Il 22 settembre ripartono i 10 comandamenti

Riparte anche quest’anno il percorso di annuncio di vita cristiana dei Dieci comandamenti, il linguaggio biblico della legge antica viene declinato in forma esistenziale per raccontare e proporre la libertà della vita redenta del Vangelo.

Riparte anche quest’anno il percorso di annuncio di vita cristiana dei Dieci comandamenti, il linguaggio biblico della legge antica viene declinato in forma esistenziale per raccontare e proporre la libertà della vita redenta del Vangelo.
Può sembrare azzardato immaginare di proporre incontri che parlino dei comandamenti ad un pubblico giovanile, ma l’efficacia della Parola di Dio e le provocazioni che da essa emergono divengono un valido percorso spirituale e di discernimento vocazionale.

La città sarà anche quest’anno animata da un’ulteriore edizione di queste catechesi pensate per giovani e adulti ed animata da un’equipe di predicatori costituita da giovani sacerdoti della città e responsabili della pastorale diocesana.

La proposta dei Dieci Comandamenti è composta da una serie di incontri settimanali (di un’ora ciascuno) aperti a tutti. Gli incontri iniziano il 22 settembre, ogni domenica dalle 19.30 alle 20.30, nella chiesa di S. Agata in Piazza Vittoria in Città, ambiente favorito anche dall’accesso dalla metropolitana e dall’ampio parcheggio interrato.
L’esperienza proposta è quella dell’incontro con la legge di Dio come legge d’amore, lo slogan che accompagna gli incontri è “dieci parole per dire amore”, e così la pretesa che porta con sé è che davvero Dio e la sua Parola abbiano la capacità di insegnare come amare e chi scegliere come Maestro nella propria vita.
Lontano dall’essere una semplice occasione di erudizione biblica i Dieci Comandamenti aprono all’incontro con il la sacra scrittura come paradigma di discernimento, ed in particolare nei confronti dei giovani questo diviene strumento di incontro con la vita della chiesa e possono crescere relazioni fraterne illuminate dalla rivelazione.

Sin dall’inizio nel 1993 a Roma, gli incontri delle Dieci Parole hanno avuto il fine primario di introdurre i giovani al discernimento della volontà di Dio, e consentire loro di imparare a prendersi “la parte migliore”, intesa come la propria vocazione. È questo quello che ha animato sin dall’inizio Don Fabio Rosini, ideatore del percorso.
“Cerchi qualcuno?” “Cerchi qualcosa?”. Queste domande, che interrogano soprattutto chi si affaccia alla età adulta e si sta formando, come per esempio in ambito accademico, anche se non emergono in maniera netta o restano in superficie chiamano ad una ricerca onesta della risposta.

Il corso è adatto soprattutto a quanti voglio essere informati sulla visione cristiana della vita e agli scettici verso Dio, per coloro che credono che Dio non centri con la propria vita ma che, per qualche motivo, non stanno comodi in queste risposte.
Accompagnati da una equipe di laici che hanno già compiuto il percorso, i predicatori saranno: don Nicola Santini (nella foto), don Andrea Dotti, don Marco Cavazzoni e don Giovanni Milesi, don Claudio Laffranchini e Padre Domenico Fidanza. Informazioni al numero 3336462737 o via email dieciparolebrescia@gmail.com o sul sito https://dieciparolebrescia.wordpress.com .

Chi si fida è libero

Omelia della Santa Messa della Festa dell’Oratorio – 17 giugno 2017.

Molti già lo sanno, ma per chi ancora non lo sapesse davanti alla chiesetta c’è un’aiuola con tre piante di ulivo. In quella che dà verso il centro del cortile c’è un nido di merli. Fino alla settimana scorsa nessuno sapeva di quel nido, perché i rami erano più lunghi. Quando abbiamo tagliato i rami il nido è venuto allo scoperto e penso che da allora in poi abbiamo creato decisamente ansia alla mamma di quei pulcini, perché avendo tolto la protezione sono sotto la luce del sole; non tanto per la luce, ma perché possono essere visti da altri uccelli più grandi che possono mangiarli. Se pensiamo poi alle mille pallonate che arrivano tutto il giorno, o a chi va a vederli perché sono belli… la mamma di quei pulcini sicuramente ha passato l’ultima settimana preoccupata. Quella mamma ovviamente ha deposto le uova, le ha covate perché era la cosa più cara che aveva e perché nel suo istinto sapeva che da quelle uova, la vita sarebbe uscita potente, sarebbe venuta fuori, avrebbe rotto il guscio, sarebbe venuta alla luce, e così è accaduto.

Con esempi simili a questo per il significato ci parla oggi la Sacra Scrittura. Nella prima lettura, di Ezechiele, ci viene descritto di un germoglio e di un seme che sono piccoli inizialmente, ma che poi diventano grandi.

La vita cresce e diventa potente nel suo sviluppo.

Perché Gesù utilizza queste immagini? Perché vuole parlarci del regno di Dio. Che cos’è il regno di Dio? Il regno di Dio è dove Dio è re. E se Dio è re per Lui vuol dire essere responsabile di un regno, responsabile di chi abita quel regno. Che caratteristiche deve avere chi abita in quel regno? Chi abita nel regno di Dio è colui che vive secondo la sua volontà e a questi Dio chiede di essere collaboratori. Ci chiede di essere giorno per giorno capaci di costruire quello stile, quel regno che diventa il suo regno. Non ha scelto a caso Gesù questa immagine. Gesù sa una cosa molto profonda: sa che nel nostro spirito, nel nostro animo, sono presenti alcune tentazioni. Tra queste ve n’è una che molto spesso trova spazio ed è la tentazione della sfiducia; diventa forte questa tentazione quando vedi che le cose non vanno come vorresti o quando, dopo tanti sforzi, non arrivi ai risultati che avevi sperato, o quando vedi che nonostante tu ti impegni a fare molte cose, altra gente va a dissipare quello che tu fai. Allora arrivi a dire “non ne vale la pena”.

Quando arriviamo dire “non ne vale la pena” vuol dire che il male ci ha già travolti e già siamo sulla via della sconfitta. Gesù ci dice oggi “il regno di Dio è come un piccolo seme” che vuol dire: non aspettate vi cambiamenti eclatanti, non aspettate di trasformazioni grandiose, perché noi vorremmo svegliarci la mattina con un mondo diverso, con un mondo migliore. Ma così non accade. Ci dice Gesù oggi che ogni piccolo gesto del suo regno, ogni piccolo gesto nel suo stile costruisce il regno di Dio, e contribuisce a far sì che la sfiducia non trovi spazio in noi. É una tentazione forte questa: quante volte sperimentiamo il senso di abbandono, di sfiducia? Diciamo “non val la pena essere onesti, con tutta quella corruzione che c’è in giro”, “non vale la pena provare a portare pace in tutta questa violenza”, “non vale la pena prendersi cura dell’oratorio, dei tanti limiti che ci possono essere nella società di oggi”, “non val la pena annunciare il Vangelo, quando sembra che nessuno interessi nulla”. Quando sembra che a nessuno interessi nulla.

Perché Dio arriva sempre a farti la domanda giusta. L’importante poi è rispondere nel modo giusto.

Ecco, quando noi pensiamo “non val la pena” allora purtroppo il male ci ha già travolti. E bisogna fare attenzione a non lasciarsi fagocitare da questo male; noi siamo quelli della speranza.

Il nostro Dio è un Dio di speranza.

La speranza è la vera categoria cristiana, che non si basa solo sulle nostre forze, ma si basa sul fatto che noi con Dio faremo grandi cose. Se non fosse così, se tutto fosse basato solo sulle nostre capacità o su quello che ci riserva la vita, saremmo in balia dei più forti e dei più fortunati. Dio non desidera questo e ci chiede di fidarci di lui. Ogni giorno, passo dopo passo, una briciola alla volta, un gesto alla volta. Ci rendiamo conto o no che anche momenti come questo, dove abbiamo duecento ragazzi che vengono a fare esperienza e si sentono appartenere a questo oratorio, un po’ alla volta segneranno la loro cultura, la loro crescita. Poi non sono tutti qua stamattina a messa, è vero. La messa non è più un punto di partenza, ormai deve diventare un punto di arrivo. Ci proviamo ogni giorno, anche i genitori ed anche i nonni. Proviamoci ogni giorno, non lasciamo cadere la speranza, con piccoli gesti che diventano grandi gesti.

Le grandi trasformazioni quasi sempre avvengono in seguito alla violenza. Solo le bombe trasformano i territori in un secondo. L’uomo nei millenni trasforma territorio, e qui siamo nel posto migliore per dirlo: mille anni di lavoro dei monaci hanno bonificato un’intera terra di cui noi siamo i figli. Anno dopo anno, giorno dopo giorno, e ci hanno portato qui a fidarci di quel piccolo seme che diventa grande perché la vita viene fuori e la vita va avanti sempre nella misura in cui noi la doniamo. Ma se la tratteniamo allora la vita si interrompe.

Ci chiede oggi il Signore di non avere paura, o meglio di fidarci di Lui nonostante la paura. Perché l’uomo coraggioso è l’uomo che ha paura, perché se non avesse paura non ci sarebbe neanche il coraggio. Oggi ci chiede di essere coraggiosi, anche  a Leno, nel nostro contesto.

Il Vangelo ci cambia, anche oggi continua a cambiarci. Allora apriamoci a questa speranza e ogni qualvolta ci rendiamo conto che in noi serpeggia, perché si insinua giorno dopo giorno logorante la sfiducia, e ci mangia, cerchiamo di avere la consapevolezza di non ascoltarla, perché ci mangerà. Chi vive di sfiducia muore.

Chi si fida è libero, ha vinto.

Non ha neanche bisogno di dimostrazioni perché sa che c’è un Dio che non lo abbandona. Questo vogliamo raccontare, questo dobbiamo raccontare a noi, ma soprattutto a loro, che saranno quelli che si prenderanno cura di noi quando saremo vecchi. Ora noi diamo a questi piccoli lo stile della carità o altrimenti, come purtroppo accade a volte, saremo vittima della cultura dello scarto, dove chi non produce non conta più niente. E qui zittisco perché non vorrei andare oltre, far star male, ma ascoltiamo di quanta meschinità c’è dietro le sole logiche del mercato.

Noi siamo di più di un mercato, noi andiamo avanti, viviamo perché c’è qualcuno che ci vuole bene, e questo porta avanti la vita. Dio ci chiede questo oggi, questo coraggio e questa fiducia.

“Il muro”: in scena storie di umanità e libertà

Dopo il successo di “Rwanda” e “La scelta”, tornano a Leno gli attori Marco Cortesi e Mara Moschini, in scena venerdì 20 aprile 2018 alle ore 20.45 presso il Teatro dell’Oratorio con il loro nuovissimo spettacolo teatrale “Il Muro. Die Mauer”. Un tema più che mai attuale: oggi nel mondo ci sono più di 70 muri di confine. Mai così tanti. La crescita del numero dei muri è un fenomeno recente: negli ultimi trent’anni il numero è quadruplicato e negli ultimi cinque è cresciuto esponenzialmente. Il più famoso di tutti, che è diventato nella storia uno dei simboli di divisione più famosi al mondo: il muro di Berlino.

Era il 13 agosto del 1961 quando le autorità della Germania dell’Est costruirono una delle più grandi, invalicabili e letali barriere che l’essere umano abbia mai conosciuto: 155 km di muro, in grado di tenere divisa una città per 28 anni.

“Con questo spettacolo –spiega Marco Cortesi- racconteremo le storie di speranza, lotta e libertà di decine di persone che hanno voluto mettersi in gioco raccontandoci la loro testimonianza. Si tratta di persone che avevano vite e affetti; che amavano, ridevano, piangevano e sognavano. Racconteremo le storie di chi ha deciso di sfidare il Muro e di chi è riuscito a sconfiggerlo”.

Attraverso reali testimonianze, frutto di un’inchiesta giornalistica sul campo, gli attori porteranno in scena indimenticabili storie vere di determinazione, coraggio e fede nel nome della libertà e del rispetto dei diritti umani.

Lo spettacolo teatrale “Il Muro. Die Mauer”, che ha debuttato in Italia lo scorso gennaio con repliche da tutto esaurito, è patrocinato dal prestigioso Progetto Europeo ATRIUM (Architecture of Totalitarian Regimes in Urban Managements) che si propone di valorizzare il “patrimonio scomodo” del continente Europa con particolare attenzione alla memoria delle vicende più importanti della Storia Moderna e Contemporanea.

Una storia, quella del Muro di Berlino, che parla di barriere, di diritti umani violati e dittature, ma allo stesso tempo anche del destino di migliaia di persone che decisero di scavalcare una barriera ingiusta e ignobile per conquistare il diritto di essere semplicemente “liberi”.

Lo spettacolo, che rientra nell’ambito della rassegna “Scelte sostenibili. Costruire la pace”, sarà portato in scena dagli attori emiliani Marco Cortesi e Mara Moschini: specializzati da anni in teatro civile, i due artisti sono tra i più apprezzati autori e interpreti della nuova generazione. Tra i loro lavori, l’ideazione e la produzione del programma tv “Testimoni” in onda su Rai Storia.

L’ingresso unico è di 8 euro. Per informazioni e prenotazioni: 331-6415475 o inviare mail a info@fondazionedominatoleonense.it.

Guarda il trailer

Da Dio siamo solamente amati

Qualche anno fa, quando ero in un’altra parrocchia, in un giorno come questo si lanciavano i palloncini in occasione della giornata per la vita. Una volta lanciati e fatta la preghiera, mentre tornavo a casa ho incontrato un paio di signore. Erano quasi anziane e una di quelle mi dice un po’ sorridendo:

Che bello il gesto di oggi. Eh sa, vorrei anch’io volare un po’ come quel palloncino.

Al che io ho detto a quella signora: “Mi sta forse dicendo che non è felice?”. Lei è rimasta un stupita ma col volto un po’ assente e non ha detto nulla. Poi, è venuta a cercarmi qualche giorno dopo e mi ha detto:

Sì don, avevi ragione non sono felice e vorrei andarmene. Vorrei volare via come quel palloncino, vorrei essere libera.

Mi disse: “vorrei essere libera”! Allora, io le ho detto: “Signora, si ricorda il lancio dei palloncini? Una volta lanciati in cielo si sono staccati da terra. Magari tutti i problemi sono rimasti per terra, ma quei palloncini hanno forse scelto dove andare?” Il vento li ha portati via. Noi sappiamo che ad un certo punto alcuni scoppiano, altri vengono portati per terra… siamo convinti che quei palloncini siano liberi? Volano, ma non vuol dire che siano liberi, perché il vento li porta dove vuole. Oggi, perché c’è una bella giornata di sole, vediamo la luce che li illumina, ma se poi incontrano un temporale, il vento dove li porta? Se poi incontrano una tempesta? O se vanno contro un aereo? E la grandine? I fulmini e tante altre cose?

Questo per dire, che quando noi stiamo male, ci accorgiamo che lo star male non fa per noi. Vorremmo lasciarlo alle spalle, perché è brutto il male. Vi racconto una bellissima cosa che mi riguarda: a Natale è morta la mia nonna. Lei da un po’ di tempo non si muoveva, e ogni tanto perdeva un po’ anche il senno, però quando aveva lucidità, un giorno, mi ha detto: “Guarda, vorrei volare in cielo come una rondine”. Perché non poteva muoversi.

Tutti ci accorgiamo che il male stona con la nostra vita.

Ma attenzione, per il fatto che possiamo spostarci non vuol dire che siamo liberi di fare le cose giuste; anzi molte volte le emozioni ci portano dove non dovremmo essere e il Vangelo di oggi, in tal senso, ci aiuta, perché ad un certo punto dice che Gesù guarisce le malattie, ma dice anche un’altra cosa: Gesù è capace di scacciare i demoni.

Cosa sono i demoni? Sono purtroppo delle forze malefiche che hanno un compito: vogliono confonderci, vogliono agitarci, vogliono farci credere chissà quali cose belle ma ci imbrogliano. Gesù scaccia queste forze, e dice: “Vi faccio vedere io dove si deve andare”. Noi dobbiamo andare dove ci porta Gesù? Attenzione, anche in questo caso, noi non siamo obbligati da Gesù a seguirlo. Noi possiamo fare una cosa, noi possiamo scegliere di seguirlo perché ci ha lasciato liberi. E come possiamo raggiungere l’obbiettivo di seguire Gesù? Bello il gesto che hanno fatto i ragazzi del sesto anno, portando queste lampade. Lungo il percorso hanno portato delle lampade con l’augurio che dice: “In questa giornata noi chiediamo a Dio che ci illumini”. Non è sempre facile capire la strada di Dio, a volte queste forze malefiche, i demòni, ci confondono le idee, noi non ce ne accorgiamo e andiamo fuori strada. Allora, ci occorre luce. Ecco perché siamo qua, perché chiediamo a Dio che ci faccia capire dove dobbiamo andare, per poi poterlo seguire. É importante perché noi a volte siamo imbrogliati dal male. Da Dio no!

Da Dio siamo solamente amati.

Lui ci fa capire dove andare. Allora, questo è un bel segno e io auguro ai ragazzi che celebreranno i sacramenti, quest’anno, della cresima e della comunione, di lasciarsi guidare da Dio, di capire come fare a seguirlo e di avere anche la forza di dire “Taci!” alle forze malefiche che vogliono imbrogliarci. Il racconto di oggi dice questo, che Gesù è capace di guarire, non solo del corpo, ma anche nel nostro animo. Avete fatto mai caso, ragazzi, alle persone grandi che quando parlano tra loro, buona parte delle volte parlano dei mali del loro corpo? Noi parliamo spesso dei mali del nostro corpo perché abbiamo paura di star male, e parlandone sembra quasi di dire: “Non vi vogliamo!”. Raramente, invece, parliamo dei mali che abbiamo dentro. Non vedo mai nessuno parlare con gli altri e dire: “dentro sono triste”, o dire: “ho un problema, il mio animo agitato”. Non vogliamo apparire così.

Sappiamo che Gesù ci aiuta a guarire anche quei mali. Gesù scaccia quei demoni, perché vuole darci pace e vuole che la nostra vita, oggi, giornata per la vita, sia una vita bella da vivere. Una vita luminosa. Anche se a volte incontra fulmini, tempeste, grandine, temporali, spine e tante altre cose. Chiediamo a Dio di vivere una vita intensamente e luminosa.