Quel grembiule vi porterà in Paradiso

“Il mio Paolo VI” di Luigia Frigerio che alla Scuola Materna Sant’Antonio, dove faceva la cuoca, incontrò l’allora cardinale di Milano, Giovanni Battista Montini. Montini in compagnia di Bevilacqua passò in cucina a salutare

In questi giorni che precedono la canonizzazione di Paolo VI, arrivano in redazione, come piccole tessere che insieme arrivano a comporre il mosaico della santità del Papa bresciano, tante testimonianze, tanti ricordi, anche semplici, di chi ha avuto modo di toccare con mano la grandezza di Giovanni Batttista Montini. Quella che viene pubblicata di seguito porta la firma di Luigia Frigerio. Si tratta della mamma di Mario Sberna.

Questo il suo racconto, carico di emozioni: “Se il Signore vorrà lasciarmi ancora un poco di salute andrò a Roma il 14 ottobre coi miei figli per vedere Paolo VI Santo. Nell’attesa continua a tornarmi alla mente un caro ricordo che mi accompagna da moltissimi anni. Oggi ho 83 anni ma allora ero una giovane sposa, col mio Santo (il nome di mio marito, che oggi è in Cielo ad aspettarmi) e i nostri tre figli, tutti battezzati da padre Bevilacqua, il parroco Cardinale che ci aveva uniti in matrimonio, bellissimo, durato quaggiù 55 anni.

Abitavamo in Via Chiusure e allora lavoravo nella cucina della Scuola Materna della nostra parrocchia, Sant’Antonio. Erano oltre duecento bambini, tutti belli, allegri e piccoli terremoti come sanno essere i bambini. Io e la mia collega Piva preparavamo il pranzo e la merenda ed avevamo sempre centinaia di scodelle, piatti, posate e bicchieri da lavare a mano, non c’era la lavastoviglie. E soprattutto avevamo enormi pentoloni, che ogni sera dovevano giustamente essere puliti, lucidi e pronti per l’indomani. Un giorno il Cardinale di Milano, il nostro Montini, venne a trovare il suo caro amico padre Bevilacqua che decise di portarlo a salutare i bambini dell’Asilo.

Io e la Piva eravamo nascoste in cucina, un poco timide e un poco vergognose per la presenza di un così importante Cardinale. Però lui, dopo aver benedetto i bambini e le Suore, chiese a padre Bevilacqua di andare proprio in cucina, per salutare e benedire anche le cuciniere. Noi al sentire il rumore dell’arrivo del Cardinale, ci nascondemmo dietro al muro che limitava i lavelli, su cui c’erano appoggiati i pentoloni a scolare, per essere sicure di non essere viste.

Invece padre Bevilacqua ci fece uscire dall’angolo dove ci eravamo rifugiate e Paolo VI ci chiese il perché di tutta quella timidezza. Io, sicuramente arrossendo, dissi la prima cosa che mi venne in mente: ‘Siamo col grembiule’. E il Cardinale sorridendoci: ‘Non sapete che quel grembiule vi porterà in Paradiso?’. Ecco, da allora, grazie a Papa Paolo VI, ogni volta che mi sono trovata “al sicér” ho sempre pensato che anche quell’umile lavoro, se fatto con amore, dolcezza e dedizione, sarebbe stata la mia preghiera, un gradino in più verso il Paradiso. Grazie”.

Il mio Oratorio

Concorso fotografico proposto dall’Oratorio San Luigi e dal Gruppo Fotografico Lenese all’interno delle attività della Festa dell’Oratorio 2018.

Regolamento

  1. Il concorso fotografico “Il mio oratorio”, promosso dall’Oratorio San Luigi di Leno nell’ambito della Festa dell’Oratorio 2018 ed in collaborazione con il Gruppo Fotografico Lenese, ha come tema la vita in Oratorio, ed in particolare le esperienze oratoriane vissute dai partecipanti. Immagini non inerenti a questo tema non verranno considerate.
  2. La partecipazione al concorso è libera ed aperta a tutti.
  3. Ogni partecipante potrà consegnare fino ad un massimo di 3 immagini.
  4. Le immagini dovranno essere consegnate in formato elettronico (codifica in JPEG). Le dimensioni dovranno essere di 2500 pixel per il lato più lungo, e la densità dovrà essere 300dpi.
  5. Saranno accettate immagini sia a colori che in bianco e nero.
  6. Non saranno accettati filmati.
  7. Ogni immagine dovrà essere rinominata in modo da contenere il nome e cognome dell’autore e il titolo dell’immagine.
  8. Le immagini andranno inviate entro il 2 giugno 2018 all’indirizzo mail info@oratorioleno.it o presso l’oratorio.
  9. Insieme alle immagini andrà consegnata una copia firmata della dichiarazione di consenso al trattamento dei dati personali reperibile sul sito www.oratorioleno.it o presso l’oratorio.
  10. L’organizzazione si riserva la facoltà di non ammettere foto ritenute non idonee.
  11. Il giudizio della giuria è inappellabile.
  12. La premiazione avrà luogo la sera di martedì 12 giugno 2018.
  13. Il vincitore del concorso riceverà un attestato e l’immagine premiata verrà pubblicata sul bollettino parrocchiale “La Badia”. A tutti i partecipanti sarà consegnato un attestato di partecipazione.

Autorizzazione al trattamento dei dati personali

Il mio Paolo VI: un amico

Dal primo incontro nella parrocchiale di Ludriano a quelli in Vaticano

Era il 1958 e vidi per caso in tv (allora un oggetto raro riservato a pochi) la fumata bianca che annunciava la nomina di papa Giovanni XXIII. Non avendone viste altre, quella mi sembrò la più simpatica e buona.

Era invece il 1963 quando, con in zucca qualche grano di sale in più, vedendo in tv la fumata bianca che comunicava al mondo l’elezione del Giovanni Battista Montini al Soglio Pontificio col nome di Paolo VI, mi sembrò qualcosa di assolutamente normale. Infatti, quel “bresciano” nato a Concesio e diventato prete a Brescia, che da lì in poi avremmo tutti chiamato Papa, io lo conoscevo. Non direttamente, ma tramite la zia suora Ancella della Carità, che quando per me era ancora il tempo dei giochi spensierati e dei sogni destinati ad avverarsi, me l’aveva fatto conoscere con la lettura quotidiana de “L’Italia”, il giornale dei cattolici, che di lui raccontava meraviglie.

Non solo. Quel Papa, ovviamente molto prima di diventare “papabile”, un giorno di ottobre del 1954 era stato a Ludriano, il mio paese, per vivere col vescovo Giacinto Tredici, i conti Folonari (promotori della costruzione della nuova e bella chiesa) e la gente del paese la cerimonia della consacrazione dell’imponente parrocchiale (nella foto). Io c’ero, e tra i tanti ragazzini che andarono a salutarlo, io che ero stato presentato dal parroco come il figlio del falegname, trovai giusto dirgli che il mio nome era “Luciano”. Mi liquidò con un buffetto sulla guancia.

Però, l’anno dopo, 15 maggio 1955, questa volta nella cattedrale di Brescia, dove era venuto per celebrare santa Maria Crocifissa Di Rosa, fondatrice delle Ancelle della Carità, a un anno dalla sua canonizzazione, al buffetto il Vescovo aggiunse anche due parole per raccomandarmi di “fare il bravo”.

Otto anni dopo, 21 giugno 1963, quello che da tempo consideravo “il mio vecchio amico” si presentò al mondo col nome di Paolo VI assicurando che sarebbe stato il Papa del dialogo con tutti.

Da quel momento Paolo VI, diventò il Papa a cui, purtroppo, mai avrei potuto stringere le mani e dirgli “ti voglio bene”. Invece, ebbi più di un’occasione per stringergli le mani e per sentirlo ripetere “la mia cara e amata Brescia”. Tengo per me le briciole di ricordi e quelle corone del rosario e medaglie che volentieri, a ogni visita, donava a chi aveva ventura di avvicinarlo. Non posso invece tenere per me le emozioni scaturite dall’udienza che Paolo VI concesse al Consiglio comunale di Brescia allora presieduto da Cesare Trebeschi, figlio del suo amico Andrea, alla quale ero stato invitato in rappresentanza de “La Voce del Popolo” e di “RadioVoce”. Avendo portato con me un registratore, mi preoccupai di non lasciar cadere nel vuoto neppure una delle parole pronunciate dal Papa.

Portai a compimento l’opera, ma quando già pregustavo la gioia di poter raccontare quel che non era scritto nei fogli ufficiali, un gendarme venne a ricordarmi che “è bene salvaguardare la forma ufficiale” pretendendo la consegna del nastro registrato. Allora il Papa mi confortò suggerendomi di attingere alla “buona memoria, che certo – mi disse – non le manca”.

Il resto, essenzialmente fatto di memorie, ricordi, pensieri, parole rubate, scritti, immagini, briciole di sapere e di umanità avute in dono l’ho messo tra le pagine di un libro scritto per dire che “anch’io voglio bene al Papa, a questo Paolo VI… cittadino bresciano”, oggi Beato, domani Santo, che non smetterò mai di considerare, alla maniera di papa Francesco, “l’amico vero e sincero”.