Presentazione del Nuovo Messale Romano alle comunità parrocchiali bresciane

I Domenica di Avvento A.D. 2020

Al termine del canto di ingresso.

Ascoltiamo questo messaggio che il nostro vescovo Pierantonio ha voluto rivolgerci.

“Carissimi fratelli e sorelle nel Signore
con questa prima domenica del tempo di Avvento entra in uso nella nostra diocesi,
come in tutte le diocesi lombarde, il Nuovo Messale Romano, che ci viene consegnato dalla Madre Chiesa nella sua terza edizione.

Verrà portato all’altare da un rappresentante del Consiglio Pastorale Parrocchiale e offerto al sacerdote che presiede l’Eucaristia, il quale lo accoglierà e lo benedirà.
È un dono prezioso. È il Libro della celebrazione eucaristica e dell’Anno Liturgico, libro della preghiera della Chiesa e della Liturgia Cristiana. In esso è custodito il significato profondo dei santi misteri, da cui la Chiesa attinge la sua stessa vita.
È un dono fatto a tutta intera la comunità cristiana, perché possa elevare al Padre la sua lode e la sua supplica ma possa anche condividere la divina liturgia nella comunione dei santi.

Accogliamolo dunque con gratitudine, come segno e strumento di una esperienza di grazia che attinge al cuore stesso del mistero di Dio, Trinità d’amore e fonte di salvezza per l’intera umanità.

La nuova edizione del Messale porta con sé alcuni cambiamenti che troverete riportati sul foglio a voi consegnato. Ricordo in particolare le due variazioni introdotte nella preghiera del Padre nostro: d’ora in avanti pregheremo così il Padre nostro anche personalmente, fuori dalla celebrazione eucaristica. Vi invito a prestare attenzione, in modo che si possa continuare a pregare insieme con sincera devozione e in piena comunione.

Auguro a tutti un fruttuoso cammino di Avvento, così da giungere preparati al Natale del Signore. La grande festa dell’incarnazione di Dio sia per noi motivo di serenità e di speranza. Ne abbiamo davvero bisogno, in questo tempo che è ancora segnato dall’incertezza e dalla sofferenza. Sappiamo però che il Signore è fedele e non ci lascerà mancare il suo aiuto.

La benedizione di Dio Onnipotente, che di cuore invoco su tutti voi, vi accompagni e vi sostenga”.

+ Pierantonio Tremolada
Vescovo di Brescia

Si presenta il libro del Messale al celebrante, che si porterà davanti all’altare. Il celebrante recita questa preghiera di benedizione:

C. Preghiamo
Benedetto sei tu o Dio,
Padre di misericordia,
che in Cristo tuo Figlio, mediatore della Nuova Alleanza, sempre accogli la nostra lode
e dispensi la ricchezza dei tuoi doni.
Benedici + questo Messale (aspersione con acqua benedetta) e confermaci nella grazia del tuo Unigenito.
Tu che sei santo, rendici in Lui santi,
per la celebrazione dei divini misteri,
affinchè si accresca in noi l’esperienza del tuo amore.
Lo chiediamo a Te, o Padre
che nell’unità del Figlio e dello Spirito Santo, vivi e regni nei secoli dei secoli.
R. Amen.

Si consegna il Messale al celebrante. Questi lo presenta all’assemblea elevandolo, quindi lo porta con sé raggiungendo il presbiterio e inizia la Santa Messa nel modo consueto.

Il Vescovo: Aiutiamo la gente a pregare

Nella prossima riunione mensile della Congrega i sacerdoti, nelle diverse zone pastorali, sono invitati a riflettere sul nuovo Messale, che, come ricorda mons. Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta, presidente della Commissione episcopale per la liturgia della Cei e membro della Congregazione vaticana per il Culto Divino e la disciplina dei sacramenti, non è “il libro del prete”, ma concentra in sé il deposito secolare della preghiera della Chiesa, che ha formato generazioni di cristiani: una volta “c’era l’idea che il Messale fosse il libro che serve al prete per dire Messa. In realtà questo libro contiene la norma per la celebrazione di tutta l’assemblea. È l’applicazione della visione, bella e importante, che scaturisce dall’ecclesiologia del Concilio Vaticano II: la responsabilità è propria del ministro, ma il prete non appartiene a una classe separata, svolge un servizio alla comunità”. Con l’approvazione della Sacrosanctum Concilium, il 4 dicembre 1963, si diede avvio alla riforma del Messale e degli altri libri liturgici, i cui primi frutti si ebbero nel 1970, quando, a distanza di quattro secoli esatti dal Messale riformato secondo i criteri del Concilio di Trento, fu pubblicato il Messale del Vaticano II, edito per l’autorità di Paolo VI.

Le modifiche. “Nelle scorse settimane è stato pubblicato il nuovo Messale. Siamo invitati – ha spiegato il Vescovo Tremolada nel video inviato alle Congreghe – a utilizzarlo dalla prima domenica di Avvento. Vorrei ricordare subito che, entrando in vigore il nuovo Messale, vanno assunte subito alcune modifiche che riguardano alcune preghiere liturgiche: ci sono piccoli cambiamenti ai quali dobbiamo prestare molta attenzione. Penso al Gloria e alla formula penitenziale del Confesso. Sono piccoli ritocchi importanti. E poi c’è il Padre Nostro con le due inserzioni: ‘Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori; e non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal male’. Dobbiamo aiutare la nostra gente a recitare il Padre Nostro in questa maniera rinnovata”.

La centralità dell’eucaristia. Con l’approvazione di Giovanni Paolo II, il 10 aprile 2000, e con il Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 20 aprile del medesimo anno, il Messale Romano è giunto alla sua terza edizione tipica nel 2002, a più di 30 anni dalla prima editio typica e a più di 25 dalla seconda. “La pubblicazione del nuovo Messale diventa l’occasione per affrontare il tema della celebrazione dell’eucaristia, in particolare dell’eucaristia domenicale. Ho dedicato all’eucaristia la lettera pastorale (‘Nutriti dalla bellezza’) dello scorso anno. La lettera di quest’anno (‘Non potremo dimenticare’) non si sovrappone alla precedente: rimaniamo nella centralità dell’eucaristia”. In particolare, il Vescovo vuole ritornare su un punto decisivo: l’ars celebrandi. Per questo ha voluto immaginare una nota pastorale da condividere con i sacerdoti. “Dobbiamo essere molto attenti al nostro vissuto per dare all’eucaristia quel valore che merita”. L’eucaristia è la sorgente della vita cristiana: “Ritengo che dal punto di vista pastorale questa sia la questione decisiva: occorre celebrare bene, occorre entrare nel mistero dell’Eucaristia – scrive il Vescovo nella lettera pastorale Nutriti dalla bellezza – accettando di percorrere la strada che l’Eucaristia stessa ci apre, cioè la celebrazione… Vorrei tanto che tutti insieme imparassimo l’arte del celebrare prendendoci cura della celebrazione. Vorrei che diventassimo sempre più capaci di valorizzare tutti gli elementi che la costituiscono. Il primo servizio da rendere a chi partecipa alla Messa domenicale e feriale è l’alta qualità del celebrare”.