Lavori a Milzanello

Dopo aver sentito il parere dei consigli della Parrocchia in una pubblica assemblea si è deciso di mettere mano al cortile retrostante l’oratorio.

Nel mese di settembre sono stati realizzati la pavimentazione in cemento, le relative fognature e impianti, abbattendo così anche le barriere architettoniche presenti. Inoltre sono state svuotate e ripulite dal vecchio gasolio (che era presente ancora in esse) due cisterne: la prima a fianco del sagrato della chiesa e che faceva funzionare un tempo la caldaia, e la seconda dietro il presbiterio, nel cortile dell’oratorio, e che faceva funzionare la caldaia della canonica. La seconda è stata pure tolta dal terreno. Nelle stesse vi erano ancora 3000 kg di gasolio che abbiamo prelevato e smaltito tramite una ditta competente.

La spesa è stata sostenuta dal circolo Anspi, grazie alle numerose iniziative di festa e agli incassi del bar.

Il saluto della comunità di Milzanello

Caro Monsignor Giovanni,

sono già passati sei anni da quando lei è entrato a far parte della nostra parrocchia. 

Il suo contributo di uomo e di sacerdote è stato significativo, soprattutto per la preziosa intensità delle sue omelie. Le novità da lei portate nella nostra comunità sono state molte, sia per quanto riguarda le liturgie, sia per la sistemazione dell’oratorio. Lei ha contribuito a spostare a Milzanello alcune attività che hanno animato il nostro piccolo centro.  

Ora il Vescovo le chiede un altro tipo di servizio e lei, rispettoso dell’autorità e della promessa di obbedienza, ha acconsentito anche se un po’ amaramente.  Il nostro grazie è velato di malinconia, perché sappiamo, che lei Don Giovanni, avrebbe voluto rimanere con noi ancora a lungo! 

Nel porgerle i nostri più sentiti ringraziamenti, vogliamo farle un grande augurio e lo facciamo con in pensiero di Papa Francesco: “Il Signore e il suo popolo si parlano in mille modi direttamente, senza intermediari. Tuttavia, nell’omelia, vogliono che qualcuno faccia da strumento ed esprima i sentimenti, in modo tale che in seguito ciascuno possa scegliere come continuare la conversazione”.

Le auguriamo che il Signore ricolmi di gioia e soddisfazioni la sua nuova missione e le chiediamo di continuare a pregare per noi.

Grazie di cuore.

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale, il Consiglio per gli Affari Economici a nome della comunità di Milzanello

Il saluto del sindaco

Carissimo Don Giovanni,

oggi sento forte la responsabilità di dover interpretare i tanti sentimenti della comunità di Leno, da me rappresentata, nell’ indirizzarLe il saluto di arrivederci e il ringraziamento per il cammino fatto insieme.

Un cammino breve, eppure per corto che sia il tragitto, camminare insieme lega, avvicina e unisce; e se le strade ad un certo punto prendono percorsi diversi, la meta rimane la stessa. Questo è quello che Lei ci ha insegnato in questi anni, e ce lo ha dimostrato accogliendo con disponibilità, obbedienza e sobrietà il nuovo incarico che il nostro Vescovo Sua Eccellenza mons. Tremolada Le ha affidato.

Ora si apre davanti a Lei una nuova stagione, una missione diversa che, sono certa, saprà affrontare con lo stesso impegno e la stessa dedizione che hanno caratterizzato il Suo mandato pastorale presso di noi.

Da sindaco La ringrazio, per la pronta disponibilità, per la presenza costante e per la sincera collaborazione che ci hanno permesso di trovare soluzioni a problemi urgenti e di raggiungere obiettivi e risultati comuni. Da parrocchiana non dimenticherò l’impegno profuso, i valori umani, sociali e cristiani che ci ha donato e che sono certa ci guideranno nel nostro percorso futuro.

Per questo tutta la comunità ecclesiale e civile Le è grata e Le esprime con affetto voti augurali per il Suo nuovo mandato.

Buon cammino Don Giovanni e nelle Sue preghiere continui a ricordarsi di noi.

Il sindaco
Cristina Tedaldi

Il saluto del Consiglio Pastorale

Monsignor Giovanni,

In occasione dell’inizio del suo nuovo cammino di apostolato, con queste poche righe, vogliamo ringraziarla per  quanto ha fatto per le nostre comunità parrocchiali durante la sua permanenza fra di noi.

Come membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale vogliamo sottolineare e condividere alcuni aspetti che hanno caratterizzato la sua guida come nostro pastore. Ha dato una spinta per la realizzazione dell’unità pastorale superando le problematiche e valorizzandone gli aspetti positivi, aiutandoci ad amalgamarci attraverso i consigli pastorali riuniti che  sono stati fonte di arricchimento. Ci ha aiutato a testimoniare l’aspetto caritatevole della vita cristiana basandolo su 5 punti: distribuire,ascoltare,consolare,curare e pregare. A questo scopo  sono nati il gruppo Caritas, i ministri straordinari  dell’Eucarestia ed il gruppo liturgico dei lettori.

La sua sensibilità verso le persone le ha permesso di rilevare le  nostre necessità spirituali dando vita  all’adorazione eucaristica notturna, stabilendo orari per le confessioni anche al di fuori delle celebrazioni e mettendo a disposizione di tutti la Parola ponendola sull’ambone all’ingresso della chiesa.

Riguardo alle zone pastorali ha puntato con pazienza e determinazione ad aiutarci ad andare oltre alle messe ed i rosari, cercando di stimolarci a raggiungere in modo capillare tutte le persone per creare più solidarietà. Ha saputo stimolarci nella formazione attraverso ritiri spirituali coinvolgendo tutti, con momenti di preghiera comunitaria, celebrazione eucaristica e lavori di gruppo i cui esiti sono stati spunto per la programmazione dell’attività parrocchiale.

La ringraziamo per aver saputo creare un clima familiare durante i nostri incontri. Ci ha fatto sentire partecipi e corresponsabili. Ha indirizzato le nostre energie affinché prestassimo il nostro aiuto nel promuovere le attività pastorali.

Siamo sicuri che ha sempre avuto a cuore la cura delle anime dei suoi parrocchiani e la ringraziamo per l’immancabile preghiera quotidiana per la nostra comunità.

Carissimo Monsignor Giovanni Palamini​

La gratitudine è come un occhiale tramite il quale vedo il bene che c’è nell’altro.

Anselm Grün

Siamo abituati a dare tante cose per scontate, a pensare che tutto ci sia dovuto, che tutto ci spetti di diritto. Gratitudine significa accorgersi che, invece, tutto è dono. Significa rendersi conto di quanto la presenza dell’altro sia motivo per dire grazie!

Carissimo Monsignor Giovanni Palamini​,
è arrivato il momento di salutarla e soprattutto di ringraziarla per tutto quello che è stato e ha fatto per me e per la comunità parrocchiale. La parola “grazie” avremmo dovuto forse dirgliela più spesso, in modo più esplicito e affettuoso; oggi cerco di recuperare!

In realtà la capacità di ringraziare è dono dello Spirito e la riconoscenza verso di lei porta a guardare il volto buono del Signore che attraverso il suo sacerdozio ha guidato la nostra comunità in questi anni di cambiamento per la Chiesa. “Aprite le porte a Cristo” diceva Papa Woityla e i suoi successori non hanno fatto altro che confermare questa visione di Chiesa dove ci sia posto per tutti e dove tutti si sentano corresponsabili dell’annuncio del Vangelo, fatto non solo a parole ma soprattutto con l’esempio.

Grazie per avermi fatto sentire nella Chiesa come pietra viva, preziosa, in grado di portare il contributo in base a quello che sono e a quello che riesco a fare.
Grazie dunque perché ha cercato di fare della parrocchia di Leno una realtà aperta, dando testimonianza che l’apertura, la collaborazione per il bene comune, devono essere la prima caratteristica di noi cristiani. Noi parrocchiani forse non riusciamo sempre ad avere questa naturalezza cristiana, ma lei ha fatto il possibile per indicarci questa strada .

“Aprite le porte a Cristo” significa che credere in Gesù non è una scelta ideologica, ma è l’incontro gioioso col Signore, la costruzione di una relazione
profonda con Colui che ci ama da sempre. Quante volte l’ha ricordato e testimoniato, cercando di accogliere tutti con benevolenza. Grazie per la sua capacità nel predicare, nell’ascoltare, nel stare in silenzio, nel misurare le parole e per la mitezza con cui lei si è comportato in tante situazioni difficili. Grazie perché non ha mai smesso di togliere il suo sguardo di bene dalle nostre famiglie con la sua preghiera e, con le parole dette sempre con discrezione e rispetto, ci ha aiutato a stare vicino al Signore e a riconoscere che Lui continua ad essere vicino a noi in tutti i momenti gioiosi e dolorosi della vita.

L’amore per Gesù Cristo e per il suo popolo, la Chiesa, ha fatto di lei una guida sempre attenta in grado di condividere gioie e dolori, avendo una cura particolare per gli ammalati, gli anziani. Incoraggiandoci e sostenerci con passione, generosità e sollecitudine ha fatto sì che la sua presenza in mezzo a noi diventasse una benedizione di Dio per tutta la nostra comunità Lenese.

Per tutto quello che è riuscito a trasmettere e infondere nel cuore di ciascuno, le auguro di continuare a vivere con il cuore radicato in Gesù Cristo e nel Suo Vangelo il suo ministero sacerdotale.

Alessandro

Saluto a monsignor Giovanni

Le parrocchie di Leno, Porzano e Milzanello accompagnano Monsignor Giovanni con la preghiera e il ringraziamento per il ministero svolto in questi anni.

I consigli pastorali parrocchiali, degli affari economici e i consigli degli oratori, hanno condiviso con Monsignore la proposta di celebrare una Santa Messa di saluto e ringraziamento in ogni parrocchia secondo le seguenti date:

  • Sabato 14 settembre
    Ore 18, nella parrocchia di Porzano;
  • Domenica 15 settembre
    Ore 10, nella parrocchia di Milzanello;
  • Domenica 15 settembre
    Ore 18.30, nella parrocchia di Leno;

Dopo ogni celebrazione, seguirà un momento conviviale nei rispettivi oratori. Sentiamoci benvenuti nella condivisione di questi appuntamenti.

Saluto a mons. Luigi Corrini

“Il Signore è mia eredità: nelle Tue mani è la mia vita” (Salmo 16)

Mercoledì 18 luglio, nella Basilica Minore di San Lorenzo in Verolanuova, sono stati celebrati i funerali di Don Luigi Corrini, presieduti da Sua Eccellenza Mons Pierantonio Tremolada, con la partecipazione di numerosi sacerdoti confratelli in rappresentanza del clero bresciano.

Don Luigi si è spento lunedì 16 luglio a Mompiano, presso la Fondazione Mons Pinzoni, dove era ospite da quattro anni, amorevolmente assistito dal personale sanitario e religioso e dai volontari che sempre gli sono stati vicini.

Riposa ora nel cimitero di Verolanuova, nella cappella dei sacerdoti, come da suo desiderio, più volte espresso, per essere accanto ai suoi verolesi, che ha amato e servito per 28 anni.

Durante la sua lunga permanenza come parroco della comunità verolese don Luigi, fin dal primo anno, nel 1975, fondò il bollettino “L’Angelo di Verola” organo di informazione parrocchiale, presente ogni mese nelle famiglie verolesi; incoraggiò un gruppo di giovani a dare avvio alla radio parrocchiale, un servizio efficace e al passo con i tempi.

Sin da subito riservò grande attenzione ai lavori di ristrutturazione della Basilica minore e delle chiese sussidiarie; il tutto grazie al generoso sostegno e alla collaborazione di tanti verolesi; nel 1990 furono completati i lavori di ristrutturazione dell’oratorio parrocchiale, dedicato al Vescovo verolese Giacinto Gaggia.

L’impegno di don Luigi, unito all’aiuto dei curati e di tanti laici, ha permesso, nel tempo, di tenere vive le grandi tradizioni culturali, sociali e caritative della Comunità cristiana verolese, che ancora oggi riconosce in lui la figura di un sacerdote che si è distinto per fede e impegno sociale.

Proveniente da Seniga, da una famiglia di umili origini, da sempre ha messo a fondamento della sua azione pastorale l’umiltà, il servizio per il prossimo, la solidarietà, valori propri della civiltà contadina.

Dopo la consacrazione sacerdotale, nel 1953, fu destinato, come giovane curato, alla comunità di Bassano Bresciano, per otto anni, dove il suo ricordo è ancora vivo oggi, tra i suoi ex ragazzi dell’oratorio.

Nel 1961 iniziò il servizio pastorale nella Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo in Leno, con permanenza per quattordici anni, con l’incarico specifico di assistente spirituale del Circolo Acli e di direttore della scuola di canto San Benedetto, attività nella quale ebbe modo di esprimere la grande passione per il canto, finalizzato a condecorare le funzioni religiose.

Dopo pochi mesi dal suo arrivo a Leno, incoraggiato dall’Abate Mons Galli, diede vita al bollettino parrocchiale “La Badia”, che vide la sua prima uscita il 1 gennaio 1962, giornale parrocchiale che ha superato i cinquanta anni di vita.

Raggiunti i settantacinque anni canonici, Mons Luigi decise di ritornare a Leno, comunità a lui familiare ed accogliente, dove per altri dieci anni mise a disposizione le sue energie, soprattutto a favore degli ammalati, dedicandosi, altresì, alle celebrazioni liturgiche e alle confessioni.

Negli ultimi quattro anni di vita, caratterizzati da precarie condizioni di salute, amava spesso rievocare gli anni giovanili, vissuti a Seniga.

In particolare riaffioravano in lui i ricordi legati al suo primo incontro con il giovane sacerdote don Karol, futuro Papa Giovanni Paolo II.

Don Luigi, giovane chierico, nel luglio 1947, ebbe la fortuna di condividere, per 10 giorni, esperienze di vita quotidiana con il giovane sacerdote polacco. In quell’estate, infatti, don Karol trascorse alcuni giorni a Seniga, ospite dell’amico e collega di studio don Francesco Vergine.

Nell’immediato dopoguerra, entrambi erano studenti a Roma, presso le facoltà teologiche. I due sacerdoti e il chierico Luigi Corrini facevano passeggiate in bicicletta; la meta preferita era il Santuario della Madonna di Comella. Don Luigi ha sempre ricordato, con immutata meraviglia e stupore, il profondo raccoglimento e l’intensità della preghiera del giovane sacerdote polacco. Non si stupì quando l’Amico Karol, divenuto Vescovo e poi Papa, scelse, a voler sottolineare il profondo legame alla Vergine Maria, come motto del suo stemma “Totus tuus”.

Giovanni Fiora

Due Santi all’ombra di un castagno

La testimonianza di Domenico Iore, sull’incontro tra Montini e Roncalli ai Camaldoli di Gussago

“Il mio Paolo VI? Sostava in compagnia del card. Angelo Rocalli e di mons. Domenico Menna all’ombra di un grande castagno”. Parte da questa immagine il ricordo personale che del Papa bresciano ha Domenico Iore, da Chiari.

Da giovanissimo, come tanti altri della sua famiglia, ebbe modo di lavorare nella tenuta che il vescovo di Mantova aveva a Gussago, in località Camaldoli. Mons. Menna, originario di Chiari, “impegnava” molti concittadini nella conduzione dei possedimenti di famiglia, sia nel paese di origine che in quell’angolo di Franciacorta che si protende verso la Valtrompia. Il giovanissimo Domenico, partiva da Chiari il lunedì mattina e per tutta la settimana restava ai Camaldoli di Gussago che, con la nomina di mons. Menna a vescovo di Mantova nel 1929, divennero ben presto una “succursale” della Chiesa virgiliana. Il Vescovo arrivato da Brescia, infatti, vi aveva infatti trasferito la sede del Seminario Minore e altre opere diocesane di natura assistenziale, “le orfanelle”, come ricorda Domenico. E al fresco di questo angolo di Franciacorta si tennero anche importanti incontri ecclesiali. Ai Camaldoli salì più volte Giovan Battista Montini, legato a mons. Menna da una lunga amicizia iniziata negli anni in cui il futuro Papa stava compiendo gli studi verso il sacerdozio. Il rapporto di amicizia continuò, soprattutto in forma epistolare, nella stagione in cui Montini svolse il suo servizio alla Segreteria di Stato in Vaticano e, per finire, quando il futuro Paolo VI venne nominato arcivescovo di Milano.

Proprio a questa stagione appartengono i ricordi a cui Iore ricorre per tratteggiare il “suo” Paolo VI. Orgogliosamente mostra ciò che ancora oggi conserva degli anni trascorsi ai Camaldoli: le fotografie con cui ricostruisce, come se fosse oggi, la vita che si svolgeva in quell’angolo di Franciacorta. Solo oggi, ricordando quella stagione, si rende conto, non senza emozione, di essere stato testimone di incontri tra santi. Negli anni in cui, lasciata la diocesi di Mantova, i Camaldoli divennero la sua residenza stabile, mons. Montini salì più volte a far visita all’amico (la conferma si trova anche in diverse pubblicazioni dedicate al rapporto) approfittando anche dei ritorni in famiglia in quelle poche pause che gli impegni milanesi gli concedevano. “Un giorno – ricorda Domenico Iore – salirono ai Camaldoli il patriarca di Venezia, Angelo Roncalli e l’arcivescovo di Milano, Giovan Battista Montini. Scelsero l’ombra del grande castagno della tenuta di mons. Menna come luogo per il loro incontro”. Iore non sa cosa si dissero in quel momento; quello che ricorda è la sensazione di tranquillità, di familiarità che segnava quell’incontro tra “vecchi amici”.

“Ancora oggi – continua – mi stupisce e mi commuove pensare che sotto quel castagno si sono trovati due vescovi che di lì a pochi anni sarebbero stati chiamati, uno appresso all’altro, al Soglio pontificio e, decenni dopo, sarebbero stati accomunati dalla santità…”. E con la memoria risale ancora agli anni dei Camaldoli, e al suo ricordo personale di quel monsignore che nel 1963 sarebbe diventato Paolo VI, “una persona, un sacerdote – conclude – che a differenza di quanto molti affermano, non era affatto distaccato, ma sempre molto attento e disponibile anche nei confronti di chi, come me, svolgeva il suo lavoro alle dipendenze di mons. Menna”

Il novantesimo compleanno di mons. Luigi Corrini

Quei dieci giorni indimenticabili vissuti a Seniga nel luglio del 1947 con Don Karol Wojtyla

Il 26 settembre mons. Luigi Corrini ha festeggiato i novant’anni, sessantaquattro dei quali dedicati al ministero sacerdotale. La sua vita è stata caratterizzata da fatti ed avvenimenti degni di essere ricordati.

Il lungo percorso pastorale ebbe inizio, come giovane sacerdote, nella parrocchia di Bassano Bresciano; otto anni caratterizzati dall’impegno nella costruzione del nuovo oratorio, nella animazione delle varie associazioni e nella direzione della scuola di canto.

Successivamente, per quattordici anni, operò nella parrocchia abbaziale di Leno, dove si distinse come assistente spirituale del Circolo Acli e direttore della scuola di canto. Fin dai primi mesi fondò il periodico mensile di informazione “La Badia”, nato dall’unione di due precedenti esperienze dell’oratorio maschile “Il Missile”, e dell’oratorio femminile “Il Duemila”. Il bollettino parrocchiale, caratterizzato sempre più da articoli relativi a tematiche religiose e culturali, diventava portavoce dell’intera comunità parrocchiale; ancora oggi entra nelle famiglie da ben cinquantasei anni.

Don Luigi fece il suo ingresso in Verola il 12 ottobre 1975 ed iniziò il suo parrocchiato, che durerà ben 28 anni. Prese servizio ed ebbe modo di raggiungere la sua maturità sacerdotale in una distinta e storica parrocchia onorata da nobili figure come il verolese mons. Giacinto Gaggia, Vescovo di Brescia; da Sant’Arcangelo Tadini, fondatore delle suore operaie; dal verolese di adozione don Primo Mazzolari, sacerdote ricco di fortezza e di carità evangelica.

Nel popoloso centro della Bassa bresciana numerose sono state le iniziative in campo liturgico, culturale e sociale, da lui promosse ed attivate. Don Luigi riservò una attenzione particolare ai lavori di ristrutturazione e restauro della Basilica di San Lorenzo e delle Chiese sussidiarie di San Donnino e di San Rocco, opere che riuscì a realizzare grazie alla collaborazione  degli organismi parrocchiali e di tutta la popolazione. Con l’aiuto fattivo dei curati e dei collaboratori laici, ristrutturò anche l’oratorio, per offrire ai giovani un ambiente idoneo alla loro formazione.

Nei primi mesi del suo servizio pastorale fondò il bollettino “L’Angelo di Verola”, organo di informazione che da oltre quarant’anni entra puntualmente nelle famiglie verolesi.

Raggiunti i settantacinque anni canonici mons. Luigi decise di ritornare a Leno, comunità a lui familiare ed accogliente, dove per altri dieci anni mise a disposizione le sue energie, soprattutto a favore degli ammalati, dedicandosi, altresì, alle celebrazioni liturgiche e alle confessioni.

In questi ultimi quattro anni, caratterizzati da precarie condizioni di salute,  vive in una struttura riservata ai sacerdoti, in Brescia; spesso ama rievocare gli anni giovanili vissuti a Seniga, suo paese natale. In particolare riaffiorano in lui i ricordi legati al suo primo incontro con don Karol Wojtyla, futuro Papa Giovanni Paolo II.

Don Luigi, giovane chierico, nel luglio del 1947, ebbe la fortuna di condividere, per dieci giorni, esperienze di vita quotidiana con il giovane sacerdote polacco. In quell’estate, infatti, don Karol trascorse alcuni giorni a Seniga, ospite dell’amico e collega di studi don Francesco Vergine.

  Nell’immediato dopoguerra entrambi erano studenti a Roma, presso le facoltà teologiche. I due sacerdoti e il chierico Luigi Corrini facevano passeggiate in bicicletta; la meta preferita era il Santuario della Madonna di Comella. Don Lugi ricorda ancora, con immutata meraviglia e stupore, il profondo raccoglimento e l’intensità della preghiera del giovane sacerdote polacco. Non si stupì quando l’Amico Karol, divenuto Vescovo e poi Papa scelse, a voler sottolineare il Suo profondo legame alla Vergine Maria, come motto del Suo stemma “TOTUS TUUS”.

Giovanni Fiora

Pellegrinaggio in Polonia 2017

Nei giorni dal 20 al 24 Agosto 2017 con un gruppo di una ventina di persone, per la maggior parte provenienti dalla nostra parrocchia, ci siamo recati in Polonia (in polacco Polska) per vivere un pellegrinaggio nella terra di S. Giovanni Paolo II.

Il primo giorno, sotto una pioggia battente, abbiamo visitato Varsavia la cui parte “vecchia” è stata fedelmente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale. È una città immersa nel verde con strade ampie ed ordinate; gli abitanti sono molto fedeli alla loro nazione infatti parlano esclusivamente il polacco. Per noi italiani è stata un’impresa capire e farsi capire! Successivamente abbiamo visitato il Santuario della Madonna Nera a Czestokowa, risparmiato dai bombardamenti della guerra proprio per grazia della Madonna, è meta di tantissimi pellegrini, persino dagli stessi polacchi che ne nutrono una forte devozione. La visita ad Auschwitz e Birkenau non ci ha fatti rimanere indifferenti… abbiamo visitato questi due campi di concentramento luoghi di morte e torture per milioni di persone prima e durante la seconda guerra mondiale; il museo del Martirologio è infatti stato allestito per non dimenticare. Il muro delle fucilazioni è stata la vista più straziante, ci siamo fermati per una preghiera… che dispiacere e che angoscia! Ad Auschwitz ricordiamo che venne ucciso San Massimiliano Kolbe, abbiamo visitato la cella (bunker della fame) dove fu rinchiuso per giorni aspettando la morte senza cibo ne acqua essendosi offerto di morire al posto di un padre di famiglia che fu risparmiato.

Nel pomeriggio ci siamo recati a Wadowice, la città natale di San Giovanni Paolo II: abbiamo visitato la chiesa parrocchiale e la sua casa natale riscoprendo la vita e le opere del Santo Papa anche attraverso un museo ben strutturato ed allestito con ricordi di ogni genere. Lungo il viaggio per Cracovia abbiamo fatto sosta al Santuario di Karol Wojtyla, Zebrzydowska, luogo caro al santo e meta dei suoi pellegrinaggi adolescenziali; è stato molto emozionante. A Cracovia abbiamo visitato la cattedrale, il castello sulla collina di Wowel, l’Università Jagellonica e la chiesa di Santa Maria. Dopo ci siamo recati presso le miniere di sale a Wieliczka, diventate un grande museo sotterraneo con persino una chiesa scolpita nel sale da semplici operai che non erano scultori, meravigliosa! L’ultimo giorno l’abbiamo concluso con la visita al Santuario della Divina Misericordia, struttura immensa posta su di un monte con annesso il Monastero delle suore della Divina Misericordia ed il cimitero dove fu sepolta S.Faustina. Ogni giorno, nel luogo prestabilito, abbiamo partecipato alla S. Messa pregando per tutti i nostri parrocchiani, chiedendo aiuto, conforto e la grazia di essere sempre testimoni di fede specialmente nella nostra parrocchia.

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Pellegrinaggio in Polonia 2017