Francesco: una vita che fa da modello

Nell’omelia che il vescovo Tremolada ha pronunciato nel corso della Santa Messa nella basilica superiore di Assisi, l’invito rivolto ai tanti ragazzi presenti a seguire nella loro vita gli esempi e gli insegnamenti del poverello di Assisi

Un cielo carico di nuvole non ha tolto nulla alla gioia dell’incontro tra il vescovo Tremolada e gli oltre 2000 ragazzi bresciani, nati tra il 2005 e il 2007, che hanno vissuto un’intensa esperienza di tre giorni dal taglio vocazionale. È nella terra che ha dato i natali e ha visto fiorire la vocazione del “poverello” di Assisi che l’Ufficio per gli oratori, i giovani e le vocazioni hanno voluto chiamare a raccolta i ragazzi bresciani per consentire loro di comprendere, in una città in cui ogni angolo e ogni pietra racconta la “vita bella”, come si possa rispondere sì alla chiamata che il Signore ha pensato per ogni uomo.

Se il momento centrale della prima giornata di questa esperienza che ha preso il posto dell’ormai tradizionale “Roma Express” è stata la Santa Messa che il Vescovo ha celebrato nella basilica superiore davanti a tanti ragazzi, non meno importante è stato il “primo contatto” con le testimonianza di chi, frate o suora, ha già avuto modo di “fare i conti” con la dimensione vocazionale della propria vita.

Le immagini e i video che i ragazzi, tramite Whatsapp, Facebook e Instagram, hanno mandato a Brescia sono di quelle che non lasciano spazio a dubbi particolari: se l’obiettivo di quesra prima esperienza in terra di Assisi era di far toccare loro con mano la gioia del “bello del vivere”, la missione, già al termine della prima giornata, è stata abbondantemente raggiunta.

Mons. Pierantonio Tremolada ha praticamente accolto l’arrivo dei ragazzi bresciani ad Assisi; non si è sottratto alle richiese di foto di gruppo o di selfie per documentare il “c’ero anch’io” a una esperienza importante.

Nel corso della Messa, celebrata sotto le volte della Basilica superiore, il Vescovo ha indicando ai ragazzi lo splendido ciclo di affreschi di Giotto dedicato a San Francesco, li ha invitati a vivere una vita avendo come punto di riferimento gli insegnamenti di quel giovane che, più di 800 anni fa, si lasciò interpellare da quell’invito del Crocifisso ospitato nella chiesa diroccata di San Damiano a impegnarsi per la ricostruzione della “casa”. Ai tanti ragazzi riuniti in questo scrigno di arte e religiosità ha rivolto ancora l’invito di trovare, così come fece Francesco, il tempo del silenzio, degli spazi per la riflessione, a prendere a cuore, così come fece tanti anni prima quel loro coetaneo diventato santo, la natura. Parole importanti, quelle del vescovo Tremolada, che non hanno lasciato indifferenti, nonostante la fatica per il viaggio affrontato e la prima giornata assisiate, le centinaia di ragazzi presenti.

Pellegrinaggio di San Valentino 2019 alla Roma paleocristiana

Eccoci finalmente giunti anche quest’anno all’appuntamento di San Valentino con l’ormai tradizionale Pellegrinaggio per coppie e famiglie organizzato nell’ambito della Pastorale della Famiglia della nostra parrocchia.

Una tre giorni (15-16-17 febbraio) immersi nella Roma Paleocristiana alla scoperta di tesori artistici, culturali, ricchi di un valore aggiunto per noi credenti e fuori dai tradizionali percorsi turistici.

La prima tappa è stata la visita alle Catacombe di Priscilla, si trovano nel quartiere Trieste sotto Villa Ada, sono tra le più antiche di Roma, scavate nel tufo, sono estese su più livelli di profondità, per 13 Km di lunghezza. Il primo piano, il più antico, si snoda in percorsi irregolari di gallerie nelle cui pareti sono ricavati i “loculi” le tombe comuni con iscrizioni in greco o in latino. Qui abbiamo potuto inoltre ammirare, in una piccola cappella sepolcrale quella che forse è la più antica rappresentazione dell’Eucarestia, l’affresco dei Magi e la più antica immagine della Madonna che si conosce (risalente al II secolo) ritratta seduta con un bambino accanto al profeta Ballam che indica una stella.

Questo luogo, tre il III e il IV secolo accolse, inoltre, corpi di numerosi martiri e di alcuni pontefici.

Per concludere in bellezza la giornata abbiamo poi visitato le Basiliche di:

  • Santa Prassede che conserva, nella sua semplice bellezza, la cappella di san Zenone completamente rivestita di mosaici bizantini e dove viene conservata la reliquia della Colonna della Flagellazione di Gesù portata da Gerusalemme nel 1222 durante il pontificato di papa Onorio III.
  • Santa Pudenziana risalente al V secolo dove è possibile ammirare, nel mosaico dell’Abside, la raffigurazione di Cristo circondato dagli apostoli.

La seconda giornata del Pellegrinaggio, è iniziata con la visita del grandioso Battistero Lateranense. Esso è il più antico Battistero monumentale edificato per volere dell’imperatore Costantino come luogo di culto in cui la comunità cristiana poteva celebrare solennemente i Sacramenti della iniziazione. Ha la particolarità di non aver mai cessato di svolgere quella funzione per cui era stato costruito cioè il Battesimo. Sotto la cupola abbiamo potuto ammirare il fonte battesimale.

Adiacente al Battistero è possibile ammirare la cappella di San Venazio costruita sulla base delle preesistenti terme, essa custodisce l’edicola marmorea raffigurante il Cristo e due angeli e che conserva l’olio Santo utilizzato dalle parrocchie della Diocesi di Roma per la somministrazione dei sacramenti.

Nell’itinerario non è potuta mancare la visita al monastero e alla Basilica dei Santi Quattro Coronati sul colle Celio. Ancora oggi qui vivono, in clausura, le monache agostiniane. La posizione di questa chiesa era rilevante per essere in alto e per la sua vicinanza al Laterano sede allora del papato. Discordanti sono le tradizioni sull’identità dei martiri (“coronati” cioè dal lauro del martirio) cui la chiesa è dedicata: potrebbe trattarsi di marmorari della Pannonia martirizzati al tempo di Diocleziano (284-305) perché non vollero scolpire la statua del dio Esculapio (idoli pagani) oppure, secondo un’altra versione trattasi di pretoriani romani che si rifiutarono di adorarla. All’ingresso dell’edificio è possibile ammirare la massiccia torre campanaria del IX secolo.

Si è proseguito poi nel pomeriggio con la visita alla chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio nel rione Monti. La costruzione fu voluta probabilmente da papa Leone I, l’edificio aveva pianta circolare costituita in origine da tre cerchi concentrici e si inserisce nelle “rinascita classica” dell’architettura paleocristiana che raggiunse la sua massima espressione negli anni tra il 430 e il 460. Questa struttura presenta analogie con la pianta rotonda della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Sorge nella valle tra l’Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano nel rione Monti la Basilica di San Clemente, edificata nel tardo IV secolo su un preesistente edificio del II secolo d.C., si trattava della domus ecclesiaæ di Clemente. Le domus ecclesiaeæ erano luoghi di culto dove si riunivano i fedeli nei primi secoli del Cristianesimo. La basilica che oggi vediamo è stata edificata nel XII secolo ed è collegata al convento domenicano, si trova al di sopra di antichi edifici interrati per due livelli di profondità. Nella basilica inferiore sono presenti mosaici come quello relativo a San Cirillo e Metodio, nonché affreschi del XI secolo che raffigurano San Clemente e Sissinio dove vi sono le iscrizioni che rappresentano uno dei primi esempi del passaggio dal latino al “volgare”. Da non perdere l’ipogeo che si sviluppa sotto l’attuale basilica il più basso dei quali è costituito da un “mitreo” pregevole a lato del quale scorre ancora un sorprendente torrente sotterraneo.

Camminando verso L’Aventino andiamo a visitare l’elegante Basilica di Santa Sabina, situata vicino al Giardino degli Aranci. Degno di nota è sicuramente il portale ligneo d’ingresso ideato e costruito intorno al 432 d.c. Esso è suddiviso in ventiquattro riquadri che narrano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Il riquadro più interessante è quello che narra la Crocifissione. Al suo interno si scopre la “Pietra del Diavolo” con la sua curiosa leggenda.

A pochi passi abbiamo visitato la Chiesa di Sant’ Alessio costruita tra il III e il IV secolo, la Chiesa di Sant’Anselmo che nonostante le apparenze è di recente costruzione (risale infatti alla fine dell’800).

La terza e ultima giornata del nostro Pellegrinaggio ci porta ad ammirare la Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, chiesa Greco cattolica Melkita costruita nel VI secolo sui resti del tempio di Ercole e del Forum boarium. È una chiesa medioevale nota per accogliere nel suo portico la famosa Bocca della Verità. Il suo nome deriva dall’aggettivo greco “kosmidion” (bello) concetto a cui fu associata per la sua splendida e abbondante decorazione. Uno dei principali tesori che si conserva nella chiesa è il reliquiario di vetro con il cranio di San Valentino, patrono degli innamorati.

Attraverso una passeggiata con vista sui Fori Imperiali siamo giunti in Piazza del Campidoglio e sulla sommità del Colle Capitolino, non poteva di certo mancare la visita alla Basilica di Santa Maria in Ara Coeli (altare del cielo). Al suo interno è possibile ammirare tra i tanti tesori la Cappella del Bambinello dove si trova una scultura in legno del bambin Gesù, intagliata nel XV secolo con il legno d’olivo del Giardino del Getsemani, ricoperta di preziosi ex voto. Secondo la credenza popolare la statua era dotata di poteri miracolosi e i credenti vi si recavano per chiedere la grazia. Purtroppo nel 1994 la scultura venne trafugata e non più ritrovata: ora al suo posto c’è una copia dell’originale. Lasciata alle spalle la chiesa fortunatamente abbiamo percorso in discesa i 124 scalini per dirigerci verso l’Isola Tiberina, il Ghetto per giungere in Piazza e Chiesa di Santa Maria in Trastevere. Questa chiesa conserva nella parte superiore della facciata un mosaico del XIII secolo raffigurante Maria in Trono che allatta il bambino, affiancata da dieci donne recanti lampade. Che dire del Campanile? Sulla sommità si vede un mosaico raffigurante la Madonna con il bambino in una nicchia.

A conclusione di questa intensa esperienza dove le nostre famiglie hanno condiviso momenti di cultura e di fede, accompagnati dalla gioia dello stare insieme in pace e in serenità il nostro grazie corale è rivolto a Don Ciro, a Suor Graziella e all’inesauribile e simpatica Cristiana, la guida che anche quest’anno ci hanno accompagnati nella città eterna.

Guarda la galleria:

Pellegrinaggio di S. Valentino per Famiglie

I nostri santi protettori

La piccola comunità di Milzanello ha il privilegio di avere ben due santi intercessori presso il Padre Celeste.

San Michele Arcangelo, titolare della parrocchia e Sant’Urbano Martire, patrono della comunità. 

La festa di san Michele ricorre il 29 settembre e, come ogni anno, è stata festeggiata con la messa solenne all’interno della quale il coro ha dato prova di grande professionalità. La chiesa parrocchiale era allestita splendidamente con gli arredi ristrutturati, quindi lucenti, e con fiori bianchi. La funzione è stata seguita dalla comunità con fede e commozione. 

La festa di sant’Urbano ha avuto luogo il 4 novembre. La celebrazione è iniziata con una manifestazione pubblica, percorrendo la strada dalla piazzetta dei Caduti fino in chiesa. Le spoglie del Santo sono state portate, sulle spalle, alla parrocchiale, dove è stata celebrata la Santa Messa, in modo solenne con il canto del coro e allestimento rigorosamente di color rosso. In questa occasione si è svolta anche la festa del ringraziamento e, al termine della Messa, sono stati benedetti i mezzi agricoli e tutti i presenti.

Sant’Urbano, che da sempre è stato onorato a Milzanello, ultimamente era stato messo un po’ in ombra e le sue reliquie venivano portate in processione insieme alla Madonna del Rosario, senza avere un loro spazio. Già l’anno scorso è stata celebrata una festa riservata al Santo, ma quest’anno il patrono ha ricevuto un tributo più solenne. 

Inoltre, attraverso una ricerca effettuata da Chiara Ravagni (incaricata da don Ciro di fare questa ricerca) la comunità ha avuto modo di conoscere la possibile provenienza del corpo e le origini del Santo. 

Il piccolo libro “S. Urbano Martire. Storia delle S. Reliquie del patrono di Milzanello” è stato distribuito in omaggio a tutti i presenti.

Entrambe le feste, San Michele e S. Urbano, sono state precedute o seguite da un momento di convivialità alla quale molti hanno partecipato. Per i bambini giochi e castagnata in oratorio.

La comunità ringrazia: i sacerdoti che hanno dato la possibilità a tutti di vivere un momento di raccoglimento intorno a questi Santi che la proteggono; i volontari, Chiara Ravagni, il coro e tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita delle feste. 

Testimonianza

Ho partecipato al pellegrinaggio per la canonizzazione di Papa Paolo VI e per il 50° anniversario della morte di Padre Pio. In questa occasione, abbiamo visitato il monte S. Angelo dove si trova il Santuario – Grotta di S. Michele. Qui ho pensato che la parrocchia di Milzanello  è intitolata a S. Michele ed è stato molto suggestivo essere lì nel luogo dove l’Arcangelo apparve lasciando la sua impronta nella roccia. Le grazie di questo  Principe glorioso, valoroso guerriero ”dell’Altissimo”, sono infinite per i suoi molti devoti che desiderano la sua protezione dalle insidie del male. 

Michele vuol dire “chi come Dio”.

Fu questo il grido di battaglia con cui debellò Lucifero e gli angeli ribelli suoi seguaci e riunì sotto la sua bandiera tutti gli angeli fedeli. Il suo stesso nome è perciò un programma di fedeltà, un grido d’amore, una proposta di vita.

“Chi come Dio”? sia anche per noi la divisa di fedele servitore di Cristo.

San Michele era il grande protettore della sinagoga ed ora è il protettore della Chiesa.

Patrizia

Un’esperienza emozionante

Ciao a tutti, vi parlo della mia grande, o meglio, grandissima emozione, avvenuta a San Giovanni Rotondo con il Santo Padre Pio da Pietralcina. Devo proprio raccontarvela!!! Non posso nasconderla anche se vorrei perché mi hanno visto buona parte delle persone del pellegrinaggio piangere, preoccuparmi o meglio rattristarmi per questo avvenimento così improvviso.

Vorrei partire da Pietralcina un piccolo paesino dove Padre Pio nacque il 25 maggio 1887. Avevo appena terminato il pranzo, mi stavo avviando verso l’uscita dell’hotel non ho visto che c’erano tre gradini e sono caduta mortalmente con le ginocchia; mi è venuto l’istinto di fare pure l’inchino su quella terra di quel pesino. Ve lo giuro! non mi sono fatta per niente male.

Non vedevo l’ora di vedere la salma di Padre Pio situata nella Chiesa grande a San Giovanni Rotondo. Vi ricordo che a San Giovanni Rotondo sono andata 15 anni fa ma le reliquie di Padre Pio a quel tempo non si vedevano come ora. Il mio desiderio era stato quello di vederlo.

Arrivata a San Giovanni Rotondo ero felicissima perché finalmente potevo vederlo così come egli è. Credevo che fosse posizionato o situato in mezzo alla Chiesa grande invece no. L’ho visto prima del mio previsto. Mi sono emozionata talmente tanto che ho pianto. Non riuscivo a trattenere le lacrime. Volevo nascondermi chissà dove. Ho preso fiato per rassicurare e confermare i presenti che non era un pianto di tristezza!… ma “pienezza di gioia” in questo mondo si può piangere anche di gioia!!!

D’accordo con Monsignore ho chiesto se potevo avere un ritaglio di tempo per me preziosissimo per stare un po’ in compagnia con Padre Pio. Ho ottenuto questo ritaglio di tempo regalato dal buon Dio. In questo tempo piccolo o grande che sia, sono stata capace di dirgli solo: “sono stra felice di averti visto” e lui è come se mi avesse risposto: “Ed io sono stra contento di averti trovato”.

Devo solo ringraziare mio marito che mi ha spinto, rassicurato e incoraggiato “nella pura libertà piena di me stessa”  di partecipare a questo pellegrinaggio e con l’aiuto dello Spirito Santo ho detto il mio si. Sicuramente ora ho una marcia in più per camminare al meglio in questa vita terrena.

Rosanna

Sui passi di Francesco

Dal 23 al 25 aprile, il Centro oratori bresciani organizza un pellegrinaggio ad Assisi con il vescovo Pierantonio

È ancora vivo nella memoria delle migliaia di giovani bresciani il ricordo dell’esperienza vissuta con il vescovo Pierantonio quando in aula Nervi, lo scorso 7 aprile nel corso di Roma Express, hanno incontrato papa Francesco.

Meta. Quest’anno cambia la meta, ma non le attese e le speranze dei circa 1.200 ragazzi che si sono già iscritti al tradizionale pellegrinaggio di primavera: destinazione Assisi, sui passi di San Francesco. Il pellegrinaggio, promosso dalla Diocesi grazie all’organizzazione del Centro oratori bresciani e al supporto logistico di Brevivet, si terrà dal 23 al 25 aprile.

Cob. “Scegliere Assisi – ha sottolineato don Claudio Laffranchini, vice direttore del Cob – significa concentrarsi sulla bellezza della santità. La figura di San Francesco ci permetterà di entrerà in questa bellezza, in questo cammino in cui ognuno di noi è inserito, proprio come ci sprona a fare il nostro Vescovo. Con lui faremo questo pellegrinaggio ad Assisi, cercando di conoscere, attraverso alcune testimonianze, la vita di questo santo”.

L’appuntamento più atteso della prima giornata è la S.Messa con il vescovo Pierantonio nella Basilica Superiore di San Francesco. Qui darà il mandato ai partecipanti, ai ragazzi nati negli anni 2005/2006/2007. Il pellegrinaggio proseguirà poi alla scoperta dei luoghi cari a S. Francesco attraverso l’ascolto di diverse testimonianze: nella chiesa di San Domenico potranno ascoltare le parole di un frate, nella Basilica di S. Francesco, la catechesi sul ciclo pittorico di Giotto, nella chiesa di Santa Chiara è prevista la testimonianza di una Clarissa, mentre al Santuario della Spoliazione, la proposta vocazionale a cura del Seminario minore.

Cammino. Attraverso il cammino sui passi di San Francesco, “si crea un bell’intreccio – sono ancora parole di Laffranchini – fra l’esperienza di Chiesa e quella della testimonianza. Vedere tanti ragazzi insieme in questo cammino di santità ‘incontrando’ alcuni testimoni come S. Francesco e altre figure che ci parlano della bellezza di questo percorso ci permette di creare un perfetto connubio fra Chiesa e testimonianza”.

Informazioni. Sono due i pacchetti proposti: quello diocesano (175 euro a pellegrino) e l’iscrizione per gruppi autonomi (5 euro). Giovedì 11 aprile alle 20.30, a pochi giorni dalla partenza, è in calendario l’incontro dei capigruppo e la consegna dei materiali di viaggio a Casa Foresti in via Giovanni Asti 21 a Brescia. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito del Centro oratori bresciani

La Parrocchia di Leno a Roma per Paolo VI, Santo della Chiesa Universale

Nel corso di 6 giorni, dal 13 al 18 ottobre, il nostro viaggio ha fatto anche tappa nei luoghi di un altro Santo apostolo di fede, S. Padre Pio da Pietrelcina, ed altri siti di profondo interesse culturale e spirituale, che hanno riempito le nostri menti ed i nostri cuori.

Nelle soste del viaggio di andata è stato bello salutare tante altre comitive di bresciani; in questi brevi incontri capivamo che la loro gioia e il loro entusiasmo erano anche i nostri, perché avevamo in comune la stessa meta: la proclamazione di Paolo VI a Santo della Chiesa Universale.

Man mano che i pellegrini giungevano nella capitale, i giornalisti coglievano la grande emozione che si respirava attraverso le testimonianze dei fedeli e di chi li accompagnava: “Desideriamo che questo grande Papa Santo ci aiuti a rivedere la nostra vita cristiana riportando in parrocchia un vento nuovo dello Spirito” ha espresso il nostro Monsignore.

Nella prima tappa di sabato pomeriggio al Santuario del Divino Amore, abbiamo assistito alla S. Messa celebrata dal Vescovo Tremolada, dal nostro Monsignore e arricchita dalle voci dei cantori della Chiesuola di Pontevico.

La mattina di domenica, al nostro arrivo, Piazza S. Pietro era già gremita di bambini, giovani, adulti e anziani, emozionati dinanzi alla canonizzazione di un apostolo, che nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire totalmente Gesù. Pur animato da tanto spirito innovatore, Papa Montini non ha mai tradito la propria intima natura, mantenendosi umile, riservato, un semplice servo della chiesa fino alla fine. Alla sua proclamazione a titolo di Santo, un’emozione fortissima si è legata a un lungo e commosso applauso.

Le altre due giornate romane le abbiamo trascorse ad ammirare le meraviglie che la città eterna mostrava ai nostri occhi: le Basiliche, la Scala Santa, i tesori del Vaticano, l’altare della Patria ed una lunga sequenza di splendidi monumenti che non trovano eguali al mondo.

Il quarto giorno, partenza per Pietrelcina. Qui ci aspettava la visita alla casa dove, nel 1877, nasceva Francesco Forgione, il Santo noto al mondo intero col nome di Padre Pio.

È stato davvero curioso entrare in quella piccola casetta di montagna e ritrovarsi a pensare a come una vita tanto straordinaria possa scaturire da un posto tanto semplice. Ripartiti, siamo giunti in serata presso il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo, per recitare il S. Rosario. Subito dopo abbiamo sfilato per il tempo di un saluto, dinanzi alle spoglie mortali del Santo, alloggiate in una teca di cristallo e circondate da un tripudio d’oro e mosaici, un’immagine tanto splendente quando lontana dalla modesta casa che l’ha visto nascere. 

Il quinto giorno, visita guidata al Convento delle Grazie, il luogo nel quale Padre Pio ha trascorso gran parte della vita, donandosi agli altri, senza sosta, e promuovendo il suo messaggio spirituale. La visita al minuscolo spazio della sua umile cella, conservato dai frati che provvedono a mantenere con cura i pochi oggetti posseduti dal santo, è stato uno dei momenti che più mi hanno emozionato. Nel pomeriggio, partenza per Monte Sant’Angelo, per la visita guidata al santuario di S. Michele, una delle chiese più suggestive che ci sia capitato di ammirare.

Risalendo la nostra penisola, ci attendeva ancora un’ultima tappa, non meno importante: la visita alla Santa Casa di Loreto, uno dei luoghi più sacri per la cristianità. Quanti volti e quante storie abbiamo incrociato in questo lungo pellegrinare di oltre 1900 km in pullman, senza contare le decine di km a piedi…

Quante testimonianze di fede vissuta abbiamo letto negli occhi dei ragazzi accalcati in piazza San Pietro, nei pellegrini raccolti in preghiera nei santuari visitati, negli anziani che sorretti dalla forza che solo lo Spirito Santo può trasmettere, affrontavano lunghe camminate per portare omaggio ai luoghi di vita di S. Padre Pio.

Lo Spirito Santo agisce in noi, ci da la forza per raggiungere le vette più alte per respirare, purificarci, risanarci, liberarci, per godere la pace piena di Gesù, fatto uomo per salvarci e condividere con lui la sua santità.

È stato un pellegrinaggio spiritualmente molto profondo e altresì ricco di calore umano; l’affiatamento venutosi a creare fra tutti i partecipanti ha caratterizzato un clima fraterno, grazie anche a Monsignore, che ha contribuito a tenere alto il morale con del sano buonumore.

Un grazie agli organizzatori, all’autista Fausto, a tutti i compagni di viaggio e a Dio, che ci ha accompagnato e restituito alle nostre famiglie.

Maria Rosa, Patrizia, Rosanna e Lucia

Pellegrinaggio di San Valentino 2019

Roma paleocristiana

per coppie e famiglie

Programma

Venerdì 15 febbraio
  • Partenza da Leno in piazza alle ore 5.00 (venire un momento prima);
  • Sosta per la colazione lungo il percorso;
  • Pranzo in autogrill a Roma nord oppure al sacco (ognuno si organizzi);
  • Nel pomeriggio visita alle Catacombe di Priscilla;
  • Spostamento e visita delle Basiliche di Santa Prassede e di Santa Pudenziana;
  • In serata arrivo in albergo, sistemazione, cena e pernottamento.
Sabato 16 febbraio
  • Prima colazione in albergo;
  • Partenza per la visita del Battistero Lateranense;
  • Visita al monastero e Chiesa dei Santi Quattro Coronati;
  • Pranzo presso il ristorante “La pace del Cervello”;
  • Nel pomeriggio visita della chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio;
  • Visita guidata alla Basilica di San Clemente;
  • Camminata verso l’Aventino: visita della Chiesa di Santa Sabina, del Giardino degli Aranci, Chiese di Sant’Alessio, Sant’Anselmo e al Roseto comunale;
  • In serata rientro in albergo, cena e pernottamento.
Domenica 17 febbraio
  • Prima colazione in albergo;
  • S. Messa domenicale;
  • Passeggiata tra piazza Venezia e Trastevere: Basilica di San Marco, Chiesa di Santa Maria Ara Coeli, Chiesa di Santa Maria in Cosmedin;
  • Passaggio sull’Isola Tiberina e Ghetto, Piazza e Chiesa di Santa Maria in Trastevere;
  • Pranzo al sacco fornito dall’albergo. Fermata a Salaria est;
  • Rientro in serata a Leno.

Quota di partecipazione individuale: 290 € da portare al momento dell’iscrizione in Segreteria Parrocchiale in via Dante 15, nei giorni mercoledì – giovedì – venerdì dalle 9.00 alle 12.00. In caso di rinuncia verrà trattenuta la somma di 50 € a testa. Portare al momento dell’iscrizione i dati di ciascun partecipante.

Camminando s’impara

Il vescovo Tremolada è arrivato in Brasile per incontrare, nel suo secondo viaggio missionario dopo l’Albania, i fidei donum presenti in America Latina. Don Raffaele Donneschi è l’ultimo dono della Diocesi di Brescia alla Chiesa brasiliana

A 66 anni don Raffaele Donneschi si è rimesso nuovamente in gioco dall’altra parte del mondo. Nel mese di ottobre è ritornato ad annunciare il Vangelo in Brasile, là dove aveva già trascorso un lungo periodo (dal 1982 al 1994) come fidei donum. Nel suo ministero ha svolto diversi servizi: curato a Castenedolo e a Roncadelle, parroco di Zone, curato a Botticino e direttore, dal 2002 al 2012, dell’Ufficio per le missioni. Dal 2011 era parroco del Violino e dal 2012 anche della Badia.

Don Raffaele, com’è stato l’impatto con il Brasile? Quanto è cambiato rispetto alla sua precedente esperienza?

Mi sento ancora troppo nuovo di Brasile per poter esprimere delle opinioni che non siano eccessivamente di pelle e condizionate da una lettura parziale e superficiale… Sono passati 24 anni da quando ho lasciato la parrocchia brasiliana di S. Luzia, situata nella campagna e nella foresta, ora mi ritrovo a Macapà, in una città di 500mila abitanti, capitale dello stato di Amapà, e parroco da tre settimane della parrocchia della Cattedrale, in una realtà quindi che è sempre un po’ anomala rispetto alle altre parrocchie. L’impressione è di un forte ingresso nella modernità, da un lato nell’ipertecnologia (qui si vota da anni utilizzando il computer anche nel più sperduto villaggio amazzonico…) e dall’altro i problemi di sempre: la corruzione è diffusa, la società è molto divisa socialmente ed economicamente, la burocrazia è imperante e asfissiante.

Che tipo di Chiesa sta respirando? Quali differenze e quali analogie trova con le comunità cristiane italiane?

La Diocesi di Macapà risente della sua giovane costituzione: dei circa 50 sacerdoti, solo 14 sono i diocesani locali, le parrocchie sono molto vaste come territorio, quelle extra-urbane, oppure troppo numerose quelle ubicate in città. Essendo la maggioranza del clero di estrazione e formazione molto eterogenea (diocesani locali, diocesani fidei donum da altre Diocesi brasiliane, religiosi di varie Congregazioni e Ordini…) si percepisce la “tentazione” di una pastorale proposta secondo la propria visione di Chiesa e non “Diocesana”, condivisa e progettata insieme (tentazione del resto da cui non è immune nemmeno la nostra Diocesi bresciana… che pure gode di una storia molto antica). Ciò che più colpisce è ancora la forte dimensione della religiosità popolare che spinge molti cattolici a partecipare a devozioni, processioni, benedizioni… Non sempre, però, segue un forte coinvolgimento con le scelte di vita… Certamente bisogna sottolineare il buon coinvolgimento di laici impegnati e corresponsabili che assumono servizi e ministeri nella liturgia, nella pastorale, nella catechesi, nella gestione anche pratica della parrocchia e della comunità… Tra i cattolici impegnati è molto presente la dimensione “missionaria”; si sente parlare molto di “azioni e scelte pastorali evangelizzatrici”, bisognerà poi vedere in concreto quali proposte saranno attuate e, soprattutto, quali saranno i soggetti di questa azione. Un fenomeno per me assolutamente nuovo, mi sembra non ancora visibile in Italia, è costituito dalle “nuove comunità”, mentre continua la forte presenza dei Movimenti ecclesiali. Così definisce le “Nuove Comunità” un articolo della Civiltà Cattolica dell’11 marzo 2017: “Non è ancora chiara la relazione che esiste tra le nuove comunità e i Movimenti ecclesiali. Alcuni li indicano entrambi come realtà associative. Noi siamo dell’idea che i Movimenti ecclesiali abbiano una portata più ampia, e che le nuove comunità abbiano una natura più concreta. Esse sono nate in grande maggioranza dal Rinnovamento carismatico cattolico, che consideriamo un Movimento ecclesiale”. Oggi si calcola che in Brasile vi siano circa 800 nuove comunità: il numero è in continua crescita.

L’incontro con le altre culture è determinante in una società che tende a rinchiudersi… Vale per l’Italia ma vale anche per il Brasile dove la Conferenza episcopale ha espresso perplessità e preoccupazioni sull’elezione di Bolsonaro soprattutto per il tema degli indigeni e dei poveri…

Ho assistito da spettatore alla campagna elettorale per il secondo turno delle presidenziali… Certamente sono state elezioni molto divisive, nella società e anche nel mondo cattolico. La tentazione di escludere le minoranze, gli emarginati, gli immigrati (fenomeno che in Brasile si sta affacciando da poco alla ribalta, soprattutto a causa della situazione tragica del Venezuela) e il calcare la mano sulla questione sicurezza, senza tener conto che l’insicurezza non è causa ma effetto di una società diseguale ha portato l’elettorato a una scelta che desta non poche preoccupazioni, tra cui anche quella di una “svolta militare e autoritaria”. Sono molte le incognite che gravano sul futuro politico di questo Paese, soprattutto perché non è ben chiaro chi sta muovendo la “macchina Bolsonaro”, chi detterà le strategie economiche… di cui in campagna elettorale il neo presidente e il suo entourage non hanno dato con chiarezza le linee guida e prospettive. Quello che sembra certo è che prevarrà un neo-liberismo aggressivo (già si parla di privatizzare le grandi realtà dell’energia che adesso sono in forma partecipata), che le grandi lobbies economiche faranno sentire il loro peso, visto che godono di notevoli numeri di deputati e senatori eletti sotto le loro insegne… A questo proposito è da segnalare un fenomeno, penso tutto brasiliano, della cosiddetta “Bancada Evangelica”, cioè il folto gruppo di deputati (75) e senatori (3) che sono i rappresentanti delle chiese-gruppi chiamati “evangelici” (da non confondere con le Chiese Protestanti) e costituiscono la terza forza parlamentare: si pongono politicamente a destra, e quindi dalla parte del neo eletto presidente, pure lui “evangelico”.

Che servizio l’attende? Perché ha scelto di ripartire?

Il vescovo dom Pedro José Conti, bresciano doc e mio compagno di ordinazione, mi ha nominato parroco della parrocchia della Cattedrale di S. José, che è Patrono anche della Diocesi e dello Stato. Sono parroco da tre settimane e mi sto guardando intorno. Della Parrocchia fanno parte l’antica Cattedrale seicentesca (unico ricordo della colonizzazione portoghese insieme alla Fortezza che domina il Rio delle Amazzoni) dove si celebra la Messa da lunedì a venerdì, a mezzogiorno… e la chiesa di S. Antonio molto venerato da queste parti. La parrocchia è nel quartiere del centro e occupa la zona commerciale della città… ci sono più negozi che abitazioni residenziali e in parrocchia ci sono molti volontari e laici che per vari motivi confluiscono in Cattedrale… La sfida sarà quella di “scoprire” anzitutto i parrocchiani residenti e coinvolgerli nel cammino di comunità, in una parrocchia del resto già ben organizzata nelle varie pastorali e nei servizi. Perché ripartire? L’amico dom Pedro era rimasto senza parroco della Cattedrale e mi ha provocato con una richiesta di aiuto, io ricordavo ancora il portoghese e ho pensato che forse potevo ancora “tappare un buco” per qualche anno… Il vescovo Pierantonio ha condiviso la proposta e mi dato il “mandato”. Se Dio parla ancora attraverso i segni e le persone, vuol dire che doveva essere Macapà il luogo dove svolgere il mio ministero per quanto il Signore vorrà ancora concedermi.

Pellegrinaggio ai luoghi del santo Papa Paolo VI

Parrocchie di Leno – Milzanello – Porzano
Sabato 6 ottobre 2018

Programma della giornata

Ore 9.00: partenza dalla piazza di Leno, di fronte alla Chiesa.

Ore 10.00: visita alla Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonino martire, in particolare al Battistero e all’Altare, e celebrazione della Santa Messa.

Ore 12.00: Pranzo al sacco presso il bar dell’Oratorio e caffè.

Ore 14.00: Visita alla casa natale di Papa Paolo VI.

Ore 15.00: visita alla “Collezione Paolo VI – arte contemporanea”

Ore 17.00: arrivo al Santuario di S. Maria delle Grazie a Brescia dove è custodita la reliquia di Paolo VI. Preghiera del Santo Rosario.

Rientro a Leno per le ore 18.30 circa.

Iscrizioni presso l’Ufficio parrocchiale dal mercoledì al venerdì dalle 09.30 alle 12.00, versando la quota di € 10.
Per Porzano presso don Alberto.

Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni

Queste sono le parole che Papa Francesco ha rivolto ai pellegrini del Sinodo dei Giovani dell’11 e 12 agosto. Ci ha esortati a sognare in grande, a creare un progetto di vita che comprenda non solo noi stessi e che porti pace. 

Sognare spesso non è facile e per farlo abbiamo bisogno di speranza: affidarci a Dio e porre i nostri desideri nelle Sue mani ci dà la forza di rischiare e proseguire sulla nostra strada, senza accontentarci delle comodità di tutti i giorni. Abbandonare la tranquillità costa sforzo e ci fa paura, per questo Papa Francesco ha invitato noi giovani ad “alzarci dal divano” e camminare con Dio per realizzare i nostri sogni.

Abbiamo accolto la proposta del Papa e iniziato il pellegrinaggio verso Roma il 9 agosto; durante il viaggio abbiamo faticato, ma il percorso ci ha permesso di capire che con un po’ di determinazione e un buon gruppo di amici si può raggiungere qualsiasi obiettivo. Nel corso del cammino siamo stati ospitati prima a Ronciglione con gran gentilezza e disponibilità, quindi abbiamo proseguito a piedi per 25 kilometri verso Trevignano. Da qui abbiamo raggiunto il Circo Massimo dove abbiamo condiviso un momento di preghiera e di riflessione con Papa Bergoglio. Durante la notte tra l’11 e il 12 si è svolta la Notte Bianca della Fede, che offriva la possibilità di visitare varie chiese di Roma partecipando a esercizi di spiritualità. 

La domenica mattina tutti i pellegrini si sono riuniti in Piazza San Pietro per assistere alla Santa Messa e all’Angelus, in cui il Papa ci ha esortato a essere coerenti con il nostro credo facendo del bene sulla strada verso i nostri desideri.

Alla fine di questo pellegrinaggio, quindi, ci auguriamo di realizzare i nostri sogni e di continuare a “camminare nella carità e nell’amore”.

Emma e Gaia

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Pellegrinaggio a Roma 2018