Comunità di discepoli missionari della “gioia”

Il progetto pastorale delle nostre tre parrocchie

L’impegno pastorale che ci aspetta in questo anno prende le mosse dalla lettera pastorale del nostro Vescovo Luciano, che ci chiede di avere come orizzonte l’Evangelii Guadium di Papa Francesco. Il nostro desiderio, in risposta a queste sollecitazioni, è quello di diventare sempre più una comunità (un corpo unito dalla grazia dello Spirito) di discepoli (cristiani alla sequela del Maestro) missionari (mandati da Gesù) che, insieme, vivono e portano il Vangelo della gioia. “LA CHIESA ‘IN USCITA” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano”. (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 24). A Partire da questo enunciato di Papa Francesco, i tre Consigli pastorali di Leno, Milzanello e Porzano nell’ultimo incontro e nella giornata comunitaria di giugno hanno cercato di rilevare la situazione della tre comunità parrocchiali, proprio a partire da questi cinque verbi, per impostare un itinerario per il nuovo anno pastorale 2016-17, illuminati ora dalla lettera pastorale del nostro Vescovo Luciano “Il Regno di Dio è vicino”.

Situazione delle nostre tre Comunità Parrocchiali.

Nella verifica fatta, abbiamo riconosciuto che, pur se sono comunità intensamente impegnate nel cammino di fede, c’è ancora da lavorare sulla consapevolezza di essere Chiesa, comunità di persone che contano non tanto sulle proprie forze, quanto sull’azione dello Spirito Santo, artefice di comunione e che offre i suoi doni per l’opera affidata alla Chiesa da Gesù.
Anche se non manca la partecipazione di molti all’Eucaristia domenicale e l’annuncio-ascolto della Parola di Dio, resta, però, forte la necessità di rimarcare come vada messo al primo posto sia l’Eucaristia domenicale che la Parola, attraverso cui Dio si comunica all’uomo. Ci rimane, inoltre, molta strada da fare per diventare famigliari del Vangelo.

Nelle nostre comunità serpeggia la paura della “specificità” del cristianesimo, di mostrarsi per quel che siamo, discepoli di Gesù, per paura di essere troppo “diversi” e ciò rende più difficile “accogliere” le dif- ferenze culturali e religiose come ricchezza e stimolo ad approfondire, vivere e annunciare la nostra fede.
Nelle nostre comunità c’è ancora troppo individualismo, che impedisce l’ “uscita” verso gli altri e il coinvolgimento da parte loro e, perciò, rende difficile una vera e propria azione missionaria all’interno della comunità e verso l’esterno di essa. E’, quindi, necessario un cammino di superamento dell’individualismo della fede, riscoprendo il suo carattere comunitario in una Chiesa di popolo.

LE FORZE DISPONIBILI per sostenere un cammino di rinnovamento e di approfondimento della vita di fede dentro la comunità ed esprimerla nella modalità missionaria, propria della Chiesa, sono notevoli: i numerosi catechisti, i molti volontari nei diversi settori della pastorale, i membri dei diversi gruppi (caritas-nonsolonoi, AGE, commissione missionaria, commissione famiglia, cori, lettori e anima- tori liturgici, sportivi, culturali, musicali, i gruppi di manutenzione degli ambienti, il Centro Ricreativo Porzanese, il gruppo Nonsolomamme, l’ANSPI, ecc.), le nostre preziose suore, i sacerdoti, il Consiglio Pastorale e quello degli Affari Economici, il Consiglio dell’oratorio, i genitori dell’ICFR… Come si vede le forze non mancano! Tutto sta ad unirle e indirizzarle verso le mete comuni, scelte per il nostro cammino di “comunità di discepoli missionari della gioia”.

Le mete da raggiungere

  1. Prendere coscienza di essere Chiesa missionaria
  2. Prendere iniziative per esprimere la missionarietà della nostra comunità
  3. Lasciarsi coinvolgere e coinvolgere gli altri, perché la comunità cresca nella vivacità della vita di fede
  4. Lasciarsi accompagnare e accompagnare gli altri nel cammino di fede e nell’espressione della missionarietà
  5. Far festa insieme nel momento della “raccolta dei frutti” che Dio vorrà concederci: sacramenti, feste patronali, festa della riconciliazione, anniversari di matrimonio, di ordinazione, di consacrazione, mete raggiunte da qualche membro della comunità, ecc.

Itinerario per raggiungere queste mete

1. Per meglio prendere coscienza di essere Chiesa missionaria

  • L’assemblea parrocchiale d’inizio anno è uno dei mezzi: siamo convocati come comunità dei discepoli del Signore, ci riconosciamo fratelli, invochiamo lo Spirito Santo, che ci costituisce Chiesa di Cristo, ascoltiamo la Parola di Gesù ed accogliamo il suo mandato ad essere discepoli là dove e come il Signore ci vuole: battezzati, genitori, consacrati, ministri ordinati, studenti, professionisti, operai, imprenditori, sani, malati, pendolari, stanziali…
  • Inoltre la Messa domenicale e l’ascolto della Parola sono fondamento e alimento per poter esprimere la nostra missionarietà. Per questo avremo cura speciale nel preparare e partecipare in modo attivo alla liturgia, attraverso l’esercizio dei diversi ministeri: presidenza, canto, musica, proclamazione della Parola, raccolta per i bisogni della comunità, pulizia e decoro degli ambienti comunitari…
  • A questo si aggiungono i momenti formativi per le diverse categorie di persone: catechesi battesimale e accompagnamento dei genitori degli infanti, catechesi per i ragazzi e genitori dell’ICFR; lectio divina settimanale per preparare l’annuncio domenicale della Parola; corso di formazione per giovani e adulti sul tema della missionarietà; corso di formazione per i catechisti; centri di ascolto.

2. Le iniziative per esprimere la missionarietà della nostra comunità.

  • Approfondimento delle relazioni personali tra collaboratori-corresponsabili e volontari, coloro che svolgono un servizio o hanno un compito specifico nella parrocchia, anche attraverso alcuni incontri comunitari durante l’anno, per testimoniare la comunione all’interno della parrocchia.
  • Impegno a vivere la nostra missionarietà nei luoghi e nelle relazioni della nostra vita ordinaria. Ovunque siamo, qualsiasi stato di vita viviamo, qualsiasi professione abbiamo là il Signore ci manda a vivere la nostra testimonianza cristiana, là siamo missionari della gioia.
  • Esercitarci ad avere gli occhi e il cuore puro per non giudicare, non mormorare, non sentirci superiori agli altri, ma andare loro incontro e accoglierli per comunicare la gioia evangelica.
  • Continuare le attività caritative e missionarie già in atto: centro di ascolto (con le sue iniziative: briciole lucenti, micro-credito, prestito solidale, accompagnamento, alfabetizzazione, servizio sanitario, ecc.), distribuzione alimenti (nonsolonoi), menonera missionaria e il sostegno ai missionari “ad gentes”, il servizio ai malati e anziani da parte dei ministri della comunione eucaristica e di altri volontari, il Centro di aggregazione giovanile (CAG), i GREST e tutte le attività degli oratori.
  • Continuare le attività di pastorale famigliare: preparazione dei fidanzati al matrimonio, accompagnamento dei gruppi famiglia, approfondimento dei temi inerenti l’amore, la vita, la famiglia attraverso incontro o piccoli convegni.
  • Costituzione (già in atto) della Cappellania ospedaliera per un servizio più continuativo e efficace ai malati nell’ospedale e nel territorio.
  • Rendere sempre più disponibile e aggiornato il sito internet della nostra parrocchia anche per coloro che vengono da altre religioni, altre culture, altre nazioni. A tale proposito è già in atto la creazione di trasmissione in podcast (radio di informazione su internet, attraverso il sito dell’oratorio) da parte dei ragazzi dell’oratorio.
  • Potenziare l’uso della radio parrocchiale per giungere a coloro che non possono fisicamente partecipare alla vita liturgica e formativa della comunità. Per questo la lectio divina settimanale sarà radiotrasmessa.
  • Formeremo un’ equipe battesimale per sostenere il cammino di preparazione delle famiglie al Battesimo dei figli e per l’accompagnamento successivo.
  • Creeremo due “laboratori” diversificati per giovani universitari e per giovani lavoratori, che diventino una fucina di “idee buone” per offrire autentiche prospettive di un futuro costruito non più su illusioni e progetti pre-confezionati da chi vuole ricavare profitto, ma sull’amore che la Chiesa, “esperta in umanità”, offre all’umanità in modo gratuito e oblativo, perché tutto ha ricevuto dallo Spirito di Cristo e tutto è chiamata a donare con gratuità.
  • Continueremo la proposta della via Crucis vivente, e quella per le strade del paese; come pure le Messe e il rosario del mese di maggio per coinvolgere nell’annuncio del Vangelo le persone nelle loro case.

3. Per lasciarci coinvolgere e coinvolgere gli altri in questo cammino, siamo chiamati al discernimento spirituale personale per essere illuminare dallo Spirito Santo circa il compito che chiede a ciascuno: per questo è opportuno che ci lasciamo accompagnare da una guida spirituale. Ci impegniamo poi come comunità cristiana ad un discernimento comunitario, guidati dalle indicazioni del nostro Vescovo, per ideare progetti che tengano conto e coinvolgano le altre realtà locali (Amministrazione Comunale, associazioni locali, volontariato, religioni, identità culturali diverse dalla nostra, ecc.). Allo stesso tempo saremo disponibili, sia come singoli che come comunità, a collaborare con responsabilità a proposte che altre realtà ci offrano, purché siano per il bene dei singoli e della società e non contrastino con la proposta evangelica.

4. Per crescere nella vita di fede e compiere la missione di evangelizzazione e di testimonianza del Vangelo è necessario l’ accompagnamento. Un cristiano non può mai essere solo perché la natura del cristianesimo è comunitaria, Dio stesso è comunità di tre Persone e ha voluto salvare gli uomini non singolarmente, ma come popolo. Inoltre, per continuare la sua opera di salvezza per tutte le generazioni della storia, Gesù si è messo nelle mani della Chiesa e ha a dato a lei i sacramenti, la Parola e il comandamento dell’amore. Grazie a questi il cristiano può vivere la sua vita di fede e compiere la sua missione di testimonianza evangelica. Non può, dunque, vivere lontano dalla comunità cristiana dalla quale solo ha ricevuto e può ricevere gli alimenti spirituali per la sussistenza; non può rifiutare l’ac- compagnamento della comunità. E, del resto, la comunità non può non interessarsi e accompagnare i suoi membri, che, senza di lei, rischiano la morte spirituale. Da qui la necessità che non manchi la celebrazione dei sacramenti, l’annuncio della Parola e l’offerta dell’amore cristiano da parte della Parrocchia, ma anche l’urgenza che i cristiani si accostino a questi doni offerti. Sentirsi accompagnati così ci investe di un desiderio di diventare a nostra volta accompagnatori degli altri, sia come singoli che come comunità; sia nei momenti tristi come in quelli felici. A volte può essere un accompagnamento spirituale (preghiera, vicinanza o guida spirituale, perdono, riconciliazione …): a tal proposito sarebbe bello che tutte le persone che possono partecipino ai funerali, anche se chi viene funerato non è conosciuto personalmente. A volte è un sostegno fisico o materiale (un aiuto nella malattia, un aiuto economico … ).

5. Come comunità, anche per manifestare la gioia della nostra appartenenza a Cristo mediante la Chiesa, siamo chiamati a far festa, soprattutto nei momenti del “raccolto dei frutti della grazia”. Ecco allora che siamo invitati a partecipare e condividere i momenti di gioia: battesimo, cresima e prima comunione, matrimonio, anniversari di matrimonio, mete particolari (maturità, laurea, inizio di una nuova azienda, ecc.), guarigione da una malattia insidiosa, ecc. Tutti questi non sono eventi privati, ma fanno parte del cammino della comunità: perché allora non partecipare alla celebrazione comunitaria dei battesimi, della cresima, della prima comunione, anche se non abbiamo parenti o amici fra quelli che ricevono questi sacramenti? Perché, invece che stare solo a guardare la sposa che arriva sul sagrato, non entriamo in chiesa a condividere il momento della preghiera e testimoniare la nostra gioia per il sacramento che i due nubendi celebrano? Uno degli impegni che chiediamo al gruppo di pastorale famigliare è che sia disponibile ad aiutare i fidanzati a preparare la liturgia del matrimonio. Il desiderio è che essi non debbano andare a questuare qua e là l’organista, il cantore, i lettori, ecc. per preparare il loro giorno di festa, perché a tutto questo pensa la comunità, che è loro vicino nella preparazione e, poi, nell’accompagnamento.
Un momento importante di festa per la comunità è l’ occasione delle feste patronali, che riescono a coinvolgere, almeno in parte, anche la comunità civile. Anche le altre feste non liturgiche hanno la loro importanza nella vita della comunità: pensiamo alla festa dell’oratorio, della solidarietà della caritas-nonsolonoi, della famiglia, di “mezza estate”, del torneo di calcio, alle feste delle varie associazioni ospitate dall’oratorio, al torneo di briscola, ecc. Tutte diventano, non solo momento bello di aggregazione, ma occasione per curare e approfondire le relazioni e scambiarsi esperienze arricchenti.
I nostri oratori ospitano spesso anche le feste di compleanno: anche queste sono occasioni per dimostrare l’accoglienza della comunità e intessere relazioni nuove, che, forse non avrebbero altre occasioni.
Certo, noi non dobbiamo mai dimenticare che il fine di ogni nostra attività è l’incontro con Gesù Cristo; ma ad alcuni serve una gradualità che passa attraverso esperienze propedeutiche, che fanno fare l’esperienza della bontà e capacità di accoglienza della comunità ecclesiale; è l’esperienza dello star bene con i cristiani. Da qui può nascere un cammino che porta all’incontro personale con Gesù.

Conclusione

A tutti insieme e a ciascuno è richiesto un cammino impegnativo, perché non solo possiamo dirci cristiani, ma esserlo davvero; non solo diciamo di essere Chiesa, ma lo siamo davvero; non solo diciamo che tutti siamo fratelli, ma lo siamo davvero. E i fatti lo devono dimostrare! Non dobbiamo aspettare che gli altri vengano da noi, dobbiamo essere noi ad andare verso loro; non dobbiamo aspettare che gli altri ci chiedano perdono, dobbiamo offrirlo senza esserne richiesti; il primo passo dobbiamo essere noi a compierlo, perché noi siamo i discepoli di Gesù, missionari del suo Vangelo di gioia e, come Lui “ci ha amati per primo”, così noi, carichi del suo amore e della comunione che viviamo con Lui, grazie alla comunità cristiana, abbiamo la gioia di amare per primi i gli altri, siano essi amici o nemici, perché sono nostri fratelli. Questa è la missione che Gesù ci ha affidato e solo vivendo così, protesi gratuitamente verso gli altri, in un amore che si fa dono, possiamo gustare la gioia del Vangelo che annunciamo e, a nostra volta, sperimentiamo la dolcezza dell’amore di Dio.

La Croce di Gesù rimane sempre il segno più eloquente dello stile della vita cristiana; una croce però sempre rischiarata dalla luce della risurrezione.
La Vergine Maria, madre di Gesù e madre della Chiesa, ci prenda per mano e ci accompagni in questo cammino.

Monsignore

Commissione Missionaria – La nostra solidarietà a favore di…

Le iniziative sostenute dalla Commissione Missionaria, hanno come obiettivo l’eliminare alla base le cause di povertà e puntare sulle risorse culturali, sociali ed economiche dei popoli coinvolti.

Le aree di intervento sono:

  • Il sostegno ai missionari nelle loro opere di evangelizzazione;
  • La pastorale nelle forme della catechesi e della liturgia;
  • La promozione umana con le proposte dei corsi di alfabetizzazione, dell’educazione sanitaria e della formazione professionale.

I nostri referenti sono missionari di origine Lenese e non. Nello specifico: sacerdoti, religiosi e laici che operano attraverso il Centro Missionario Diocesano, Padri Saveriani e Comboniani, lo S.V.I. e alcune associazioni.

Nel 2015 abbiamo sostenuto con attività estiva menonera missionari e mercatino di solidarietà natalizia:

  • Padre Eugenio Petrogalli (missionario Lenese in Ghana – Africa);
  • Suor Erminia Petrogalli (missionaria Lenese in Sud Sudan – Africa);
  • Don Roberto Ferranti (missionario Lenese in Rrëshen – Albania);
  • Suor Agata Gressioli (missionaria Lenese in Cile);
  • Sostegno allo studio di un seminarista indigeno;
  • Suor Agnese Bonazza (missionaria in Sudan – Africa);
  • Padre Silvio Turazzi (missionario a Goma nella Repubblica democratica del Congo – Africa);
  • Maestre Pie Venerini per i loro progetti missionari;
  • Pastorale missionaria locale per iniziative di formazione;
  • Sostegno alle attività della Caritas locale;
  • Sostegno alle attività dell’Oratorio San Luigi;
  • Contributo in memoria di un amico scomparso;
  • Contributo anonimo tramite la Parrocchia;
  • Contributo alla Diocesi per il terremoto in Ecuador.

Con le iniziative dell’Associazione Ad Gentes” nel 2015, attraverso  la vendita dei prodotti equo-solidali abbiamo sostenuto:

  • Don Vincenzo e Suor Rosaria per progetto: “Villaggio della speranza” (Tanzania – Africa);
  • Adozioni progetto: “Museke” (Africa);
  • Adozioni a distanza: “Associazioni senza frontiere” (Brasile);
  • Peppo e Adriana Piovanelli per progetto: “Centro del Artes San Nicolas” (Jiigua – Ecuador);
  • Don Roberto Ferranti (missionario Lenese in Rrëshen – Albania);

Ringraziamo quanti partecipando alle nostre iniziative, ci hanno permesso di sostenere i progetti citati.

Ricordiamo che le attività della Commissione Missionaria sono:

  • Sensibilizzazione pastorale e missionaria attuata in Parrocchia (in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano) condivisa con il Consiglio Pastorale e con la Commissione Oratorio, con la Commissione Missionaria Zonale (dove vi sono nostri rappresentanti), creando “rete” con altre commissioni e gruppi parrocchiali, con un’apertura alle iniziative sociali del territorio.
  • Menonera missionaria; mercatino di solidarietà; bollettino parrocchiale: “La Badia” attraverso la stesura delle pagine missionarie; divulgazione della stampa missionaria in chiesa.
  • vendita di prodotti equo-solidali presso la sede dell’Associazione “Ad Gentes” in Via Re Desiderio;

Chi fosse interessato a conoscerci e ad unirsi a noi, può contattare
Signora Marisa Pietta al numero: +39 3381901306
Monsignor Giovanni Palamini al numero: +39 030906512

Leggi il menù della Menonera Missionaria.

Racconti dal Rwanda

Si chiama Tabita e vive in una collina nel nord est del Rwanda, nel distretto di Gatsibo, a circa un’ora di strada sterrata rispetto a quella asfaltata, a due ore e mezza da Kigali. È una bambina di 7 anni, molto sveglia e intelligente. È anche molto timida e con un piccolo sorriso ha confessato che vorrebbe diventare un insegnante, magari di matematica. Ha un fratello e tre sorelle, di cui una ha solo due mesi. Suo padre soffre di una malattia che lo costringe a vivere su una carrozzina, non permettendogli cosi di lavorare. È quindi sua madre che coltiva la piccolissima parcella di terra che hanno dalla quale ricavano dei fagioli o del mais. La stagione secca pero è arrivata con tutta la sua forza, e sebbene tutti gli occhi fossero rivolti verso il cielo in attesa di qualche goccia di pioggia, abbiamo aspettato più di due mesi, durante i quali i piccoli campi, come quelli di Tabita e di tante altre famiglie, non hanno dato frutti. Finalmente la pioggia sembra ricominciare, cosi come il periodo della semina.

Sua madre, quindi, in questi mesi ha lavorato per i campi più fertili di altre persone, guadagnando circa 500 franchi ruandesi al giorno (circa 60 centesimi) o un chilo di fagioli che poi avrebbe scambiato con delle patate o con un po’ di manioca con la quale fare l’ubugari, una pasta di manioca.

Vivono su una delle mille colline ruandesi, in una casa fatta di fango con il tetto in lamiera e le porte e finestre di legno. La casa è molto piccola, ma ha tre stanze: una stanzetta per le quattro sorelle, nella quale dormono su una stuoia di paglia tutte insieme; una stanza per il fratello che dorme con le capre (in assenza di un ambiente chiuso per le capre all’esterno, rischiano di essere rubate), e i genitori che dormono in un’altra stanza. Ovvio dire che non c’è pavimento. Il cemento costa troppo. Succede quindi che con la stagione delle piogge il fango della casa si lasci andare e una parete crolli. La cucina è all’esterno, una pentola appoggiata su tre pietre… e se piove si cucina in casa, senza però pensare al fumo della legna che rovina la lamiera e riempie la casa con il suo odore.

Tabita e la sua famiglia sono aiutate da voi. Grazie ai proventi della colazione equosolidale e dello spiedo organizzato in dicembre abbiamo iniziato questo sostegno a distanza qui in Rwanda. In Etiopia, Burundi, Bangladesh e adesso qui in Rwanda cerchiamo di rafforzare la comunità locale e di rendervi partecipi di piccole storie come questa. Non rimane che ringraziarvi per la vostra partecipazione a queste iniziative che ci aiutano a stare insieme e a condividere esperienze di una vita un po’ diversa e lontana dalla nostra.

Un ringraziamento speciale anche a tutti i bambini e le famiglie del Grest che quest’anno hanno portato dei quaderni, penne, colori e materiale scolastico che è arrivato a destinazione: tre orfanotrofi e un Centro di Sanità che si occupa di bambini colpiti dall’AIDS hanno ricevuto con un gran sorriso il loro pacco.

Un altro piccolo seme di speranza è stato piantato e, a poco a poco, con i tempi che non sempre ci è dato conoscere, porterà buoni frutti. Ne siamo certi e per questo ognuno di noi si dà da fare per far si che ciò accada. Non ci rimane quindi che aspettarvi alla colazione equosolidale che si terrà come ogni anno ad ottobre in oratorio per tenere accesa questa luce di speranza!

I nostri missionari

L’apostolo S. Paolo al capitolo decimo della lettera indirizzata ai cristiani di Roma così scrive: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo. E poi continua: «Come dunque invocheranno colui in cui non hanno creduto? E come crederanno in uno di cui non hanno sentito dir nulla? E come ne sentiranno parlare senza chi lo annunzi? E come lo annunzieranno se non sono stati mandati?»
Conforme sta scritto «Come belle sono le orme di quelli che recano lieto annunzio di cose buone.»

Salutiamo, con gioia, in trepida attesa, coloro che verranno come ambasciatori di Dio per annunciarci la pace e il bene. Essi verranno a parlarci di Colui del quale viviamo dimentichi, presi nel vortice delle vicende terrene. Ci aiuteranno così a scoprire come il Signore vive accanto a noi e faranno più solida e coerente la nostra fede in Lui. Ci daranno la gioia di trovare il segreto della salvezza riposta, secondo l’espressione dell’apostolato, nella conoscenza e nell’amore di Dio.

Coloro che ci parleranno nel nome del Signore sono missionari sapienti e saggi resi esperti da innumerevoli corsi di S. Missioni predicate nella nostra diocesi e altrove. Don Vito Palazzini, direttore della Missione, vanta al suo attivo un primato: ha diretto oltre 150 missioni ed ha una esperienza vastissima di predicazioni straordinarie.

Don Pietro Libretti, eletto recentemente Arciprete vicario-foraneo della parrocchia di Gambara, verrà tra noi con, la carica del suo entusiasmo. Esperto pure lui di moltissimi corsi di S. Missioni, dividerà con Don Vito Palazzini l’impegno del dialogo e delle meditazioni fondamentali. Don Luigi Ziletti, arciprete vicario-foraneo di Barbariga porterà il contributo della sua lunga esperienza pastorale nelle prediche agli stati particolari.

I nostri missionari sono sicura garanzia per la parola di Dio. Porgiamo il nostro «benvenuto» a coloro che verranno a recarci «il lieto annunzio di cose buone.» A noi, carissimi lenesi, l’impegno di accogliere nel segno della buona volontà la parola dei missionari. Che per nessuno si possa affermare quanto S. Paolo scriveva: «Non tutti hanno dato retta alla buona novella.»

Facciamo che i nostri missionari, lasciando la nostra parrocchia non siano costretti ad uscire nell’espressione amara del profeta Isaia «Signore, chi ha creduto a quel che ha udito da noi?»

Don Luigi

 

La parola di Dio e le nostre Sante Missioni

“Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esca dalla bocca di Dio” 

Le Sante Missioni sono una cosa seria. Un corso di Missioni può decidere l’orientamento della nostra vita. Chi partecipa con la sua presenza alla predicazione straordinaria delle Missioni, cosciente o meno, è sempre una persona in cerca di Dio e della propria perfezione nella vita con Lui. Certo questa ricerca esige condizioni particolari per ciascuno di noi, quando non debbano essere addirittura personalissime.

Secondo statistiche recenti in molte zone d’Italia i cattolici praticanti sarebbero appena il 20%. Le masse sono lontane da Dio. Si parla di crisi di fede: sarebbe più esatto parlare di crisi di coscienza, prodotta dall’ignoranza religiosa. Oggi in tutti i ceti l’ignoranza religiosa sta prendendo dimensioni enormi.
Ancora S. Pio X° attribuiva all’ignoranza religiosa la responsabilità massima del decadimento morale della società moderna. Eppure si sente parlare con tanta leggerezza dei problemi religiosi, quasi fossero tutti caconi in fatto di religione, mentre la maggioranza degli uomini contemporanei non ne conosce neppure l’abbici.

Oggi si getta il ridicolo sui grandi ideali umani della religione, della famiglia e della patria; i più non sanno trattare con serietà che problemi sportivi, di moda, di cinema, di divertimento… Le cose serie sono prese per ridere, mentre quelle per chiasso sono prese sul serio!
I grandi problemi della vita non si risolvono con una barzelletta o con una volgare bestemmia e nemmeno con una scrollata di spalle… L’uomo che si affaccia alla ribalta del mondo contemporaneo scopre il «nuovo universo» ben lontano da quello medioevale, e si sente attore di pieno diritto. Ma mentre allarga gli orizzonti, le attrattive, i desideri materiali, non si accorge di soffocarli nell’ignoranza religiosa: «l’universo» con le sue realtà è pieno di vita, di «vita vissuta»; la Religione è «un peso morto» tradizionale e fastidioso. È lo stato di fatto per la stragrande maggioranza degli uomini di oggi. 

IL MANDATO DI CRISTO

Le Sante Missioni ci faranno ascoltare la parola di Dio.
Dio stesso ha parlato tante volte agli uomini e le grandi tappe della Rivelazione divina – da Abramo a Mosè, attraversò i Profeti, fino all’Incarnazione del Verbo ed alla opera degli Apostoli – ce lo dimostrano. Dopo la venuta del Redentore, il grande rivelatore dei misteri di Dio è solo il Cristo: soltanto lui è il vero maestro autorizzato. Ma Gesù ha creato una scuola, ha fatto dei discepoli: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi».
La Chiesa è la scuola di Cristo: la Chiesa docente è il corpo insegnante e la Chiesa discente ne è la scolaresca immensa. L’insegnamento di Gesù viene assicurato ancora oggi dalla viva voce dei suoi «ministri». I Missionari si considerano i mandatari di Cristo: «Andate in tutto il mondo e predicate la Buona Novella ad ogni creatura»…

IL COMPITO DEI MISSIONARI

Le Sante Missioni hanno lo scopo di rinnovare i costumi e di tonificare la vita cristiana di tutta la Parrocchia. Esse sono forse l’impresa più ardua e più impegnativa, alla quale può essere chiamato un predicatore. Il Codice di Diritto Canonico ne sottolinea l’importanza, rendendole obbligatorie in ciascuna Parrocchia ogni dieci anni. I Sacerdoti in cura d’anime ne conoscono l’efficacia e la necessità: le Missioni hanno il potere di scuotere gli animi di tutta una Parrocchia, risvegliarne l’anelito verso l’alto e rinnovarne la vita spirituale.
I Missionari hanno coscienza di trattare un’energia sovrumana: «La parola di Dio è viva ed efficace e più tagliente di una spada a due tagli» (S. Paolo).
I Missionari riconoscono con profonda umiltà di portare questo tesoro in un vaso di argilla, la loro pochezza umana; ma sanno di essere i «collaboratori di Dio» e di compiere quest’opera per comando divino!

DOVERI DEI FEDELI VERSO LA DIVINA PAROLA

Prima di tutto dobbiamo ascoltarla: è la condizione indispensabile. È inutile possedere un televisore od una radio se non si accendono gli apparecchi; inutile è avere i Missionari se non si va ad ascoltarli. È necessario anche ascoltarla bene, con spirito di fede, con docilità (che dispone alla fede e si traduce in opere) ed anche con carità e comprensione verso gli stessi Missionari, che vengono ad insegnarci la scienza di Dio, non la vana scienza del mondo. I Missionari non intendono imporsi alla nostra ammirazione, non aspirano a trionfare sulle nostre intelligenze o sui nostri sentimenti; l’unica loro aspirazione è il trionfo di Dio, la nostra pace e la nostra eterna salvezza.

Dobbiamo allora mettere in pratica quanto ci è stato insegnato, perché è volontà di Dio che il peccatore si converta e viva. Le Missioni non servono solo per imparare ciò che non sappiamo; ma per riflettere ancora sui nostri impegni, sulla Divina Misericordia, sulle nostre negligenze e sui nostri peccati. Quando udiamo la voce di Dio, non possiamo «indurire i nostri cuori»; la logica conseguenza che un essere ragionevole ed intelligente deve trarre è questa: tornare alla casa del Padre.

La vita divina nel mondo di Dio è infinitamente più ricca di qualsiasi «vita mondana». Una volta capito questo, il mondo presente con tutte le sue lusinghe, le attrattive delle passioni, le tentazioni di Satana e dei suoi diventano cose così lontane e di poco valore, da non interessare più. Quando avremo capito che ciascun uomo non sarà felice; finché non occuperà nel creato il posto voluto da Dio, tutti noi trarremo un vantaggio effettivo dalle Sante Missioni: ognuno secondo le proprie capacità e disposizioni.

 Don Pierino