Settimana mariana nelle nostre comunità

1519 – 8 luglio – 2019

500 anni dell’apparizione della Madonna a Adro

In occasione della celebrazione del CINQUECENTENARIO della Apparizione della Vergine Maria ad Adro (1519 – 8 luglio – 2019), si è pensato di far conoscere ed amare maggiormente la devozione mariana nella realtà della Diocesi bresciana. Ci si è quindi determinati, da parte dei Padri Carmelitani Scalzi di Adro (custodi del Santuario da circa un centinaio di anni), di riprodurre in vetroresina l’originale della effigie della Vergine Maria e di concordare un percorso mariano con le parrocchie o le unità pastorali che ne avessero fatto richiesta. Tra le altre, anche la realtà di Leno, con le parrocchie di Castelletto, Milzanello, Porzano e la stessa parrocchia di Leno. Dal 31 maggio sino al 9 giugno, ogni giorno si è celebrata la Santa Messa con una riflessione mariana in compagnia della Madonna. Il bel concorso di popolo ha testimoniato la affettuosa e fedele attenzione che Le viene riservata.

La Madonna è apparsa al giovane pastorello Giovan Battista Baglioni (sordo muto dalla nascita, guarito prodigiosamente dalla Madonna), perché vuol dimostrarci che si sta prendendo cura di noi come il Signore Gesù Le ha raccomandato, ricordandoci che siamo nel mondo come pellegrini dell’Assoluto, destinati all’eternità. Per cui, il ritornare a frequentare la compagnia sacramentale del Signore, nella Confessione (la Vergine Maria dice di essere la Avvocata dei peccatori) e nella Eucaristia, come il decidere di non bestemmiare il nome di Dio, il compiere la scelta quotidiana di testimoniare con verità e fedeltà la fede cristiana, proporsi con umiltà e semplicità di cuore come collaboratori dell’opera di Dio … sono l’orientamento da seguire per rasserenarsi interiormente ed esperimentare la serenità sostanziale del cuore. Così, nel messaggio, che ha affidato al pastorello, si esprimeva:

Va a dire a quelli di Adro che dove tu mi vedi sia costruita una chiesa, che santifichino le feste: che non bestemmino più il nome santo di Dio e che si astengano dagli altri peccati. Se non mi ascolteranno, si aspettino grandi castighi. Se ti domandano chi ti ha parlato, di’ loro che è stata l’Avvocata dei peccatori.

Grato per la possibilità che mi è stata offerta di condividere volentieri un pensiero sulla Vergine Maria per nove giorni consecutivi, auguro che questo evento di grazia regali frutti abbondanti a tutta la comunità ecclesiale che l’ha accolta. Inoltre sono riconoscente di vero cuore a chi si è premurato di promuovere, organizzare, animare con passione, amore e dedizione questa significativa opportunità.

La Madonna della Neve di Adro vegli su tutti voi.

P. Stefano Pasini, Padre Carmelitano Scalzo

Nutriti dalla bellezza – Suor Maria Cristiana del Dio vivente

Suor Maria Cristiana del Dio vivente, clarissa capuccina del monastero di via Arimanno a Brescia, trentasettenne. É entrata in convento poco prima di compiere i 25 anni, con una laurea in biotecnologie farmaceutiche. Il suo progetto era quello di sposarsi, di creare una famiglia, con una carriera a livello scientifico. Più pensava a quell’idea e si proiettava nel futuro, più si sentiva oppressa…

Maria del Monte Carmelo

In festa la chiesa di San Pietro in Oliveto (in Castello), la chiesa di Santa Maria del Carmine e il monastero delle Carmelitane Scalze di via Amba d’Oro

Il 16 luglio ricorre una festa mariana importante: la Madonna del Carmelo, una delle devozioni più antiche e più amate dalla cristianità, legata alla storia e ai valori spirituali dell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (Carmelitani). La festa liturgica fu istituita per commemorare l’apparizione del 16 luglio 1251 a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’ordine carmelitano, durante la quale la Madonna gli consegnò uno scapolare in tessuto. Per la solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, martedì 16 luglio alle 7 viene celebrata una Messa con la benedizione degli scapolari presso il Monastero delle Carmelitane Scalze di via Amba d’Oro 96 a Brescia. Nella chiesa di San Pietro in Oliveto (in Castello) sono diverse le celebrazioni: lunedì 15 luglio alle 18 la Santa Messa e i Primi Vespri solenni; martedì 16 luglio alle 7.15 e alle 20.30 la Santa Messa solenne segue la processione fino alla chiesa del Carmine. Nella chiesa di Santa Maria del Carmine, fino al 15 luglio, tutte le sere alle 18.15 viene celebrata la Santa Messa e la preghiera nella Novena. Venerdì 12 luglio alle 11 la presentazione del restaurato altare della cappella Averoldi. Domenica 14 luglio alle 16 viene proposta la visita guidata alla chiesa grazie all’Associazione Amici del Carmine. Martedì 16 luglio, solennità della beata Vergine Maria del Monte Carmelo, alle 17.30 la recita del Santo Rosario, alle 18.15 la Messa e alle 22, al termine della processione, la preghiera mariana: sarà possibile ricevere lo Scapolare carmelitano.

Pellegrinaggio alla Madonna della Spiga

Mercoledì primo maggio anche quest’anno si è rinnovata la tradizione del pellegrinaggio mariano a piedi per le famiglie. Ci siamo messi in cammino da Offlaga per un sentiero che a tratti ha costeggiato il fiume Mella per raggiungere il Santuario di Quinzanello, intitolato alla Beata Vergine Maria della Spiga. Lungo il tratto a piedi, e a più riprese con don Ciro e i bambini presenti abbiamo pregato il santo Rosario. Alle ore 11 circa abbiamo celebrato la S. Messa.

Toccante l’omelia di don Ciro, che ci ha presentato la Vergine Maria come la donna silenziosa e riflessiva, attenta e in ascolto della Parola. Terminata la celebrazione ci siamo recati presso l’oratorio per un momento conviviale. Anche don Davide e Monsignore ci hanno raggiunti per stare insieme e condividere con noi un pezzo di strada.

Ma è davvero particolare la storia di questo grazioso Santuario immerso nel verde della pianura: la tradizione narra che, nel tempo di una tremenda carestia, mentre il popolo moltiplicava preghiere, funzioni e processioni per ottenere il tempo propizio ad un buon raccolto, il 19 maggio di un anno imprecisato, un povero contandinello – muto dalla nascita – mentre se ne stava solo in un campo o, come è più probabile, nei pressi di una chiesetta, poi sostituita dall’attuale Santuario, vide appressarglisi una Signora riccamente vestita che teneva fra le mani alcune spighe di frumento già maturo.

Il povero muto riconobbe subito nella Signora la Vergine Maria e si prostrò a venerarla, ma subito la visione scomparve. Il giovinetto si precipitò di corsa in paese per annunciare ciò che gli era accaduto e poté farlo perché miracolosamente aveva avuto la parola. Né si accontentò di descrivere l’Apparizione, ma caldamente esortò i compaesani ad erigere sul posto un Santuario, ciò che avvenne il 14 Maggio 1546. 

La preghiera del rosario

La Lettera Apostolica Il Rosario della Vergine Maria inviata da Giovanni Paolo II il 16 ottobre 2002, a tutto il mondo, fornisce lo spunto per ricordare storie importanti della tradizione associativa. Al n. 7 della lettera, con il titolo Ecco la tua madre! (Gv 19,27) leggiamo:

Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera (il Rosario), la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: “Donna, ecco il tuo figlio!” (Gv 19,26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a queta forma d’orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l’incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l’autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima, i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo e di speranza.

Sappiamo quanta importanza abbiano nel Centro Volontari della Sofferenza i Messaggi di Lourdes e di Fatima e la preghiera del Rosario. Parliamo quindi del Rosario a Lourdes ed a Fatima attraverso l’esperienza di Bernardetta e dei tre pastorelli. I messaggi di Lourdes e di Fatima sono dei pressanti inviti alla preghiera e sappiamo come sia la Grotta sia la “capelinha” siano luoghi di grande preghiera. Sia a Lourdes (1858) sia a Fatima (1916) la Madonna insegna ai veggenti la preghiera del Rosario che vuole si diffonda tra tutti i cristiani. A Lourdes, la Madonna si presenta come Madonna del Rosario e a questo titolo mariano è dedicata la prima Basilica di Lourdes, quella del Rosario. L’invito della Madonna a Bernardetta di recitare il Rosario non vu accolto solo dalla veggente ma anche da tutti quelli che si recavano alla Grotta e pregavano il Rosario assieme a Bernardetta. Rileggiamo il resoconto di Bernardetta su quella prima apparizione, 11 febbraio 1858: “Recatami sulla riva del  fiume Gave, per raccogliere legna sentii un rumore, alzai la testa e guardai la grotta.

Vidi una Signora rivestita di vesti candide. Indossava un abito bianco ed era cinta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro, che era dello stesso colore della corona del Rosario. A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo in un abbaglio. Misi le mani nel grembiule, dove trovai la corona del Rosario. Volli anche farmi il segno della croce sulla fronte ma non riuscii ad alzare la mano che mi cadde. Avendo quella Signora fatto il segno della croce anch’io vi riuscii. Cominciai al tempo stesso a recitare il Rosario, mentre anche la stessa Signora faceva scorrere i grani del suo Rosario, senza tuttavia muovere le labbra. Terminato il Rosario la visione subito scomparve”. Alla terza apparizione la Madonna chiederà a Bernardetta di recarsi da Lei per quindici giorni e sarà all’ultima apparizione che svelerà il Suo nome “Io sono l’Immacolata Concezione”. Nelle prime due, l’unica azione che la Madonna compie è la recita del Rosario, come se volesse farcene comprendere l’importanza (anche se poi Rosario sarà presente in ogni apparizione). A Fatima la Madonna si presenta come Madonna del Rosario quasi a sostenere l’impegno dei Pontefici nel diffondere questa preghiera come antidoto dei guasti che l’emarginazione del Vangelo causava al mondo.

Basti pensare che il solo Leone XIII con nove Lettere encicliche e numerosi scritti chiedeva questa preghiera inserendo nelle Litanie Lauretane l’invocazione “Regina del Santo Rosario”. É domenica il 13 maggio 1917 quando la Madonna appare ai tre pastorelli: Lucia di 10 anni, Giacinta di 7 anni e Francesco di 9. Sono a Cova da Iria ove hanno portato a pascolare il gregge. É mezzogiorno e sospendono i loro giochi per la recita del Rosario. Dicendo solo “Ave Maria” e “Santa Maria” lo terminano ben presto e stanno per riprendere il gioco allorché vi è un lampo. Con meraviglia vedono su un elce, alto circa un metro, una bellissima giovane Signora, avvolta in una luce meravigliosa. Raccomanda ai tre di recitare molte corone se vogliono raggiungere il Paradiso e che avranno molto da soffrire “ma la grazia di Dio vi assisterà e vi sosterrà sempre. Recitate il Rosario tutti i giorni con devozione per ottenere la pace nel mondo.”. Anche nella seconda apparizione, mercoledì 13 giugno, invitando i pastorelli a tornare anche il 13 luglio raccomanda nuovamente di “recitare il Rosario tutti i giorni!”. Il 13 luglio nuovamente: “recitate ogni giorno la corona in onore di Nostra Signora del Rosario. Ditela con l’intenzione di ottenere la fine della guerra. Soltanto l’intercessione della Vergine Santa può ottenere questa grazia”.

Ed avendo Lucia chiesto la guarigione di un ammalato risponde: “L’ammalato non lo guarirò né lo libererò dalla povertà. Reciti piuttosto tutti i giorni la corona con la famiglia; non abbia fretta. Otterranno le grazie desiderate ma bisogna che recitino la corona”. É in questa apparizione che raccomanda di dire, alla fine di ogni decina la preghiera: “O Gesù perdona le nostre colpe ecc.”. Nell’ultima apparizione si presenta “Io sono la Madonna del Rosario!”. Anche durante le apparizioni di Fatima, la Madonna ha con sé il Rosario pure se non lo prega. Neanche i pastorelli, a differenza di Bernardetta, lo pregano durante la visione. Abbiamo già detto, però, che ne raccomanda la recita quotidiana. Indica anche l’intenzione per cui pregare “ottenere la fine della guerra” perché “solo l’intercessione della Madonna può ottenere questa grazia”. I pastorelli comprendono tanto bene l’insegnamento della Vergine Santa che subito dopo la prima apparizione diverrà la loro continua preghiera. La Madonna sia a Lourdes sia a Fatima fornisce alcuni insegnamenti cui faremo bene ad essere attenti anche noi. Nell’apparizione del primo marzo un’amica di Bernadette le presta il suo Rosario perché possa usarlo.

La Madonna pare notare nulla ma, prima di scomparire, domanda a Bernadette  dove avesse il Rosario. La veggente risponde di averlo in tasca. La Madonna insiste “voglio vederlo”. Bernardetta lo tira fuori e lo mostra alla Madonna che le raccomanda: “servitevi di questo Rosario”. Come Bernadette dobbiamo vivere la duplice raccomandazione dell’Immacolata di avere sempre con noi il nostro Rosario e di servircene tanto. A Fatima ogni volta che Lucia chiede alla Madonna qualche grazia che le hanno raccomandato, la risposta è la stessa: “la grazia vi sarà se chi chiede sarà fedele nella preghiera del suo Rosario”. Inoltre sia a Lourdes sia a Fatima i fortunati presenti alle apparizioni si recavano al luogo indicato sempre con il Rosario: “vi è una visione del cielo che chiede di pregare il Rosario”. Davvero il Rosario è un legame forte tra Fatima e Lourdes. Ed è un legame forte tra l’umanità e Dio per mezzo dell’Immacolata: “Catena dolce che ci leghi a Dio!”. Sempre, anche oggi, alla Grotta o alla “capelinha” vi sia un pregare continuo del Rosario. Abbiamo visto che un’intenzione particolare della preghiera del Rosario è “la pace”.

Ecco come Giovanni Paolo II ce ne ricorda l’urgenza:

A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l’urgenza di invocare da Dio il dono della pace. All’inizio di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell’attentato dell’11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti de mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che “è la nostra pace”, avendo fatto “dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia” (Ef 2,14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.

É più che naturale che il Fondatore del Centro Volontari della Sofferenza e dei Silenziosi Operai della Croce, il Servo di Dio monsignor Luigi Novarese, l’avesse come preghiera tanto cara ed importante da fargli scrivere nell’Ancora del marzo 1963: “Il soave e caro insegnamento di Lourdes e di Fatima dona tanto conforto ai nostri cuori. La Vergine Santa si presenta a noi nel Suo materno atteggiamento di mediatrice nostra presso il Suo divin Figlio. É la mamma che prende tra le Sue braccia e fa Suo tuto ciò che vogliamo indirizzare a Dio e, impreziosendolo con le Sue virtù, lo presenta in modo gradito ed accetto all’Eterno Padre”. Mentre la piccola Bernardetta recita la corona, la Madonna fa parallelamente scorrere tra le Sue dita i grani del Santo Rosario, il che vuol dire, fa Sue le preghiere della piccola Bernardetta e le presenta al trono di Dio. A Fatima, la Vergine benedetta incoraggia la nostra pochezza ad andare da Lei, a sforzarci d’imitarLa, a restarLe vicini nella meditazione dei misteri del Santo Rosario e quale premio per la nostra filiale confidenza promette espressamente: “Queste anime saranno predilette da Dio e come fiori saranno collocate da Me dinanzi al Suo trono”. Quante Ave Maria e quanti Rosari abbiano intessuto le giornate di monsignor Novarese a noi non è dato sapere. Certamente un numero enorme. Ce lo sottolinea la bella foto che lo ritrae alla Grotta di Lourdes mentre, con il Rosario in mano accoglie i Sacerdoti ammalati per la concelebrazione. Veramente possiamo affermare, come Lui ha scritto, che “queste anime saranno predilette da Dio”.

a cura di Maria Piccoli

Parole rivolte dalla Vergine a Bernadette Soubirous

Il 18 febbraio, Bernadette tende penna e carta alla signora dicendole: “Vorreste avere la bontà di mettere il vostro nome per scritto?”. Ella risponde: “Non è necessario” – “Volete avere la cortesia di venire qui per quindici giorni?” – “Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro”.

Il 21 febbraio: “Pregherete Dio per i peccatori”

Il 23 o 24 febbraio: “Penitenza, penitenza, penitenza”

Il 25 febbraio: “Andate a bere alla fontana e a lavarvi” – “Andate a mangiare di quell’erba che è là” – “Andate a baciare la terra come penitenza per i peccatori”.

Il 2 marzo: “Andate a dire ai preti di far costruire qui una cappella” – “Che vi si venga in processione”. Durante la quindicina, la Vergine insegnò una preghiera a Bernadette e le disse tre cose che riguardavano solo lei, poi aggiunse con un tono severo: “Vi proibisco di dire ciò a chiunque”.

Il 25 marzo: “Io sono l’Immacolata Concezione”.

Molti sono a conoscenza che la maggior parte delle Apparizioni di Nostra Signora a Bernadette avvennero in tempo di Quaresima, addirittura si può affermare che in quel 1858 fu Maria che predicò la Quaresima nella Parrocchia di Lourdes, tanto da far dire al Parroco, don Peyramale, che pur non potendo affermare la veridicità dei fatti, tuttavia la comunità parrocchiale stava ottenendo frutti spirituali eccellenti e copiosi.

Ma chi era veramente Bernadette dalla Nascita fino a prima della vicenda di Massabielle? Che cosa si può dire di lei? Nacque a Lourdes il 7 gennaio 1844 e venne battezzata il 9, il suo padrino testimoniò che ella pianse per tutta la lunghezza della celebrazione tanto da far esclamare: “Non fa che piangere, sarà cattiva”. Profezia sbagliata, non sarà così. La sua madrina Bernarde Casterot, sorella della madre, di cui Bernadette porta il nome riferisce che la bimba era dolce e graziosa. La zia Bernarde era la sorella maggiore dei Casterot e avrebbe dovuto sposare lei Francois Soubirous, ma questi preferì la sorella minore Luoise, binda e con gli occhi azzurri. Bernardette portò  il diminutivo della sua madrina: la zia Bernarde. Fu proprio questa ad occuparsi, in prevalenza, della piccola figlioccia e fu proprio la zia a riportare questa testimonianza a riguardo di Bernadette: “Sgridata non rispondeva” e aggiunge: “uso il bastone per far filare dritto i miei”. Il silenzio di Bernadette doveva essere un silenzio sofferto, silenzio che continuò quando in casa Soubirous entrò rovina, fame, povertà che li costrinsero ad entrare in quel tugurio, il cachot, la vecchia prigione malsana in disuso, offerta dal cugino Sajous. Si deve propri o a lui questa testimonianza a riguardo dei piccoli fratelli Soubirous: “Mia moglie dava loro spesso del pane di miglio. I piccoli, tuttavia, non chiedevano mai nulla. Sarebbero piuttosto morti”.

Anche Marie Lagues che fu la balia di Bernadette a Bartres e che, a più riprese, la prese come pastorella e servente conferma: “Non si lagnava mai di niente, sempre docile, mai una risposta cattiva”. Bernadette superò il colera che imperversò a Lourdes e che la colpì duramente, ma da quel momento soffrì d’asma e anche il suo stomaco cominciò ad essere malandato eppure la bambina non si lamentò mai del cibo che le veniva dato. A Bartres, presso la sua balia, la condizione di vita era quella di pastorella serva e anche se Marie Lagues aveva assicurato i genitori Soubirous che l’avrebbe mandata a scuola e a catechismo, tuttavia ciò non accadde, perché c’era bisogno di accudire le pecore. Marie Lagues si mise lei a dar lezione a Bernadette, ma con scarso successo per inefficienza pedagogica da parte della balia stessa. In quei momenti, presa da collera, scagliava il libro attraverso la stanza gridando: “Tu non saprai mai niente!”. Nella lunga solitudine dei pascoli di Bartres, Bernadette imparò a recitare il rosario cercando così un’altra compagnia di fronte alla severità della sua blia fino a farle dire: “Quando non si desidera nulla abbiamo sempre quello che  è necessario”.

Bernadette aveva una pietà sobria e ordinaria, per nulla eccezionale; alla sera recitava al alta voce la preghiera come raccontano i Sajous che abitavano sopra il cachot. Durante il mese di Maria le piaceva innalzare altarini nei campi o vicino al suo letto. Anche in Chiesa, alla domenica, non si notava nulla di particolare, in lei non c’era nessuna ostentazione. Zia Bernarde, la madrina, aveva un’osteria e Bernadette talvolta serviva al banco ed era sempre generosa, infatti, a differenza della zia, abbondava nel mettere il vino nelle bottiglie degli avventori  e donava gratuitamente dei sorsi ai clienti. Poiché Bernadette era la primogenita, richiamava i fratellini che si addormentavano mentre pregavano e faceva recitare, tutte le sere, un’Ave Maria alla sorella Toinette prima di addormentarsi dicendo: “Se tu morissi che ne sarebbe di te?”. Possiamo dire che la sua infanzia si conclude con il mese di gennaio 1858 quando decide di tornare a Lurdes da Bartres per fare la prima comunione. A Bartres il Parroco non c’era più, era entrato in monastero. Ritorna a Lourdes perché là ci sono i sacerdoti. Questa povera quotidianità impregnata di una vita cristiana normale, ma seria, è la miglior preparazione all’incontro che ci sarebbe stato in quel luogo oscuro: la Grotta di Massabielle. Di lì a poco quell’antro malfamato sarà rischiarato, per lei, da uno squarcio di luce viva. Luce che rischiara e riscalda tutti noi.

Paolo – un ammalato

A cura di Maria Piccoli

Il volto umano e solidale della città

L’omelia pronunciata dal vescovo Tremolada nella Chiesa di San Francesco dei frati minori conventuali a Brescia dove ogni anno si rinnova lo scambio dei Ceri e delle Rose in occasione della Solennità dell’Immacolata

Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio. Tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura”. Sono le parole con cui Dante introduce l’ultimo canto della Divina Commedia e con le quali si avvia a concludere il suo lungo viaggio verso la visione di Dio. San Bernardo, che Dante incontra nell’ultimo cerchio del Paradiso, si rivolge con queste parole alla Madre di Dio. Al poeta pellegrino e al suo santo protettore è concesso di incontrare la Vergine santa nella manifestazione raggiante della sua bellezza. È lei la stessa nobile signora che alla piccola Bernadette di Lourdes si presenterà come l’Immacolata Concezione, colei che l’angelo Gabriele saluta come la “piena di grazia”.

La grazia è la bellezza gentile, limpida, umile, serena. Una bellezza che tuttavia è potente, anzi vittoriosa e trionfante. Nel disegno di Dio, essa è destinata a custodire e difendere l’umanità dall’attacco mortale del maligno, preservandola dalla corruzione. L’abbiamo ascoltato nelle parole che il Creatore rivolge al serpente antico, seduttore dell’uomo e della donna, primo responsabile, insieme a loro, di quella tremenda catastrofe che fu la colpa originaria: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la sua stirpe e la sua stirpe. Tu le insidierai il calcagno, ma lei ti schiaccerà la testa”. La donna che porterà al suo esito positivo e definitivo questa lotta implacabile tra la vita e la morte, tra la santità e la corruzione è l’Immacolata Concezione, colei che in se stessa non ha conosciuto il male e che ha donato all’umanità il suo Salvatore.

Nella donna vestita di sole, splendente della gloria di Dio, noi contempliamo l’essenza della vera umanità. Guardando a lei comprendiamo cosa siamo chiamati ad essere anche noi “santi e immacolati nell’amore” – come dice san Paolo nel passaggio della Lettera agli Efesini che abbiamo ascoltato. Tendere a realizzare questo disegno di grazia che mira a conferire alla vita del mondo la sua originaria bellezza significa dare compimento al cammino della civiltà e realizzare quello che potremmo chiamare un vero umanesimo.

Umanesimo! Una parola questa che fu molto cara a san Paolo VI, con la quale egli intendeva l’impegno dell’umanità ad essere se stessa, fedele alla sua magnifica vocazione. Il pericolo più grave per l’uomo è infatti quello di perdere la sua identità e la sua dignità, di non essere più umano.

Nella sua riflessione sempre acuta, Paolo VI si sofferma su questo punto a lui tanto caro in particolare nell’Enciclica Populorum Progressio, una delle perle del suo magistero. Qui egli concentra il suo pensiero intorno a due aggettivi e dice che l’umanesimo – visto con gli occhi del cristiano – deve essere integrale e solidale.

Con l’aggettivo integrale Paolo VI intendeva alludere all’uomo nella sua soggettività armonica e complessa; con l’aggettivo solidale si riferiva invece all’umanità nella sua dimensione sociale.

L’umanesimo integrale guarda all’uomo in tutte le sue dimensioni, compresa quella spirituale o trascendente. Non esiste infatti l’uomo a una dimensione, quella semplicemente orizzontale. L’uomo non guarda solo intorno a sé: sa guardare anche dentro di sé e sopra di sé. Scrive Paolo VI nella Populorum Progressio: “Avere di più, per i popoli come per le persone, non è dunque lo scopo ultimo … La ricerca esclusiva dell’avere diventa un ostacolo alla crescita dell’essere e si oppone alla sua vera grandezza: per le nazioni come per le persone, l’avarizia è la forma più evidente del sottosviluppo morale”.

Umanesimo solidale significa, invece, impegno a vivere con verità la dimensione sociale dell’umano e a farlo secondo l’intenzione di Dio. Da qui la lotta contro la fame, la ricerca costante dell’equità delle relazioni commerciali, il superamento di ogni nazionalismo e la contestazione di ogni razzismo. Il fine ultimo è una convivenza sociale che acquisti i tratti suggestivi della carità universale, i cui elementi costitutivi sono l’accoglienza reciproca, il reciproco rispetto e sostegno, la condivisione di valori irrinunciabili, l’esercizio costante del dialogo costruttivo, ma anche il perdono e la riconciliazione.

70mo anniversario di suor Maria Pia

Non è facile racchiudere in poche righe i 70 anni di vita consacrata di sr Maria Pia, vissuti con intensità, con leggerezza di spirito da sembrare un soffio. Durante questi anni il sorriso aperto, lo sguardo pieno di Dio, hanno contaminato tutte le persone che l’hanno conosciuta, offrendo speranza e donando sempre una ventata di ottimismo.

Incontrare suor Maria Pia significa ricevere gioia perché la sua vita centrata in Dio la rende disponibile a tutti, e non le mancano mai le parole per esprimere la bellezza e la grandezza della sua vita offerta a Dio! 

Durante questi anni ha saputo spezzarsi come pane buono e fresco in mille modi diversi: è stata un’ottima insegnate per tanti anni dove severità e dolcezza si equilibravano perfettamente nell’educare e nel trasmettere nozioni non solo scolastiche ma anche per la vita. Oggi i suoi alunni, quasi tutti a Livorno dove per la maggior parte della sua vita si è donata nell’insegnamento , portano nel cuore il ricordo di questa maestra che li amava e li rimproverava con la stessa tenerezza e dolcezza.

Quando ormai poteva pensare di …”riposarsi” eccola, timorosa ma sempre sorridente ed entusiasta, pronta a partire per l’Africa. In quella terra non erano le parole a rendere testimonianza, ma il suo sorriso che entrava nei cuori di tutti. Lì, in Cameroon, sr Maria Pia accoglieva coloro che bussavano alla porta, attenta perché ognuno potesse ritornare non solo con ciò che cercava, ma con una parola e un sorriso che li aiutasse a vivere la loro sofferenza o la loro fatica con maggior coraggio e fede.

Ed eccola, rimettersi in gioco in questa piccola comunità pastorale di Leno;  consapevole che non poteva “competere” con le suore giovani nella catechesi o pastorale giovanile, lei trova spazio e modalità diverse per entrare silenziosamente nel cuore di tutti: vive la catechesi della strada! Chiunque incontra, riceve una parola buona, un sorriso o uno sguardo dolce di benevolenza o di rimprovero ….

Questi 70 anni di vita consacrata sono un dono immenso e una grande testimonianza per la Chiesa e per la nostra Congregazione che da sempre la ama e la stima ! Con la sua vita e la sua donazione ci ha aiutate ad essere all’interno della Chiesa strumento di umanizzazione per la società di ogni tempo e segno di comunione.  L’entusiasmo e la giovinezza di spirito di sr Maria Pia testimoniano che una vita povera, casta e obbediente realizza totalmente la persona umana e la proietta verso l’eternità.

Grazie suor Maria Pia per ciò che sei,  per ognuno di questi anni  pieni di freschezza, che hai saputo valorizzare e rendere unici.

Suor Enrica Giovannini

Sia per noi il segno del sorriso di Dio

Carissima suor Maria Pia,

è con vera commozione e grande gioia che le rivolgo, insieme con gli altri sacerdoti uniti a tutte tre le nostre comunità, gli auguri più sentiti e le congratulazioni più sincere per una così alta meta raggiunta: settant’anni di vita consacrata mediante la professione dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, nell’Istituto delle Suore Maestre Pie Venerini.

Lei mi dirà che è grazia e dono dell’amore di Dio, ed è vero! E’ Lui, infatti, la sorgente di ogni dono perfetto e noi vogliamo ringraziarlo insieme con Lei e ammirare estasiati le meraviglie che ha fatto in Lei e attraverso di Lei.

Ma è anche vero che senza la corrispondenza alla grazia e ai doni del Signore da parte del chiamato l’opera di Dio rimane sospesa e non arriva a compimento. Dunque, cara suor Maria Pia, grazie anche a Lei per aver saputo corrispondere con fedeltà perseverante alla chiamata del Signore, ovunque l’abbia portata.

Grazie per la sua giovinezza spirituale, la sua gioia, il suo sorriso, la sua dolcezza, la sua pronta e appropriata  parola per ogni persona incontrata: il bimbo, la mamma, il giovane, il politico, l’operaio; per ognuno ha sempre una parola densa di speranza e di incoraggiamento. Grazie per la sua capacità di guardare innanzitutto al bene, di meravigliarsi, di consigliare, di rinnovarsi nella mente e nel cuore, di apprezzare il nuovo che le si presenta. Grazie per le sue premure nei confronti di ogni persona,  per l’attenzione e l’amore riservato a noi sacerdoti. Grazie per la sua bella testimonianza di fede, di preghiera, di amore alla sua vocazione, vissuta come autentico servizio al Regno di Dio. Grazie per l’amore nei confronti delle nostre comunità di Leno, Milzanello e Porzano. Grazie perché, dandosi tutta al Signore nella consacrazione, non ha mai dimenticato e ha continuato ad amare con vera intensità chi l’ha iniziata alla vita cristiana: babbo, mamma, fratelli e sorelle, la sua comunità cristiana di origine e i suoi sacerdoti.

Grazie per la stima che ha per ogni persona, a cominciare dalle sorelle del suo Istituto e per tutte quelle che le sono vicine o che incontra occasionalmente. 

Grazie per la sua presenza in mezzo a noi: non c’importa ciò che è in grado di “fare”, continui ad “essere” quella suor Maria Pia che noi conosciamo; stia in mezzo a noi e continui a sorriderci e ad amarci per essere segno del sorriso e dell’amore di Dio per ciascuno e per tutti noi.

La abbracciamo Con profondo affetto e stima.

Monsignore con don Alberto, don Davide, don Renato, don Ciro, don Riccardo
e le tre comunità di Leno, Milzanello e Porzano

Gloria di Dio è l’uomo vivente

Dedichiamo questa pagina ai 70 anni di professione religiosa di suor Maria Pia

Gloria! Che cosa è la gloria? Un nome, una parola, una preghiera? Me lo son chiesto in questo mio settantesimo anniversario di professione religiosa.

La luce, lo splendore, il cielo stellato, il mare sconfinato, l’universo intero con le sue meraviglie… tutto ciò è bellezza, ma la gloria ha una dimensione infinita: come, dove trovarla?

Le tue opere, Signore, proclamano lo splendore della tua gloria

Il salmo 144, parola di Dio, da la risposta. In questo salmo “gloria di Dio è l’uomo vivente”. Dio ha profuso tutto se stesso in questa sua creatura, che è l’uomo: intelligenza, bellezza, bontà, amore, libertà.

Il Figlio di Dio, venuto sulla terra, si è fatto UOMO. Da qui l’uomo è il riflesso di Dio.

Ciascuno di noi è piccolezza immensa: da qui la gioia. Io ne sono contenta e orgogliosa. Lunga esistenza, tutta dono del Signore! In più la mia totale appartenenza a Lui nella mia consacrazione al suo amore, prima nel battesimo e poi nella mia professione religiosa.

Settant’anni: dono ricevuto e offerto. “O Dio, mio Re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre”. “Canti la mia bocca la lode del Signore… la splendida gloria del suo Regno”.

Suor Maria Pia Paradisi