Ex voto

Verrà voglia di dimenticare,

quando i nostri passi batteranno

liberi

le strade del mondo,

e nella nostra quotidianità

avremo riaccolto, a piccoli sorsi,

le care

abitudini di un tempo.

Assorti nella piacevole normalità

delle cose, tutto questo sarà

soltanto

una brutta storia lontana;

Soltanto il brivido di un ricordo

che, d’improvviso, attraversa giornate

così uguali,

e subito tace.

Si farà quel tanto di retorica

che assolve dal cambiare davvero

le cose,

e soprattutto noi stessi;

Sarà vita che lava via altra vita,

e si finirà forse per non imparare

neppure

a essere meno peggio.

Questo il torto peggiore. Fare

di questa sofferenza tremenda,

purtroppo,

una sofferenza inutile.

Magnificat

Padre nostro, scendi dai cieli

a vestire di conforto questi labili steli

d’umanità che tremano disorientati

nel mezzo di prati senza primavera –

Quando,

esausti e fragili,

nel silenzio della notte annega

la stanca speranza di giorni migliori

Quando

s’aprono voragini

nell’anima a inghiottire senza tregua

i volti e le abitudini, i doveri e gli amori

Quando

la terra canta

di sirene e campane a morto

e con lei cantano i nostri cuori

E tu, vergine piena di grazia e strazio

per i figli che piangi e chiami nello spazio

dei tuoi grembi stellati, illuminando

d’una preghiera anche i soli e i dimenticati –

Benedici

queste mani

forti non perché onnipotenti

ma perché non rassegnate all’impotenza

Benedici

i miracoli umani

dove il benigno sforzo degli intenti

vince delle circostanze l’inclemenza

Benedici

quelle gocce

di bene la cui somma

finisce per fare la differenza

Libertà

Anche nel più stretto

atomo di mondo,

c’è uno spazio d’infinito

che è l’anima –

Qui siedo talvolta

in lunghe conversazioni

d’amore

con quei fantasmi di vita

le cui mani accarezzano

i muri del mio silenzio.

Così si corrispondono

gli spiriti cari,

come la luce attraverso

il vuoto –

Come fili che mi comunicano

all’altrui solitudine

tesso i miei sogni

e quelle fantasie illuminate

di volontà e speranza

che sono i progetti.

Pur sepolto in cose

d’angoscia e spavento,

intorno a me non vedo

che l’orizzonte.

Resilienza

    Chiusa nell’angusto silenzio
di questa strana primavera
che s’apre sulle ferite di un’umanità
improvvisamente fragile,
In questo lungo macerare d’anima
che quasi la speranza sembra
la peggiore bugia,
Scopro la solitudine
di non bastare a me stessa.
Ma non mi spezzo.

    L’attesa non è mai inutile
quando prepara all’incontro
e i nostri cuori si incontrano
prima che le nostre mani,
Perché la presenza è fatta
anche di pensieri e gesti
che maturano nel silenzio,
E la quotidianità non è fatta
solo di abitudini inveterate.
C’è di più, c’è la vita.

    E se le cose sembrano andare
sempre per il verso sbagliato,
assicurati che le stia guardando
dalla parte giusta.

Misericordia

Occorre prendersi cura di certi silenzi, perché appartengono a quegli spiriti fragili che sanno piangere senza far rumore, e amare senza volerlo mai dire. Quando ne intuisci qualcosa dell’animo, ecco, subito si affrettano a diradare tutto in una risoluta quanto scontrosa finzione d’indifferenza, o a schermire la parte più vera e dolorosa in un festoso intrico di chiacchiere, inutili chiacchiere di circostanza, come si accomoda la polvere sotto i tappeti per ben impressionare gli ospiti.

Occorre muoversi in sordina, perché un affetto sussurrato troppo forte li farebbe scappare, e una gentilezza troppo calcata li spezzerebbe in malinconici cocci d’umanità. Non basta il bene, occorre saperlo pesare.

La bellezza della vita è crudele quando rinfacciata a chi se ne crede privo o indegno, la gentilezza esercitata con supponenza è umiliante per chi la riceve, la felicità può sembrare un velenoso inganno a chi la guardi, lontana, attraverso un tiepido velo di lacrime. No, non così si arriva a ciò che il silenzio nasconde. Né, talvolta, basta capire il male per guarirlo, perché questo può essersi trasfuso in modo inestirpabile nel midollo di un’esistenza, divenendo il dolore fondante, il dolore d’angolo, dell’identità di un uomo.

Ma, pur non capendo, o pur capendo e non potendo altro, si può sempre provare ad accogliere lo scontento del prossimo. O, perlomeno, ad avvicinarne il malessere, come si avvicinano quelle cose selvatiche che si vogliono addomesticare, cioè abituare alla casa e a quell’universo relazionale basato sull’affetto sotteso a questo luogo insieme fisico e ideale, le quali non perdono la propria fierezza ma imparano a temperarla con l’amore che le circonda e, infine, pervade.

Spiffero

E se fossimo ricordi che si spengono
negli occhi di un uomo che muore,
cosa vorresti fare?
cosa vorresti essere?

Quando questo tempo si sgretolerà in rimorsi,
nell’amara solitudine della memoria –
Quali destini impossibili bestemmierai?
            E se… e se… se solo…

Dacché viviamo in un continuo ricordo
che giorno su giorno stiamo costruendo
Scrivi in ogni stralcio d’istante
la vita che non vorrai rimpiangere.

Polifemo

A che serve turarsi le orecchie,
quando ciò che grida è dentro,
profondo sino all’anima?

Mormora, nei recessi della consapevolezza,
un brusio che sa di non so che sentimento;
e l’oggettività è così una vista lontana –

Ogni verità sfuma in poesia, in un cielo di pensieri
dove anziché volare si annega – e queste sensazioni sono spettri
senza il lenzuolo delle parole;

Stanco di rincorrere l’inesprimibile, a un certo punto sbotti
a chi ti chiede “Cos’hai, chi t’ha fatto questo?”:
“Niente, Nessuno”.