Testimoni della benedizione di Dio

Il vescovo Pierantonio ha presieduto in Cattedrale la celebrazione per l’ordinazione presbiterale di don Luca Signori, don Alex Recami e don Lorenzo Bacchetta. Leggi l’omelia

È con grande gioia e non senza una certa emozione che celebro con tutti voi questa prima ordinazione di nostri presbiteri diocesani. È questo un momento molto importante e atteso per tutta la Chiesa bresciana ed è l’occasione per toccare con mano la provvidenza del Signore, che non lascia mancare alla sua Chiesa i pastori di cui ha bisogno per compiere il suo cammino e dare così al mondo la sua testimonianza.

Ci mettiamo in ascolto – come è giusto – della Parola di Dio che la liturgia ci offre in questa decima domenica del tempo ordinario. È una Parola che proclama la bellezza della vita e la sua energia potente, a fronte del mistero dell’iniquità, cioè del tentativo drammatico di mortificarla o addirittura di estinguerla.

 Il Libro della Genesi, nella pagina che abbiamo ascoltato, descrive gli effetti tristissimi della catastrofe originaria, cioè del peccato dell’umanità agli inizi della sua esistenza. Il rifiuto di Dio e della sua grazia, la mancanza di fiducia nei suoi confronti, il sospetto della sua malafede, l’idea che egli non volesse il vero bene dell’umanità ma la pensasse schiava e sottomessa hanno aperto alla morte le porte dell’esistenza umana. Obbligando Dio a tenersi lontano, l’uomo ha dovuto conoscere suo malgrado una realtà spaventosa, opposta alla vita vera. Chiamata ad esistere nella somiglianza con Dio, cioè nella beatitudine dell’amore trinitario, l’umanità ha improvvisamente scoperto nella sua esistenza la dolorosa e sconvolgente realtà della violenza, della divisione, dello smarrimento e della paura. Le tenebre sono entrate là dove regnava serena la luce della bellezza che viene da Dio. È questo che la Scrittura intende esprimere quando parla del serpente che convince Eva. Con la sua seduzione egli diffonderà nella vita un veleno mortale, che tenderà di annientarla attraverso la gelosia, il conflitto, l’avidità, la superbia e, ultimamente, la ricerca ossessiva della propria autonoma soddisfazione.

Ma la vita che il Creatore ha donato all’uomo suo amico non verrà meno e non soccomberà. Ciò che viene da Dio e partecipa del suo mistero santo non può essere distrutto, perché nessuno gli è superiore in potenza e perché la potenza di Dio è l’amore. L’uomo creato a immagine di Dio potrà subire un attacco ed essere colpito, ma la sua vita non potrà essere annientata. A Eva, che è la madre di tutti i viventi il Signore Dio dice che d’ora innanzi sarà lei a trasmette la vita, continuando la sua opera di Creatore, anche se lo dovrà fare paradossalmente in mezzo ai dolori delle doglie, e poi aggiunge: “Io metterò inimicizia tra te e il serpente, tra la sua stirpe e la tua stirpe. Tu gli schiaccerai la testa ed egli ti insedierà il calcagno”. Con queste parole misteriose si allude all’eterna lotta cui sempre si assisterà nella storia umana tra la vita e la morte, tra Colui che ci vuole vivi e felici e colui che ci vuole disperati e perduti, tra la luce del giorno e le tenebre della notte. Il desiderio di vivere non sarà mai sradicato dal cuore degli uomini e la forza della vita avrà sempre la meglio. Tuttavia, l’attacco sarà continuo e serio il rischio del naufragio. L’ultima parola sarà in ogni caso di Dio. La sua potenza d’amore permetterà a chi si affida a lui di sperimentare la forza consolante della sua salvezza.

Lo testimonia il Cristo stesso, che nei Vangeli si presenta come il garante della vita contro la morte, della speranza contro la disperazione. Laddove la morte cerca di estendere il suo dominio, l’azione di Gesù si fa più intensa. Laddove l’ingiustizia, la corruzione, la violenza, l’infermità fanno sentire il loro triste peso, lì il Salvatore giunge con la sua presenza e la sua parola autorevole e confortante. I racconti dei Vangeli ne sono la prova. La pagina del Vangelo di Marco che abbiamo ascoltato ci attesta poi che, nei casi in cui il potere oscuro del maligno arriva a deformare la persona stessa, ci si deve aspettare che la santità del Cristo si manifesti in tutta la sua forza. I suoi avversari non possono negarlo, anche se – accecati – offrono di tutto questo un’interpretazione falsa e tendenziosa: “Egli – dicono – scaccia i demoni nel nome dei principe dei demoni”. Di questa lettura distorta essi si assumono piena responsabilità e insieme subiscono le conseguenze, perché chiudono le porte alla luce della vita e alla gioia della redenzione.

È nella cornice di questa Parola – carissimi ordinandi Luca, Alex e Lorenzo – che il Signore ci chiede oggi di celebrare questo momento così importante per voi e per l’intera nostra diocesi. Voi state per ricevere l’ordinazione presbiterale. Con voi la nostra Chiesa si arricchisce di nuovi ministri e il nostro presbiterio di nuovi fratelli. Per la potenza dello Spirito santo diventerete ministri di Cristo, che avete incontrato nella fede e avete riconosciuto come il Signore della vostra vita e dell’intera storia umana. Di lui e per lui voi già vivete. È lui il segreto della vostra felicità e della vostra speranza. Segreto nascosto nel profondo del vostro cuore, intima e consolante certezza della vostra coscienza. Non dimenticate che ogni ministro di Cristo è anzitutto testimone della sua risurrezione del Signore, come già un tempo i dodici che lo incontrarono vivo dopo la sua passione, cioè della sua vittoria sulla morte e quindi della vittoria della vita su tutto ciò che tende a soffocarla. Siete chiamati a mostrare la forza che viene dalla grazia di Dio, la speranza che sorge dalla fede, la verità di quella promessa di beatitudine che il Signore Gesù ha proclamato. Abbiate quest’ansia sincera e continua di mostrare al mondo che Dio ama la vita, che ne è la sorgente, che la custodisce e la promuove. “È in te la sorgente della vita – dice il salmo – nella tua luce vediamo la luce” (Sal 36, ).

Sappiate che di questa vita c’è grande desiderio. Dal nostro mondo sale come un grido silenzioso, che cioè qualcuno confermi l’origine divina di ciò che siamo in quanto uomini e donne, mostri le radici celesti della nostra dignità, renda evidente la bellezza del nostro esistere, il suo senso vero e ultimo.

Tutto ciò, oltre i confini asfittici di un consumismo alla fine freddo e insipido. Siamo tutti convinti che non possiamo esistere semplicemente per acquistare prodotti o per utilizzare strumenti sempre più tecnologici, eppure sembriamo come costretti a fare di tutto questo il nostro pensiero principale. Voi siate annunciatori della lieta notizia di una vita ariosa, luminosa, gioiosa, che attinge costantemente alla gloria di Dio, a quello splendore di bellezza che il Cristo risorto ha manifestato in mezzo a noi.

Non conformatevi – come raccomanda san Paolo nella Lettera ai Romani – agli schemi di un mondo che rischia di implodere perché edificato su ciò che è passeggero. Difendete la vita vostra e quella dei fratelli e delle sorelle a voi affidate, soprattutto dei più giovani, dalle illusioni di una mondanità che procede in una direzione che non convince. Siate amici di Dio, discepoli del Signore, amministratori dei suoi misteri; siate servitori del Vangelo, testimoni della vita nuova il cui segreto è l’amore umile e mite di Gesù. Affidatevi alla forza della Parola di Dio, coltivate la preghiera, amate i misteri di Cristo che celebrate a vostro beneficio e a beneficio del popolo di Dio, soprattutto l’Eucaristia.

E non abbiate paura. Il male è una realtà dolorosamente chiara, ma il bene è più forte e la Provvidenza di Dio sa trarre il bene anche dal male. Con il peccato delle origini è entrata nel mondo la maledizione: questo ci insegna la Scrittura. Ma la stessa Scrittura ci insegna anche che si tratta di una maledizione aggiunta, che non ha nel mondo diritto di cittadinanza. Noi siamo stati creati nella benedizione. Siate dunque testimoni della benedizione di Dio, della speranza di vita cui il Cristo ha dato compimento. La vostra presenza, la vostra parola, i vostri gesti siano dunque motivo di conforto per chi sente il peso della vita. Siete costituiti per grazia pastori della Chiesa: guidate dunque le nostre comunità cristiane facendole camminare nella carità, che diviene accoglienza amorevole, servizio generoso, comunione sincera. Così servirete la vita e la difenderete. La speranza del mondo è poggiata su una vera esperienza di redenzione, su una liberazione anzitutto interiore, capace di rinnovare la nostra socialità e di custodire la bellezze dei nostri reciproci legami.

Voglio concludere con una parola riassuntiva tanto preziosa quanto delicata: vorrei dirvi di camminare nella santità. La forma vera della vita è l’esistenza umana trasfigurata nella grazia, splendente della bellezza che proviene dal mistero trinitario. La santità è la vita di Dio divenuta anche nostra, il riflesso luminoso della gloria di Dio nel cammino della storia. La realtà più segreta della Chiesa è la comunione dei santi ed è confortante sapere che anche noi facciamo parte di una grande schiera di eletti. Ai santi che la Chiesa ufficialmente riconosce tali, si aggiungerà dal prossimo 14 ottobre anche Paolo VI. Ragazzo di queste terre bresciane, che chiamavano Battista e poi don Battista, divenuto il grande papa del Concilio, Paolo VI è un uomo che ha lasciato un segno nella sua epoca, ma per noi soprattutto è l’esempio luminoso di un uomo di fede, che ha unito in armonia grandezza e semplicità, lo stare in alto e lo stare in basso, l’umiltà del cuore e la finezza del tratto. Certo, tutto in lui ruotava intorno all’amore per il suo Signore, il Cristo a cui si era affidato e che amava con tutto il suo cuore, con sapienza e mitezza.

Vi auguro di imitarlo. Non necessariamente raggiungendo il soglio pontifico. La santità di quel cuore può essere la santità di ogni cuore. Lo sia anche per il vostro, a gloria di Dio e a salvezza di tante anime desiderose di incontrare lo splendore della verità.

La squadra di Tremolada

Il 16 maggio il vescovo Pierantonio Tremolada, al termine del periodo di consultazione avviato nei mesi scorsi, ha annunciato a tutta la Curia riunita nel salone dei vescovi del palazzo Vescovile la nomina dei nuovi vicari episcopali. Il nuovo vicario generale è mons. Gaetano Fontana, attuale abate di Montichiari.

Il 16 maggio il vescovo Pierantonio Tremolada, al termine del periodo di consultazione avviato nei mesi scorsi, ha annunciato a tutta la Curia riunita nel salone dei vescovi del palazzo Vescovile la nomina dei nuovi vicari episcopali.

Presentando nomi e biografie del nuovo vicario generale, del vicario per il clero, del vicario per la vita consacrata, del vicario per l’amministrazione, e dei quattro vicari territoriali, il Vescovo ha anche ricordato che gli stessi entrano in carica a partire dalla data odierna. Tutti i nuovi vicari, ad eccezione di quello per la vita consacrata, lasceranno la guida delle parrocchie che hanno curato sino al momento della nomina.

Con le nomine annunciate va definendosi la composizione del nuovo consiglio episcopale, così come l’ha indicata il Vescovo, e che prevede anche la presenza del vicario per la pastorale dei laici, ancora in fase di individuazione, del Cancelliere don Marco Alba e del Rettore del Seminario, mons. Gabriele Filippini.

Ecco i nuovi vicari episcopali

Vicario generale

Mons. Gaetano Fontana. Nato l’1 marzo del 1957 e ordinato nel 1988, è originario della parrocchia di Verolanuova. Ha svolto i seguenti servizi: curato a Pisogne (1988-1997); curato a Chiari (1997-2002); parroco di Cologne (2002-2010); dal 2010 è parroco di Montichiari, dal 2012 anche di Vighizzolo, dal 2017 parroco anche di Novagli. Dal 2017 è assistente ecclesiastico dell’Associazione Laicale Piccole Apostole.

Vicario per il clero

Don Angelo Gelmini. Nato nel 1971 e ordinato nel 1997, è originario della parrocchia di Manerbio. Ha svolto i seguenti servizi: curato a Castrezzato (1997-2003); curato a Salò (2003-2012); amministratore parrocchiale di Rezzato San Carlo (2012-2015); parroco Rezzato San Carlo e Rezzato San Giovanni Battista dal 2015; parroco di Molinetto dal 2017.

Vicario per la vita consacrata

Mons. Italo Gorni. Classe 1957 e ordinato a Brescia nel 1985, è originario della parrocchia di Botticino Mattina. Ha svolto i seguenti servizi: curato a Lumezzane San Sebastiano (1985-1997); parroco di Serle e Castello di Serle (1997-2014); vicario episcopale per il clero dal 2009; parroco di Gavardo dal 2014; parroco di Soprazocco dal 2016; parroco di Vallio Terme dal 2017.

Vicario per l’amministrazione

Don Giuseppe Mensi. Classe 1964 e ordinato nel 1990, è originario della parrocchia di Villachiara. Ha svolto i seguenti servizi: curato a San Luigi Gonzaga in città (1990-1997); collaboratore al settimanale diocesano La Voce del Popolo (1997-2005); curato a Caionvico (1997-2008); collaboratore del Centro diocesano per le comunicazioni sociali (2005-2008); parroco di Folzano in città dal 2008.

Vicario territoriale zona I (Valle Camonica, Sebino, Franciacorta e Fiume Oglio)

Don Mario Bonomi. Classe 1968 e ordinato nel 1993, è originario della parrocchia di Sale di Gussago. Ha svolto i seguenti servizi: curato a Palazzolo Sacro Cuore (1993-2000); curato a Iseo (2000-2009); parroco di Sellero (2009-2017); assistente ecclesiastico del Consultorio familiare Tovini di Breno dal 2009; referente della pastorale familiare della Valle Camonica dal 2009; parroco di Breno, Pescarzo di Breno e Astrio di Breno dal 2017.

Vicario territoriale zona II (Pianura)

Don Alfredo Savoldi. Classe 1960 e ordinato nel 1992, è originario della parrocchia di Bagnolo Mella. Ha svolto i seguenti servizi: curato al Villaggio Sereno I (1992-1997); curato a Castel Mella (1997-2004); parroco di San Paolo e Scarpizzolo (2004-2013); parroco di Cremezzano (2011-2013); parroco di Castelcovati dal 2013.

Vicario territoriale zona III (Val Trompia, Val Sabbia e Benaco)

Don Leonardo Farina. Classe 1961 e ordinato nel 1986, è originario della parrocchia di Orzinuovi. Ha svolto i seguenti incarichi: curato a Rudiano (1986-1995); curato a Bedizzole (1995-2003); parroco di Maderno e Monte Maderno dal 2003; parroco di Cecina e Gaino dal 2006; parroco di Fasano dal 2014; presbitero e coordinatore dell’unità pastorale delle parrocchie del Comune di Toscolano Maderno dal 2014; parroco a Toscolano dal 2017.

Vicario territoriale zona IV (Brescia città e hinterland)

Don Daniele Faita. Classe 1960 e ordinato nel 1985, è originario della parrocchia di Gussago. Ha svolto i seguenti servizi: curato a Marcheno (1985-1992); curato a Castegnato (1992-1998); curato festivo a Castegnato (1982-2002); direttore spirituale del Seminario Minore (1998-2011); parroco di Cellatica dal 2010.