Credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che credi, vivi ciò che insegni

É con vera gioia che ci apprestiamo a vivere l’ordinazione diaconale di Nicola Mossi in prospettiva dell’ordinazione presbiterale. Questo evento è segno di una comunità che, non solo continua a generare alla fede cristiana i suoi figli mediante il battesimo, ma è anche in grado di suscitare risposte vere e generose a quel Signore che continua a chiamare uomini e donne a donare la propria vita totalmente a servizio del Vangelo. É segno di una vivacità di fede di una comunità cristiana in un tempo in cui non è semplice per la Chiesa raggiungere il cuore dei giovani e “convincerli” che la “via” della vita di ogni uomo è Gesù, la verità è la sua parola, la vita è dono suo perché Lui è la vita… e ogni altra proposta è un mezzo per l’esistenza umana solo se è orientata a questa verità.

L’ordinazione di Nicola, ancora, è segno di una famiglia che ha saputo trasmettere ai figli la fede cristiana e non trattiene uno dei figli al dono di sé per una vita oggi controcorrente, ma capace di dare pienezza di significato.

É gioia per la nostra comunità perché coglie in uno dei suoi giovani la capacità di mettersi in piena sintonia con Gesù-Parola del Padre e cogliere che il suo disegno è un progetto d’amore, che pienamente corrispondente alle aspirazioni che un giovane porta nel suo cuore e che si realizza in un dialogo d’amore, dove la vocazione si compie solo quando, nella piena libertà, il chiamato sente che donarsi non è perdersi, al contrario è pienezza di vita, di amore e di gioia, è ritrovarsi. Tutto ciò non annulla la fatica della ricerca, la sofferenza dei momenti bui, l’incomprensione di un mondo lontano o chiuso alle proposte di Dio, il rallentamento del cammino, la pazienza di capire, l’attesa di segni, il silenzio di Dio, le prove della vita, la rinuncia ad altre scelte, i dubbi e la stanchezza per un percorso lungo, impegnativo e a volte difficile, l’abbandono da parte di alcuni amici che non capiscono …

Nicola, dopo aver sperimentato e gustato altri tipi di esperienze di vita, ha scelto, non per disprezzo di ciò che ha lasciato, anzi, forse anche grazie a ciò che ha lasciato, di vivere una vita tutta dedicata al servizio di Dio e dei fratelli nella vita diaconale-secerdotale, attraverso la chiamata del Signore, confermata dal discernimento della Chiesa e da lei confermata mediante l’ordinazione sacra.

Ora la Chiesa, mediante il ministero del Vescovo, mette nelle sue mani il Vangelo di Gesù, del quale Nicola diviene l’annunciatore. Il Vescovo, mentre gli offre il Vangelo lo esorta con queste parole:

“Credi sempre ciò che proclami”: è un invito a rinnovare l’atto di fede nella Parola, quale è veramente: non parola di uomini, ma parola di Dio; è esortazione a meditarla con perseveranza, a rispettarne il messaggio, a non togliere e aggiungere nulla, ad annunciarla non in modo formale, ma con un cuore che crede e aderisce a ciò che annuncia.

“Insegna ciò che credi”: è un mandato preciso, che alla Chiesa deriva da Gesù; è Lui che ha scelto fin dall’inizio alcuni uomini perché “stessero con Lui e per mandarli”. Così la Chiesa ancora oggi, nel suo nome, sceglie e conferma gli annunciatori del Vangelo e li manda per compiere la sua missione. L’annuncio che affida scaturisce dalla fede: per questo l’evangelizzatore deve contemporaneamente “stare” con Gesù e “andare” ad annunciare il suo vangelo. Questo vuol dire l’invito ad “insegnare ciò che credi”! Non porti te stesso, la tua parola, le tue convinzioni … ma Colui che è in te e con il quale vivi in piena comunione. “Guai a me se non annunciassi il Vangelo”.

“Vivi ciò che insegni”: la credibilità dell’annuncio si fonda primariamente sull’opera dello Spirito Santo, ma anche sulla coerenza tra ciò che si annuncia e ciò che si vive, pur nella consapevolezza del proprio limite e della propria debolezza. L’annuncio, dunque, si compie insieme con la parola e la testimonianza di vita.

Ecco allora il primo atteggiamento: essere segno di Cristo servo: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita per il mondo”. Così, il diacono è servo della volontà del Padre, della missione di Gesù, dell’amore dello Spirito Santo, che l’ha consacrato e reso capace di servire come Gesù. “Se io, Maestro e Signore, ho lavato i piedi a voi, così anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”.

Grazie, Nicola, per la tua risposta alla chiamata del Signore! Grazie per lan tua testimonianza di amore a Gesù e alla Chiesa! Grazie perché ci dici che “non è mai troppo tardi” per rispondere agli inviti di Gesù! Grazie per la testimonianza e l’amore che mostri verso la comunità che ti ha generato alla fede e nella quale è sbocciata la tua vocazione sacerdotale.

I tuoi sacerdoti

Ammissione al diaconato di Nicola Mossi

Il vescovo ha accolto la domanda di ammissione al diaconato di Nicola Mossi. Esprimiamo al Signore il nostro grazie per avere scelto un membro della nostra comunità per il ministero ordinato. Grazie anche a Nicola che ha fatto in libertà, coraggio e impegno la sua non facile scelta, che va a beneficio di tutta la Chiesa. Partecipiamo alla sua gioia e lo sosteniamo con la nostra perseverante preghiera. La sua ordinazione avrà luogo il 21 settembre in cattedrale.

L’Abbazia nel nome di Paolo VI

Il nome del monastero non è più Abbazia Benedettina Olivetana San Nicola ma Abbazia Benedettina Olivetana Santi Nicola e Paolo VI

Domenica 10 febbraio, festa di Santa Scolastica sorella di San Benedetto, nell’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano si è svolta un’importante celebrazione Eucaristica in cui l’Abate Generale della Congregazione Benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto, Dom Diego M. Rosa con un Atto Ufficiale della Congregazione ha esteso il nome del monastero. Da questa data il nome del monastero non è più Abbazia Benedettina Olivetana San Nicola ma Abbazia Benedettina Olivetana Santi Nicola e Paolo VI. Quasi 1000 anni fa quando il Monaci Cluniacensi iniziarono la fondazione di questo Cenobio nel titolo compariva S. Pietro insieme a S. Nicola, poi nei primi due secoli di vita la figura di S. Pietro si è eclissata forse per non confondere questo luogo con il vicino monastero di S. Pietro in Lamosa… A distanza di quasi 1000 anni Pietro ritorna! Un Pietro che ha visto i suoi natali in queste terre benedette, un Pietro che ha tenuto saldo il timone della barca della Chiesa Universale sotto la forza impetuosa delle onde del Concilio Vaticano II, un giovane ragazzo che prima di essere Sacerdote, Vescovo ed infine aver vagliato il soglio Petrino, ancorato al manubrio della sua bicicletta che da Chiari lo riportava nella sua Concesio, si fermava qui, su questa piazza e guardava ciò che restava della presenza monastica, in questa stessa chiesa ha pregato perché un giorno tra le volte di questo cenobio violentato e depredato ritornasse almeno la sua essenza vitale che lo ha reso per secoli “Casa di Dio” ovvero la celebrazione dell’Opus Dei da parte dei Monaci figli di San Benedetto e San Bernardo Tolomei, monaci di bianco vestiti in ricordo della Pasqua Gloriosa di Cristo, un Pietro che oggi la Chiesa Universale venera con il nome di San Paolo VI Papa.

Due i motivi che hanno tradotto questa scelta, in primis il 50°o del ritorno dei Monaci Olivetani nel monastero di Rodengo, per volontà diretta dell’allora Pontefice Paolo VI, secondo come segno tangibile di gratitudine a questo Gigante nella Fede e Profeta di Dio che ci ha restituito casa nostra nella Sua terra benedetta. Cosa si attendeva Paolo VI, riportando i Monaci Olivetani a Rodengo? Il monaco è una presenza silenziosa, silenziosa ma orante che declina la sua giornata nel motto: “ora , labora et lege”, Paolo VI voleva che il cuore arrestato di questo cenobio ritornasse a palpitare più volte di prima, quale segno profetico della presenza di Dio in mezzo agli uomini, in questa Casa di Dio dalle porte aperte si entra per Amare Dio e si esce per Amare il prossimo.

Ministro Accolito? Cioè?

Il Vescovo Pierantonio ha istituito l’accolitato al nostro seminarista Nicola Mossi

È stata una domanda postami in modo ricorrente nei giorni che hanno preceduto e seguito l’11 Maggio 2018, quando il Vescovo Pierantonio ha istituito sei nuovi ministri lettori e quattro accoliti, tra questi ultimi anch’io. In effetti sono ministeri poco conosciuti e chiamati minori, perché appunto inferiori rispetto a diaconato e presbiterato i quali imprimono il carattere del sacramento dell’ordine e segnano in modo definitivo il cammino vocazionale.

Nonostante ciò nella vita di un seminarista anche lettorato e accolitato sono passaggi di Grazia e di gioia in cui in modo più ufficiale si riconosce l’importanza della Parola di Dio e dell’Eucarestia nella propria vita. In particolare, riguardo all’accolitato, abbiamo avuto modo nell’ultimo anno di riflettere e meditare l’importanza dell’Eucarestia nella vita del sacerdote.

Diventare persone eucaristiche, persone di comunione con Cristo, con i fratelli e con ogni persona che Dio mette sulla nostra vita, questo è il desiderio che è cresciuto in questi anni e che ogni giorno mi mette alla prova: in comunità, in parrocchia, in famiglia. Quindi, come più volte ci ha ripetuto il Vescovo: anzitutto cercare di essere testimoni, e anche se il cammino è a volte faticoso e sentiamo i nostri limiti, affidandoci alla Grazia di Dio possiamo continuare nella consolazione.

L’accolitato inoltre permette ufficialmente la distribuzione dell’Eucarestia durante la Messa ma anche nelle case a quanti non fossero in grado di raggiungere la Chiesa. É una bella occasione poter distribuire il corpo di Cristo, farmaco d’immortalità, come lo definiva Sant’Ignazio di Antiochia, ai fedeli in Chiesa e agli ammalati e anziani. La testimonianza di questi ultimi è preziosa, vedere come attendono questo momento, questo Incontro, con quale fede, fa capire quanta consolazione ricevono dal sacramento della Comunione, e quanto spesso essi offrano le loro sofferenze in partecipazione alle sofferenze di Cristo che è morto per Amore nostro.

Sì, sono espressioni forti, che mi interrogano, ma che sono reali e incarnate da persone che hanno vissuto, amato, le loro famiglie, la loro comunità e tutt’ora esprimono il loro affetto.

Mi accosto a questo ministero con contentezza e con la preghiera che il Signore mi doni dignità, delicatezza e accoglienza per le persone a cui mi chiama. Avvicinandosi al Sinodo dei Giovani, spero e prego perché possiamo essere persone che testimonino loro che vivere l’Eucarestia è anzitutto un dono, non imposizione, ma accoglienza di un Dio che si fa nutrimento della nostra vita spirituale.

Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà (Gv 6,27).

Questo versetto mi ha accompagnato dagli ultimi esercizi spirituali, è un bello stimolo a vincere le pigrizie e cercare di darmi da fare conscio che ogni cosa buona che posso compiere è per Grazia. Il vescovo nell’omelia ci ha esortato a non essere orgogliosi di questo passo ma di esserne degni…

Chiedo il grande favore di pregare perché questo possa compiersi in me, ringraziando il Signore per quanti in qualsiasi modo hanno dimostrato vicinanza e preghiera. In modo particolare la mia famiglia, le parrocchie di servizio e di provenienza con i loro sacerdoti e il seminario. Buon cammino.

Nicola

Lampada per i miei passi è la tua Parola…

Nicola Mossi istituito Lettore

…Luce sul mio cammino (Sal 118, 105). Questa  è la Parola che mi ha accompagnato verso il rito del lettorato  celebratosi nella chiesa delle Grazie a Brescia la sera di venerdì 19 Maggio 2017.

“Il lettorato propone al seminarista la “sfida” di lasciarsi trasformare dalla Parola di Dio, oggetto della sua preghiera e del suo studio.”

Così il documento della congregazione per il clero descrive il ministero che ho ricevuto. Il versetto del salmo che ho posto come titolo è stato spunto di alcune riflessioni. Nella vita spesso siamo portati a navigare a vista, a camminare consci che le nostre possibilità non sono sconfinate, la nostra persona è limitata in tanti aspetti, nelle relazioni, con l’altro e con Dio, nel carattere e nell’aspetto fisico. Se contiamo solo su noi stessi, brancoliamo nel buio o in luci illusorie, magari affascinanti, ma che possono rivelarsi abbagli.

Allora desideriamo una luce che ci permetta di proseguire passo dopo passo ed imboccare una via dove sappiamo che non siamo mai soli. Siamo con-solati, unificati dalla Sua presenza. Il Vangelo di quel venerdì sera ci ha illuminato con il comandamento fondamentale: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.»( rif. Gv 15, 12-17).  Un bel programma di vita. Sì, ma io? Con i miei difetti e incapacità? Con le mie infermità? É proprio vero, da soli non si può. Spesso questo lo sperimentiamo sulla nostra pelle.

L’amore non è una nostra iniziativa ma è frutto della Sua Grazia, della Sua chiamata all’amore, amandoci.

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga » prosegue il Vangelo. Il vescovo nel momento in cui mi sono inginocchiato davanti a lui, con le mani sulla Bibbia mi ha sussurrato “Qui dentro troverai tutte le consolazioni necessarie”. É bello sperimentarlo: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi». Questo ci fa fare un respiro di sollievo, ci fa capire che nella nostra libertà possiamo scegliere un progetto d’amore grande che Dio ha preparato per noi, ed è Lui il primo a sceglierci. « Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.»

E come possiamo esserGli amici? Il vescovo nell’omelia ha dato una risposta: ci vuole tempo e parola per alimentare una amicizia, si confidano i segreti più profondi agli amici. Ci vuole il vangelo, quello sappiamo che è sua Parola, non abbiamo dubbi. Ci vuole l’Eucarestia per nutrirci del suo amore, Gesù si fa pane spezzato e vino versato per noi. Il Vescovo Luciano ha ribadito: «Per essere persone religiose non c’è bisogno della Bibbia e dell’Eucarestia. Ma non si può essere Cristiani senza la Bibbia e senza l’Eucaristia». Ringrazio chi ha pregato per me e chiedo preghiera perché io possa essere aperto all’azione dello Spirito e fare in modo che questi atteggiamenti si radichino nella mia vita e in quella dei miei fratelli. É stato un grande dono condividere con loro questo passo. Insieme, uniti, siamo Chiesa. É stato bello avere vicina la mia famiglia, la comunità lenese e i suoi sacerdoti,  in questo piccolo passo in quanto al servizio, ma grande in quanto al contenuto.

Nicola

Ammissione fra i candidati al presbiterato e al diaconato di Nicola Mossi

Con mia grande gioia, il vescovo ha accettato la mia domanda di ammissione ai candidati al presbiterato e al diaconato. Il giorno 8 Dicembre alle 10.30 presso la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo a Brescia verrà celebrato il rito di ammissione.

Ma in cosa consiste? Alla presenza del Vescovo Monari e dei formatori del seminario la Chiesa accoglie ufficialmente il mio cammino verso il diaconato ed il sacerdozio. Allo stesso tempo sarò chiamato a pronunciare il mio sì, il mio eccomi, alla chiamata del Signore. É chiaro che questa non è ancora una tappa definitiva ma è di importanza in quanto il candidato manifesta pubblicamente la sua libera disponibilità a donare la propria vita al Signore e alla Chiesa. È una grazia poter celebrare questa tappa nel giorno di Maria Immacolata, Lei che all’annuncio dell’angelo ha risposto “eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Mi affido alla sua intercessione, a Lei che nonostante i turbamenti generati da un tale saluto, ha saputo farsi grembo che accoglie la forza dello Spirito Santo.

Nicola Mossi - terrasanta

Un’antica tradizione raffigura Maria davanti all’angelo con in mano un gomitolo rosso, lei che ha tessuto, meditando queste cose nel suo cuore, il corpo del Figlio di Dio fatto uomo. Una seconda coincidenza che voglio sottolineare e di cui ringrazio il Signore è la recente conclusione dell’anno giubilare della Misericordia. Sì, quante volte durante quest’anno il Papa ci ha ricordato che “la Misericordia è fonte di gioia , di serenità, e di pace; è condizione della nostra salvezza. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro”. E, sul suo esempio, siamo chiamati ad essere misericordiosi come il Padre. Questo mi stimola a proseguire il mio cammino alla sequela di Gesù consapevole che Dio mi accoglie così come sono e mi ama nonostante i miei limiti.

Ringrazio la comunità di Leno che in questi anni mi ha accompagnato con affetto e preghiera e chiedo che questa prosegua, perché il mio cuore possa essere docile al soffio dello Spirito. Ringrazio la mia famiglia che mi ha accompagnato a questa tappa, mons. Giovanni e tutti i sacerdoti lenesi, le suore, i miei formatori del seminario e i sacerdoti che ho incontrato nel tirocinio pastorale svolto a Castegnato e a Quinzano d’Oglio.

Nicola Mossi