Coccopalmerio: L’attualità di Paolo VI

La solenne liturgia di ringraziamento, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, è stata presieduta dal card. Coccopalmerio che è stato ordinato sacerdote, nel l lontano 28 giugno del 1962, proprio da Montini

La solenne liturgia di ringraziamento, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, è stata presieduta dal card. Coccopalmerio che è stato ordinato sacerdote, nel lontano 28 giugno del 1962, proprio da Montini.

“È una grande gioia – ha detto all’inizio della celebrazione il vescovo Pierantonio – per tutti noi celebrare insieme questa eucaristia il giorno dopo l’evento che ci ha inondato il cuore di grande consolazione: la canonizzazione di Paolo VI. Un evento molto atteso dalla Diocesi di Milano e da quella di Brescia. Paolo VI è stato proclamato Santo della Chiesa universale, esempio per il mondo. Siamo davvero molto grati al Signore. Siamo qui a esprimere concretamente, quasi nella forma del segno che in realtà è di più perché è la celebrazione dell’eucaristia, questo ringraziamento per il dono di un Papa Santo. Eucaristia significa ringraziamento. Ringraziamo il Padre facendo memoria del sacrificio del Signore Gesù e dentro questo dono immenso, che è la redenzione, inseriamo la gioia per quest’altro dono: la proclamazione di Paolo VI santo della Chiesa universale”.

Per ricordare Paolo VI, il card. Coccopalmerio è partita dalla prima enciclica, l’Ecclesiam Suam. “L’ha dettata ai Padri del Concilio per far capire loro il suo pensiero e la sua passione per la Chiesa”. La terza parte, intitolata, il dialogo è ancora molto attuale. “È l’intuizione di un modo di pensare e di fare pastorale che la Chiesa ha riscoperto a partire dal Vaticano II”. Oggi può essere importante riflettere “per una conversione pastorale sempre necessaria sia per noi pastori sia per i fedeli”.

Nel corso dell’omelia, il Cardinale ha riletto alcuni passaggi significativi: “Sembra a Noi invece che il rapporto della Chiesa col mondo, senza precludersi altre forme legittime, possa meglio raffigurarsi in un dialogo, e neppure questo in modo univoco, ma adattato all’indole dell’interlocutore e delle circostanze di fatto (altro è infatti il dialogo con un fanciullo ed altro con un adulto; altro con un credente ed altro con un non credente)”.

“Noi comunichiamo Gesù a persone concrete. Paolo VI e il Concilio hanno riscoperto – ha sottolineato il card. Coccopalmerio – la persona non tanto nella sua generalità ma nella sua singolarità. La persona umana ha degli elementi di singolarità. Paolo VI ci dice che nel dialogo, nel tentativo di comunicare Gesù, dobbiamo guardare negli occhi l’altro. Se considero le persone tutte uguali, faccio un discorso che non viene recepito. È necessario ascoltare le persone che ci stanno davanti per cogliere quel bene e quel dono che ciascuno può dare alla Chiesa. E questa è la radice fondamentale di un’altra forma di pensiero e di impegno della Chiesa: la sinodalità. La sinodalità non è fatta solo di ascolto ma di passione per l’ascolto: desidero sentire quello che tu sei capace di darmi. La sinodalità è una delle strutture più importanti della Chiesa”.

Al centro del mistero di Cristo

Gesù è l’evento “fondativo” e “ricapitolativo” dell’esserci della comunità ecclesiale generata dalla sua morte e risurrezione. Un aiuto per rileggere la liturgia del Triduo Pasquale.

La Chiesa celebra annualmente la liturgia del Triduo Pasquale per vivere cristianamente il cammino della salvezza illuminato dalla passione, morte e risurrezione di Gesù, lui che è l’evento “fondativo” e “ricapitolativo” dell’esserci della comunità ecclesiale generata dalla sua morte e risurrezione. All’interno del percorso celebrativo la liturgia ci fa entrare nella Pasqua rituale del Giovedì santo, nella Pasqua-passione del Venerdì e nella Pasqua-risurrezione della Grande Veglia; è nella sua dimensione rituale che il Triduo Pasquale si struttura nella logica dei tre giorni “da tramonto a tramonto” secondo la concezione ebraica. Così si parte dalla “Missa in Coena Domini” del Giovedì sera alla sepoltura (primo giorno), dal tramonto del Venerdì a quello del Sabato (secondo giorno), dalla Veglia Pasquale alla Domenica di Resurrezione (terzo giorno). A livello rituale soltanto nel Giovedì Santo c’è un rito di ingresso con il saluto del celebrante e soltanto alla conclusione della Veglia pasquale troviamo il rito di congedo con la benedizione finale: infatti la celebrazione del Giovedì Santo si conclude con la spogliazione dell’altare, il Venerdì si riprende con la prostrazione silenziosa e il Sabato Santo inizia con la benedizione del fuoco.

Il Giovedì Santo. Nella celebrazione del Giovedì Santo, “soglia” tra la Quaresima e il Triduo, si fa memoria della Pasqua rituale con l’istituzione dell’Eucarestia e con la lavanda dei piedi: nella liturgia della Parola viene presentata la tradizione rituale ebraica narrata nel libro dell’Esodo come memoriale, la tradizione rituale cristiana trasmessa da San Paolo e, al centro della cena pasquale, il movimento di Gesù che si abbassa per lavare i piedi ai suoi come gesto di carattere testamentario per generare una comunità dove regna il servizio e l’abbassamento. Così la cena eucaristica rivelerà il mistero e la verità della Croce.

Il Venerdì Santo. Nella celebrazione del Venerdì Santo lo sguardo è rivolto alla memoria dell’evento storico della passione e morte del Signore Gesù, la liturgia della Parola presenta il Quarto Canto del Servo del Signore narrato da Isaia come profezia del Cristo Crocifisso; il quarto Vangelo accentua alcune dimensioni della Beata Passione nella tensione tra umiliazione e glorificazione del Figlio che sulla croce si sacrifica e dà la vita. L’adorazione della croce e il gesto del bacio segnano il culmine della preghiera nella contemplazione del Cristo Crocifisso aprendo la possibilità all’incontro con Lui nella santa comunione perché dalle sue piaghe siamo stati guariti (Isaia 53,5).

Il Sabato Santo. Il Sabato Santo è il giorno del silenzio e dell’attesa e le parole cedono il posto allo smarrimento per la morte in croce e allo stupore dell’amore e della contemplazione dinanzi al mistero della redenzione; è il giorno del “sepolcro pieno” e del mistero della discesa agli inferi caro alla liturgia orientale in attesa di essere liberati dallo Sheol.

La Veglia Pasquale. Nella notte del Sabato Santo si entra nella Solenne Veglia Pasquale definita da Sant’Agostino la “Veglia Madre di tutte le Veglie”, il percorso celebrativo esprime in modo mirabile il senso della risurrezione di Cristo per la vita dell’uomo e del mondo. Come gli ebrei si riunivano intorno all’agnello pasquale per celebrare il Dio creatore e liberatore così la comunità cristiana si raduna attorno al fuoco, all’ambone della Parola, al fonte battesimale e alla mensa dell’altare per celebrare l’agnello immolato che è vittorioso sulla morte: il fuoco acceso, il cero pasquale innalzato tre volte e il canto dell’Exultet dicono la potenza della Luce che risplende nel mistero pasquale; l’annuncio della Pasqua lascia spazio alla Parola di Dio ripercorrendo le tappe della storia della salvezza e il passaggio alla nuova alleanza compiuta totalmente nel mistero Pasquale del Cristo crocifisso, sepolto e risorto. La Luce e la Parola diventano storicamente visibili nel dono dei sacramenti del battesimo, della cresima e poi dell’eucarestia: radunati attorno al fonte battesimali, i catecumeni ricevono la nuova vita e tutto il popolo dei battezzati fa memoria del proprio battesimo e della propria resurrezione; dal Fuoco, dalla Parola e dall’Acqua tutto si compie nella mensa eucaristica con il pane e il vino per ricapitolare nell’unità il mistero celebrato nel Triduo. L’acclamazione “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta” in risposta al grande mistero della nostra fede riafferma la centralità del kerigma e riconosce la comunità celebrante come parte integrante del mistero celebrato. “Con il Signore risorge – scrive Andrea Grillo – anche la sua Chiesa che raccoglie il Triduo tra l’Ultima Cena di Gesù e la prima Eucarestia con il Signore”.

Il Triduo Pasquale, cuore dell’Anno Liturgico e della Vita della Chiesa

I giorni del triduo pasquale vengono chiamati “santi” perché ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.  Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore e il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa.  Al termine dell’itinerario quaresimale ci apprestiamo a entrare nel clima che Gesù visse allora a Gerusalemme.  Vogliamo ridestare in noi la memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste” (Liturgia ambrosiana).

Il Giovedì Santo

In questo giorno la Chiesa fa memoria dell’Ultima Cena durante la quale il Signore ha istituito il Sacramento dell’Eucaristia e quello del Sacerdozio ministeriale.  In quella notte Gesù ci ha lasciato il comandamento nuovo, “mandatum novum”, il comandamento dell’amore fraterno.  La sera, nella Messa in Coena Domini  facciamo memoria dell’Ultima Cena, quando Cristo si è dato a tutti noi come nutrimento di salvezza, come farmaco di immortalità: il Mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana.  In questo sacramento di salvezza il Signore ha offerto e realizzato, per quanti credono in Lui, la più intima unione possibile tra la nostra e la Sua Vita.  Col gesto umile della lavanda dei piedi, siamo invitati a ricordare quanto il Signore fece ai suoi apostoli: lavando i loro piedi proclamò concretamente il primato dell’Amore, Amore che si fa servizio sino al dono di se stessi, anticipando così il sacrificio supremo della sua vita sul Calvario.

Il Venerdì Santo

É la memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù.  In questo giorno non si celebra la Messa, ma l’assemblea cristiana si raccoglie per meditare sul grande Mistero del male e del peccato per ripercorrere, alla luce della Parola di Dio, le sofferenze del Signore che espiano questo male.  Dopo aver ascoltato e accolto il racconto della passione di Cristo, la comunità prega per tutte le necessità della Chiesa e del mondo, adora la Croce e si accosta all’Eucaristia conservata dalla Messa in Coena Domini, per partecipare all’ascesa del Signore verso il Monte della Croce, il Monte dell’Amore spinto sino alla fine.

Il Sabato Santo

É caratterizzato da un “profondo silenzio”.  Mentre attendiamo il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa, pregando e meditando.  C’è bisogno di un giorno di silenzio per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e Risurrezione del Signore.  Questo Sabato di silenzio, di meditazione, di perdono, di riconciliazione sfocia nella Veglia Pasquale, che introduce alla Domenica più importante della storia, la Domenica della Pasqua di Cristo.  Veglia la Chiesa accanto al nuovo fuoco e medita la grande promessa dell’Antico e del Nuovo Testamento, della liberazione definitiva dalla schiavitù del peccato e della morte.  Nel buio della notte viene acceso dal fuoco nuovo il cero pasquale, simbolo di Cristo che risorge glorioso.  Cristo Luce dell’umanità disperde le tenebre del cuore e dello spirito e illumina ogni uomo che viene nel mondo.

Accanto al cero pasquale risuona allora nella Chiesa il grande annuncio pasquale:

Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui.

Con la sua morte Egli ha sconfitto per sempre il male e ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio.  Dalla splendente notte di Pasqua, la Luce e la Pace di Cristo si espandono nella vita dei fedeli di ogni comunità cristiana e raggiungono ogni punto dello spazio e del tempo.

In questi giorni singolari dobbiamo orientare la nostra vita verso un’adesione completa ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro sì come ha fatto Gesù con il sacrificio della Croce.  I suggestivi riti di questi giorni, soprattutto quelli della solenne Veglia Pasquale, ci offrono l’opportunità di approfondire il senso e il valore della nostra vocazione cristiana che scaturisce dal Mistero Pasquale e si concretizza nella fedele sequela di Cristo, come ha fatto Lui, sino al dono generoso della nostra esistenza.

Fare memoria dei Misteri di Cristo significa anche vivere in adesione all’oggi della storia.  Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo.

Questi giorni rianimino in noi la grande speranza: Cristo Crocifisso è RISORTO e ha vinto il mondo del peccato e della morte.  L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’Amore.  Dobbiamo quindi ripartire da Cristo Signore e lavorare con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore.  In questo impegno lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all’attuarsi del Suo disegno salvifico.

Allora, con San Paolo, tendiamo “alle cose di lassù”. Lasciamoci cullare dalla Liturgia della Pasqua, centro dell’annuncio cristiano.

“Cristo”, scriveva don Mazzolari, “nasce fuori della casa, e muore fuori della città, per essere in modo ancor più visibile il crocevia e il punto d’incontro”, nella convinzione che Cristo è accanto a noi per indicarci la strada della Luce che rischiara il buio del nostro tempo.