Salute si.cura con la Caritas

“È come se vivessimo in una bolla grigia nella quale il tempo si è fermato, come un orologio senza lancette: mi sento bloccata in un tempo immobile, fatto di giorni sempre uguali e che non passano”. L’immagine simbolica dell’orologio senza lancette evocata da Susi per esprimere le proprie emozioni crediamo renda bene: mostra in modo semplice ma efficace lo stato d’animo, il vissuto di molte persone anziane durante la pandemia.

Progetto. Il progetto “Salute si.cura” avviato dalla Fondazione Opera Caritas San Martino si muove nella direzione di provare a rimettere le lancette agli orologi dei nostri anziani, non solo e non tanto per ricominciare a vivere come si è sempre fatto, per ritornare alla cosiddetta normalità, ma per ripensare ad una normalità del vivere, nel rapporto con noi stessi, con il prossimo, con il tempo, con l’ambiente, con Dio.

Analisi. Il progetto parte da un’analisi dei bisogni e dal desiderio di porre una particolare attenzione nei confronti delle persone anziane sole e in situazioni di fragilità, colpite e rese ancora più fragili dal lockdown imposto dall’emergenza Covid-19. In questo tempo, inatteso e complesso, la popolazione anziana è stata oggetto di molte attenzioni da un lato, ma anche di importante isolamento dall’altro. Attenzioni in quanto categoria sociale considerata maggiormente a rischio di contagio e di importanti compromissioni sanitarie; isolata in quanto in ragione di una necessaria loro protezione, molti anziani sono stati costretti a lasciare ogni attività relazionale, ludica o ricreativa, svolta fuori dalle pareti della propria abitazione.

Sostegno. Alla luce di queste considerazioni con questo progetto sperimentale Caritas Diocesana di Brescia, anche grazie al sostegno del quotidiano “Avvenire”, desidera sostenere ed accompagnare alcune persone che, segnalate dalle rispettive comunità parrocchiali, hanno maggiormente sofferto questo isolamento. Obiettivi del nostro lavoro: assicurare una corretta e costante attenzione all’aspetto sanitario, sostenere un recupero socialità e relazioni significative, ritrovare un senso di protagonismo e di partecipazione, tornare “in sicurezza” a sentirsi parte attiva e visibile della propria comunità. In questa direzione le comunità parrocchiali hanno un ruolo guida fondamentale, per alimentare e stimolare il sentimento del prendersi cura, nell’accezione non solo sanitaria, ma anche dell’“avere a cuore” i bi-sogni (sogni e bisogni) di socialità, di prossimità, di amore e di amare delle persone anziane. Le parrocchie fino ad ora coinvolte nel progetto sono Gavardo, Lumezzane e Manerbio.

Animazione dell’ottobre missionario

A partire da fine agosto è possibile, da parte dei parroci, segnalare la richiesta di presenza di un missionario per la celebrazione delle Messe in una domenica del mese di ottobre in vista della Giornata Missionaria Mondiale.

L’Ufficio per le Missioni è inoltre disponibile ad accompagnare e promuovere momenti formativi e di testimonianza per tutto il mese di Ottobre con la possibilità di prevedere incontri specifici, momenti di preghiera, approfondimenti tematici. Per una opportuna programmazione si può contattare l’ufficio entro il 20 Settembre al numero 030.3722350 o scrivere all’indirizzo e-mail missioni@diocesi.brescia.it

Il materiale per l’animazione dell’ottobre missionario è disponibile a partire da settembre.

La Fede, se non è pensata, non è fede

Riparte anche quest’anno la Scuola di Teologia per Laici, un percorso formativo che da ormai oltre quarant’anni è presente nella nostra diocesi per iniziativa del Seminario diocesano

“La fede, se non è pensata, non è fede” scriveva S. Agostino. Questo monito è tanto più valido oggi in cui la società non è più permeata di cristianesimo e essere cristiani non è un dato scontato… Siamo sempre di meno, ma proprio per questo siamo chiamati a rendere ragione della nostra speranza. Se il mondo oggi sembra ripeterci l’adagio di Nietzsche secondo cui “Dio è morto”, siamo interpellati a reagire dicendo che il Dio di Gesù Cristo è morto sì, ma ha vinto la morte. Per rispondere a questa esigenza del nostro tempo riparte anche quest’anno la Scuola di Teologia per Laici, un percorso formativo che da ormai oltre quarant’anni è presente nella nostra diocesi per iniziativa del Seminario diocesano.

Le iscrizioni sono aperte da lunedì 2 settembre presso la Biblioteca diocesana in via Bollani negli orari di apertura della stessa (lunedì e venerdì solo pomeriggio dalle 14 alle 17, mercoledì dalle 9 alle 19, martedì e giovedì sia al mattino dalle 9 alle 12.45 sia al pomeriggio dalle 14 alle 17).

Inaugurata il 2 dicembre 1978 per iniziativa di don Felice Montagnini, biblista bresciano, che per quasi vent’anni ne ha rette le sorti come direttore, coinvolgendo gli insegnanti del seminario nella formazione di operatori pastorali, catechisti e semplici cristiani desiderosi di approfondire la propria fede. Da allora ininterrottamente la Scuola ha formato centinaia di persone della nostra diocesi e non solo. «il Seminario – scriveva don Felice nel presentare la Scuola – si è sentito più che mai in dovere di rendere alla chiesa bresciana un servizio culturale che aiuti ad andare oltre le emozioni e a capire meglio ciò che stiamo vivendo e ciò che ci attende». La scuola si configurava come un «servizio, all’insegna del rigore scientifico e della capacità di accogliere quanto la storia ci propone». Oggi più che mai ne sentiamo l’esigenza, in virtù anche della riscoperta della vocazione regale profetica e sacerdotale di ogni battezzato.

La Scuola prevede corsi di teologia dogmatica e morale, di liturgia, filosofia, storia della chiesa e Sacra Scrittura, i corsi si distribuiscono da ottobre a aprile il sabato pomeriggio. È possibile iscriversi come alunni ordinari e seguire il percorso quadriennale (costo complessivo dell’iscrizione 120 euro), oppure scegliere di seguire un singolo corso di proprio interesse come alunno straordinario, così da permettere a chi non ha la possibilità di seguire tutti i sabati di approfondire un singolo aspetto (iscrizione 50 euro per un corso).

Come già lo scorso anno per un accordo con l’Ufficio Scuola della diocesi gli insegnanti di religione della diocesi di Brescia potranno iscriversi come “alunni straordinari” a uno o più corsi della scuola e la loro frequenza sarà valida ai fini della loro autoformazione con il rilascio di un attestato.

Il corpo di insegnanti della scuola annovera docenti molto preparati e riconosciuti, in prevalenza si tratta di docenti del nostro seminario con l’aggiunta di alcuni esterni, tra i quali anche alcuni laici.

Tutte le informazioni sulla scuola sono reperibili sul sito internet www.teologiaperlaicibs.org anche contattando la segreteria segreteria@teologiaperlaicibs.org. Le iscrizioni si raccolgono in biblioteca compilando un modulo scaricabile dal sito, ma sarà possibile anche iscriversi direttamente nei primi due pomeriggi di lezioni (5, 12 ottobre).

Tradurre la Parola

Per l’iniziativa di solidarietà, l’Azione Cattolica ha scelto “di guardare ai giovani disoccupati e di scendere in campo per loro”

“Dopo esserci impegnati a custodire la memoria della nostra storia di fedeltà a Dio e all’uomo per discernere l’essenziale della nostra vocazione, nel secondo anno del triennio associativo ci lasceremo provocare in modo particolare dal tema della popolarità, una delle attenzioni scaturite nella XVI Assemblea diocesana e unitamente alla cura della parrocchia, al dialogo e confronto con le culture, alla cura della vita del laico”. Così si è espressa Giuliana Sberna, presidente diocesana dell’Azione Cattolica, nell’ultimo numero di Ac Notizie. Domenica 16 l’Azione Cattolica si è ritrovata per la tradizionale assemblea di inizio anno. Il tema, scelto anche dal Consiglio Nazionale e proposto al convegno delle presidenze (“un Popolo per tutti”) nel maggio del 2018, prende le mosse dalle parole provocatorie che papa Francesco ha rivolto ai membri del Fiac il 27 aprile 2017 e dal numero 6 dell’esortazione “Gaudete et exultate”.

“Oggi ancora piccoli e grandi, adulti e giovani, laici e pastori insieme scegliamo di scommettere nella possibilità di vivere l’incontro con il Signore, di continuare a vivere l’esperienza di un popolo che cammina accompagnando, e che accompagnando aiuta a diventare grandi nella vita. Per la nostra associazione ciò significa – continua la presidente – proseguire l’impegno assunto con il documento assembleare a essere ‘con tutti e per tutti’, a porsi in ascolto delle domande, a trovare linguaggi e forme perché il Vangelo arrivi a tutti. Significa continuare lo sforzo di guardare alla vita quotidiana delle persone, delle famiglie, delle comunità non soltanto per crescere nella capacità di guardare con grande attenzione alla vita quotidiana degli altri, ma anche per aiutare le persone a guardare alla propria vita come lo spazio, il tempo abitato da Dio”.

L’iniziativa di solidarietà. Ogni anno l’Azione Cattolica insiste sulla cura del legame associativo, che “vuole esprimere la cura per la vita di ogni persona”. In questo scenario trova collocazione e senso l’Iniziativa di Solidarietà diocesana che, tra le forme di nuova povertà che caratterizzano la nostra società postmoderna, ha scelto “di guardare ai giovani disoccupati e di scendere in campo per loro, di stare al loro fianco per fare emergere e rendere visibili a loro e agli altri le loro potenzialità, i loro talenti”. E come indicato dall’icona biblica di Marta e Maria, scelta per il prossimo anno associativo, per realizzare tutto ciò “Di una cosa sola c’è bisogno”: “ascoltare e tradurre in vita la Sua Parola, trovare il giusto equilibrio, occuparsi e non preoccuparsi per lasciare spazio all’ascolto e all’accoglienza dell’altro. Il Signore ci invita a guardarlo negli occhi a prestare attenzione alla Sua Parola e al contempo ai bisogni degli altri”.

Tremila sorrisi bresciani per il papa

Partiti il 5 aprile alla volta della capitale, i tremila ragazzi e ragazze di Roma Express, accompagnati dal vescovo Pierantonio, hanno incontrato il Papa al quale è stato consegnato il “frutto dell’ascolto” in vista del Sinodo dei giovani.

“Vi ringrazio della vostra accoglienza festosa. Ringrazio il vostro Vescovo per la sua introduzione e le persone che vi hanno accompagnato in questo pellegrinaggio. Grazie a tutti!”. Così papa Francesco ha salutato in Aula Paolo VI i 3000 giovani  bresciani di Roma Express che, partiti ieri sera e accompagnati dal vescovo Pierantonio, hanno incontrato questa mattina il Santo Padre. Nell’occasione hanno consegnato al Papa il “frutto dell’ascolto” in vista del Sinodo dei giovani. E’ stato un incontro particolare, caratterizzato dalla gioia per la prossima canonizzazione del Beato Paolo VI, come sottolineato dal vescovo Tremolada nel suo saluto: “Santità, la gioia mia personale e di questi tremila ragazzi e ragazze della Diocesi di Brescia che sono qui, oggi, per incontrarLa, è davvero grande. Grazie! La gioia della nostra diocesi è ancora più profonda sapendo che, presto, il nostro grande concittadino, il Beato Paolo VI, sarà dichiarato Santo da Lei”.

Mons. Tremolada ha ricordato un aneddoto significativo della vicinanza del papa bresciano ai giovani: “Quando era ancora arcivescovo di Milano, parlando dell’oratorio ad alcuni ragazzi, Paolo VI usò questa bellissima espressione: ‘Qui venite per imparare come si agisce, come si pensa, come si ama, (…) come si misura la vita’. Incontrare Pietro, oggi, stringerci intorno a lui, ci permette di rinnovare questa stessa esperienza: siamo qui per imparare a misurarci con la vita vera”.

Il Vescovo ha poi sottolineato l’impegno della Diocesi per il prossimo appuntamento sinodale: “In questi mesi, come da Lei richiesto, abbiamo ascoltato i giovani in vista del Sinodo del prossimo ottobre. Perché fosse un’esperienza di vita, abbiamo desiderato e attuato un ascolto vero e immediato, profondo e critico allo stesso tempo. Lo abbiamo affidato ai giovani stessi, chiedendo a quelli più vicini alla nostra realtà ecclesiale di ascoltare i loro coetanei. Abbiamo poi raccolto tutto quello che i giovani ci hanno detto, ed oggi Le doniamo il frutto di questo ascolto (in verità il primo frutto, perché l’ascolto sta proseguendo): lo accetti come piccolo contributo che la nostra diocesi può offrire alla Chiesa universale in vista del Sinodo”.

“Mi permetta  – sono ancora parole di mons. Tremolada – la citazione di un giovane: ‘Ma davvero i Vescovi credono che i giovani possano aiutare la Chiesa a cambiare? Sono davvero disposti a cambiare qualcosa di quel che pensano? Mi piacerebbe sentirgli dire: ‘Sì, sono disposto a cambiare, ad accettare la tua situazione, a fare miei i tuoi sogni’. Grazie, Santità, per questa sfida che ci ha consegnato: lasciarci misurare dalle domande dei giovani ed imparare ad agire, a pensare, ad amarci reciprocamente. Le assicuriamo tutto il nostro affetto e la nostra costante preghiera”.

Al termine del suo saluto, il vescovo Pierantonio ha evidenziato quanto emerso durante la meditazione con i ragazzi sulla figura del Papa, precedente l’ingresso del Santo Padre. Il Vescovo si è rivolto ai giovani chiedendo loro: “Lei per noi è?”. “La roccia!”, hanno risposto in coro i ragazzi. “Lei per noi è?”, ha chiesto nuovamente il Vescovo. “Il Pastore!”, è stata la risposta dei 3000 giovani che ha echeggiato in Aula Paolo VI.

Papa Francesco, dopo aver salutato i ragazzi, ha voluto così rispondere all’interrogativo posto dal giovane bresciano: “Mi hanno colpito le parole di quel giovane che il Vescovo ha citato poco fa: “Ma davvero i vescovi credono che i giovani possano aiutare la Chie  sa a cambiare?”. Non so se quel giovane, che ha fatto questa domanda, è qui tra voi… E’ qui?… Ma in ogni caso posso dire a lui e a tutti voi che questa domanda sta molto a cuore anche a me. Mi sta molto a cuore che il prossimo Sinodo dei vescovi, che riguarderà “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, sia preparato da un vero ascolto dei giovani. E posso testimoniare che questo si sta facendo. Anche voi me lo dimostrate, col lavoro che sta andando avanti nella vostra diocesi. E quando dico “ascolto vero” intendo anche la disponibilità a cambiare qualcosa, a camminare insieme, a condividere i sogni, come diceva quel giovane”.

Il Santo Padre ha quindi voluto porre, per ben due volte, una domanda ai ragazzi: “Voi giustamente vi chiedete se noi vescovi siamo disposti ad ascoltarvi veramente e a cambiare qualcosa nella Chiesa.  E io vi domando: voi, siete disposti ad ascoltare Gesù e a cambiare qualcosa di voi stessi?”. “Si!” è stata la risposta unanime dei giovani.

“Se siete qui – ha affermato il Papa – io penso che sia così, ma non posso e non voglio darlo per scontato. Ognuno di voi ci rifletta dentro di sé, nel proprio cuore: Sono disposto a fare miei i sogni di Gesù? Oppure ho paura che i suoi sogni possano “disturbare” i miei sogni?”

“Gesù  – sono ancora parole del Papa – è molto chiaro. Dice: ‘Se uno vuole venire dietro a me, rinneghi sé  stesso’. Perché usa questa parola che suona un po’ brutta, ‘rinnegare sé stessi’? Come mai? In che senso va intesa? Non vuol dire disprezzare quello che Dio stesso ci ha donato: la vita, i desideri, il corpo, le relazioni. .. No, tutto questo Dio lo ha voluto e lo vuole per il nostro bene. Eppure Gesù chiede a chi vuole seguirlo di “rinnegare sé stesso ”, perché c’è in ognuno di noi un “uomo vecchio”, un io egoistico  che non segue la logica di Dio, la logica dell’amore, ma segue la logica opposta, quella dell’egoi smo, del fare il proprio interesse, mascherato spesso da una facciata buona, per nascon der lo. Gesù è morto sulla croce per liberarci da questa schiavitù che non è esterna, ma interna a noi.  E’ il peccato, che ci fa morire dentro. Solo Lui può salvarci da questo male, ma c’è bisogno d ella nostra collaborazione, che ognuno di noi dica: ‘Gesù, perdonami, dammi un cuore come il tuo, umile e pieno d’amore’. Sapete? Una preghiera così, Gesù la prende sul serio! Sì, e a chi si fida di Lui regala esperienze sorprendenti. Ad  esempio, provare una gioia nuova nel leggere il Vangelo, la Bibbia,  un senso della bellezza e della verità della sua Parola. Oppure sentirsi attirati a partecipare alla Messa, che per un giovane n on è molto comune, non  è vero?, e invece si sente il desiderio di stare con Dio, di rimanere in silenzio davanti all’Eucaristia. Oppure ci fa sentire la sua presenza nelle persone sofferenti, malate, escluse… Oppure ci dà il coraggio di fare la sua volontà andando controcorrente, ma senza orgoglio, senza presunzione, senza giudicare gli altri… Tutte queste cose sono doni suoi, che ci fanno sentire sempre più vuoti di noi stessi e sempre più pieni di Lui. I santi ci dimostrano tutto questo. San Francesco d’Assisi, per esempio: era un giovane pieno di sogni, ma erano i sogni del mondo, non quelli di Dio. Gesù gli ha parlato nel crocifisso, nella chiesetta di San Damiano, e la sua vita è cambiata. Ha abbracciato il sogno di Gesù, si è spogliato del suo uomo vecchio, ha rinnegato il suo io egoistico e ha accolto l’io di Gesù, umile, povero, semplice, misericordioso, pieno di gioia e di ammirazione per la bellezza delle creature”.

Francesco ha poi salutato i ragazzi invitandoli a guardare a Paolo VI come a un modello da seguire:

“Pensiamo anche a Giovanni Battista Montini, Paolo VI: noi siamo abituati, giustamente, a ricordarlo come Papa; ma prima è stato un giovane, un ragazzo come voi, di un paese della vostra terra. Vorrei darvi un “compito a casa”: scoprire com’era Giovanni Battista Montini da giovane; com’era nella sua famiglia, da studente, nell’oratorio…; quali erano i suoi ‘sogni’… Ecco, provate a cercare questo”.