Grandi opportunità spirituali

Da una parte il senso di disorientamento, dall’altra la fiducia. Il racconto dell’insolito inizio di Quaresima.

Mi sto accorgendo che paradossalmente questo momento particolare sta offrendo delle grandi opportunità spirituali. Dalla mia finestra osservo un movimento di persone che entrano ed escono dalla chiesa per accendere un lume, alcune donne anche con gli occhi commossi mi esprimono la loro nostalgia della Messa, il loro desiderio di stare in chiesa in silenzio e trovare un po’ di pace interiore, l’urgenza di sentire dal loro don una parola di conforto, magari con un video dopo la Messa riassumendo il messaggio della Parola di Dio del giorno.

Devo dire che mi serviva sapere, conoscere, constatare il livello di interesse della mia gente nei confronti del Signore Gesù e devo dire che l’amore per Lui non è sparito, nel cuore di tanti è ancora vivo! Lo cercano, lo vogliono ascoltare, si vogliono nutrire di Lui, gli vogliono bene! Cosa può rendere più felice e commosso un prete? E allora che sia pure uno strano inizio Quaresima! Forse per la prima volta, sia per i laici come per noi pastori ci sarà una maggior consapevolezza della presenza di Gesù, proprio perché ci viene a mancare!

Religione a scuola: un’opportunità

L’Irc, si legge nel messaggio dei vescovi italiani, “è il luogo più specifico in cui, nel rigoroso rispetto delle finalità della scuola, si può affrontare un discorso su Gesù. Come dice Papa Francesco non si tratta di fare proselitismo, ma di offrire un’occasione di confronto”

L’insegnamento della religione cattolica (Irc) intende essere, all’interno di tutto il mondo della scuola, “un’occasione di ascolto delle domande più profonde e autentiche degli alunni, da quelle più ingenuamente radicali dei piccoli a quelle talora più impertinenti degli adolescenti. Le indicazioni didattiche in vigore per l’Irc danno ampio spazio a queste domande; a loro volta, gli insegnanti di religione cattolica sono preparati all’ascolto, presupposto per sviluppare un confronto serio e culturalmente fondato”. Lo scrive la presidenza della Cei nel messaggio rivolto a studenti e genitori che nei prossimi giorni dovranno decidere se avvalersi o meno dell’Irc per l’anno scolastico 2018-19. L’Irc, si legge ancora nel messaggio dei vescovi italiani, “è il luogo più specifico in cui, nel rigoroso rispetto delle finalità della scuola, si può affrontare un discorso su Gesù. Come dice Papa Francesco non si tratta di fare proselitismo, ma di offrire un’occasione di confronto. Ci auguriamo che anche quest’anno siano numerosi gli alunni che continueranno a fruire di tale offerta educativa, finalizzata ad accompagnare e sostenere la loro piena formazione umana e culturale”.

La famiglia e il lavoro oggi: tra opportunità e precarietà

Tutta l’attività umana appartiene all’ambito del lavoro, non solo quella remunerata. Il lavoro è la risposta effettiva che gli esseri umani danno al dono della vita e a tutti gli altri doni che ricevono dagli antenati e dalle famiglie, dai maestri, dagli educatori… Esso è un elemento essenziale della reciprocità dei vincoli sociali. Nella nostra società post-industriale il fattore decisivo della produzione è l’uomo stesso con la sua capacità di conoscere, di organizzare, di intuire e soddisfare il bisogno altrui (CA n.32) e la famiglia è un fattore essenziale nella formazione del “capitale umano”. Un secondo fattore sociale determinante del XX secolo è stata l’entrata della donna nel mercato del lavoro remunerato con la conseguenza della redi nizione dei ruoli sociali. Per la famiglia ha significato il rafforzamento del potere d’acquisto, d’investimento, di risparmio. Ma la redifinizione dei ruoli all’interno della famiglia non è stata semplice e indolore.

Opportunità è precarietà che la nostra epoca presenta alla famiglia e al lavoro.

– Oggi al lavoratore sono richieste anche “abilità sociali” (capacità di lavorare in team, leadership, gestire database e generare informazione) e questo implica uno sguardo allo sviluppo d’insieme della società e delle sue richieste. Perciò il “capitale umano” ricercato include anche “capitale sociale” (capacità di lavorare in ampie reti di collaborazione) e “capitale culturale” (continuo aggiornamento delle conoscenze e delle proprie competenze). Ma è la famiglia che forma primariamente la personalità e il carattere di ogni uomo, lo aiuta a sviluppare le sue attitudini, alimenta la sua curiosità intellettuale…

– Gli elementi di precarietà per la famiglia: molte delle funzioni che prima svolgeva la famiglia oggi sono appannaggio di altre istituzioni. “Le reti sociali e la comunicazione virtuale fa sì che ogni membro della famiglia abbia una sua rete di comunicazioni indipendentemente dagli altri e coabitazione non significa più frequenza di interazione e compresenza nelle relazioni”. Il tempo dedicato alla famiglia si concepisce come tempo di riposo e non occasione di esperienza educativa per tutti. C’è uno sbilanciamento dell’esperienza famigliare come unicamente affettiva.

Serve un nuovo orizzonte culturale che rilanci la famiglia come luogo della vita e del lavoro, della formazione del capitale umano integrale che le persone offrono alla società per raggiungere la convivenza pacifica e il bene comune. E la famiglia ritorni con coraggio ad avere come criterio ermeneutico “la verità nella carità”, per rinnovare la comunione e per orientare il lavoro umano allo sviluppo integrale delle persone.

Pedro Morandè Court