Perché Gesù scaccia i venditori del tempio?

Commento a GV 2, 13-25

Gli esseri umani sono capaci di desideri, sogni, aspirazioni. Se desideriamo qualcosa in particolare, noi ci concentriamo su quella cosa e arriviamo a farla diventare per noi un obbiettivo da raggiungere, una meta. La meta può essere anche distante perché magari è lontana nel tempo.

Pensiamo ad esempio alla meta di una laurea o di un diploma che richiedono anni di studio, alla meta del matrimonio che richiede anni o mesi di fidanzamento, oppure alla meta di un lavoro che richiede anni di formazione.

La distanza della meta può essere data anche dal fatto che vi sia molto spazio che separa il punto di arrivo e quello dove ci troviamo. Prendiamo per esempio un pellegrinaggio che si trovi a migliaia di chilometri da casa, sappiamo che per raggiungerlo bisogna mettersi in viaggio e percorrere molta strada. Se anche la meta fosse lontana ma io la desidero, sono disposto ad affrontare la distanza. Devo, comunque, essere consapevole che più la meta é distante, più sarà l’impegno che mi verrà richiesto e più impegno vuol dire maggior fatica e maggior fatica porta stanchezza.

La stanchezza deve essere gestita e controllata altrimenti rischia di diventare un problema perché può creare confusione e farti desistere dalla meta. Tutti, in seguito a momenti di particolare stanchezza, abbiamo sperimentato come quegli obbiettivi che ci eravamo posti, non sembravano più cosi appetibili e magari li abbiamo ridimensionati o addirittura abbandonati. Per rafforzare quanto ho appena detto, porte alcuni esempi: molte volte mi capita di incontrare coppie di sposi o fidanzati che vivono momenti anche lunghi di difficoltà relazionale. Con loro, cerco di andare a vedere (se possibile) cosa li ha messi assieme e cosa si erano proposti di costruire assieme, in altri termini che meta di vita si erano dati perché la stanchezza della relazione quando non viene gestita, molto spesso offusca la capacità di perseguire di obbiettivi e ci si trova distanti.

Faccio un secondo esempio: spesso ho portato ragazzi in montagna per le attività invernali o estive e quando si va in montagna con l’Oratorio una delle cose che caratterizza le esperienze della vita comunitaria, sono le escursioni, magari per raggiungere la vetta di un monte o un passaggio significativo. Ho sempre sperimentato che l’idea di trovarci alla meta desiderata, fosse una cima o un luogo particolarmente suggestivo, ha trovato gioia ed entusiasmo nei ragazzi a cui lo proponevo. Il problema si riscontrava quando ci si rendeva conto che si doveva camminare in salita. Ho provato in alcuni casi a proporre una duplice modalità di risalita: quella a piedi e quella in funivia. Ho molto spesso constatato che i ragazzi saliti a piedi erano più contenti, una volta arrivati alla destinazione, di quelli saliti in funivia. Questo perché se l’erano guadagnata, l’avevano conquistata. Ho, inoltre, visto che quelli saliti a piedi erano più disposti a rifare una seconda esperienza di quel genere mentre i secondi, quelli della funivia, non mostravano particolare interesse.

Attenzione a togliere la fatica!

Certo, il faticare per faticare, cioé fine a se stesso, non serve a nulla, ma sappiamo bene che tutto quello che devo raggiungere, ha sempre un prezzo da pagare. Non esiste nulla a costo zero. La fatica, in fin del conti, non è un peccato ed è condizione ben diversa dalla stanchezza che torno a dire va controllata e richiede anche l’Intelligenza di sapersi riposare. Porto un’ultima riflessione agli esempi sopra citati: la Chiesa, da sempre, considera la preghiera davanti all’Eucarestia come molto importante. Questa preghiera è sempre impegnativa, a volte consolante e anche piacevole ma sempre impegnativa perché devi entrare in relazione con Dio e vivere la relazione (di qualsiasi tipologia) é impegnativo. Devi guardarti negli occhi, magari usare poche parole ma l’importante é essere.

Ecco, questa forma di preghiera ha riscontrato in molti fedeli difficoltà per diversi motivi e questo ha portato una sorta di disaffezione, tanto che la presenza dei Cristiani nella preghiera come l’adorazione eucaristica é sempre molto risicata. La Chiesa nelle sua esperienza pastorale, fatta di tentativi (la pastorale é il luogo della sperimentazione) ha cercato dl trovare una “soluzione” alla assenza dei fedeli da questa forma di preghiera, provando ad abbellirla se così si può dire, con qualche canto, qualche profumo, un po’ di incenso. Esito di questa prova è che molte volte al posto di pregare può succedere che ti fia coccolare de canto, inebriare dal profumo o stordire dal fumo dell’incenso così “non ti guardi più negli occhi” e magari ti illudi di aver pregato.

Oppure ancora, si é pensato di favorire momenti di condivisione per facilitare la presenza, magari trovandosi al termine della preghiera a mangiare qualcosa assieme, a fare festa. Anche qui, l’esperienza ci dice che troppo spesso questi tentativi hanno portato ad avere più gente negli oratori a mangiare le salamelle piuttosto che nella processione del Corpus Domini.

Ogni esempio vada preso come tale e quindi non esaustivo di tutte la realtà spirituale che ci caratterizza, me anche in questo caso, direi di fare attenzione a togliere le fatica per paura che sia quella che ostacola il raggiungimento degli obbiettivi.

Questo lungo riflettere per dire che cosa? Per dire che anche nel tempio di Gerusalemme, nell’episodio raccontatoci da San Giovanni al capitolo secondo, è successa una cosa più o meno simile a proposito del culto. La prassi diceva che normalmente al tempio, in alcune feste particolari ci si recasse portando in sacrificio animali che poi venivano macellati e presentati all’altare. Capiamo bene che recarsi a Gerusalemme per un pio israelita era una cosa desiderabile, quella di salire al tempio, e comprendiamo altrettanto bene che finché la strada da percorrere per raggiungere il tempio era limitata non vi erano particolari dIfficoltà ma se il cammino era particolarmente impegnativo a causa della distanza, allora diventava più difficile arrivare per la festa conducendo animali anche di grossa taglia con se.

Cosa hanno pensato, allora, i responsabili del culto? Che se avessero tolto la fatica di condurre animali per tanta strada avrebbero facilitato la partecipazione del fedeli, per cui ecco le vendita di animali eccetera. Anche in questo caso l’Intento di allontanare la fatica si è poi distanziato dalle buone intenzioni iniziali.

Non sempre le buone intenzioni, sono intenzioni buone.

Così ecco il tempio trasformarsi in luogo di mercato. Per questo Gesù, con quel gesto forte e per lui inusuale, dice che è fuori luogo un comportamento di quel tipo. Gesù credo non si sia scandalizzato tanto per il mercato in sé, ma perché quella prassi era ed è insensata. Non posso comprare un tuo sacrifico e presentarlo all’altare. Non posso presentare la tua sofferenza o fare “esperienza” al posto tuo. A Gesù, quindi, viene chiesto di dare spiegazione di quel gesto e lui risponde dicendo che non ha paura della fatica, lui dà la vita!

Distruggete questo tempio e In tre giorni lo farò risorgere.

Gesù dice una dinamica molto importante del nostro esistere e cioè che se le vita la doni, la vita va avanti ma se la trattieni si ferma. Chiediamo la grazia di saper riconoscere le mete di Dio, di condividerle e di sapere che se anche le fatica non ci è tolta, Dio vuole condividerla con noi.

Felice esito dell’XI fiera-mercato di S. Benedetto

Anche l’Xl Fiera-mercato di S. Benedetto, che ha avuto luogo nei giorni 17-18 e 19 marzo, ha chiuso i battenti. Leno ha vissuto tre giornate di intensa attività. Infatti la rassegna fieristica ha richiamato nella nostra cittadina circa 3 mila visitatori provenienti dai centri vicini, dal cremonese e dal mantovano, L’esposizione, come negli anni passati, si è svolta nei vasti locali e adiacenze delle scuole elementari. Nel cortile è stato organicamente sistemato il settore delle macchine agricole rappresentate dal meglio che la tecnica ha saputo realizzare in questo campo. Questo settore, inutile dirlo, è stato meta degli agricoltori interessati agli acquisti delle macchine necessarie in vista della prossima campagna agricola. Le capienti aule dell’edificio scolastico, invece, hanno ospitato l’esposizione di una vasta gamma di prodotti: dalla bicicletta alla motocicletta; dalla macchina da cucire ai mobili, ecc; le prime oggetto di curiosità e interesse per i giovani; i secondi meta principalmente di giovani copie intenzionale a formarsi prossimamente una famiglia.

Una novità della fiera 1963 è stata la esposizione, da parte della Brescia Motori, dell’automobile Austin A/40, prodotto dell’industria italiana, molto pratica e conveniente e che ha destato molto interesse.
Grossi volumi di affari sono stati realizzati dalle ditte espositrici.
Nel quadro della manifestazione fieristica, per una tradizionale e simpatica consuetudine, sono stati premiati, presenti autorità cittadine e scolastiche, i migliori alunni delle classi V elementare, quelli del 3° Corso della Scuola di Avviamento, del corso serale per metalmeccanici e gli studenti delle Medie che nel decorso anno scolastico hanno conseguito una media finale non inferiore a 7/10.  

 

ALUNNI PREMIATI

5° Elementare: Borin Giulio • Losio Gian Carlo • Favagrossa Gian Mario • Treccani Lino • Bislenghi Anna  • Corini Giuliana • Perotti Giuliana • Zambolo Martina • Pennati Maria • Tomasoni Benvenuta • Dada Pier Angelo • Sartorelli Gian Battista • Scarpelli Davidica • Zucca Osvalda • Corini Ida • Marazzi Luciano • Migliorati Alice • Nodari Angiolino • Moretti Domenico • Pini Giovanni • Pè Pierino • Agnellini Giulietta.

Scuola Media Statale – 3.o Corso: Adorni Ileana • Marenda Angiolina

Studenti meritevoli con la media di 7 /10: Bolentini Pietro • Laffranchi Santina • Gobbi Francesco • Gamba Graziano.

Corso Metalmeccanici: Cresceri Battista • Betti Gian Maria.

A tutti questi volonterosi e bravi giovani l’augurio di continuare sempre così bene affinché riescano sempre primi oggi nella scuola domani nella vita.
Riconoscimento e gratitudine vada al sig. Sindaco Regosa cav. uff. Angelo e ai suoi collaboratori che continuano l’opera sociale e feconda, intrapresa dai figli di S. Benedetto per il bene della Comunità Lenese.

Civis

XI fiera – Mercato di S. Benedetto

Si avvicina la primavera e Leno fedele alla sua tradizione sta preparando l’XI rassegna fieristica; Leno che in passato ha esercitato una funzione di guida e di propulsione delle attività, non solo economiche, sente viva le responsabilità di tornare ad essere centro motore di vita. Ne ha titolo e merito per la sua storia millenaria, per la sua posizione geografica e soprattutto per la volontà dei reggitori della cosa pubblica e della popolazione di perseguire tale meta. La fiera-mercato di S. Benedetto quest’anno avrà luogo nei giorni 17-18-19 marzo.

Già numerosi espositori hanno invitato la loro adesione e si prevede sarà molto interessante sia per la quantità che in qualità delle merci, macchinari, mobili, motoveicoli, ecc. che verranno esposti. Richiamerà senz’altro, come nelle precedenti edizioni, gran folla di visitatori, alcuni interessati agli acquisti, altri per curiosità, ai quali Leno operosa porgerà il benvenuto.

II programma della fiera, oltre che alla esposizione delle merci, prevede convegni interessanti l’agricoltura, una mostra zootecnica ed altre interessanti iniziative che stanno per essere concretizzate. Inoltre, il giorno 18, lunedì, avrà luogo la tradizionale corsa ciclistica per dilettanti «Coppa Leno» che tanto concorso di pubblico e di atleti ha sempre ottenuto.

Auguriamo che anche questo anno la fiera, organizzata sotto il patrocinio del Santo di Norcia – S. Benedetto – abbia buon esito e dia quei frutti che gli Organizzatori si prefiggono e meritano di ottenere a coronamento dei loro sforzi per il bene della Comunità.

Civis