Giornate in Oratorio ed in Parrocchia

In Parrocchia abbiamo continuato fino  al 10 di giugno la recita del Rosario presso la Madonna della Stalla, concludendo il mese mariano con la celebrazione della Santa Messa… anche a Porzano è passata in pellegrinaggio la Madonna di Adro, felice incontro di due comunità toccate da episodi di fede importanti.

La processione del Corpus Domini di giovedi 20 giugno ha permesso di accompagnare Nostro Signore per le vie del nostro centro, testimonianza della Sua presenza nella nostra realtà quotidiana.

E per la serie nemmeno il caldo ci ferma…

Si sono conclusi sia il Torneo di calcio che il Grest. Entrambi gli appuntamenti ricchi di partecipanti e ugualmente  importanti, anche se per motivi diversi: testimonianza di come gli stessi ambienti e, spesso, le stesse persone, possono servire la comunità e renderla più unita. Anche la festa di chiusura della scuola è stata ospitata in oratorio.

Il Torneo ha raggiunto ormai importanza rilevante a livello extraprovinciale: siamo andati in diretta Tv e le nostre “belle facce” sono comparse sia sui giornali che sui social!! 

Il grest ha ospitato più di ottanta bambini e ragazzi (quindi non solo porzanesi) e 31 animatori: un bel gruppo che per tre settimane ha impegnato non poco il Don e i collaboratori… compresa la festa finale!

I ragazzi di Porzano poi si sono distinti durante la “Bianca Cena” organizzata in Oratorio a Leno, con il loro particolare allestimento.

A presto

La cena bianca

Il 14 giugno è stata organizzata la “cena bianca” all’Oratorio di Leno con il vincolo ovvio del colore bianco per l’ allestimento del tavolo e dell’ abbigliamento e un nome originale e relativa motivazione per il gruppo partecipante.

Un gruppo dei ragazzi di Porzano, accompagnati da don Alberto, ha ricevuto il riconoscimento come il migliore, per il tema proposto: “ Il ponte”. Per la preparazione si sono ritrovati in oratorio la sera e con impegno, inventiva ed entusiasmo, hanno ottenuto il risultato che speravano.

É stata una bella esperienza per i ragazzi, orgogliosi dell’esito della gara, e una bella serata per gli adulti che hanno colto l’occasione per vivere qualche ora spensierata.

Aderire ad un’ iniziativa, in occasione della festa dell’Oratorio di Leno, è stato un modo per condividere un momento conviviale ed allegro, un modo per sentirsi parte di una sola comunità come l’unione delle parrocchie ci chiede di attuare.

Siamo stati ben lieti di unirci e sentirci uniti, continueremo a farlo con gioia, quindi alla prossima…

Il volontariato

Il volontariato è un’attività di aiuto gratuito e spontaneo verso chi ne ha bisogno, prestando opere in maniera individuale e collettiva per scopi benefici e non con uno scopo di lucro ma… conosciamo tutti il significato di volontariato.

Fare volontariato oggi e importante più che mai, ce n’è veramente tanto bisogno.

Per entrare a far parte di un qualsiasi gruppo di volontariato bisogna crederci, perché dare il proprio contributo richiede tempo, sacrificio e tanta volontà.
Si dà la priorità a fare del bene non per sé stessi e non è poco.
Fare del bene fa veramente bene, sia a chi lo riceve, sia a chi lo fa.
Fare volontariato apporta una grande soddisfazione personale, perché implica la propria applicazione nel fare qualcosa per gli altri, usando però sempre le proprie attitudini personali.

Sono davvero tante le forme di volontariato:
Dall’assistenza alle persone, all’unione di gruppi che si impegnano nel sociale, portando avanti dei progetti come quello della nostra piccola realtà di Porzano.
Gli eventi come il torneo di calcio e la festa di mezza estate, sono un esempio di volontariato che ci permette di dare un contributo economico alla nostra parrocchia i cui benefici sono in favore di tutta la comunità.

A questo punto da volontario, mi sento in dovere di offrire l’invito e l’opportunità di entrare a far parte del gruppo oratorio a qualsiasi persona e mi rivolgo soprattutto ai giovani.
L’importanza del volontariato è per loro cruciale, apre loro la mente, stimola il dialogo.
È importante per la loro crescita e troveranno una grande famiglia.

Le motivazioni che spingono una persona a diventare un volontario, sia che entri a fare parte di una “CROCE ROSSA” o qualsiasi altro gruppo o associazione, hanno un fattore comune;
Il volontariato agisce sempre per bontà d’animo e soprattutto di buona fede.

Come diceva Madre Teresa di Calcutta:

Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno, non è vissuto invano.

R.C.
Un Volontario.

Feedback FO19

Sei passato a trovarci durante la Festa dell’Oratorio? Abbiamo un favore da chiederti!

Il nostro obiettivo è quello di continuare a migliorare la Festa e un riscontro da parte di chi ha partecipato ci è di immenso aiuto; per questo ti chiediamo di compilare il questionario qui sotto. Sono poche domande che ci aiuteranno nella programmazione della prossima edizione.

Grazie!

Vado a vivere da solo

Sullo schermo nel piazzale dell’oratorio, più volte al giorno appare la scritta:

L’oratorio è casa mia.

Amatevi gli uni gli altri Gv 15,17

Una casa è tale se ci vivi, ci lavori e porti pace

Queste parole che don Davide ha deciso di mettere in evidenza costituiscono la verità. Sì certo, in teoria, ma in pratica? Concretamente quante persone considerano l’oratorio come la propria casa?

Spesso succede così nella nostra vita: conosciamo alla perfezione la teoria ma poi ci manca l’esercizio. Sappiamo benissimo cosa dice Gesù nei Vangeli eppure il nostro essere cristiani sembra solo un bell’insegnamento che applichiamo di rado.

Viste le premesse possiamo dunque dire che tra il dire e il fare c’è di mezzo il…provare! È per questo motivo che alle porte dell’estate don Davide, le suore e noi educatori abbiamo cercato di trasformare la teoria in pratica coinvolgendo il gruppo adolescenti di terza media.

Prendendo alla lettera la frase sopra citata, l’ultima settimana di Maggio abbiamo fatto le valige e, salutati i genitori, ci siamo trasferiti a vivere in oratorio! Per circa tre giorni: da giovedì sera a domenica mattina l’oratorio è stato a tutti gli effetti la nostra casa.

L’aula verde si è trasformata in una spaziosa camera da letto, il covo con il suo immenso tavolo è diventato la nostra sala da pranzo. Per lo studio abbiamo messo a disposizione le aule di catechismo e le docce del campo da calcio hanno fatto proprio al caso nostro. 

Probabilmente penserete che sia stato una sorta di campo-scuola in oratorio ma vi sbagliate.Uno degli obiettivi di questa esperienza è stato quello di accrescere l’indipendenza dei ragazzi e aiutarli a comprendere che la fatica è loro alleata.

Solo lavorando in un posto cercando di renderlo migliore, amando chi ci sta accanto possiamo sentirci veramente a casa. 

Spesso i nostri adolescenti non si sentono a casa nemmeno nelle loro abitazioni e questo perché non ci “lavorano” ma, i genitori, per evitare loro la fatica, fanno più del necessario.

A quale adolescente non è mai stato detto dalla madre “questa casa non è un albergo!”? Forse generazioni fa ci si sarebbe sognati una frase del genere ma oggi credo sia la prassi. D’altronde un antico detto recita in questo modo “la madre perfetta fa la figlia inetta”. Con questo non voglio dare tutta la colpa ai genitori, ma un po’ di verità in questo modo di dire c’è…

Sull’onda di questo detto quindi abbiamo lasciato i ragazzi liberi di sperimentare cosa significhi “cavarsela” senza il supporto degli adulti, lasciandoli liberi…anche di sbagliare e di poter migliorare a partire dai loro errori. Noi educatori abbiamo fatto da supervisori e in alcune situazioni “dispensatori di consigli”.

Quindi, dopo esserci trasferiti per vivere in oratorio abbiamo sperimenta cosa volesse dire lavorarci. Come? Innanzi tutto gli adolescenti hanno fatto rifornimento di tutti i viveri che avrebbero utilizzato per cucinare i pasti (facendo attenzione a non sforare il budget di 15 euro a testa).

A turni hanno pulito ed ordinato gli spazi comuni, apparecchiato, lavato le stoviglie, cucinato il pranzo, la cena e delle torte per la colazione. Alcuni di loro si sono dedicati al giardinaggio mentre altri hanno preparato gli addobbi per la festa dell’oratorio.

Non sono mancati momenti per lo studio e i compiti così come per lo sport e lo svago.

Una sera, con i soldi avanzati siamo riusciti ad andare al famoso fast-food di Ghedi a piedi, passando per la “Strada Costa” che ci ha offerto un paesaggio bucolico ritemprante. La camminata, accompagnata dallo scrosciare della Santa Giovanna e dal vento che stormiva tra le  foglie, ci ha regalato momenti di pace e tranquillità immersi nel verde della nostra bellissima campagna.

Complessivamente i tre giorni trascorsi insieme sono stati un semplice assaggio di quello che significa far sì che un luogo diventi veramente casa.

Manca però un ultimo aspetto: casa è tale se porti pace!

Allora qui dobbiamo veramente e seriamente chiederci se nelle nostre abitazioni viviamo “a casa”… c’è pace nelle nostre famiglie?

La pace, che è diversa dal quieto vivere, purtroppo o per fortuna non possiamo darcela da soli. La pace vera possiamo attingerla solo da Colui che è la fonte e culmine della Vita: Cristo! Egli stesso infatti in Gv14,27 dice: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo io la do a voi”. Ecco allora che solo l’incontro con il Signore ci permette di portare la Pace nelle nostre abitazioni e ci permette di farle diventare case, luoghi dove riceviamo e doniamo amore.

È così che con la preghiera comunitaria abbiamo scoperto che nella piccola ma accogliente chiesetta c’è il cuore pulsante dell’oratorio, lì c’è il Signore che ci aspetta, che vuole donarci la sua Pace! 

Questi giorni comunitari sono dunque stati un valido esercizio: abbiamo provato a mettere in pratica la teoria e abbiamo scoperto che il don aveva proprio ragione! Tutti noi educatori, don e suore ci auguriamo che questa non sia stata un’esperienza sterile.

Ci auspichiamo che i nostri ragazzi continuino a frequentare l’oratorio e che chiunque vi entri si possa sentire parte di una grande famiglia, donando il suo tempo, lavorando, ricercando dal Signore quella pace che Lui ci promette!

Insomma, speriamo che ognuno in oratorio si possa sentire a CASA!

Guarda tutte le immagini:

Vado a vivere da solo

Trinità

L’omelia della Santa Messa della domenica della Festa dell’Oratorio 2019 – 16 giugno 2019

A parecchi di noi, quando eravamo piccoli e abbiamo incominciato a muovere i primi passi, o ci spostavamo ancora a gattoni, ci hanno detto, nel tempo invernale, di non toccare la stufa o il fuoco del camino perché ci saremmo scottati. Era praticamente impossibile pensare che avremmo potuto capire che cosa volesse dire scottarsi, lo abbiamo però compreso bene quando abbiamo messo per la prima volta le dita su qualcosa di bollente. Allora sì che abbiamo capito cosa volesse dire scottarsi.

Questo per dire che cosa? Che noi viviamo l’esperienza e non l’idea. Nella grande maggioranza dei casi noi impariamo, conosciamo a partire dalla praticità e meno dal concetto, anche dal concetto ma meno rispetto alla praticità. Facendo un esempio molto semplice, quasi banale: se dovessi spiegare a qualcuno che non ha mai mangiato un gelato, che cosa è un gelato e che sapore ha, per quanto io possa a sforzarmi, quella persona potrà immaginarsi che cosa sia un gelato e che sapore possa avere, ma arriverà a capire con esattezza il sapore del gelato solo dopo che lo avrà assaggiato.

Questo è quello che capita anche con la nostra fede; la nostra fede è molto concreta, molto pratica, la abbiamo resa noi un po’ confinata in una dimensione troppo intellettuale, ma è molto concreta. Anche qui potrei fare un esempio, forse un po’ più crudo dell’altro, senza voler turbare nessuno, ma mettiamo il caso che si stia vivendo una prova particolare, una fatica, un dolore, magari anche per un lutto. Se hai fede, sei disposto a metterti nelle mani di Dio, se non ce l’hai non lo fai. È molto concreta la cosa; anche perché la fede non è solo un dono, ma è anche una scelta, quindi possiamo sempre farla. Ecco, approfondire la solennità della Trinità, è possibile se noi oggi ci mettiamo alla scuola di Gesù, il quale ci parla della realtà di Dio tenendo conto delle nostre caratteristiche e delle nostre capacità.

Che cosa è la Trinità? O meglio, chi è la Trinità?

È la base della nostra fede, cioè noi crediamo in un Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Perché questi tre nomi? Perché Gesù ce ne ha parlato in questi termini, non è un’invenzione degli uomini, ma ce l’ha rivelata Gesù. Se dovessimo racchiudere in uno schema molto veloce quello che Gesù ci ha detto circa Dio, quello che è venuto a raccontarci, a fare con i suoi gesti, ma anche con la predicazione, potremmo dire che Dio ama tanto l’uomo e il mondo in cui vive, che desidera essergli vicino, quindi manda nel mondo il figlio. Questo figlio, Gesù, ci insegna a chiamare Dio come Padre. Questo figlio, sempre, è accanto allo Spirito perché possiamo vivere come Dio. Ecco, questo è uno schema un po’ efficace, molto stringente per dire quello che grosso modo possiamo dire della Trinità. E ora lasciamolo per un attimo da parte, non perché non sia importante capire, ma perché non vorrei corressimo il rischio di rinchiudere Dio in uno schema anche un po’ freddo, in un concetto.

Dio non è un concetto da capire, Dio è una manifestazione d’amore da accogliere, a noi compete quello, l’amore da accogliere. Anche perché, e il testo ce lo ha anche detto un po’ oggi, quando Gesù ci dice che per ora i suoi discepoli non hanno la capacità di portare il peso della conoscenza di quello che lui andrà a fare; noi non siamo in grado di capire tutto Dio, bisogna essere qui molto pratici, non possiamo definire Dio, Dio è infinito.

Ma se da un lato è vero che non possiamo capire tutto Dio, è però altrettanto vero che noi possiamo sperimentare tutto Dio. Come? Per esempio nei sacramenti, per esempio nell’amore, nel perdono. E quindi ecco che torna il fatto che noi, sperimentando, conosciamo e impariamo. Noi viviamo l’esperienza più che l’idea. Noi viviamo e sentiamo Dio quando sperimentiamo la sua presenza più che avere l’idea di un Dio che esista o meno; e in sintesi, che cosa, che scopo ha allora questa festa della Trinità? Per un verso vuole rimandarci all’identità di Dio, quindi a capire non solo chi è, ma anche cosa fa. Ci dice che è colui che vuole prendersi cura delle persone che gli stanno care, farci che noi gli siamo cari, e che questo Dio ha al suo interno una relazione d’amore che vuole condividere con l’esistenza umana. Per un altro verso invece, vuole rimandarci alla gloria, alla gratitudine. Perché diciamo gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo? Per dire che siamo grati a questo Dio che vuole prendersi cura di noi. Praticamente è come se dicesse che la nostra vita non è abbandonata, ma sussiste per una relazione che ci è costantemente data, rinnovata.

Mentre vi guardavo, facevo un pensiero: noi siamo qua, nel mese di giugno del 2019, in questo bel contesto, vedo le vostre facce, i vostri volti, conosco molte delle vostre storie, sento di appartenere a voi, e vi dico con amicizia che non vorrei essere da nessun altra parte se non qua e vi ringrazio per quello che siete stati e siete per me. Grazie. Lo dico attorno all’altare, perché qui noi siamo un corpo, una comunità. 

Lotteria scuola di vita famigliare

Di seguito sono riportati i vincitori della lotteria di scuola di vita famigliare.

1 Tovaglietta quadrata punto svizzero 560 rosa
2 Copertina culla lana 005 verde
3 Tovaglietta punto croce salmone 001 rosa
4 Striscia punto croce 125 verde
5 Lenzuolo matrimoniale cuore gigliuccio 817 giallo
6 Copertina culla cotone 773 rosa
7 Lenzuolino lettino 960 giallo
8 2 asciugamani cucina 859 verde
9 Coppia cuscini divano 125 rosa
10 2 asciugamani cucina 829 giallo
11 2 tendine a vetro uncinetto 789 rosa
12 Completo salviette spugna con pizzo 459 verde
13 Completo lenzuolo culla 556 verde
14 2 asciugamani cucina 930 giallo
15 2 tendine a vetro uncinetto 869 verde
16 Porta torta 098 rosa
17 Porta oggetti 370 rosa
18 Sciarpa lana fatta amano 053 giallo
19 Porta pane 719 giallo
20 2 asciugamani cucina 406 rosa
21 Centro uncinetto 865 verde
22 Completo sciarpa e guanti 417 verde
23 2 centri intaglio 344 giallo
24 Portatovaglioli 285 giallo
25 Centrino punto filza 609 giallo
26 2 salviette bagno cotone bianco azzurro 997 verde
27 Asciugamano punto croce cucina 195 verde
28 Bavaglia 286 giallo
29 Centro uncinetto 744 rosa
30 Asciugamano cucina dipinto 750 giallo
31 Salvietta cucina punto filza 652 rosa
32 Portatovaglioli 433 verde
33 Asciugamano cucina dipinto 200 verde
34 Asciugamano cucina punto croce 830 rosa
35 Bavaglia 847 verde
36 Salvietta cucina 394 verde
37 Salvietta bagno cotone 238 giallo
38 Salvietta bagno cotone 814 giallo
39 Asciugamano cucina dipinto 260 giallo
40 Tendina a vetro uncinetto 755 verde
41 2 calzamaglia bimba 884 rosa
42 Cappellino bimbo 284 rosa
43 Borsa punto svizzero 071 rosa

La memoria

La memoria, è una tra le più grandi ricchezze di un popolo. Difficilmente, senza memoria, un popolo arriva a comprendersi nella sua identità profonda. La memoria, ci permette di far tornare alla mente eventi, persone, situazioni, in modo forte, quasi come se li stessimo rivivendo. Ci permette di non dover ripartire sempre da zero, ma ci offre la possibilità di appoggiarci sull’esperienza che abbiamo fatto o che qualcuno, prima di noi ha vissuto. La memoria, ancora, ci aiuta a comprendere come la nostra realtà non sia e non debba essere un qualcosa che inizi e finisca con noi.

Noi apparteniamo ad una dimensione relazionale che ci unisce alle figure che ci hanno preceduto e ci orienta verso quanti, nel futuro, abiteranno le nostre case. Ben venga, quindi, che ci sia qualcuno che tenga desta la memoria collettiva ripercorrendo le tappe della storia in modo da ravvivare la consapevolezza circa la nostra provenienza e non dimenticare il lavoro di tante persone che hanno segnato la vita della comunità nella quale viviamo.

Il lavoro di Andreino Corrini va in questa direzione: è un tentativo di mettere in evidenza le scelte e le opere della pastorale della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, che nel corso degli ultimi decenni, ha portato avanti l’evangelizzazione in un contesto culturale che è andato gradualmente modificandosi. Centrale, la realtà dell’Oratorio San Luigi, come “strumento” concreto della pastorale parrocchiale, in grado di intercettare la maggior parte delle fasce d’età sia con iniziative specifiche ma anche proponendosi come punto di riferimento del vivere lenese. Paziente è stato il lavoro di ricerca unitamente alla riflessione di sintesi del Professor Corrini al quale va il mio speciale ringraziamento per la costanza e l’impegno profusi.

Auguro che questo lavoro, possa essere utile a riconoscere la passione e lo sforzo di una Chiesa fatta di persone concrete, che nella concretezza dell’esistenza, hanno dato e danno voce al bisogno di avere qualcuno accanto e non sentirsi soli, rispondendo, per come è stato ed è possibile al comando evangelico che dice come la dedizione agli altri rende migliori le vite di ciascuno.

Il libro “Oratorio San Luigi Leno – Storia e attualità (1987-2017)” è disponibile in Oratorio.

Piccoli grandi ricordi

Ritorna il contest fotografico alla Festa dell’Oratorio: anche quest’anno vogliamo proporre una “sfida” a suon di fotografie. L’idea di base resta la stessa, catturare in un’istantanea lo spirito della Festa come viene visto da chi vi prende parte e spargerlo il più possibile.

Partecipare è semplicissimo: da venerdì 14 a domenica 16 (fino al pranzo) vieni a metterti in posa sulla nostra panchina. Puoi farti fotografare anche in gruppo, con amici o sconosciuti!

Pubblicheremo le foto in un album sulla nostra pagina Facebook, Oratorio San Luigi Leno, che sarà condiviso più volte durante la Festa. Il vincitore sarà semplicemente chi avrà accumulato più “mi piace” al momento della premiazione, che sarà domenica 16 alle 18:30. Conteremo come validi solo i “mi piace” messi direttamente alla foto, non alle condivisioni. Il premio? Una sorpresa fantastica!

Passa a trovarci, rimarrai sorpreso!

N.B. Per la pubblicazione della foto è necessaria l’autorizzazione da parte della persona ritratta, o dei genitori in caso di minore. Per questo ti chiederemo di firmare una liberatoria al momento dello scatto.