San Giuseppe | I Santi dell’Abbazia

Oggi ci troviamo di fronte ad un maestoso altare, come lo è altrettanto la figura del santo cui lo stesso è dedicato. San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e padre putativo di Gesù; patrono di tutti i papà e per noi potente intercessore.

Accompagnamento musicale ad opera di Paolo.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Solidali nel lavoro, solidali nella preghiera per il lavoro! L’Ufficio per l’impegno sociale propone una traccia di preghiera e un video per pregare insieme in occasione del primo maggio 2020, la festa di S. Giuseppe lavoratore

Solidali nel lavoro, solidali nella preghiera per il lavoro!

Il lavoro è una dimensione fondamentale della nostra vita. “In questo tempo di incertezza e di paura – spiega suor Italina Parente, vice direttore dell’Ufficio per l’impegno sociale – ne sentiamo con forza l’importanza ed il valore. In occasione della festa di S. Giuseppe lavoratore, siamo soliti ritrovarci a pregare con il nostro Vescovo. Quest’anno non è possibile stare assieme in un’azienda, ma dalle nostre case possiamo trasformare la nostra Diocesi in un grande laboratorio ed essere solidali nella preghiera per il lavoro”.

Introduzione

Sospesi nell’incertezza. È questa la condizione in cui ci sentiamo immersi a causa della pandemia del covid 19. E tutto quello che non sappiamo alimenta la nostra insicurezza e moltiplica le nostre domande.

In che condizioni sarà il settore del turismo, della ristorazione, il mondo della cooperazione e il Terzo settore, la filiera dell’agricoltura e del settore zootecnico, le ditte che organizzano eventi, il settore della cultura, le piccole e medie imprese che devono competere a livello globale? Quanti non riusciranno a ripartire e quanti rischieranno di rimanere senza lavoro? In che modo dovremo vivere il nostro lavoro? Sono solo alcune delle domande che si ripetono in noi.

Insieme dobbiamo abitare le domande per imparare ad assumere uno sguardo diverso, definire nuove priorità e scegliere la direzione in cui andare.
Alcune luci che ci aiutano ad orientarci possiamo intravederle nel nostro vissuto recente.

In questo tempo abbiamo avuto la possibilità di riscoprire l’unità della famiglia umana, di vedere come necessariamente servono risposte coordinate perché tutto è connesso e nessuno può pensare di cavarsela da solo.

Abbiamo sperimentato la fragilità smascherando l’illusione di poter trovare una soluzione tecnica a tutto, senza scomodarci più di tanto e in tempi brevi; abbiamo constatato l’importanza della qualità del legame che ci unisce e come la vita di ciascuno sia affidata alla responsabilità degli altri.

Abbiamo visto come l’etica nel lavoro fa la differenza. In tutti coloro che hanno continuato a svolgere il proprio lavoro con grande professionalità e dedizione, in tutti coloro che hanno cercato in ogni modo di evitare che qualcuno rimanesse indietro, in ogni uomo e donna che con responsabilità e creatività hanno cercato di mettersi in gioco superando la mera logica del guadagno e del benessere personale abbiamo riscoperto una risorsa fondamentale: la fiducia, la fondamentale fiducia nella vita che consente alle persone di impegnarsi.

Ci siamo concretamente accorti che il lavoro non è solo un modo per guadagnare. Ci sono domande di senso che vanno al di là del reddito; Il lavoro ha un significato antropologico e sociale, è ambito di espressione di senso e di valori, di umanità. C’è di mezzo la vocazione di ciascuno! In quella originaria vocazione al lavoro trova ragione il nostro voler accogliere questo tempo di crisi come tempo “che ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità» (Caritas in veritate 21).

Abbiamo bisogno di uno sguardo nuovo, che ci consenta di trovare la forza di allontanarci da modelli di sviluppo e concezioni dell’economia che alimentano disuguaglianze, esclusioni e degrado ambientale. Abbiamo bisogno di una spiritualità che dia forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico (LS 111).

Ed è per questo che nella festa di S. Giuseppe lavoratore, nella festa del lavoro, vogliamo pregare. Preghiamo non per fuggire dalla realtà, non per eliminare l’incertezza, ma per guardare a Gesù ed imparare un modo di stare al mondo e nel lavoro, per imparare a farci prossimo, a vivere la nostra fragilità con uno sguardo nuovo, capace di trasformarla in strumento per trasmettere l’amore incondizionato per ogni essere umano e per ogni creatura. La crisi solo così non ci ruberà la speranza, la possibilità di un nuovo inizio. In occasione della festa di S. Giuseppe lavoratore, siamo soliti ritrovarci a pregare con il nostro Vescovo. Oggi non è possibile stare assieme in un’azienda, ma possiamo trasformare la nostra Diocesi in un grande laboratorio e unire la preghiera che esce dalle nostre case per formare un intreccio di grazia che attraversa ogni luogo.

G: Ci ritroviamo nel nostro angolo di preghiera, accendiamo una candela e apriamo la Bibbia, per rischiarare le tenebre dell’incertezza, del dubbio e della paura in cui ci sentiamo avvolti. Accanto mettiamo un oggetto simbolo del nostro lavoro e un contenitore vuoto che esprime le mancanze di cui soffre il mondo del lavoro in questo tempo. Favoriamo il silenzio fuori e dentro di noi….
Ci lasciamo abbracciare dal segno della nostra salvezza
T. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
G: I discepoli dissero a Gesù “Signore, insegnaci a pregare” e Gesù consegnò loro le parole del Padre nostro. Con queste parole, nella ricorrenza del primo maggio, dalle nostre case, affidiamo a Dio le preoccupazioni e le speranze del mondo del lavoro.

Padre nostro

G. Ci rivolgiamo a te, nostro Dio e ti chiamiamo Padre. Ci mettiamo davanti a te, fonte di ogni vita e ti lodiamo perché nella consapevolezza di essere tuoi figli comprendiamo la verità della nostra esistenza: la felicità è possibile per tutti e per ciascuno solo vivendo da fratelli.
T. Dio -Padre creatore, Spirito sempre all’opera, Cristo Gesù carpentiere a Nazareth- come figli, creati a tua immagine, fa che possiamo assomigliarti costruendo relazioni sociali ed economiche giuste, fondate sul lavoro, solidali tra i popoli, in armonia con la natura, capaci di alleanza tra generazioni.

Che sei nei cieli

G. Una distanza, che, in questo tempo, a volte sentiamo incolmabile!
L’isolamento e il non poter incontrare i colleghi di lavoro amplifica la nostra solitudine. La mancanza della scansione abituale delle nostre giornate ci lascia smarriti ed irrequieti. L’aver perso la nostra attività lavorativa ci schiaccia sotto lo spettro della povertà e dell’incertezza. L’incognita di come sarà il lavoro di domani ci paralizza in un presente senza tempo in cui prevale il nostro sentirci inadeguati. Il sacrificio di tante persone morte sul luogo di lavoro, uomini e donne che hanno offerto la vita compiendo il loro dovere, interpella il senso della nostra esistenza.
T. Padre del cielo e della terra rendici capaci di abitare la complessità del nostro tempo. Donaci la pazienza di attendere che le lacrime puliscano i nostri sguardi e il coraggio di lasciarci convertire dalla storia, già toccata dal tuo cielo.

Sia santificato il tuo nome

G. Sono tanti i lavoratori e le lavoratrici che con competenza e dedizione compiono il loro servizio e rendono visibile un amore che ci supera, in particolare i medici, l’intero personale sanitario e ausiliario, gli operatori dei servizi e delle attività essenziali, gli agenti delle Forze dell’ordine, la Protezione Civile, gli scienziati, i ricercatori, le imprese che hanno riconvertito la loro produzione, gli amministratori e i governanti.
T. Padre Santo, nella gioia di un lavoro ben fatto, donaci di sperimentare la bellezza della nostra santità.

Venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà

G. Noi crediamo nel tuo regno, Padre, anche dove e quando è difficile vederlo.
Esso cresce misteriosamente, per tuo dono e per la buona volontà non solo degli altri ma anche mia. Non possiamo dimenticare la sofferenza di chi ha cessato l’attività, la precarietà di tanti contratti, lo sfruttamento dei poveri, l’inequità delle condizioni lavorative e retributive, la disperazione e l’apatia di chi non sa più perché vivere e perché morire.
T. Padre buono, ti ringraziamo per i tanti volontari impegnati ad alleviare le difficoltà delle persone più fragili, per quanti hanno elargito beni e denaro con generosità. Vogliamo non accomodarci sui nostri divani e con profondo senso civico ci impegniamo a vivere tutta la solidarietà che ci è possibile. Sostieni la nostra creatività per trovare nuove forme di solidarietà capaci di realizzare il tuo Regno.

The Sun: Lettera da Gerusalemme

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

G. Abbiamo fame e tanta gente ha più fame di noi.
Fame di pane, anzitutto. Fame di affetto e amore, di speranza e futuro. L’esperienza ci insegna che il pane sovrabbonda per tutti e su nessuno grava la vergogna della povertà, se ciascuno ha accesso al sapere e al lavoro e le ricchezze sono equamente distribuite.
T. Padre provvidente, vogliamo crescere nella capacità di collaborare e di renderti grazie per il lavoro ed il pane di ogni giorno.

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

G. Spesso prevale il nostro egoismo, siamo troppo sicuri di quello che facciamo e pensiamo, ci illudiamo che il nostro benessere possa sussistere senza il rispetto di quello altrui e di tutta la creazione. Contrapponiamo beni come il profitto, la salute, il lavoro, la previdenza, la famiglia, la vita… senza rispettare la loro connessione e la gerarchia di servizio che li lega.
T. Padre misericordioso, illumina le nostre coscienze, dona autenticità evangelica alle nostre scelte, fa che le nostre azioni siano segni di riconciliazione in noi e nelle relazioni con tutto il creato.

Non ci abbandonare alla tentazione

G. Siamo presi dalla tentazione di considerare questo tempo di pandemia un incubo da cui poterci svegliare per tornare alla vita di prima.
La nostalgia e il rimpianto del nostro ordinario accrescono la presunzione di bastare a noi stessi e ci sviano verso la ricerca di note, seppure effimere, sicurezze che ci mettono in spietata competizione tra singoli e tra popoli.
T. Padre della storia, scegliamo di stare dentro questo tempo, senza sottrarci alla nostra fragilità nel comprendere, senza affrettare soluzioni preparate secondo vecchie ricette e lasciando spazio alla novità che attraverso di noi vorrai generare.

Liberaci dal male

G. Ti chiediamo che il male non vinca dentro di noi e contro di noi. Liberaci dalle strutture di peccato che imprigionano nella cupidigia i nostri sistemi economici e finanziari.
T. Padre onnipotente, sostieni le imprese che hanno il coraggio di scelte etiche, che sostengono l’innovazione, che assieme al profitto promuovono la sostenibilità sociale ed ambientale. Rafforza l’opera di tutti gli uomini e le donne che hanno il coraggio di essere profeti di uno sviluppo integrale e solidale.

Canto: Il mio futuro vive dentro te

Addio a Giuseppe Mari

53 anni, sposato, padre di due figli era una figura di riferimento del mondo educativo cattolico

Ha destato vivissimo cordoglio l’improvvisa scomparsa di Giuseppe Mari, figura molto nota e particolarmente attiva nell’ambiente della formazione e dell’educazione cattolica bresciana e non solo. 53 anni, sposato e con due figli, si era laureato in Filosofia all’Università di Padova. Di origine mantovane, arrivò a Brescia dopo la laurea in filosofia sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso, per vivere l’esperienza civile presso l’allora Segretariato oratori, impegnandosi direttamente sul tema della pace e del pacifismo. Dopo quella esperienza Giuseppe Mari aveva legato la sua storia umana e professionale a Brescia, dapprima con l’Editrice La Scuola e poi con un impegno sempre più importante nel mondo scolastico ed educativo.

Professore ordinario di Pedagogia generale e sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove era coordinatore della Laurea magistrale in Scienze pedagogiche e servizi alla persona e membro del Comitato direttivo del Centro Studi e Ricerche sulla disabilità e marginalità. Autore di volumi e saggi in miscellanee, è stato visiting professor alla Pontificia Università Lateranense (Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia, 2017) e all’Università “Cardinale Stefan Wyszyn´ ski” di Varsavia (2018).

Era membro di Scholè (Centro Studi tra Docenti Universitari Cristiani) e socio della SIPed (Società Italiana di Pedagogia), del CIRPed (Centro Italiano di Ricerca Pedagogica), della SoFPhiEd (Société Francophone de Philosophie de l’Education, Paris), della AIRPC (Association Internationale de Recherche sur la Pédagogogie Chrétienne, Lyon), della SEP (Sociedad Espanola de Pedagogia, Madrid), della PESGB (Philosophy of Education Society of Great Britain, Salisbury), della CPES (Central European Phylosophy of education Society, Praha). Faceva parte del Comitato di Direzione della rivista “Pedagogia e Vita” (Brescia) e del Comitato scientifico delle riviste “Estudios sobre educacion” (Pamplona), “Studia Paedagogica Ignatiana” (Krakow), “Biografistyka Pedagogiczna” (Lublin), “Acta Facultatis Paedagogicae Universitatis Tyrnaviensis” (Trnava). Era tra i componenti del Comitato Scientifico del Centro Studi per la Scuola Cattolica della Conferenza Episcopale Italiana (Roma).

Nonostante gli impegni accademici Giuseppe Mari aveva mantenuto forti legami con la Chiesa bresciana, era infatti membro delle Commissioni Famiglia e Vocazioni della Diocesi di Brescia, ed era stato membro, negli anni dell’episcopato di mons. Luciano Monari, del Consiglio pastorale diocesano. Fra gli “impegni” bresciani quelli di membro del Comitato permanente della Fondazione “Tovini” (Brescia) e del Comitato di Redazione dell’Editrice La Scuola (Brescia), per la quale aveva curato e dato alle stampe numerose pubblicazioni sul tema dell’educazione.

Da anni Giuseppe Mari collaborava con il nostro Oratorio per le attività di catechesi e di formazione. Alla moglie e ai due figli la nostra vicinanza.

Tre carte d’identità

Caro lettore, alla fine della messa di suffragio di Giuseppe Gadaldi, un vecchio amico di sessant’anni fa, si è avvicinato e mi ha detto: “Mandrake (è il soprannome che don Giulio mi aveva affibbiato da ragazzo), tu in chiesa hai detto che i coniugi Gadaldi avevano fede e pregavano, a cosa è servito? Lui comunque è morto!” Aveva fretta e non gli risposi. Cercherò di farlo ora. In realtà, in chiesa, la testimonianza sui coniugi Gadaldi era stata più estesa.

Tre erano le cose che mi avevano colpito della loro vita: il dolore, la gioia e la fede.

Il dolore lo potevamo comprendere tutti. Per quasi dieci anni Giuseppe era stato bombardato da farmaci potenti, per debellare il brutto male che portava in corpo. La scienza medica usa metodi violenti per sconfiggere il male. I risultati non sono garantiti. Ti presentano un protocollo di guerra, se firmi partono all’attacco. Nel frattempo ti danno medicine di rinforzo, perché il tuo corpo possa reggere l’urto. Certi giorni ti senti in gamba, in altri vorresti mollare. Queste speranze e delusioni generano sofferenza e dolore.

La gioia non è un sentimento comune. Mentre la felicità può essere sperimentata da numerose persone, la gioia è rara. Essa viene generata dall’amore reciproco, o meglio, dalla coscienza dell’amore reciproco. Frequentando i Gadaldi “ho visto” la gioia dell’amore dato e ricevuto consapevolmente. Loro sapevano di vivere in questa grazia d’amore. Allora capitava che fossero felici e di godere anche nelle esperienze più semplici, come osservare un fiore, o il volo d’una farfalla, o andare in montagna al Gaver, per una passeggiata. Così è stato per il loro cinquantesimo di matrimonio, vissuto a Leno, andando a messa e poi in un brindisi con le bollicine, con qualche amico in una trattoria. So che nei lunghi anni della cura, la preghiera è stata un conforto per loro.

Non si è trattato di chiedere l’impossibile a Dio, anche se solo a Dio si può chiedere l’impossibile. Si è trattato di chiedere a Gesù Cristo la grazia di tirare avanti la propria carretta, giorno dopo giorno, con serenità e fiducia. Non è la stessa cosa vivere il dolore e la gioia con la fede nella provvidenza, o sentirsi in balia del caso e del nulla. E se c’è amore, anche il dolore, per un’alchimia dello spirito, può tramutarsi in gioia. Perché, insomma, la vita eterna non ce l’ha insegnata un ciarlatano alla fiera delle vanità, ma Uno, che ci ha messo la ghirba per offrirla alla nostra libertà.

Tanti anni fa, quand’ero ragazzo, eravamo divisi in “bande”. Io ero della banda delle Gambarelle; poi c’era quella della Rossoera. La più temuta era quella dei Piazzaroi, coi Tiraboschi. Uno della nostra banda era morto di appendicite. Aveva dodici anni, si chiamava Cecchino. In chiesa al funerale, don Giulio è saltato in piedi sul banco e ci ha chiesto: “Perché Gesù è salito in cielo?” Chiusi nella nostra ignoranza e nel dolore, nessun ragazzo alzò la mano. Riprese: “Gesù è andato lassù per prepararci un posto!” Smisi di piangere: “Cechi era con Gesù!” Ora noi, qui in Chiesa, abbiamo presentato al Padre Eterno tre carte di identità di Giuseppe: quella del Dolore, della Gioia, della Fede, credo che Cristo avrà preparato, lassù, anche per Giuseppe, non c’è dubbio, se l’è meritato.

Adriano Mandrake 

Giuseppe Gadaldi: una vita spesa per la costruzione del bene comune

Una persona aperta, dotata di cultura, dalla solida preparazione amministrativa e una grande fede cattolica: sono queste le caratteristiche che hanno contraddistinto la personalità e lo stile di vita di Giuseppe Gadaldi.

Ci eravamo conosciuti già ai tempi dell’oratorio nei primi anni Sessanta; Giuseppe era molto attivo e presentava anche gli spettacoli e le serate musicali. In quegli anni  abbiamo incominciato a partecipare alla vita ed alle attività delle circolo ACLI di Leno, che contribuivano a sensibilizzare i giovani al sociale ed al pre-politico. Fu naturale per noi, in seguito, aderire alla Democrazia Cristiana e prepararci gradualmente ad assumere impegni a livello amministrativo. Con Giuseppe naque da subito una collaborazione ed un’amicizia: rappresentavamo la sinistra sociale all’interno del partito, con una particolare attenzione ai problemi ed alle aspirazioni delle classi popolari e dei lavoratori. Organizzavamo incontri e congressi che spaziavano dagli aspetti politici della realtà lenese, allo studio di problematiche culturali di più ampio respiro. Allora a Leno il partito dei cattolici poteva contare su circa 400 tesserati. Giuseppe Gadaldi fu per oltre tredici anni assessore, ricoprendo l’incarico prima allo Sport, poi all’ Istruzione ed alle Problematiche Giovanili durante le amministrazioni Cerutti, Prandini, Baronio e Viscardi. Nel 1993 fu eletto sindaco dal consiglio comunale, incarico che ricoprì fino al 1999. Il suo mandato ha rappresentato un periodo importante di crescita urbanistica, culturale e sociale.

Nel momento della prova e del dolore, con la moglie Gabriella e le figlie Federica e Sara abbiamo ricordato i tempi passati, le ore e le notti dedicate alla comunità, a discutere sui problemi ed a trovare le soluzioni per i cittadini.

Era sorprendente vedere come avesse sempre un’attenzione particolare verso la sua comunità. Erano altri tempi: le candidature non erano calate dall’alto, la vera politica non si improvvisava, veniva dall’ascolto della gente, trovava le motivazioni in profonde convinzioni, aveva le basi nel confronto con il  territorio.

Tra le varie fotografie che conservo di quel periodo, dedicato alla vita attiva vissuta nel sociale, ne spuntano anche tante di vita familiare, di momenti condivisi tra le nostre due famiglie; sono immagini che superano il tempo e testimoniano come la stima e l’amicizia reciproche ci hanno sempre uniti.

Andrea Corrini

In ricordo di Giuseppe

Caro Giuseppe,

eri una persona socievole, dalla mente eclettica. Con te si poteva dissertare su ogni argomento. Amavi la musica ed il bel canto e, per questo hai fatto parte, nella sezione dei tenori, della nostra Corale. Proprio in una sera di prove, per un imminente concerto, ti abbiamo visto sofferente: ti lamentavi che un mal di schiena non ti dava tregua. É stato l’inizio della tua estenuante battaglia difensiva, lunga anni, contro il feroce nemico che ti aveva assalito. Poi… la resa, consapevole, lucida, dignitosa. Ti abbiamo salutato, accompagnando il tuo commiato, con brani che tu stesso hai spesso cantato. Porteremo nel cuore il ricordo di te, sicuri che ogni nostro canto corale ti raggiungerà ovunque tu sia. Lo ascolterai, come sempre ci hai ascoltati e seguiti in questi anni.

Ciao Giuseppe!

I Coristi ed il Maestro della Corale s. Benedetto

Incontro zonale di formazione per catechisti – 18 ottobre 2017

La registrazione dell’incontro zonale di formazione per catechisti tenutosi il 18 ottobre 2017 presso l’Oratorio di Leno, con relatore il prof. Giuseppe Mari.

Fr. Giuseppe Udeschini: testimonianza di P. Roberto ai funerali

Ho incontrato Fr. Beppi, per la prima volta, nel 1981 mentre, dai Campi Rifugiati in Zaire,  accompagnavo un gruppo di Seminaristi  all’Ordinazione di P. Pio Yubuta  che, a motivo della insicurezza che regnava ancora a Koboko, venne celebrata nel Seminario diocesano di Pokea.

Fr. Beppi era li, con i suoi operai che stavano riparando le aule di un settore che erano state semi distrutte dalla guerra.

Rimasi sbalordito nel vedere come questo Fratello, in un momento in cui la città di Arua era ancora tutta in rovina, quasi completamente disabitata, senza alcun negozio e ufficio governativo funzionante, riuscisse a rimettere a posto quegli edifici con tanta bravura e solerzia. Da allora incontrai  il Fr. Beppi in vari posti di Missione:  Maraca, Ombaci, Otumbari, Lodonga…

E  imparai a conoscerlo  e apprezzarlo sempre di più: Fr. Beppi  era stato capace fin da quando arrivò in Uganda per la prima volta, nel 1962, a raccogliere attorno a se un gruppo di  lavoratori che acquistarono un poco alla volta una grande  esperienza nei vari settori: muratori, falegnami meccanici, idraulici, elettricisti… senza contare la sua grande esperienza nel campo dell’ agricoltura che probabilmente aveva acquisito qui nella sua famiglia di origine. Famose erano le discussioni tra i Fratelli del West Nile nel vantare i migliori orti e le migliori vigne.

In più il Fratello possedeva una qualità spiccata nell’interessarsi delle loro famiglie: le conosceva una per una, le seguiva nei loro bisogni; si interessava delle malattie, dei problemi scolastici, partecipava ai momenti significativi come nelle feste dei ragazzi o in occasione di malattia o funerali…

Probabilmente la sua vocazione di “Fratello” lo agevolava in questo contatto semplice, quotidiano, “fraterno” con la gente con cui spendeva i suoi anni; senza fare prediche, senza imporsi, senza pretendere di insegnare, con una animazione fatta di vicinanza e di partecipazione.

In una parola, ho visto in Fr. Giuseppe Udeschini un bell’ esempio di quel numero di meravigliosi Fratelli che hanno lasciato tutto per andare in Africa a  “portare il Vangelo”  e con i quali abbiamo condiviso il grande ideale missionario sulla scia del nostro Fondatore: Daniele Comboni.

Alla luce dell’ideale del Comboni, l’ Uganda è avuto centinaia di questi Missionari: Padri, Fratelli, Suore; impegnati nella  Evangelizzazione, nella Catechesi, Promozione umana: Centri di catechesi, scuole, dispensari, ospedali, women’s clubs…. Un lavoro enorme. iniziato più di 100 anni fa, fatto con tanta pazienza e lungimiranza.

E il Fr. Beppi ha avuto anche la gioia di vedere i frutti di questo lavoro: Lodonga è stata l’ultima tappa del suo servizio missionario: in questa missione il fratello ha dato il meglio di sé: ricostruzione della casa parrocchiale, quella delle suore, asilo, dispensario… e soprattutto:

  • Ristrutturazione della Chiesa parrocchiale che P. Sartori aveva costruito e dedicato alla Madonna Sultana d’ Africa ottenendone dal Papa Giovanni XXIII  il titolo di Basilica (prima volta nell’ Africa sub sahariana).
  • Il Centro di Formazione per Catechisti voluto con tanta lungimiranza dal Vescovo Drandrua che voleva assicurare alle comunità cristiane della diocesi leaders ben preparati e capaci .
  • Il grande e moderno Centro di Spiritualità per momenti di preghiera e di incontri per laici e religiosi.
  • Scuola Superiore per Ragazze dove poter agevolare l’istruzione alle ragazze in un ambiente a prevalenza musulmana.

…….. una vita lunga, intensa, vissuta con entusiasmo, senza interruzione…  fino alla fine quando un incidente di lavoro non risolto localmente lo ha riportato in Italia dove ha iniziato i penosi anni della malattia e della lotta contro il tumore.

A te , carissimo Fr. Beppi, una parola di ringraziamento e di plauso da parte dei missionari  con cui hai  condiviso le gioie e i dolori: alcuni ti hanno preceduto in Paradiso: P. Salvano,  Toni, Casella, Moser…. Tanti ti ricordano con stima e riconoscenza.

 Grazie infinite anche alla tua famiglia e alla tua Comunità parrocchiale di Leno: il Fratello ha ricevuto il dono della fede e il seme della sua vocazione a casa sua;  è ritornato qui spesse volte per ritemprare le forze e per chiedere quegli aiuti che gli hanno permesso di essere in Uganda testimone della vostra carità. La vostra numerosa presenza qui per l’ ultimo saluto testimonia quanto gli avete voluto bene….

Datecene  ancora di vocazioni: preti, fratelli, suore… che sappiano spendere la vita per diffondere nel mondo la fede e la carità che Cristo ci ha donato.

Grest 2016

“Non voglio sapere il perché: Tu vedi più lontano di me!”. È con questa preghiera della fiducia e dell’abbandono che abbiamo affidato nelle mani di Gesù il nostro Grest “ Giuseppe Re dei sogni”.
La storia: Giacobbe ha dodici figli di cui l’ultimo è il prediletto Giuseppe che viene però venduto dai fratelli come schiavo. Grazie alla sua fede e alle visioni che ha in sogno riesce a conquistare la libertà e a liberare l’Egitto dalle 7 piaghe. Ottiene così successo e potere e, quando i fratelli si rivolgono a lui per chiedere aiuto, non sapendo chi è in realtà, Giuseppe mostra la vera potenza del perdono e dell’amore.
È bella la scelta del simbolo nel film, della piantina secca che ha ancora la forza per una foglia verde: un piccolo segno di speranza, che Giuseppe cura amorevolmente, fino a farla fiorire e dar frutto. Anche quando sembra che non vi siano possibilità, vale la pena coltivare la pianticella fragile della speranza. Nella fiducia verso il Padre che non smette di aver cura di noi, anche quando lo sentiamo lontano. Cosa abbiamo imparato: la storia molto particolare di Giuseppe ha insegnato molto ai bambini e ai ragazzi. Il ruolo della famiglia, l’affetto e l’amore dei genitori; le difficoltà che si possono sperimentare nei rapporti familiari e amicali; la presenza misteriosa e silenziosa ma operosa di Dio anche nelle vicende difficili; la gioia del perdono e della riconciliazione, sono alcuni temi che sono stati affrontati nelle giornate del Grest.

Grest e Summer on the Road 2016 - 125 di 149

Ogni mattina Don Davide ha parlato della Misericordia e della necessità di estirpare il seme della rabbia, della vendetta e della gelosia che può nascere dentro di noi e diventare un veleno che fa morire la nostra anima e il nostro cuore. Ci siamo anche soffermati sull’importanza di sognare. Fare sogni grandi non significa perdere tempo in utopiche illusioni ma sapere che possiamo e dobbiamo sognare cose grandi perché Dio ha grandi progetti per noi. Quando ci sentiamo un po’ soli, o pensiamo di valere poco il Signore ci prende e ci solleva, se sappiamo riconoscere e condividere i nostri doni, siano essi pochi e piccoli. Lui vede più lontano di noi e più in profondità; dove si ferma il nostro sguardo il suo sa vedere più lontano.

Grest e Summer on the Road 2016 - 136 di 149

Alcuni dati, il Grest organizzato dalla Parrocchia in collaborazione e con il sostegno del Comune di Leno, ha coinvolto più di 600 persone, in particolare i bambini e i ragazzi coinvolti sono stati: minigrest 94; prima, seconda terza elementare 123; quarta e quinta elementare 87; medie 95; ragazzi del Summer 86; cucito e pittura 84; animatori coinvolti 65. Come è possibile notare dai dati esposti, lo sforzo per rendere questo servizio alle famiglie, sempre più fruibile e organizzato (ricordiamo anche i Grest di Milzanello e Porzano che hanno coinvolto più di 200 persone), ha reso necessario un’elaborata e attenta preparazione da parte dei responsabili che con impegno hanno reso possibile questa iniziativa.

Grest e Summer on the Road 2016 - 123 di 149

L’ invito di quest’estate è quello di essere persone attente ai nostri sogni, a quello che ci fa vibrare, che mette le ali al nostro cuore, facendoci sognare. Sognatori come Giuseppe che sa riallacciare i fili che legano i messaggi di Dio, con il quotidiano. Niente è più importante di scegliere ‘ciò che a Dio piace di più’, cioè la sua misericordia, il suo amore, la sua tenerezza, il suo abbraccio, le sue carezze!”, per questo motivo il nostro impegno dovrebbe essere quello di immergerci nella realtà e nella concretezza, facendo diventare impegno costante quello che Gesù ci indica fare e cioè AMARE.
Grazie a tutti ai bambini, ai ragazzi, agli animatori, ai responsabili, a Don Davide, a Monsignor Palamini, al Comune di Leno, alle famiglie e a tutti coloro che a vario titolo contribuiscono e permettono la realizzazione del Grest.

Guarda la galleria con le foto del Grest e Summer ON THE ROAD!

Giuseppe il Sognatore – Grest Milzanello 2016

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Qualche pensiero…

Sicuramente abbiamo trovato una grande amicizia tra animatori, specialmente quelli del proprio gruppo ma sicuramente anche una gioia immensa nel vedere la felicitá dei bambini, ne è stata la prova vederli piangere la serata finale!

Michele B.

Il grest mi ha regalato  momenti fantastici . È incredibile quanto i bambini possano renderti migliore la giornata semplicemente con un loro sorriso, e per questo li ringrazio e ringrazio anche tutti gli animatori , i collaboratori e il don per aver reso questa nuova esperienza indimenticabile.

Martina B.

Penso sia stata un esperienza fantastica che ha trasmesso non solo a noi animatori ma anche ai bambini il vero significato di unione.. È stato bellissimo vederli divertirsi e scherzare ma anche lottare per raggiungere il loro obbiettivo, ossia vincere.. Anche se alcuni non hanno vinto penso che la vittoria più importante non è quella materiale bensì tutte le emozioni e le amicizie racchiuse in queste tre settimane splendide.

Anna B.

È stata una bellissima esperienza sin dall’inizio, e sono davvero fantastici i rapporti che si sono creati tra animatori e bambini. In queste tre settimane il tempo è volato. Tra l’altro è stato fantastico vedere i bambini che si divertivano anche senza troppa tecnologia!

Deborah Ch.

Grest stupendo come tutti gli anni grazie alla buona organizzazione e al legame che si é instaurato tra gli animatori ed i bambini. Ció si  capisce dalle lacrime dei bambini alla serata finale e dalla nostalgia una volta che é finito tutto. Un grazie non basta a tutti coloro che ci hanno accompagnato in questa avventura indimenticabile.

Nicoló S.

È stata un esperienza a dir poco fantastica in cui abbiamo creato un rapporto bellissimo tra animatori che sicuramente rimarrà nel tempo. E probabilmente anche grazie a questo che i bambini si sono divertiti molto.

Michele Z.

Questo grest è stato un’esperienza indimenticabile, non solo perché è stato il mio primo anno, ma soprattutto perché le emozioni che provi quando dei bambini ti guardano con ammirazione oppure ti considerano come “esempio” non si possono dimenticare. Sono rimasta sorpresa dal numero di persone che ho conosciuto e con cui mi sono legata grazie a questo grest tra animatori e bambini. Spero proprio che si ripeta l’anno prossimo. Grazie ti tutto a tutti!

Damiana G.

Le tre settimane passate insieme a voi e a tutti i bambini sono state bellissime e come tutti pure io mi sono divertita.
Non son molto felice sul fatto che sia già finito perché sia ai bambini che a gli animatori mi sono affezzionata e adesso non rivederli tutti i pomeriggi mi dispiace ma comunque grazie a tutti e soprattutto a te Don che ci sostieni sempre 💖.

Valentina T.

Prima di tutto ringrazio animatori  bambini e Don per la bellissima esperienza. Questo grest ha lasciato di sicuro un segno indimenticabile a tutti. Nonostante per me fosse stato il primo anno mi sono trovata subito in buoni rapporti con tutti per questo vi ringrazio ancora.

Erika M.

Quest’anno come tutti gli altri anni il grest è stato indimenticabile … da questa esperienza si capisce io vero significato della frase”meglio dare che ricevere”. È bellissimo notare come i bambini si leghino agli animatori. Tra animatori penso che tutti si siano trovati bene e consiglio a tutti di vivere quest’esperienza .. grazie a tutti gli animatori, i bambini; le mamme e il don.

Marco A.

Come sempre Don è un’esperienza indimenticabile, è un modo per stare assieme, per capire che dedicarsi agli altri fa sentire bene… perché quando impari a prenderti cura degli altri, gli altri impareranno a prendersi cura di te.
Grazie mille a don e anche a tutti gli animatori e bambini.

Beatrice L.

Come tutti gli anni, da quando il grest è cominciato nel 2009 è stato fantastico. Io ho vissuto questa esperienza sia da grestina che da animatrice ed è davvero incredibile vedere cosa ci sia dietro, l’impegno di tutti noi che abbiamo messo l’anima per far divertire i bambini, divertendoci anche noi. Il legame che si è creato tra tutti noi e i sorrisi dei bambini stanchissimi ma felici sono un regalo impagabile . Vorrei ringraziare tutti per questa bellissima esperienza che fa capire quanto sia bello condividere con gli altri e collaborare uniti come una squadra. Quest’anno ho imparato che la vittoria non è ricevere la medaglia la serata finale, ma aiutarsi l’uno con l’altro come se fossimo in una grande famiglia ❤.

Camilla B.

Come gli altri anni è stata un’esperienza bella, positiva e divertente dalla quale ho portato via tanto. È sempre un piacere vedere i bambini divertirsi con i giochi organizzati da noi animatori e impegnarsi sempre, così com’è bello sentirsi un punto di riferimento per loro.
Le loro lacrime alla serata finale hanno dimostrato come si sono affezionati tra loro ma anche agli animatori, è stato dal mio punto di vista emozionante.
Sono state tre settimane anche faticose, tuttavia le rivivrei ancora adesso perché sono servite a far sorridere qualcuno.
Tra gli animatori si è creato un legame forte, soprattutto tra i vari gruppi, che ci ha portati a vivere al meglio questo grest.
Questa secondo me è la cosa più importante, perché i bambini imparano da noi e in questo modo penso che gli abbiamo trasmesso il valore dell’amicizia, del lavoro di gruppo e della collaborazione.
Grazie a tutti davvero.

Veronica B.

Penso che l’esperienza del grest sia una tra le più costruttive che una persona possa fare per arricchirsi dentro e ogni anno di grest me ne ha dato la prova. Sempre di più si sono creati legami forti tra tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita di questo grest: don, bambini, mamme e animatori.
Oggi a ripensare a quei giorni stupendi si prova una grande nostalgia, nonostante per affrontarli si sia dovuto faticare e avere una grande forza di volontà, ma il risultato che hanno portato è stata la soddisfazione migliore. Penso che il nostro messaggio sia arrivato a tutti, che nel rivedere qualcuno tra i ricordi più belli del grest immortalati in una fotografia, sono scoppiati in lacrime, me compresa. È stata un’esperienza fantastica che consiglierei a tutti di provare perché quello che lascia credo sia qualcosa di indelebile.

Giulia B.

Leggendovi trovo tutti pensieri che anch’io ho fatto in questo tempo passato con voi…ma mi piacerebbe regalarvi un video di quello che ho visto io. A volte mi sono fermato a guardarvi da fuori durante i giochi, le merende, le mattine di lavoro, le riunioni, le uscite, le difficoltà ed emergenze e ho sentito forte che il regalo grande che voi animatori guidati dal don avete fatto ai bambini e il vostro essere in comunione. I bambini l’hanno sentita tanto da commuoversi durante la serata finale ed è una cosa che si porteranno dentro non solo per questa estate, ma sempre. Grazie perché mi avete permesso di vedere tutto questo concretamente.

Luca P.