Grazia

Assomigliamo ai girasoli,
dai cupi cuori
assetati di luce

Illustrazione di Daniele


Si dice che la bellezza di una poesia non la facciano le parole, ma gli spazi bianchi: è uno straordinario messaggio esistenziale, che riabilita – anche, per traslato, nella vita quotidiana – il potere e il profondo significato del silenzio. Vogliamo però prenderci la libertà e il rischio di interpretare quest’anima senza parole in un corpo di colori e linee, di aggiungere al nero dell’inchiostro e al bianco della pagina un’altra tinta: quella dei nostri occhi, delle nostre passioni, delle nostre esperienze

Rallegrati, piena di grazia!

L’angelo rivolgendosi alla Madonna la saluta con quel meraviglioso appellativo: non la chiama per nome, le dice rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te.

Che significato ha questo saluto? Anche alla Madonna se lo domanda, si domandava che senso avesse un saluto come questo. E l’angelo di fronte al turbamento di Maria vuole spiegarle, e glielo spiega chiedendo a lei ciò che sta accadendo: lei deve gioire, rallegrarsi perché il Signore ha dato un senso grande alla sua vita e l’ha preparata ad essere grembo accogliente per il Figlio di Dio. L’ha preparata facendo sì che neanche il suo corpo potesse essere toccato da quello che è il retaggio del Peccato Originale.

E come ha fatto? Ha anticipato in lei i meriti di Gesù Cristo, il quale con la sua incarnazione morte e risurrezione ci ha liberato dal peccato, dalla schiavitù di questo peccato e di questo retaggio originale, e ci ha dato la possibilità di rimanere aperti alla grazia di Dio. Maria si trova in questa situazione: è grembo aperto a ricevere il Figlio di Dio perché è tutta bella, piena di grazia, piena della gratuità dell’amore di Dio; e diceva il vescovo questa mattina nel rito di ammissione celebrato nella messa tra i candidati al presbiterato e al diaconato in cui c’era il nostro Nicola Mossi, diceva che la grazia è la differenza tra chi è cristiano e non lo è, nel senso che questa gratuità dell’amore di Dio che noi riceviamo per mezzo del battesimo ci aiuta a prendere consapevolezza di ciò che Dio ha fatto di noi. E che cos’ha fatto di noi? Ha fatto dei santi, dei destinati alla santità. Ci ha predestinato, e abbiamo sentito nella seconda lettura, ad essere figli adottivi mediante Gesù Cristo.

Ecco noi cristiani abbiamo la consapevolezza del fatto di essere figli di Dio e questa consapevolezza ci permette, se lo vogliamo, di realizzare in pienezza la nostra umanità, perché la realizzazione piena della nostra umanità sta in questo ritorno a Dio come figli suoi per essere per sempre figli suoi, per l’eternità. E non è certo poco tutto questo. E quando allora qualcuno ci chiede: ma che differenza fa tra chi è cristiano e chi non lo è, oppure quando qualcuno ci dice: io sono battezzato, ma più di tanto poi io non frequento e non mi formo dal punto di vista cristiano, ma non mi manca niente: son contento, la mia famiglia è bella, sto bene, ma che differenza c’è tra me che non vado a messa la domenica, che non vado alla catechesi, che non mi formo dal punto di vista cristiano, che non partecipo alla vita della comunità cristiana, e tutti coloro che invece vanno ai sacramenti, vanno alla catechesi, frequentano la vita della comunità? Che differenza c’è? E soprattutto che differenza c’è tra chi è cristiano e chi non lo è? In che cosa consiste il di più, se vogliamo dire così, del cristiano?

Il vescovo stamattina ci diceva: in questa profonda consapevolezza del fatto che noi siamo figli di Dio e siamo chiamati a partecipare alla sua stessa vita, e già da questa vita terrena ci da i mezzi per poter partecipare a questa vita divina: i sacramenti, la Parola, la comunità cristiana… Vi pare poco questo? Forse sì, ci pare poco o niente se noi non facciamo in modo che queste cose entrino davvero nel nostro cuore, perché purtroppo noi abbiamo ancora la possibilità di cedere a quel tentatore, come nella prima lettura abbiamo sentito, che cerca di sviarci rispetto alla verità della nostra vita, e noi facilmente ascoltiamo queste altre voci che ci portano lontano da Dio, tra l’altro spesso nel disprezzo di Lui, perché in fondo questo Dio è un Dio che da fastidio, è un Dio che impone gioghi, è un Dio che non è mai contento.

In realtà non è questo il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo. Questo Dio è quello che ci presenta il diavolo, il divisore, il tentatore, il satana. Lui sì ci presenta un Dio così. E noi spesse volte ci crediamo ad un Dio così, ed è per questo che lo abbandoniamo, perché non ci pare che un Dio così sia amante dell’umanità, sì un Dio così non è amante dell’umanità, ma non è il Dio di Gesù Cristo questo. E quante volte noi cediamo a questa tentazione che è quella di altri, non certo la prova che Dio ci da. É la tentazione del mondo, che continua a dirci che questo Dio in fondo non ci vuole bene, perché ci ha proibito di prendere del frutto dell’albero, non ricordandoci che questa in realtà non è una proibizione, ma un dono. Il dono di saper usare bene della libertà che Dio ci ha offerto. Così come i comandamenti sono il dono che Dio ci fa per guidarci sulla strada della pienezza della libertà e dell’amore. Ma noi invece intendiamo altro perché coloro che insinuano in noi il dubbio su Dio la fanno da padroni rispetto allo Spirito che ci suggerisce invece di accostarci a questo Dio buono, umile, discreto, a questo Dio che ci libera, a questo Dio che ci riempie della maturità del suo amore, che ci rende pieni di grazia.

Maria ha inteso così il ribaltamento della sua vita. Dio è entrato nella sua vita e ha creato un “casino”, ma lei ha capito che questo subbuglio in realtà era un dono, perché Dio le dava il meglio per la sua vita e per l’umanità. Faceva sì che la sua vita venisse utilizzata per qualcosa di ancor più grande, anche se era già grande quel che aveva progettato per la sua vita, di più universale di quel progetto nato tra lei e Giuseppe. E Maria allora capisce, ascolta nella fede queste parole e nella fede capisce che sono parole d’amore, parole di grazia, di gratuità dell’amore di Dio. Imparassimo anche noi a cogliere così le parole del Signore, quanta gioia ci darebbe. Come ci libererebbero dalla nostra apatia, dal nostro sonno spirituale, dalla nostra inquietudine, dalla nostra noia, dalla nostra stanchezza.

Ecco la vita consacrata ha proprio questo scopo: essere segno e richiamo a questa grazia di Dio che opera in noi, e che ci rende capaci di un dono totale a Dio anche in una direzione che il mondo non capisce e non apprezza, perché per Dio che è gratuità d’amore in noi, fare questo è ancora poco, rispetto a quello che fa Lui in noi. E allora è un richiamo, la vita consacrata, ad una realtà più grande rispetto a quella terrena in cui viviamo, ad una realtà che non si compie quaggiù sulla terra, che non è limitata a questi pochi giorni, ma che va oltre i confini del tempo e dello spazio.

Ringraziamo dunque il Signore, perché ha chiamato Maria a lasciare che la consacrasse totalmente a sé per una missione grande nei confronti dell’umanità. Ringraziamo il Signore che ha dato anche a noi questa grazia per mezzo del battesimo, e la rinnova continuamente per mezzo degli altri sacramenti. Ringraziamo il Signore perché ha dato alla Chiesa il dono della verginità consacrata per il regno, della vita religiosa, della vita consacrata secolare, perché questa diventa stimolo per la nostra vita ad accogliere i doni del Signore e a non lasciarci privare di questi doni dalla tentazioni che avvengono nel nostro cuore, da chi insinua che Dio non ci ama veramente.

Donaci la grazia di una buona Confessione

“Zampetto” svogliatamente tra i canali della televisione, soffermandomi quando mi sembra di incontrare un dibattito a più voci su tematiche del momento, ma devo arrendermi, il più delle volte quando mi fermo altro non incontro se non programmi caratterizzati dalle “confessioni”.

Confessioni a go go, su tutti i canali, in tutte le salse, a tutte le ore, evvai, e quando dico “confessioni”  non sto usando un sinonimo, purtroppo sto usando il termine nella sua accezione specifica, se vi soffermerete un attimo avrete la possibilità di ricevere, dal primo che capita, le confidenze più intime e personali sue e magari anche di chi sta vicino a lui o lei, intimità sbattute in faccia non solo ai presenti in studio ma anche ai milioni di spettatori.

“Confessioni” cercate, gestite, istigate dalle varie maitresse del “mo te faccio il bucato alla coscienza” a buona mercato,  ai re e alle regine dell’ HYPERLINK “http://www.google.it/search?biw=1680&bih=959&q=effimero,+kitsch&spell=1&sa=X&ei=_xqzUdyeCcimPePtgdgI&ved=0CCgQvwUoAA” effimero e del peggiore stile kitsch “de noartri”, conduttori e conduttrici talmente devoti al dio auditel da non avere nessun scrupolo a passeggiare con aculei tacchi a spillo sulla dignità delle persone.

Tutti gli argomenti sono buoni, se sconfinano con la sessualità è meglio, guardare dal buco della serratura, nuova moda per nuovi adolescenti mai cresciuti, pare faccia salire gli ascolti, se poi scendiamo in particolari scabrosi  e volgari magari ci scappa anche un telepremio, chissà, alla bravura non c’è mai limite.

Moda dilagante  questa,  che sta popolando tutti i mezzi di comunicazione, fate un salto in internet o in  Facebook se volete averne un piccola riprova, dove l’insulto gratuito, le palate di merda, le bestemmie in corsivo, le grigliate di coscienza sono offerte a mani basse, per cosa? Per sentirci il centro del mondo? Perché  se non sei radiografato in un social network non sei nessuno? Perché il confine del mondo finisce appena fuori dal tuo naso? Perché per tutte le stronzate che faccio devo avere da  un altro la conferma con il suo “mi piace questo elemento”?

E proprio vero, da quando abbiamo abbandonato la Confessione, che tra l’altro è gratuita e riservata, facciamo le code a confessarci  nelle piazze virtuali, nei talk show ,forse perché non ci interessa un’ assoluzione, ma affamati di approvazioni tout court sul nostro agire, sul nostro pensare, sul nostro essere.

Il vero bene della Confessione va al di là di queste banalità, ti mette in ascolto del tuo essere, della tua anima, ti mette a confronto con Qualcuno che ti ama e che ha deciso di camminare insieme a te per esserti amico. Ti chiede qual è il bene per la tua vita, ti invita a ricercare il bene per l’ intera vita.

Deporre i propri limiti nelle mani del Signore,  affinchè Lui possa trasformarli in risorse per poter proseguire il nostro cammino non discostandoci troppo dalla metà, vale di più di mille apparizioni televisive,  di mille e più pseudo amici  in internet.

La grazia è come il sangue

Non riesco a spiegarmi quale utilità derivi alla Chiesa dagli Ordini Contemplativi Claustrali, tanto più che sento dire che attualmente versano in grave crisi economica. Al contrario sono felice di vedere Ordini Religiosi che si prendono cura degli ammalati, degli orfani, dei vecchi.

Laura

La chiesa non rifiutando nessun tipo di vocazione, preferisce le prime che tu critichi, alle seconde che ammiri. Pio XI, il potente ideatore del più recente piano di conquista Missionaria, colui che volle si penetrasse nei luoghi più impervi dell’Africa, dell’Asia, dell’interno della Russia, ordinò si erigessero in Roma stessa vari istituti per formare uomini adatti a questa penetrazione; quando doveva prendere di mira la conquista Missionaria d’uno Stato o d’una Regione, dicono che cominciasse sempre col fondarvi un Convento di frati o di suore d’un Ordine contemplativo.

Per la realtà del corpo Mistico, per la realtà della Grazia che è comunicativa, il grande come il piccolo sacrificio sono un momento della universale salvezza. Se noi sosteniamo con i sacrifici, che nascono dal nostro attivo lavoro, queste umili suore che nel chiuso dei Monasteri soffrono e pregano e lavorano, esse a loro volta, con l’orante sacrificio sostengono il nostro braccio nel duro lavoro quotidiano. È questa la «circolazione» della Grazia nella vita del Corpo Mistico, come il sangue circola nelle vene del nostro corpo mortale. Anche gli Ordini Religiosi che non sono di per sé esclusivamente votati alla preghiera, non avrebbero alcuna vitalità, non potrebbero durare nella loro azione di aiuto al prossimo, se in qualche modo non vivessero almeno qualche ora al giorno, di pura presenza con Dio.

Il Pescatore