Covid 19 – La mappa delle emozioni in Croce Bianca Leno

Due mesi di crescita in consapevolezza ed impegno, dove il sentimento del coraggio è protagonista

Gennaio passa velocemente, sembra tutto normale; da sempre in inverno, ma anche in recenti estati, abbiamo portato in ospedale pazienti con febbre alta presente da giorni e giorni o “sospette polmoniti”; ma stavolta questa “insolita polmonite” dai sintomi inequivocabili e costanti (tosse secca, febbre presente da giorni, difficoltà a respirare, stanchezza insolita) sembra un morbillo che dilaga senza possibilità di controllo. Anziché programmare le nostre attività di assistenza ad eventi sportivi, folkloristici e di festa, abbiamo dovuto dirottare tutte le nostre forze all’emergenza dice Massimiliano Cozzi, alla guida della Croce Bianca di Leno.

Dai primi di febbraio iniziano ad arrivare procedure e protocolli nuovi: ci troviamo ad entrare in scenari che sembrano appartenere ad altri tempi; nessuno di noi ha esperienza in merito. Qualche nonno ci parla di epidemia “spagnola” di tanti anni fa. Non abbiamo avuto tempo per riflettere, abbiamo subito reagito; lo smarrimento iniziale e non possiamo nascondercelo, la paura, hanno lasciato il posto alla tenacia e alla grande volontà di renderci utili. Ecco che il coraggio diventa protagonista: abbiamo scelto questa missione perché ci abbiamo sempre creduto, ma è un fulmine a ciel sereno, il covid! “Tutto cambia“, dice Veronica volontaria nei turni di notte, “quella che era la protezione individuale è diventata una sorta di calvario, una prassi da effettuare ogni volta che squilla il telefono con il messaggio “sospetto covid”. Esci dalla porta e inizi: guanti doppi, divisa, mascherina ffp2, tuta, camice, copriscarpe, visiera protettiva per gli occhi. Si parte per la missione, si sta attenti ad ogni minimo contatto per poi rientrare, spogliarsi e disinfettare ogni cosa e cosi per tutto il turno, anche per 4/5/6/7 volte, tutti i turni. E durante la missione? Tante sono le immagini e le emozioni, ma ce n’è una che mi ha toccato più di tutte. Una signora di mezza età con ossigeno da giorni mi confida: “ho paura di non riuscire a fare tutto quello che vorrei…”

Tensione e preoccupazione erano all’ordine del giorno” sostengono Milly e Davide, dipendenti della Croce Bianca in turno il mattino e il pomeriggio. “Si entrava nelle case della gente vestiti da astronauta sapendo che il “nemico invisibile” era indistruttibile. La situazione emotivamente più impegnativa era la paura negli occhi della gente; e quando portavi via il paziente il timore dei parenti era quello di non sapere quando riavrebbero rivisto il loro caro. La cosa che ci colpiva era la frase che tutti ci dicevano: grazie per quello che fate.”

Il nostro direttore sanitario D.ssa Antonella Prandini ci invita alla massima osservanza delle istruzioni operative e di tutela che ogni 5-6 ore ci giungono dalla Centrale Operativa del 112 e dalla Unità di Crisi creata a Milano dalle nostre associazioni di categoria ANPAS: ci misuriamo la febbre non appena entriamo in sede, sanifichiamo ambienti e mezzi, vietati sono gli assembramenti anche tra noi volontari, come se ci fosse tempo per un caffè!

Ci è capitato“, dicono Grazia e Alessandro, “di salire in ambulanza alle 6.30 di un sabato mattina con un cambio equipaggio fatto al volo in Via Brescia e di scendere dal mezzo alle 14.00 con tappa in ben 4 ospedali. E bardati da astronauti abbiamo usato i nostri occhi e le nostre mani per rassicurare e accudire pazienti e parenti. Con i pazienti colpiti dal calvario della dialisi, è stato più semplice: ci riconoscevano dalla voce!” dice Grazia. Quindi si continuavano le nostre relazioni e conversazioni.

“Per non parlare del contatto relazionale con i pazienti, mi manca stringere la mano durante un viaggio in ambulanza.. cosa che prima facevo spesso anche solo per donare un gesto di conforto e alleggerire il servizio e la preoccupazione. Il carico emotivo è davvero pesante, tornare a casa la sera e rielaborare il tutto non è mai troppo facile ma finito tutto questo ricorderò gli occhi, gli occhi dei miei colleghi, dei pazienti, degli infermieri e medici.. Che ti guardano cercando le stesse conferme che cerchi tu nei loro. Solo quelli, terribilmente bellissimi… “ dice Marika.

Leno e dintorni diventano “zona rossa”; il Sistema ci invia aiuti, arrivano volontari con la propria ambulanza da Empoli, Fiumicino, Firenze, Andria, Cosenza. Anche il Civile di Brescia ci chiede aiuto all’Ospedale Tenda. La Croce Bianca invia equipaggi la domenica, la notte e ogni qual volta trova disponibilità di volontari. Il nostro presidente Massimiliano è fra i primi ad affrontare questa nuova esperienza: “mi sembrava di essere in guerra..tende, brandine, ondate di persone che arrivavano; ma quello che più mi ha colpito in questi mesi è la paura e l’impotenza negli occhi delle persone sia medici, sia ammalati e naturalmente anche nei nostri volontari. Grandi sono state anche le soddisfazioni: ho conosciuto infermieri e medici di Roma, che mi hanno trattato come se fossi uno di loro.”

Tutti quanti sentiamo costantemente l’affetto dei cittadini lenesi che ci sono stati e ci sono vicini con gesti importanti o golosi (pizze e dolci, mascherine, disinfettanti, guanti, visiere) e siamo grati al nostro direttore sanitario Antonella che oltre alle immancabili raccomandazioni circa la nostra protezione e l’applicazione corretta dei protocolli ci commuove con le sue parole: “Smonto notte ore 9,30. Dopo un’interminabile notte spesa a lottare “contro il terribile virus” torno a casa nella speranza di poter riposare un po’ ma c’è un suono che mi tormenta: è la sirena dell’ambulanza che non smette, si avvicina e si allontana ma non cessa mai.

Poveri ragazzi penso; ogni giorno mettono a rischio la propria saluta e le loro famiglie per aiutare gli altri e soprattutto senza riconoscimenti economici.”

Bravi i miei ragazzi! Che sono sempre pronti e presenti al servizio degli altri. Bravi volontari e grandi professionisti con una preparazione eccellente.

È un piacere e un onore lavorare con voi e per voi. Con stima, il vostro direttore sanitario.

Questi mesi sono stati rallegrati dai bellissimi colorati disegni e pensieri inviatici dai bambini delle classi terze della Scuola Primaria; il nostro meraviglioso giardino curato dai volontari Achille e Aldo è diventato il set per video e scatti che hanno immortalato noi volontari in messaggi d’amore per le nostre mamme, per rassicurarle e stemperarne la preoccupazione.

Mamme è il vostro sorriso che cancella la stanchezza, attenua la paura e ci fa tornare il sorriso. I Volontari della Croce Bianca Leno

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Solidali nel lavoro, solidali nella preghiera per il lavoro! L’Ufficio per l’impegno sociale propone una traccia di preghiera e un video per pregare insieme in occasione del primo maggio 2020, la festa di S. Giuseppe lavoratore

Solidali nel lavoro, solidali nella preghiera per il lavoro!

Il lavoro è una dimensione fondamentale della nostra vita. “In questo tempo di incertezza e di paura – spiega suor Italina Parente, vice direttore dell’Ufficio per l’impegno sociale – ne sentiamo con forza l’importanza ed il valore. In occasione della festa di S. Giuseppe lavoratore, siamo soliti ritrovarci a pregare con il nostro Vescovo. Quest’anno non è possibile stare assieme in un’azienda, ma dalle nostre case possiamo trasformare la nostra Diocesi in un grande laboratorio ed essere solidali nella preghiera per il lavoro”.

Introduzione

Sospesi nell’incertezza. È questa la condizione in cui ci sentiamo immersi a causa della pandemia del covid 19. E tutto quello che non sappiamo alimenta la nostra insicurezza e moltiplica le nostre domande.

In che condizioni sarà il settore del turismo, della ristorazione, il mondo della cooperazione e il Terzo settore, la filiera dell’agricoltura e del settore zootecnico, le ditte che organizzano eventi, il settore della cultura, le piccole e medie imprese che devono competere a livello globale? Quanti non riusciranno a ripartire e quanti rischieranno di rimanere senza lavoro? In che modo dovremo vivere il nostro lavoro? Sono solo alcune delle domande che si ripetono in noi.

Insieme dobbiamo abitare le domande per imparare ad assumere uno sguardo diverso, definire nuove priorità e scegliere la direzione in cui andare.
Alcune luci che ci aiutano ad orientarci possiamo intravederle nel nostro vissuto recente.

In questo tempo abbiamo avuto la possibilità di riscoprire l’unità della famiglia umana, di vedere come necessariamente servono risposte coordinate perché tutto è connesso e nessuno può pensare di cavarsela da solo.

Abbiamo sperimentato la fragilità smascherando l’illusione di poter trovare una soluzione tecnica a tutto, senza scomodarci più di tanto e in tempi brevi; abbiamo constatato l’importanza della qualità del legame che ci unisce e come la vita di ciascuno sia affidata alla responsabilità degli altri.

Abbiamo visto come l’etica nel lavoro fa la differenza. In tutti coloro che hanno continuato a svolgere il proprio lavoro con grande professionalità e dedizione, in tutti coloro che hanno cercato in ogni modo di evitare che qualcuno rimanesse indietro, in ogni uomo e donna che con responsabilità e creatività hanno cercato di mettersi in gioco superando la mera logica del guadagno e del benessere personale abbiamo riscoperto una risorsa fondamentale: la fiducia, la fondamentale fiducia nella vita che consente alle persone di impegnarsi.

Ci siamo concretamente accorti che il lavoro non è solo un modo per guadagnare. Ci sono domande di senso che vanno al di là del reddito; Il lavoro ha un significato antropologico e sociale, è ambito di espressione di senso e di valori, di umanità. C’è di mezzo la vocazione di ciascuno! In quella originaria vocazione al lavoro trova ragione il nostro voler accogliere questo tempo di crisi come tempo “che ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità» (Caritas in veritate 21).

Abbiamo bisogno di uno sguardo nuovo, che ci consenta di trovare la forza di allontanarci da modelli di sviluppo e concezioni dell’economia che alimentano disuguaglianze, esclusioni e degrado ambientale. Abbiamo bisogno di una spiritualità che dia forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico (LS 111).

Ed è per questo che nella festa di S. Giuseppe lavoratore, nella festa del lavoro, vogliamo pregare. Preghiamo non per fuggire dalla realtà, non per eliminare l’incertezza, ma per guardare a Gesù ed imparare un modo di stare al mondo e nel lavoro, per imparare a farci prossimo, a vivere la nostra fragilità con uno sguardo nuovo, capace di trasformarla in strumento per trasmettere l’amore incondizionato per ogni essere umano e per ogni creatura. La crisi solo così non ci ruberà la speranza, la possibilità di un nuovo inizio. In occasione della festa di S. Giuseppe lavoratore, siamo soliti ritrovarci a pregare con il nostro Vescovo. Oggi non è possibile stare assieme in un’azienda, ma possiamo trasformare la nostra Diocesi in un grande laboratorio e unire la preghiera che esce dalle nostre case per formare un intreccio di grazia che attraversa ogni luogo.

G: Ci ritroviamo nel nostro angolo di preghiera, accendiamo una candela e apriamo la Bibbia, per rischiarare le tenebre dell’incertezza, del dubbio e della paura in cui ci sentiamo avvolti. Accanto mettiamo un oggetto simbolo del nostro lavoro e un contenitore vuoto che esprime le mancanze di cui soffre il mondo del lavoro in questo tempo. Favoriamo il silenzio fuori e dentro di noi….
Ci lasciamo abbracciare dal segno della nostra salvezza
T. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
G: I discepoli dissero a Gesù “Signore, insegnaci a pregare” e Gesù consegnò loro le parole del Padre nostro. Con queste parole, nella ricorrenza del primo maggio, dalle nostre case, affidiamo a Dio le preoccupazioni e le speranze del mondo del lavoro.

Padre nostro

G. Ci rivolgiamo a te, nostro Dio e ti chiamiamo Padre. Ci mettiamo davanti a te, fonte di ogni vita e ti lodiamo perché nella consapevolezza di essere tuoi figli comprendiamo la verità della nostra esistenza: la felicità è possibile per tutti e per ciascuno solo vivendo da fratelli.
T. Dio -Padre creatore, Spirito sempre all’opera, Cristo Gesù carpentiere a Nazareth- come figli, creati a tua immagine, fa che possiamo assomigliarti costruendo relazioni sociali ed economiche giuste, fondate sul lavoro, solidali tra i popoli, in armonia con la natura, capaci di alleanza tra generazioni.

Che sei nei cieli

G. Una distanza, che, in questo tempo, a volte sentiamo incolmabile!
L’isolamento e il non poter incontrare i colleghi di lavoro amplifica la nostra solitudine. La mancanza della scansione abituale delle nostre giornate ci lascia smarriti ed irrequieti. L’aver perso la nostra attività lavorativa ci schiaccia sotto lo spettro della povertà e dell’incertezza. L’incognita di come sarà il lavoro di domani ci paralizza in un presente senza tempo in cui prevale il nostro sentirci inadeguati. Il sacrificio di tante persone morte sul luogo di lavoro, uomini e donne che hanno offerto la vita compiendo il loro dovere, interpella il senso della nostra esistenza.
T. Padre del cielo e della terra rendici capaci di abitare la complessità del nostro tempo. Donaci la pazienza di attendere che le lacrime puliscano i nostri sguardi e il coraggio di lasciarci convertire dalla storia, già toccata dal tuo cielo.

Sia santificato il tuo nome

G. Sono tanti i lavoratori e le lavoratrici che con competenza e dedizione compiono il loro servizio e rendono visibile un amore che ci supera, in particolare i medici, l’intero personale sanitario e ausiliario, gli operatori dei servizi e delle attività essenziali, gli agenti delle Forze dell’ordine, la Protezione Civile, gli scienziati, i ricercatori, le imprese che hanno riconvertito la loro produzione, gli amministratori e i governanti.
T. Padre Santo, nella gioia di un lavoro ben fatto, donaci di sperimentare la bellezza della nostra santità.

Venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà

G. Noi crediamo nel tuo regno, Padre, anche dove e quando è difficile vederlo.
Esso cresce misteriosamente, per tuo dono e per la buona volontà non solo degli altri ma anche mia. Non possiamo dimenticare la sofferenza di chi ha cessato l’attività, la precarietà di tanti contratti, lo sfruttamento dei poveri, l’inequità delle condizioni lavorative e retributive, la disperazione e l’apatia di chi non sa più perché vivere e perché morire.
T. Padre buono, ti ringraziamo per i tanti volontari impegnati ad alleviare le difficoltà delle persone più fragili, per quanti hanno elargito beni e denaro con generosità. Vogliamo non accomodarci sui nostri divani e con profondo senso civico ci impegniamo a vivere tutta la solidarietà che ci è possibile. Sostieni la nostra creatività per trovare nuove forme di solidarietà capaci di realizzare il tuo Regno.

The Sun: Lettera da Gerusalemme

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

G. Abbiamo fame e tanta gente ha più fame di noi.
Fame di pane, anzitutto. Fame di affetto e amore, di speranza e futuro. L’esperienza ci insegna che il pane sovrabbonda per tutti e su nessuno grava la vergogna della povertà, se ciascuno ha accesso al sapere e al lavoro e le ricchezze sono equamente distribuite.
T. Padre provvidente, vogliamo crescere nella capacità di collaborare e di renderti grazie per il lavoro ed il pane di ogni giorno.

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

G. Spesso prevale il nostro egoismo, siamo troppo sicuri di quello che facciamo e pensiamo, ci illudiamo che il nostro benessere possa sussistere senza il rispetto di quello altrui e di tutta la creazione. Contrapponiamo beni come il profitto, la salute, il lavoro, la previdenza, la famiglia, la vita… senza rispettare la loro connessione e la gerarchia di servizio che li lega.
T. Padre misericordioso, illumina le nostre coscienze, dona autenticità evangelica alle nostre scelte, fa che le nostre azioni siano segni di riconciliazione in noi e nelle relazioni con tutto il creato.

Non ci abbandonare alla tentazione

G. Siamo presi dalla tentazione di considerare questo tempo di pandemia un incubo da cui poterci svegliare per tornare alla vita di prima.
La nostalgia e il rimpianto del nostro ordinario accrescono la presunzione di bastare a noi stessi e ci sviano verso la ricerca di note, seppure effimere, sicurezze che ci mettono in spietata competizione tra singoli e tra popoli.
T. Padre della storia, scegliamo di stare dentro questo tempo, senza sottrarci alla nostra fragilità nel comprendere, senza affrettare soluzioni preparate secondo vecchie ricette e lasciando spazio alla novità che attraverso di noi vorrai generare.

Liberaci dal male

G. Ti chiediamo che il male non vinca dentro di noi e contro di noi. Liberaci dalle strutture di peccato che imprigionano nella cupidigia i nostri sistemi economici e finanziari.
T. Padre onnipotente, sostieni le imprese che hanno il coraggio di scelte etiche, che sostengono l’innovazione, che assieme al profitto promuovono la sostenibilità sociale ed ambientale. Rafforza l’opera di tutti gli uomini e le donne che hanno il coraggio di essere profeti di uno sviluppo integrale e solidale.

Canto: Il mio futuro vive dentro te

La Raccolta di Alimenti

21 dicembre

Oggi è stata la giornata della raccolta alimentare che come ogni anno impegna molti volontari nella raccolta di cibo fuori dai supermercati per poter aiutare le famiglie e le persone bisognose. Anche noi bambini abbiamo cercato di dare il meglio di noi con il nostro contributo.

Abbiamo iniziato timidamente, ma poi ci siamo fatti coraggio a vicenda e ci siamo aperti al dialogo con le persone per incoraggiarli e invogliarli a contribuire insieme a noi alla “raccolta di alimenti”.

Alla fine della nostra giornata, siamo rimasti colpiti dal fatto che la maggior parte delle persone ha voluto darci una mano e lo ha fatto con entusiasmo. La suora ci ha aiutato a gestire la giornata e per questo la ringraziamo.

É stata un’esperienza meravigliosa, soddisfacente anche se impegnativa e ha insegnato molto anche noi, per avere risultati ci si deve impegnare.

Marta

Vivi il servizio civile

Caritas diocesana di Brescia, forte dell’eredità di 40 anni di accompagnamento di oltre 3.000 giovani, prosegue con rinnovata convinzione il proprio impegno nel campo del servizio civile nazionale. Le iscrizioni al servizio civile scadono il 10 ottobre alle h.14.00. Consigliamo di prendere contatto prima possibile con Caritas Diocesana di Brescia

Sono 1000 le motivazioni per cui uno sceglie il servizio civile, raramente la radicalità di una scelta di servizio civile è all’origine: questa radicalità diventa però il frutto proprio dell’esperienza di servizio. Nella prospettiva di un giovane, per definizione nella fase della progettualità, rapportarsi con l’esperienza del servizio è significativo in vista di scelte vocazionali, che per essere vere devono essere caritatevoli e gratuite.

Così don Maurizio Rinaldi, direttore di Caritas diocesana di Brescia che, forte dell’eredità di 40 anni di accompagnamento di oltre 3.000 giovani, prosegue con rinnovata convinzione il proprio impegno nel campo del servizio civile nazionale: una proposta ad adesione libera per giovani italiani e stranieri, tra i 18 e i 28 anni, della durata di 12 mesi, che chiede un impegno complessivo di 1.145 ore (mediamente 25 ore settimanali), di cui 114 di formazione, con un compenso di 439,50  euro al mese (sono previste quattro settimane di permessi e le malattie retribuite). Per l’anno 2019/20 Caritas diocesana di Brescia, grazie alla rete di centri operativi accreditati come sedi di Servizio civile, propone 4 progetti articolati in altrettante aree di intervento, per un totale di 50 posti: “Progetto l’oro negli sguardi” (16 posti, per giovani che vogliono impegnarsi in attività di assistenza ed educative rivolte a minori; “Progetto la favola mia” (13 posti), per giovani che vogliono impegnarsi in attività di assistenza ed educative rivolte a minori; “Progetto tempo di crescere”, per giovani che vogliono impegnarsi in attività educative e di assistenza negli oratori; “Progetto integralmente” (8 posti), per giovani interessati a operare a supporto delle persone con disabilità media o grave.

Attenzione: le iscrizioni al servizio civile scadono il 10 ottobre alle h.14.00. Consigliamo di prendere contatto prima possibile con Caritas Diocesana di Brescia – Promozione Volontariato Giovanile che fornirà tutte le informazioni necessarie.

Contatti: Diego Mesa e sr Francesca Becattini
Promozione Volontariato Giovanile – Caritas diocesana di Brescia
Piazza Martiri di Belfiore, 4 – Brescia – tel. 030 3757746
e-mail: volontariatogiovanile@caritasbrescia.it
facebook: Volontari giovani Caritas Brescia

La passione del perdono

Cammino dei gruppi famiglia: Osea e Gomer

I primi tre capitoli del Libro del profeta Osea sono autobiografici: il racconto narra la vicenda personale e familiare del poeta. La testimonianza della vita matrimoniale si interseca e si confonde con quella dell’alleanza tra Dio ed Israele; anche se ciò può essere interpretato in modo simbolico, è invece quasi certo che si tratti di fatti effettivamente accaduti, secondo la volontà del Signore, perché fossero di esempio per tutto il popolo ebraico.

Osea, il cui nome contiene il verbo “jasha’”che in ebraico indica la “salvezza” operata dal Signore, predica nel regno settentrionale d’Israele tra il 750 e il 724 a.C. Egli, seguendo la volontà di Dio, aveva sposato Gomer, figlia di Diblaim, la quale era una prostituta (forse una donna che partecipava ai culti della fertilità diffusi tra i Cananei, indigeni della Palestina). Dal matrimonio nascono tre figli che ricevono nomi capaci di esprimere un monito per tutto Israele: Izreel, Non-amata e Non-popolo-mio, a rappresentare la storia di infedeltà del popolo di Dio e la fine della benevolenza del Signore nei confronti di Israele.

La storia familiare di Osea si sviluppa con continuità secondo significati simbolici. La vicenda di infedeltà del popolo di Israele è ripresa dal profeta che, rivolgendosi ai figli, accusa la loro madre e propria moglie di tradimento, dichiarando la volontà di ripudiarla e di spogliarla della dignità nuziale, pur coltivando la segreta speranza di un pentimento e di un ritorno al focolare abbandonato per seguire gli amanti. Come Osea, anche Dio si rivela ferito dal popolo ebraico che lo ha abbandonato per andare in cerca di altri dei, ma profondamente innamorato e determinato a riconquistarlo.

Il profeta, attingendo all’esperienza personale, descrive il rapporto tra Dio e il suo popolo come una relazione nuziale: si ritorna allora alla luna di miele da vivere nella solitudine del deserto, luogo dell’intimità in cui si rinnova l’alleanza con la promessa di un amore eterno. Le clausole del vincolo sono le tipiche virtù del patto che ha unito Dio e Israele: giustizia, diritto, benevolenza, amore, fedeltà e conoscenza. In questo nuovo contesto anche i nomi dei figli devono cambiare perché rappresentano il legame che ora unisce tra loro i genitori e, simbolicamente, Dio e il popolo ebraico. Essi diventano Izreel, Amata, Mio popolo. Con la conversione ritornano gioia e amore.

Per una miglior comprensione del testo, si consiglia la lettura degli interi capitoli del Libro di Osea. 

1. Un matrimonio intaccato dall’infedeltà conosce una crisi più profonda di un matrimonio che, sebbene litigioso, vede i due coniugi ancora interessati l’uno all’altra. L’infedeltà tuttavia si insinua non di rado nella vita di coppia, anche senza arrivare all’adulterio o alla separazione. Ci può essere infatti un’infedeltà quotidiana che si afferma quando non si ravviva costantemente l’amore per il coniuge: il non essere attenti ai bisogni dell’altro, il passare tanto tempo nella freddezza, l’indifferenza reciproca… sono piccoli tradimenti in grado di far crollare anche i matrimoni apparentemente più saldi. Prima di essere o divenire un atto manifesto, l’adulterio nasce come realtà che germina nel cuore; prima di essere relazione con un amante l’adulterio è disaffezione verso il coniuge. Davanti all’infedeltà, nella vita quotidiana dei coniugi si generano reazioni istintive: rabbia, desiderio di controllare, tentazione di vendicarsi, disperazione, non riconoscimento del problema, presa di distanza dal coniuge. 

2. La storia di Osea, sposo di Gomer, donna ampliamente infedele, ci mostra una strada alternativa: la scelta di perdonare per ritrovarsi nell’amore. Quello scelto da Osea è un cammino in salita, che fa i conti con la rabbia e l’umiliazione ma che non manca di ascoltare l’amore che ancora abita nel suo cuore. Osea spera di ritrovare l’amore di un tempo: sceglie di attirare a sé la moglie, di condurla nel deserto e di parlare al suo cuore. Ecco ancora il deserto come luogo privilegiato di intimità ove, senza frastuoni o distrazioni, si può ascoltare la voce l’uno dell’altra. Quando tra due sposi si vive una crisi può innescarsi un cammino di conversione individuale e di coppia: la sofferenza e l’umiliazione sono una via per imparare o riscoprire l’umiltà, sentimento che predispone all’ascolto e all’incontro. Dall’incontro dei cuori può scaturire un’armonia ritrovata ed un nuovo orizzonte guadagnato nella sofferenza. La crisi diventa così un tempo di grazia perché porta in sé stessa, nella fatica che comporta e nelle energie nuove che provoca e mette in moto, la possibilità di trasformarsi. 

3. Nella coppia il perdono è sincero e bello quando punta a ritrovare la bellezza dell’amore coniugale. L’apertura al perdono da parte di uno dei due coniugi è il primo passo per concedere a sé stessi di riconoscersi e ritrovarsi come coniugi e per riscoprire l’amore in cui si era smesso di credere.  Nel perdono scambiato tra gli sposi è all’opera l’amore di Dio: così facendo essi consentono al Signore di manifestarsi come Colui che dà la forza di perdonare e che perdona. Nella storia di ciascuna coppia esiste il tempo della conversione. Ed anche per tale tempo la memoria ha un ruolo importante. Ricordare i momenti belli e importanti della propria storia, in cui abbiamo vissuto intensamente il nostro amore e la bellezza del vivere insieme, suscita nostalgia e desiderio di ritrovare il calore dell’abbraccio dell’altro ed, in lui, di Dio.

Domande per la coppia 

  • Quali infedeltà sono più comuni nella nostra storia di coppia?
  • Quando sfuggiamo all’amore tra noi e ci allontaniamo dall’amore di Dio riusciamo a cercare il deserto come luogo privilegiato di intimità e a parlare al cuore l’uno dell’altra?
  • Canterà come nei giorni della sua giovinezza…” Di quali momenti della nostra storia possiamo fare memoria per ritrovarci e fare comunione?

Il volontariato

Il volontariato è un’attività di aiuto gratuito e spontaneo verso chi ne ha bisogno, prestando opere in maniera individuale e collettiva per scopi benefici e non con uno scopo di lucro ma… conosciamo tutti il significato di volontariato.

Fare volontariato oggi e importante più che mai, ce n’è veramente tanto bisogno.

Per entrare a far parte di un qualsiasi gruppo di volontariato bisogna crederci, perché dare il proprio contributo richiede tempo, sacrificio e tanta volontà.
Si dà la priorità a fare del bene non per sé stessi e non è poco.
Fare del bene fa veramente bene, sia a chi lo riceve, sia a chi lo fa.
Fare volontariato apporta una grande soddisfazione personale, perché implica la propria applicazione nel fare qualcosa per gli altri, usando però sempre le proprie attitudini personali.

Sono davvero tante le forme di volontariato:
Dall’assistenza alle persone, all’unione di gruppi che si impegnano nel sociale, portando avanti dei progetti come quello della nostra piccola realtà di Porzano.
Gli eventi come il torneo di calcio e la festa di mezza estate, sono un esempio di volontariato che ci permette di dare un contributo economico alla nostra parrocchia i cui benefici sono in favore di tutta la comunità.

A questo punto da volontario, mi sento in dovere di offrire l’invito e l’opportunità di entrare a far parte del gruppo oratorio a qualsiasi persona e mi rivolgo soprattutto ai giovani.
L’importanza del volontariato è per loro cruciale, apre loro la mente, stimola il dialogo.
È importante per la loro crescita e troveranno una grande famiglia.

Le motivazioni che spingono una persona a diventare un volontario, sia che entri a fare parte di una “CROCE ROSSA” o qualsiasi altro gruppo o associazione, hanno un fattore comune;
Il volontariato agisce sempre per bontà d’animo e soprattutto di buona fede.

Come diceva Madre Teresa di Calcutta:

Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno, non è vissuto invano.

R.C.
Un Volontario.

Click

Ho conosciuto Angelo circa 30 anni fa prima come vicino di casa e poi come protagonista delle attività del paese. 

Ho scoperto con gli anni i suoi numerosi interessi, tra i quali la sua passione per la fotografia –Angelo Click -, il raccontare con le sue immagini la vita del paese. Abbiamo lavorato insieme ad alcuni progetti, spesso partiti da sue iniziative e poi portati avanti con il CRP – di cui è fondatore – e con i volontari dell’oratorio.

Penso non ci sia porzanese che non abbia avuto modo di salutare, parlare, lavorare o discutere con Angelo. Non sempre facile da seguire, tante le sue idee e impegnativi i traguardi,  spesso raggiunti coinvolgendo anche i più riluttanti, sia a livello amministrativo che parrocchiale.

Dobbiamo a Angelo la collaborazione con il professor Bonaglia per la pubblicazione e divulgazione dei libri su Porzano, fondamentale l’attenzione prestata perché venissero conosciute e apprezzate le opere presenti nella in Parrocchia e, non ultima, la sua partecipazione attiva al restauro e consacrazione della nostra Chiesa. Anche  Il torneo di calcio e la festa estiva, la  corsa campestre, la briscola, le feste quinquennali con le mostre d’arte e le esposizioni fotografiche curate personalmente, il calendario, sono nati da sue idee o da sue collaborazioni.  

L’ho scoperto essere sostenitore di tante iniziative di beneficienza e pudico nel parlarne, paladino del volontariato inteso come servizio alla comunità: il suo carattere deciso a reso a volte difficile capire le sue ragioni, ma grazie a questa sua dote è riuscito dove altri hanno ceduto.  

La sua assenza sarà sempre più tangibile e la sua figura difficile da sostituire, una persona che ha lasciato più di una traccia nella nostra comunità.

La sua presenza silenziosa e cortese, costante, pungente e interessata, cocciuta e coinvolgente, sarà da esempio per chi lo ha conosciuto e vissuto e per chi lo potrà conoscere attraverso il suo operato.

Chiara P.

NOÉ

Siete pronti per tornare a teatro?

L’Oratorio San Luigi di Leno presenta lo spettacolo NOÉ, realizzato dai ragazzi dei gruppi adolescenti e ispirato al racconto dell’Arca con la quale Noè salvò dal diluvio una coppia di ogni specie animale.

Sono in programma due date: sabato 8 alle ore 21:00 e domenica 9 dicembre alle ore 20:30; sarà possibile accedere al teatro 20 minuti prima della rappresentazione.

I biglietti sono già disponibili; potete richiederli all’indirizzo mail info@oratorioleno.it o presso il bar dell’Oratorio. Il costo è di 10€.

Con la partecipazione di: Alessandro Davo, Alessia Abbadati, Alessia Amoruso, Anna Malagni, Anna Spotti, Camilla Giusti, Cesare Rossi, Christian Conforti, Claudia Mor, Daniele Amoruso, Davide Colombi, Enrico Bresciani, Federica Astuto, Federico Lombardi, Florence Santos, Gabriele Bertinelli, Giorgia Scaglia, Giovanni Rossi, Gloria Tirelli, Katia Porta, Laura Fiammeni, Leonardo Chiozzi, Lorenzo Calabria, Lorenzo Campochiaro, Lorenzo Oneda, Luca Ciceri, Luca Zicchetti, Luisa Reghenzi, Martina Piscopo, Massimiliano Grazioli, Matteo Bani, Mattia Lanzanova, Nicola Bellini, Nicola Berardi, Rebecca Bertinelli, Rebecca Malagni, Riccardo Festa, Sanja Astuto, Simona Bonetta, Sofia Bresciani, Stefano Frosio.

Conoscere sempre di più Paolo VI Santo

Le parole a caldo del vescovo Tremolada dopo la canonizzazione. L’impegno della Chiesa bresciana per approfondire la conoscenza del Papa Santo

“La canonizzazione di Paolo VI è un momento straordinario di gioia, atteso da tempo, preparato”. Sono state queste le prima parole, a caldo, del vescovo Tremolada al termine della Santa Messa di canonizzazione di papa Montini, di mons. Romero e di altri cinque beati che papa Francesco ha celebrato in piazza san Pietro.

Il Vescovo si è fatto interprete dei sentimenti e della soddisfazione degli oltre 5.000 bresciani scesi a Roma. “Questa celebrazione – ha continuato – è stata intensa e suggestiva, così come molto partecipata è stato il momento vissuto, sabato 13 ottobre, al Santuario del Divino Amore. La canonizzazione di Paolo VI è per la Chiesa bresciana un dono ma anche l’indicazione di un compito, di una prospettiva”.

Per il vescovo Tremolada ora che papa Paolo VI è finalmente santo c’è la necessità di approfondire sempre di più la conoscenza del suo valore, della sua dimensione profetica, dei suoi scritti e della sua personalità.

Come? “Vorrei puntare sui sacerdoti – è stata la risposta del Vescovo – sul mondo della cultura. Intanto registro il grande desiderio della nostra Chiesa diocesana, presente per la canonizzazione in tuttre le sue espressioni, di procedere sulla strada che porta alla conoscenza sempre più profonda del nostro Papa santo. La strada da percorrere è lunga”.

Politica: la formazione è d’obbligo

“Migranti: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Una sfida possibile?” Questo il tema scelto per l’anno 2018-19 dalla Scuola di formazione all’Impegno sociale e politico della Diocesi di Brescia, che aprirà i lavori sabato 27 ottobre con il saluto del Vescovo, mons. Pierantonio Tremolada.

“Migranti: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Una sfida possibile?” Questo il tema scelto per l’anno 2018-19 dalla Scuola di formazione all’Impegno sociale e politico della Diocesi di Brescia, che aprirà i lavori sabato 27 ottobre con il saluto del Vescovo, mons. Pierantonio Tremolada.

“La scuola di politica che la Diocesi propone da ormai qualche anno ai giovani fino ai 35 anni è l’impegno che la Chiesa bresciana offre ai giovani che vogliono impegnarsi in politica con un taglio particolare, seguendo la dottrina sociale della Chiesa” spiega Enzo Torri, Vicedirettore dell’Ufficio per l’Impegno Sociale.

Ogni anno la scuola di Formazione, che si rivolge ai giovani dai 18 ai 35 anni interessati all’impegno socio-politico, adotta un tema cardine della vita comunitaria e lo affronta in un percorso formativo.

“In questo percorso – continua Torri – si vuole offrire una lettura articolata in 10 incontri che possono consentire il discernimento da parte di chi frequenterà il corso per comprendere i fenomeni attuali, comprendere il problema e capire fino a che punto questo problema ci toccherà in futuro”.

Quest’anno il corso si proporrà di rispondere ad una serie di domande più che mai attuali: quali sono i volti dell’immigrazione in Italia? Quali sono i numeri tra percezione e realtà? Qual è la situazione geopolitica delle migrazioni? Che tipo di risposte può dare la politica a questo fenomeno?

“Una scelta concreta e molto operativa che la diocesi ha messo in campo” sottolinea Silvano Corli, Direttore della Scuola di Formazione. “Quella di un’educazione e una formazione dei giovani per affrontare i problemi forti che si presentano nelle nostre comunità con maggiore consapevolezza e maggiore preparazione.”

Da qui l’importanza di scegliere un argomento, quello dell’immigrazione, che tocca tutte le comunità e pone l’urgenza di un approfondimento puntuale per fornire gli strumenti adatti ad affrontarlo nell’immediato futuro. “Noi viviamo una situazione nel presente – continua Corli – e la vivremo ancora di più nel futuro, dove il tema dell’immigrazione sarà un tema con il quale ci dovremo confrontare. Il rischio è confrontarsi con paura e timori che non sono fondati su dati concreti, quindi per noi è fondamentale la conoscenza della realtà in modo tale che ogni scelta sia compiuta in base alla conoscenza e non in base alla paura”.

Gli incontri proseguiranno fino a sabato 25 maggio 2019, tra interventi e testimonianze. Tra i relatori Valerio Corradi, docente di Sociologia del territorio, il giornalista di Avvenire Nello Scavo (nella foto), Matteo Villa dell’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, la direttrice del CIRMIB Maddalena Colombo e una tavola rotonda con i parlamentari bresciani coordinata da Anna della Moretta del Giornale di Brescia.

L’iscrizione si effettua online, entro venerdì 19 ottobre, tramite il form raggiungibile dal sito oppure sulla pagina Facebook scuola.politica.brescia. La quota di iscrizione è di 60 euro, agli studenti è riconosciuta una riduzione del 50%.