24 marzo: Giornata dei Martiri Missionari

Il 24 marzo 1980 San Oscar Romero veniva ucciso a S. Salvador mentre celebrava la messa. Papa Francesco lo ha elevato all’ onore degli altari, a quasi quarant’anni dalla sua scomparsa. Egli, infatti, diede la propria vita per la causa del Regno, proponendo un modo diverso, per certi versi “rivoluzionario”, di vivere il messaggio evangelico nella realtà concreta latinoamericana.

E se da una parte è vero che questo coraggioso pastore sperimentò incomprensioni a non finire – in vita ma anche dopo la morte – dall’ altra, proprio in forza della sua indiscussa fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, si fece povero per i poveri. Nei tradizionali congressi americani (Cam) che si sono svolti in questi anni nel continente, riunendo evangelizzatori dall’ Alaska alla Terra del Fuoco, il pensiero di monsignor Romero è stato spesso risuonato come fonte d’ ispirazione.

Con il risultato che il suo “torto” – quello di stare chiaramente dalla parte dei suoi amati campesinos, che gli attirò incomprensioni e accuse durissime, anche all’ interno della Chiesa – è oggi riconosciuto, particolarmente in America Latina, come una straordinaria grazia. Diceva: la Chiesa predica “una liberazione che mette, al di sopra di tutto, il rispetto alla dignità della persona, la salvezza del bene comune della gente e la trascendenza che guarda innanzitutto a Dio e solo da Dio ricava la sua speranza e forza”.

Questo è il messaggio di oggi, di un Dio che scende a liberare attraverso me, attraverso te. Anche oggi diciamo a Dio liberaci e all’ altro, nella povertà e miseria, mi ha mandato a te. 

Fraternità oltre i confini

Il 12 ottobre 2018  alle ore 10:30,  si è svolta una manifestazione in onore di due soldati austroungarici sepolti nel nostro cimitero. L’associazione del Nastro azzurro, l’Amministrazione comunale e la cittadinanza, in occasione del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale,  ha reso omaggio a questi due giovani soldati che, qui prigionieri, sono deceduti per malattia. Nel cimitero di Milzanello, Grijgordeh Ela e Berah Petro, sono stati sempre ricordati e spesso persone buone hanno deposto un fiore sulle loro tombe.

La manifestazione si è svolta con gli interventi delle autorità civili e religiose, i canti, le poesie e lo sventolio delle  bandiere, italiana e austriaca, degli alunni della scuola Primaria di Castelletto accompagnati dalle loro insegnanti.

La Signora Pennati Maria ha, poi, deposto un rosario e un lumino accanto alla corona portata dalle associazioni.

Particolarmente commovente il suono del silenzio eseguito alla tromba.

Ricordiamo i caduti di Milzanello e i dispersi in altri paesi e speriamo che qualcuno metta un fiore sulle loro tombe.

Il Vangelo della famiglia, gioia del mondo

IX incontro mondiale della famiglia, Dublino 21-26 agosto

Nel prossimo mese di agosto si svolgerà a Dublino il nono incontro mondiale delle famiglie. Questi appuntamenti sono nati da un’intuizione di Papa Giovanni Paolo II che nel 1994 decise di costituire un’occasione internazionale di preghiera, catechesi e festa che attirasse partecipanti da tutto il mondo con l’obiettivo di rafforzare i legami tra le famiglie e testimoniare l’importanza fondamentale del matrimonio e della famiglia per tutta la società. Il mio ricordo non può non andare al Family 2012 di Milano, dove decine di famiglie dei Gruppi Famiglia di tutta Italia parteciparono a questo evento. L’incontro di Dublino sarà il primo dopo la pubblicazione dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia, documento che non è stato un semplice aggiornamento della pastorale familiare, bensì un modo nuovo di vivere la Chiesa e di realizzare l’amore di Dio Padre con gioia e speranza in famiglia e nella collettività. Papa Francesco chiede ad ognuno di noi: il Vangelo continua ad essere gioia per il mondo? E ancora: la famiglia continua ad essere buona notizia per il mondo di oggi?

Con una visione realistica possiamo guardare alle nostre piccole chiese domestiche, alle nostre comunità, alle nostre parrocchie e comprendere meglio se questo Vangelo è al centro della nostra vita, se lo leggiamo insieme per far sì che possa rigenerarci, aiutarci ad essere suoi testimoni fedeli. Possiamo dirci con onestà che non sempre “vi riconosceranno da come vi amerete” (Gv 13), ma siamo in cammino, crediamo a questa buona notizia e cerchiamo di testimoniarla. Papa Francesco cosi risponde: “La famiglia è il ‘si’ del Dio Amore. Solo a partire dall’amore la famiglia può manifestare, diffondere e rigenerare l’amore di Dio nel mondo. Senza l’amore non si può vivere come figli di Dio, come coniugi, genitori e fratelli”.

Quanto siamo consapevoli, allora, che la nostra piccola o grande famiglia è colma dell’amore di Dio? ll papa continua: “Desidero sottolineare quanto sia importante che le famiglie si chiedano spesso se vivono a partire dall’amore, per l’amore e nell’amore. Ciò, concretamente, significa darsi, perdonarsi, non spazientirsi, anticipare l’altro, rispettarsi. Come sarebbe migliore la vita familiare se ogni giorno si vivessero le tre semplici parole permesso, grazie, scusa. Ogni giorno facciamo esperienza di fragilità e debolezza e per questo tutti noi, famiglie e pastori, abbiamo bisogno di una rinnovata umiltà che plasmi il desiderio di formarci, di educarci ed essere educati, di aiutare ed essere aiutati, di accompagnati, di scernere e integrare tutti gli uomini di buona volontà”.

Tutti noi condividiamo questo sogno di una Chiesa misericordiosa, vicino a chi soffre, a chi è debole e stanco, ed è perciò che, nella nostra quotidianità, siamo chiamati ad edificare mattoncini di questa Chiesa, aiutandoci vicendevolmente a percorrere la strada con speranza e fiducia nello Spirito Santo che ci guida ed indirizza verso il bene comune Nei nostri Gruppi Famiglia, attraverso la lectio divina, la revisione di vita ed i campi estivi, possiamo ricaricarci di questo amore grande e misericordioso he deve continuare a sconvolgere le nostre vite e contagiare chi incrociamo ogni giorno. Le nostre relazioni, occasionali o permanenti, in famiglia, al lavoro, nel tempo libero, siano permeate sempre di gioia, ottimismo, coraggio e verità a partire dal vissuto di ognuno, come Gesù che accoglieva ed incontrava tutti, ciascuno, proprio lì dove la persona si trovava, senza giudicare.

Maria modello di bellezza

A cura di Maria Piccoli

Il Magnificat della speranza, “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, il tema Pastorale di Lourdes per questo anno, ci invita a rivolgere lo sguardo a Maria, Modello di Bellezza. C’è nel cammino suggerito dal tema una riflessione che mi piace molto: “L’uomo guarda le apparenze, Dio guarda al cuore” e, se ci facciamo caso, quando con stupore noi guardiamo alla Grotta, nella quale non entra mai il sole, riconosciamo che là è sorta una certa corrente di grazia straordinaria fino a diventare luogo di consolazione e di speranza per tutti noi. Maria, madre di Gesù e madre di ogni creatura, ci comunica, ci fa intuire il desiderio di voler essere persone mature, di voler vivere da cristiani maturi, da autentici figli di Dio, che vogliono vivere e dare la vita.

Nel mondo in cui ci ritroviamo, spesso strutturato sulla menzogna, sulla superficialità, sull’apparenza, in un quotidiano in cui molte volte ci relazioniamo come vuoti fantasmi, è necessario sentire sempre più intensamente il bisogno di ritrovare la propria identità, il proprio volto, la propria vocazione. In un contesto dominato dal materialismo dilagante, in cui ci fanno credere, con ricercati ragionamenti menzogneri, che per non essere retrogradi è giusto promuovere il suicidio assistito e con il testamento biologico l’eutanasia non c’entra, è meglio far morire i vecchi quando ti danno fastidio, conviene assumere farmaci dalle conseguenze non prevedibili, purché diano l’effetto di stare bene col corpo, che il fumo fa male perché le sigarette ti rovinano i polmoni, i denti, anche se sul pacchetto ti scrivono che “il fumo uccide” ma sanno bene che continueranno a “vendere fumo…”.

Ci chiediamo: che fare? Quando ci si ritrova “sballottati dalle onde e portati di qua e là da qualsiasi vento dottrinale, secondo l’inganno degli uomini” (Ef 4,14) occorre ritornare alle sorgenti della verità: dobbiamo imparare a essere come Maria.

Maria è la donna Nuova.

Maria ci consente di comprendere che cosa significa la parola di Gesù: “Ecco, Io faccio nuove tutte le cose”. Abbiamo bisogno di andare a scuola da Maria. E’ a Maria che dobbiamo guardare se vogliamo gustare e vivere questo insondabile mistero dell’Amore divino. Maria, donna del Sì,  la serva del Signore accoglie la volontà di Dio. Maria, donna del grazie, da lei si sprigiona un eterno Magnificat. Il Sì di Maria è integrale e la coinvolge in tutta la persona: corpo e spirito, mente e cuore. In qualche modo l’eccomi dovrebbe trasformare anche noi, se la nostra fosse una fede autentica. Il tema Pastorale di Lourdes ci richiama alla conversione, passare dalla logica del mercato alla logica dell’Amore, dall’uomo vecchio alla creatura nuova, dalla nostra razionalità e dai nostri coinvolgimenti emotivi alla volontà di Dio. Non possiamo andare a fare la comunione, se poi non ci impegniamo a essere luogo e occasione di comunione. Non possiamo stare in ginocchio, anche quando siamo davanti alla Grotta, se poi non sappiamo piegare la nostra superbia e i nostri pregiudizi, se non sappiamo rinunciare a quanto giudichiamo, per noi, importante. Non possiamo dirci credenti, o proclamarci fedeli se troppi idoli e modelli occupano, nel nostro cuore, il posto di Dio. É attraverso il nostro modo di essere che possiamo fare comunicare la Parola che ci è stata donata.

A noi è stata donata questa Parola, l’abbiamo ascoltata, non sciupiamola, non disperdiamola, incarniamola nella nostra vita quotidiana. Quando saremo dinanzi alla Grotta, con Gesù che ci attende nel silenzio e tace, ecco che Maria, come a Cana, ci sussurra: “Fate quello che Lui vi dirà” per indicare a ciascuno la strada per vivere da veri figli di Dio. Questa è la tenerezza di Maria, come quando è apparsa a Santa Bernadette e la parola forte che sussura, anche a noi, nel cuore di ogni persona, perché nessuno dimentichi che “La gloria di Dio è l’uomo vivente”.

Renato P . – un ammalato

Messaggio del Santo Padre Francesco per la XXVI Giornata Mondiale del Malato

Mater Ecclesiae: «”Ecco tuo figlio … Ecco tua madre”.
E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé …» (Gv 19, 26-27)

Cari fratelli e sorelle,
il servizio della Chiesa ai malati e a coloro che se ne prendono cura deve continuare con sempre rinnovato vigore, in fedeltà al mandato del Signore (cfr Lc 9,2-6; Mt 10,1-8; Mc 6,7-13) e seguendo l’esempio molto eloquente del suo Fondatore e Maestro.
Quest’anno il tema della Giornata del malato ci è dato dalle parole che Gesù, innalzato sulla croce, rivolge a sua madre Maria e a Giovanni: «“Ecco tuo figlio … Ecco tua madre”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé» (Gv 19,26-27).

1. Queste parole del Signore illuminano profondamente il mistero della Croce. Essa non rappresenta una tragedia senza speranza, ma il luogo in cui Gesù mostra la sua gloria, e lascia le sue estreme volontà d’amore, che diventano regole costitutive della comunità cristiana e della vita di ogni discepolo.

Innanzitutto, le parole di Gesù danno origine alla vocazione materna di Maria nei confronti di tutta l’umanità. Lei sarà in particolare la madre dei discepoli del suo Figlio e si prenderà cura di loro e del loro cammino. E noi sappiamo che la cura materna di un figlio o una figlia comprende sia gli aspetti materiali sia quelli spirituali della sua educazione.

Il dolore indicibile della croce trafigge l’anima di Maria (cfr Lc 2,35), ma non la paralizza. Al contrario, come Madre del Signore inizia per lei un nuovo cammino di donazione.

Sulla croce Gesù si preoccupa della Chiesa e dell’umanità intera, e Maria è chiamata a condividere questa stessa preoccupazione.

Gli Atti degli Apostoli, descrivendo la grande effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, ci mostrano che Maria ha iniziato a svolgere il suo compito nella prima comunità della Chiesa. Un compito che non ha mai fine.

2. Il discepolo Giovanni, l’amato, raffigura la Chiesa, popolo messianico. Egli deve riconoscere Maria come propria madre. E in questo riconoscimento è chiamato ad accoglierla, a contemplare in lei il modello del discepolato e anche la vocazione materna che Gesù le ha affidato, con le preoccupazioni e i progetti che ciò comporta: la Madre che ama e genera figli capaci di amare secondo il comando di Gesù. Perciò la vocazione materna di Maria, la vocazione di cura per i suoi figli, passa a Giovanni e a tutta la Chiesa. La comunità tutta dei discepoli è coinvolta nella vocazione materna di Maria.

3. Giovanni, come discepolo che ha condiviso tutto con Gesù, sa che il Maestro vuole condurre tutti gli uomini all’incontro con il Padre. Egli può testimoniare che Gesù ha incontrato molte persone malate nello spirito, perché piene di orgoglio (cfr Gv 8,31-39) e malate nel corpo (cfr Gv 5,6). A tutti Egli ha donato misericordia e perdono, e ai malati anche guarigione fisica, segno della vita abbondante del Regno, dove ogni lacrima viene asciugata. Come Maria, i discepoli sono chiamati a prendersi cura gli uni degli altri, ma non solo. Essi sanno che il cuore di Gesù è aperto a tutti, senza esclusioni. A tutti dev’essere annunciato il Vangelo del Regno, e a tutti coloro che sono nel bisogno deve indirizzarsi la carità dei cristiani, semplicemente perché sono persone, figli di Dio.

4. Questa vocazione materna della Chiesa verso le persone bisognose e i malati si è concretizzata, nella sua storia bimillenaria, in una ricchissima serie di iniziative a favore dei malati. Tale storia di dedizione non va dimenticata. Essa continua ancora oggi, in tutto il mondo. Nei Paesi dove esistono sistemi di sanità pubblica sufficienti, il lavoro delle congregazioni cattoliche, delle diocesi e dei loro ospedali, oltre a fornire cure mediche di qualità, cerca di mettere la persona umana al centro del processo terapeutico e svolge ricerca scientifica nel rispetto della vita e dei valori morali cristiani. Nei Paesi dove i sistemi sanitari sono insufficienti o inesistenti, la Chiesa lavora per offrire alla gente quanto più è possibile per la cura della salute, per eliminare la mortalità infantile e debellare alcune malattie a larga diffusione. Ovunque essa cerca di curare, anche quando non è in grado di guarire. L’immagine della Chiesa come “ospedale da campo”, accogliente per tutti quanti sono feriti dalla vita, è una realtà molto concreta, perché in alcune parti del mondo sono solo gli ospedali dei missionari e delle diocesi a fornire le cure necessarie alla popolazione.

5. La memoria della lunga storia di servizio agli ammalati è motivo di gioia per la comunità cristiana e in particolare per coloro che svolgono tale servizio nel presente. Ma bisogna guardare al passato soprattutto per lasciarsene arricchire. Da esso dobbiamo imparare: la generosità fino al sacrificio totale di molti fondatori di istituti a servizio degli infermi; la creatività, suggerita dalla carità, di molte iniziative intraprese nel corso dei secoli; l’impegno nella ricerca scientifica, per offrire ai malati cure innovative e affidabili. Questa eredità del passato aiuta a progettare bene il futuro. Ad esempio, a preservare gli ospedali cattolici dal rischio dell’aziendalismo, che in tutto il mondo cerca di far entrare la cura della salute nell’ambito del mercato, finendo per scartare i poveri.

L’intelligenza organizzativa e la carità esigono piuttosto che la persona del malato venga rispettata nella sua dignità e mantenuta sempre al centro del processo di cura.

Questi orientamenti devono essere propri anche dei cristiani che operano nelle strutture pubbliche e che con il loro servizio sono chiamati a dare buona testimonianza del Vangelo.

6. Gesù ha lasciato in dono alla Chiesa la sua potenza guaritrice:
«Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: […] imporranno le mani ai malati e questi guariranno» (Mc 16,17-18). Negli Atti degli Apostoli leggiamo la descrizione delle guarigioni operate da Pietro (cfr At 3,4-8) e da Paolo (cfr At 14,8-11). Al dono di Gesù corrisponde il compito della Chiesa, la quale sa che deve portare sui malati lo stesso sguardo ricco di tenerezza e compassione del suo Signore. La pastorale della salute resta e resterà sempre un compito necessario ed essenziale, da vivere con rinnovato slancio a partire dalle comunità parrocchiali fino ai più eccellenti centri di cura. Non possiamo qui dimenticare la tenerezza e la perseveranza con cui molte famiglie seguono i propri figli, genitori e parenti, malati cronici o gravemente disabili. Le cure che sono prestate in famiglia sono una testimonianza straordinaria di amore per la persona umana e vanno sostenute con adeguato riconoscimento e con politiche adeguate. Pertanto, medici e infermieri, sacerdoti, consacrati e volontari, familiari e tutti coloro che si impegnano nella cura dei malati, partecipano a questa missione ecclesiale. É una responsabilità condivisa che arricchisce il valore del servizio quotidiano di ciascuno.

7. A Maria, Madre della tenerezza, vogliamo affidare tutti i malati nel corpo e nello spirito, perché li sostenga nella speranza. A lei chiediamo pure di aiutarci ad essere accoglienti verso i fratelli infermi. La Chiesa sa di avere bisogno di una grazia speciale per poter essere all’altezza del suo servizio evangelico di cura per i malati. Perciò la preghiera alla Madre del Signore ci veda tutti uniti in una insistente supplica, perché ogni membro della Chiesa viva con amore la vocazione al servizio della vita e della salute. La Vergine Maria interceda per questa XXVI Giornata Mondiale del Malato; aiuti le persone ammalate a vivere la propria sofferenza in comunione con il Signore Gesù, e sostenga coloro che di essi si prendono cura. A tutti, malati, operatori sanitari e volontari, imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

Francesco

Giornata mondiale delle famiglie

Partecipando a quest’evento abbiamo vissuto emozioni forti quanto inaspettate: come dimenticare il “silenzio” di un milione di persone in raccoglimento durante la Messa; non dimeno l’omelia del Papa, parole che hanno saputo toccare il cuore di tutti; e che dire infine della visione di quella moltitudine di persone, che non spaventava, ma al contrario, sapeva trasmettere l’idea di una Chiesa fatta di persone in cammino nella stessa direzione.

Giornata mondiale famiglie 2012

Assistere con i nostri figli a questa Giornata Mondiale della Famiglia è stato importante e significativo, questa esperienza rimarrà custodita tra i nostri ricordi più cari.

Cristiana

Papa giornata mondiale famiglie 2012

Una grande emozione nel vedere un fiume di gente, un popolo in cammino arrivare da ogni paese dell’ Italia e del mondo a testimoniare per quanto hanno di più caro e quando il Santo Padre è passato a pochi metri da noi la gioia è stata grande.

Emanuela

Dall’Omelia del Papa della S. Messa Conclusiva l’IMF

«La solennità liturgica della Santissima Trinità, che oggi celebriamo, ci invita a contemplare questo mistero, ma ci spinge anche all’impegno di vivere la comunione con Dio e tra noi sul modello di quella trinitaria.
Ci è affidato il compito di edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere la bellezza della Trinità e di evangelizzare non solo con la parola, ma direi per «irradiazione», con la forza dell’amore vissuto. Chiamata ad essere immagine del Dio Unico in Tre Persone non è solo la Chiesa, ma anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna.

L’amore è ciò che fa della persona umana l’autentica immagine della Trinità, immagine di Dio.[…]

Il progetto di Dio sulla coppia umana trova la sua pienezza in Gesù Cristo, che ha elevato il matrimonio a Sacramento. Cari sposi, con uno speciale dono dello Spirito Santo, Cristo vi fa partecipare al suo amore sponsale, rendendovi segno del suo amore per la Chiesa: un amore fedele e totale… La vostra vocazione non è facile da vivere, specialmente oggi, ma quella dell’amore è una realtà meravigliosa, è l’unica forza che può veramente trasformare il cosmo, il mondo. Davanti a voi avete la testimonianza di tante famiglie, che indicano le vie per crescere nell’amore: mantenere un costante rapporto con Dio e partecipare alla vita ecclesiale, coltivare il dialogo, rispettare il punto di vista dell’altro, essere pronti al servizio, essere pazienti con i difetti altrui, saper perdonare e chiedere perdono, superare con intelligenza e umiltà gli eventuali conflitti, concordare gli orientamenti educativi, essere aperti alle altre famiglie, attenti ai poveri, responsabili nella società civile. Sono tutti elementi che costruiscono la famiglia. Viveteli con coraggio, certi che, nella misura in cui, con il sostegno della grazia divina, vivrete l’amore reciproco e verso tutti, diventerete un Vangelo vivo, una vera Chiesa domestica (cfr Esort. ap. Familiaris consortio, 49). Una parola vorrei dedicarla anche ai fedeli che, pur condividendo gli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, sono segnati da esperienze dolorose di fallimento e di separazione. Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica. Vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità, mentre auspico che le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza.[…]

Per noi cristiani, il giorno di festa è la Domenica, giorno del Signore, Pasqua settimanale. É il giorno della Chiesa, assemblea convocata dal Signore attorno alla mensa della Parola e del Sacrificio Eucaristico, come stiamo facendo noi oggi, per nutrirci di Lui, entrare nel suo amore e vivere del suo amore… Care famiglie, pur nei ritmi serrati della nostra epoca, non perdete il senso del giorno del Signore! É come l’oasi in cui fermarsi per assaporare la gioia dell’incontro e dissetare la nostra sete di Dio.

Famiglia, lavoro, festa: tre doni di Dio, tre dimensioni della nostra esistenza che devono trovare un armonico equilibrio. Armonizzare i tempi del lavoro e le esigenze della famiglia, la professione e la paternità e la maternità, il lavoro e la festa, è importante per costruire società dal volto umano. In questo privilegiate sempre la logica dell’essere rispetto a quella dell’avere: la prima costruisce, la seconda nisce per distruggere. Occorre educarsi a credere, prima di tutto in famiglia, nell’amore autentico, quello che viene da Dio e ci unisce a Lui e proprio per questo «ci trasforma in un Noi, che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla ne, Dio sia “tutto in tutti” (1 Cor 15,28)» (Enc. Deus caritas est, 18).

Amen.

La santità famigliare nell’esperienza del lavoro

Tavola rotonda internazionale dell’ IMF il 31 maggio a Brescia in Cattedrale

Il tessuto ecclesiale e sociale bresciano ha espresso grandi persone che hanno operato per migliorare la vita famigliare e dei luoghi lavorativi. Per questo ne sono state scelte tre, le cui vite sono state raccontate ai convegnisti internazionali con un dvd disponibile: S. Maria Crocifissa (Paola) Di Rosa, S. Arcangelo Tadini, il Beato Giuseppe Tovini. Nella sua comunicazione introduttiva alla Tavola Rotonda Fulvio De Giorgi si è soffermato sulle trasformazioni storico-sociali che l’Europa ha vissuto e sta vivendo, che sono epocali anche in riferimento al vissuto familiare. Ha citato la Caritas in Veritate n. 36 per chiarire la sfida odierna “fatta emergere dalle problematiche dello sviluppo in questo tempo di globalizzazione e resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che… nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un’esigenza dell’uomo nel momento attuale”.

Qui si gioca la santità famigliare, perché la logica della gratuità e del dono appartengono al DNA costitutivo della coniugalità e dell’essere famiglia. E “l’icona efficace di questa santità è la povertà: non come mancanza di risorse ma come scelta di generosità; non come un non avere l’essenziale, ma come dare anche l’essenziale”. Una povertà che è sobrietà, legame disinteressato, reciprocità. É un consiglio evangelico per tutti. La famiglia che tende a questo stile di vita è un dono alla Chiesa, alla società, all’ambito sociale e lavorativo.

I coniugi Carlo e Maria Carla Volpini che facevano da moderatori, sul lavoro hanno proposto un testo del filosofo libanese cristiano-maronita K. Gibran e sottolineature dalla GS e dalla Laborem Excercens, affermando che la crisi attuale è anche un richiamo alla conversione del modo di vivere, una possibilità di riconsiderare il senso del lavoro e riposizionarlo in rapporto alla famiglia. Hanno lasciato due domande aperte: – esiste ancora il concetto di lavoro come condivisione per un bene comune? – Come cristiani quali interrogativi dobbiamo porci rispetto al nostro modo di pensare e vivere il lavoro, quali cambiamenti favoriscono la necessaria “conversione” nel rapporto famiglia, lavoro e festa?

Sono seguite le belle testimonianze di due coniugi. Maria Rosa e Alejandro Scarano, dall’Argentina. Hanno trasmesso il valore di un lavoro, anche di responsabilità, vissuto come servizio che permette di sperimentare il Bene e praticare l’Amore, perciò d’incontrare Dio. Vivere così il lavoro lo fa abitare dalla speranza, alimenta il senso di appartenenza e di solidarietà, di amicizia in Cristo, tra persone che passano a volte la maggior parte del tempo fuori casa. É un lavoro che umanizza.

I coniugi Marielle ed Eric Barthelemy, francesi, con la loro esperienza hanno raccontato il valore della preghiera per il discernimento famigliare sulle scelte lavorative, dell’affidarsi alla chiamata di Dio, anche quando essa comporta trasferirsi con tutta la famiglia per due anni in un altro Continente, dell’essere spogliati dalle proprie abitudini e confort. L’importanza di ascoltare le domande dei figli (“noi cosa facciamo per gli altri?”) e l’importanza di lasciarsi cambiare dagli incontri e dalle esperienze che vengono fatte anche in merito al rapporto tra famiglia, lavoro e festa. Per comprendere che anche la Francia è terra di missione.

Santificare la festa: La famiglia nel Giorno del Signore

(Questa relazione ha offerto molti aneddoti che è impossibile sintetizzare ma che hanno reso molto efficaci i passaggi che seguono)
Oggi le “terre di missione” non sono più la Papua Nuova Guinea ma gli USA, l’Europa… ”Abbiamo bisogno di formare uomini e donne che diano la testimonianza di fede, non di programmi di protezione dei testimoni”. Non basta più l’amministrazione ordinaria dei sacramenti, ci vuole l’esperienza di essere in cammino come discepoli di Gesù, personalmente, in modo coinvolgente e vivi cante, con altri, in una comunità viva.

Il terzo comandamento

“Più di quanto Israele abbia conservato il sabato, Il sabato ha conservato Israele”. Più di quanto noi abbiamo mantenuto l’osservanza della Messa domenicale, essa ci ha custodito come popolo con lo sguardo su Dio, unito agli altri e con lo slancio missionario. Perdere la Messa è la via sicura per l’asfissia spirituale.

L’Eucaristia

La carità cristiana è anche la sollecitudine verso i fratelli che sono spiritualmente senza casa, affamati, spiritualmente prigionieri e ammalati. La chiesa non è un centro di aggregazione ma il “luogo” per diventare discepoli di Gesù, vivere la sequela con i fratelli, attingendo forza dall’ eucaristia domenicale. Così forgiamo la nostra identità. Quanti fratelli aspettano un nostro invito…

L’Eucaristia e la famiglia

“La famiglia che prega unita, rimane unita”

La nostra fede: un patrimonio vivente per i nostri figli e nipoti

I figli imparano osservando i genitori e i nonni, anche nell’esperienza di fede. Imparano a prepararsi a ricevere l’Eucaristia, quanto e perché sia importante, il valore del sacramento della Riconciliazione…
Imparano l’importanza di condividere con altre famiglie la festa della domenica non solo nella pratica religiosa ma anche nel pranzo, nel gioco, nel gesto di carità. Così si ha coscienza di essere famiglia di Dio. Studi dicono che è la pratica religiosa del papà che aiuta maggiormente i gli a considerarla come importante per gli adulti.

Citando Benedetto XVI: “la domenica non è solo una sospensione dalle attività ordinarie, ma un tempo in cui i cristiani scoprono la forma eucaristica che la loro vita è chiamata ad avere”. Cristo si dona veramente a noi, non in modo simbolico.

L’Eucaristia ci prepara alla missione

Anche noi come i discepoli di Emmaus affrettiamoci a dire al mondo che Gesù Cristo è vivo e che è necessario accostarsi alla mensa della Parola e del Pane per fare esperienza dell’amore di Dio personalmente.

Card. S. P. O’Malley