I miei missionari in Africa

Ottobre Missionario 2018

Ti scrivo durante questo mese missionario per raccontarti la mia esperienza missionaria qui a Morrumbene, in Mozambico, col desiderio di renderti partecipe di alcune emozioni, riflessioni, ma soprattutto per condividere quello che anche io sto ricevendo… se fa bene a me può far bene anche a te!

Papa Francesco nel suo bel messaggio per la giornata missionaria di quest’anno dice “insieme ai giovani potiamo il Vangelo a tutti”. Una delle mie prime esperienze e attività che sto vivendo è incontrare i giovani delle 48 comunità presenti in questa parrocchia. Nell’incontro rimango sempre ammirato dalla gioia dei giovani, che si esprime in canti e balli, e della semplicità e normalità di pregare e confrontarsi sulla propria fede. In varie occasioni molto semplici e anche molto forti mi stanno annunciando il Vangelo. L’annuncio più forte in questi 8 mesi di missione è stato quello ricevuto da Orlando, un ragazzo di 22 anni che da pochi mesi è morto per una grave malattia. L’ho conosciuto al consiglio dei giovani della parrocchia, lui era uno dei responsabili della sua zona per quanto riguarda la pastorale giovanile. Sono stato a trovarlo un giorno a casa sua perché per colpa della malattia che improvvisamente lo ha colto, non poteva più partecipare agli incontri del consiglio. Attraverso il suo catechista di zona mi ha chiamato urgentemente, e sentendo venire meno le forze mi ha chiesto di essere battezzato. Stava camminando nella catechesi del catecumenato, ma il suo percorso ha avuto una forte accelerata. “Padre desidero il Battesimo, voglio essere Figlio di Dio”. Questo desiderio, nella consapevolezza di morire, ancora oggi mi scuote e mi provoca grande ammirazione: desiderio di essere figlio di Dio. Orlando è il mio primo missionario in Africa.

Un’altra esperienza forte in questi primi mesi di missione è stata la benedizione delle case, o meglio capanne, in una delle 8 zone della mia parrocchia. Zona Panga, con la presenza di tante chiese, confessioni e sette diverse. Ho ricevuto tanta accoglienza e gioia. Volevo condividere con te l’incontro con una anziana, che non sapeva più come ringraziare Dio per la visita del Padre nella sua capanna “Anche i passeri del cielo cantano contenti per questa visita, un padre è venuto a trovarmi”. Questa cosa mi provoca come prete e anche come cristiano. Noi siamo portatori di qualcosa di grande, che la gente riconosce e desidera. Lei nemmeno mi conosceva, ma riconosce in questa visita l’attenzione della Chiesa. Molte volte anche una sola visita dice molto. Questa è un’altra missionaria. Mi ha aperto il cuore.

Avrei tanti altri piccoli incontri da raccontarti. In verità ci sono anche alcune fatiche, come in ogni parte del mondo. Mi sto accorgendo che ognuno può essere “missionario” con l’altro perché portatore di qualcosa di vero e di bello. Sempre papa Francesco dice nel suo messaggio per la giornata missionaria “La vita è una missione. Ogni uomo e donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra. Essere attratti ed essere inviati sono i due movimenti che il nostro cuore, soprattutto quando è giovane in età, sente come forze interiori dell’amore che promettono futuro e spingono in avanti la nostra esistenza. Nessuno come i giovani sente quanto la vita irrompa e attragga. Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida. Conosco bene le luci e le ombre dell’essere giovani, e se penso alla mia giovinezza e alla mia famiglia, ricordo l’intensità della speranza per un futuro migliore. Il fatto di trovarci in questo mondo non per nostra decisione, ci fa intuire che c’è un’iniziativa che ci precede e ci fa esistere. Ognuno di noi è chiamato a riflettere su questa realtà: «Io sono una missione in questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (EG 273).”

Questa semplice lettera era per vivere la mia missione anche con te, condividendo piccoli incontri, che richiamano Qualcuno di grande che ci precede e ci guida. Mi trovo bene qui in Mozambico, sto imparando molto, anche se a volte faccio fatica a lasciarmi guidare. Sono un testone.

Un abbraccio e un ricordo nella preghiera.

Don Pietro Parzani, qui chiamato padre Pedrinho

Sentirsi parte della Chiesa

Don Pietro Parzani ha iniziato il suo ministero come fidei donum in Mozambico. In questa intervista racconta le sue prime settimane.

Per sua stessa ammissione è “l’ultimo di una lunga serie…”. Don Pietro Parzani, originario della parrocchia di Nigoline Bonomelli, nelle scorse settimane ha iniziato il suo servizio come fidei donum della diocesi di Brescia alla Chiesa del Mozambico dove è chiamato a collaborare con Piero Marchetti Brevi presente nell’ex colonia portoghese dal 2006.

Mi inserisco in una storia – ha raccontato a don Carlo Tartari nei suoi primi giorni della missione – che è la storia della diocesi di Brescia che, come ha detto il vescovo Luciano quando ha chiesto a noi preti la disponibilità a partire, è un modo per sentirsi parte della Chiesa universale. Quando la Chiesa universale chiede aiuto anche Brescia risponde.

L’accoglienza è stata calorosa.

Mi trovo qui in questa realtà ben avviata, animata, bene preparata, lì dove don Bruno Moreschi prima e ora don Piero Marchetti Brevi hanno creato con la gente del posto una buona relazione. Mi ha colpito, in particolare, vedere, la domenica, tanti giovani e tante persone. Le ho incontrate e ho sentito anche il loro bisogno di camminare insieme.

La gioia nel cuore. “Quello che ho visto per ora è tanta gioia, il Signore è già presente, è già qui, bisogna incontrarlo nelle persone. Sono contento di essere qui. Domenica ho fatto 14 battesimi e mi ha colpito come hanno partecipato alla liturgia; in questi giorni sto aiutando, quel poco che posso fare, a costruire una chiesa… Noi sacerdoti siamo chiamati a costruire una chiesa con tutti i battezzati: è qui che si costruisce realmente; mi stupisce che tra gli operai e i volontari si crea un ideale, una prospettiva. La gente dice: ‘Questa sarà la nostra chiesa’. È un luogo importante e allora percepisci la bellezza di essere Chiesa ma soprattutto di costruirla insieme proprio con i mattoni”.

La conversione. Don Pietro ritorna spesso sulla parola grazia. “Il Signore ci chiede in continuazione di convertirci, di camminare insieme. Penso di vivere davvero una grande occasione di conversione, per incontrarlo e per farlo incontrare alla gente. Non devo dimenticare il legame con Brescia: sono qui come sacerdote della diocesi. Brescia da sola non può far niente, Morrumbene, da sola non può far niente. Chiedo a tutti di sentirsi sempre in comunione e di favorire legami”.