24 marzo: Giornata dei Martiri Missionari

Il 24 marzo 1980 San Oscar Romero veniva ucciso a S. Salvador mentre celebrava la messa. Papa Francesco lo ha elevato all’ onore degli altari, a quasi quarant’anni dalla sua scomparsa. Egli, infatti, diede la propria vita per la causa del Regno, proponendo un modo diverso, per certi versi “rivoluzionario”, di vivere il messaggio evangelico nella realtà concreta latinoamericana.

E se da una parte è vero che questo coraggioso pastore sperimentò incomprensioni a non finire – in vita ma anche dopo la morte – dall’ altra, proprio in forza della sua indiscussa fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, si fece povero per i poveri. Nei tradizionali congressi americani (Cam) che si sono svolti in questi anni nel continente, riunendo evangelizzatori dall’ Alaska alla Terra del Fuoco, il pensiero di monsignor Romero è stato spesso risuonato come fonte d’ ispirazione.

Con il risultato che il suo “torto” – quello di stare chiaramente dalla parte dei suoi amati campesinos, che gli attirò incomprensioni e accuse durissime, anche all’ interno della Chiesa – è oggi riconosciuto, particolarmente in America Latina, come una straordinaria grazia. Diceva: la Chiesa predica “una liberazione che mette, al di sopra di tutto, il rispetto alla dignità della persona, la salvezza del bene comune della gente e la trascendenza che guarda innanzitutto a Dio e solo da Dio ricava la sua speranza e forza”.

Questo è il messaggio di oggi, di un Dio che scende a liberare attraverso me, attraverso te. Anche oggi diciamo a Dio liberaci e all’ altro, nella povertà e miseria, mi ha mandato a te. 

Tanti volti per il vero Volto

Il sussidio per la Quaresima missionaria 2019, distribuito in 80mila copie nelle parrocchie della diocesi, propone un’esperienza di incontro con volti, che aiuteranno a scoprire “Colui che vive e cammina con noi: il Signore Gesù”. Sul canale YouTube de “La Voce del Popolo” le interviste ai fidei donum che il vescovo Pierantonio ha incontrato il Brasile lo scorso novembre

“Il cammino si fa più volentieri quando lo si affronta insieme” scrive don Roberto Ferranti, direttore dell’Ufficio per le missioni, in una breve nota che apre “Nei volti, il volto”, il sussidio che la Diocesi di Brescia ha messo a punto per la Quaresima 2019. Il percorso quaresimale messo a punto per quest’anno si presenta come un’esperienza di incontro con dei volti, che aiuteranno a scoprire “Colui che vive e cammina con noi: il Signore Gesù”. I volti che nello scorrere delle settimane di Quaresima si potranno incontrare dalle pagine del sussidio racconteranno la missione della Chiesa nel mondo, il suo farsi vicina ad ogni uomo e donna, ad ogni popolo, ad ogni situazione di vita.

“I volti che incontreremo –continua ancora don Ferranti – ci aiuteranno ad assumere le attenzioni del volto di Gesù verso tutti coloro che vivono vicino a noi; i volti che incontreremo ci muoveranno alla necessità di condividere quello che abbiamo, con la nostra carità, con chi è meno fortunato di noi”. I volti che costellano le pagine della pubblicazione aiuteranno a pregare di più, proprio come desidera il vescovo Tremolada nella sua lettera pastorale: “Vorrei che non parlassimo troppo della preghiera ma che semplicemente pregassimo, che lo facessimo il più possibile e nel migliore dei modi, che lo facessimo insieme, come Chiesa del Signore, ma anche personalmente, ciascuno nel segreto del suo cuore, nel raccoglimento di momenti a questo dedicati, dentro le stanza della propria casa, prima di recarsi al lavoro, prima dei pasti, all’inizio e alla fine delle giornate”.

I volti diventano così un aiuto a vivere in modo proficuo l’ormai imminente Quaresima che deve accompagnare all’incontro con il Volto. Sono gli stessi volti che anche “Voce” ha avuto modo di incontrare nel corso del viaggio che mons. Tremolada ha compiuto in Brasile nel novembre del 2018. In quell’occasione il Vescovo ebbe modo di incontrare molti dei fidei donum che operano in Sud America e con la loro opera testimoniano quel “bello del vivere” che consente di far incontrare il Volto. Quegli incontri sono diventati interviste che, in queste settimane di Quaresima, saranno presentate sul canale YouTube de “La Voce del Popolo”. Di settimana in settimana, così, saranno i volti di don Giannino Prandelli, missionario in Venezuela, di don Giovanni Magoni, che, insieme a don Lino Zani, presta la sua opera a Mazagao, una parrocchia nel nord del Brasile, con circa 24mila abitanti che vivono in un’ottantina di comunità; di don Raffaele Donneschi, tornato nel settembre dello scorso anno in Brasile, dopo una precedente esperienza come fidei donum; di don Santo Bacherassi, dal 1998 in Uruguay; di don Pierino Bodei, di don Giuseppe Ghitti, di don Paolo Zola e di don Renato Soregaroli, fidei donum in Brasile, rispettivamente dal 2000, 1982 e 2009. Con i loro volti ci saranno anche quelli dei vescovi Conti e Verzeletti che da anni guidano diocesi brasiliane, di mons. Voltolini, arcivescovo emerito di Portoviejo, e di don Tarcisio Moreschi, fidei donum in Tanzania dal 1993, della missionaria laica Gabriella Romano.

Chiamati alla vita

Il 24 marzo la giornata per i missionari martiri

Nata nel 1993 per iniziativa del Movimento Giovanile Missionario delle Pontificie Opere Missionarie italiane, scegliendo come data l’anniversario dell’assassinio di Mons. Oscar Arnulfo Romeo. Arcivescovo di San Salvador (24 marzo 1980). La Giornata di preghiera e digiuno in Memoria dei Missionari Martiri raggiunge quest’anno il suo 23° traguardo nella prospettiva dell’imminente beatificazione di Mons. Romeo che avrà luogo il 23 maggio.

L’iniziativa intende ricordare con la preghiera e il digiuno tutti i missionari che sono stati uccisi nel mondo e tutti gli operatori pastorali che hanno versato il sangue per il Vangelo. Oggi è estesa a molte Diocesi realtà giovanili e missionarie, istituiti religiosi dei diversi continenti. Tanti missionari hanno dato la vita unicamente perché come Cristo, avevano scelto di stare dalla parte dei poveri, perché hanno vissuto le beatitudini evangeliche come operatori di pace e di giustizia per quei popoli che il Signore ha loro affidato di servire. Giornata di memoria ma anche di intercessione per il dono della pace e di una fraternità vera nel rispetto di tutti. Se c’è una cosa che accomuna tutti i cristiani sparsi per i cinque continenti, questa è la croce. Uno strumento di tortura e di morte, che per secoli ha terrorizzato tutti i popoli, fino a quando su quella croce non vi è stato appeso il figlio di Dio, Gesù. Da quel momento in poi la croce, però è divenuta simbolo di salvezza per tutti perché Gesù, morendo vi ha riscattato ogni nostra colpa e ogni nostro peccato.

Cammini di Quaresima

Ogni anno l’ Ufficio per le Missioni, in collaborazione con il Centro Oratori,  propone alle parrocchie della Diocesi un cammino quaresimale per accompagnare il nostro percorso spirituale. Il titolo generale del sussidio per la Quaresima Missionaria 2018 è

Fa fiorire il deserto

il sottotitolo: Nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37)

I nostri occhi, la nostra esperienza, la narrazione di ogni storia, la ragione che organizza il pensiero, ci inducono a considerare che il viaggio della vita conduca presto o tardi a una conclusione irrevocabile, definitiva, ineluttabile: la morte. Questo pensiero ci spaventa, evoca in noi paure profonde, tant’è che nessuno ne parla volentieri: è preferibile essere concentrati sull’ora, sul presente, su un orizzonte minimo e ristretto così da dominare e lenire l’angoscia di percorrere un itinerario che dalla vita conduce alla morte. Gesù, il Figlio di Dio, percorre questo viaggio accanto ad ogni uomo, accettandone ogni limite, ogni condizionamento ad eccezione del peccato: prende su di sé la paura che ottenebra il cuore e la mente, quella paura che è entrata nel mondo a causa del peccato.

Gesù scende nell’ abisso profondo dell’ umanità ferita fino alle conseguenze più estreme: il peso della Croce, la sofferenza del Calvario, la solitudine, il tradimento, l’abbandono dei discepoli, vinti dai fatti terribili della Passione di Gesù, sono i segni del dominio della morte sull’ uomo. Eppure in Gesù la morte non domina, non vince, non trionfa: Gesù attraversa la morte fin nel sepolcro; in Lui e con Lui l’ umanità è condotta non più dalla vita alla morte, ma dalla morte  alla vita. Lo ascolteremo nel canto che risuonerà nella notte che prepara l’ alba di resurrezione: “Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti in Cristo dall’ oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce nella comunione dei santi. Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro”.

I segni di questo cambiamento, di questa inversione di rotta li scorgiamo solo chiedendo al Signore occhi, cuore e mente capaci di cogliere le primizie di resurrezione nella nostra vita e nella vita dei nostri fratelli e sorelle. Nell’ itinerario della Quaresima prepariamoci dunque ad accogliere la salvezza che conduce l’ uomo dalla schiavitù alla libertà, dalla tristezza alla gioia, dalla corruzione alla giustizia, dalla malattia alla guarigione, dall’ abbandono all’ incontro, dal peccato al perdono e definitivamente dalla morte alla vita. Davvero il Signore fa fiorire il deserto!

(tratto dal sussidio per la Quaresima)

Il sussidio è corredato dal salvadanaio missionario, le offerte raccolte verranno devolute all’Ufficio Missionario Diocesano, per il sostegno dei 5 progetti della quaresima missionaria 2018.

  1. Kiremba (Burundi): reparto di isolamento per l’ospedale
    Perchè: garantire le cure appropriate e preservare gli ammalati
    Obiettivo da raggiungere: 20.000 €
  2. Castanhal e Macapà (Brasile): vicini alle Diocesi
    Perchè: per sostenere l’impegno dei missionari bresciani
    Obiettivo da raggiungere: 10.000 €
  3. Rreshen (Albania): La Scuola S. Giuseppe Operaio
    Perchè: si favoriscano nuove opportunità per integrare la formazione scolastica con esperienze di stage aziendale per i giovani
    Obiettivo da raggiungere: 10.000 €
  4. Lira (Uganda): vicini alla Diocesi
    Perchè: per ampliare e sistemare il luogo nel quale la comunità cristiana di Lira si raduna: la chiesa cattedrale
    Obiettivo da raggiungere: 10.000 €
  5. Mocodoene (Mozambico): un tetto per l’escolinha
    Perchè: educare è dare vita
    Obiettivo da raggiungere: 7.000 €

Accanto alla parola di Dio che è lo strumento principale per comprendere la Quaresima, i salvadanai ci ricordano che al cuore di questo tempo c’è la solidarietà da vivere, “come la decisione di restituire al povero ciò che gli corrisponde” (EG. 189).

Ringraziando della vostra generosità ricordiamo che i salvadanai sono da riportare in chiesa dalla sera del Giovedì Santo. Buon cammino quaresimale e auguri di una Santa Pasqua.

Missione compiuta: un primo bilancio del Festival

Risultati oltre le più rosee aspettative per la prima edizione del Festival della Missione, svoltosi a Brescia dal 12 al 15 ottobre: alcuni numeri e il bilancio dei promotori

Con il dialogo fatto di note e parole tra Davide Van de Sfroos e padre Franco Mella, si è concluso il Festival della Missione e ora è tempo di bilanci. Dalla sera di giovedì a quella di domenica si sono susseguiti più di 30 eventi, fra tavole rotonde, concerti, rappresentazioni teatrali e spettacoli, a cui vanno aggiunte le 22 mostre collegate al Festival e gli incontri nello Spazio Autori. Oltre 80 gli ospiti coinvolti, alcuni arrivati dall’estero: religiosi e religiose, tre cardinali e diversi vescovi, ma anche protagonisti della cooperazione internazionale, scrittori, giornalisti, studiosi e artisti.

Straordinaria la partecipazione di pubblico per un Festival alla sua prima edizione: circa 15mila le presenze negli eventi al chiuso, compresi coloro che hanno visitato le mostre disseminate in vari luoghi della città e in provincia. Gli incontri svoltisi in Università Cattolica, nel prestigioso Salone Vanvitelliano e all’Auditorium San Barnaba hanno fatto registrare, nella quasi totalità dei casi, il tutto esaurito, così come il concerto dei The Sun all’ex PalaBrescia. A questo numero va aggiunto quello, difficilmente stimabile, di coloro che hanno assistito agli eventi in piazza: dagli spettacoli di animazione di strada alle esibizioni corali (quello del Coro Elykia, domenica mattina, ha riempito la piazza Paolo VI), per arrivare agli “aperitivi con il missionario”, una proposta che ha suscitato grande interesse.

Tangibile la soddisfazione dei promotori. Secondo suor Marta Pettenazzo, presidente della CIMI (Conferenza degli Istituti missionari italiani), «il Festival ha raggiunto e oltrepassato le ragioni e gli obiettivi per cui l’abbiamo caldamente promosso In particolare mi piace sottolineare un elemento: il Festival è stato uno strumento e un segno tangibile di comunione e di sinergia. Al di là delle normali e necessarie discussioni per arrivare a intese condivise, lo spirito di comunione tra i diversi organismi e persone che vi hanno lavorato non è mai mancato. Questo è un grande obiettivo raggiunto, un “processo avviato” che difficilmente potrà essere bloccato. Insieme si può, anzi si deve». Sulla stessa linea don Michele Autuoro, direttore della Fondazione Missio (organismo pastorale della CEI): «Il Festival è stata un’esperienza straordinaria di comunione, dal Sud al Nord dell’Italia con quanti credono che solo la missione realizza appieno la Chiesa di Gesù. Una missione ad gentes paradigma di tutta la pastorale. Una comunione che abbiamo sperimentato anche con i tanti ospiti venuti da vari luoghi del mondo e con la Chiesa di Brescia e le sue istituzioni. Questa comunione è la sola che, come ci ha ricordato mons. Galantino nell’omelia di domenica, in un mondo lacerato e diviso può testimoniare la bellezza e la gioia del Vangelo, parola di vita e di senso per ogni uomo e donna ai crocicchi delle strade per invitarli alla festa e al banchetto dove nessuno è escluso».

Chi ha visto crescere il Festival giorno per giorno, nei lunghi mesi preparatori, è stato don Carlo Tartari, direttore del Centro Missionario di Brescia: «Le migliaia di persone che hanno partecipato ci testimoniano il fatto che la missione è capace ancora oggi di interpellare le coscienze, suscitare dibattito, attrarre interesse. Abbiamo provato, attraverso linguaggi diversi, a ridire la missione di annuncio e testimonianza del Vangelo che da duemila anni Gesù consegna ai suoi discepoli. La sfida ora è proseguire questo itinerario con consapevolezza e responsabilità».

«Soddisfazione e gioia» sono i sentimenti con i quali il direttore artistico, Gerolamo Fazzini, saluta la prima edizione del Festival della Missione: «Soddisfazione perché l’evento è stato percepito per quel si voleva fosse, ossia un’espressione di “Chiesa in uscita” che va nelle piazze, provando a parlare i diversi linguaggi della gente. Gioia perché a Brescia si è assistito a una festa vera, segnata da un clima di condivisione e di allegria palpabile, e, insieme, perché “Mission is possible” è stato un festival “diverso” dai tanti di cui pullula l’Italia. Diverso per la dimensione della preghiera come filo conduttore costante, per l’attenzione alle periferie (memorabile l’incontro in carcere), per la mobilitazione di tante realtà che hanno permesso di accogliere centinaia di persone a Brescia, per la valorizzazione di progetti-segno per i quali si è chiesta la solidarietà dei partecipanti». Ma la gioia più grande – conclude Fazzini – consiste nella sensazione che «ora il mondo missionario ha forse ritrovato, dopo questa scommessa vinta, una carica di entusiasmo in più per provare a comunicare la missione di sempre in modo nuovo».

Tutta la manifestazione è stata coordinata da: Elisa Lancini, responsabile organizzativo e logistica affiancata da Alberto Vanoglio, Veronica Monti, Tommaso D’Angelo; Stefano Femminis, responsabile della comunicazione, don Roberto Ferranti e Annarita Turi, responsabili dell’accoglienza, suor Antonia Dalmas, suor Briseida Cotto Ayala e padre Piero Demaria per l’animazione liturgica, Eleonora Borgia e Giovanni Rocca, responsabili per i giovani, Claudio Treccani e don Giovanni Milesi per il settore Scuole e Università.  La segreteria organizzativa era composta da: Chiara Gabrieli, Andrea Burato, Maurizio Tregambe e Raffaella Sousa. Hanno contribuito all’iniziativa oltre 50 volontari e gli studenti del corso “Teorie e tecniche del giornalismo a stampa” della Università Cattolica di Brescia, coordinati da Marco Meazzini.

Il Festival della Missione è stato reso possibile anche grazie al contributo di diversi sponsor e sostenitori – in particolare Fondazione Cariplo -, partner e mediapartner. Si ringraziano inoltre la EMI (Editrice Missionaria Italiana), il Suam (Segretariato unitario per l’animazione missionaria), l’Università Cattolica e l’Università degli Studi di Brescia e i bar del centro che hanno aderito all’iniziativa dell’aperitivo con il missionario; per il patrocinio, il Comune di Brescia, la Provincia di Brescia e la Regione Lombardia.

Il bene tende sempre a comunicarsi

Messaggio di mons. Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia, per il Festival della Missione

La chiesa di Brescia apre le porte con gioia al Festival della Missione. Ci prepariamo ad accogliere i missionari, le missionarie, i delegati dei centri missionari delle diocesi italiane e soprattutto i giovani che si sono dati appuntamento nella nostra città.

La proposta del Festival diviene occasione provvidenziale di incontro e ogni incontro vero porta con sé il tratto inconfondibile della gioia. Abbiamo tutti bisogno di gioia, della gioia vera che riempie il cuore, che non lo illude ma lo consola. Il nostro incontro avverrà all’insegna del Vangelo, vera fonte della gioia che viene dall’alto, manifestazione tangibile del mistero d’amore di Dio. Alla gioia dei fratelli che si trovano insieme nel nome di Cristo si aggiungerà la gioia di sentirsi inviati a dare testimonianza, contribuendo a fare della Chiesa – come dice il Concilio Vaticano II – “il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1).

La proposta ricca e multiforme che compone il programma del Festival della Missione vorrebbe esprimere un dinamismo tipico della “Chiesa in uscita”, cui costantemente ci invita il magistero di papa Francesco: una Chiesa, cioè, capace di andare incontro all’umanità senza paura di osare, senza escludere ma anzi privilegiando le periferie geografiche ed esistenziali. Il Vangelo è potenza di vita che si irradia e il suo frutto consiste proprio in questa diffusione del bene che mantiene viva la speranza. “Il bene – leggiamo in Evangelii Gaaudium – tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri. Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa” (EG 9).

Al cuore della vita della Chiesa c’è l’Eucaristia: è la fonte necessaria, indispensabile, ineludibile perché ogni azione ecclesiale sia feconda e creativa. A questa fonte occorre costantemente ritornare e da questa fonte ripartire. “Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale” (EG 11). Il Festival prova a percorrere queste “nuove strade”, cerca un “metodo creativo”, osa “altre forme di espressione”, ma lo fa a partire dall’Eucaristia, cuore palpitante del mistero di Cristo. La celebrazione liturgica del memoriale del Signore, che ci vedrà riuniti come popolo di Dio, costituirà infatti il momento culminante di ciascuno dei giorni che si vivranno insieme.

A questo importante appuntamento missionario la diocesi di Brescia si prepara anche facendo memoria dei suoi grandi missionari: San Daniele Comboni, il Beato Paolo VI, il Beato Giovanni Fausti, la Beata Irene Stefani, la Beata Maria Troncatti e di tanti altri figli e figlie di questa terra. Sono fratelli e sorelle nella fede che hanno illuminato il cammino della Chiesa bresciana e della Chiesa intera. Intercedano per noi, perché anche la nostra testimonianza porti sempre più frutto a beneficio del mondo.

A quanti parteciperanno a questo Festival della Missione un affettuoso benvenuto da parte dell’intera Chiesa bresciana e l’augurio sincero di giorni sereni e fruttosi.
A tutti conceda il Signore di vivere un’esperienza di vera fraternità, di illuminato discernimento e di interiore consolazione, affinché lo slancio della missione diventi ancora più intenso. Volentieri invoco su tutti la benedizione Signore.

Missionari nel quotidiano

Formazione spirituale per adulti. Montecastello 2-4 giugno 2017

 

Pochi giorni per ricaricare lo spirito nella quiete di una natura splendida che ci invita a riflettere facendo spazio alla Parola di Dio nella nostra vita: tante volte infatti l’abbiamo solo sentita senza veramente “ascoltarla”.

Impegnativo il tema degli Esercizi spirituali “La missionarietà nella Chiesa”. La parola “missione” evoca subito in noi paesi lontani, genti diverse, alle quali non è ancora arrivato l’annuncio del Regno; ma siamo proprio sicuri che occorra partire per essere missionari?

Tutti noi battezzati siamo inviati ad annunciare il Vangelo a partire da casa nostra, piccola Chiesa domestica. È proprio la famiglia infatti il primo anello della missionarietà e da qui dobbiamo “uscire” per essere testimoni credibili nella comunità cristiana, senza dimenticarne il carattere sociale, come spesso ricorda Papa Francesco. Il cristianesimo però , si comunica senza imporlo e per annunciarlo bisogna averlo prima accolto con amore.

La missionarietà richiede una profonda conoscenza di Gesù Cristo, un intimo rapporto con Lui nella preghiera, è necessario averlo veramente incontrato specchiandoci in Lui per assomigliargli sempre di più. L’atteggiamento che il Vangelo ci suggerisce è di farci bambini, piccoli, umili ed accoglienti con i fratelli bisognosi di aiuto. Come gli apostoli, sorretti dallo Spirito testimoniarono con coraggio, anche noi cristiani con gioia, letizia e disponibilità siamo chiamati a rendere visibile l’amore del Padre nella vita quotidiana usando bene del tempo che Dio ci concede.

Il tema trattato magistralmente da don Dino, ci ha coinvolto ed appassionato ed il tempo è volato. La domenica, alcuni amici, si sono uniti a noi e dopo la solenne messa di Pentecoste, abbiamo condiviso il pranzo in fraternità ed armonia, grazie alla squisita accoglienza di suor Pieranna, suor Vincenza e dei giovani volontari dell’Eremo.

L’appuntamento è per il prossimo anno: l’invito è rivolto a tutti coloro che vogliono condividere un’esperienza di silenzio in ascolto della Parola di Dio.

Rossella, Maria Rosa e Lucia

Mission is possible

Presentato a Brescia il programma del Festival nazionale della missione (12-15 ottobre)

Oltre 80 ospiti, italiani e internazionali, una dozzina di tavole rotonde e incontri d’autore (a cui vanno aggiunte le presentazioni “in 60 minuti” nella Libreria del Festival), 7 spettacoli (concerti, rappresentazioni teatrali, esibizioni corali), veglie di preghiera in venti diversi luoghi della città e della provincia, 23 mostre diffuse sul territorio. E ancora, animazione di strada per famiglie e bambini, l’originale proposta dell’aperitivo con il missionario e le quotidiane celebrazioni eucaristiche (la Messa di domenica sarà trasmessa in diretta su RaiUno), seguite da meditazioni di taglio ecumenico.

Sono alcuni numeri del primo Festival nazionale della Missione, dal titolo “Mission is possible”, in programma a Brescia dal 12 al 15 ottobre, i cui contenuti e obiettivi sono stati presentati oggi alla stampa nella Sala Giudici del Comune di Brescia. Insieme al sindaco della Leonessa, Emilio Del Bono, sono intervenuti il direttore artistico, il giornalista e scrittore Gerolamo Fazzini, e i rappresentanti dei tre soggetti promotori: suor Marta Pettenazzo (presidente della CIMI, Conferenza degli Istituti Missionari Italiani), don Michele Autuoro (direttore della Fondazione Missio, organismo pastorale della CEI) e don Carlo Tartari (direttore del’Ufficio missionario della Diocesi di Brescia). A coordinarli, don Adriano Bianchi (direttore della Voce del Popolo e presidente FISC).

IL PROGRAMMA

Dalla sera di giovedì 12 ottobre a quella di domenica 15, Brescia sarà la “capitale” del mondo missionario italiano (e non solo). Un mondo ricco di storia, progettualità, entusiasmo, che ancora coinvolge decine di istituti religiosi e i loro centri di animazione e formazione, le diocesi italiane con i rispettivi centri missionari, i tanti gruppi attivi nelle parrocchie, le numerose riviste specializzate. Ma quello missionario è anche un mondo che spesso fatica a fare sinergia al proprio interno e a raccontarsi efficacemente all’esterno. Da qui, hanno spiegato i promotori, l’idea di un Festival, un evento poliedrico ma unitario, capace di comunicare valori senza tempo con linguaggi nuovi.

Ad aprire il Festival sarà un momento di preghiera “diffusa” in tutta la città e la provincia: in 16 parrocchie e, scelta non casuale, in quattro monasteri di clausura, una quarantina di missionari e missionarie, religiosi e laici, porteranno la loro testimonianza, rendendo presenti drammi e speranze dei luoghi più disparati del pianeta. Alle loro parole seguirà, in ciascuna sede, un momento di preghiera.

Poi, da venerdì, alle classiche tavole rotonde – come le tre che saranno dedicate al futuro della missione ad gentes, a Matteo Ricci e al volto femminile della missione – si alterneranno format meno tradizionali, come l’evento serale all’Auditorium San Barnaba, che unirà riflessione e spettacolo, preghiera e arte, portando sul palco anche una delle voci più autorevoli del cristianesimo asiatico, il cardinale filippino Luis Antonio Gokim Tagle.

Significativo anche il fatto che la giornata di venerdì avrà come luogo fulcro le due università cittadine, Statale e Cattolica, a significare che la missione e l’annuncio del Vangelo non possono non dialogare con il mondo della cultura e della ricerca.

Il sabato avrà un momento clou già al mattino, con la consegna, da parte del cardinale Ernest Simoni (tra i pochi preti sopravvissuti al regime comunista albanese), del tradizionale Premio Cuore Amico a tre missionari italiani che si sono distinti nel loro impegno per la costruzione di un mondo più giusto. Lo stesso impegno che anima gli ospiti internazionali del pomeriggio. Con loro, nel prestigioso Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia, si parlerà di Africa e America Latina, senza dimenticare i drammi che ci toccano da vicino, come la piaga della tratta di esseri umani.

In serata spazio invece all’arte e alla musica, con un occhio di riguardo per i giovani: prima l’aperitivo con il missionario in alcune piazze del centro città, occasione per allargare il proprio sguardo sul mondo e magari rivedere alcuni pregiudizi sui missionari; poi lo spettacolo teatrale “Vento”, a cura del gruppo giovanile La Mangrovia; infine, in contemporanea, la rappresentazione teatrale dedicata a suor Irene Stefani (missionaria bresciana beatificata nel 2015), prodotta per il Festival dalla compagnia Controsenso, e il concerto – in piazza Paolo VI – dei The Sun, una delle christian rock band più amate dai giovani: una serata per la pace che vedrà sul palco anche Max Laudadio, volto noto di Striscia la notizia, e proseguirà con la “Notte bianca della missione”.

La messa di domenica 15 ottobre verrà celebrata da mons. Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, e trasmessa in diretta su RaiUno. Accanto a momenti musicali e di intrattenimento, in piazza e nei teatri, a offrire ulteriori contenuti e stimoli saranno tre tavole rotonde: sulle migrazioni come nuova frontiera della missione, su missione, cultura e informazione, infine su denaro, Vangelo e crisi economica. In serata un concerto di Scalamusic (gruppo legato ai missionari Scalabriniani) e l’evento conclusivo: un inconsueto dialogo, a base di parole e musica, tra Davide Van de Sfroos e padre Franco Mella, missionario del PIME a Hong Kong e apprezzato cantautore.

GLI OSPITI

Saranno ovviamente i missionari i principali protagonisti del Festival: donne e uomini, consacrati e laici, italiani e stranieri. Da suor Gabriella Bottani, alla guida di una rete di religiose che combattono lo sfruttamento della prostituzione, ai Superiori generali dei padri della Consolata e delle suore Comboniane; da alcuni laici in missione nel Sud del mondo con le loro famiglie a padre Zanotelli, che ha fatto delle periferie napoletane la sua terra di missione; da suor Rosemary Nyirumbe, che strappa i piccoli ugandesi a un destino di bambini soldato, a padre Alejandro Solalinde, candidato al Nobel per la Pace e minacciato dai narcos messicani per il suo impegno a favore dei migranti.

Insieme a loro, tre cardinali (oltre a Tagle e Simoni, anche Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli), cinque vescovi (compreso il nuovo pastore di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada), esponenti del mondo accademico, della cultura e della società civile (come Luigino Bruni, Francesco Castelli, Nicoletta Dentico e Arnoldo Mosca Mondadori), nomi noti del giornalismo (arriveranno a Brescia, tra gli altri, Riccardo Bonacina, Marco Clementi, Licia Colò, Monica Mondo, Lucetta Scaraffia e Marco Tarquinio).

E uno spazio rilevante nel programma lo avranno gli artisti, perché “Mission is possible” vuole essere anche e soprattutto un momento di festa, per dire che la missione è anzitutto un’esperienza di gioia autentica: e allora, accanto ai The Sun e a Van De Sfroos, ecco Arsene Duevi, i cori Elikya e Tatanzambe, i Quadrophobia e altri ancora.

LE MOSTRE

Informare su temi troppo spesso dimenticati dai nostri media, rievocare figure cruciali nella storia della missione, raccontare anche ai non addetti ai lavori chi sono i missionari e perché decidono di “lasciare tutto” per il Vangelo: sono alcuni degli obiettivi delle 23 mostre che faranno da sfondo, coloratissimo, agli eventi del Festival.

Alcune delle mostre sono state ideate appositamente per il Festival, e prodotte in collaborazione con quest’ultimo; altre sono mostre già esistenti ma che avevano sinora avuto scarse occasioni di visibilità; altre ancora sono frutto di partnership nate proprio grazie all’evento bresciano. Tre le sezioni tematiche in cui sono divise le esposizioni, tutte a ingresso gratuito: “Giganti dell’evangelizzazione”, “Missionari d’Italia, memorie di un tesoro”, “Sguardi sul mondo”.

I luoghi e gli orari di apertura sono disponibili sui materiali informativi e sul sito del Festival.

INTORNO AL FESTIVAL

I quattro giorni di Festival saranno preceduti da alcuni eventi preparatori all’inizio del mese, tra cui il 9 ottobre un incontro denso di significati in uno dei penitenziari bresciani (la sede è in via di definizione). Durante il Festival, inoltre, nella Libreria allestita per l’occasione dalla casa editrice EMI (uno dei partner principali dell’evento), si alterneranno presentazioni di libri e incontri con autori ed esperti.

I giovani, protagonisti in più momenti del programma, avranno un loro spazio dedicato, al Centro Paolo VI, per ritrovarsi, condividere esperienze, usufruire di proposte formative. Nello Youth Village, promosso da Missio Giovani (CEI), si svolgerà – incrociando in più momenti il Festival –  l’annuale Convegno missionario giovani.

E anche le scuole potranno approfittare di una serie di eventi ad hoc: nelle giornate di venerdì e sabato sarà possibile per gli insegnanti proporre alle proprie classi testimonianze e spettacoli pensati per i ragazzi delle medie e delle superiori.

IL “SEGNO” DEL FESTIVAL

Coerentemente con i propri principi ispiratori, il Festival della Missione intende lasciare anche un segno tangibile di solidarietà, grazie a tutti i partecipanti. Per questo i tre enti promotori hanno selezionato altrettanti progetti promossi da missionari nel mondo, a cui verranno devolute le offerte raccolte nel corso dell’evento. Si tratta di un progetto per i migranti in Sicilia, scelto dalla CIMI, di un progetto delle Ong bresciane negli slum di Nairobi (Kenya), selezionato dalla Diocesi di Brescia e di un progetto a Timor Est, per la costruzione di una chiesa individuato da Fondazione Missio. Maggiori informazioni sui progetti e su come sostenerli saranno disponibili nei giorni del Festival presso l’Info Point e sul sito www.festivaldellamissione.it

OSPITALITA’ E PARTECIPAZIONE

Tutti gli eventi del Festival saranno a ingresso libero (fino a esaurimento posti) e non è richiesta alcuna iscrizione.

Per quanto riguarda coloro che, arrivando da fuori Brescia, vorranno fermarsi per più giorni, a differenza di ciò che normalmente avviene per i Festival, gli organizzatori, in sinergia con vari soggetti del mondo ecclesiale bresciano, si sono attivati per offrire ospitalità a prezzi molto contenuti e con uno stile improntato all’essenzialità. In particolare si è data la priorità alle richieste giunte dai delegati dei Centri Missionari Diocesani, da missionari e missionarie segnalati dai loro Istituti e da gruppi giovanili interessati. Avendo raggiunto a metà settembre la quota di 700 iscritti, l’organizzazione ha dovuto bloccare successive richieste, rimandando per l’ospitalità alle strutture alberghiere della città.

Il Festival si avvarrà anche della preziosa collaborazione di un team di volontari. Al momento sono circa 50 coloro che si dedicheranno all’accoglienza di ospiti e visitatori.

A Brescia il Festival della Missione

Nel variegato panorama dei festival tematici (filosofia, teologia, letteratura, economia, etc.) mancava quello della missione. La lacuna è stata prontamente colmata. Brescia, dal 12 al 15 ottobre, ospiterà la prima edizione del Festival della Missione. Si realizza così l’intuizione del giornalista Gerolamo Fazzini che, da sempre attento alla tematica della missionarietà, da tempo coltivava il sogno di poterla affrontare con uno strumento nuovo e originale come quello di un festival. La Cimi (Conferenza degli istituti missionari italiani) prima, l’Ufficio nazionale Cei per la cooperazione missionaria fra le Chiese e il Centro missionario diocesano di Brescia poi, hanno raccolto la sfida…

All’evento mancano solo 100 giorni; il Festival della Missione di Brescia sarà caratterizzato da un orizzonte aperto, clima festoso, con il tema chiave, declinato in una pluralità di linguaggi e di format: dalle conferenze agli incontri con autori, dai concerti alle mostre, dagli spettacoli di strada ai momenti di riflessione. “Quello bresciano – conferma don Carlo Tartari direttore dell’Ufficio per le missioni – sarà un Festival nuovo, se è vero che sinora in Italia nessuno aveva pensato di puntare i riflettori sulla missione e sui suoi protagonisti: uomini e donne, religiosi e laici che, anche nel XXI secolo, decidono di lasciare tutto per annunciare il Vangelo in quelle che una volta si chiamavano terre lontane e che oggi includono, come insegna papa Francesco, le periferie accanto a casa nostra”.

Nei giorni del Festival Brescia accoglierà tante persone, legate a diverso titolo al tema della missione: delegati dei Centri missionari diocesani, missionari e missionarie, giovani che gravitano intorno ad essi saranno ospitati in case religiose, oratori e famiglie secondo uno stile improntato all’essenzialità. A poco più di tre mesi dal via gli organizzatori a Roma e a Brescia sono al lavoro per definire il programma delle giornate. Quello che può dire è che il via al Festival, nella serata del 12 ottobre, sarà affidato a testimonianze missionarie che si terranno in una ventina di parrocchie di Brescia e hinterland e in alcuni monasteri di clausura. La giornata di venerdì 13 ottobre, aperta da una preghiera ecumenica guidata dalla pastora battista Paola Maffei, è stata pensata in particolare per missionari e delegati dei Centri missionari diocesani. Tre le tavole rotonde messe in programma per riflettere sul presente e il futuro della missione ad gentes, sul protagonismo delle donne nell’evangelizzazione e sull’attualità della figura di Matteo Ricci. Ma nello stesso giorno ci saranno anche eventi per i giovani pensati in collaborazione con l’Università Cattolica e le scuole, tra cui una rappresentazione teatrale sulla bresciana Irene Stefani e un incontro su Oscar Romero replicato in varie scuole. Nella sera di venerdì, poi, il Festival entrerà nel vivo con un grande evento ancora in via di definizione.

Il sabato, sempre aperto da una preghiera ecumenica, avrà tra i momenti più significativi la consegna del tradizionale Premio Cuore Amico da parte del cardinale Ernest Simoni, albanese, unico sacerdote sopravvissuto alla persecuzione comunista. E poi spettacoli teatrali, esibizioni corali, mostre fotografiche e altro ancora. Domenica 15 la messa in Cattedrale e altre proposte. Molti e tutti significativi gli ospiti invitati a Brescia, tutti intimamente legati, seppure da punti di vista diversi, al tema della missione. Alcuni sono già stati annunciati come il card. Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, padre Federico Lombardi, già portavoce di papa Benedetto XVI e di papa Francesco, il card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis, il già citato card. Ernest Simoni, albanese, unico sacerdote sopravvissuto alla persecuzione comunista, suor Rosemary Nyirumbe, ugandese nominata “eroe dell’anno” dalla Cnn, autrice di Cucire la speranza, Blessing Okoedion, nigeriana ex vittima della tratta, autrice de Il coraggio della libertà, padre Alejandro Solalinde, che in Messico lotta per i diritti dei migranti, autore di I narcos mi vogliono morto. Altri si aggiungeranno di qui al via del primo Festival della Missione.

Giornata in memoria dei missionari martiri

Il 24 Marzo 1980, mentre celebrava l’Eucarestia, venne ucciso Mons. A. Oscar Romero, Vescovo di San Salvador nel piccolo Stato centroamericano di El Salvador. La celebrazione annuale di una Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri prende ispirazione da quell’evento, sia per fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono di tutti. Fare memoria dei martiri di ieri e di oggi è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza. Come ogni anno la nostra Parrocchia ha commemorato l’evento con una S. Messa in loro suffragio celebrata sabato 25 marzo ore 18.30.

Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, nel 2016sono morti in modo violento 14 sacerdoti, 9 religiose, 1 seminarista, 4 laici. Per quanto riguarda la ripartizione continentale, in America sono stati uccisi 12 operatori pastorali (9 sacerdoti,  e 3 suore); in Africa sono stati uccisi 8 operatori pastorali (3 sacerdoti, 2 suore, 1 seminarista, 2 laici), in Asia sono stati uccisi 7 operatori pastorali ( 1 sacerdote, 4 suore, 2 laici), in Europa è stato ucciso 1 sacerdote.

A questi elenchi vanno aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo.