Gioia e pace sono l’anima del Natale

Oggi l’umanità ha ancora più bisogno della pace del Natale. Leggi l’omelia del vescovo Tremolada nella Messa nella notte presieduta in Cattedrale

La notte che illumina tutte le notti è arrivata anche quest’anno. La luce che rischiara le nostre tenebre e ci strappa dalle ombre della morte è tornata a brillare. La parola rivolta ai pastori risuona anche per noi ed è annuncio che rincuora: “Oggi vi è nato un Salvatore, che il Cristo Signore”.

Di salvezza abbiamo bisogno. Ce ne siamo resi conto in questi mesi faticosi e dolorosi, il cui peso ancora grava su un presente che rimane preda dell’incertezza. Abbiamo bisogno di un salvezza che dia respiro, che torni ad offrire serenità, che unisca insieme salute del corpo e pace del cuore.

La grande attesa dei profeti ci trova in questo anno ancora più in sintonia. La sentiamo profondamente nostra. Il loro sguardo sul mondo ferito, sguardo insieme amorevole e severo, ha tenuto viva per secoli la speranza. Gli uomini di Dio che si sono avvicendati lungo la storia e hanno dato voce alla sua Parola non sono mai stati rinunciatari. Lasciarsi cadere le braccia per loro era impensabile. Hanno lottato contro la tentazione di abbandonare il campo, contro la paura di non farcela e contro la pigra rassegnazione. Non hanno mai smesso di credere nella fedeltà di Dio e ad essa si sono appoggiati come ad una roccia incrollabile. La costante frequentazione del mistero della grazia li ha resi fermi e tenaci. Mentre sentivano nel profondo del cuore la forza vittoriosa della bontà di Dio per gli uomini, entravano sempre più nel segreto del suo disegno di salvezza. E così hanno dato voce all’annuncio che ha attraversato i secoli.

Lo abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia … Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”.

Colpisce il fatto che queste parole non siano al futuro ma al presente, come se il profeta già facesse esperienza di ciò che l’umanità stava ancora attendendo. È proprio della grandi anime superare i limiti del tempo, porsi in totale sintonia con la manifestazione di Dio e quindi abitare l’eternità.

Gioia, letizia, luce e pace: sono le parole con cui i profeti danno espressione alla promessa di Dio. La gioia e la pace sono l’anima del Natale di Cristo; la luce è l’essenza del suo mistero, luce della grazia, di bontà e bellezza. Di questa gioia e di questa pace che vengono dalla luminosa manifestazione di Dio, l’umanità ha ora più che mai bisogno.

E se non tutti hanno coscienza di questo straordinario dono che la storia ha ricevuto con il Natale di Cristo, noi che crediamo in lui desideriamo annunciare che questo in verità è accaduto, che Dio ha visitato il suo popolo, che il cielo si è congiunto alla terra a Betlemme di Giudea, nel cuore di una notte solo apparentemente ordinaria, che le promesse dei profeti hanno trovato conferma nelle parole dell’angelo ai pastori: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo”.

I nostri giorni, o Signore, invocano questa gioia come la terra che per troppo tempo è rimasta senz’acqua. I volti dei piccoli e dei grandi, soprattutto i volti dei nostri anziani, per troppo tempo contratti dalla sofferenza e dalla paura, sentono prepotente il desiderio di aprirsi al sorriso. Tu vieni in mezzo a noi, Signore della pace, come colui che compie l’attesa. Abbiamo compreso quanto incerto sia confidare nell’uomo, affidare la nostra speranza alle sole nostre forze. Noi confidiamo in te e a te affidiamo il nostro presente e il nostro futuro. Da te accogliamo le parole profetiche della promessa antica che è divenuta realtà: “Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi”.

Il nostro sguardo si posa oggi ancora più intenso sul tuo presepe e qui ricerca il segreto di una vita purificata dalla presunzione orgogliosa di bastare a noi stessi. Siamo destinati alla comunione con te, a una vita che non conosce tramonto, la cui caparra è l’amore solidale. Una testarda nostalgia, che nessuna mondana abitudine riuscirà a sopire totalmente, alimenta in noi desideri di cielo. È sprone a guardare in alto e poi dall’alto tornare a guardare la terra, con occhi purificati e commossi. La sofferenza che ci ha colpito ha reso ancora più evidente che ciò che fa grande l’uomo in ogni tempo è la sua nobiltà d’animo e la capacità di prendersi cura dei suoi fratelli.

Così vogliamo vivere quest’anno – Signore – il tuo e nostro Natale: con totale affidamento e con profonda riconoscenza. La fragilità della nostra carne, in questi mesi così duramente provata, è oggi visitata dalla grandezza della tua gloria. La gioia e la pace che tanto desideriamo non vengono da noi ma – noi lo sappiamo – sono per noi. Sono il dono del nostro Salvatore per l’umanità che egli ama. Sii dunque benedetto – Signore – per questa affettuosa condiscendenza: tu, Signore della gloria, ti sei fatto nostro fratello; tu, Figlio dell’Altissimo, ti sei fatto nostro compagno di viaggio. Con te volgiamo lo sguardo al futuro, ai giorni ci attendono. A te chiediamo, confidenti, di spegnere l’ansia dei nostri cuore con rugiada della tua speranza.

Tu sei il nostro Dio e vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.