Senza complessi d’inferiorità

Mons. Gabriele Filippini, nuovo direttore del Museo diocesano e responsabile per la cultura, sul ruolo della Chiesa nella società

La storia della Chiesa è anche inseparabilmente storia della cultura e dell’arte. Il suo nuovo ministero, come direttore del Museo diocesano e come responsabile per la cultura, riassume il tentativo della Chiesa di continuare a ragionare in maniera ancora più sinergica su questi aspetti?

La Chiesa non deve avere complessi di inferiorità: è stata ed è portatrice di valori condivisi, bellezza, spiritualità. L’azione culturale della Chiesa è molteplice: conservazione, attualizzazione e capacità di lettura dei tempi, senza ostracismi e crociate pur nella chiarezza della propria identità. La prima azione culturale della Chiesa è di favorire la capacità di pensiero, riflessione critica e discernimento per poter scegliere in libertà. Quest’opera richiede la capacità di lavorare insieme, suscitando sinergie. Bisogna tornare ad essere coro e orchestra, non solisti. Grato per la fiducia data dal Vescovo e dalla diocesi, cercherò di procedere in questo direzione.

Il responsabile della cultura dovrà confrontarsi con le tante culture che abitano il nostro territorio. Da dove si può partire?

Si può partire da un semplice interrogativo: perché quel “Progetto culturale per una società orientata in senso cristiano” voluto dalla Conferenza episcopale italiana negli anni Novanta non è mai stato recepito dalla base? Nella società “liquida” (ma papa Francesco dice addirittura “gassosa”) la dimensione culturale non può limitarsi a difendere una identità con teorie da tavolino: deve dialogare, capire, entrare in relazione con tante diversità. E questo compito lo si fa insieme. Chi è incaricato della cultura deve per primo sapere che esistono organismi specifici che lavorano in questa prospettiva: dall’ecumenismo, al dialogo interreligioso, dalla pastorale del creato ai movimenti religiosi alternativi. Il Vescovo parlando dell’incarico di responsabile diocesano per la cultura ha usato un aggettivo alquanto significativo: compito trasversale. Si tratta di collaborare non di sostituire e, tanto meno, comandare.

Potrà essere determinante un collegamento con la pastorale universitaria?

In nome della trasversalità citata, chi viene investito di questa responsabilità non deve essere un tuttologo, nemmeno uno specialista che sa tutto di un settore del sapere e nemmeno una persona che ha pretese “olistiche”, valer a dire che tutto passi da lui e sia ispirato da lui. Si tratta del contrario: bisogna valorizzare ed essere al fianco con spirito di incoraggiamento a coloro che già operano nel vasto mondo della cultura. In particolare la pastorale Universitaria a Brescia può già contare su una ottima equipe di sacerdoti e laici, cosciente della valenza culturale della presenza delle Università Statale e Cattolica. Si cammina insieme, attenti al tutto e non solo alla parte.