I Santi sono modelli da imitare

La Solennità di tutti i santi è un appuntamento che si rinnova, una festa che sempre abbiamo la gioia di celebrare celebriamo con gioia. È l’occasione per aprirci al mistero di bene che ci avvolge e che è sorgente di vita sempre nuova

La Solennità di tutti i santi è un appuntamento che si rinnova, una festa che sempre abbiamo la gioia di celebrare celebriamo con gioia. È l’occasione per aprirci al mistero di bene che ci avvolge e che è sorgente di vita sempre nuova. È l’occasione per guardare a tutti quei fratelli e sorelle che nella fede che hanno fatto della loro vita, nella grazia di Dio, un capolavoro di bellezza. È l’occasione per chiederci ancora volta chi sono i santi per noi, come dobbiamo guardare a loro, cosa da loro possiamo ricevere.

La liturgia ci viene incontro. Tra poco, nel solenne Prefazio diremo: “Oggi ci dai la gioia di contemplare la città santa del cielo, la santa Gerusalemme che è nostra madre, dove l’assemblea festosa dei nostri fratelli glorifica in eterno il tuo nome. Verso la patria comune noi, pellegrini sulla terra, affrettiamo nella speranza il nostro cammino, lieti per la sorte gloriosa di questi membri eletti della Chiesa, che ci ha dato come amici e come modelli di vita”. Membri eletti della chiesa che Dio ci ha dato come amici e modelli di vita: ecco dunque chi sono per noi i santi che oggi ricordiamo. Santi di ogni tempo e di ogni luogo, santi di ogni popolo e nazione, santi di ogni lingua e cultura, santi di ogni ceto sociale, santi dalle diverse personalità e dai differenti caratteri; santi della Chiesa universale, santi di cui l’intera umanità può andare fiera e di cui potrà sempre conservare grato ricordo.

Amici anzitutto. I santi sono uomini e donne a cui ci sentiamo legati da un affetto spontaneo e profondo, a cui guardiamo con ammirata simpatia, di cui sentiamo volentieri la presenza. Siamo infatti una cosa sola con loro nel mistero santo della Chiesa, che è per definizione la “comunione dei santi”. Santi siamo tutti per grazia, in forza del nostro Battesimo: alcuni lo sono come pellegrini qui sulla terra, nel travaglio delle lotte che richiede la fedeltà alla propria vocazione battesimale: siamo noi; altri lo sono come cittadini del cielo, nella gloria luminosa e felice della Gerusalemme nuova: sono i santi per i quali oggi facciamo festa. C’è un già e non ancora nella santità della Chiesa, una tensione tra presente e futuro che dà sostanza alla nostra speranza. Come dice bene san Paolo agli Efesini: “Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2,19-20). Noi siamo concittadini dei santi, mentre ancora camminiamo nelle molte città e nei molti paesi di questa terra che non è ancora la nostra patria. Nei santi che oggi onoriamo, ha trovato piena espressione quella beatitudine che Gesù ha annunciato nella pagine evangelica che abbiamo ascoltato. Davvero essi sono beati! Sono saliti sulla montagna del Signore, sono entrati nella sua santa dimora. In loro si è compiuto il grande desiderio che ogni cuore umano da sempre porta in sé e che il Salmo esprime così: “Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore e ammirare il suo santuario”. I santi sono entrati per sempre nella casa del Signore. Hanno potuto farlo perché le loro vesti sono state immerse nel sangue dell’Agnello, cioè nella carità del cuore di Cristo crocifisso e risorto. Il mistero di bene che è Dio stesso li han accolti e li ha resi totalmente simili a sé: le loro vesti sono diventate candide e nelle loro mani è stata posta la palma della vittoria. Essi costituiscono quella moltitudine meravigliosa di cui ci ha parlato nella prima lettura il Libro dell’Apocalisse. Una moltitudine che non è separata da noi. Un legame misterioso ma intenso ci lega a loro. Li sentiamo vicini, solidali, amorevoli. Li sentiamo fratelli e sorelle nel Signore, compagni di cammino oltre i confini del tempo e nella luce dell’eternità. Sono gli apostoli e i profeti, i martiri, i pastori e i dottori, le vergini consacrate al Signore, i soccorritori dei poveri, i grandi educatori, i missionari coraggiosi, ma anche gli innumerevoli testimoni del Vangelo a cui noi siamo in grado di dare un volto e un nome ma che hanno seminato bellezza e bontà nella epoche in cui sono vissuti. Questi sono i nostri amici, i santi di cui ci vantiamo e a cui ci sentiamo profondamente uniti nella fede.

Questi stessi santi sono però per noi anche dei modelli. A loro noi guardiamo con il desiderio di imitarli. Il loro amore per il Signore Gesù li ha portati ad assumere uno stile di vita che lascia ammirati ma insieme spinge a guardare in alto, suscita il desiderio di essere almeno un po’ come loro. Potessimo anche noi dare alla nostra vita questa forma così nobile e attraente. Potessimo anche noi conferire alla nostra esistenza questa bellezza, questa umile grandezza. I santi hanno gustato la beatitudine premessa dal Signore perché ha indirizzato il loro cuore e la loro volontà verso gli ideali che lui ha indicato come meta all’umana libertà: sono stati poveri in spirito, miti, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace; hanno avuto fame e ste e di giustizia; hanno accettato di venire perseguitati per causa della giustizia. Dei santi si dovrà dire che hanno vissuto facendo del bene. In ogni momento, in ogni circostanza, in qualsiasi condizione, hanno reso testimonianza a questa semplice verità: Dio solo è buono e grazie a lui tutto può trasformarsi in bene. Tutto concorre al bene di coloro che lo amano e, per coloro che lo amano, tutto può diventare occasione per rivelare la sua bontà: anche la sofferenza, anche la colpa, anche la male subito ingiustamente, anche la disgrazia improvvisa e la pena che dura nel tempo. I santi sono ambasciatori della carità divina nella nostra valle di lacrime. Sono il sale della terra e la luce del mondo. Sono annunciatori di una speranza che non delude perché fondata sull’esperienza costante e vittoriosa dell’amore del Cristo crocifisso e risorto. “Chi ci potrà separare dall’amore di Cristo?” – si chiede san Paolo scrivendo ai Romani. Se anche pensiamo alle prove più pesanti dovremo sempre concludere: “In tutte queste cose noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati”. L’amabilità e la serenità dell’animo sono le caratteristiche più evidenti dei santi. Esse sono il guadagno di una lotta quotidiana che avviene nel profondo del loro cuore.

Ma un’ultima parola dobbiamo aggiungere. Se i santi sono i nostri amici e i nostri modelli, sono anche i nostri intercessori. Questo ci dice la liturgia per il semplice fatto che ci invita a celebrare questa solenne festività. Tra poco noi li invocheremo proprio così, come nostri intercessori. Canteremo le litanie dei santi e chiederemo a loro di pregare per noi. Mi piace intendere questa parole “intercessori” nel duplice senso di difensori e di promotori. Difensori contro il maligno, contro la tentazione che ci travolge e ci rovina, contro i nostri egoismi che ci incatenano, contro le diverse forme di dipendenza cui siamo pericolosamente esposti. Custodi del nostro cuore e delle dei nostri ambienti di vita, baluardo contro le paure che ci paralizzano: paura delle disgrazie e delle malattie, paura di non essere all’altezza dei nostro compiti e delle nostre responsabilità; paura del mondo e della sua violenza; paura del passato, del presente e del futuro. Promotori del bene nella nostra vita. Amici che ci esortano, ci spronano, ci sostengono; ci invitano costantemente a fare della nostra vita un sacrificio di lode gradito a Dio, una vera liturgia; ci sollecitano a dare sempre il meglio di noi, a guardare il mondo con coraggio e benevolenza, ad aprire il nostro cuore alla potenza dello Spirito santo, l’unico capace di portare a compimento la nostra vocazione e fare di noi un capolavoro di bellezza.

Su questa parola “bellezza”, vorrei che si fissasse il nostro pensiero mentre termina la nostra meditazione. La bellezza che viene da Dio è il vero segreto di ogni santità umana.  Sia così anche per ciascuno di noi. E voi, cari fratelli e sorelle, che siete ormai nella gloria del Signore, voi nostri amici, modelli e intercessori, pregate per noi, perché anche la nostra vita sia riflesso di quella limpida bellezza che voi così bene avete conosciuto quando eravate tra noi e che ora vi rende beati.

Patroni da festeggiare, ma soprattutto da imitare

Nei mesi di giugno e luglio abbiamo festeggiato i santi patroni Pietro e Paolo e, insieme, i santi Vitale e Marziale, di cui la comunità parrocchiale di Leno conserva fieramente le reliquie, che erano nell’antica abbazia benedettina e abbiamo concluso con al Festa di S. Benedetto. Abbiamo avuto la gioia di avere tra noi il Vescovo della nostra Diocesi mons. Pierantonio Tremolada e, in Villa Badia, il Vescovo mons. Ovidio Vezzoli, bresciano e Vescovo Diocesano di Fidenza. 

Tutto questo è stato anticipato da un’elevazione spirituale offerta da Brixia Camera Chorus, Orchestra S. Cecilia di Gambara, solista Saboto Shikama, diretti dal Maestro Francesco Andreoli. Inoltre, in queste feste ci ha seguito la mostra di arredi sacri e suppellettili liturgiche delle nostre tre parrocchie di S. Michele Arcangelo, S. Martino Vescovo e Santi Pietro e Paolo.

L’interesse per quest’ultima iniziativa è stato notevole e sono stati molti ad apprezzarla, congratulandosi con chi l’ha allestita e spiegata. Grazie, dunque, a don Renato e ai suoi collaboratori! Grazie a Maria Piccoli, che custodisce gelosamente e con molta cura gli abiti liturgici e la biancheria della sacrestia, a Paolo Pilati che ha preso passione al suo lavoro, a Sergio e ai suoi collaboratori che sostengono il lavoro nei momenti “forti” e di maggior impegno per l’allestimento delle parature e quant’altro.

Il professor Angelo Baronio lunedì 03 luglio ci ha intrattenuto con una bella lezione sul tema della “Bonifica benedettina”, intesa dal punto di vista spirituale e del lavoro e, da studioso qual è e innamorato della nostra storia locale, ci ha fatto godere di conoscenze che non riempiono semplicemente la testa di nozioni, ma aumentano l’amore per una storia che ci appartiene e della quale siamo figli.

La liturgia vissuta in questi giorni è stata, come l’ha definita mons. Ovidio, sobria e dignitosa, come devono essere le celebrazioni cristiane: senza troppa enfasi e sfarzo, ma neanche sciatte e insignificanti; ordinate, pulite e che lasciano lo spazio ai segni liturgici, capaci di trasmettere il messaggio cristiano e la grazia dello Spirito che ci fa Chiesa: assemblea che, in atteggiamento di ascolto e preghiera, è segno di unità intorno al suo Signore; Parola proclamata e annunciata con cura, riconoscendo in essa il Risorto che ci parla; pane e vino offerti come segno della nostra partecipazione al corpo di Gesù e, quindi, alla sua offerta di amore al Padre; il popolo che cammina, cantando ed esultante di gioia, verso la mensa del pane eucaristico, segno della comunione dei fedeli nel cammino incontro a Cristo verso il banchetto della festa eterna. Il tutto in un ambiente accogliente e capace di esprimere la gioia della festa.

Dobbiamo ringraziare per questo i lettori, gli animatori del canto dell’assemblea,  i ministranti, i cori con i loro direttori e gli strumentisti, coloro che con costanza e perseveranza si dedicano alla cura e alla pulizia dell’ambiente, coloro che, attraverso l’alternanza delle parature, mostrano un segno di accoglienza e ci aiutano a cogliere la diversità dei tempi liturgici e delle feste celebrate in un cammino ecclesiale che non è piatto, ma vissuto in un crescendo di pienezza.

Ma se la preparazione ben curata non vedesse la partecipazione convinta degli altri fedeli, sarebbe sforzo vano. Quindi un grande grazie a tutti coloro che hanno partecipato, rendendo vive e calde le nostre liturgie: dalle autorità civili e militari ai diversi gruppi e associazioni; dai singoli alle famiglie; dai parrocchiani di Leno a quelli di Milzanello e di Porzano, dai presenti fisicamente a quelli uniti spiritualmente e attraverso la radio; dai ragazzi ai giovani e agli adulti … Ognuno  ha contribuito, secondo i doni e la grazia di Dio offerti a ciascuno, a rendere vive e credenti le nostre comunità. 

Certo, tutto questo non sarebbe sufficiente, se non ci fosse il desiderio e l’impegno a vivere quanto si celebra, perché la fede è completa solo se, nutrendosi nella celebrazione comunitaria dei sacramenti, viene vissuta nella vita quotidiana, in un rapporto d’amore con Dio, che sentiamo presente, e con il prossimo che ce Lo fa incontrare sulle strade della vita.

Ecco perché, il nostro Vescovo Pierantonio, ci ha sollecitato, onorati di avere patroni così grandi come i santi Pietro e Paolo, a metterci sulle loro orme nella sequela di Gesù, ad imitarli nella loro schiettezza di fede e ad esprimere nella vita la fierezza del nostro essere “di Cristo”, capaci di arrivare ad esercitare il coraggio del dono di sé per testimoniare questa fierezza.

Facciamo nostri, dunque i loro propositi:

Pietro: “Signore, tu sai tutto, tu conosci che io ti amo!” (Gv 21,17) “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!” (Gv 6,68).

Paolo: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20);  “Per me vivere è Cristo” (Fil 1,21); “Abbiamo creduto, perciò parliamo della vita, della morte e della risurrezione di Gesù e nostra” (cfr 2Cor 4, 13-14).

Benedetto: “Prega, lavora, leggi e non ti rattristare … Nulla anteponi all’amore di Gesù Cristo” (Regola).

Così ci apprestiamo ad accogliere e mettere in pratica l’esortazione di Papa Francesco e del nostro Vescovo Pierantonio sul tema della santità.

Buon cammino a tutti.