Quella bellezza che nutre

“Nutriti dalla bellezza”: la nuova lettera pastorale del vescovo Tremolada per l’anno 2019/2020. Tema centrale è quello dell’eucaristia. “Una lettera che è anche sociale” sottolinea don Carlo Tartari, vicario per la pastorale e per i laici

“Sono convinto che al cuore della missione della Chiesa ci sia l’Eucaristia. Non sono certo il primo a pensarlo, ma mi fa piacere dichiararlo. L’Eucaristia è un nucleo incandescente, una sorgente zampillante, una realtà misteriosa che permette alla Chiesa di essere veramente se stessa per il bene del mondo. Mi piacerebbe far percepire a tutti questa verità”. Si apre con queste considerazioni la seconda Lettera pastorale di mons. Pierantonio Tremolada “Nutriti dalla Bellezza. Celebrare l’Eucaristia oggi”. La liturgia cristiana, celebrata nella verità, che rappresenta una delle grandi strade dell’evangelizzazione è al centro delle riflessioni che il Vescovo, a due anni dalla sua nomina a Brescia, affida alla sua Chiesa. Sin dalle prime pagine della nuova Lettera pastorale si coglie evidente la continuità con “Il bello del vivere” dello scorso anno. Se l’orizzonte comune a cui i battezzati devono tendere è quello della santità, l’eucaristia è una via privilegiata per raggiungerlo.

In questa prospettiva la chiave di lettura che mons. Tremolada propone non è quella dello sguardo nostalgico a un passato che non c’è più (“Il numero dei partecipanti alla Messa domenicale è molto diminuito. Quel che una volta appariva normale, giusto e doveroso, sembra non esserlo più… Perché questa disaffezione crescente?… Occorre però non rimanere prigionieri delle analisi. Soprattutto non bisogna lasciarsi risucchiare. Continuare a parlare di questo fenomeno, infatti, produce inesorabilmente una sorta di sconforto pastorale”, scrive il Vescovo nel prologo), ma quella di un’apertura speranzosa al futuro: “Sono invece convinto – sono ancora parole di mons. Tremolada – che si debba rilanciare, puntando proprio sull’Eucaristia, sul suo valore, sulla sua grandezza e bellezza. Molto dipenderà da come la sapremo celebrare. Le sue meravigliose potenzialità rischiano infatti di venire mortificate da una consuetudine un po’ stanca e forse anche un po’ presuntuosa”. Per questo il Vescovo nella Lettera invita a dedicare l’anno pastorale 2019/2020 a una riscoperta della celebrazione eucaristica, “meno preoccupati del numero dei partecipanti e più del modo in cui essa viene vissuta”.

A questo fine sono orientate le riflessioni di mons. Tromolada, contenute nelle 101 pagine della Lettera pastorale, divisa in sei capitoli: Incanto, l’Eucaristia come liturgia; Irradiazione, l’Eucaristia e il mondo; Mistero, l’Eucaristia come sacramento; Comunione, Eucaristia e Chiesa; Celebrazione, l’Eucaristia celebrata; Festa, l’Eucaristia e il Giorno del Signore. La Lettera si apre con il già citato prologo in cui il Vescovo indica il senso e la ragione dell’intero documento, e si chiude con l’epilogo in cui mons. Tremolada affida all’icona che il monaco Andrej Rublëv ha dedicato alla Trinità, il compito di fare sintesi del mistero cristiano per eccellenza.

Come già ne “Il bello del vivere”, anche nella nuova Lettera pastorale compaiono sei video testimonianze che si possono consultare grazie ad altrettanti QR code presenti nel testo, in apertura di ogni capitolo. A questi “testimoni”, presentati nella colonna che chiude queste pagine, è stato chiesto di raccontare come per loro, nel loro quotidiano l’eucaristia sia appunto incanto, irradiazione, mistero, comunione, celebrazione e festa. Sempre grazie a un Qr code i lettori potranno gustare un filmato sul Tesoro delle Sante Croci, di cui Brescia ricorderà nel 2020 con un Giubileo straordinario concesso dal Papa i 500 anni della nascita della compagnia dei Custodi, e uno invece dedicato all’icona di Rublëv.

“Una lettura superficiale potrebbe indurre a considerare una lettere sull’eucaristia interessante solo per chi ancora frequenta. Va invece ricollocata all’interno nel contesto ampio entro il quale il Vescovo ci chiede e ci aiuta a rileggere il cuore della nostra vita di fede”. Parte da questa considerazione la lettura che don Carlo Tartati vicario episcopale per la pastorale e per i laici dà di “Nutriti dalla bellezza”, la nuova Lettera pastorale di mons. Pierantonio Tremolada. “Sappiamo – prosegue il sacerdote – che l’Eucaristia è la fonte e il culmine della vita cristiana che non è chiamata a svolgersi nel chiuso dello spazio del sacro o dei tempi sacri. La vita cristiana è chiamata invece a diventare testimonianza, annuncio e missione proprio nel mondo. E questo il Vescovo lo dice bene”. Con la sua seconda Lettera pastorale, continua don Tartari, mons. Tremolada aiuta a cogliere che c’è un legame profondo tra questa appartenenza, questo vissuto di fede e il mondo in cui il cristiano vive. “Non a caso – continua ancora il vicario per la pastorale e i laici – tra i primissimi capitoli della Lettera ce n’è uno dedicato a irradiazione, l’eucaristia e il mondo, in cui il Vescovo ricorda che l’eucaristia è il cuore pulsante della vita redenta, capace di trasformare la vita del credente, il quale poi vive nel mondo, lo provoca, e fa in modo che il mondo possa vivere non più legato a quelle dinamiche di potere che sono tipiche delle leggi mondane. Si passa dal potere all’amore come cifra per edificare la società”. L’eucaristia allora diventa germe di trasformazione del mondo, della società, delle relazioni, “è un annuncio per il mondo, per il bene del mondo”, afferma don Tartari.

Quelli espressi dal vicario episcopale trovano sintesi in quella che il Vescovo, in “Nutriti dalla Bellezza” definisce come “cultura eucaristica”. “La cultura eucaristica –afferma al proposito don Tartari – è proprio questo: l’essere partecipi del dono dell’eucaristia cambia lo sguardo sul mondo, cambia il modo di pensare, cambia gli schemi di riferimento, ribalta le priorità. Non c’è più solo l’io; c’è un noi, c’è una comunità che è chiamata a essere partecipe di questo dono e questo, nell’azione del credente, del cristiano si trasfonde nell’impegno quotidiano, nella costruzione di una società e di relazioni che non possono prescindere da questo incontro e da questa trasformazione”. E forse proprio dalla mancanza di questa cultura eucaristica nascono tante delle difficoltà, delle sofferenze e delle divisioni che oggi segnano anche le comunità.

“Il Vescovo – sono ancora sottolineature di don Carlo Tartari – questo aspetto lo mette in risalto quando ricorda che dall’incontro con Gesù e con l’Eucaristia nasce proprio la civiltà dell’amore in cui la carità diventa uno stile che si declina in tre modalità: il rispetto per la dignità di ogni persona, la giustizia sociale e la distribuzione delle risorse e, per ultimo, la grande responsabilità che abbiamo per l’ambiente. Il Vescovo chiede, proprio a partire dall’incontro vissuto nell’Eucaristia, di riversare questa carità sui poveri, sulla famiglia, negli ambiti educativi, nel lavoro, nella società…”. Letta in questi termini “Nutriti dalla Bellezza”, a prima vista una Lettera “ad intra” rivela una decisa caratterizzazione sociale, politica nel senso più nobile del termine? “Effettivamente è così – è la conclusione di don Tartari –. Forse definirla una Lettera politica è un azzardo, ma è uno di quegli azzardi che provocano, perché ricostruisce la polis su presupposti diversi da quelli del potere, del dominio e del semplice esercizio dell’autorità. Ricostruisce la polis su un fondamento diverso, nuovo ed eterno come l’eucaristia”.

Politica: la formazione è d’obbligo

“Migranti: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Una sfida possibile?” Questo il tema scelto per l’anno 2018-19 dalla Scuola di formazione all’Impegno sociale e politico della Diocesi di Brescia, che aprirà i lavori sabato 27 ottobre con il saluto del Vescovo, mons. Pierantonio Tremolada.

“Migranti: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Una sfida possibile?” Questo il tema scelto per l’anno 2018-19 dalla Scuola di formazione all’Impegno sociale e politico della Diocesi di Brescia, che aprirà i lavori sabato 27 ottobre con il saluto del Vescovo, mons. Pierantonio Tremolada.

“La scuola di politica che la Diocesi propone da ormai qualche anno ai giovani fino ai 35 anni è l’impegno che la Chiesa bresciana offre ai giovani che vogliono impegnarsi in politica con un taglio particolare, seguendo la dottrina sociale della Chiesa” spiega Enzo Torri, Vicedirettore dell’Ufficio per l’Impegno Sociale.

Ogni anno la scuola di Formazione, che si rivolge ai giovani dai 18 ai 35 anni interessati all’impegno socio-politico, adotta un tema cardine della vita comunitaria e lo affronta in un percorso formativo.

“In questo percorso – continua Torri – si vuole offrire una lettura articolata in 10 incontri che possono consentire il discernimento da parte di chi frequenterà il corso per comprendere i fenomeni attuali, comprendere il problema e capire fino a che punto questo problema ci toccherà in futuro”.

Quest’anno il corso si proporrà di rispondere ad una serie di domande più che mai attuali: quali sono i volti dell’immigrazione in Italia? Quali sono i numeri tra percezione e realtà? Qual è la situazione geopolitica delle migrazioni? Che tipo di risposte può dare la politica a questo fenomeno?

“Una scelta concreta e molto operativa che la diocesi ha messo in campo” sottolinea Silvano Corli, Direttore della Scuola di Formazione. “Quella di un’educazione e una formazione dei giovani per affrontare i problemi forti che si presentano nelle nostre comunità con maggiore consapevolezza e maggiore preparazione.”

Da qui l’importanza di scegliere un argomento, quello dell’immigrazione, che tocca tutte le comunità e pone l’urgenza di un approfondimento puntuale per fornire gli strumenti adatti ad affrontarlo nell’immediato futuro. “Noi viviamo una situazione nel presente – continua Corli – e la vivremo ancora di più nel futuro, dove il tema dell’immigrazione sarà un tema con il quale ci dovremo confrontare. Il rischio è confrontarsi con paura e timori che non sono fondati su dati concreti, quindi per noi è fondamentale la conoscenza della realtà in modo tale che ogni scelta sia compiuta in base alla conoscenza e non in base alla paura”.

Gli incontri proseguiranno fino a sabato 25 maggio 2019, tra interventi e testimonianze. Tra i relatori Valerio Corradi, docente di Sociologia del territorio, il giornalista di Avvenire Nello Scavo (nella foto), Matteo Villa dell’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, la direttrice del CIRMIB Maddalena Colombo e una tavola rotonda con i parlamentari bresciani coordinata da Anna della Moretta del Giornale di Brescia.

L’iscrizione si effettua online, entro venerdì 19 ottobre, tramite il form raggiungibile dal sito oppure sulla pagina Facebook scuola.politica.brescia. La quota di iscrizione è di 60 euro, agli studenti è riconosciuta una riduzione del 50%.

Non ci si fermi al profitto

Il vicario per la pastorale dei laici, don Carlo Tartari, e il direttore dell’Ufficio per l’impegno sociale, Enzo Torri, hanno portato ieri la vicinanza del vescovo Tremolada e della Chiesa bresciana ai lavoratori della Medtronic.

Con questa visita desidero esprimere la vicinanza del Vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada, attualmente in pellegrinaggio in Terra Santa con un gruppo di pellegrini della nostra Diocesi. Fin da subito, informato della grave situazione che i lavoratori e le lavoratrici della Invatec-Medtronic si trovano ad affrontare, il Vescovo ha voluto, tramite l’ufficio per l’impegno sociale diretto da Enzo Torri essere informato sullo sviluppo di questa grave crisi.

Incontrare voi oggi non significa incontrare una categoria di persone, ma entrare in relazione con volti, storie, famiglie, vicende uniche e irripetibili. La ricerca del dialogo e della comprensione nascono sempre da una volontà orientata all’ascolto, a formarsi un’idea a partire da ciò che l’altro dice ed esprime: oggi vorrei non moltiplicare le parole, ma amplificare l’ascolto e – come ricorda spesso il Vescovo – incontrare dei volti.

I volti e i racconti oggi ci dicono tutta la vostra preoccupazione, delusione e timore; questi sentimenti non ci lasciano indifferenti né apatici: abbiamo il dovere e il desiderio con voi di dare voce alle vostre legittime aspirazioni ad un lavoro dignitoso, valorizzante, capace di dare futuro e speranza alla vita delle vostre famiglie. Queste aspirazioni esprimono la volontà di uno sviluppo positivo per gli uomini e le donne coinvolti. Tale sviluppo, come ci ricorda Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus, non deve essere inteso in un modo esclusivamente economico, ma in senso integralmente umano. Ovvero capace di costruire nel lavoro solidale una vita più degna, di far crescere effettivamente la dignità e la creatività di ogni singola persona, la sua capacità di rispondere alla propria vocazione e, dunque, all’appello di Dio, in essa contenuto.

Nella vostra faticosissima vicenda avete scelto di esprimere gesti di autentica solidarietà e collaborazione tra lavoratori e lavoratrici: non avete esitato a ridurvi volontariamente l’orario di lavoro per limitare il più possibile l’ipotesi di licenziamenti da parte dell’azienda. Dall’altra parte colpisce la pervicace volontà di una ricerca esclusiva della massimizzazione dei profitti che implica la dolorosa delocalizzazione dell’azienda.

La Chiesa riconosce la giusta funzione del profitto, come indicatore del buon andamento dell’azienda: quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati ed i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda. È possibile che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignità. Oltre ad essere moralmente inammissibile, ciò non può non avere in prospettiva riflessi negativi anche per l’efficienza economica dell’azienda. Scopo dell’impresa, infatti, non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società. Il profitto è un regolatore della vita dell’azienda, ma non è l’unico; ad esso va aggiunta la considerazione di altri fattori umani e morali che, a lungo periodo, sono almeno egualmente essenziali per la vita dell’impresa.

Prego con voi e per voi perché si riaprano le porte del dialogo, ci sia una costruttiva capacità di ascolto e che voi non siate soggetti a sentenze decise altrove senza alcuna considerazione del vostro vissuto e della vostra professionalità. Un segnale importante in questa direzione sarebbe sospendere l’esecutività dei passaggi già decisi con date predeterminate e rivedere, con le rappresentanze sindacali dei lavoratori, questo piano industriale nel quale a soffrire sono 314 famiglie. Ci vorrà un di più di generosità, coraggio, passione, speranza e per chi crede anche il dovere di un di più di preghiera perché chi ha in mano le leve delle decisioni non si fermi alla freddezza dei numeri, ma sappia incontrare i vostri volti. Ci siamo incontrati, non vi dimenticheremo.