Indicazione diocesana sulle aperture parziali dell’oratorio

Riportiamo di seguito un estratto dell’indicazione diocesana sulle aperture parziali dell’oratorio sulla scorta del Comunicato dei Vescovi Lombardi

  • Sono possibili le riunioni e gli incontri nei locali parrocchiali e negli oratori secondo le indicazioni del Protocollo Generale e le sue integrazioni (qui sotto raccolte in estrema sintesi).

    La partecipazione non è possibile per chi è in quarantena o in isolamento domiciliare e per coloro che hanno temperatura corporea superiore ai 37,5°C o altri sintomi influenzali. Si privilegino luoghi all’aperto oppure luoghi chiusi adeguatamente ampi.

    All’interno è necessario rispettare la distanza di almeno un metro, tutti i partecipanti abbiano sempre la mascherina, si igienizzino le mani all’ingresso e si mantengano le distanze di sicurezza all’ingresso e all’uscita.

    Fino a nuove indicazioni sono da escludere feste, buffet, pranzi e cene, attività di tipo strettamente aggregativo. Come da indicazioni di legge non sarà possibile prevedere attività organizzate per minori di 14 anni prima del 15 giugno p.v.

  • Possono essere concessi spazi per riunioni di gruppi e associazioni con le stesse attenzioni espresse nel Protocollo Generale e richiedendo l’assunzione di responsabilità da parte di chi convoca la riunione con il documento predisposto.
  • Restano chiusi i cortili, le aree giochi, gli impianti sportivi, i bar e qualunque struttura simile in qualunque modo denominata.

Coronavirus: Regione Lombardia predispone ordinanza con disposizioni valide per tutto il territorio lombardo

Regione Lombardia, in relazione all’evolversi della diffusione del Coronavirus, sta predisponendo una Ordinanza, firmata dal presidente Attilio Fontana di concerto con il ministro della salute Roberto Speranza, valida per tutto il territorio lombardo. Il documento, non appena emanato, sarà trasmesso a tutti i Prefetti delle Province lombarde per la tempestiva comunicazione ai sindaci. L’ordinanza sarà efficace fino a un nuovo provvedimento.

Tra i provvedimenti previsti sono contemplati:

  1. la sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico;
  2. sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per gli anziani ad esclusione degli specializzandi e tirocinanti delle professioni sanitarie, salvo le attività formative svolte a distanza;
  3. sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura;

L’ordinanza, i cui contenuti puntuali saranno resi noti nelle prossime ore, sarà soggetta a modifiche al seguito dell’evolversi dello scenario epidemiologico.

Raccomandiamo a tutti i cittadini di rispettare le misure igieniche per le malattie a diffusione respiratoria quali:

  1. lavarsi spesso le mani con soluzioni idroalcoliche,
  2. evitare i contatti ravvicinati con le persone che soffrono di infezioni respiratorie,
  3. non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani,
  4. coprirsi naso e bocca se si starnutisce o tossisce,
  5. non prendere antivirali o antibiotici se non prescritti,
  6. contattare il numero verde regionale solo per la zona di Codogno interessati dall’ordinanza 800.89.45.45 o il 112 se hai febbre o tosse o sei tornato dalla Cina da meno di 14 giorni.

Montecastello: l’invocazione dei Vescovi

Al termine della settimana di esercizi spirirtuali vissuti a Tignale e guidati da mons. Luciano Monari, dai presuli delle diocesi lombarde la benedizione e l’invocazione per “il futuro della nostra società”.

La scorsa settimana i Vescovi delle diocesi lombarde si sono ritrovati all’Eremo di Monte Castello per gli esercizi spirituali guidati da Mons Luciano Monari, vescovo emerito di Brescia.Nei giorni trascorsi nell’oasi di spiritualità che dall’alto domina tutto il lago di Garda hanno voluto pregare per tutte le genti delle diocesi loro assegnate dal Papa.

Insieme hanno anche condiviso il desiderio di una benedizione che potesse giungere a tutte le Chiese di Lombardia. “Dal silenzio e dalla preghiera, dalla parola e dalla riflessione in sostanza che cosa abbiamo da dirvi? Ecco una cosa sola, una sola parola: benedizione!” si legge in un messaggio ai fedeli lombardi diffuso al termine degli esercizi spirituali.

“Lasciatevi riconciliare con Dio e siate benedetti – hanno detto i Vescovi – A volte abbiamo l’impressione che, mentre nelle nostre terre non si riesca a immaginare una società senza Chiesa, sia invece diffusa una mentalità che pensa la vita senza Dio. Si può fare a meno di Dio e il vangelo del Regno è sentito come anacronistico e si pensa che altre siano le cose che contano. Ma l’esito dell’estraniazione dal Padre è che il mondo sembra diventato una gran macchina, potente e stupefacente, ma che non sa dove andare e non è attesa da nessuna parte. Ne conseguono disperazione e smarrimento”. E così dall’Eremo di Montecastello hanno esteso la loro benedizione e hanno invocato per tutti la grazia “di riconoscere l’intenzione di Dio di salvare, di rendere ogni uomo e ogni donna partecipe della sua vita, della sua gioia, di introdurre ciascuno nella condizione di figlio nel Figlio Gesù. Questo è tutto il significato del mondo e della vita; questa è la sorgente di ogni benedizione”.

E alla benedizione hanno fatto seguire anche un’invocazione “per il futuro della nostra civiltà”.

Questo il testo integrale dell’invocazione: “1. La classe dirigente smarrita.Quando i capi del popolo, quando la classe dirigente è smarrita, tutta la città è in pericolo. Quando i capi non sanno che cosa fare, i sudditi si disperano, esigono decisioni e contestano le decisioni prese, segnalano pericolo e pretendono soluzioni, lamentano inadempienze, ma in verità nessuno ha una soluzione, nessuna proposta incontra consenso sufficiente. La città, o il paese, o la comunità è tutta in pericolo.

Quando la classe dirigente non sa indicare una direzione, il popolo si disperde in tutte le direzioni, si frantuma in interessi contrastanti, si logora in contenziosi interminabili e in contrapposizioni irrimediabili.

Quando la classe dirigente/i capi non sanno come contrastare il nemico che assedia la città con un esercito troppo forte e una arroganza troppo spaventosa, i cittadini si dispongono alla resa, si adeguano alla schiavitù, pur di aver salva la vita, si preparano a rinnegare tradizioni e valori, patrimoni di fede e di arte incomparabili, si preparano a omologarsi con quello che impone il vincitore, pur di aver salva la vita.

Così capitava a Betùlia, nei tempi in cui era capo della città Ozia, figlio di Mica, della tribù di Simeone (insieme con Cabrì e Camì) proprio nel tempo in cui Oloferne, comandante supremo dell’esercito di Assur assediava Bétulia, per conto di Nabucodonosor, il Signore di tutta la terra (Gt 7,4).

Così forse può capitare anche oggi: una classe dirigente smarrita non sa dare risposta alle domande, non sa come soddisfare i bisogni, non sa dove orientare la speranza. La classe dirigente smarrita può essere a dirigere una città o un paese o un continente o una comunità cristiana.

Quando la classe dirigente è smarrita la città è in pericolo, la civiltà è fragile: il generale che guida l’esercito immenso dell’unico signore della terra Nabucodonosor, semina terrore. Allora il popolo è pronto alla resa, ad adorare l’unico signore della terra, pur di aver salva la vita. Non so se nel frattempo sia cambiato il nome dell’unico signore di tutta la terra. Forse oggi si chiama Narciso o Capriccio o Profitto o Denaro o Mercato.

2. Dio non lascia che si perda la sua gente.

L’ostinata intenzione di Dio di salvare come si manifesterà in questo estremo pericolo? Ai tempi di Nabucodonosor mosse Giuditta dalle sua campagne all’impresa arrischiata e cruenta. Nella pienezza dei tempi chiamò Maria di Nazaret a dare alla luce il salvatore, Gesù,il Verbo di Dio, lei che ha ascoltato la parola di Dio e l’ha osservata.Noi siamo qui a invocare che Dio faccia sorgere in questo tempo uomini e donne per la salvezza della città, dell’Europa, del paese, della Chiesa, per rimediare allo smarrimento della classe dirigente smarrita.

Forse si potrebbe consigliare a Dio di cominciare, come ha fatto in altri tempi, con le donne. La prima grazia da chiedere è che sorgano uomini e donne che si lascino guidare dalla parola di Dio e possano indicare una strada alla classe dirigente smarrita e a tutta la gente. Invochiamo che si facciano avanti donne e uomini che amano la vita e ne desiderano il compimento nella gioia e perciò ascoltino la parola di Dio e la osservino, perché è così che si sperimenta la beatitudine.

Donne che amano la vita, al punto da farne dono e da mettere al mondo bambini e bambine non per una specie di soddisfazione personale, un compimento della propria femminilità, ma come dono per altre libertà; che amino la vita la punto da non dare solo la vita, ma anche il senso della vita e cioè che la vita è vocazione, è risposta, e trova la sua beatitudine nell’ascoltare la parola di Dio e nell’osservarla.

Uomini e donne che amano la vita e l’apprezzano al punto da farne dono gradito a Dio nella consacrazione totale e definitiva, a servizio di opere d’amore. Uomini e donne che si fanno avanti per andare là dove la minaccia del nemico è più forte e le difese sono più deboli, cioè là dove ci sono i bambini e gli adolescenti e i giovani, così esposti alle seduzioni del nemico; essere là vicino a loro per liberarli da una disperazione senza futuro, da uno sperpero di sé senza responsabilità.

Uomini e donne che non amano la pubblicità, non fanno chiasso, non hanno ambizioni, non cercano la propria gloria, però si fanno avanti: che si tratti di assumere il ruolo di classe dirigente o di prestare il servizio meno prestigioso, loro si fanno avanti e si lasciano guidare dalla parola di Dio che ascoltano, per rendere un servizio al mondo e al suo futuro.

Siamo qui a pregare la Madonna di Monte Castello, perché il Signore susciti uomini e donne per la gloria del suo nome.E certo il Signore li chiamerà da ogni dove, dalle celle dei monasteri o dagli uffici dei commercialisti, dalle case dei ricchi e dalle baracche dei poveri, dai barconi del Mediterraneo e dalle aule dei parlamenti, dalle conferenze episcopali e dalle cucine della case, dalle aule delle università e da qualche scuola squinternata di periferia, da ogni dove chiamerà uomini e donne.

Noi siamo qui a pregare anche per dire: eccomi! Anch’io vorrei essere di quelli, anch’io vorrei essere beato, anch’io ascolto e osservo la parola di Dio, anch’io mi faccio avanti per rimediare allo smarrimento di una classe dirigente e salvare il popolo dall’estremo pericolo di arrendersi al nemico”.

Gli oratori della Lombardia alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

I 2.307 oratori della Lombardia sono stati protagonisti al Lido di Venezia nei giorni della 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica con il cinema di Giacomo Poretti e la musica di Davide Van De Sfroos. L’evento “Cresciuto in oratorio” ha avuto luogo nello spazio della Fondazione Ente dello Spettacolo presso l’hotel Excelsior, a conclusione della campagna omonima. Oltre a Poretti e Van De Sfroos, erano presenti il Presidente di FEdS (Fondazione Ente dello Spettacolo) mons. Davide Milani, il coordinatore di Odielle (Oratori diocesi lombarde) don Samuele Marelli, presentati dal giornalista e conduttore di Rai3, Massimo Bernardini.

Durante l’evento è stato proiettato in anteprima il cortometraggio sugli oratori realizzato da Giacomo Poretti con le immagini che gli sono state inviate da 72 ragazzi lombardi, che hanno voluto raccontare in video la propria storia di oratorio.

«Ho aderito all’iniziativa – ha detto Poretti – perché l’oratorio è stato tra le più belle esperienze della mia vita, era davvero un luogo speciale che mi ha accolto dai 6 ai 13 anni». In oratorio è nata anche la sua passione per la recitazione: «In Lombardia – ha ricordato – ci sono più di 2.300 oratori, più della metà ha una sala cinema o teatro. I miei colleghi Aldo e Giovanni hanno frequentato l’oratorio di Sant’Andrea a Milano e in quel teatrino si sono fatti suggestionare dalla recitazione. Io, da bambino in provincia di Milano, ho incontrato don Giancarlo: amava più il teatro dei Santi e devo a lui l’input per la mia professione. Ogni anno allestiva uno spettacolo con la compagnia dialettale del paese. Sport, teatro, musica sono incontri e semi che nascono in oratorio. Molti ragazzi vedono una sala teatrale solo se vanno in oratorio e lì hanno la possibilità di sperimentarsi». Commentando il filmato realizzato con i 70 contributi degli oratori, ha detto: «Definire qualcosa “oratoriana” allude alla mancanza di professionalità e a ingenuità, ma è l’aspetto forse più bello che ho rilevato nei filmati. Tutti i 70 e più video dicono la stessa cosa: l’amore, l’adesione e l’appartenenza al proprio oratorio». Una passione che vale, ha aggiunto, «oggi più dei miei tempi, quando l’oratorio era l’unico posto dove andare: adesso il mondo è cambiato e le famiglie prediligono iscrivere figli a decine di corsi, hanno un’agenda incredibile. I genitori impazziscono per l’inglese: all’asilo fanno il corso di inglese, alle elementari il corso di inglese, alle medie il corso di inglese, le vacanze in Inghilterra. Ma l’inglese non è una panacea… anche Trump sa l’inglese, eppure…», ha concluso sorridendo.

Davide Van De Sfroos ha invitato le band degli oratori a fargli sentire la loro musica. In 70 hanno raccolto l’invito. Tra loro, il cantautore ha scelto 3 gruppi che hanno aperto il suo concerto allo stadio di San Siro lo scorso 9 giugno. A Venezia è stato proiettato il video backstage di questa giornata storica per le tre band: “Watt”, “Nuovo Corso Café” e “Neverending”.

«Abbiamo messo una freccia nell’arco della campagna, per farla andare più lontana – ha detto Van De Sfroos –. La patina del “gruppetto dell’oratorio” è il nuovo trasgressivo, che deve lottare contro un fiume di luoghi comuni e magari scontrarsi contro trasgressioni finte». Il cantautore ha vissuto l’oratorio di riflesso: «Per me – ha raccontato – l’oratorio è un non luogo, non l’ho frequentato, ma i miei 3 figli sì, in modo totale ed entusiastico. Rientro in oratorio a 52 anni con questa esperienza». L’esperienza di San Siro, ha aggiunto, è stata emozionante: «Dopo che le tre band degli oratori hanno cantato, mi hanno ringraziato e vedendo i loro occhi mi è venuto un nodo in gola. Mi hanno dato loro l’energia che mi ha fatto cantare, subito dopo, per tre ore».