe riportato in Italia, ha tracciato un bilancio di questo pellegrinaggio che l’ha visto passare e sostare in preghiera tra molti dei luoghi che hanno segnato la vita terrena di Gesù.

Eccellenza, perché è importante compiere un pellegrinaggio in Terra Santa?

Il pellegrinaggio in Terra Santa è importante perché oltre all’esperienza dell’ascolto della Parola consente anche quella della vista. Personalmente credo molto nell’interazione tra la lettura del testo biblico e la visione dei luoghi biblici. Vedere ci permette di dare al testo che ascoltiamo, alla narrazione del mistero di Gesù, il suo ambiente. Questo è un aspetto molto importante in vista di una comprensione più autentica di ciò che i Vangeli, in particolare, e più in generale la Bibbia, raccontano.

Esiste il rischio che le persone che vivono l’esperienza del pellegrinaggio in Terra Santa possano restare disorientate da una possibile discrepanza tra l’idea che si erano fatte di questi luoghi e la loro realtà…

Credo che un certo disorientamento possa essere anche salutare: purifica l’immaginazione e contribuisce a dare anche una scossa salutare, permettendo di stabilire un collegamento tra ciò che abbiamo ascoltato e ciò che realmente è accaduto. Vedere ambienti e siti come Nazareth, Cafarnao, Cana (anche se alcuni più di altri richiedono un certo sforzo di immaginazione per i cambiamenti che hanno conosciuto nel corso dei secoli) aiuta a creare il contesto giusto per la lettura e la corretta comprensione di tanti brani.

Il pellegrinaggio in Terra Santa è un’esperienza particolare, probabilmente diversa da quella in tanti altri luoghi della fede. Quali sono le condizioni per affrontarlo?

L’esperienza del pellegrinaggio va divisa in tre momenti. C’è quello della preparazione che consiste soprattutto nel disporsi a vivere un’esperienza che ancora non si conosce appieno e che chiede al pellegrino anche la disponibilità a lasciarsi colpire, interpellare da quello che vedrà. Si tratta di una predisposizione spirituale, che porta con sé la disponibilità ad alimentare un desiderio e a purificare l’immaginazione. È poi necessario maturare la convinzione che l’esperienza del pellegrinaggio sarà un dono, anche se questa dimensione la si percepisce soprattutto dopo averla vissuta. C’è poi il secondo momento, quello del pellegrinaggio dove è necessario vivere ciò che di giorno in giorno succede e ciò che il cammino propone, anche con un po’ di senso di sorpresa e lasciandosi scuotere in senso positivo, disposto anche a rivedere alcune delle convinzioni precostituite. Il terzo momento, molto importante, è quello in cui andare con la mente a quello che si è vissuto, tornare con il ricordo sui momenti principali o che il pellegrino ha percepito come significativi e su quelli che sono stati i luoghi fondamentali.

Quella appena conclusa è stata la sua prima esperienza in Terra Santa come Vescovo di Brescia, con un gruppo di 160 pellegrini. Cosa le ha lasciato?

Più volte sono stato pellegrino in Terra Santa. Vivere, però, questa esperienza da Vescovo, con un numero così consistente di pellegrini ha un sapore del tutto diverso. Sono state giornate per me molto arricchenti e significative; ho gustato in modo particolare le celebrazioni che abbiamo vissuto insieme.