Dall’Io al Noi: come aver cura di c∆i è lontano

In occasione del nostro progetto sul prendersi cura di sé e degli altri, abbiamo invitato Marzia Lazzari per parlarci del terzo mondo attraverso la sua esperienza e conoscenza: il nostro intento è stato quello di comprendere le difficoltà e le necessità di chi è più sfortunato di noi, cercando anche di  capire come possiamo prenderci cura degli altri anche se  lontani dalla nostra terra e dalle nostre vite. Il suo lavoro è quello di cooperante allo sviluppo cioè lavora alla realizzazione di progetti, attinenti ai settori educativi-sanitari, nell’ambito di processi di aiuto e di solidarietà ai Paesi in via di sviluppo da cinque anni. Grazie al suo lavoro, ha vissuto in Ruanda e visitato molti paesi tra cui il Mozambico, il BurKina Faso. Marzia,  lavora dal 2012 presso Medicus Mundi Italia (MMI) una Organizzazione Non Governativa (ONG), specializzata nella cooperazione sanitaria. Fondata nel 1968 a Brescia, Medicus Mundi Italia si avvale dell’aiuto di medici degli Spedali Civili di Brescia. Finalità dell’organizzazione è contribuire alla promozione integrale della persona umana mediante la realizzazione di programmi sanitari di sviluppo strutturale e di emergenza, realizzando adeguate infrastrutture e formando personale medico, infermieristico e tecnico.

Marzia ci ha parlato del problema della fame e della sete nel terzo mondo. Ma  COSA E’ LA FAME? Circa 24000 persone muoiono ogni giorno per fame o a cause ad essa correlate. Tre quarti dei decessi interessano bambini al di sotto dei 5 anni di età. Oggi, si calcola che nel mondo, più di un miliardo e trecento milioni di persone abbia una alimentazione insufficiente. Il numero di affamati è venti volte maggiore nei paesi in via di sviluppo, Africa in testa, rispetto ai paesi industrializzati. PERCHÈ? La risposta più semplice potrebbe essere: perché manca il cibo. Ma non è così: la causa primaria della fame nel mondo sta nell’impossibilità per i più poveri di acquistare gli alimenti prodotti. Carestie e guerre causano solo il 10% dei decessi per fame, la maggior parte è causata dalla malnutrizione cronica e dall’ingiustizia sociale. Per non parlare del problema sete: sono più di 600 milioni le persone al mondo prive di acqua potabile.

Marzia ci ha raccontato che in Mozambico c’è un medico ogni 140.000 persone e il progetto di Medicus Mundi  promuove una campagna umanitaria contro la malnutrizione infantile che ha l’intento di migliorare l’appoggio ai programmi di salute familiare a favore delle comunità rurali del Distretto di Morrumbene. Il progetto forma infermieri al fine di colmare delle lacune che possono avere nella loro formazione, affinché possano andare ad aiutare le persone sul territorio. Attraverso le diapositive ci ha fatto capire come è importante riconoscere i casi  di mal nutrizione ad esempio  come riconoscere quando un bambino è mal nutrito: i bambini che hanno la pancia e che vediamo in televisione stanno male a causa di una cattiva alimentazione, ma soffrono anche perché hanno dei parassiti nella pancia, che aumentano a causa dell’acqua inquinata che bevono. In questa regione del Mozambico non ci sono ospedali ma 9 centri di salute su 140 mila abitanti. Per le persone che vivono lontane dai centri di salute, Medicus Mundi organizza delle equipe sanitarie mobili con un infermiere, uno specializzato sulla mamma e il bambino, uno sulle malattie, un farmacista e una persona che distribuisce i vaccini e le vitamine. Quando vanno lontano dai centri di salute queste equipe fanno la prova del peso, i bambini avvolti in un tessuto locale vengono appesi a un bilancino e pesati. Nei bambini si misura la circonferenza brachiale con un braccialetto di carta : se la circonferenza del bimbo si trova sulla zona rossa vuol dire che è affetto da malnutrizione acuta grave. La malnutrizione acuta, infatti, si sviluppa come risultato di una rapida perdita di peso o incapacità di acquisire peso e la si può riconoscere  anche della presenza di edemi

Per sconfiggere la fame non basta mandare cibo, vestiti, creare ospedali, ma bisogna insegnare ai paesi del terzo mondo a migliorare  aiuti mirati a migliorare i metodi di coltivazione con canali di irrigazione  e terreni coltivabili. Per fare la maggior parte di queste cose, occorre istruire la popolazione ad es. in Burkina Faso hanno creato dei centri di produzione artigianale per arricchire i cereali. Mescolando nelle farine più cereali si riesce ad avere un alimento arricchito di vitamine indispensabili alla sopravvivenza. Se il mondo conta 868 milioni di persone che non hanno abbastanza cibo e 1,5 miliardi che invece sono obese o in sovrappeso, allora i paradossi del sistema alimentare vanno stanati e affrontati partendo da noi e dal nostro impegno quotidiano, occorre ricordare che un terzo della produzione alimentare mondiale va sprecata: ogni anno si perdono 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Circa un terzo del cibo prodotto al mondo per il consumo umano diventa rifiuto. È questo l’allarme lanciato dalla Fao sul tema dello spreco alimentare che avviene giornalmente e fa sì che ogni anno diventino rifiuto circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ancora commestibile. Il peso corrispondente a 10mila grandi navi da crociera. Il cibo si butta via in tutte le fasi del ciclo di vita degli alimenti, a partire dalla produzione agricola, passando per l’industria di trasformazione, la distribuzione, fino alle nostre tavole. Grazie all’intervento di Marzia abbiamo capito che siamo fortunati e  che è  importante  stare attenti agli sprechi. Se poi associamo anche dei piccoli gesti di generosità possiamo aiutare queste organizzazioni a migliorare la vita di questi bambin.Per poter portare un reale cambiamento, in qualsiasi ambito della nostra vita e della società, dobbiamo dare un passo dall’io al Noi. Non tanto dunque solo un gruppo, un associazione, ma una rete, che sia in grado di collegare persone che vivono in ogni parte del nostro Pianeta mosse da visioni e aspirazioni comuni, una rete di persone che portano avanti il loro lavoro, i propri progetti, ma che si collegano l’una all’altra in quanto possiedono numerosi punti in comune, che si trasforma, che si arricchisce che si prende cura gli uni degli altri e cresce al passo coi tempi perchè si trasforma a partire dall’esperienza viva delle persone stesse. Grazie Marzia!

MERAVIGLIOSA GITA A MONTISOLA

Il 16 aprile 2014 siamo andati in gita  Montisola, l’isola lacustre più grande d’Europa, la perla del lago d’Iseo, in mezzo alle province di Bergamo e Brescia. Giunti in battello sull’isola a Peschiera Maraglio, abbiamo percorso il sentiero, fino al Santuario della Cerinola, punto più alto raggiungibile, immersi tra boschi e terrazze coltivate, tra uliveti e fiori coloratissimi, accompagnati da una lunga storia di contadini e pescatori. Un gruppo di ragazzi coraggiosi capitanati dagli educatori è salito sino in cima al monte fieri di aver compiuto un’impresa quasi impossibile, mentre un altro gruppetto, grazie all’aiuto della gentile collaborazione del Comune di Montisola che ci ha messo a disposizione un mezzo e un volontario della Protezione Civile protezione, è riuscito ad arrivare senza fare troppa fatica al Santuario. La vista dall’alto, grazie al cielo terso, è stata veramente spettacolare. Grazie a tutti per la compagnia, per l’allegria e la meravigliosa giornata trascorsa insieme.

Io, Te e la Parola – Primo appuntamento

Si è svolto giovedì 11 dicembre il primo incontro di “IO Te & la Parola”. Le impressioni che già l’anno scorso avevano accompagnato questa esperienza sembrano confermarsi alla ripresa di quest’anno. Erano presenti circa 12 ragazzi (un po’ come i discepoli) ospiti di una famiglia che ha aperto la propria casa e ci ha offerto con grande gentilezza la propria disponibilità. Gli ingredienti sono semplici e genuini: invocazione dello Spirito Santo, ascolto, breve riflessione, racconto del proprio vissuto alla luce della Parola, confronto, preghiera, qualche piccola/grande scelta da attuare nella vita.

In questa serata abbiamo accolto l’invito di Gesù ad amare i nostri nemici, a benedire chi ci maledice, a far del bene a coloro che ci odiano, a pregare per coloro che ci maltrattano… a porgere l’altra guancia. Da subito è emersa la difficoltà a vivere questo Vangelo: ci siamo chiesti innanzitutto chi è il mio nemico e perchè nasce l’inimicizia. Ci siamo accorti che questa sacra pagina non è un semplice “dettato morale”, ma primariamente ci offre il volto e l’agire di Gesù: è Lui che ama, perdona, prega, accoglie noi e l’umanità che gli è nemica. È lui che affrontando la sua Passione ha parole e gesti di perdono per i suoi crocifissori.

L’unica possibilità che abbiamo di diventare così non è quindi uno sforzo volontaristico e eroico, ma passa necessariamente per l’accoglienza dell’amore incondizionato di Gesù e dal cammino di conformazione a Lui. Due segni e strumenti sono necessari: l’ascolto della Parola, l’Eucarestia. Proviamo ad immaginare come sarà il mondo, la nostra comunità, il nostro oratorio, il nostro gruppo, la nostra compagnia quando saremo maggiormente capaci di vivere questo Vangelo.

Ci attendono ancora numerosi appuntamenti… Se vuoi esserne partecipe basta dire “Eccomi!”

Io, Te e la Parola

 “No don, la lectio divina non funziona… siamo sempre gli stessi a partecipare, i ragazzi non si muovono, trovano sempre mille altri impegni alternativi…” “La Parola di Dio è difficile, poi è distante, e poi c’è già la “predica” della domenica”, sono solo alcune voci che all’inizio dell’anno giungevano agli orecchi della comunitàm educativa… I ragazzi non vengono ? Va bene, andiamo noi da loro!

È stato un lampo, uno squarcio, una voce diversa dal coro di disfattismo e rassegnazione che già intonava la sua opera migliore.

 Da qui siamo partiti, da una intuizione semplice. Passo dopo passo il progetto ha preso vigore a partire da alcuni elementi essenziali: la parola ha bisogno di essere annunciata, la parola non va rinchiusa in alcun recinto, la parola parla ad ogni uomo e ci sorprende sempre, Gesù prima di chiamare a sé è andato verso l’umanità laddove gli uomini faticano, vivono, lavorano, soffrono, festeggiano. Abbiamo cominciato cercando nei “nostri ambienti” alcuni adolescenti e giovani disponibili ad aprire la propria casa ad un incontro con gli amici, con i vicini, con i compagni di scuola e di università. Abbiamo detto loro: ci bastano un po di sedie, un tavolo e… la vostra presenza. In mezzo a noi abbiamo posto la Parola e abbiamo lasciato che potesse esprimersi, da questa semplice esperienza di ascolto sono partiti dialoghi e intuizioni sorprendenti e affascinanti. Ora a distanza di qualche mese sono tre i gruppi che stabilmente e periodicamente vivono l’esperienza dell’accoglienza, dell’ascolto, del dialogo, della condivisione, della fraternità (le mamme lasciando libera la casa lasciano dietro di sé anche delle ottime torte).

L’esperienza è solo agli inizi, e ogni inizio è caratterizzato da entusiasmo e dinamismo, ci sarà bisogno di perseveranza, fedeltà, accettazione anche della fatica perché la parola entri in profondità dentro al nostro vissuto.

Rimane ancora molto da fare perché questa novità non diventi un fuoco d’artificio che una volta esploso nella sua incantevole bellezza non lascia niente dietro di sè; chiediamo la disponibilità e il coraggio del confronto anche con coloro che in cuor loro o apertamente dicono e pensano “Non è per me!”, “A cosa serve?”.

La mia esperienza in “Io, Te e la Parola”

Ciao a tutti sono Paolo, ho 19 anni e frequento il primo anno di ingegneria civile all’università di Brescia. Circa all’inizio di quest’anno mi è stato proposto da don Carlo di partecipare ad una nuova attività proposta dall’oratorio per i giovani.

L’ esperienza si chiama “IO TE E LA PAROLA”, consiste in una serie di incontri mensili dove i giovani si ritrovano, non in oratorio o in chiesa, ma molto più semplicemente nelle nostre case per leggere, meditare e confrontarsi sulla Parola di Dio. I gruppi sono composti da circa dieci persone e questo fa in modo che gli incontri vengano vissuti in modo molto famigliare e fraterna. Ad ogni incontro c’è un diverso brano biblico scelto con cura da don Carlo e in maniera molto tranquilla e semplice ci si confronta su cosa ci ha lasciato la Parola e sulle nostre esperienze e domande in riferimento ad essa.

Mi sembra un’esperienza da poter ripetere e da allargare anche agli altri che l’anno scorso non sono potuti venire. Penso che il “successo” che ha avuto “IO TE E LA PAROLA” sia proprio dovuto alla sua informalità e semplicità che permettono un confronto più spontaneo rispetto magari ad incontri fatti in oratorio e quindi rivolti in generale a tutti i giovani. In questo modo si possono ricevere più consigli o pensieri che non si erano ancora sentiti. Ogni incontro si conclude con un “piccolo rinfresco” che rende il dopo-incontro ancora più piacevole!!!

È un’ esperienza che consiglio a tutti e che spero di poter ripetere presto.

Paolo