Sant’Urbano Martire: le conclusioni

Storia delle sante Reliquie del Patrono di Milzanello

Le reliquie di s. Urbano Martire sono presenti a Milzanello dal 1714, la stessa data della morte del Vescovo Badoer.
Il vescovo è di origine veneta ed è stato Patriarca di Venezia. È quindi ipotizzabile che le reliquie possano provenire da Venezia.

Il culto di san Babila e dei tre fanciulli, si diffonde presto in Occidente. A Milano la presenza di una comunità siriaca ne diffonde il culto. È attestato già negli antichi messali ambrosiani. Ma la commemorazione di san Babila e dei tre fanciulli era fissata a al 24 gennaio, dopo la riforma liturgica anticipata al 23 gennaio.
Questo non coincide con la data in cui si commemorava in passato.

Dalla lettura dei documenti trovato nell’Archivio parrocchiale di Milzanello risulta che la festa cadeva alla fine di Ottobre, giorno in cui si commemora s. Urbano martire romano. Il 30 ottobre o il 31 ottobre. Il Badoer era Cardinale e per ordine del Papa era giunto a Brescia per combattere l’eresia che si stava diffondendo nel Bresciano.
In quegli anni le reliquie dei santi martiri dei primi secoli recuperate nelle Catacombe romane erano mandate in tutta Europa per rinforzare la fede Cattolica. È quindi plausibile che le reliquie provengano da Roma.

La data in cui si festeggiava il Protettore di Milzanello s. Urbano è alla fine di Ottobre. Il 31 Ottobre si ricorda s. Urbano Martire collaboratore di san Paolo. Questo appoggerebbe l’ipotesi che le reliquie provengano proprio dalle Catacombe romane.
A favore di questa ipotesi ci sarebbe anche il fatto che proprio nel XVII e nel XVIII secolo ci furono degli scavi nelle catacombe romane e molti resti di santi martiri furono portati in tutta Europa, in modo particolare nei luoghi in cui l’eresia protestante era più presente, per rinvigorire il culto dei santi e supportare la fede cattolica.

I resti rinvenuti nelle Catacombe, in tombe recanti segni del martirio, anche se non appartenevano proprio al collaboratore di S. Paolo, erano comunque i resti di un fratello degno di venerazione, in quanto rimasto fedele a Cristo fino al martirio.
Badoer è arrivato a Brescia con il preciso compito di eliminare l’eresia e quindi potrebbe essere plausibile che abbia portato con sé delle reliquie per rinforzare il culto del santi, oltre naturalmente a diffondere le processioni e l’adorazione al Santissimo.

Per “Corpi santi” s’intendono le reliquie di probabili martiri, estratte dalle catacombe romane e non solo, tra XVI e XVII secolo, per essere donate a parrocchie, diocesi o privati. Con il sorgere di una forma di archeologia sacra più accurata, l’estrazione è stata interrotta. Abitualmente venivano posti alla venerazione dei fedeli con abiti che rimandavano al loro stato di vita (soldati, fanciulli eccetera), a volte ricoperti con maschere d’argento o inseriti in figure di cera.

Il culto dei Corpi santi perdura ancora oggi, in particolare nella diocesi di Milano, in America Latina e in Germania, dove molti furono traslati all’epoca della Riforma protestante.
In alcune raccolte pubblicate recentemente di vite di santi, vengono indicati due s. Urbano martire: uno che si ricorda il 30 Ottobre, indicato come cooperatore di s. Paolo, e uno che si ricorda il 31 Ottobre, martire romano assieme a S. Ampliato e a s. Narcisso.

Tuttavia, altre raccolte di santi, indicano che il collaboratore di s. Paolo e il compagno di martirio dei santi Ampliato e Narcisso, sono in realtà la stessa persona.
In un Martirologio Romano Pubblicato a Venezia nel 1702 al 31 ottobre si legge:

… In questo giorno pure i Santi Ampliato, Urbano e Narcisso, de quali fa menzione s. Paolo scrivendo a’ Romani, che furono uccisi da Giudei e da Gentili per l’Evangelio di Cristo.

La provenienza e la data di stampa del Martirologio, fanno pensare che quando le reliquie giunsero a Milzanello, questo era il riferimento che si prese e a questo santo avrebbero fatto riferimento quanti lo elessero a protettore.

Milzanello

Storia delle sante Reliquie del Patrono di Milzanello

Milzanello, piccolo centro, frazione di Leno, si è rivelata una terra ricca di storia e di tradizioni. Il tempo ha cancellato e disperso molta parte della memoria del suo passato, eppure rimangono tracce curiose, di un passato veramente interessante.
Fin dall’inizio è stato legato a Leno, soprattutto dopo la fondazione dell’Abbazia, la cui storia è senza dubbio grandiosa.

Potrebbe sembrare che Milzanello non c’entri molto con l’importanza dell’Abbazia, ma non è così, perché Milzanello è inserito nelle vicende dell’Abbazia e questo è emerso nel corso delle ricerche. Anche la presenza della statua di papa Eugenio III nella chiesa di san Michele ne è un indizio. Per capire che ruolo avesse nella storia un paese così piccolo e lontano dal centro, bisogna partire dalla storia dell’Abbazia di Leno.

L’Abbazia di Leno è stata fondata nel 758 per volontà del re dei Longobardi Desiderio e della regina Ansa vicino alla Pieve di San Giovanni Battista.
Da quelle parti il sovrano Longobardo aveva fatto costruire anche una chiesa dedicata a san Michele. Desiderio ottenne da papa Paolo I e dall’abate di Montecassino Petronace (bresciano) il permesso di costruire un’Abbazia.
Il primo Abate fu Ermoaldo (759- 790) che portò con sé 12 monaci, il braccio di san Benedetto, e i resti dei martiri Marziale e Vitale. Seguì Lantperto, dall’Abbazia di Montecassino e poi Amfrido, nominato poi Vescovo di Brescia. Nel corso del tempo venne dotata di privilegi di vario tipo, sia imperiali che papali, e ingrandì i sui possedimenti.

Nel 1137 l’Abbazia subì un violento incendio, quando era Abate Tedaldo.
Sotto la guida dell’Abate Onesto, la chiesa fu non solo riedificata, ma fu consacrata con ogni onore. Arrivò infatti a consacrarla Papa Eugenio III , e qui si fermò per un certo periodo. Il Papa però si rese anche conto che l’Abate tentava di prendere facoltà che non aveva, e frenò la sua ingerenza su alcuni ambiti che non gli appartenevano.

Il Papa diede ordine di togliere il fonte battesimale presente nell’Abbazia e di usare per i Battesimi soltanto la Pieve di San Giovanni Battista.
Il Battesimo, infatti, nelle zone rurali, non poteva essere amministrato se non presso la Pieve.
La pieve, o meglio, la Chiesa Battesimale a Leno, era preesistente al Monastero e si trovava presso la roggia che ora si chiama Sangiovanna.
Prima dell’arrivo delle reliquie c’erano la chiesa di San Salvatore, che diventerà la Chiesa abbaziale di san Benedetto, la chiesa di san Pietro e la Pieve di san Giovanni. Di queste chiese, assieme alla chiesa di san Michele di Milzanello, si parla in una disputa in tribunale per stabilire la giurisdizione del territorio di Leno.
Questo documento si è rivelato molto interessante poiché dalle deposizioni dei testimoni si viene a sapere molto.

L’importanza dell’Abbazia si comprende bene e fino a che l’Abate di Leno era così potente, era normale che si trovasse a scontrarsi con il Vescovo di Brescia per via di problemi di giurisdizione. Papi e Imperatori hanno riconosciuto privilegi vari all’Abbazia, ma soprattutto i Papi hanno svincolato l’Abate dalla necessità di dipendere dal Vescovo di Brescia sia per le ordinazioni che per la consacrazione degli olii santi.
Però ad un certo punto sorge un problema di giurisdizione e la questione viene portata in tribunale.

Siamo nel 1194 e vengono chiamati dei testimoni . Gli atti contengono delle informazioni interessanti.

Tra le testimonianze della contrapposizione fra il Vescovo di Brescia e l’Abate di Leno alla fine del XII secolo c’è quella di Montenario, canonico di San Pietro di Leno, che fu chiamato a deporre davanti al Giudice su questa controversia. Egli riguardo alla Pieve di san Giovanni di Leno, afferma che mai era stata soggetta all’autorità del Vescovo di Brescia e che anzi, ricorda di essersi recato ad un Sinodo diocesano e che in quella occasione il suo superiore si infuriò, sentendo la Pieve di san Giovanni enumerata con le pievi Bresciane. Al contrario, era legata alla Sede Apostolica e del tutto svincolata dal controllo del Vescovo.

L’informazione che ci serve conoscere è quella relativa all’amministrazione del Battesimo. Il Battesimo poteva essere amministrato solo nella Pieve, meglio, nella chiesa battesimale di san Giovanni Battista.
Nel 1148, come si è detto, papa Eugenio III aveva fatto togliere il fonte battesimale dalla chiesa abbaziale e aveva ordinato che i battesimi si facessero solo nella Pieve, e l’Abate, non potendo disobbedire al Papa, desiderava allo stesso tempo mostrare il proprio potere.
Trovò pertanto il modo di fare entrambe le cose.

Qui viene descritta la procedura dei battesimi.

  • alcuni canonici di san Pietro si recavano all’Abbazia.
  • Si presentavano all’Abate
  • L’Abate mandava con loro alcuni monaci dell’Abbazia
  • Andavano a prendere il parroco di Milzanello
  • Insieme andavano alla Pieve di san Giovanni Battista
  • Insieme consacravano il fonte battesimale
  • Insieme battezzavano
  • Due o tre fanciulli venivano portati nella chiesa dell’Abbazia e venivano battezzati dall’Abate (tanto per mettere in chiaro chi comandava davvero, senza disubbidire agli ordini del Papa).

Quindi il feudo di Milzanello dipendeva dall’Abbazia.

Come feudatari di Milzanello, ci sono state parecchie famiglie, e poi, quando l’Abbazia iniziò la sua decadenza, divennero gli effettivi signori.
I feudatari in questione erano:

  • Avelongo
  • Poncarali
  • Lomelli
  • Martinengo
  • Gambara che poi cedono nel 1420 agli Uggeri

Nel 1479 l’Abate Bartolomeo Averoldi cedette l’Abazia in cambio dell’Episcopato di Spalato. Era l’ultimo Abate di Leno: dopo di lui furono solo abati commendatari, fino al 1783, quando venne abbattuta per volere della Repubblica Veneta.
La famiglia Uggeri però ha lasciato un segno profondo nella storia di questo paese e ha portato qui tracce che ancora perdurano e che ne raccontano la storia.

San Pietro Martire | I Santi dell’Abbazia

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Festa di s. Urbano Martire a Milzanello

Sabato 28 Ottobre la comunità di Milzanello si è unita nella solenne celebrazione in onore di sant’Urbano Martire, nella chiesa di s. Michele Arcangelo. Qualcuno si è certamente chiesto per quale motivo si sia voluto celebrare così solennemente questo santo. La risposta è emersa guardando la teca sotto l’altare e l’affresco sulla volta della chiesa che hanno fatto nascere una domanda: ma chi è questo giovane martire che fronteggia la morte?  Un piccolo indizio ci viene dalla campane. La comunità da secoli si stringe attorno alla chiesa e sente il suono delle campane del suo campanile.

La storia della fede dei suoi abitanti è scandita oggi come ieri nei rintocchi che richiamano alla preghiera, alla Messa, alla festa.  La campana maggiore porta il nome di san Michele, mentre la seconda campana è stata chiamata s. Urbano.

L’arrivo delle sue reliquie a Milzanello risale al 1714, quando l’allora vescovo di Brescia Badoer le donò a Giovanni Antonio Uggeri. Sulla lapide posta alle spalle dell’altare maggiore della chiesa è indicato il nome di s. Urbano martire assieme all’attestazione di gratitudine all’allora Vescovo Badoer, legato alla famiglia Uggeri, che volle donare le reliquie a questa chiesa, fatta costruire dai loro antenati. La storia ci narra della salda figura di questo vescovo, che in anni difficili e tormentati per la fede, si adoperò per rinsaldare la dottrina cattolica, l’esercizio della carità e la devozione al Santissimo Sacramento, alla Vergine e ai Santi nella diocesi. Confermati dalla presenza delle sue reliquie, di una iscrizione nella chiesa e dalla memoria di alcuni abitanti, che ricordano le celebrazioni del passato, non restava che passare all’archivio della Parrocchia.

Dei molti secoli di storia e di fede della comunità, sono rimaste alcune tracce nei documenti resistiti al tempo e alle vicissitudini di epoche burrascose e tormentate. Nei registri si leggono chiaramente nel giorno della festa dedicata a s. Urbano Martire espressioni come “Protettor nostro”  oppure “di questa Chiesa protettore”. D’altro canto anche la presenza di un “Registro riguardante la funzione di s. Urbano Martire e di Santa Croce” e di accurati resoconti della raccolta di elemosine “per la Festa di s. Urbano Martire e Protettor Nostro” non dovrebbero  lasciare molti dubbi sul fatto che fosse Patrono e Protettore del paese. S. Urbano quindi, un martire che ha saputo testimoniare il suo amore per Cristo con una fedeltà solida e ferma, di chi sa per cosa vale la pena dare la vita.

Abbiamo scoperto qualcosa di questo giovane cristiano, ma non tutto: siamo sulle sue tracce, per conoscerlo di più e meglio. Il tempo ci ha reso la ricerca difficoltosa, ma anche terribilmente appassionante, come appassionato  è l’amore per Dio che i martiri di ogni epoca testimoniano al mondo e alla storia. La ricerca è continuata nell’archivio diocesano e poi verso Milano e Venezia e ancora non è conclusa. Vogliamo stare sulle sue tracce, come è doveroso e giusto che sia per noi cristiani: stare sulle tracce dei Santi, i nostri fratelli che ci tracciano la strada da seguire. I nostri fratelli che si sono fatti contagiare dall’amore di Dio tanto che, sentendosi amati, non hanno trovato altra moneta per ripagarlo, che con l’amore. Loro sono il riflesso dell’amore di Cristo ed è questa luce riflessa che ci portano, è questa luce che cerchiamo seguendo le loro tracce.

Nella santa Messa solenne di sabato 28 Ottobre, il Vangelo proclamava: “ – Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente -. Questo è il grande e primo comandamento”. E a Dio, folle d’amore per noi, fino al gesto più estremo e inimmaginabile, non si può rispondere se non con l’amore, vissuto nel concreto, come hanno mostrato i santi e ancora di più i martiri. Con la preghiera e il canto, nella celebrazione dell’Eucarestia, ci siamo ritrovati davanti a Cristo per ringraziarlo anche per il dono di un così prezioso esempio.

La bellissima urna con le reliquie di s. Urbano per l’occasione è stata posta in mezzo alla chiesa, segno che i santi sono fra noi: sono membra vive del corpo mistico di Cristo che è la Chiesa, esattamente come lo siamo noi. La Chiesa trionfante che è legata con ogni parte, ogni cellula del corpo di nostro Signore, come ogni tralcio, ogni viticcio, è innestato assieme agli altri nell’unica vite. Secoli, migliaia di chilometri,… nulla conta e nulla ci allontana davvero.

I santi non sono lontani, non sono estranei, ci sono tanto vicini. Dalle altezze infinite, cantano con i cori degli angeli alla presenza dell’Onnipotente e sono legati a noi come lo sono un mignolo e un occhio dello stesso corpo.

Tutto questo è meraviglioso.

Al termine della Messa, un momento semplice e bello di gioia e condivisione. Un rinfresco insieme, per chiudere la giornata, per ricordare i racconti dei più anziani che parlavano di questo santo col tempo dimenticato. Dunque San Michele, titolare della chiesa, non è solo a proteggere le case di questo paese. Ebbene, il martire Urbano, assieme a s. Michele, è il patrono e protettore di Milzanello.

Guarda le immagini della festa

Sant’Urbano a Milzanello

Chi persevererà fino alla fine sarà salvo

26 dicembre 2016

Sembra che la liturgia di quest’oggi, dedicata a santo Stefano, al suo martirio, sembra che voglia distoglierci dall’attenzione del Natale appena celebrato, e dall’ottava del Natale che stiamo vivendo.

In effetti la liturgia si concentra su santo Stefano, dicevo, il primo martire che testimonia la verità della persona di Gesù, il messia annunciato dai profeti. Si ha l’impressione che questo fatto ci voglia suggerire che non basta contemplare Gesù nel presepio, è necessario fin da subito, una volta riconosciuto come Signore, testimoniarlo con le opere fino all’effusione del sangue, per affermare davanti a tutti che quanto noi crediamo non è una favoletta, è realtà, è Dio che è venuto ad abitare in mezzo a noi. É il Dio che è morto per noi ed è risorto per noi. Santo Stefano, lo sappiamo, è un diacono, uno di quei sette scelti dalla comunità, incaricato dagli apostoli ad occuparsi dei poveri, distribuendo loro quanto la carità dei più abbienti dava alla comunità. E Stefano come gli altri diaconi diventa, per forza, anche evangelizzatore. Lui arde dal desiderio di comunicare la propria fede nella divinità di Gesù, in modo particolare a Gerusalemme, ma contro di lui si leva una folla inviperita.

Perché? Perché non riescono a controbattere i suoi argomenti. Ed è proprio durante questa disputa, che abbiamo sentito, che gli si presentano i cieli aperti e vede Gesù, rinnegato e condannato dai capi, risorto ed assiso alla destra del Padre. E dinnanzi a questa affermazione i suoi amici si stracciano le vesti in segno di orrore, come se avesse detto una bestemmia. Lo trascinano fuori dalla città e si mettono a lapidarlo. Ma c’è un particolare: Stefano muore perdonando i suoi nemici, proprio come ha fatto Gesù. E come Lui sulla croce offrì la vita al buon ladrone, così la morte di Stefano genererà alla fede il grande apostolo Saulo, poi Paolo, che era tra i suoi nemici: era addetto a custodire i mantelli dei lapidatori, non potendovi prendere parte per la giovane età. Così Stefano, con la sua testimonianza fino al martirio, attua e conferma quello che il Signore ci dice nel brano del Vangelo che abbiamo sentito: “sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi persevererà fino alla fine sarà salvo”.

Santo Stefano, donaci oggi, dopo aver riconosciuto il Dio bambino, la franchezza, il coraggio nella professione della nostra fede. Fa che non ci lasciamo vincere dal rispetto umano, da vergogne, da paure. Fa che come te non abbiamo paura di testimoniare nella nostra vita, ogni giorno, la nostra fede in Cristo Gesù.