Celebrare l’Eucaristia oggi

Don Bernardino (Dino) Capra, 72 anni, originario della parrocchia di Chiari. Ordinato sacerdote nel 1972, ha vissuto le sue prime esperienze pastorali a Roma, alla parrocchia di Gesù Divin Maestro e a Rovato. Nel 1976 il vescovo Morstabilini l’ha inviato come parroco a Prabione. Nello stesso anno ha assunto anche la direzione dell’eremo “Card. Carlo Maria Martini” di Montecastello.

Le radici del perdono

Parte terza

I tre giovani dopo qualche minuto di smarrimento capirono, non potevano crederci, stavano per assistere in diretta all’episodio della adultera: “Che scoop!”

Sapete tutti come è andata a finire. Dopo l’episodio, nella piazza non era rimasto più nessuno ed essi riuscirono ad avvicinare Pietro che era ancora un po’ scosso per l’accaduto: “L’ha perdonata… capite, una donna così e Lui… l’ha perdonata! E quegli uomini pronti a uccidere se ne sono andati tutti, è bastata qualche parola per trasformare una folla inferocita in un gregge di agnelli. Perdonare i peccatori, perdonare i nemici, porgere l’altra guancia. Sarà difficile far entrare quest’idea nelle nostre teste dure di pescatori”.

I ragazzi esultarono. Finalmente avevano trovato le radici del perdono. Sofia, Federico e Gioele decisero di salutare il futuro apostolo, lasciandolo seduto su una grossa pietra con la testa fra le mani. Ora bisognava dargli un po’ di tempo per capire e imparare a vivere questa nuova idea

Obiettivo raggiunto!  Tornati alle loro case i ragazzi fecero una seria ricerca su internet e scoprirono che da Gesù in poi  qualcosa cambiò. Questa idea rivoluzionaria del perdono si diffuse, nei secoli successivi tanti uomini e donne ne fecero un ideale di vita, furono capaci di rovesciare addirittura imperi con la loro rivoluzione pacifica e furono seminatori di pace. 

E fu a questo punto che Gioele da sempre convinto pacifista capì che non era una bella bandiera variopinta a fare di lui un seminatore di pace, ma la sua capacità di perdonare a cominciare dal suo compagno picchiatore.

Perché la pace, la vera pace, quella che umilmente, silenziosamente, ma implacabilmente cambia il mondo ogni giorno, ogni mese, ogni anno, ogni generazione, comincia sempre, sempre dal perdono.

Quella bellezza che nutre

“Nutriti dalla bellezza”: la nuova lettera pastorale del vescovo Tremolada per l’anno 2019/2020. Tema centrale è quello dell’eucaristia. “Una lettera che è anche sociale” sottolinea don Carlo Tartari, vicario per la pastorale e per i laici

“Sono convinto che al cuore della missione della Chiesa ci sia l’Eucaristia. Non sono certo il primo a pensarlo, ma mi fa piacere dichiararlo. L’Eucaristia è un nucleo incandescente, una sorgente zampillante, una realtà misteriosa che permette alla Chiesa di essere veramente se stessa per il bene del mondo. Mi piacerebbe far percepire a tutti questa verità”. Si apre con queste considerazioni la seconda Lettera pastorale di mons. Pierantonio Tremolada “Nutriti dalla Bellezza. Celebrare l’Eucaristia oggi”. La liturgia cristiana, celebrata nella verità, che rappresenta una delle grandi strade dell’evangelizzazione è al centro delle riflessioni che il Vescovo, a due anni dalla sua nomina a Brescia, affida alla sua Chiesa. Sin dalle prime pagine della nuova Lettera pastorale si coglie evidente la continuità con “Il bello del vivere” dello scorso anno. Se l’orizzonte comune a cui i battezzati devono tendere è quello della santità, l’eucaristia è una via privilegiata per raggiungerlo.

In questa prospettiva la chiave di lettura che mons. Tremolada propone non è quella dello sguardo nostalgico a un passato che non c’è più (“Il numero dei partecipanti alla Messa domenicale è molto diminuito. Quel che una volta appariva normale, giusto e doveroso, sembra non esserlo più… Perché questa disaffezione crescente?… Occorre però non rimanere prigionieri delle analisi. Soprattutto non bisogna lasciarsi risucchiare. Continuare a parlare di questo fenomeno, infatti, produce inesorabilmente una sorta di sconforto pastorale”, scrive il Vescovo nel prologo), ma quella di un’apertura speranzosa al futuro: “Sono invece convinto – sono ancora parole di mons. Tremolada – che si debba rilanciare, puntando proprio sull’Eucaristia, sul suo valore, sulla sua grandezza e bellezza. Molto dipenderà da come la sapremo celebrare. Le sue meravigliose potenzialità rischiano infatti di venire mortificate da una consuetudine un po’ stanca e forse anche un po’ presuntuosa”. Per questo il Vescovo nella Lettera invita a dedicare l’anno pastorale 2019/2020 a una riscoperta della celebrazione eucaristica, “meno preoccupati del numero dei partecipanti e più del modo in cui essa viene vissuta”.

A questo fine sono orientate le riflessioni di mons. Tromolada, contenute nelle 101 pagine della Lettera pastorale, divisa in sei capitoli: Incanto, l’Eucaristia come liturgia; Irradiazione, l’Eucaristia e il mondo; Mistero, l’Eucaristia come sacramento; Comunione, Eucaristia e Chiesa; Celebrazione, l’Eucaristia celebrata; Festa, l’Eucaristia e il Giorno del Signore. La Lettera si apre con il già citato prologo in cui il Vescovo indica il senso e la ragione dell’intero documento, e si chiude con l’epilogo in cui mons. Tremolada affida all’icona che il monaco Andrej Rublëv ha dedicato alla Trinità, il compito di fare sintesi del mistero cristiano per eccellenza.

Come già ne “Il bello del vivere”, anche nella nuova Lettera pastorale compaiono sei video testimonianze che si possono consultare grazie ad altrettanti QR code presenti nel testo, in apertura di ogni capitolo. A questi “testimoni”, presentati nella colonna che chiude queste pagine, è stato chiesto di raccontare come per loro, nel loro quotidiano l’eucaristia sia appunto incanto, irradiazione, mistero, comunione, celebrazione e festa. Sempre grazie a un Qr code i lettori potranno gustare un filmato sul Tesoro delle Sante Croci, di cui Brescia ricorderà nel 2020 con un Giubileo straordinario concesso dal Papa i 500 anni della nascita della compagnia dei Custodi, e uno invece dedicato all’icona di Rublëv.

“Una lettura superficiale potrebbe indurre a considerare una lettere sull’eucaristia interessante solo per chi ancora frequenta. Va invece ricollocata all’interno nel contesto ampio entro il quale il Vescovo ci chiede e ci aiuta a rileggere il cuore della nostra vita di fede”. Parte da questa considerazione la lettura che don Carlo Tartati vicario episcopale per la pastorale e per i laici dà di “Nutriti dalla bellezza”, la nuova Lettera pastorale di mons. Pierantonio Tremolada. “Sappiamo – prosegue il sacerdote – che l’Eucaristia è la fonte e il culmine della vita cristiana che non è chiamata a svolgersi nel chiuso dello spazio del sacro o dei tempi sacri. La vita cristiana è chiamata invece a diventare testimonianza, annuncio e missione proprio nel mondo. E questo il Vescovo lo dice bene”. Con la sua seconda Lettera pastorale, continua don Tartari, mons. Tremolada aiuta a cogliere che c’è un legame profondo tra questa appartenenza, questo vissuto di fede e il mondo in cui il cristiano vive. “Non a caso – continua ancora il vicario per la pastorale e i laici – tra i primissimi capitoli della Lettera ce n’è uno dedicato a irradiazione, l’eucaristia e il mondo, in cui il Vescovo ricorda che l’eucaristia è il cuore pulsante della vita redenta, capace di trasformare la vita del credente, il quale poi vive nel mondo, lo provoca, e fa in modo che il mondo possa vivere non più legato a quelle dinamiche di potere che sono tipiche delle leggi mondane. Si passa dal potere all’amore come cifra per edificare la società”. L’eucaristia allora diventa germe di trasformazione del mondo, della società, delle relazioni, “è un annuncio per il mondo, per il bene del mondo”, afferma don Tartari.

Quelli espressi dal vicario episcopale trovano sintesi in quella che il Vescovo, in “Nutriti dalla Bellezza” definisce come “cultura eucaristica”. “La cultura eucaristica –afferma al proposito don Tartari – è proprio questo: l’essere partecipi del dono dell’eucaristia cambia lo sguardo sul mondo, cambia il modo di pensare, cambia gli schemi di riferimento, ribalta le priorità. Non c’è più solo l’io; c’è un noi, c’è una comunità che è chiamata a essere partecipe di questo dono e questo, nell’azione del credente, del cristiano si trasfonde nell’impegno quotidiano, nella costruzione di una società e di relazioni che non possono prescindere da questo incontro e da questa trasformazione”. E forse proprio dalla mancanza di questa cultura eucaristica nascono tante delle difficoltà, delle sofferenze e delle divisioni che oggi segnano anche le comunità.

“Il Vescovo – sono ancora sottolineature di don Carlo Tartari – questo aspetto lo mette in risalto quando ricorda che dall’incontro con Gesù e con l’Eucaristia nasce proprio la civiltà dell’amore in cui la carità diventa uno stile che si declina in tre modalità: il rispetto per la dignità di ogni persona, la giustizia sociale e la distribuzione delle risorse e, per ultimo, la grande responsabilità che abbiamo per l’ambiente. Il Vescovo chiede, proprio a partire dall’incontro vissuto nell’Eucaristia, di riversare questa carità sui poveri, sulla famiglia, negli ambiti educativi, nel lavoro, nella società…”. Letta in questi termini “Nutriti dalla Bellezza”, a prima vista una Lettera “ad intra” rivela una decisa caratterizzazione sociale, politica nel senso più nobile del termine? “Effettivamente è così – è la conclusione di don Tartari –. Forse definirla una Lettera politica è un azzardo, ma è uno di quegli azzardi che provocano, perché ricostruisce la polis su presupposti diversi da quelli del potere, del dominio e del semplice esercizio dell’autorità. Ricostruisce la polis su un fondamento diverso, nuovo ed eterno come l’eucaristia”.

Lettera da Za Kpota

Carissimo Mons. Giovanni,

ho ricevuto da Sr Cristina il dono (duemila euro) che lei e la sua comunità della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Leno, hanno voluto fare alla missione delle Maestre Pie Venerini a Za Kpota (Benin).

Grazie di cuore, per aver pensato a noi!

Sono Sr Laurence Donhouédè, mpv beninoise e, dalla fine di luglio 2018, inviata alla missione di Za Kpota. Ho assunto con fede, entusiasmo e gioia il mio nuovo ministero apostolico in questa meravigliosa, povera terra. Con l’aiuto della onlus “Semi di Rosa” che affianca la mia Congregazione nel lavoro missionario, abbiamo iniziato a realizzare un importante sogno : costruire un piccolo dispensario – primo soccorso sanitario per tutti i nostri fratelli che non possono permettersi il lusso di essere curati a pagamento nelle strutture pubbliche. Abbiamo iniziato i lavori di ristrutturazione di un fatiscente fabbricato… affrontando fatiche e difficoltà di ogni genere. Non ci lasciamo scoraggiare e, forti della benedicente presenza di Santa Rosa Venerini  sempre al nostro fianco, continueremo a dar vita  a tutti i sogni dei piccoli e dei grandi a noi affidati a Za Kpota.

Insieme ai nostri bambini della piccola scuola materna, ai ragazzi dell’oratorio, alle donne della scuola di alfabetizzazione, innalziamo con gratitudine una preghiera per lei e per tutta la comunità parrocchiale.

Chiediamo a lei di ricordare tutti noi nella sua Eucarestia quotidiana.
Un saluto affettuoso a tutti, da me e dalle mie consorelle Sr Nadège e Sr Flore.

Sr Laurence

Lettera a “La Badia”

Il 3 febbraio, presso la sede del Gruppo Alpini Leno, si è svolta l’assemblea annuale dei soci; nel contempo, sono state indette  le votazioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo che rimarrà in carica per il triennio 2019/2021.

I nuovi eletti, con le rispettive cariche sociali sono:

  • Micheletti Marco – Capogruppo
  • Colombo Mauro – Vice Capogruppo
  • Chini Francesco – Segretario
  • Iseppi Claudio – Tesoriere
  • Romano Michele – Alfiere
  • Ferranti Stefano – Revisore
  • Malagni Gianbattista – Revisore
  • Abbadati Ermanno – Resp. Stampa e Pubbliche Relazioni
  • Ferranti Sergio – Resp. Manutenzione Sede e Attrezzature
  • Braga Roberto – Consigliere
  • Dester Michele – Consigliere
  • Dagani Massimiliano – Consigliere
  • Lombardi Andrea – Consigliere

Nel 2018, abbiamo devoluto in beneficienza la somma di 2.500,00 euro, frutto di una massiccia e generosa partecipazione di tutti Voi cittadini alle nostre iniziative.

Le somme devolute sono state così suddivise:

  • Nuova Nikolajewka Brescia € 1.200,00
  • “Ocio a la pèna”: € 100,00
  • Colonia “Casa Irma”: € 200,00
  • Sede Sezionale Brescia: € 300,00
  • “La Badia”: € 50,00
  • Parrocchia Leno: € 250,00
  • Oratorio Leno: € 250,00
  • Collaboriamo: € 150,00

Ci sentiamo in dovere di ringraziare tutta la cittadinanza protagonista assoluta dei nostri risultati e il Consiglio Direttivo uscente per l’ottimo lavoro svolto.

Tutti noi Alpini siamo già operativi per un 2019 ricco di appuntamenti e attività.

Continuate a starci vicino e restate aggiornati sulle nostre iniziative seguendoci sulla nostra pagina ufficiale di Facebook “Gruppo Alpini Leno” o Istagram “gruppoalpinileno”.

Un saluto e un caloroso abbraccio a tutti.

Gruppo Alpini Leno

Le radici del perdono

Lettera ai ragazzi che si accostano per la prima volta al sacramento della riconciliazione

Gioele, Sofia e Federico sono tre adolescenti appassionati di giornalismo, e per un misterioso caso, sono forse gli unici giornalisti ”transtemporali” esistenti al mondo.

Ma facciamo un passo indietro: il papà di Sofia è un meccanico geniale e un po’ scombinato, qualche anno fa tentò un esperimento inserendo il motore di una vecchia Ferrari, modificato con qualche pezzo del motore di un aeroplano e di una nave, in una Fiat 500 degli anni ’70.

Se qualcuno chiede al papà di Sofia cosa sia accaduto poi, lui non sa dirlo: quello splendido marchingegno dopo una lunga giornata di lavoro ancora non funzionava, ma nella notte vi era stato un forte terremoto e alla mattina inspiegabilmente e favolosamente era diventato una “macchina del tempo”! Furono proprio i tre ragazzi ad accorgersene, se ne stavano seduti comodamente sui suoi sedili, a chiacchierare e a sognare interviste improbabili, quando Federico che si era accomodato al posto di guida, girò la chiave della accensione e in un batter d’occhio i tre si ritrovarono nel bel mezzo di una Guerra Punica.

Non tirava una buona aria: palle infuocate, frecce e lance saettavano sulle loro teste, Federico ebbe l’ottima idea di girare di nuovo la chiave e furono riportati a casa in un battibaleno. L’emozione e lo stupore erano stati intensi, i ragazzi ebbero bisogno di qualche giorno per riprendersi dalla sorpresa. Ne discussero a lungo, fecero ancora qualche piccola prova pratica e avuta la conferma che quell’auto poteva farli viaggiare nel tempo e che oltre a correre su strada poteva volare e navigare, ormai ben consapevoli dello strumento fantastico che avevano a disposizione, decisero di organizzarsi.

Ora potevano permettersi di scegliere qualsiasi tema di loro interesse e di intervistare chiunque, viaggiando nel passato, nel presente, nel futuro e in ogni latitudine. Gioele, un tipetto dal carattere pungente, qualche giorno prima in seguito a una imprudente battuta rivolta a un compagno più grosso di lui e piuttosto violento, aveva ricevuto un pugno ben piazzato sul naso con conseguente rottura del setto nasale.

Mentre il ragazzo ferito meditava la vendetta, il professore di religione assegnò a tutti gli studenti una ricerca e forse per caso, forse no, il tema affidato a Gioele fu “Il perdono”. Il ragazzo con il volto ancora livido, non era proprio in vena di trattare quell’argomento e stava per chiedere al professore di cambiarlo, quando Sofia lo convinse a farne un reportage.

Con la loro 500 special avrebbero viaggiato nel tempo per intervistare personaggi significativi ponendo loro domande precise:

Perché perdonare? Chi ha inventato il perdono? Come si viveva quando non c’era? Come ha cambiato il mondo? Come cambia la nostra vita?

Dopo aver passato in rassegna vari personaggi del passato, il trio decise di andare a intervistare Noè dentro la sua arca, poi Giulio Cesare nella antica Roma, infine Simon Pietro in Galilea. Fu un viaggio avventuroso e un po’ pericoloso quello che li condusse sull’arca di Noè.

La 500 decollò dopo la scuola in un bel pomeriggio assolato di primavera e in pochi secondi i tre ragazzi si ritrovarono a navigare in pieno diluvio universale: acqua, grandine e neve tempestavano le vecchie lamiere già ammaccate, l’automobile ondeggiava pericolosamente, c’era anche un finestrino rotto da cui entrava una cascata di acqua gelida, i giornalisti erano ormai bagnati fradici. Con una manovra molto azzardata entrarono nell’arca passando attraverso un piccolo sportello che Noè aveva aperto vedendoli arrivare.

Noè aveva un bel po’ di problemi da affrontare: la mucca che stava partorendo, il leone che si era mangiato un agnello, la giraffa che a forza di stare piegata nell’arca aveva il torcicollo e così via e non aveva nessuna voglia di perdere tempo con loro e rispondere alle loro domande.

Ma i giornalisti… si sa hanno una bella faccia tosta, da veri professionisti furono gentili, ma insistenti, non gli diedero tregua, lo seguirono lungo tutta l’arca e alla fine pur di liberarsi di loro, il vecchio li ascoltò. Noè con la sua lunga barba bianca, un po’ sporca in verità in quanto lavarsi sull’arca era veramente un problema, dopo aver cacciato lo scimpanzé da una vecchia panca, si sedette con i suoi intervistatori per dialogare. Alla domanda a bruciapelo: “Cosa ne pensa del perdono?”  Rispose bofonchiando: “Io conosco una sola legge in proposito: la legge del taglione, occhio per occhio, dente per dente”.

Intanto il mare si faceva sempre più grosso, l’arca beccheggiava come un guscio di noce, Lo stomaco di Gioele soffriva pericolosamente e la paura incombeva. Il patriarca non sembrava farci caso e aggiunse: “Chi sbaglia paga!”. E questo, nel bel mezzo di un diluvio purificatore assumeva un significato molto concreto! Perdono era una parola sconosciuta, i tre ragazzi erano molto lontani dal loro obiettivo, dalla espressione dello scontroso vecchio fu evidente che avevano ottenuto anche troppe parole da lui, l’intervista era già finita e capirono che avrebbero dovuto cercare altrove. Uscire dall’arca facendosi largo fra tutto quel bestiame richiese un certo tempo, per non parlare dei rischi che corsero incontrando serpenti o bestie feroci, comunque per il bene dell’informazione erano disposti a fare questo ed altro.

Dopo aver allontanato alcune scimmie risalirono sulla loro auto e facendo lo slalom fra i fulmini e le saette ripartirono decollando alla volta della antica Roma. Arrivarono intorno al 51 a.C. e trovare a casa Giulio Cesare fu una vera impresa, si diceva in città che i Galli gli stavano procurando non poche preoccupazioni, ma secondo alcuni messaggeri il giorno del suo ritorno era imminente

Federico, Gioele e Sofia si appostarono davanti al suo palazzo attrezzati con panini e sacchi a pelo e con pazienza lo attesero. Finalmente dopo alcuni giorni tornò vittorioso dalla sua campagna in Gallia, preceduto da cortei e fanfare e carico di onore, di oro e di schiavi. Cesare esprimeva superbia e orgoglio con tutto il suo aspetto, degnandosi di ricevere quegli strani giovani, li guardò dall’alto al basso un po’ stupito per i loro abiti barbari e il loro linguaggio decisamente “volgare”, poi dopo aver declamato alcune frasi del suo famoso “De Bello Gallico”, si rese disponibile alla intervista.

I giornalisti posero anche a lui la domanda sul perdono e sdegnato, il famoso Giulio, a causa del disgusto che questa idea gli provocava, cadde rovinosamente dal suo trono. Rialzandosi aiutato dai centurioni urlò: “E’ uno scandalo, è uno scandalo, non nominate neppure quella parola, volete forse distruggere Roma? I valori su cui fondiamo l’impero sono: la forza, la conquista, il successo, la sottomissione, lo sfruttamento dei nemici vinti e così via. Siete forse spie dei Galli? Volete creare disordini in città?”  Dopo qualche timido tentativo di spiegare, i giovani notando che nel condottiero la rabbia saliva in modo preoccupante, temendo una condanna a morte, con un frettoloso “Ave Cesare”, un po’ delusi si accomiatarono rapidamente. Fortunatamente la macchina del tempo era parcheggiata fra due bighe fuori dal portone del palazzo: la loro ricerca era ancora in alto mare.

Ripartirono sfuggendo per un pelo a una intera centuria inferocita che su ordine di Giulio li seguiva con pessime intenzioni e si trovarono così in Palestina intorno al 30 d.C. Gesù e i suoi amici erano sempre in movimento, non avevano fissa dimora, nessun indirizzo, nessun cellulare da chiamare. Dopo un lungo vagabondare sotto un sole cocente e senza nemmeno una Coca Cola per dissetarsi, i tre cronisti stavano quasi per rinunciare all’intervista, quando la loro attenzione fu attirata da un gruppo di persone schiamazzanti intorno a una donna. La donna era a terra tra la polvere, con gli abiti strappati e il volto inondato di lacrime. Gli uomini intorno a lei tenevano in mano grosse pietre. C’era anche un uomo alto con barba, capelli lunghi e uno sguardo intenso, fermo e in silenzio insieme ad alcuni che parevano suoi seguaci. Sembrava Gesù, …era Gesù!

I tre giovani dopo qualche minuto di smarrimento capirono, non potevano crederci, stavano per assistere in diretta all’episodio della adultera: “Che scoop!” Sapete tutti come è andata a finire. Dopo l’episodio, nella piazza non era rimasto più nessuno ed essi riuscirono ad avvicinare Pietro che era ancora un po’ scosso per l’accaduto, non li guardò neppure e non si accorse del loro aspetto poco palestinese: “L’ha perdonata… capite, una donna così e Lui… l’ha perdonata! E quegli uomini pronti a uccidere se ne sono andati tutti, è bastata qualche parola per trasformare una folla inferocita in un gregge di agnelli.

Questa è proprio una bella novità, cosa significa? Perdonare i peccatori, perdonare i nemici, porgere l’altra guancia. Sarà difficile far entrare quest’idea nelle nostre teste dure di pescatori”. I ragazzi esultarono. Finalmente avevano trovato le radici del perdono. Il perdono cominciava qui. Povero Pietro, dopo secoli di legge del taglione, questa novità era sconvolgente, cambiava totalmente la sua vita e quella di tanti altri che in futuro lo avrebbero seguito sulle orme di Gesù.

Sofia, Federico e Gioele decisero di salutare il futuro apostolo, lasciandolo seduto su una grossa pietra con la testa fra le mani. Ora bisognava dargli un po’ di tempo per capire e imparare a vivere questa nuova idea.

Obiettivo raggiunto! Tornati alle loro case i ragazzi fecero una seria ricerca su internet e scoprirono che da Gesù in poi: anche se non tutti gli uomini avevano capito, anche se qualcuno non capisce ancora adesso e spesso anche ognuno di noi se ne dimentica, qualcosa cambiò. Questa idea rivoluzionaria del perdono si diffuse, nei secoli successivi tanti uomini e donne ne fecero un ideale di vita, furono capaci di rovesciare addirittura imperi con la loro rivoluzione pacifica e furono seminatori di pace. E fu a questo punto che Gioele da sempre convinto pacifista, con una variopinta bandiera arcobaleno sul muro della camera capì, che non era quella bella bandiera a fare di lui un seminatore di pace, ma la sua capacità di perdonare a cominciare dal suo compagno picchiatore.

Perché la pace, la vera pace, quella che umilmente, silenziosamente, ma implacabilmente cambia il mondo ogni giorno, ogni mese, ogni anno, ogni generazione, comincia sempre, sempre dal perdono.

Lettera di don Prandelli, fidei donum in Venezuela

Un po’ in ritardo, però con molta simpatia, invio gli auguri di Natale a tutti voi: amici del Venezuela, amici, del Grimm, famiglie adottanti, Arrigo Arrigoni del gruppo missionario di Palazzolo Milanese e Cassina Amata. Da 16 anni sto lavorando in Venezuela come missionario “fidei donum” di Brescia, però il Natale che stimo vivendo in Venezuela quest’anno è diverso dagli altri, molta gente se ne è andata dal Paese per necessità, molti altri sono migrati nella nostra zona aurifera in cerca di fortuna, per cui non potranno vivere in famiglia queste feste. Anche i segni esterni del Natale sono pochi e la gente non può comprare regali. Quello che guadagna non basta per il cibo. Un po’ meglio se la passano i minatori, che però rischiano aggressioni, estorsioni, malattie, soprattutto la malaria. Per questi e altri motivi già molti sono morti o sono stati ammazzati. Nella ricerca dell’oro si stanno invadendo zone di foresta del territorio indigena, le conseguenze sono devastanti per l’ambiente, aumenta l’inquinamento dell’aria e dei fiumi, e molte comunità indigene hanno perso la tranquillità. Si parla anche di massacri perpetrati da bande armate. In un prossimo messaggio invio foto dell’attività che sta svolgendo suor Concita e alcuni collaboratori per i bambini delle comunità indigene Kariña.

Di nuovo saluto tutti e invoco su di voi la benedizione divina, che Gesù bambino porti la pace nei vostri cuori, nelle vostre famiglie e nel mondo intero.

Don Giannino Prandelli 

Lettera di Padre Silvio Turazzi

Padre Silvio Turazzi ci scrive  da Vicomero – Parma il 16-08-2018, dove ha sede l’ Associazione di Solidarietà Muungano onlus di cui è il Padre Spirituale. Ci informa che: “Il container per Goma è finalmente partito. É stato un lungo impegno ma siamo contenti e sentiamo il dovere di dire un grande grazie a tutti quelli che hanno partecipato sia con apporti finanziari sia con il proprio lavoro. Aspettando il contributo di alcune Organizzazioni, abbiamo anticipato le spese per la spedizione con il fondo della cassa comune e un prestito.

Abbiamo potuto mandare tante cose importanti: 3 macchinari per l’ atelier di falegnameria in sostituzione delle vecchie già tanto usate. Un’ attrezzatura per uno studio dentistico. Un’ ambulanza. Tanto materiale per il reparto di maternità: letti, armadietti, ecc… Macchine da cucire.

Condividere, solidarizzare ci rende più fratelli e capaci di costruire quei ponti necessari per una società più giusta e bella. Sono tempi difficili per tutti, ma non lasciamoci prendere dagli stimoli negativi che spesso i mezzi di comunicazione ci trasmettono. Certo forse siamo più coscienti di tempo fa che la vita è dura e va combattuta. Siamo forse più consapevoli che occorre impegnarci e niente è scontato. Giorno dopo giorno occorre conquistarci il nostro pezzo di mondo per apprezzare e amare la vita che ci è donata.

Sentiamo, però, che anche dare fiducia a Chi ha in mano le redini della nostra esistenza ci fa vivere con serenità e pace. Con la grande Teresa allora possiamo dire “niente ci turbi”, niente ci tormenti, solo Dio basta!”. Ciò non ci esime dal bene operare, fonte di benedizioni. Grazie ancora. Con Padre Silvio ci salutano il Presidente dell’ Associazione Eric Foko e la Vicepresidente Edda Colla

L’Associazione Solidarietà Mungano onlus si trova in:
Strada G. Cavestro n° 16 località Vicomero 43056 Torrile (Pr)
www.mungano.it – info@mungano.it Tel. 0521.314263

La missione continua

Brescia 16 Agosto 2018

Carissimo mons. Abate, pace e bene! Le scrivo da Brescia, dove mi trovo per un po’ di ferie e cure mediche, prima di ritornare in Africa, nella mia missione del Ghana, dove ho già speso 36 anni e dove spero di spendere il resto della mia vita, come missionario comboniano.

Ne approfitto per mandarle una foto della cappella costruita alcuni mesi fa ad onore dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, in ricordo di Leno, dove sono nato e sono stato battezzato. L’anno scorso ho ricevuto da Lei una somma per iniziare questo progetto; altri benefattori si sono uniti per completarlo. Il Buon Dio benedica e protegga tutti quelli che con generosità e spirito missionari si danno da fare per il Regno di Dio. É col loro aiuto che la missione continua.

Nel Ghana ho potuto realizzare vari progetti di evangelizzazione e promozione umana-sociale. Ricordiamo però che l’aiuto principale è quello della preghiera e dei sacrifici offerti con amore, perché è Gesù che converte i cuori. Preghiamo perché nella Chiesa e nel mondo ci sia più solidarietà, fraternità e accoglienza. Spero un giorno o l’altro d’avere l’occasione per venire a Leno a salutarla.

Cordialmente
P. Eugenio Petrogalli

A confronto sulle sofferenze dei preti

Si è concluso ieri mattina in Cattedrale il Convegno dei clero, segnato dalla presentazione della lettera pastorale sulla santità e dal tema della sinodalità, ma anche da un dialogo con il vescovo Tremolada sulle fatiche che i sacerdoti incontrano nella loro missione

Si è concluso ieri mattina in Cattedrale (dopo le  prime due giornate ospitate dall’Istituto Paolo VI di Concesio) con la Lectio Divina proposta da mons. Tremolada, un momento di preghiera e il tempo per la riconciliazione sacramentale, il convegno del Clero. Quello giunto alla sua ultima giornata è stato il primo convegno presieduto dal Vescovo a Brescia. Il tradizionale momento di avvio di anno pastorale è stata occasione per mons. Tremolada di confrontarsi con i suoi preti su temi di particolare importanza come quello della santità, affrontato martedì con la presentazione della lettera pastorale “Il bello del vivere. La santità dei volti e i volti della santità” e ieri con la condivisione dei contenuti della pubblicazione “L’arte del camminare insieme” dedicata alla sindodalità e al consigliare nella Chiesa. Dopo gli interventi del Vescovo è stato lasciato ampio spazio al dibattito e i sacerdoti bresciani non si sono lasciati sfuggire l’occasione per confrontarsi con mons. Tremolada soprattutto su questioni che oggi, dentro e fuori la Chiesa, creano più di una sofferenza.

Nelle prime due giornate del Convegno del clero sono emerse, dal dibattito, molte domande. Don Lorenzo Pedersoli ha sottolineato la solitudine dei preti davanti alle accuse di pedofilia cavalcate con enfasi dai mass media. E spesso queste accuse si dimostrano false. Forse, questa la richiesta, servirebbe una parola in più di conforto da parte dei Vescovi. “Quando ci troviamo davanti a situazioni problematiche e dolorose, non dobbiamo – ha risposto mons. Tremolada – entrare nel vortice delle polemiche. La questione della pedofilia è seria. Ma se uno fa veramente il prete, deve restare tranquillo. Non dobbiamo lasciarci impaurire dai mass media, perché abbiamo il Vangelo e l’eucaristia. Bisogna essere estremamente retti. Raccomando al presbiterio – questa l’esortazione del Vescovo – di essere integerrimo. Se qualcuno ha delle difficoltà, lo dica”.

Don Raffaele Donneschi, invece, ha presentato la fatica di una parrocchiana che si aspetta delle risposte per, citando Amoris Laetitia, le famiglie “ferite”. Su questo punto, Tremolada ha detto che “non possiamo attendere oltre. Dobbiamo collocarci dentro la prospettiva aperta dall’Amoris Laetitia; dobbiamo arrivarci con un discernimento accurato che si sta sviluppando attraverso il lavoro di una commissione”. Don Fabio Corazzina ha, invece, chiesto di favorire una maggiore qualità delle relazioni all’interno del presbiterio e un maggiore rapporto con la società civile. “Nella nostra diocesi – ha confermato il Vescovo – abbiamo delle questioni serie che vanno affrontate: la questione ambientale, l’investimento occupazionale nell’ambito degli armamenti, l’immigrazione, la disoccupazione dei giovani e dei cinquantenni, la denatalità. Queste cose non sono separate dalla santità; un’impostazione come questa permette di avere un’intelligenza interpretativa nei confronti del reale”.

Sempre don Corazzina ha sollevato il tema delle unità pastorali: come si fa a essere preti dentro il cambiamento? Per Tremolada il tema è di particolare importanza: “C’è una spiritualità delle comunità e c’è una spiritualità del presbiterio. Cosa vuol dire oggi essere preti in un contesto in cui non possiamo più garantire un parroco alle parrocchie sotto un certo numero di abitanti? Siamo in una fase di transizione con un numero non ridottissimo del clero ma tendenzialmente anziano”. Nel dibattito è emerso anche il bello di una Chiesa che offre l’esperienza dei fidei donum, ma anche la necessità di coltivare sempre un’attenzione per i poveri. Nel quadro del nuovo assetto della Curia, don Massimo Toninellil ha chiesto spiegazioni sul ruolo dei vicari zonali che rischiano di essere depotenziati, ma è stato rassicurato dal Vescovo: “Vedremo se questa figura si sta indebolendo. Intanto chiedo a loro di relazionarsi con i vicari territoriali e di presentare, se ci sono, anche le problematicità”.

Tra le tante questiono poste nel corso del convegno una è giunta anche dallo stesso vescovo Tremolada che ha chiesto ai suoi sacerdoti di pronunciarsi in merito alla forma che questo tradizionale momento di avvio di anno pastorale deve assumere per essere efficace occasione di crescita e di confronto per tutti i partecipanti.