La preghiera del rosario

La Lettera Apostolica Il Rosario della Vergine Maria inviata da Giovanni Paolo II il 16 ottobre 2002, a tutto il mondo, fornisce lo spunto per ricordare storie importanti della tradizione associativa. Al n. 7 della lettera, con il titolo Ecco la tua madre! (Gv 19,27) leggiamo:

Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera (il Rosario), la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: “Donna, ecco il tuo figlio!” (Gv 19,26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a queta forma d’orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l’incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l’autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima, i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo e di speranza.

Sappiamo quanta importanza abbiano nel Centro Volontari della Sofferenza i Messaggi di Lourdes e di Fatima e la preghiera del Rosario. Parliamo quindi del Rosario a Lourdes ed a Fatima attraverso l’esperienza di Bernardetta e dei tre pastorelli. I messaggi di Lourdes e di Fatima sono dei pressanti inviti alla preghiera e sappiamo come sia la Grotta sia la “capelinha” siano luoghi di grande preghiera. Sia a Lourdes (1858) sia a Fatima (1916) la Madonna insegna ai veggenti la preghiera del Rosario che vuole si diffonda tra tutti i cristiani. A Lourdes, la Madonna si presenta come Madonna del Rosario e a questo titolo mariano è dedicata la prima Basilica di Lourdes, quella del Rosario. L’invito della Madonna a Bernardetta di recitare il Rosario non vu accolto solo dalla veggente ma anche da tutti quelli che si recavano alla Grotta e pregavano il Rosario assieme a Bernardetta. Rileggiamo il resoconto di Bernardetta su quella prima apparizione, 11 febbraio 1858: “Recatami sulla riva del  fiume Gave, per raccogliere legna sentii un rumore, alzai la testa e guardai la grotta.

Vidi una Signora rivestita di vesti candide. Indossava un abito bianco ed era cinta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro, che era dello stesso colore della corona del Rosario. A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo in un abbaglio. Misi le mani nel grembiule, dove trovai la corona del Rosario. Volli anche farmi il segno della croce sulla fronte ma non riuscii ad alzare la mano che mi cadde. Avendo quella Signora fatto il segno della croce anch’io vi riuscii. Cominciai al tempo stesso a recitare il Rosario, mentre anche la stessa Signora faceva scorrere i grani del suo Rosario, senza tuttavia muovere le labbra. Terminato il Rosario la visione subito scomparve”. Alla terza apparizione la Madonna chiederà a Bernardetta di recarsi da Lei per quindici giorni e sarà all’ultima apparizione che svelerà il Suo nome “Io sono l’Immacolata Concezione”. Nelle prime due, l’unica azione che la Madonna compie è la recita del Rosario, come se volesse farcene comprendere l’importanza (anche se poi Rosario sarà presente in ogni apparizione). A Fatima la Madonna si presenta come Madonna del Rosario quasi a sostenere l’impegno dei Pontefici nel diffondere questa preghiera come antidoto dei guasti che l’emarginazione del Vangelo causava al mondo.

Basti pensare che il solo Leone XIII con nove Lettere encicliche e numerosi scritti chiedeva questa preghiera inserendo nelle Litanie Lauretane l’invocazione “Regina del Santo Rosario”. É domenica il 13 maggio 1917 quando la Madonna appare ai tre pastorelli: Lucia di 10 anni, Giacinta di 7 anni e Francesco di 9. Sono a Cova da Iria ove hanno portato a pascolare il gregge. É mezzogiorno e sospendono i loro giochi per la recita del Rosario. Dicendo solo “Ave Maria” e “Santa Maria” lo terminano ben presto e stanno per riprendere il gioco allorché vi è un lampo. Con meraviglia vedono su un elce, alto circa un metro, una bellissima giovane Signora, avvolta in una luce meravigliosa. Raccomanda ai tre di recitare molte corone se vogliono raggiungere il Paradiso e che avranno molto da soffrire “ma la grazia di Dio vi assisterà e vi sosterrà sempre. Recitate il Rosario tutti i giorni con devozione per ottenere la pace nel mondo.”. Anche nella seconda apparizione, mercoledì 13 giugno, invitando i pastorelli a tornare anche il 13 luglio raccomanda nuovamente di “recitare il Rosario tutti i giorni!”. Il 13 luglio nuovamente: “recitate ogni giorno la corona in onore di Nostra Signora del Rosario. Ditela con l’intenzione di ottenere la fine della guerra. Soltanto l’intercessione della Vergine Santa può ottenere questa grazia”.

Ed avendo Lucia chiesto la guarigione di un ammalato risponde: “L’ammalato non lo guarirò né lo libererò dalla povertà. Reciti piuttosto tutti i giorni la corona con la famiglia; non abbia fretta. Otterranno le grazie desiderate ma bisogna che recitino la corona”. É in questa apparizione che raccomanda di dire, alla fine di ogni decina la preghiera: “O Gesù perdona le nostre colpe ecc.”. Nell’ultima apparizione si presenta “Io sono la Madonna del Rosario!”. Anche durante le apparizioni di Fatima, la Madonna ha con sé il Rosario pure se non lo prega. Neanche i pastorelli, a differenza di Bernardetta, lo pregano durante la visione. Abbiamo già detto, però, che ne raccomanda la recita quotidiana. Indica anche l’intenzione per cui pregare “ottenere la fine della guerra” perché “solo l’intercessione della Madonna può ottenere questa grazia”. I pastorelli comprendono tanto bene l’insegnamento della Vergine Santa che subito dopo la prima apparizione diverrà la loro continua preghiera. La Madonna sia a Lourdes sia a Fatima fornisce alcuni insegnamenti cui faremo bene ad essere attenti anche noi. Nell’apparizione del primo marzo un’amica di Bernadette le presta il suo Rosario perché possa usarlo.

La Madonna pare notare nulla ma, prima di scomparire, domanda a Bernadette  dove avesse il Rosario. La veggente risponde di averlo in tasca. La Madonna insiste “voglio vederlo”. Bernardetta lo tira fuori e lo mostra alla Madonna che le raccomanda: “servitevi di questo Rosario”. Come Bernadette dobbiamo vivere la duplice raccomandazione dell’Immacolata di avere sempre con noi il nostro Rosario e di servircene tanto. A Fatima ogni volta che Lucia chiede alla Madonna qualche grazia che le hanno raccomandato, la risposta è la stessa: “la grazia vi sarà se chi chiede sarà fedele nella preghiera del suo Rosario”. Inoltre sia a Lourdes sia a Fatima i fortunati presenti alle apparizioni si recavano al luogo indicato sempre con il Rosario: “vi è una visione del cielo che chiede di pregare il Rosario”. Davvero il Rosario è un legame forte tra Fatima e Lourdes. Ed è un legame forte tra l’umanità e Dio per mezzo dell’Immacolata: “Catena dolce che ci leghi a Dio!”. Sempre, anche oggi, alla Grotta o alla “capelinha” vi sia un pregare continuo del Rosario. Abbiamo visto che un’intenzione particolare della preghiera del Rosario è “la pace”.

Ecco come Giovanni Paolo II ce ne ricorda l’urgenza:

A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l’urgenza di invocare da Dio il dono della pace. All’inizio di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell’attentato dell’11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti de mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che “è la nostra pace”, avendo fatto “dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia” (Ef 2,14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.

É più che naturale che il Fondatore del Centro Volontari della Sofferenza e dei Silenziosi Operai della Croce, il Servo di Dio monsignor Luigi Novarese, l’avesse come preghiera tanto cara ed importante da fargli scrivere nell’Ancora del marzo 1963: “Il soave e caro insegnamento di Lourdes e di Fatima dona tanto conforto ai nostri cuori. La Vergine Santa si presenta a noi nel Suo materno atteggiamento di mediatrice nostra presso il Suo divin Figlio. É la mamma che prende tra le Sue braccia e fa Suo tuto ciò che vogliamo indirizzare a Dio e, impreziosendolo con le Sue virtù, lo presenta in modo gradito ed accetto all’Eterno Padre”. Mentre la piccola Bernardetta recita la corona, la Madonna fa parallelamente scorrere tra le Sue dita i grani del Santo Rosario, il che vuol dire, fa Sue le preghiere della piccola Bernardetta e le presenta al trono di Dio. A Fatima, la Vergine benedetta incoraggia la nostra pochezza ad andare da Lei, a sforzarci d’imitarLa, a restarLe vicini nella meditazione dei misteri del Santo Rosario e quale premio per la nostra filiale confidenza promette espressamente: “Queste anime saranno predilette da Dio e come fiori saranno collocate da Me dinanzi al Suo trono”. Quante Ave Maria e quanti Rosari abbiano intessuto le giornate di monsignor Novarese a noi non è dato sapere. Certamente un numero enorme. Ce lo sottolinea la bella foto che lo ritrae alla Grotta di Lourdes mentre, con il Rosario in mano accoglie i Sacerdoti ammalati per la concelebrazione. Veramente possiamo affermare, come Lui ha scritto, che “queste anime saranno predilette da Dio”.

a cura di Maria Piccoli

Visita al santuario della Madonna di Lourdes di Chiampo (VI)

Il giorno 21 Maggio u.s., la Zona San Giuseppe, ha effettuato una gita presso il Santuario della Pieve di Chiampo (VI), dove è rappresentata la grotta di Lourdes. Lo scopo dell’iniziativa, molto partecipata da parte di appartenenti e non della zona, era quello di abbinare un momento di aggregazione degli abitanti della Zona, al pellegrinaggio verso un Santuario durante il mese mariano. Giunti sul luogo sacro, tutto il gruppo è stato accolto da Frate Damiano, i quale ha spiegato, l’intero e suggestivo percorso della Via Crucis, illustrando magnificamente le varie stazioni.

Pellegrinaggio a Chiamo - maggio 2016

Alla fine del tragitto, tutti i partecipanti hanno assistito alla celebrazione della Santa Messa nella nuova Chiesa del Santuario. Incantevoli sono state le visite al Sepolcro ed al Museo. Così come aggregante è stata la recita del santo Rosario davanti alla statua della Madonna nei pressi della grotta, al quale si sono aggregati anche altri gruppi di pellegrini presenti in quel momento. Alla fine del Rosario, tutti i partecipanti si sono riuniti in un luogo per condividere una merenda e passare alcuni momenti di pura aggregazione grazie anche alla splendida giornata di sole. Felici e contenti si è tornati a casa consapevoli che della necessità di a darsi alla Madonna in ogni momento della giornata.

Il rappresentante della zona
Michele De Cunzolo

Da Zola a Internet: l’eterno duello su Lourdes

Accuse, documenti e liti per negare o sostenere i miracoli

Su Internet sembra essersi riaccesa quella «guerra di Lourdes» che, nell’Ottocento, riempì gazzette e pamphlets. Il film che Jessica Hausner ha dedicato al maggior santuario mariano del mondo, ha risvegliato la sfida tra credenti e increduli. In blog e forum, alla convinzione dei primi si oppongono i dubbi e le negazioni degli altri, soprattutto quanto ad attendibilità delle guarigioni dichiarate «prodigiose».

Ma alcuni la mettono sul piano storico, riesumando magari vecchie leggende, più volte sfatate a suon di documenti ma che ora ritornano. In quel regno del «secondo me» che è Internet, Lourdes è una provocazione ghiotta, con un intrecciarsi impressionante di pareri opposti, spesso tanto più appassionati quanto più disinformati, sia per chi difende il sì che per chi sta per il no. Proprio per questo può essere interessante anche oggi vedere come abbiano reagito davanti alla Grotta i tre che, nella Francia dell’ epoca, simboleggiavano la «nuova cultura» in polemica con «la superstizione clericale»: Auguste Voisin, Emile Zola, Ernest Renan.

Cominciamo da Auguste Voisin, il più celebre psichiatra che, all’ università di Parigi, così insegnava: «Bernadette Soubirous è una demente allucinata che i preti, dopo averla utilizzata, hanno rinchiuso in un remoto monastero». Il vescovo di Nevers indirizzava al professore una lettera aperta, pubblicata dai giornali, dove si precisava che la giovane si trovava nella sua città nel convento delle Suore della Carità avendolo liberamente scelto, dopo ben otto anni di riflessione, ed era libera di andarsene in qualunque momento. Inoltre, invitava Voisin a venire, a spese della diocesi, a visitare come e quanto volesse la religiosa, per constatarne la perfetta salute nervosa e mentale . Ma dal docente della Sorbona, malgrado i solleciti, non giunse mai alcuna risposta. Ecco ora Emile Zola, il maestro del naturalismo ateo. Deciso a smascherare «l’ impostura dei preti», nell’ agosto del 1892 si imbarcò sul treno dei malati del Pellegrinaggio Nazionale. Stette a Lourdes una decina di giorni, ma passò solo due ore al Bureau medico. Eppure, cosa straordinaria , in quel tempo brevissimo si presentarono due donne sanate in modo spettacolare. Per prima Marie Lemarchand , 30 anni, il volto orribilmente devastato da lupus tubercolotico, i polmoni distrutti, il respiro affannoso. Fu portata al Bureau da un medico belga sconvolto: l’ aveva vista prima e dopo l’ immersione e aveva constatato la sparizione istantanea delle piaghe. Gli esami proveranno che erano scomparsi anche i bacilli delle tisi. In effetti, già data per moribonda, vivrà ancora 40 anni e avrà cinque figli. Zola, che l’ aveva vista anch’ egli prima e dopo, scrisse nel romanzo che vi era stato solo un lieve miglioramento, presto sparito, dovuto «allo choc da pellegrinaggio».

Ma se la Lemarchand si limitò a sorridere delle deformazioni dello scrittore e a pregare per lui la Vergine di Lourdes, non così la popolana Marie Lebrauchu, che si offerse come parte lesa nel processo per diffamazione contro Zola che molti chiedevano a gran voce . In effetti, le testimonianze sono unanimi: sul marciapiede della stazione di Parigi, lo scrittore l’ aveva osservata sulla barella e aveva esclamato: ». Il fatto è che «la Grivotte», come la chiamò nel suo romanzo, guarì davvero e fu portata essa pure al Bureau in quelle due ore in cui vi era Zola. Ridotta a 30 chili, tisica all’ ultimo stadio, coperta di piaghe purulenti, quando fu immersa nell’ acqua fu scossa una brivido impressionante, allontanò con forza le infermiere che la sostenevano e andò, sulle sue gambe , fino alla Grotta. Quando Zola la vide guarita , tutti osservarono che, divenuto pallido, barcollò. Ciò non gli impedirà di parlare, anche qui, di una assurda «guarigione nervosa», seguita poi da una ricaduta e dalla morte al ritorno a Parigi. E invece, la vera Grivotte visse ancora 30 anni, si sposò ella pure, ebbe due figli e divenne inserviente al grande magazzino Au bon marché. Imbarazzato dalle lettere ai giornali della miracolata, che non sopportava la mistificazione, Zola andò a trovarla nella sua soffitta e le propose di pagarla bene se accettava di trasferirsi nel Belgio, smettendola con le denunce pubbliche. In quel momento, tornò il marito, solido operaio, che buttò il romanziere giù per le scale, gridando: «Va al diavolo , falso scribacchino!». I giornali riferirono la clamorosa scenata.

Infine, il terzo testimone, Ernest Renan, l’ ex-seminarista che – con la sua Vie de Jésus, uno dei maggiori best seller dell’ Ottocento – si propose egli pure si smascherare la credulità cristiana. Anche per lui, Lourdes costituiva un imbarazzante problema e, per cercare di rimuoverlo ricorse, pure stavolta, al denaro. In effetti, un suo intermediario (gli archivi ne hanno conservato il nome) offrì ben 40.000 franchi a Dominique Jacomet. Costui era il commissario di polizia a Lourdes al tempo delle apparizioni e, attiratosi il malcontento popolare, era stato trasferito. Aveva dunque del rancore e Renan, saputolo, gli propose la grossa somma se lo avesse aiutato a scrivere un pamphlet contro quanto era avvenuto e avveniva sotto i Pirenei. Ma Jacomet era cattolico, Renan per i cattolici era una sorta di «anticristo» e i 40.000 franchi furono rifiutati. Insomma, non è deformazione apologetica, è una dato oggettivo: il match tra fedeli e intellettuali increduli, si chiuse, almeno nella Francia dell’ Ottocento, con un secco 3 a 0 per i credenti .

Messori Vittorio

Gli ammalati di Leno per la “casa di Re”

L’accorato appello di Mons. Luigi Novarese per la «Casa Cuore Immacolato di Maria» di Re, oberata da impegni finanziari che ipotecano seriamente la sua altissima funzione per il futuro, ha trovato pronta risposta tra i «Volontari della sofferenza» di Leno. Tutti hanno sentito nell’appello di Mons. Novarese l’eco della voce della Madonna di Lourdes.
Hanno voluto che questa casa di conforto e di approdo per tanti sofferenti nel corpo e nello spirito sopravviva a questa prova e continui la sua confortatrice missione. È commovente constatare come tanti ammalati, bisognosi di tutto, abbiano voluto contribuire con le proprie offerte alla sottoscrizione che ha fruttato la somma notevole di L. 210.000.
Da queste colonne si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito ad un’opera cristiana ed altrettanto sociale. Gli offerenti ignoti agli uomini sono scritti nel libro della vita e la Madonna di Lourdes, sotto la cui protezione la casa di Re è sorta, non mancherà di benedirli e di assisterli con il suo materno amore.

Ai nostri cari ammalati “Volontari della sofferenza”

Nel precedente numero abbiamo pubblicato il discorso che il S. Padre ha recentemente indirizzato ai «Volontari della sofferenza».

Con il presente numero iniziamo la pubblicazione di un documento nel quale si illustreranno a puntate, le finalità del movimento tanto caro al cuore del S. Padre.
Cari ammalati, i vostri sacerdoti, fanno molto affidamento sulla vostra preziosa collaborazione e confidano che vorrete porre a disposizione della Misericordia Divina il «talento» della vostra sofferenza come moneta preziosa per il riscatto di tante anime della nostra parrocchia nell’occasione dell’imminente S. Missione.

CHI SONO I «VOLONTARI DELLA SOFFERENZA» 

Sono tutti gli ammalati e sofferenti, che, accogliendo docilmente l’invito alla preghiera e alla penitenza rivolto dalla Madonna a Lourdes e a Fatima, si riuniscono in una grande famiglia e si impegnano a vivere in grazia di Dio e ad offrire volontariamente al Signore, per mezzo di Maria, tutto il loro penare, lungo o breve che sia:

  1. Per espiare e riparare le tante offese recate al Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria;
  2. per ottenere la conversione dei peccatori e impedire che tante anime vadano all’inferno;
  3. Per sostenere, con il loro aiuto spirituale, le intenzioni del Papa e il sacro ministero dei Sacerdoti.

«PREGHIERA E PENITENZA»: MESSAGGIO DI LOURDES E DI FATIMA 

Lourdes e Fatima: due nomi e due realtà che hanno acceso, nella notte paurosa del nostro tormentato tempo, una vivida luce di speranza, per la salvezza delle anime e del mondo!
Lourdes e Fatima sono un messaggio di salvezza, che ripete, e rinnova il Messaggio del Divino Salvatore, per bocca di Colei che è la Madre della Misericordia e vive per la vita e la salvezza dei Suoi figli.
Pio XII: «…A Lourdes, la Beata Vergine Maria viene a Bernardetta, ne fa la propria confidente, la collaboratrice, lo strumento della Sua materna tenerezza e della misericordiosa onnipotenza del Suo Figlio, per restaurare il mondo in Cristo, mediante un nuovo e incomparabile effondersi della Redenzione».

Card. Giuseppe Siri: «…A Fatima la Vergine è venuta, accompagnata da straordinarie manifestazioni per portare un messaggio d’invito alla preghiera e alla penitenza, per inserirsi esplicitamente e prendere posizione nella storia del nostro secolo. Ha predetto la fine della prima guerra e squarciato il futuro sulle prove che sarebbero sopravvenute, ha indicato la via e le condizioni della salvezza. Fatima è un avvertimento, una proporzione di condizioni per la pace del mondo e la salvezza delle anime, una indicazione di alternativa, una infinita speranza».

Alla preghiera e alla penitenza sono legate la salvezza delle anime e le sorti del mondo! Nel messaggio della Madonna a Fatima, c’è un’affermazione che basterebbe da sola a orientare una vita: «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate che molte, molte anime vanno all’inferno, perché non vi è chi preghi e si sacrifichi per esse».

Per spiegare la natura dei sacrifici richiesti, la Madonna aggiunse: «Volete offrirvi al Signore, pronti a fare sacrifici, ad accettare tutte le pene che Egli vorrà mandarvi, in riparazione di tanti peccati con cui si offende la Divina Maestà, per ottenere la conversione dei peccati, e in ammenda onorevole delle bestemmie e di tutte le offese fatte al Cuore Immacolato di Maria?»
La Vergine è scesa dal Cielo per chiedere: si è rivolta a tutti i Suoi figli, alla loro fede, alla loro generosità. Il Suo Cuore Immacolato vuol essere via e rifugio di salvezza, e cerca ausiliari alla Sua ansia di condurre tutti i cuori della Terra a Dio, perché tutte le anime si salvino e al mondo siano risparmiate le tremende sciagure che lo minacciano.

LA RISPOSTA DEI «VOLONTARI DELLA SOFFERENZA»

«I Volontari della Sofferenza» vogliono rispondere, umilmente e con generosità, all’appello della Madre della Misericordia, mettendo a Sua totale disposizione il «talento» della propria sofferenza la più salutare e meritoria penitenza imposta da Dio all’uomo come moneta preziosa per il riscatto delle anime. Essi, infatti, non dimenticano che la redenzione dell’umanità è avvenuta nel dolore, quello di Gesù, e che la Passione redentrice del Salvatore Divino ha da continuare nelle membra del Suo Corpo Mistico, a beneficio di tutti i fratelli.

La fraterna unione, poi, che si stabilisce tra i «Volontari» conferisce alla loro preghiera e alla offerta quotidiana del loro dolore una nuova, particolare potenza d’intercessione, come assicurano le parole di Gesù: «Quando due o più persone saranno riunite nel mio nome, lo sarò in mezzo a loro» (Mt. 18, 20).

(continua)