Serata di metà quaresima 2019

ControSenso
presenta

Fantozzi

Lettura a due voci
con
Alberto Branca e Massimiliano Grazioli

…quel mercoledì sera davano alla televisione Inghilterra-Italia da Wembley, inizio previsto in telecronaca diretta alle ore 20:30.
Fantozzi aveva un programma formidabile:
alle 8:00 a casa, calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di peroni ghiacciata, tifo indiavolato e rutto libero.

Giovedì 28 marzo, ore 20.30 presso il teatro dell’Oratorio.

Ingresso libero.

Buon viaggio – Metà Quaresima 2018

Torna la compagnia Teatrodaccapo in Oratorio!

Giovedì 8 marzo alle ore 20:00 la compagnia porterà in scena lo spettacolo “Buon viaggio” nell’ormai tradizionale appuntamento di metà Quaresima. I biglietti sono già disponibili in Oratorio al costo di 7€.

Tutta la vita è un viaggio.
In scena, due compagni di viaggio ripercorrono, in chiave comica e con grande energia, le più antiche vie tracciate dall’ uomo sulla terra dall’ Oriente misterioso, alle pianure d’ Europa, dalla giungla nera, all’ assolato deserto del Sahara, fino agli Oceani infiniti.
Si seguono le tracce dei grandi viaggiatori: da Ulisse che peregrinò nel Mar Mediterraneo, a Marco Polo che esplorò le pianure dell’Asia, a Colombo che scoprì il Nuovo Mondo e via via, attraverso mezzi sempre più veloci fino agli eroi delle macchine volanti.
Ma viaggiatori sono anche gli scrittori che tracciano cammini volando sulle ali della fantasia e navigando sulle righe delle pagine.
Le fiabe sono percorsi antichi e misteriosi, le storie e i romanzi sono avventurosi viaggi attraverso la vita, le poesie sono taglienti passeggiate.
Per viaggiare ci vuole coraggio, stupore, voglia di scoprire e desiderio di imparare.

Il viaggio prosegue, sempre. Anche oltre ogni strada visibile.
Non finisce neppure con la fine della vita, poiché da lì si parte per l’ultimo viaggio: quello per cui occorre avere l’infinito nel cuore.

A seguire avrà luogo il rito del falò, che sarà il compimento di un lavoro portato avanti dai ragazzi del catechismo sui desideri.

Durante la serata sarà attivo un punto ristoro con vin brûlé e caldarroste.

Versetti ecologici

Non uccidere il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto l’uomo.
E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere del lavoro.
L’amore finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore.
Dove sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta sospira
nel sempre più vasto paese guasto.
Come potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

Giorgio Caproni

Ho conosciuto questi versi perché quest’anno sono stati proposti, come prima traccia dei temi, agli esami di maturità. Si possono considerare, leggendoli, come una provocazione e così liquidarli. Personalmente mi hanno scosso, anche pensando che il loro autore è morto nel 1990 e pur non conoscendo la data in cui sono stati scritti, sono trascorsi molti anni dalla loro composizione e le cose non sono affatto migliorate. Li percepisco come una sentenza di colpevolezza senza appello: noi uomini non sappiamo rispettare, custodire, non dico amare, troppo difficile, la nostra “casa comune).*

Siamo su questa terra per camminare insieme verso la stessa meta. Camminare significa, oltre che fare passi, muovendo gambe e piedi, fare passi, crescendo nella conoscenza, nell’interiorità, nella spiritualità, per capire noi stessi per aprirci ai nostri compagni di viaggio. Per questo viaggio insieme, Dio ci aveva donato un creato meraviglioso e tutte le sue creature. Noi, esseri dotati di ragione e parola, ma totalmente privi di umiltà, siamo riusciti a deturpare, manomettere, inquinare e spesso distruggere un sistema armonico che ci consente di vivere. L’aria non è più leggera per ossigenare i nostri polmoni. L’acqua, quando c’è, non è più pura per dissetarci ed idratare il nostro fisico. Troppi bambini si ammalano di tumore. Troppe persone combattono contro malattie nuove e terribili, nonostante i progressi della ricerca medica e scientifica.

Non è Dio che ci punisce: l’uomo fa tutto da solo! Volendo, siamo forse in tempo a rimediare, là dove ancora si può, prendendo consapevolezza della precarietà del nostro ambiente. I cambiamenti iniziano sempre con piccoli passi, individuando, monitorando, ognuno nel proprio piccolo mondo, gli errori, le cattive abitudini, a volte veri e propri reati, che, coscienti o no, perpetriamo nei confronti della salute e della bellezza della nostra terra. Un comportamento sbagliato non si ripercuote solo su chi sbaglia, non sempre, ma sempre si ripercuote su chi ci cammina accanto e, troppo spesso, sui soggetti più deboli ed indifesi. Se non ci attiviamo, l’estrema conseguenza sarà la resa incondizionata dell’uomo se veramente “potrebbe tornare a essere bella, scomparso l’uomo, la terra.”

[*Così Papa Francesco definisce la terra che abitiamo nell’enciclica “Laudato sì”.] 

Meglio il viaggio o la meta?

Difficile dare una risposta alla domanda provocatoria del titolo. Io, come presumo anche voi, non saprei dire cosa è meglio, ma di certo posso affermare che senza una meta è difficile compiere un viaggio.

Certo, non è impossibile viaggiare senza una meta, basta andare a caso! Scegliere quale strada intraprendere senza pensarci troppo, lanciando una monetina o perché no, seguendo la massa. Questa strategia può sembrare comoda ma son convinta che così facendo ci si annoia presto. Perché fare tanta strada se non so dove sto andando? Perché percorrere un sentiero in salita, faticando, se non son certa che c’è una vetta ad attendermi?

Alla luce di quanto detto credo che possiamo considerare la vita come un viaggio, ancora meglio come la scalata di un monte. Ma allora, se la vita è un viaggio, qual’è la nostra meta? Stiamo andando a casaccio? Sulla base di cosa compiamo le nostre scelte? Siamo contenti del percorso che abbiamo imboccato?…

Domande troppo scomode? Eppure le abbiamo poste ai nostri adolescenti durante il camposcuola a Valcanale (BG).

Quando al posto dei nostri adolescenti ero io a vivere il camposcuola mi chiedevo perché si chiamasse in quel modo o meglio, perché contenesse la parola scuola che tanto mi urtava, sopratutto durante il periodo estivo. Ora che ho qualche anno in più capisco che, se vissuto pienamente, il camposcuola è veramente una scuola, una scuola di vita; è un luogo privilegiato dove approfondire le relazioni, conoscere se stessi, fare il bilancio della propria vita e sognare grandi progetti per il futuro.

Quante altre opportunità del genere incontrano i ragazzi per approfondire determinate tematiche? Se non siamo noi a dire loro che è giusto e bello avere uno scopo nella vita, chi lo farà? Se non siamo noi a dire che non è un caso che siano al mondo, come potranno avere la forza di sognare in grande?

La vita senza prospettive perde valore e diventa un bene da consumarsi freneticamente.

Un ragazzo che consuma il suo tempo libero alla ricerca di soddisfazioni effimere si espone al rischio di rimanere senza luce nel difficile cammino che gli si apre davanti. Gli interrogativi di fondo sul senso della vita vengono rimossi, come se non interessassero. Che bisogno c’è di sapere chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo? “Risposta non c’è” è lo slogan ricorrente. Perciò che altro rimane se non spremere dalla vita quello che ci offre oggi, visto che “del diman non c’è certezza” (Lorenzo il Magnifico)? Questa impostazione però non regge a lungo. La vita ha un carico di precarietà, di fatica e di dolore che mette in crisi le facili illusioni edonistiche. Gli interrogativi sepolti sotto una coltre di polvere rispuntano prepotentemente.

La domanda di senso si impone con sempre più forza, mentre il bisogno di felicità del cuore fa sentire le sue giuste pretese. Inscritta nel codice genetico dell’essere umano vi è una fame sconosciuta che il mondo non riesce a soddisfare. È la fame di Assoluto e di Eternità.

Ciononostante le parole “per sempre”, “eterno” e “infinito” ci spaventano. Sì, ci impauriscono perché non ci appartengono completamente: noi viviamo nel tempo e in uno spazio definiti, ci è difficile immaginare qualcosa che sia eterno ed infinito.

Capiamo che dentro al nostro cuore c’è infinito amore e che ne desideriamo altrettanto ma non sappiamo come muoverci.

Una soluzione a tutto questo esiste e si chiama Gesù Cristo: l’unico amico che ci ama più della sua stessa vita, l’unico che ci ama nonostante i nostri errori e numerose cadute. Dio che è l’Infinito si è fatto carne ed è venuto ad abitare questa terra così imperfetta, piena di fango e di ostacoli.

Ricordiamo questo ai nostri ragazzi, diciamo loro quanto è bello combattere per la Verità, che è bello lavorare e sporcarsi le mani per avere una vita dignitosa.

Non illudiamoli facendo credere che la strada è sempre in discesa o in piano ma diamo loro la certezza che con Cristo ogni sfida è già vinta in partenza.

In chiusura voglio ringraziare i ragazzi che hanno partecipato al campo, senza i quali non avrei dovuto mettermi in discussione tutti i giorni. Vi ribadisco questo: vale la pena vivere, non arrendetevi al male!

Un grazie particolare va inoltre agli educatori ed animatori che hanno vissuto con me questa esperienza. Dopo queste due settimane posso dire che le parole vogliono dire molto ma non sono tutto. Mi ritengo fortunata perché ho potuto conoscere dei veri testimoni di Cristo: da don Davide e Sr Lidia agli animatori ed ai cuochi. Quando vedi qualcuno che brilla ti vien voglia di domandargli da dove provenga quella luce, perché anche tu vorresti splendere così. Loro la luce la prendono da Cristo ed è per questo che sono dei veri testimoni.

Auguro a tutti, genitori e ragazzi, di saper seguire dei testimoni veri per poter raggiungere insieme la meta di questo cammino.

Guarda la galleria

Camposcuola Valcanale 2017

Metà Quaresima 2017

Teatrodaccapo
in

Un Sogno nel Castello

Scritto, interpretato e diretto da Massimiliano Fenaroli e Marcello Nicoli

Tematiche

Il castello, la corte in festa, racconti e tradizioni.

La Storia

“La vita nel paese di Sorrisolo scorreva tranquilla, serena e felice finché arrivò Stressone, lo Stregone Mangiatempo, che rubò a grandi e bambini tutto il tempo dedicato allo svago e al divertimento per trasformarlo in tempo di lavoro, lavoro, lavoro! La gente di Sorrisolo divenne molto triste.
Un giorno, giunse nella piazza del paese una Compagnia di Artisti Girovaghi per presentare il suo spettacolo ambientato in un Castello: la Sala del Trono con il capriccioso Re Vanesio e Bastian il fedele Pittore di corte; la Torre dove vive la Principessa, i Danzator Dé Corte, insieme ad altri “Artisti di giro” si esibiscono nelle loro arti.
Più lo spettacolo cresceva e più le persone accorse in piazza riconquistavano il tempo da dedicare al gioco e al divertimento e più Stressane lo Stregone Mangiatempo si indeboliva al punto che dovette svignarsela a gambe levate! E perché se ne stia definitivamente lontano, da più di cinquecento anni, ogni giorno, a Sorrisolo, c’è uno spettacolo!!!” 

Lo Spettacolo

Un Sogno nel Castello è uno spettacolo di arte varia che contiene spontaneità e coinvolgimento del teatro fatto “tra” la gente, gioco fiabesco, svago e suggestioni.
Il Castello è anche metafora di ogni luogo in cui la gente si può tutt’oggi ritrovare: dal borgo alla piazza, dal cortile alla strada, dal parco alla festa di paese. 
Bon Bon e Gratta Gratta i protagonisti dello spettacolo.
Sono artisti girovaghi, raccontastorie e imbonitori, personaggi buffi, pronti ad intrattenere il pubblico. Il gioco teatrale, lo scherzo, la burla, il riso, la poesia e l’incanto del “teatro in sapore di tempi antichi”.
Gli attori danno vita ad uno spettacolo divertente, di repertorio giullaresco e saltimbanco, ma proposto con garbo e senza volgarità, ritmato dal continuo cambio di personaggi. L’immediatezza delle azioni sceniche e l’incontro con ogni personaggio permetterà al pubblico di interagire direttamente e attivamente con i protagonisti in scena, il tutto, per dar vita ad una grande festa di corte.

Genere: Teatro d’Attore, Fiaba;
Pubblico: Misto – famigliare;
Durata: 65 minuti. 

Riconoscimenti

2007: “VINCITOREXXVI Festival Nazionale del Teatro per i Ragazzi premio “Rosa d’Oro” Padova
2006: “VINCITORE” Festival nazionale di teatro ragazzi “Lucciole e Lanterne” premio Gianni Rodari per il teatro. Roma, ETI, Casa dei Teatri.
2005:”VINCITORE”, Rassegna nazionale di Teatro Ragazzi, premio nazionale Maria Signorelli,concorso “Oltre la Scena”– Targa d’Argento della Presidenza della Repubblica. Roma, Teatroverde.

Lo spettacolo si terrà nel teatro dell’Oratorio, con inizio alle ore 20.15. I biglietti sono in vendita presso l’Oratorio al costo di 5€.

Falò

A seguito della rappresentazione avrà luogo il rito del falò, preparato dai ragazzi dei cammini ICFR. Sarà presento uno stand con frittelle e vin brulè.

Sospeso il rogo della vecchia

A causa delle avverse condizioni meteo non avrà luogo il tradizionale rogo della vecchia previsto per giovedì 11 marzo 2010. Il campo impraticabile e le temperature non proprio primaverili suggeriscono un annullamento della manifestazione…. ci spiace…. Un grazie di cuore a coloro che si erano impegnati per la buona riuscita della serata in particolare ai ragazzi di Terza Media (W’Achò).

è andata bene alla vecchia….

Rogo della Vecchia

Rogo vecchia 2009

Il Giovedì grasso torna con il celeberrimo rogo della Vecchia.

La rappresentazione sarà preparata dagli adolescenti W-Achò (gruppo 3° media), che quest’anno vogliono bruciare il mancato impegno, lo scarso spirito olimpico di squadra e di comunità…

Tema della rappresentazione sarà la partecipazione alle olimpiadi invernali (con un ospite d’onore)

Vi Aspettiamo!

Il rogo della Vecchia

Secondo la tradizione questo “rito” si consuma a metà Quaresima…

Giovedì 19 Marzo 2009 alle ore 21.00

bruciamo la Vecchia.

La nostra simpatica vecchietta è stata preparata dal gruppo Blinky doo a cui va il nostro grazie. I nostri adolescenti vorrebbero bruciare con lei ogni forma di bullismo e prevaricazione del prossimo. Tutti noi uniamo il desiderio di bruciare tutto ciò che è negativo,  noioso e dannoso.

Vi aspettiamo numerosi!!!