Battezzati per vivere la vita nuova da risorti

Nella seconda domenica di quaresima la liturgia ci ha proposto il meraviglioso brano della trasfigurazione di Gesù. Una visione mozzafiato, tanto che i tre apostoli presenti rimangono confusi, “imbambolati” diremmo noi: “troppo bello per essere vero!”; e non sanno cosa pensare, cosa dire, cosa fare. Pietro azzarda una proposta, ma “non sapeva quel che diceva”, commenta l’evangelista Luca. Eppure quello che vedono è la verità “più vera” di ciò che attende ogni uomo che voglia seguire Gesù: è la vita nella luce di Gesù, dove il bene, il vero, il bello risplendono per sempre… per l’eternità; e nessuno può più sciupare niente di ciò che Gesù ha toccato col suo amore oblativo.

Gesù vuole rendere certi, non solo i tre apostoli che ha condotto con sé sul monte, ma ogni uomo che voglia credere nel suo Vangelo e porre la sua fiducia in Gesù, figlio di Dio e figlio dell’uomo, che tutti sono chiamati a condividere quella “bellezza eterna”.

L’evangelista Luca afferma che Mosè ed Elia, apparsi accanto a Gesù, parlano del “suo esodo che doveva compiere a Gerusalemme”. Vuol dire che l’attuarsi della verità di quella visione paradisiaca richiede un cammino di “uscita” – esodo, appunto – nel quale non si possono saltare le tappe. Gesù si è immerso completamente nella nostra umanità – lo stesso suo battesimo nel Giordano ne è segno –, ma non si è lasciato avvelenare dalle acque malefiche del peccato in cui sguazzava l’umanità. Ha attirato su dì sé tutto il male e il peccato del mondo, ha effuso il suo profumo di vita attraverso l’amore che bagna, lava, piega, sana, sostiene, raddrizza, scalda, risuscita … confondendo così l’odore di morte che il maligno ha diffuso nel mondo. Ha inebriato il principe di questo mondo, consegnandosi alla morte, illudendolo così di vittoria. La morte di Gesù, in realtà, non è altro che il risultato di quel cammino di abbassamento che segna lo stile di Dio, che è umiltà, benevolenza, pazienza, amore oblativo … capace di sconfiggere anche la morte, in quanto la vera vita appartiene a coloro che la sanno donare per amore. Vince veramente non chi fa morire l’altro, ma chi lo fa vivere, perché così dimostra di amare la vita; e solo chi ama la vita può vivere veramente. E la vita è una: è Dio! Chi combatte contro la vita di qualcuno combatte contro Dio, in quanto ogni vita è sua. 

Illudendosi di avere vinto, il maligno ha cantato vittoria, ma Gesù al terzo giorno si mostra vivo e annuncia che la sua vittoria è per la vita degli uomini, mostrando così la verità di tutto quanto ha detto, fatto e vissuto. Da allora l’uomo conosce la via della vita e sa che passa anche attraverso la sofferenza, la malattia, il dolore, la lotta, la solitudine, la tentazione, la prova, la morte … ma sa che tutto questo è un “esodo”: un “uscire” gradualmente dagli acquitrini del male, del peccato e della morte per giungere alla vita nuova, di cui già è reso partecipe nel battesimo, ma che viene sempre avversata da colui che vorrebbe la rivincita sul Dio della vita, pur sapendo che la vittoria di Gesù è definitiva.

Ecco perché noi non dobbiamo avere paura! Piuttosto, ritorniamo spesso alle fonti della grazia – i sacramenti e la parola di Dio, offerti dalla Chiesa – che rinnovano in noi la vita ricevuta nel battesimo, e ci troveremo su quel monte a contemplare Gesù risorto, vivente, che ci mostra i segni della crocifissione e della morte per dirci che la risurrezione e la vita anche per noi sono il risultato dell’accettazione della volontà del Padre, in ogni momento e situazione, nel segno di quel battesimo che ci ha fatti figli suoi nell’Unigenito Figlio Gesù. Allora sentiremo risuonare nel nostro cuore l’Alleluia pasquale anche nei momenti più tristi e bui della nostra esistenza, pur se la nostra bocca non riuscisse ad esprimerlo, ma il nostro spirito si unirà al canto della Chiesa che, non solo a Pasqua, ma ogni domenica e ogni giorno celebra nella Messa la pasqua di Gesù e la nostra pasqua e canta l’Alleluia pasquale. 

Ritorniamo al Battesimo e ci troveremo sempre a fare Pasqua.

A nome di tutti i sacerdoti e delle suore, a tutte le famiglie e ad ogni singola persona l’augurio più sincero di riscoprire il proprio battesimo come fonte di ogni grazia per la vita, accompagnati da Cristo Risorto e Vivente in mezzo a noi e dentro di noi. BUONA PASQUA.

Una nuova scuola ad Esanatoglia

Una scuola nuova ad Esanatoglia, anche grazie alla generosità dei lenesi ed al lavoro dei volontari del gruppo comunale di protezione civile Leno.

Lo scorso 28 Giugno, alla presenza del capo dello stato, Presidente Mattarella, si è svolta ad Esanatoglia, paese colpito dal sisma che ha colpito nel 2016 le regioni del Centro Italia, l’inaugurazione della nuova scuola secondaria di secondo grado(medie). La preesistente, a causa dei gravi danni strutturali riportati , non era più utilizzabile.                                                                                                                    All’indomani del sisma il Gruppo Comunale di Protezione Civile Leno  diede il via ad una raccolta fondi  e, con il contributo anche  del comune di Fiesse, fu  possibile allestire uno spazio ludico e di studio destinato ai bambini, proprio di Esanatoglia. Ma la solidarietà  dei lenesi consenti  di dare una mano anche per l’allestimento della nuova scuola. Una bella storia di solidarietà e di amicizia che speriamo di poter continuare con nuovi progetti da supportare. Il Presidente Mattarella ha espresso grande apprezzamento per quanto fatto , complimentandosi con i cittadini di Leno. Una targa è stata apposta alla parete della scuola che recita cosi:

Ai nostri amici bresciani dei comuni di Leno, Lumezzane, Monte Isola, Pontevico e Rovato, che con il loro aiuto ci hanno permesso di arredare ed attrezzare la nostra scuola.

“Alle vostre azioni non possiamo dare un prezzo semplicemente perché sono inestimabili” solo un grazie possiamo restituirvi, grazie con la voce del nostro cuore.

Per noi vale più di qualunque altra parola.

Gruppo Comunale di Protezione Civile Leno

Vivere da prete? Bello e stimolante

Don Alex Recami, 26 anni da Borno, viene ordinato sacerdote. Per lui è il coronamento di una vocazione avvertita sin da bambini. Così lo raccontano il papà e la mamma

Questo è il mio comandamento, che vi amiate come io ho amato voi.

Agli esercizi spirituali di due anni fa, don Alex Recami ha riscoperto questo versetto del vangelo. “Mi ricorda – spiega – che è il comandamento di Gesù: è una sua regola di vita. Io vi ho amato come il Padre ha amato voi. Se ho esperienza di essere amato, posso amare. Mi piace pensare così il mio sacerdozio”. Don Alex, 26 anni, viene da Borno, il paese dove si mescolano la “tradizione e la novità, anche grazie all’ospitalità che sempre si esercita per il continuo turismo. Sembra una sciocchezza fuori luogo, ma credo che sia tra le cose fondamentali che hanno costruito la mia personalità: da buon camuno, sono più riservato se toccato nella sfera personale, ma fondamentalmente aperto a nuove conoscenze, abituato come sono a incontrare gente nuova; per queste esperienze, sono continuamente sorpreso di un Dio innamorato dell’uomo che affronta le salite e le discese più aspre, con coraggio”. Lì ha respirato i valori del cristianesimo. “La mia vocazione si è evoluta facilmente, grazie anche alla mia famiglia: alle mie nonne, Antonietta e Maria, ai miei genitori, Giuliana e Vittorino, e alle mie sorelle Antonella e Mariachiara. Non posso dimenticare i miei amici, tra cui anche alcuni preti, grazie ai quali sono entrato nel Seminario Minore già all’età di 14 anni, nel 2006. Nell’ambiente caldo e protettivo del Minore ho vissuto sei lunghi anni, un po’ cullato e un po’ spronato dai preti che mi hanno seguito, finalmente ho spiccato il volo al Seminario maggiore nel settembre 2012, dopo la maturità classica al Liceo vescovile “Cesare Arici”.

La certezza. Al Seminario maggiore ha potuto sperimentare ancora di più la vocazione al servizio nella Chiesa. “Nella nuova comunità ho confermato sotto ogni aspetto, spirituale, umano e culturale, la mia decisione iniziale di diventare prete, trasformandola pian piano nell’accoglienza del servizio che Cristo mi chiede di svolgere nella Chiesa, consapevole del grande amore di cui mi circonda ogni giorno. Con entusiasmo, cioè con ‘Dio dentro’, e con la certezza che non è solo un mio desiderio, ma che rispondo a un desiderio di Dio per la Chiesa, lo scorso settembre sono stato ordinato diacono e il prossimo 9 giugno sarò ordinato prete, insieme a don Luca e a don Lorenzo”.

La visita del Papa. Il 19 luglio del 1998 aveva solo sei anni quando Giovanni Paolo II visitò il suo paese natale. Il 3 giugno del 1992 durante un’udienza generale, il Santo di Wadowice commentava così il Vangelo di Giovanni caro ad Alex: “Gesù ha sottolineato la centralità del precetto della carità, quando lo ha chiamato il suo comandamento: ‘Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati’. Non è più solo l’amore del prossimo, ordinato dall’Antico Testamento, ma è un ‘nuovo comandamento’ (Gv 13, 34). È ‘nuovo’, perché il modello è l’amore di Cristo (‘come io vi ho amato’), espressione umana perfetta dell’amore di Dio per gli uomini. Più particolarmente, è l’amore di Cristo nella sua manifestazione suprema, quella del sacrificio: ‘Nessuno ha un amore più grande di quello che sacrifica la propria vita per i suoi amici’ (Gv 15, 13). Così la Chiesa ha il compito di testimoniare l’amore di Cristo per gli uomini, amore pronto al sacrificio. La carità non è semplicemente manifestazione di solidarietà umana: è partecipazione allo stesso amore divino”. E don Recami è pronto a iniziare il suo ministero forte di questo mandato e con la consapevolezza che la preghiera, cioè il mettersi in ascolto del Signore, può essere una valida alleata nelle tortuosità della vita.

La vocazione. “All’inizio aveva un’idea molto fumosa sul perché diventare prete: un uomo felice che sta tutta la sua vita con i giovani. Ho in mente i curati che sono passati da Borno. Negli anni è rimasta l’idea di fondo, però si è arricchita piano piano di esperienze, di idee e di immagini. In Seminario ho potuto conoscere meglio attraverso lo studio, la preghiera e la relazione con i miei compagni la figura di Gesù, in particolare la sua croce e la sua risurrezione. L’idea iniziale del prete con i giovani si è allargata a tutte quelle difficoltà e fatiche che i preti sono chiamati di volta in volta a vivere: non sono una parte esterna, perché ho imparato che la croce non si può scansare. La croce fa parte della vita, la croce fa parte del progetto iniziale. Gli ostacoli non si possono evitare. La croce fa parte di una vita bella anche come quella del prete”.

La relazione. Hanno giocato un ruolo fondamentale gli incontri avuti. “Sono tante le esperienze fondamentali che ho vissuto, in particolare nel periodo della formazione nelle diverse parrocchie. Le esperienze fondamentali sono sempre quelle di relazione con le persone. In famiglia ho sempre trovato un trampolino di lancio che mi ha accolto. Nella mia parrocchia d’origine ho vissuto da preadolescente in oratorio. Il curato di allora era ed è una bella immagine di prete per la gente: mi ha fatto vedere che vivere da prete per gli altri e con Cristo è possibile. Quando sono entrato in Seminario, il vivere con gli altri mi ha aiutato ulteriormente a crescere”.

I giovani. Il Papa ha pensato a un Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” in ottobre: “Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro. Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori”. “L’esperienza che ci stiamo preparando a vivere sull’incontro e sull’ascolto dei giovani, mi fa riflettere – spiega don Alex – sull’importanza fondamentale dell’ascolto. È un termine al quale diamo spesso un significato vago. Pensiamo più al ‘sentire’, mentre ascoltare significa entrare nelle dinamiche che viviamo noi giovani, cioè entrare nelle tante dimensioni che la nostra vita contiene. Spesso rischiamo di preferire un aspetto (la preghiera, lo studio…) rispetto all’altro, invece dobbiamo rivalutare anche gli errori perché sono quelli che ci dicono dove sta andando la nostra vita”.

Il confronto. Non è sempre facile far comprendere la propria decisione soprattutto ai familiari che magari avevano ipotizzato un futuro diverso per il loro figlio. “La mia famiglia inizialmente mi ha fatto ragionare sulla portata della scelta, ma poi quando hanno compreso quanto ci tenessi a questa scelta che era ponderata e aveva un fondamento, hanno iniziato a sostenermi”.

La delusione. In ogni percorso ci sono delle cadute che aiutano a riflettere e ad andare avanti con più convinzione. “In quarta superiore sono stato bocciato. Mi cadeva il mondo adesso… I miei genitori mi dicevano: ‘Se non sei così convinto da non riuscire a tenere fede ai tuoi impegni…’. Io mi sono impuntato, quando hanno visto il mio viso duro hanno capito che questa fatica/difficoltà faceva parte del mio cammino e andava affrontata. Si sono convinti della verità di una scelta fondata sulla roccia cioè su Cristo stesso”.

Il modello. Non ha preferenze, ma se dovesse scegliere un Santo, prenderebbe Giovanni Bosco. “Lo sento come Santo protettore di me giovane. In un secondo momento potrà essere il mio esempio per essere prete tra i giovani”.

Don Alex Recami ha compiuto 26 anni ed è originario della parrocchia di Borno. Ha 2 sorelle. Entra in seminario minore nel 2006 frequentando l’Istituto Cesare Arici di Bresci dove consegue la maturità classica. Passa in teologia dove il 16/9/2017 diventa diacono e nel 2018 consegue il Baccellierato. Ha svolto il suo servizio nelle parrocchie della Valgrigna, a Montirone, a Sulzano e l’anno del diaconato nella parrocchia di Cristo Re a Brescia.

Dicono di lui…

I genitori: “Ha avuto la fortuna di vedere la luce…”

Sentiamo spesso parlare di vocazione. Ma cosa significa questo per i genitori di un sacerdote? La mamma e il papà di don Alex Recami hanno risposto a questa domanda dalle pagine del Giornale della comunità di Borno.

Mamma Giuliana: “In questi anni ho avuto modo di maturare la convinzione che Dio ci parli nel silenzio e che le idee e le conseguenti azioni che ne vengono, siano guidate da Lui. Sarò molto fatalista, ma credo che davvero la nostra strada sia tracciata fin dalla nascita. La fortuna è nel saper riconoscere la via e sapere qual è il traguardo che si vuole raggiungere e che ci è stato destinato. Non è facile e non tutti ci riescono. Alex ha avuto la fortuna di vedere la luce che indicava il suo cammino fin da quando era in tenera età. Ha avuto poi la costanza di seguire il percorso e non si è fatto spaventare dalle difficoltà. Certamente l’ordinazione sacerdotale non è la meta, ma semplicemente l’inizio di un nuovo cammino, che sarà spesso anche impervio, ma sono certa che in compagnia del Signore giungerà dove Lui lo vuol guidare”.

Papà Vittorino: “Diciamo che non fa paura, come invece spesso si è portati a pensare. Avendo vissuto da vicino la vocazione di Alex e seguito con lui il percorso che lo ha portato fin qui, ho raggiunto la consapevolezza che effettivamente vi è qualcosa di sovrannaturale, un di più che se non si vive in prima persona non è comprensibile. E quel che non si comprende, notoriamente fa paura”.

La gioia di portare un po’ di speranza

Suor Raffaella Falco, nuova delegata Usmi della diocesi di Brescia, si racconta e descrive l’impegno delle consacrate nell’annuncio

Suor Raffaella Falco è la nuova delegata Usmi della Diocesi di Brescia. L’Usmi è l’Unione Superiore Maggiori d’Italia. Suor Raffaella della Congregazione delle Suore Operaie succede a suor Maria Cecilia Signorotto.

Classe 1967, è entrata nella famiglia religiosa delle Suore Operaie nel 1994 e ha emesso la prima professione nel 1998 (nel 2004 quella perpetua). Laureata in lettere, ha conseguito il diploma di specializzazione in comunicazioni sociali alla Gregoriana. Dopo l’esperienza in Piemonte, attualmente risiede nella casa di spiritualità di Fantecolo e si dedica alla pastorale giovanile e all’accoglienza.

Suor Raffaella, in cosa consiste il servizio dell’Usmi?

L’Usmi è un’unione che esprime e sviluppa la comunione tra gli istituti religiosi femminili che operano in Italia tra loro e con le diverse componenti della comunità ecclesiale. La parola stessa richiama l’unità. Tutto questo per cercare insieme delle risposte profetiche alle sfide della società. L’Usmi a Brescia ha il volto di tutte le suore che qui vivono e si riconoscono unite da un profondo senso di appartenenza non solo al proprio Istituto ma anche a quella realtà più ampia e più profonda che è la vita stessa.

Nel 2014 come Usmi avete iniziato un percorso intercongregazionale aperto al confronto e al lavoro con diverse associazioni e movimenti: è nata così la commissione donna. Quali risultati avete raggiunto? Che cosa state elaborando per il futuro?

Suor Cecilia, che mi ha preceduto in questo servizio, ha portato avanti la sua missione con intelligenza e profezia. In particolare, ha avuto l’intuizione di far nascere la Commissione Donna. Il lavoro con la collaborazione di diverse associazioni è stato finalizzato innanzitutto a un confronto per poi sfociare quest’anno nell’organizzazione di alcuni incontri con giovani donne nei vari convitti universitari. Ci auguriamo di dare continuità a questa bella intuizione che sentiamo profondamente nostra. Intendiamo portare avanti altre iniziative messe in campo, in particolare un bel cammino di collaborazione tra i consigli generali e provinciali che risiedono nel nostro territorio.

Nella festa di Gesù al Tempio, Papa Francesco ha detto che i consacrati e le consacrate sono l’alba perenne della Chiesa… Cosa possono dire oggi i consacrati al mondo contemporaneo?

I consacrati praticano lo sport del salto in lungo. Viviamo nella Chiesa uno slancio nel futuro, provando ad anticipare qui quanto ci attende in Paradiso. È una bella sfida. Da qui nasce la gioia di portare un po’ di speranza, un sorriso, uno sguardo positivo in un mondo dove sembra prevalere il negativo. È anche un aiuto a scoprire il senso della vita.

Il Papa ha chiesto anche ai consacrati e alle consacrate di andare controcorrente. Cosa significa questo nella sua vita?

Nella mia vita sento forte il richiamo del Vangelo che per me si esprime nel vivere i voti di castità, povertà e obbedienza. Il mondo si incaglia nella ricerca del potere, del possedere e del piacere. La bellezza dell’annuncio evangelico mi libera e mi ridona quella umanità bella che mi fa respirare la vita vera che in tanti momenti della mia vita ho assaporato e che non voglio perdere.

La crisi vocazionale ha colpito anche alcuni ambiti (pensiamo alla salute e alla scuola) nei quali storicamente operano i consacrati. Non è arrivato il tempo di ragionare maggiormente in maniera sinergica?

La sinodalità e la sinergia sono modalità in cui i consacrati credono. L’Usmi insieme con il Cism, con gli Istituti secolari, con l’Ordo Viduarum e con l’Ordo Virginum svolgono questo servizio di comunione. Prima di tutto noi consacrati siamo gente di Dio. Solo dopo viene la nostra professionalità che all’interno del carisma di ogni istituto rimane un servizio bello e prezioso, che forse però è sostituibile, mentre non è sostituibile la nostra consacrazione che brilla di più se brillano di più le altre consacrazioni.

Hamici: primavera 2017

Ciao a tutti, sono una nuova volontaria  dell’associazione Hamici di cui faccio parte da circa un anno. Visto che i miei figli sono cresciuti e ho a disposizione del tempo libero ho deciso di dedicarlo per aiutare il prossimo, così mi sono presentata a questa associazione e loro mi hanno accolto subito molto bene, mi sono sentita in famiglia.                                                              Io mi dedico principalmente ai ragazzi, ho incominciato stando con loro solo nei pomeriggi diversi del lunedì e mercoledì poi piano piano mi sono affezionata e adesso non riesco più a fare a meno di loro. Trascorriamo il tempo facendo giochi da tavolo, karaoke, balli, si cucina, si fanno passeggiate e molte altre attività. L’estate scorsa ho partecipato al Grest organizzato dall’associazione ed è stata una bellissima esperienza. Sono entrata per aiutare il prossimo ma la verità è che con un sorriso, un abbraccio, una risata sono loro ad aiutare me, mi riempiono il cuore di gioia e mi aiutano a superare le difficoltà di ogni giorno e per questo li ringrazio.

La porta della sede di Hamici è sempre aperta e io invito chiunque abbia  un po’ di tempo, amore e un sorriso da donare di passare a trovarci anche solo per un caffè e due parole, sono sicura che insieme faremo delle nuove e bellissime esperienze. Grazie per la tua testimonianza devo solo che ringraziare che ci siano persone che hanno a cuore i nostri ragazzi speciali come li descrivi tu, pensi di dare e ricevi in cambio  con tanta semplicità e spontaneità,sorrisi, gioia, e tanto affetto. Un ringraziamento per l’offerta che ci hanno fatto i ciclisti “veterani“ dell’Atletic club 47. Grazie.

Ora due date da ricordare:

Maggio:
dom. 7: gita al Santuario di Fontanellato.
dom. 14: festa della mamma (la nostra bancarella fuori dalla chiesa con lavoretti per la mamma).
da giovedì 18 a domenica 21 saremo al mare.
dom. 28: spiedo in sede.

Giugno:
dom. 4: spettacolo Hamici in fiaba presentato dai nostri ragazzi con cena in sede.
sabato 10 e domenica 11: briscolata gastronomica in sede.
dom. 18: tutti in piscina a Goito.
dom. 25: pranzo in sede.
lunedì 26: inizio Grest 2017.

Luglio:
dom. 2: tombolata notturna.
sabato 8: festa di fine Grest.
dom. 9: gustoso gelato alle Campagnole.
dom. 16: anguriata in sede e gara di bocce in notturna.
dom. 23: piscina Ostiano.
sabato 29: cena dei soci.
dom. 30: assemblea.

I ragazzi, i volontari, i familiari il direttivo dell’associazione vogliono ringraziare tutti i benefattori  per i contributi che ci hanno dato a sostegno delle varie iniziative che vengono proposte.

Per informazioni 3408728139 – e-mail: associazionehamici@libero.it