La Festa delle feste

Era questo il titolo con il quale san Francesco indicava la festività del Santo Natale del Signore Gesù.

Sì, carissimi, é vero: il Santo Natale… é la Festa delle Feste. É un giorno del tutto unico e sacro. É un giorno di grande “Grazie”. È un giorno di grande “Amore” e dono che il Signore ci fa con la nascita del suo unico “Figlio”: Gesù. É un giorno unico perché Dio si fa carne per noi, cioè si rende visibile ai nostri occhi umani per farsi conoscere e poterci amare immensamente. É un giorno di grazia perché Dio si rende per noi vicino e questo é un dono del tutto gratuito, libero, generoso.

É dono di grande amore perché sappiamo e ci consoliamo del fatto che Dio ci ama. Non é una banalità, ci ama veramente perché é venuto per noi.

É la Festa delle feste perché tutto inizia da Iì.

La nostra fede si fa viva Da questo giorno noi sappiamo che non siamo soli ad affrontare le situazioni della vita, ma abbiamo un Dio vicino e buono che ci incoraggia a vivere in armonia con tutti e con Lui.

Carissimi esprimo il desiderio che i più piccoli e i più giovani riscoprano la gioia che il Signore nasce, il Dio che si fa come noi e per noi, per amarlo sopra ogni cosa. Davanti a tante difficoltà ed esempi inquietanti di rifiuto della vita da parte anche dei più giovani, guardiamo al Natale nella serenità e nella certezza che Gesù ci vuole davvero bene. La dolcezza di quel Bambino é, per noi, che crediamo, il segno della immensa grandezza di Dio, della sua infinita bontà.

Carissimi auguri di buon Natale.

Natale in tempo di crisi

Il momento storico che stiamo vivendo, come tutti sappiamo, è attraversato da una grossa crisi economica (per alcuni è meglio dire finanziaria), ma insieme anche culturale e morale.

Si fa fatica da parte di molte famiglie ad arrivare alla fine del mese: ciò crea preoccupazione e ansia soprattutto ai genitori che hanno figli da
far crescere. Per questo tutti per la loro parte devono prendersi a cuore il problema del lavoro e dell’aiuto alle famiglie in difficoltà economica: le istituzioni pubbliche, la Chiesa, ogni comunità cristiana, ogni cristiano. Ciascuno per la sua parte deve mettersi in moto e, unendosi agli altri, può trovare modalità di difesa e di superamento delle problematiche indotte da questa crisi. Occorre soprattutto che chi ha di più in ricchezza, intelligenza, potere e mezzi vari di sussistenza, si renda disponibile ad offrire di più, pensando che il Signore lo ha favorito per essere il segno della sua presenza in tempi di ristrettezza.

Non può essere che dei cristiani che hanno di più stiano a guardare la miseria di altri, senza far niente. Certo il Signore chiederà loro conto, perché Lui ha vissuto donando e ha insegnato ai suoi a fare altrettanto.

Ma, come dicevamo, la crisi è anche culturale: mancano i fondamenti veri su cui appoggiare il nostro vivere, non si hanno più punti di riferimento certi, si sono smarriti i valori di senso della vita. Tutto ciò anche a causa del rifiuto delle radici detiene da cui noi veniamo. L’uomo d’oggi vuole eliminare Dio dalla sua vita e mettersi al suo posto, perché con le mete raggiunte dalla scienza e dalla tecnica gli pare di essere dio a se stesso. Ma non sa che le conquiste raggiunte sono il risultato dell’intelligenza che Dio gli ha donato e del mondo che Egli gli ha messo a disposizione perché ne traesse buon profitto.

Crisi anche morale. L’uomo, non ammettendo un Assoluto sopra di sé, é legge a se stesso e concepisce la libertà come la possibilità di fare tutto ciò che a lui piace, senza nessun limite. Ma questa concezione mette l’uomo contro l’uomo e lo impegna in una guerra continua di primazia, senza risparmio di colpi. Così egli è destinato ad autodistruggersi. Non sa che la libertà vera viene da Dio, sommamente libero, il quale la offre all’uomo come possibilità di accedere alla sua vita, riconoscendo in Lui la meta del cammino di libertà. Essa, infatti, fin che siamo su questa terra, non è mai un possesso acquisito, ma un cammino; e quindi non è mai assoluta, ma relativa a quel Dio che ce l’ha offerta ed è pienezza di libertà. Essa, allora, chiede un riferimento continuo alla Parola che Dio ha pronunciato, per mezzo della quale Egli ci indica il cammino da percorrere perché la nostra libertà sia piena.

Il Natale insegna soprattutto a noi cristiani a vivere queste crisi come momento di purificazione, per rendere veri i nostri ideali di vita. Il Verbo di Dio che si fa carne e si fida del piano di amore del Padre ci insegna a vivere con fiducia e abbandono i momenti di fatica e di povertà.

Egli ci chiama “beati” se ci mettiamo fiduciosi nelle mani del Padre e diventiamo strumenti del suo amore, servendo i fratelli nel momenti in cui anche noi siamo nel bisogno, certi che non ci farà mancare il necessario. Gesù, poi, nella sua incarnazione ci mostra la sua obbedienza al Padre, insegnandoci che la vera libertà consiste proprio in questa sottomissione, perché chi obbedisce a Lui vive in comunione con Lui, che é pienezza di libertà. Cosi in Dio il cristiano trova il significato del suo vivere e del suo morire e non si smarrisce nel fiume della storia.

Questo, allora, io auguro a ciascuno di voi per il Natale: che sappiate riscoprire in Gesù di Nazareth, Figlio di Dio tatto uomo per noi, la forza e il coraggio di vivere questo momento difficile, scoprendo in Lui le radici e la regola della vostra vita.