La spiritualità e la psichiatria

La dimensione spirituale nell’accompagnamento alla malattia. Una ricerca condotta dal Fatebenefratelli. Fra Dario Vermi: “Questo farmaco endogeno diventa importantissimo, va solamente fatto emergere”

Quanto la dimensione spirituale può avere un valore per la terapia psichiatrica e psicologica? Questo è l’oggetto di una ricerca condotta dal Fatebenefratelli, da sempre al servizio del malato non solo attraverso la struttura bresciana dei Pilastroni, ma con la vicinanza umana e spirituale che contraddistingue il carisma dell’ordine.

Fra Dario Vermi, priore del Fatebenefratelli, non ha dubbi: “Si parla spesso di cura olistica della persona, è arrivato il momento di dimostrare quanto la spiritualità diventi un punto di forza, qualcosa di necessario perché la persona possa, attraverso questa risorsa interiore che già ha, ritrovare sé stessa e un esperienza di benessere”. “Noi cristiani affermiamo continuamente quanto la spiritualità sia importante, doni gioia e benessere – continua fra Dario – però di fatto continuiamo a curare attraverso la farmacologia e psicoterapia, che sono importanti ovviamente, ma questo farmaco endogeno che è la nostra spiritualità diventa importantissimo, perché è gratis e va solamente fatto emergere”. Il progetto di ricerca è stato condotto attraverso la somministrazione di un questionario che ha coinvolto ospiti del Fatebenefratelli nel corso degli ultimi 3 anni e che analizzava l’utilizzo della spiritualità come strumento di risposta durante la malattia. “L’idea nasce da una necessità importante: parlare della spiritualità da un punto di vista quantitativo – spiega Magda V. Yepes Martinez, psicologa ricercatrice del Centro – il periodo di raccolta dei dati è stato lungo e ha coinvolto 4 strutture del Fatebenefratelli. Non è un aspetto abituale parlare di spiritualità in psichiatria”.

La letteratura del settore evidenzia alcuni ruoli della religiosità nell’ambito della salute mentale, sia positivi che negativi, in particolare per quanto riguarda il supporto sociale della religione. Un ruolo importante della spiritualità è stato individuato anche nell’ambito della resilienza, cioè nella capacità di reagire a situazioni di grande sofferenza. La tesi è quella che le persone che hanno una più alta frequenza di atteggiamenti religiosi positivi hanno una maggiore facilità di affrontare i sintomi negativi delle malattie, come la depressione, ma fino ad oggi mancavano dei dati italiani. Arianna Alquati è un tecnico della riabilitazione psichiatrica al Fatebenefratelli, impegnata in prima linea nel progetto: “Mi sono occupata della dimensione del coping (strumento per gestire le situazioni stressanti e allontanare gli esiti di queste situazioni dalle persone). Il coping religioso, positivo o negativo, si rifà a delle azioni sacre proprie di ogni religione. Il feedback bresciano è sostanzialmente quello di un coping positivo, ossia attraverso pensieri e azioni come la preghiera o l’ascolto di musica sacra i malati possono avere un beneficio”. La ricerca non indaga la ricaduta positiva sulla salute del paziente, ma mira a fornire la psichiatria di uno strumento validato per condurre future ricerche. Il questionario è servito a comprendere meglio cosa siano le dimensioni spirituali, come valutarle e come si potrebbero applicare nella pratica clinica. Il futuro è avere una visione del paziente ancor più globale con dati che possano aiutare i clinici ad avere un approccio ancor più personale e personalizzato con il paziente.

Perché dilaniarsi nel pianto?

Perché dilaniarsi nel pianto se la vita Le è stata generosa quanto a ricchezza d’anni e d’affetti, beni per nulla scontati, e se ora è nell’immortalità di Dio e le sue spoglie nell’immortalità della natura, che le adopera per rigenerare la vita stessa in nuovi fiori e nuove forme?

Non è dunque scomparsa, ma ci accompagna in un amore più grande, immenso quanto è quello della Carità Divina, profondo più della profonda umana disperazione: e ti è accanto il conforto di quei cuori illuminati che furono benedetti dalla presenza, fugace ed ormai estinte, ma non dimenticata, dell’anima che piangi come perduta.

Ma perché dirla perduta, se è il Buon Pastore che è giunto a ricercarla in questa vita per condurla all’ovile della beatitudine celeste?

Ella non era smarrita, ma troppo stanca per camminare ancora; e misericordioso il Signore l’ha presa in braccio, come altre volte aveva fatto nelle prove che il suo amore ci sottopone, e portata alla sua casa.

La morte non ci è nemica, ma ci è legge inesorabile, eppure essa non è sovrana dei nostri cuori, perché su di lei trionfa, sommo giudice, il Signore, e la pietà dello sguardo che volge alle miserie di noi uomini.

Ciò che in questa vita è addio, per noi non è che un arrivederci nella Gloria di Dio.

Enrico

Vento dell’Anima

Leno (Brescia) – Una scuola, un concorso nazionale e la voglia di mettersi in gioco e scavare in se stessi. E’ così che è nato “Vento dell’anima“, cortometraggio realizzato dai ragazzi della 2^C dell’Istituto comprensivo di Leno per la partecipazione al concorso nazionale “Bibbia-Musica-Bibbia: dalla cetra al rap“.

La musica infatti occupa un ruolo molto significativo nella vita degli adolescenti. Attraverso essa esprimono sentimenti ed emozioni e spesso trovano risposte alle tante domande che caratterizzano la loro vita in testi che hanno riferimenti biblici.

Il percorso, che ha coinvolto insegnanti e studenti, ha avuto inizio dall’osservazione di quanto succede ogni giorno nel mondo. I quotidiani riportano spesso fatti di cronaca che ci interrogano sul senso dell’esistere e quante domande invadono la nostra mente!

La sofferenza, le ingiustizie, il miracolo della vita, la paura dell’ignoto, la fuga dalla guerra sono immagini ormai quotidiane che non possono lasciare indifferenti. Così i ragazzi, guidati dai docenti Caterina Cadei / Religione, Vita Giannotti / Musica / sostegno, Elena Tognoli / Arte, Rosa Bonsignori / Inglese ed Angelo D’Errico / Lettere / Videomaker, sono stati invitati a portare in classe dei quotidiani ed a ricercare e selezionare degli articoli di cronaca che suscitassero in loro delle domande.

Si sono poi confrontati sulle loro scelte musicali e hanno osservato quanto le giornate di ciascuno siano permeate di musica e di canti in sintonia con i loro sentimenti ed emozioni. Hanno scoperto che la musica aiuta a trovare le risposte che stanno cercando, ma solo quando presenta riferimenti  alla Bibbia. Dall’analisi di alcuni testi delle canzoni di autori contemporanei, quali Simon and Garfunkel, Bob Dylan e Franco Battiato, hanno avuto conferma che attraverso la musica, il suono, e la danza l’uomo è riuscito da sempre ad esprimere questo bisogno di senso e in alcuni casi ad indicarci la via da percorrere per avere risposte.

I ragazzi hanno quindi analizzato il testo di alcune canzoni e ne hanno colto sia il riferimento biblico che il collegamento con la propria vita ed hanno potuto così trovare un aiuto alla loro ricerca di senso.

La Bibbia, codice culturale e storico, non solo religioso, ha spesso ispirato artisti in cerca di risposte per comprendere il senso della vita. Essa ci offre un’opportunità per guardare i fatti da un’altra prospettiva, quella che mette al centro l’altro, la solidarietà, la fratellanza, l’accoglienza…

Solo facendosi illuminare da questi valori e seguendo la direzione del vento l’uomo in ricerca riesce ad orientare correttamente il proprio cammino;  mettendoli al timone della nostra vita tutto acquista significato e le risposte risultano più facili.

Nel Salmo 120 risuona per sei volte il verbo ebraico shamar, «custodire, proteggere» trasformandolo in un brano rap i ragazzi invocano la protezione sulla loro vita e sul mondo intero.