“Il muro”: in scena storie di umanità e libertà

Dopo il successo di “Rwanda” e “La scelta”, tornano a Leno gli attori Marco Cortesi e Mara Moschini, in scena venerdì 20 aprile 2018 alle ore 20.45 presso il Teatro dell’Oratorio con il loro nuovissimo spettacolo teatrale “Il Muro. Die Mauer”. Un tema più che mai attuale: oggi nel mondo ci sono più di 70 muri di confine. Mai così tanti. La crescita del numero dei muri è un fenomeno recente: negli ultimi trent’anni il numero è quadruplicato e negli ultimi cinque è cresciuto esponenzialmente. Il più famoso di tutti, che è diventato nella storia uno dei simboli di divisione più famosi al mondo: il muro di Berlino.

Era il 13 agosto del 1961 quando le autorità della Germania dell’Est costruirono una delle più grandi, invalicabili e letali barriere che l’essere umano abbia mai conosciuto: 155 km di muro, in grado di tenere divisa una città per 28 anni.

“Con questo spettacolo –spiega Marco Cortesi- racconteremo le storie di speranza, lotta e libertà di decine di persone che hanno voluto mettersi in gioco raccontandoci la loro testimonianza. Si tratta di persone che avevano vite e affetti; che amavano, ridevano, piangevano e sognavano. Racconteremo le storie di chi ha deciso di sfidare il Muro e di chi è riuscito a sconfiggerlo”.

Attraverso reali testimonianze, frutto di un’inchiesta giornalistica sul campo, gli attori porteranno in scena indimenticabili storie vere di determinazione, coraggio e fede nel nome della libertà e del rispetto dei diritti umani.

Lo spettacolo teatrale “Il Muro. Die Mauer”, che ha debuttato in Italia lo scorso gennaio con repliche da tutto esaurito, è patrocinato dal prestigioso Progetto Europeo ATRIUM (Architecture of Totalitarian Regimes in Urban Managements) che si propone di valorizzare il “patrimonio scomodo” del continente Europa con particolare attenzione alla memoria delle vicende più importanti della Storia Moderna e Contemporanea.

Una storia, quella del Muro di Berlino, che parla di barriere, di diritti umani violati e dittature, ma allo stesso tempo anche del destino di migliaia di persone che decisero di scavalcare una barriera ingiusta e ignobile per conquistare il diritto di essere semplicemente “liberi”.

Lo spettacolo, che rientra nell’ambito della rassegna “Scelte sostenibili. Costruire la pace”, sarà portato in scena dagli attori emiliani Marco Cortesi e Mara Moschini: specializzati da anni in teatro civile, i due artisti sono tra i più apprezzati autori e interpreti della nuova generazione. Tra i loro lavori, l’ideazione e la produzione del programma tv “Testimoni” in onda su Rai Storia.

L’ingresso unico è di 8 euro. Per informazioni e prenotazioni: 331-6415475 o inviare mail a info@fondazionedominatoleonense.it.

Guarda il trailer

Il tuo pezzo in Oratorio

Writer di tutto il mondo, unitevi!

Sei un/a writer? (o vuoi diventarlo?) Ti piacerebbe fare un pezzo che sarà esposto durante l’estate 2012? Il bar dell’oratorio aspetta la tua proposta per la realizzazione di due graffiti (circa 3×4 metri ciascuno) su appositi pannelli, che abbelliranno la zona esterna.

Le proposte dovranno essere consone al luogo d’esposizione e saranno selezionate ad insindacabile giudizio dei baristi. Ai/Alle writer le cui proposte saranno giudicate migliori verranno forniti i materiali per la realizzazione dell’opera.

Puoi consegnare un disegno/elaborato con la tua idea al bar tutti i giorni tranne il lunedì), oppure allegandolo ad un email a info@oratorioleno.it . Sei pregato/a di comunicare il tuo nome e n° di cellulare insieme alla tua proposta. Le proposte vanno presentate entro e non oltre venerdì 15 giugno.

Fare breccia nel muro dell’intolleranza

Nel mese di ottobre si è svolto il Sinodo straordinario sui cristiani in Medio Oriente, evento importante per tutta la chiesa.

Riporto qui alcune riflessioni emerse in questa assise, utili per capire cosa sta succedendo nelle terre dove è nato e si è diffuso per primo il Cristianesimo.

C’è chi parla apertamente del rischio d’estinzione. All’inizio del secolo scorso in tutto il Medio Oriente i cristiani erano circa il 20%. Oggi sono poco più del 4%, mentre i cattolici sono meno del 2%. Di questo passo, nel giro di cinquant’anni, la loro presenza nelle terre dove ha predicato Gesù e dove sono nate le prime comunità di fedeli sarà poco più che simbolica.

È un fatto: buona parte dei cristiani di questa vasta regione che va dall’Egitto all’Iran vive ormai in Occidente. Oggi ci sono più cattolici palestinesi a Buenos Aires che non a Betlemme, più cristiani caldei a Detroit che non a Mosul. Se ne vanno per sfuggire alla crisi economica, al caos sociale, alle discriminazioni civili e politiche che spesso assumono un vero e proprio carattere persecutorio. Circondati da un clima ostile e minaccioso scelgono la via dell’emigrazione.

C’è un futuro per il cristianesimo nella sua terra d’origine? Oppure, come ha detto con toni allarmati il patriarca melkita di Antiochia Gregorios III Laham, “la prospettiva è quella di una società araba di un solo colore, unicamente musulmana, di fronte ad una società europea detta cristiana”? Si parla spesso di “islamofobia”, una sindrome che ha colpito l’Occidente dopo l’11 settembre, la sensazione di vivere sotto costante minaccia del terrorismo pianificato dai fondamentalisti musulmani. Ma tutte le statistiche fornite da varie organizzazioni, dall’Osce al Dipartimento di Stato americano, da “Aiuto alla Chiesa che soffre” a “Human Right World Watch”, mostrano che in cima alla classifica delle discriminazioni e delle persecuzioni ci sono i cristiani.

Cosa fare contro la “cristianofobia”, la nuova e terribile sindrome che sta contagiando soprattutto i Paesi islamici?

La questione non riguarda solo le Chiese, ma tocca le fondamenta stesse della convivenza civile in quanto mette in discussione il principio della libertà religiosa che, come ricordava Giovanni Paolo II, “è la cartina di tornasole di tutti i diritti”.

Una risoluzione di condanna degli atti di violenza contro le minoranze religiose è già stata votata dall’Europarlamento nel 2007 in seguito alle persecuzioni anticristiane in varie parti del mondo.

Al Sinodo sul Medio Oriente, è stata lanciata l’idea di una risoluzione Onu che ribadisca il concetto È questo il punto cruciale: il mondo musulmano infatti guarda con diffidenza al concetto della libertà religiosa, considerata l’anticamera dell’indifferentismo e una minaccia alla stabilità dello Stato islamico.

Da qui l’importanza di quella “laicità positiva”, richiamata continuamente da Benedetto XVI, che riconosce la separazione fra Stato e Chiesa affermando al tempo stesso il ruolo fondamentale dell’esperienza religiosa come contributo essenziale al bene comune.

Un chiaro esempio ci viene proprio dal Medio Oriente dove storicamente la comunità dei cristiani è stata una risorsa culturale ed educativa che è andata a vantaggio dell’intera società e degli stessi musulmani. Come ha riconosciuto il consigliere del Gran Muftì del Libano, “conservare questa presenza è un dovere non solo dei cristiani ma anche di noi islamici”. Una breccia nel muro dell’intolleranza che spalanca a un Medio Oriente dove i cristiani si sentono nuovamente a casa propria.

Don Domenico

La Comunità: questo luogo terribile

La comunità è un luogo terribile. É il luogo della rivelazione dei nostri limiti e dei nostri egoismi. Finché ero solo potevo credere di amare tutti; adesso, stando con altri, mi rendo conto di quanto sono incapace di amare, di quanto rifiuto ho della vita degli altri. La vita comunitaria è la rivelazione penosissima dei limiti, delle debolezze e delle tenebre del mio essere; è la rivelazione spesso inattesa dei mostri nascosti in me.

Ora, questa rivelazione è difficile da accettare. Si cerca presto di allontanare questi mostri, o di nasconderli di nuovo, di pretendere che non esistano; oppure si fuggono la vita comunitaria e le relazioni con gli altri; o ancora si accusano i loro mostri. Ma, se si accetta che questi mostri ci siano, si possono lasciare uscire e imparare a domarli. É la crescita verso la liberazione. se siamo accolti con i nostri limiti, e anche con le nostre capacità, la comunità diventa a poco a poco il luogo della liberazione; scoprendo di essere accettati e amati dagli altri, ci si accetta e ci si ama meglio.

muro

La comunità allora è il luogo in cui si può essere se stessi – senza paure nè costrizioni; è allora che questo luogo terribile diventa luogo di vita e di crescita. La vita comunitaria è il luogo in cui si scopre la profonda ferita del proprio essere e in cui s’impara ad accettarla. Si può allora cominciare a rinascere

don Carlo