Il Mulino delle Lettere | FO19

Il mulino delle lettere ci ha accompagnato durante l’avvento e la quaresima. Continuerà a farlo anche durante la Festa dell’Oratorio!

Da mercoledì 12 fino a domenica 16 giugno presso l’Aula Verde sarà allestita una mostra con le opere del mulino, insieme ad una selezione di materiale dell’Archivio dell’Oratorio, tra cui fotografie storiche e vecchie edizioni de “La Badia”.

Fate anche voi un tuffo nel passato!

I Testimoni: mostra al Museo Diocesano

Il Museo Diocesano ospiterà la mostra “I Testimoni”, realizzata da Giuseppe Bocelli e Basilio Luoni.

Il connubio tra le grafiche di Giuseppe Bocelli e i testi poetici in dialetto comasco di Basilio Luoni ha dato vita alla mostra “I Testimoni”, ospitata dal Museo Diocesano di Brescia. Si tratta di una galleria di ritratti dei personaggi della Passione di Cristo, in cui si fondono pittura e poesia.

La tecnica dell’acquaforte e l’originalità poetica segnano il culmine della collaborazione ventennale dei due artisti. Franco Rognoni, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, ha affermato che “raramente una congiunzione di parole e immagini ha saputo imrpessionarmi e  commuovermi tanto. E nonche i versi di Luoni sarebbero meno icastici senza le incisioni di Bocelli, o queste non così eloquenti nel loro silenzio”.

La mostra, aperta dal 14 aprile al 23 giugno, resta aperta tutti i giorni escluso il mercoledì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.

Ritratti di Santi

Con la Quaresima riparte, in città e in provincia, il percorso dei “Ritratti di Santi” promosso dal Movimento ecclesiale carmelitano

Con l’arrivo della Quaresima riparte anche il percorso quaresimale dei “Ritratti di Santi” di padre Antonio Sicari, teologo carmelitano della Comunità di San Pietro a Brescia. Come dice il papa Emerito Benedetto XVI “la vera apologia della fede cristiana, la dimostrazione più convincente della sua verità, contro ogni negazione, sono da un lato i Santi, dall’altro la bellezza che la fede ha generato. Affinché oggi la fede possa crescere dobbiamo condurre noi stessi e gli uomini in cui ci imbattiamo a incontrare i Santi, a entrare in contatto con il bello”. L’itinerario dei “Ritratti di Santi” nacque a Brescia nel 1986 proprio da un’idea di padre Sicari e si diffuse poi in moltissime altre località d’Italia e d’Europa, grazie anche al sostegno del Movimento Ecclesiale Carmelitano. Quest’anno i “Ritratti” riguardano figure di santità particolarmente vicine a noi, essendosi sviluppate per la quasi totalità nel secolo scorso.

Il calendario. Il calendario di Brescia, che si svolgerà per i primi quattro Martedì di Quaresima presso la chiesa di San Pietro in Castello, con inizio alle 20.30, è il seguente: 12 marzo – Serva di Dio Chiara Lubich (1920-2008): “Il carisma e il calore dell’unità”; 19 marzo – Servo di Dio Don Oreste Benzi (1925-2007): “Una paternità senza confini”; 26 marzo – Servo di Dio Giancarlo Rastelli (1933-1970): “La prima carità di un medico verso il malato è la scienza”; 2 aprile – Beato Mario Borzaga (1932-1960): “La felicità nel martirio”. L’ultimo incontro, a “reti unificate” con i “Ritratti” di Adro e Paderno Franciacorta, si svolgerà martedì 9 aprile alle 20.30 presso il Santuario delle Grazie in città e avrà come protagonista Sant’Arcangelo Tadini (1846-1912), “Un prete nella casa di Nazareth”, nel X anniversario della sua canonizzazione. Gli altri ritratti bresciani si svolgeranno: ad Adro (Santuario Madonna della neve) Giovedì 14-21-28 marzo e 4 aprile, a Paderno Franciacorta (chiesa parrocchiale di San Lorenzo) mercoledì 13-20-27 marzo e 3 aprile e a Roè Volciano (chiesa di San Pietro in Vincoli) tutti e cinque i mercoledì di Quaresima: 13-20-27 marzo e 3-10 aprile con inizio sempre alle 20.30.

A supportare le celebrazioni il Coro San Luca diretto da Rosa Tomasini a Brescia e la Corale Madonna della Neve diretta da Maria Spatola ad Adro.

La solidarietà. Le offerte raccolte in tutta Italia con l’iniziativa dei “Ritratti di Santi” serviranno ad aiutare la missione nata in Ecuador grazie alla collaborazione con mons. Anìbal Nieto, carmelitano e vescovo di Yaguachi. Una coppia del Movimento ecclesiale carmelitano ha deciso di partire e di andare ad aiutare Mons. Nieto nella pastorale familiare, offrendo una catechesi che abbia una cura e un’attenzione particolare verso la famiglia, che sta vivendo anche in Ecuador una profonda crisi. Mons. Anìbal Nieto presenta questa coppia come “missionari per la famiglia”, suscitando notevole interesse nella popolazione. Per informazioni: www.mec-carmel.org.

La misericordia e la carità

“La misericordia e la carità dei bresciani in casa e nel mondo”. Questa testimonianza su una mostra molto interessante è un ulteriore omaggio alla memoria di mons. Antonio Fappani

Mons. Antonio Fappani che ci ha lasciato il 26 novembre scorso volle affidare, al sottoscritto l’incarico di inaugurare, in Duomo Vecchio, la mostra “La misericordia e la carità dei bresciani in casa e nel mondo”, alla quale, come sempre, aveva dedicato tempo ed energie, convinto dell’importanza di far conoscere a tutti, bresciani e non, la storia della testimonianza della carità fiorita in terra bresciana, ad opera di istituzioni e singoli che hanno messo mano, rispondendo alle necessità via via manifestatisi lungo gli anni. Nessuno è stato dimenticato, non solo nell’elenco, ma attraverso documenti, dichiarazione di intenti, progetti condivisi, fotografie, ecc. Ad ogni “quadro” è stata aggiunta una didascalia che aiuta il visitatore a identificare tempi e operatori, singoli e istituzioni. Una mostra, è finalizzata a far vedere, a svelare ciò che è nascosto, perché non venga dimenticato. La storia della carità presenta una varietà di presenze e di interventi, corrispondenti a quella “interpretazione infinita” della virtù e della dimensione della carità, che ha dato luogo a realizzazioni originali e creative, da stupire.

Come ci testimoniano i 116 pannelli della mostra. La carità è frutto della misericordia, frutto visibile, che risponde con il “cuore” alla “miseria”: esattamente come fa Dio. La carità – misericordia non è qualcosa di aggiunto alla vita, ma ne costituisce la “dimensione” essenziale soprattutto della Chiesa definita come “agape”. Se non lo fosse o lo fosse solo in parte, tradirebbe la sua natura che gli Atti degli Apostoli (Atti 2,42) parlando dei primi cristiani così la esprimono: “Erano uniti nella fede e nella dottrina degli apostoli, nella frazione del pane e nella carità fraterna fino alla condivisione dei beni”. La carità così esercitata ha anche una valenza di carattere antropologico e sociale oltre che spirituale che dà origine a quella “Civiltà dell’amore” secondo la felice espressione di S. Paolo VI. Ha, essa, una “dimensione politica” che supera ogni forma di puro assistenzialismo, per adempiere agli obblighi di giustizia, perché “Non si può dare per carità, ciò che è dovuto per giustizia” (Paolo VI). Guarda ai diritti e si propone come “progetto” per una società nuova. Cerca le cause delle povertà, studia i problemi e cerca soluzioni. Ciò significa che la carità non ha rapporto solo con le patologie della società, ma con la sua fisiologia. Anche la globalizzazione chiede che si risponda – unendo forze e idee – alle esigenze dell’uomo cambiato. E della società che ha bisogno di tutti per non soccombere. La pastorale trova qui uno strumento utilissimo per la formazione soprattutto degli adolescenti e dei ragazzi che frequentano il catechismo, in preparazione ai sacramenti. Tenendo presente che la catechesi è Parola – trasmette i contenuti della fede – è Memoria che fa conoscere e trasmette il vissuto della comunità, è Testimonianza che coinvolge la vita. (cfr. Il Sinodo sulla catechesi, 1977). Di più: “Se vedi la carità, là vedi la Trinità” (S. Agostino), che “suscita il volere e l’operare” (S. Paolo, nella lettera ai Filippesi 2,13) e che ispira credenti e non, ad amare il prossimo e i poveri in particolare. Di Madre Teresa di Calcutta è stato detto che era convincente perché non “parlava” di amore, ma amava! Ci auguriamo che l’impegno lungimirante e generoso di mons. Fappani e lo sforzo di “Civiltà Bresciana” siano debitamente apprezzati.

Luciano Baronio

I Santi della Porta accanto

Attraverso la Diocesi di Brescia si può prenotare la mostra “I santi della porta accanto”

Sotto la guida di papa Francesco, la Chiesa universale sta vivendo una stagione di particolare attenzione al mondo giovanile. In quest’ottica, l’associazione Don Zilli e il Centro culturale San Paolo, con il supporto comunicativo del Gruppo editoriale San Paolo, propongono una mostra dal titolo “Santi della porta accanto”. Giovani testimoni della fede, in collaborazione con il Servizio Nazionale per la Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana e l’Azione Cattolica ambrosiana.

Obiettivi. La mostra consiste in 32 pannelli autoportanti; presenta 24 figure di giovani “testimoni della fede” (alcuni già beati, altri Servi di Dio, altri ancora giovani “normali”, ma esemplari per la qualità della loro fede), italiani e stranieri. Ogni pannello propone un ritratto artistico, una breve biografia del “santo”, una frase incisiva (scritta o pronunciata dalla persona stessa) in grande evidenza e un QR code che rimanda a siti, libri… Sulla scia di quanto si poteva leggere nel documento preparatorio per il Sinodo (“La Chiesa stessa è chiamata a imparare dai giovani: ne danno una testimonianza luminosa tanti giovani santi che continuano a essere fonte di ispirazione per tutti”), la mostra si propone quindi di far conoscere storie di giovani cattolici significative anche per l’oggi. L’obiettivo: stimolare giovani, famiglie, educatori, parrocchie e diocesi, oratori e scuole, associazioni e movimenti, alla consapevolezza della chiamata alla santità anche per gli “under 30” di oggi.

Ideazione e realizzazione. Ideatore e curatore della mostra è Gerolamo Fazzini, giornalista e scrittore, consulente di direzione di “Credere”. Hanno collaborato alla realizzazione dell’iniziativa i giornalisti, Ilaria Nava e Stefano Femminis per i testi, la grafica Mariangela Tentori, l’artista camerunese Francis Nathan Abiamb (in arte Afran), autore delle illustrazioni, e, per la promozione e diffusione, don Ampelio Crema, direttore del Centro culturale San Paolo di Vicenza e Tommaso Carrieri, suo collaboratore.

Utilizzo della mostra. La mostra girerà sull’intero territorio nazionale, come strumento di sensibilizzazione capillare sul Sinodo dei giovani, sia per accompagnare il cammino di preparazione all’evento, sia nel periodo successivo alla celebrazione dello stesso, per rilanciare una prassi pastorale che veda i giovani sempre più protagonisti. La mostra verrà promossa, in più copie, a partire dalla fine di giugno 2018 fino all’estate 2019. È possibile anche, contattando i promotori, predisporre pannelli “personalizzati” su figure particolari di “santi” legati a un’associazione, a un movimento o ad un territorio specifico. Attraverso la Diocesi di Brescia si può prenotare in Curia la mostra “I santi della porta accanto”.

Religioni a confronto

La sera del Corpus Domini si è conclusa la mostra di artisti del mondo della giustizia allestita presso la Pieve di Urago Mella. L’iniziativa, organizzata dalla comunità locale del Movimento dei Focolari, è stata un momento significativo del sistema Corpus Hominis

La sera del Corpus Domini si è conclusa la mostra di artisti del mondo della giustizia allestita presso la Pieve di Urago Mella. L’iniziativa, organizzata dalla comunità locale del Movimento dei Focolari, è stata un momento significativo del sistema Corpus Hominis. Le azioni intraprese durante il periodo progettuale sono state presentate alla città ogni anno, durante la settimana del Corpus Domini, per mettere in evidenza che il Corpo di Cristo necessariamente deve prolungarsi e trasformare la vita degli uomini della città attraverso la testimonianza di cristiani autentici pronti a riversare nel mondo l’amore che attingono dalla carne del Signore. Questa mostra è stata avviata con un incontro aperto con la presenza di vari esperti dal titolo: “La città e la giustizia – dare luoghi al bene della città – meglio prevenire che reprimere”. Vi hanno partecipato con disegni, lavori, maschere, sculture diversi operatori di giustizia e alcuni carcerati, detenuti a Brescia, che hanno lavorato guidati da professionisti, che hanno dedicato tempo e capacità per coinvolgere questi fratelli ristretti in carcere, aiutandoli a sviluppare talenti sepolti, per rimarginare la loro umanità ferita.

A conclusione è stato offerto un concerto di tre cori che hanno presentato canzoni e musiche sacre da parte di giovani di Sri Lanka, dei Sikh e della Consulta giovanile della Vicaria nord della città. È stata una nuova tappa dei cammini di fraternità e di dialogo fra religioni improntata alla gioia, alla conoscenza reciproca per realizzare la cultura dell’incontro che vorrebbe diventare uno stile di vita per costruire rapporti trinitari. L’Inno alla gioia di Beethoven cantato all’unisono dai tre cori, alla conclusione di questo coinvolgente saggio canoro, ha reso evidente come gli ideali di libertà, di pace e di solidarietà possono essere perseguiti dall’Europa e possono diventare una realtà che ravviva la nostra identità. Ancora una volta abbiamo toccato con mano come l’arte e la bellezza riescano veramente a dare espressione all’inesprimibile.

Paolo VI, i bambini e la santità

A partire da sabato 7 aprile fino a domenica 13 maggio si snoderà al Centro pastorale Paolo VI (via Gezio Calini, 30 a Brescia) un itinerario artistico – spirituale – testimoniale attraverso il quale si intende presentare la speciale attenzione che papa Paolo VI ha sempre riservato ai piccoli. L’intervista a don Giorgio Comini.

Nel percorso di avvicinamento alla tanto attesa canonizzazione di Paolo VI non poteva mancare una pagina dedicata al rapporto tra il Papa bresciano e i più piccoli. Un’attenzione probabilmente suggerita anche dal fatto che, a definitiva prova della santità del Papa bresciano, ci sono un adolescente americano e una bambina veronese di tre anni, guariti grazie alla sua intercessione quando erano ancora nel grembo materno. A scrivere questa nuova pagina è l’Ufficio per famiglia che con “I piccoli nel cuore di Papa Paolo VI” ha pensato a un itinerario artistico-spirituale-testimoniale attraverso il quale si intende presentare la speciale attenzione che papa Paolo VI ha sempre riservato ai piccoli.

Tutto questo avverrà attraverso la proposta di una mostra “Ad occhi chiusi” dello scultore Alfonso Fortuna, la presentazione di un libro “La farfalla e l’aquilone” di don Giorgio Comini (direttore dello stesso ufficio), diversi laboratori artistico-esperienziali per i bambini e una tavola rotonda, con alcune associazioni bresciane che lavorano a servizio dei bambini in difficoltà.  “La nostra proposta – sottolinea don Giorgio Comini −nasce come sorta di omaggio, di ringraziamento per l’ormai certa canonizzazione del Papa bresciano (la data esatta sarà comunicata con il Concistoro del prossimo mese di maggio, ndr) e il conseguente pieno riconoscimento della sua santità. Con il tempo, però, si è fatta anche strada la necessità, direi l’urgenza, di sottolineare come il percorso di Paolo VI verso la santità avesse preso avvio ancora con opere compiute dallo stesso sulla terra”.

Il fatto che i miracoli attribuiti a papa Montini per la beatificazione prima e per la canonizzazione, poi, abbiamo avuto per protagonisti bambini ancora nel grembo materno è stato per il direttore dell’Ufficio per la famiglia e per i suoi collaboratori uno stimolo, un invito a rileggere quella parte del magistero, delicata e forte ma anche poco considerata, che Paolo VI dedicò alla difesa, all’accoglienza, alla tutela dei più piccoli, sin dal loro concepimento nel grembo materno.

Riscoperta. “Rileggere, riscoprire pagine che sono la prova del grande spazio che i bambini occuparono nel cuore di Paolo VI – continua ancora don Comini – ha portato a dare completezza alla nostra idea di un progetto che, valorizzando e facendo conoscere la parte del magistero di Paolo VI dedicata ai bambini, riuscisse da un lato a restituire a tutti noi la responsabilità di portarlo avanti e, dall’altro lato, ad accogliere la benevolenza di Dio, attraverso l’intercessione del Papa bresciano, per tutti quei bambini che ancora oggi vivono diverse forme di sofferenza, fisica e spirituali”. I miracoli e il magistero di Paolo VI, anche grazie a iniziativa come quella proposta dall’Ufficio per la famiglia dal 7 aprile al 13 maggio, devono allora essere letti come sollecitazioni agli uomini e alle donne di oggi perché si traducano in quelli che don Comini chiama “i veri miracoli quotidiani”, quelli che trovano concretezze nalla vita di tutti i giorni.

 Tutto questo ha trovato sintesi nel progetto “I piccoli nel cuore di Papa Paolo VI”, “un percorso – continua ancora il sacerdote − che, attraverso i diversi linguaggi della bellezza e della meraviglia che sono propri dell’arte ma anche dei bambini, aiuti a valorizzare il magistero del Papa riconosciuto santo, facendolo sempre nuovo, e permetta di comprendere che il valore della vita nascente e i legami familiari rappresentano oggi più che mai i presupposti, i fondamenti di quella civiltà dell’amore tanto cara al Papa bresciano”.

Cresciuto in Oratorio… a Venezia!

Gratuite
Costanti nel tempo
Sintetiche

così don Samuele Marelli, responsabile Odielle, nella conferenza per la presentazione di “CRESCIUTO IN ORATORIO” alla 74 Edizione del Cinema di Venezia, ha definito le relazioni che si instaurano in oratorio, tenutasi nell’accogliente Sala Tropicana 1 dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia, presenti Giacomo Poretti e Davide Van De Sfroos.

L’iniziativa tende a rivedere lo stereotipo dell’oratorio, non più “luogo di sfigati” o “riserva di caccia” ma “luogo dove si accoglie la sfida educativa”, dove si “attua un sistema educativo aperto formale ed informale”, dove “vi è la coscienza della bellezza e del bene”, e, soprattutto “è una realtà reale e non virtuale”, in cui tutti “possono sperimentarsi” ed in cui viene “gettato un seme”.

Premiazione di “Cresciuto in Oratorio” al Festival di Venezia

Così, in sintesi, si dicono d’accordo sia Giacomo Poretti sia Davide Van De Sfroos, anche le se motivazioni che li hanno spinti a promuovere l’iniziativa sono diverse: Giacomo ha sperimentato la vita dell’oratorio mentre Davide non ne ha avuto modo e simpaticamente ha aderito “per vendetta”.

Perchè il Festival del Cinema di Venezia? Perchè il palco di San Siro? Perchè quello che tu dai (ai ragazzi) in termini di opportunità e di possibilità ti viene reso in modo esponenziale, ti dà una carica,un’energia ed un’emozione che difficilmente trovi.
E questa carica e questa emozione noi l’abbiamo vissuta partecipando alla conferenza stampa che si è tenuta giovedì 7 Settembre, per assistere alla proiezione del documentario, in cui risaltavano i video di Stefano e Luca, scelti da Giacomo Poretti fra i tanti filmati pervenuti da tutti gli oratorio lombardi che hanno aderito all’iniziativa.

Laura, Luisa, Giovanni Battista

Guarda le immagini:

74 Mostra del Cinema di Venezia – Cresciuto in Oratorio

Gli oratori della Lombardia alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

I 2.307 oratori della Lombardia sono stati protagonisti al Lido di Venezia nei giorni della 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica con il cinema di Giacomo Poretti e la musica di Davide Van De Sfroos. L’evento “Cresciuto in oratorio” ha avuto luogo nello spazio della Fondazione Ente dello Spettacolo presso l’hotel Excelsior, a conclusione della campagna omonima. Oltre a Poretti e Van De Sfroos, erano presenti il Presidente di FEdS (Fondazione Ente dello Spettacolo) mons. Davide Milani, il coordinatore di Odielle (Oratori diocesi lombarde) don Samuele Marelli, presentati dal giornalista e conduttore di Rai3, Massimo Bernardini.

Durante l’evento è stato proiettato in anteprima il cortometraggio sugli oratori realizzato da Giacomo Poretti con le immagini che gli sono state inviate da 72 ragazzi lombardi, che hanno voluto raccontare in video la propria storia di oratorio.

«Ho aderito all’iniziativa – ha detto Poretti – perché l’oratorio è stato tra le più belle esperienze della mia vita, era davvero un luogo speciale che mi ha accolto dai 6 ai 13 anni». In oratorio è nata anche la sua passione per la recitazione: «In Lombardia – ha ricordato – ci sono più di 2.300 oratori, più della metà ha una sala cinema o teatro. I miei colleghi Aldo e Giovanni hanno frequentato l’oratorio di Sant’Andrea a Milano e in quel teatrino si sono fatti suggestionare dalla recitazione. Io, da bambino in provincia di Milano, ho incontrato don Giancarlo: amava più il teatro dei Santi e devo a lui l’input per la mia professione. Ogni anno allestiva uno spettacolo con la compagnia dialettale del paese. Sport, teatro, musica sono incontri e semi che nascono in oratorio. Molti ragazzi vedono una sala teatrale solo se vanno in oratorio e lì hanno la possibilità di sperimentarsi». Commentando il filmato realizzato con i 70 contributi degli oratori, ha detto: «Definire qualcosa “oratoriana” allude alla mancanza di professionalità e a ingenuità, ma è l’aspetto forse più bello che ho rilevato nei filmati. Tutti i 70 e più video dicono la stessa cosa: l’amore, l’adesione e l’appartenenza al proprio oratorio». Una passione che vale, ha aggiunto, «oggi più dei miei tempi, quando l’oratorio era l’unico posto dove andare: adesso il mondo è cambiato e le famiglie prediligono iscrivere figli a decine di corsi, hanno un’agenda incredibile. I genitori impazziscono per l’inglese: all’asilo fanno il corso di inglese, alle elementari il corso di inglese, alle medie il corso di inglese, le vacanze in Inghilterra. Ma l’inglese non è una panacea… anche Trump sa l’inglese, eppure…», ha concluso sorridendo.

Davide Van De Sfroos ha invitato le band degli oratori a fargli sentire la loro musica. In 70 hanno raccolto l’invito. Tra loro, il cantautore ha scelto 3 gruppi che hanno aperto il suo concerto allo stadio di San Siro lo scorso 9 giugno. A Venezia è stato proiettato il video backstage di questa giornata storica per le tre band: “Watt”, “Nuovo Corso Café” e “Neverending”.

«Abbiamo messo una freccia nell’arco della campagna, per farla andare più lontana – ha detto Van De Sfroos –. La patina del “gruppetto dell’oratorio” è il nuovo trasgressivo, che deve lottare contro un fiume di luoghi comuni e magari scontrarsi contro trasgressioni finte». Il cantautore ha vissuto l’oratorio di riflesso: «Per me – ha raccontato – l’oratorio è un non luogo, non l’ho frequentato, ma i miei 3 figli sì, in modo totale ed entusiastico. Rientro in oratorio a 52 anni con questa esperienza». L’esperienza di San Siro, ha aggiunto, è stata emozionante: «Dopo che le tre band degli oratori hanno cantato, mi hanno ringraziato e vedendo i loro occhi mi è venuto un nodo in gola. Mi hanno dato loro l’energia che mi ha fatto cantare, subito dopo, per tre ore».