Corrispondeza ai lettori – aprile 1963

Come madre di famiglia sento uno sdegno assoluto verso un’altra madre che, a difesa della figlia che ha commesso un grosso sbaglio, avrebbe detto: «Sono una madre all’antica, ma certe cose le capisco». In che mondo siamo? Io sono una madre giovanissima, ma certe cose mi rifiuto di capirle. Possibile che io soltanto sia una madre retriva e sciocca? Mi perdoni.

(lettera firmata)

Cara signora, io penso che quella madre, seppure ha pronunziato quelle parole, non abbia voluto difendere le sciocchezze della figlia: forse ha voluto essere semplicemente comprensiva verso l’umiliazione della figlia, senza con ciò approvare un fatto che è del tutto immorale e disgustoso. Lei non è una madre né retriva, né sciocca.
Una figlia vale non per la sua celebrità, ma per quanto riesce a non perdere la testa per questa sua celebrità. I giovani dovrebbero sapere che ci sono cose più importanti della voce e di una certa pettinatura, e, in fatto di amore, bisogna comportarsi da creature responsabili e non da «gatti», mi perdoni.
Dimentichiamo tutto e volgiamo lo sguardo alle cose belle, che capitano ancora nel mondo, grazie a Dio!

 

Desidero fare alcune utili osservazioni in calce ad una lettera apparsa recentemente sopra una rivista italiana, indirizzata al solito postino. Così si esprimevano i firmatari della lettera: «Siamo un gruppo di studenti e siamo stufi della tutela degli anziani (genitori, insegnanti giù di lì). Vogliamo la piena indipendenza fisica, intellettuale, morale e spirituale. Chiediamo di credere a quel che vogliamo, non agli idealismi o alle tradizioni. Vogliamo farci una vita nostra, secondo i nostri bisogni, senza falsi scrupoli per quanto riguarda il nostro piacere ed il nostro interesse, rispetto agli interessi, ai beni, ai sentimenti altrui».

Un gruppo di studenti milanesi

Quante stoltezze in poche parole tutte in una volta! Respingere ogni tutela, ogni consiglio, ogni esperienza degli anziani, per il gusto di provare a far l’adulto anzitempo.
Essere maleducati, ostentare atteggiamenti anarcoidi, non sacrificarsi mai a nessuna legge o principio che esuli dall’egoistico interesse personale. Criticare tutto e tutti, senza volere o sapere qualcosa di meglio. Questo, che in fondo vorrebbe essere il loro nuovo «credo», non rappresenta certo una evoluzione in senso positivo, ma soltanto una corruzione che cede alla delinquenza, e troppo spesso se ne lamentano i frutti nelle quotidiane cronache di delinquenza minorile!

Il Pescatore

Nel fanciullo c’è senso di Dio

È un fatto, tra i più noti, nell’ambito educativo, che il fanciullo, fin da quando usa la piccola intelligenza, manifesta il senso di Dio. Lo manifesta attraverso una serie di sfumature che potrebbero essere caratterizzate dal candore, dal rispetto, dalla commozione, dal timore, dalla amore, a seconda dell’età e dei suoi stati d’animo.

Quando egli viene invitato alla preghiera e quando di fatto prega, si vede che aderisce alla proposta con semplicità incantevole e con altrettanta semplicità attende alla grande azione: come si trattasse della cosa più normale ed ovvia, della sua occupazione. La sua spontaneità in quei momenti è sempre stata osservata ed ammirata dai grandi. Anche la Sacra Scrittura dice: «Dalla bocca dei bambini … hai ricavato una perfetta lode». Per cui chi guida i ragazzi alla preghiera non può resistere a fare proprio l’invito del Cantore della Scrittura: «Lodate, fanciulli, il Signore, lodate il nome del Signore». Natura e grazia battesimale sono alla base di una simile apertura alla preghiera, di una così spiccata facilità ad accettare il colloquio con Dio.

Quando egli ascolta la parola cli Gesù e quando sente parlare di Dio, la sua attenzione si fa seria, talora commossa. È come si trattasse di udire cose che da tempo egli attendeva. Anzi, allora verrebbe da pensare alle parole di uno scrittore tedesco: «Ogni fanciullo è una parola di Dio che non si ripete mai». Il fanciullo stesso, cioè, è parola viva, irrepetibile della divina bontà; parola che con spontaneità si armonizza con quella scrittura. Parlando ad essi si ha viva indicazione che le parole che vengono dette sono proprio quelle che essi attendono e che le stesse parole non potrebbero avere più adatti e rispettosi ascoltatori. Forse è per questo che Gesù disse: «Lasciate che i piccoli vengano a me …».

Quando egli guarda figure religiose, specialmente egli guarda il Crocefisso, il suo interesse è così vivo da voler quasi coprire il perché di quel volto e di quell’atteggiamento. Egli sa commuoversi, pensare, agire interiormente, è capace di vivere da solo quel momento di intima commozione.
Così solo nella crescita di «quel senso di Dio» il ragazzo potrà dare sviluppo alla sua incipiente personalità cristiana. E bisogna proprio cominciare dal fare attenzione a questo fine tatto interiore dei ragazzi, per poter poi costruire l’amore di Dio, che ha portato alla vita con Lui nella grazia.
Si possono invitare i genitori a queste grandi esperienze che sole sanno dare intima gioia e sole fanno vivere ai genitori stessi la grandezza della famiglia, dell’essere padre e madre.

Corrispondenza ai lettori – marzo 1963

«Desidero sapere con quali parole Gesù nell’istituzione del sacramento del matrimonio, proibisce la limitazione delle nascite. Oppure in riferimento a quali parole di Gesù, la Chiesa ci dà questa chiara e ferma legge morale. È questo un problema sempre vivo e spinoso per tutte le giovani famiglie che hanno già due o tre figli».

Un padre

In tutto il Vangelo non esiste una sola parola di Gesù che esplicitamente tratti il problema della limitazione delle nascite, per il semplice motivo che nel tempo in cui Gesù parlava e per le persone alle quali direttamente era rivolta la sua parola, tale problema non esisteva. Presso gli ebrei, infatti, la sterilità era ritenuta il massimo disonore per una donna e una numerosa figliolanza, non solo non era temuta, ma era desiderata come una benedizione di Dio e costituiva un motivo di orgoglio per gli sposi. Ora Gesù parlava in modo concreto alle persone che aveva davanti, conformando la sua parola alla loro mentalità e alle loro necessità. Egli non aveva bisogno di trattare problemi che sarebbero sorti dopo, perché a questo aveva stabilito di provvedere diversamente, e cioè eleggendo gli apostoli e mandandoli per il mondo con la promessa della sua assistenza ad essi e ai loro successori, che sono i Papi e i vescovi. Questi avrebbero parlato a nome di Gesù, toccando i vari problemi a tempo opportuno, come e quando si sarebbero presentati nel corso della storia, attualizzando così in modo continuato l’insegnamento ricevuto.

Se oggi Gesù fosse visibilmente presente come Maestro in mezzo a noi, egli indubbiamente direbbe la sua parola a proposito della limitazione delle nascite, come la direbbe a proposito di tanti altri problemi, che oggi travagliano gli uomini, che ieri non erano neanche avvertiti. Non essendoci Lui visibilmente, parla al suo posto la Chiesa. E quando parla la Chiesa docente è come se parlasse personalmente Gesù, anzi per mezzo della Chiesa è Gesù che parla : «Chi ascolta voi  ascolta me».
Bisogna anche tener presente che la Chiesa trae il suo insegnamento non esclusivamente dal Vangelo e quindi dalle parole di Gesù che esso ci riporta, ma da tutta la Rivelazione, la quale è contenuta, oltre che nei quattro Vangeli, anche in tutti gli altri libri che compongono la Bibbia e nella Tradizione. La Rivelazione non è né cominciata né terminata con Gesù. Essa si apre col primo libro della Bibbia, il Genesi, e si chiude con la morte dell’ultimo Apostolo.

In base a quanto sopra esposto, si può rispondere che la Chiesa attinge il suo insegnamento sul problema della limitazione delle nascite alla Rivelazione, contenuta nella Scrittura e nella Tradizione, e alla morale naturale. Secondo questo insegnamento, la limitazione delle nascite con mezzi che impediscono positivamente la procreazione costituisce un grave peccato, perché va contro la finalità dell’atto coniugale, che è evidentemente la procreazione stessa, spezzando il legame naturale che esiste fra l’uno e l’altra. Una limitazione delle nascite, che non rompa tale legame naturale (astensione periodica con o senza metodo Ogino Knaus), praticata per giusti motivi, è invece lecita; talvolta doverosa.

La grazia è come il sangue

Non riesco a spiegarmi quale utilità derivi alla Chiesa dagli Ordini Contemplativi Claustrali, tanto più che sento dire che attualmente versano in grave crisi economica. Al contrario sono felice di vedere Ordini Religiosi che si prendono cura degli ammalati, degli orfani, dei vecchi.

Laura

La chiesa non rifiutando nessun tipo di vocazione, preferisce le prime che tu critichi, alle seconde che ammiri. Pio XI, il potente ideatore del più recente piano di conquista Missionaria, colui che volle si penetrasse nei luoghi più impervi dell’Africa, dell’Asia, dell’interno della Russia, ordinò si erigessero in Roma stessa vari istituti per formare uomini adatti a questa penetrazione; quando doveva prendere di mira la conquista Missionaria d’uno Stato o d’una Regione, dicono che cominciasse sempre col fondarvi un Convento di frati o di suore d’un Ordine contemplativo.

Per la realtà del corpo Mistico, per la realtà della Grazia che è comunicativa, il grande come il piccolo sacrificio sono un momento della universale salvezza. Se noi sosteniamo con i sacrifici, che nascono dal nostro attivo lavoro, queste umili suore che nel chiuso dei Monasteri soffrono e pregano e lavorano, esse a loro volta, con l’orante sacrificio sostengono il nostro braccio nel duro lavoro quotidiano. È questa la «circolazione» della Grazia nella vita del Corpo Mistico, come il sangue circola nelle vene del nostro corpo mortale. Anche gli Ordini Religiosi che non sono di per sé esclusivamente votati alla preghiera, non avrebbero alcuna vitalità, non potrebbero durare nella loro azione di aiuto al prossimo, se in qualche modo non vivessero almeno qualche ora al giorno, di pura presenza con Dio.

Il Pescatore

La nostra missione

Domenica 17 febbraio alle ore 18.00, accolto dalle solenni note del mottetto «Ecce Sacerdos Magnus» faceva il suo ingresso nel nostro stupendo tempio, gremito all’inverosimile, il Vescovo Ausiliare Mons. Giuseppe Almici. La liturgia solenne officiata e la calda parola del Vescovo suggellavano una settimana intensa di meditazione e di preghiera. Settimana nella quale i fedeli di Leno, in altissima percentuale, concedendo un po’ di respiro alle ansie terrene, erano passati dalla «Casa del Padre» per ascoltare la parola che non passa, atta a ridimensionare i valori della vita.

La cronaca che tante volte pecca per mancanza di obbiettività, non è affatto valida a registrare l’invisibile opera della Grazia. Ogni anima ha la sua esperienza intima col divino ed ogni tentativo di commisurare con fredde statistiche il misterioso colloquio tra il Padre e i figli avrebbe il sapore di chiudere in schemi matematici l’ineffabile amore di Dio che opera invisibilmente negli spiriti con la sua voce forte e soave.

A testimonianza di una settimana che ha fatto molti Lenesi più buoni ed altri più pensosi, riportiamo alcune impressioni che a nostro avviso costituiscono il campionario del vario e vasto uditorio sempre attento alla parola di Dio, bandita con competenza e cuore dai validi missionari ai quali, da queste colonne, va la nostra riconoscenza ed il nostro ringraziamento.

don Luigi

Le vie del nostro centro insolitamente animate, suoni di campane, passi affrettati, voci sommesse, tutto denotava un’ansia, un impegno fervoroso. Su ogni viso, si coglieva, all’inizio, un atteggiamento raccolto, pensoso, che, man mano, si trasformava e diveniva più sereno, più lieto, più buono. Quella meditazione, quei richiami quelle riflessioni che scendevano nel nostro cuore, ci hanno rasserenate, illuminate perché questi incontri personali col Signore ci hanno rinnovate. La chiesa poi è indimenticabile! E’ stata l’esplosione necessaria di quella gioia intima che non si poteva più arginare. Si vive in un’atmosfera limpida e ci sentiamo ora più vicini gli uni agli altri. Hanno lasciato una punta di nostalgia, quelle Parole e quei canti che avremmo voluto fermare, per sempre gustarli. Questa scia di luce e di pace, Doni di Dio, non dureranno sempre; la vita non è, non può essere solo queste cose. Ma deve rimanere una cosa, più grande ancora perché non termina qui sulla terra: volerci bene tutti; la Madre di Tutti vuole questo. Un vivo ringraziamento al nostro Rev.mo Monsignor Arciprete per averci offerto questi giorni indimenticabili!

Una mamma

 

Sono un padre di famiglia numerosa e penso sempre con profonda preoccupazione al difficile compito dell’educazione morale dei figli. Quanto viene fatto dalla scuola e dalla famiglia non lo considero sufficiente per una completa formazione morale e pertanto provo un grande sollievo quando la parrocchia predispone delle proficue iniziative di predicazione straordinarie. II giorno che Monsignore ha preannunciato le S. Missioni ho provato un vivo senso di conforto pensando al loro grande valore spirituale ed alla possibilità che si presentava ai miei figli di trarne dei vantaggi decisivi per il loro avvenire.
Il mio compito durante la settimana delle missioni è stato quello di ricordare l’orario delle prediche e di insistere perché tutti vi partecipassero. Non posso certo lamentarmi dei risultati ottenuti, notando un nuovo impegno in tutti i miei figli nel considerare come le cose spirituali e divine valgono assai più di qualsiasi bene umano.
Desidero porgere a Monsignore, ai suoi collaboratori ed ai missionari i ringraziamenti più fervidi per tutto quanto hanno fatto, per la buona riuscita dello straordinario avvenimento che ha lasciato indubbi effetti in tantissime famiglie della parrocchia.

Un papà

 

L’annuncio delle S. Missioni fu per me emozionante e straordinario quasi come quello del Concilio Ecumenico. Infatti la preparazione è stata intensa perché i nostri Sacerdoti non hanno tralasciato un’occasione per ricordarcene l’importanza. Non sapevo come potessero svolgersi le Missioni ma le ricorderò sempre come gli «Esercizi spirituali della mia Parrocchia».
I Padri Missionari hanno presentato le verità, che per tante volte si erano sentite in un modo così forte e chiare da farle sembrare ancora più evidenti e vere. Questa parola illuminata è scesa nei nostri cuori come una rugiada benefica e ristoratrice.

Una signorina

 

La nostra Chiesa è sempre stata assiepatissima, non di persone che assistono passivamente e con indifferenza come ad un comizio in piazza, ma di gente attenta, ben disposta e pronta a capire ed a mettere in pratica gli insegnamenti del Signore. I Missionari sono stati per essa dei veri ed efficaci Maestri di vita, luci inconfondibili e di rara luminosità. L’esposizione chiara e breve del Maestro, scevra da infiori nature, sfoggio di cultura ed inutili dissertazioni, la competenza del discepolo, interprete della mentalità del popolo con rara efficienza, hanno contribuito in modo determinante a far presa su ciascuno di noi.
Seguita con molto interesse, che in alcuni momenti ha rasentato la commozione, è stata la meditazione finale e particolare di ogni istruzione in cui si è rilevato ed apprezzato lo zelo sacerdotale di don Palazzini nonché la sua efficace parola. Indubbiamente questa forma di dottrina fatta, con intelligenza è la dignità che hanno caratterizzato con evidenza i nostri interlocutori, è molto efficace; certo è che vi necessita una corrispondenza totale da parte degli ascoltatori come del resto si è verificato tra di noi.
Al buon esito della S. Missione hanno contribuito, e non meno intensamente dei suddetti Mons. Arciprete che da mesi ci preparava con i consueti zelo, ardore e competenza, nonché i nostri Rev. Sacerdoti.
Auguriamoci che il Signore ci conceda la grazia di viverne ancora di questi santi giorni, ricordo incancellabile di profusione di luce e di grazia. Noi giovani li abbiamo sentiti in modo particolare, ne sia viva testimonianza l’impegno che metteremo nella attuale
S. Quaresima e in futuro, ben consci delle nostre responsabilità nei riguardi di Dio di noi stessi e della società.

Un Giovane

Corrispondenza con i lettori – febbraio 1963


«Io guardo volentieri la televisione, quando trasmette qualche incontro di pugilato. Desidererei conoscere il pensiero della Chiesa intorno alla boxe e, se la Chiesa non si è pronunciata, cosa ne pensa lei».

Luigi T.

Pio XII nel suo discorso al Congresso Scientifico Nazionale dello Sport e dell’Educazione Fisica diceva che lo sport e la ginnastica hanno il fine prossimo di educare, sviluppare e fortificare il corpo dal lato statico e dinamico; come fine più remoto ha l’utilizzazione, da parte dell’anima, di un corpo così preparato per lo sviluppo della vita interiore o esteriore della persona. Ha anche un fine più profondo: quello di contribuire alla perfezione e, come fine supremo di ogni attività umana, di avvicinare l’uomo a Dio.
E’ in questa luce che vanno ascoltati i Teologi che parlano di questo sport.
L’idolatria dello sport che ha per fine se stesso, lo sport che fa spesso dell’atleta un omicida, lo sport che rovina la salute fisica e causa danno allo stesso spirito, sono stati sempre dalla Chiesa riprovati.
Lo sport sano, che fortifica il fisico, nobilita lo spirito ed eleva l’uomo, è stato sempre ammesso e favorito. Il pugilato rientra nella prima seconda categoria? Il pugilato non è solo uno sport di forza, ma uno sport che risveglia i latenti istinti dell’homo brutus (l’uomo animale), perché il suo elemento intrinseco è nelle percosse che il pugile deve assestare all’avversario.
Si pensi alle molte lesioni del cervello che non si risanano ed al caso pietoso in cui sono ridotti molti pugili, per tutta la vita, avendo subìto un assalto di pugni tale da menomarli in maniera irrimediabile; si pensi ai non rari casi di morte.
E anche quando non si hanno queste gravi conseguenze; viene sempre a risentirne lo spirito, per il soffocamento della sensibilità e di tutti gli altri sentimenti umani; sia nei protagonisti che si trovano sul quadrato, sia negli spettatori, tutti protesi ad incitare ed aizzare quasi il loro favorito, perché abbatta e faccia crollare l’avversario il più presto possibile.
Da ciò si comprende come il pugilato sia contro il precetto del Signore: «Non uccidere», che vieta anche qualsiasi ferimento e mutilazione, e contro. L’insegnamento della Chiesa, che lo giudica «un’azione di brutale violenza … Qualcosa di poco umano» (Pio XII).
Naturalmente il solo vederlo in televisione per sé, non costituisce peccato; lo potrebbe diventare invece per alcuni soggetti particolarmente eccitabili.

Il Pescatore

 

«Alle volte resto sbalordita dall’agire di mio figlio, che ha appena 8, anni. Quando io e suo padre litighiamo (per sciocchezze s’intende), il nostro piccolo sa sempre chi ha torto o chi ha ragione e lo dimostra in qualche modo. Un giovedì sera per esempio io volevo andare al cinema e mio marito non se la sentiva, accusando stanchezza; quando io dissi: “Ci vado col bambino”, egli rispose: “Vai pure!”
Ma quando lo dissi a mio figlio, mi sentii rispondere: “lo resto con papà, perché è stanco”. Così non se ne fece nulla.
Possibile che a questa età abbia già una coscienza ed una volontà?»

Una mamma

Anche prima di quella età, cara signora, i piccoli ci guardano e ci giudicano. Non crediamo che i loro occhi innocenti siano un terso cristallo, dietro il quale non si formula nessuna idea. Guai a noi, se l’esempio che noi diamo a loro non è dei migliori: potremmo rovinarli per tutta la vita. Alle volte l’ingenua parola di un bimbo, un suo sorriso o una sua lacrima, può trarci indietro dall’orlo di un abisso; mentre un’immagine guasta, una frase indiscreta, un atteggiamento equivoco, che offendono involontariamente quella candida creatura, può perturbare e macchiare un’anima, con serie conseguenze per il futuro.

Il Pescatore

Corrispondenza con i lettori – gennaio 1963

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AI PIU’ DILIGENTI!
Il mese scorso al termine di un anno di vita non facile del nostro Bollettino Parrocchiale, abbiamo invitato le nostre famiglie a collaborare per la riuscita di un’inchiesta, rispondendo ad un questionario e indirizzandolo in busta chiusa, senza affrancarla, alla «REDAZIONE DE LA BADIA – VIA DANTE – LENO».
L’inchiesta riguardava il numero dei nostri lettori nelle diverse famiglie, l’interesse che più o meno suscitava e i miglioramenti che desideravano vi fossero apportati.
Purtroppo le famiglie non hanno capito l’importanza dell’inchiesta, per rendere sempre più interessante «LA BADIA» e non hanno risposto che poche persone. Le risposte sono perciò insufficienti a raggiungere lo scopo, che si prefiggeva l’inchiesta.
Ringraziamo comunque tutti coloro che hanno cercato di collaborare per un giornale sempre più bello, inviandoci il questionario compilato e scrivendoci anche qualche graziosa lettera. Anzi invitiamo voi, che siete i più diligenti fra i nostri lettori, a scrivere ancora, facendoci conoscere i vostri desideri: da parte nostra faremo tutto il possibile per accontentarvi.
Vogliamo che ogni nucleo familiare non si senta un isolato nella Parrocchia, ma piuttosto che tutte le famigli sappiano di avere un ruolo importante nella COMUNITA’ e che dipende da ciascuna famiglia se i Lenesi progrediranno economicamente e socialmente, ma soprattutto in campo morale e spirituale.
L’anno nuovo ci trovi tutti uniti nella buona volontà e pronti a sacrificarci per il miglioramenti di tutti.
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Ecco alcune lettere, tra le più interessanti giunte in redazione:

 

«Nella mia famiglia, appena arriva, La Badia viene letta subito e tutta, ancora in giornata, da me che sono la mamma. Mi prendo mezzora di respiro e me la leggo in pace. Mi interessa tutta, ma c’è una rubrica che leggo per la prima: è la Corrispondenza con i lettori. Mi piace molto leggerla, anche se non sono io a fare le domande, perché la trovo molto istruttiva. Questa sera ho letto alla mia figliola la risposta data a S. M., perché tempo fa le feci capire che quel giovane che le stava attorno non andava; purtroppo aveva tutte le belle qualità di quel giovanotto descritto nella domanda di S. M.
Anche se la mia ragazza non proferì parola, credo fosse persuasa che noi mamme non si parla sempre invano, soprattutto trattandosi di cose tanto importanti! … Mi spiace solo che l’elenco delle offerte pro «Badia» porti via dello spazio, che potrebbe essere utilizzato invece per una buona parola (sempre) agli ammalati; i quali hanno maggior tempo di leggere, specialmente d’inverno, quando per il freddo sono costretti a rimanere sempre in casa. Penso che coloro che offrono qualcosa, non lo facciano per vedere il proprio nome sul giornale… Ora che il giornale arriva anche ai militari, sarebbe buona cosa che contenesse sempre anche qualche buona parola per loro; questo mi interessa molto, perché tra qualche mese avrò anch’io un figliolo soldato. Certo che per accontentarci tutti le quattro paginette forse non basteranno; ma sarebbe poco male offrire anche 100 lire al mese, pur dì trovare qualcosa in più sul nostro Bollettino Parrocchiale… Quante 100 lire si spendono inutilmente oggi! Vorrei anche che portasse qualche esortazione e magari dei rimproveri per le mamme, per i papà e per i figli, come fanno in Chiesa i nostri Sacerdoti, che sono tanto bravi; così quelli che in chiesa non vengono, potrebbero leggerli!»

G. B. (Una mamma)

Non solo non cestiniamo, ma abbiamo trascritta per intero la sua lettera, perché vogliamo tener conto delle sue osservazioni e vogliamo dare la prova a tutti i lettori di quello che sa fare la buona volontà, anche senza molta cultura. Grazie di cuore, cara Signora. Volesse il Cielo che tutte le mamme del mondo fossero come lei.

 

«Dato che siamo stati tutti invitati a dire il nostro parere, mi permetto di fare un’osservazione (anche a nome di mio marito). Gli articoli sono quasi tutti interessanti nella loro varietà. L’articolo che, a nostro avviso, appaga poco è la cronaca dell’oratorio. Secondo noi dovrebbe essere più informativa… Tenere più al corrente i genitori di quello che fanno o pensano i nostri figli. Siamo noi i genitori, è vero; ma purtroppo la maggior parte di noi non ha sufficiente intuito per penetrare nei loro animi… Occorre che qualcuno ci istruisca, per poter guidare meglio i nostri figli. E questo lo può fare soprattutto l’Assistente dei nostri ragazzi! Ci sono le prediche per noi, è vero; ma per un motivo o per l’altro quante ne perdiamo. Chiediamo a «La Badia» di aiutarci nella nostra opera di educatori, oggi tanto difficile. Forse chiediamo troppo e domandiamo scusa; ma abbiamo tanto bisogno delle parole di chi conosce i nostri figli meglio di noi. Nella speranza di essere esaudita, porgiamo i nostri auguri perché «La Badia» venga apprezzata sempre di più».

A. G. S. (Un’altra mamma)

Apprezziamo altamente le sue considerazioni, gentile signora. Faccio però notare che se la «Cronaca dell’oratorio» contenesse ciò che dice lei, cesserebbe di essere «cronaca» … Forse lei intendeva dire che desidererebbe maggiori articoli formativi dei genitori: cercheremo senz’altro di accontentarla. Ma certamente non potranno mai sostituire «Le Prediche» che per motivi non sempre ragionevoli molte mamme e moltissimi papà disertano!

 

«Non sono superstiziosa, comunque devo confessare di essere rimasta molto impressionata per un sogno riguardante l’eternità… Si può credere ai sogni? Come spiegarmi la mia inquietudine? … Leggendo la Bibbia, devo dedurne che certi sogni sono veri, perché non posso metterne in dubbio la veridicità … E allora, credere o non credere ai sogni? Ci sono segni particolari a cui si può prestar fede? Perché alcuni sì ed altri no? La Chiesa condanna chi crede nei sogni? Da parte mia devo riconoscere che la mia fede è aumentata per quel sogno!»

M. A.

Prima di tutto bisogna distinguere tra sogno e visione (o rivelazione privata). Il «sogno» è la «successione disordinata ed automatica di illusioni ed allucinazioni, che si presenta solitamente nel periodo iniziale o finale del sonno». Quindi è una cosa irreale, vana, non degna di essere creduta. La visione invece (c’è anche quella «Beatifica» che godremo in Cielo) o rivelazione privata consiste in «una manifestazione da parte della Divinità, direttamente o no, di una cosa occulta» ed è sempre soprannaturale, in quanto non compete tutto questo alla nostra natura umana. Con questa distinzione è tutto spiegato chiaramente:
1) I sogni da lei citati dalla Bibbia sono «Visioni», anche se talvolta nel linguaggio parlato si chiamano semplicemente sogni;
2) Le visioni sono tutte vere, e quindi dobbiamo crederci; mentre i sogni sono falsi e non si devono credere, se non si è superstiziosi;
3) Se fossi in lei, non direi che quel sogno le ha aumentato la fede, perché sarebbe ridicolo che un «sogno» potesse aumentare o diminuire la nostra fede.

Il Pescatore