Notizie dal sud del Mondo

Dall’Editoriale della rivista Kiremba

Don Roberto Ferranti, responsabile della pastorale missionaria diocesana, scrive: “Le pagine della nostra rivista hanno sempre avuto la pretesa di far entrare il mondo nella vita della nostra diocesi, attraverso l’ opera dei nostri missionari. Anche quest’ anno ci eravamo preparati a vivere la nostra Quaresima aprendoci agli orizzonti lontani, pensando a quali progetti sostenere… e invece il mondo è bruscamente entrato nella nostra vita attraverso l’ emergenza sanitaria Covid-19. Quello che sembrava così lontano, in Cina, è improvvisamente diventato l’ orizzonte della nostra vita quotidiana. Ci siamo scoperti improvvisamente cittadini del mondo, in quanto chiamati a condividere la fatica di quello che questo virus stava scatenando. Ci siamo scoperti improvvisamente dalla parte di coloro che si sentono bisognosi di aiuto e abbiamo dovuto svestire i panni dei buoni occidentali che elargiscono aiuto ai poveri. Abbiamo scoperto cosa significa davvero quello che Papa Francesco ha detto nella indimenticabile preghiera del 27 Marzo, che siamo “chiamati a remare insieme”, che non possiamo pensare di bastare a noi stessi, sia che siamo benefattori generosi, sia che siamo poveri bisognosi di aiuto, serve remare insieme se vogliamo andare avanti, non importa il ruolo che occupiamo o la regione del mondo che abitiamo, occorre il nostro vivere insieme con vera reciprocità, scambiandoci aiuto. Prego affinchè abbiamo la saggezza di non dimenticare questa esperienza… ci siamo lasciati aiutare dal mondo”.

Nel mondo, portatori di speranza e pace, ci sono migliaia di missionari, religiose, preti e suore, volontari e volontarie, di questi oltre cinquecento sono bresciani, che vivono e lavorano in luoghi dove già in tempi normali è di per sé difficile operare, e in tempi di calamità come gli attuali, se non fosse per la fede che li sorregge, addirittura impossibile. Ognuno di loro è espressione dell’ amore di Dio, riversato verso un prossimo bisognoso di aiuti immaginabili. Dicono tanto le loro lettere spedite. Mons. Giovanni Battista Piccioli, nato a Erbusco 63 anni fa,  prete “fidei donum” dal 2005 in Equador, consacrato vescovo nel 2013 e nominato Ausiliare della diocesi di Guayaquil, sta vivendo i giorni più difficili del suo episcopato, con contagiati da coronavirus in aumento e morti a cui è difficile dare sepoltura, alle prese con povertà dove file di persone aspettano una manciata di riso per continuare a vivere. Don Giannino Prandelli, nativo di Poncarale, missionario “fidei donum” in Venezuela dal 2001, parla di un paese straziato da una crisi senza precedenti, stremato dalla fame, incapace di fronteggiare la nuova epidemia, riferisce di aver bisogno di tutto, di sperare in giorni migliori, sorretto dalla generosità di tanti amici bresciani. Mons. Pier Giuseppe Conti, nato in città, presbitero “fidei donum” in Brasile dal 1983, nominato vescovo della diocesi di Araguaia nel 1996 e dal 2004 vescovo di Macapà, scrive che lo addolora la pandemia e lo preoccupano tutte le altre povertà che la situazione generale del Brasile non riesce ad affrontare e risolvere.

Mons. Carlo Verzelletti, vescovo della diocesi brasiliana di Castnhal do Parà, ha richiesto aiuti senza i quali si saranno chiuse le chiese e qualunque altra forma di accoglienza, braccia per costruire case e cuori disposti a mettersi al servizio della gente che spera e invoca tempi nuovi, la pandemia che avanza lo preoccupa, ma ancora di più il non poter rispondere al grido di aiuto di tanti affamati. Da Manaus, cuore dell’ Amazzonia, una religiosa invoca aiuti e preghiere, perché il rischio di non farcela da soli è evidente. Padre Marietti, piamartino, delegato della Congregazione per la cura delle missioni africane (due in Angola, una in Mozambico), dice che purtroppo, il virus già attivo, va ad aggiungersi a malattie endemiche e a situazioni in cui fame e sete la fanno da padrone. Il futuro è previsto disastroso, i missionari fanno il possibile, ma si necessita dell’ aiuto del mondo che può. Dal Burundi, paese africano in cui i bresciani hanno riversato aiuti e collaborazioni (l’ ospedale di Kiremba ne è l’ esempio più evidente), giungono notizie di contagi e morti, ma anche di situazioni di fame e sete a cui la difficile situazione politica non riesce a far fronte. Dal Rwuanda, dove le Ancelle della Carità svolgono la loro missione, giungono notizie di difficoltà ma anche di azioni che favoriscono la speranza e rinnovano la fiducia in un futuro diverso.                                                                                                       

L’edizione 2020 del Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari, presentata a Roma il 21 aprile, dice che il numero di coloro che soffrono di fame riguarda 135 milioni di persone in 55 Paesi nel mondo, venti milioni in più rispetto al 2018. E questa situazione è destinata a peggiorare notevolmente nell’ anno in corso, se si pensa che alle già allarmanti cause dell’ estrema mancanza di cibo: conflitti, cambiamenti climatici e collassi economici, si aggiunge la tragica ondata pandemica del coronavirus. Il fondo monetario internazionale ha recentemente quantificato il disastro generato dalla pandemia in atto, spiegando che nei Paesi economicamente più avanzati aumenterà la disoccupazione e molte famiglie soffriranno la fame, ma che nei Paesi dove sono già presenti le crisi umanitarie (come quelli del continente Africano, dell’America latina, del Medio Oriente e dell’ Oriente, in cui la maggioranza della popolazione vive già in condizioni di povertà estrema e dove l’ accesso ai servizi sanitari è da tempo fortemente diseguale e insufficiente, focolai di Covid-19 potrebbero portare ad effetti catastrofici e il tributo di vite umane potrebbe essere superiore a quello di qualsiasi Paese sviluppato.                                                                                  

Concludiamo con un appello di speranza del nostro Vescovo Pierantonio: “Con l’aiuto di Dio vinceremo la malattia, ricostruiremo città e paesi, restituiremo alle persone la gioia di vivere, faremo migliore il mondo che ci ospita…”.

Notizie dall’AIDO

La locale sezione AIDO “Giuseppe Pavia” di Leno è in fase di rinnovo dei propri organismi statutari.

Sono infatti previste per il 22 febbraio 2020 (data da confermare) le consultazioni tra gli iscritti per la nomina del Consiglio Direttivo e, successivamente, delle cariche sociali. In tale occasione, verrà offerto agli associati e a tutti quanti vorranno partecipare uno spettacolo della compagnia Teatro CaraMella presso il teatro dell’oratorio S. Luigi di Leno alle ore 20.00.

Il consiglio direttivo uscente desidera ringraziare la comunità lenese per la risposta sempre positiva e numerosa manifestata in questi anni nei confronti delle attività proposte dall’Associazione.

Nel contempo, coglie l’occasione per rivolgere un appello a tutti gli iscritti all’AIDO di Leno che volessero mettere a disposizione il proprio tempo impegnandosi nelle iniziative associative.

Notizie da Hamici

Quest’anno per i nostri “ Pomeriggi Attivi” sono cambiate un po’ di cose: abbiamo introdotto nuovi volontari e realizzato nuove attività!
Per l’articolo di questo mese abbiamo deciso di chiedere direttamente ai nostri ragazzi cosa provano e come vivono i Pomeriggi. Questi sono i loro commenti:

Nicola: “ I pomeriggi mi piacciono perché mi diverto tanto, sto in compagnia e faccio tante cose”;
Valentina: “ a me piacciono perché sto bene con i miei amici e voi (volontari) e mi piace tanto imparare le canzoni per le feste”.
Beppe: “ Mi piace fare tutto, stare con i miei amici e fare la merenda tutti insieme.”
Alessia: “ Aspetto sempre con ansia l’arrivo dei pomeriggi per poter stare insieme ai miei amici e fare tante attività diverse.”
Roberto: “A me piace fare le passeggiate e chiacchierare con gli altri”
Massimo: “ Mi piace giocare a bocce e biliardino, stare in compagnia e mangiare la merenda tutti insieme”.
Nicolas: è ammalato ma sicuramente è come dicono i ragazzi ai pom. Attivi ci si diverte.

Riassumendo, dall’intervista è uscito che per i ragazzi i Pomeriggi Attivi rappresentano un momento per “staccare la spina” (cit. Massimo) da quella che è la loro routine quotidiana. Quest’ultimi vengono descritti come il momento della settimana in cui i ragazzi si divertono tantissimo, conoscono nuove persone e imparano nuove cose e svolgono tante e diverse, attività (dal gioco delle bocce, alla biblioteca, alla cucina ecc.).

Grazie per le vostre testimonianze così sincere, i pomeriggi attivi vogliono essere dei momenti di svago per i nostri ragazzi. É motivo di orgoglio anche il reparto pomeriggi attivi dei volontari che sembrano api che lavorano intensamente e con impegno per sfornare tanti bellissimi lavori che poi noi proponiamo nei nostri mercatini per far si di poter riuscire a gestire e organizzare i pomeriggi attivi dei ragazzi. Alla fine di quest’anno 2019 vogliamo dire un grande grazie a tutte le persone che in qualsiasi occasione e nei modi più inconsueti ci aiutano a realizzare piccoli o grandi progetti. Attualmente siamo impegnati nell’acquisto di un fiat Doblò con sette posti per poter predisporre il trasporto dei nostri ragazzi in sede. Un ringraziamento particolare a tutti i volontari (senza i quali non si potrebbe fare tutto quello che riusciamo a realizzare), agli operatori e a tutte le persone che ci aiutano e ci sostengono.

Notizie dagli Alpini

Anche quest’anno abbiamo condiviso con voi la nostra tradizionale “Festa Alpina” giunta ormai alla sua 15^ edizione. Sono state 4 serate intense, ricche di emozioni, di convivialità e allegria che rimarranno per sempre nei cuori di ciascuno di noi.

Il Gruppo Alpini desidera porgere i dovuti ringraziamenti a Don Davide per averci dato la possibilità di usufruire della struttura dell’ oratorio, a tutti i volontari che ci hanno aiutato e a tutti coloro che sono passati a trovarci, perchè come abbiamo più volte ribadito, le nostre iniziative non avrebbero il successo che ogni volta ottengono e riscuotono, se non ci fosse il supporto imprescindibile di voi cittadini.

Il nostro pensiero è come sempre rivolto ai nostri cari “Veci Alpini” andati avanti, che ci hanno insegnato e trasmesso i veri Valori Alpini: la tradizione, l’educazione, il sacrificio, la dignità, la gratuità e la forza, valori che sono l’essenza dell’ alpinità, ed è anche grazie a loro se oggi raccogliamo i frutti dei nostri successi. Oggi più che mai, speriamo di avervi trasmesso un pò di sana alpinità nei vostri cuori.

Ma un grazie particolare, associato ad un affettuoso abbraccio e un caloroso saluto, lo vogliamo dedicare al nostro Mons. Giovanni Palamini che dopo tanti anni trascorsi nella nostra comunità, è stato chiamato a svolgere la sua missione pastorale lontano da noi. In questi anni ci hai accompagnato e supportato in tutte le nostre iniziative dimostrando sempre grande disponibilità verso tutti noi Alpini. Caro Don Giovanni, sarai sempre nei nostri cuori… e quando penserai a noi Alpini di Leno, ognuno di noi tornerà nella tua mente, prega per noi, noi pregheremo per te e nel nome del Signore saremo sempre uniti.
Grazie di tutto e un augurio per il tuo nuovo cammino!

Un caloroso saluto a tutti

Gruppo Alpini Leno

La missione continua

Brescia 16 Agosto 2018

Carissimo mons. Abate, pace e bene! Le scrivo da Brescia, dove mi trovo per un po’ di ferie e cure mediche, prima di ritornare in Africa, nella mia missione del Ghana, dove ho già speso 36 anni e dove spero di spendere il resto della mia vita, come missionario comboniano.

Ne approfitto per mandarle una foto della cappella costruita alcuni mesi fa ad onore dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, in ricordo di Leno, dove sono nato e sono stato battezzato. L’anno scorso ho ricevuto da Lei una somma per iniziare questo progetto; altri benefattori si sono uniti per completarlo. Il Buon Dio benedica e protegga tutti quelli che con generosità e spirito missionari si danno da fare per il Regno di Dio. É col loro aiuto che la missione continua.

Nel Ghana ho potuto realizzare vari progetti di evangelizzazione e promozione umana-sociale. Ricordiamo però che l’aiuto principale è quello della preghiera e dei sacrifici offerti con amore, perché è Gesù che converte i cuori. Preghiamo perché nella Chiesa e nel mondo ci sia più solidarietà, fraternità e accoglienza. Spero un giorno o l’altro d’avere l’occasione per venire a Leno a salutarla.

Cordialmente
P. Eugenio Petrogalli

Il diritto ad essere informati

I media tra disintermediazione e la sfida per una comunicazione a servizio della verità.
Intervento del Vescovo Pierantonio Tremolada nell’incontro con i giornalisti presso il Centro Pastorale Paolo VI, 23 gennaio 2018

Vedo tre caratteristiche attuali dell’informazione:

  • velocità di comunicazione e inondazione di notizie;
  • “disintermediazione”: tendenza cioè a escludere la mediazione, ricercando l’accesso diretto alle fonti e il filo diretto con i destinatari;
  • carenza di controllo sulle informazioni e incognita sulla veridicità delle fonti.

Tutto viene percepito come una sorta di rumore (non di suono), difficile da decifrare e che facilmente lascia spazio alle cosiddette fake news, cioè a notizie prive di fondamento. Il rischio è questo: che manchi la profondità e quindi la rilevanza dell’informazione in ordine alla vita. In questo modo, difficilmente l’informazione produce un incremento “culturale”, cioè un sapere che deriva da ciò che accade e consente di vivere sempre meglio.
Un paradosso del momento attuale:

Abbiamo a disposizione una enorme quantità di informazioni, almeno in teoria, ma abbiamo una minore capacità di comprendere cosa sta accadendo e cosa sta per accadere… La quantità di informazione non va di pari passo con la quantità di conoscenza, anzi sta diventando inversamente proporzionale.

(Z. Baumann)

L’informazione dovrebbe sempre portare con sé la comprensione di quanto succede e questo suppone che chi trasmette notizie si impegni onestamente a offrire anche un’interpretazione dei fatti. Il compito di chi fa giornalismo è questo: aiutare a capire ciò che accade, valutandolo e raccontandolo. È ciò che fa lo storico sul lungo termine. Il giornalista lo fa nel breve termine, dentro il flusso del processo, mentre cioè la storia è ancora in corso, mentre si sta nel cantiere. Tuttavia di interpretazione si tratta. La stessa cronaca porta in sé, nel modo stesso di riferire la notizia, cioè nella pur ridotta dimensione del narrare che è propria della cronaca, l’interpretazione di ciò che è accaduto. Di questo è giusto essere pienamente consapevoli. È ciò che avviene in modo evidente negli editoriali sui grandi eventi o sui macro fenomeni in corso; in modo forse meno immediato ed esplicito, tuttavia lo stesso avviene anche negli articoli di cronaca sulle vicende della città e dei paesi.

La distinzione tipica del giornalismo tra opinionisti e cronisti è legittima e del tutto comprensibile, tuttavia, sia gli uni che gli altri – appunto in quanto giornalisti – sono chiamati a fornire, pur in modo differente, una lettura dei fatti. Ognuno che scrive mette in gioco la sua personale interpretazione degli avvenimenti e se ne rende perciò pubblicamente responsabile, offrendo ai destinatari della sua comunicazione la propria visione delle cose e introducendola nel circolo del vissuto sociale con inevitabili effetti positivi o negativi.

Si tratta di un’interpretazione che riguarda il quotidiano ma che non è affatto banale. Essa richiede una dote piuttosto rara, cioè la capacità di valutare quanto sta accadendo giorno per giorno in modo non superficiale, fornendo chiavi di letture non di parte, sulla base di una propria visione della vita che si presume consapevole, riflessa, coscienziosa, onesta, profonda. In una parola, si tratta di offrire una lettura sapienziale del quotidiano, che contribuisca a coglierne positivamente il senso, nella sua inevitabile dialettica e complessità, a sostegno di una socialità armonica e vitale. Una lettura che cresce di spessore con tempo e con l’esperienza stessa.

Se è vero che oggi, a mediare tra le notizie e lettori sono sempre meno i giornalisti (poiché si cerca il filo diretto tra fonti e destinatari dell’informazione = “disintermediazione”), resta vero – a mio giudizio – che il ruolo del giornalista non cambia. Pur dentro uno scenario che di fatto tende ad annullare le mediazioni, credo che per il fruitore di informazioni rimanga intatto il bisogno di avere qualcuno di cui potersi fidare, che di fronte all’inondazione e alla velocità delle notizie aiuti a non sentirsi smarrito. La stessa selezione delle notizie diventa importante; poi viene l’interpretazione presentata in modo da favorire la comprensione dei fatti, interpretazione che è fondata sull’onestà e la serietà di chi svolge il suo compito di informatore con coscienza, sensibilità e professionalità. Questo, credo, ci si debba aspettare da un giornalista.

L’esigenza è quella di essere veramente informati e istruiti su ciò che sta accadendo, a fronte di un’alluvione di notizie che rischia di non lasciare traccia.

L’accesso immediato alle fonti e il contatto diretto con i destinatario dell’informazione produce l’effetto tzunami: tutto viene semplicemente presentato o meglio riversato sul soggetto, senza un minimo di ordine, senza impegnarsi a distinguere secondo criteri di rilevanza e di valore, come si trattasse di prodotti esposti alla rinfusa su enormi tavoli all’attenzione di chi fosse interessato.

Così, schematicamente, credo si possa dire che da un giornalista di ci attende un contributo che ha quattro caratteristiche sostanziali:

  • una selezione intelligente delle notizie
  • una comunicazione onesta dei fatti
  • un’interpretazione profonda degli stessi
  • un’intenzione costruttiva nel modo di presentarli.

Assistiamo al crescente primato dell’informazione personalizzata. Questa potrebbe essere una chiave di lettura per comprendere il presente e il futuro del giornalismo. Si potrebbe intendere l’informazione personalizzata anzitutto nel senso di una informazione affidabile di cui ciascuno personalmente avverte l’esigenza. Che si scelga Facebook o la carta stampata, You Tube o il giornale radio, sarà sempre apprezzato e quindi convincente lo stile proprio del vero giornalismo, con le sue due principali caratteristiche del selezionare con intelligenza e dell’interpretare con profondità e in modo costruttivo. La qualità dei contenuti sarà sempre decisiva, anche per il momento attuale. Essa dipenderà dal coraggio e dalla serietà nel vagliare e offrire ciò che è di reale utilità al destinatario della comunicazione, senza escludere anche eventi in sé negativi ma certo privilegiando quelli positivi; dall’arte di raccontare in modo sapiente quanto accade e di condividere con lucidità ed eleganza il proprio pensiero; dall’onestà nel riferire con chiarezza e per il bene comune tutto ciò, e soltanto ciò, che in coscienza è ritenuto vero; dalla capacità di farlo con quella giusta dose di umorismo e di creatività che permettono a chi ascolta di sentirsi arricchito e insieme allietato.

Mentre vi ringrazio per il compito che svolgete, vi auguro di proseguirlo rendendolo sempre più conforme alla preziosa finalità che possiede e volentieri invoco su di voi la benedizione del Signore.