Al riparo dalla tempesta

Il 9 marzo resterà a lungo una data scolpita nella nostra memoria.

Da quel giorno la vita della nostra famiglia, della nostra comunità, del nostro paese è d’improvviso cambiata.

É iniziato un lungo periodo che ci ha visti costretti alla distanza fisica dalle nostre persone, dalla nostra fede, dalle nostre passioni, da quello che sino a quel giorno, per ciascuno di noi, rappresentava il quotidiano.

Già, quel quotidiano che per la nostra famiglia significava sveglie all’alba e la lunga rincorsa ai molti impegni con una malinconica e ricorrente considerazione circa l’inesorabile trascorrere del tempo che solo raramente ci consentiva di condividere momenti ed esperienze di famiglia, di amicizia, di comunità davvero appaganti. Ci siamo trovati spesso a dover scegliere di sacrificare tante, sicuramente troppe, occasioni di crescita della nostra famiglia.

I primi giorni di isolamento sociale sono stati dal punto di vista emotivo indubbiamente i più difficili, da ogni direzione arrivavano fiumi di notizie e informazioni che avevano come unica conseguenza quella di alzare il nostro livello di confusione e preoccupazione.

Ciò che però ci è apparso immediatamente chiaro era che questo virus fosse davvero una livella in grado di abbattere ogni “differenza”, ricchi e poveri, anziani e giovani, famosi e sconosciuti, sportivi e non, tutti fragili, tutti vulnerabili.

La paura del contagio ci ha presi alla sprovvista e di lì a poco abbiamo cominciato a fare i conti con la più grande delle paure, la morte, nostra, dei nostri cari, dei nostri conoscenti.

A rendere ancora più angosciosa la situazione si aggiungeva l’impossibilità di stare accanto a chi soffriva e a chi si stava lentamente spegnendo; questo periodo ci ha tolto la possibilità di accompagnare chi non ce la faceva, di consolare quanti subivano le conseguenze del dramma, quantomeno nelle forme e con le modalità che sino a quel momento conoscevamo.

Da lì è nata la volontà di non soccombere a questo stato delle cose, di non restare passivi di fronte allo scorrere degli eventi ed il desiderio di renderci in qualche modo utili agli altri.

Per poterlo fare era necessario che si radicasse in noi la consapevolezza di un cambiamento necessario, un processo che doveva partire da dentro, con pazienza andava ritrovata la calma e la pace interiore, sì ma con quali strumenti?

La preghiera quotidiana, l’ascolto mattutino di uomini illuminati che ogni giorno ci regalavano parole di conforto e saggezza, partendo dalle pagine del Vangelo quaresimale da cui trarre spunti di riflessione positivi, messaggi sani, che arrivavano in profondità e ci scaldavano il cuore.

Allo stesso tempo abbiamo cominciato a prendere le distanze dall’universo mediatico, o quantomeno a guardarlo con spirito critico.

E così abbiamo scoperto il nostro “nuovo” quotidiano, i nuovi ritmi, le nuove abitudini, le nuove azioni, ma soprattutto stati d’animo diversi dal nostro recentissimo passato.

Così facendo abbiamo alzato il nostro livello di sensibilità e il nostro desiderio di vera condivisione è andato sempre più crescendo. 

La nuova via ci ha avvicinato sempre più alle persone e mentre le regole ci imponevano limitazioni sempre più stringenti, le nostre interazioni aumentavano, le manifestazioni di vicinanza e di aiuto tra le persone erano riscontrabili in ogni contesto.

Spesso in questi giorni ci auguriamo di tornare presto a vivere il nostro tempo, dimenticandoci che in realtà è proprio quanto stiamo vivendo in questo momento il nostro tempo.

Quello stesso tempo che abbiamo cominciato ad avvertire come più lento nel suo trascorrere, quasi calandoci in una dimensione nuova, mai provata prima, in cui ci sentiamo a nostro agio.

Si è ulteriormente rafforzato il desiderio di vicinanza con i nostri figli, è aumentata la nostra attenzione nei loro confronti, la voglia di condivisione in tanti momenti della giornata, ed è così che abbiamo riscoperto il piacere di giocare con loro, di studiare con loro, di pregare con loro e di emozionarci con loro.

In noi c’era il desiderio di tutelarli dai condizionamenti esterni ed allo stesso tempo la volontà di far sì che potessero percepire il cambiamento, nel difficile tentativo di far loro comprendere come da una situazione oggettivamente negativa andassero ricercati spunti ed insegnamenti positivi.

Se ci siamo riusciti, oppure no, non siamo in grado al momento di saperlo.

Una cosa però è certa, sebbene sia evidente che non tutto sia andato e andrà bene, questa e quelle che verranno sono e saranno occasioni per contribuire a far sì che il futuro possa andare meglio; la nostra missione sarà quella di non rendere vana la sofferenza fisica ed emotiva di tanti di noi, di rispettare nel vero senso della parola chi non ce l’ha fatta, non dimenticando cosa ci ha dato riparo nella tempesta, a cosa ci siamo aggrappati durante lo tsunami: la fede e le relazioni umane.

Claudia e Mauro

Giornate in oratorio e in parrocchia

L’interruzione improvvisa e imprevista di tutte le attività ha “congelato” i nostri programmi a partire dal carnevale.

La giornata della vita, festeggiata con il lancio dei palloncini e dalla ormai di rito Grande Tombolata è stata l’ultimo appuntamento in oratorio.

I riti della Candelora e la benedizione della gola in occasione di San Biagio, la funzione pomeridiana dedicata agli ammalati e agli anziani, con la possibilità di ricevere l’unzione degli infermi nella giornata dedicata a Nostra Signora di Luordes sono stati gli ultimi appuntamenti particolari in Parrocchia.

Ci stavamo preparando a festeggiare la domenica di carnevale, quando è arrivata la comunicazione ufficiale di sospendere tutte le attività.

Abbiamo vissuto la quaresima, la settimana santa e la domenica di Pasqua tra le nostre mura, con il conforto della Santa Messa diffusa sul sito web della Parrocchia e solo da qualche giorno possiamo ritrovarci in chiesa per le funzioni, anche se con regole che non ci sono abituali, ma con le quali impareremo a convivere.

Il torneo e la festa di mezz’estate quest’anno non ci saranno e anche le manifestazioni per le feste quinquennali saranno rimandate.

Auguriamoci che presto si possa tornare a vivere i nostri ambienti con serenità e gioia e con il senso di comunità che ci contraddistingue.

A presto