Notte e Giorno 2018

Lettura continua delle biografie dei santi in Cattedrale

L’edizione di quest’anno, in programma dal 31 ottobre al 2 novembre sarà dedicata, come omaggio alla canonizzazione di Paolo VI e all’attenzione al tema da parte del vescovo Pierantonio Tremolada, alla santità. Nel corso dei tre giorni tradizionalmente dedicati alla lettura continua della Bibbia, verranno affrontate le biografie dei santi, con un “occhio di riguardo” per Paolo VI di cui saranno letti l’Evangelii Nuntiandi, nella serata di giovedì 1 novembre, e il “Pensiero alla morte” nel tardo pomeriggio di venerdì 2 novembre. Per evidenziare ulteriormente questo legame con la santità per l’edizione 2018 di “Notte e Giorno” è stato scelto un nuovo spazio. I tre giorni di lettura si terranno infatti in Cattedrale davanti al monumento di Paolo VI, opera dello scultore Scorzelli. Con “Voce” collabora all’iniziativa la Scuola diocesana di musica Santa Cecilia e il Ctb.

È possibile iscriversi scrivendo direttamente a logisticaeventi@diocesi.brescia.it o chiamando allo 0303722226.

Santificare la festa: La famiglia nel Giorno del Signore

(Questa relazione ha offerto molti aneddoti che è impossibile sintetizzare ma che hanno reso molto efficaci i passaggi che seguono)
Oggi le “terre di missione” non sono più la Papua Nuova Guinea ma gli USA, l’Europa… ”Abbiamo bisogno di formare uomini e donne che diano la testimonianza di fede, non di programmi di protezione dei testimoni”. Non basta più l’amministrazione ordinaria dei sacramenti, ci vuole l’esperienza di essere in cammino come discepoli di Gesù, personalmente, in modo coinvolgente e vivi cante, con altri, in una comunità viva.

Il terzo comandamento

“Più di quanto Israele abbia conservato il sabato, Il sabato ha conservato Israele”. Più di quanto noi abbiamo mantenuto l’osservanza della Messa domenicale, essa ci ha custodito come popolo con lo sguardo su Dio, unito agli altri e con lo slancio missionario. Perdere la Messa è la via sicura per l’asfissia spirituale.

L’Eucaristia

La carità cristiana è anche la sollecitudine verso i fratelli che sono spiritualmente senza casa, affamati, spiritualmente prigionieri e ammalati. La chiesa non è un centro di aggregazione ma il “luogo” per diventare discepoli di Gesù, vivere la sequela con i fratelli, attingendo forza dall’ eucaristia domenicale. Così forgiamo la nostra identità. Quanti fratelli aspettano un nostro invito…

L’Eucaristia e la famiglia

“La famiglia che prega unita, rimane unita”

La nostra fede: un patrimonio vivente per i nostri figli e nipoti

I figli imparano osservando i genitori e i nonni, anche nell’esperienza di fede. Imparano a prepararsi a ricevere l’Eucaristia, quanto e perché sia importante, il valore del sacramento della Riconciliazione…
Imparano l’importanza di condividere con altre famiglie la festa della domenica non solo nella pratica religiosa ma anche nel pranzo, nel gioco, nel gesto di carità. Così si ha coscienza di essere famiglia di Dio. Studi dicono che è la pratica religiosa del papà che aiuta maggiormente i gli a considerarla come importante per gli adulti.

Citando Benedetto XVI: “la domenica non è solo una sospensione dalle attività ordinarie, ma un tempo in cui i cristiani scoprono la forma eucaristica che la loro vita è chiamata ad avere”. Cristo si dona veramente a noi, non in modo simbolico.

L’Eucaristia ci prepara alla missione

Anche noi come i discepoli di Emmaus affrettiamoci a dire al mondo che Gesù Cristo è vivo e che è necessario accostarsi alla mensa della Parola e del Pane per fare esperienza dell’amore di Dio personalmente.

Card. S. P. O’Malley

Insieme nel giorno…

Lettere alla redazione della “Badia”

Caro don,
questa è una lettera a quattro mani, perché la firmiamo mio marito e io; questo già le dice la nostra fortuna, perché – al contrario di tante coppie che conosco – noi possiamo ragionare insieme di molte cose, soprattutto di come allevare nostro figlio. Siamo ambedue religiosi, praticanti convinti e vorremmo tirare su nostro figlio con la migliore educazione religiosa. Io sono anche catechista nella nostra piccola parrocchia; alla Domenica andiamo alla messa dei bambini; di solito ci mettiamo nella stessa panca noi tre ed è molto bello.

Filippo, nostro figlio, di sette anni, è un bambino vivacissimo, irrequieto, anche se molto intelligente; gli raccomandiamo sempre di star fermo e tranquillo durante la messa, che è il modo più bello di santificare la festa.

Ma domenica scorsa Filippo ha passato ogni limite: ha voluto mettersi vicino a me, poi si girava a far le boccacce ai compagni più grandi, poi cadeva dall’inginocchiatoio, poi si dondolava, poi sbuffava, poi mi prendeva la borsa, poi – da ultimo – si è messo a canticchiare quando tutti erano zitti: era un’escalation che io non sapevo controllare.

Allora gli ho detto una, due, dieci volte che lo avrei portato fuori e lui niente, anzi aumentava il disturbo. A quel punto, io l’ho preso con la forza, l’ho portato fuori dall’uscita laterale; quando sono stata fuori, gli ho mollato un ceffone con tutta la rabbia che avevo e l’ho portato dalla nonna (che abita a trecento metri dalla chiesa) dicendo: «Io non ti voglio in chiesa in questo modo; sei troppo piccolo, devi start dalla nonna». E me ne sono venuta via come un fulmine. Rientrata in chiesa, il cuore mi batteva, ero agitata e arrabbiata con me stessa e con Filippo, sentivo gli occhi di tutti su di me.

Di lì a un quarto d’ora, Filippo è improvvisamente rientrato; si è aggrappato alla mia gonna, aveva i lacrimoni ed è stato quieto per tutto il resto del tempo. Io ero sollevata, gli ho semplicemente fatto una carezza e, per me, tutto finiva lì. Però dopo noi due, Alfio e io, abbiamo discusso a lungo.

Mio marito ha detto (mi chiede di riferirglielo per filo e per segno): «Filippo è stato il più intelligente! Io pensavo: Ecco, vuol fare tutto lei, e io sono messo da parte; non ha chiesto a me di intervenire; del resto lui era vicino alla mamma e non a me. Piera ha fatto tutto da sola, ha deciso tutto lei, anche di portarlo fuori in quel modo”. Mentre Filippo non c’era, io credevo che ormai la domenica fosse rovinata. Con che faccia lo andavamo a prendere dalla nonna? Come giustificare il comportamento della mamma, per me assolutamente esagerato? Non si rovina così la festa! I bambini sono bambini, si sa: santificare la festa vuol anche dire stare in pace, non avere crisi di collera, esser gioiosi… Poi – è sempre mio marito che parla – ho capito una cosa: tu, Piera, hai agito così perché ti premeva di più quello che pensava la gente; volevi solo difendere te stessa e fare vedere che il tuo bambino non può fare quello che vuole. Ma in fondo un bambino è un bambino e così hai veramente rischiato di rovinare la festa. Fortuna die Filippo è stato più intelligente».

Riconosco che in quello che dice mio marito c’è molto di vero: infondo avevo paura che fosse compromessa la mia «fama» di catechista e allora ero molto agitata e cercavo di coprire in tutti i modi le disobbedienze e l’agitazione di Filippo. Credo proprio di aver capito, anche grazie a mio marito, che non devo esser così preoccupata di quello che pensano gli altri; voglio lasciare un po’ più di libertà a nostro figlio e non vergognarmi di lui perché è irrequieto e agitato. So io che sospiro di sollievo ho provato quando lui è entrato e mi ha abbracciato. Ci resta però una domanda: come abituare il bambino a santificare la festa? Come fargli capire che lui in chiesa deve comportarsi bene, che non deve tirare troppo la corda? Come fargli sentire che la messa è l’atto più importante della Domenica? Anche mio marito è d’accordo che il vero punto è questo, al di là delle mie esagerazioni di Domenica scorsa.

Ci rendiamo conto che questa non è solo una domanda religiosa: spiegare bene il terzo comandamento, far capire l’importanza della messa, ecc.

Questo è molto importante, ma non basta. Non basta nemmeno che siamo convinti noi, perché noi siamo convintissimi che la celebrazione liturgica è il momento più alto della giornata domenicale; occorre fare in modo che queste convinzioni passino a nostro figlio ed egli le traduca in comportamento!
Ma che cosa vuol dire per un bambino di seconda elementare «santificare la festa» ?

Lettera firmata

Carissimi ,
vorrei prima di tutto congratularmi con voi e con il vostro modo di parlarvi. Mi pare chiaro che avete a cuore la «riuscita» religiosa di vostro figlio e usate tutti i mezzi a vostra disposizione per trasmettergli ciò cui tenete di più. È molto prezioso anche il dialogo che, dopo il “fattaccio” è intervenuto tra voi: è raro trovare che da un dialogo nascano decisioni di atteggiamenti diversi: cosi la mamma ha accolto bene il messaggio del marito e vuole davvero non mettere in secondo piano il suo valore di mamma. Dopo aver riflettuto, è disposta anche ad appannare la sua immagine di brava catechista che sa tenere i bambini, è disposta a non lasciarsi condizionare troppo dalla gente, questo per un autentico amore al bambino.

Sono d’accordo anch’io che Filippo è stato intelligente, ma forse per motivi un po’ diversi da quelli che pensa il papà, il quale pare mettersi un pò troppo nei panni del bambino che si sente offeso e umiliato dalla mamma.

Come preparare la festa?

È responsabilità degli adulti attendere la Domenica con gioia, collocarvi ciò che riposa e distende, ciò che unisce e ricrea e non ingolfarla di impegni, di appuntamenti sociali più o meno obbligati, cui si va come a un funerale. È responsabilità degli adulti non tramutare la domenica in un’unica e snervante coda perché, una volta comprata la casa al mare o ai monti, «bisogna pur andarci ».

I bambini avrebbero molto da insegnarci, per santificare la festa. Bisognerebbe – è un’ idea ! – intitolare la festa: per chi sarà la festa domenica prossima? Ma ci ri-siamo: questo non dovrebbe essere il solito espediente per togliersi i bambini dai piedi, come certe festicciole (termine appropriato !) in tavernetta dove gli adulti sono diventati invisibili e i poveri ragazzini devono far finta di divertirsi. Intitolare una festa significa inventarne un patrono, un protettore, un suggeritore e ben venga se abita nel-l’aldilà: nella festa ci dovrebbe essere un po’ di andirivieni, una finestra sulla memoria, su presenze diverse. Ci potrebbe essere un posto a tavola vuoto, il giorno in cui si intitola la festa a un parente defunto, ad esempio: ci potrebbe essere un posto occupato da un estraneo, invece, che ci fa il dono di sedersi alla nostra tavola il giorno in cui si intitola la festa a culture diverse, a bisogni diversi (un extracomunitario, ad esempio).

Ma occorre anche che gli adulti trovino i loro modi di riposo, di pace (il Signore ha inventato il sabato per l’uomo e non viceversa) e che imparino a rispettarli vicendevolmente: certi figli sono purtroppo spettatori impotenti di litigi ricorrenti nella coppia, proprio perché è festa ! Lui vuol mettersi in pantofole e, finalmente, non mettersi in giacca e cravatta; lei vuol uscire, finalmente, esser portata in giro, sfoggiare l’abito più bello. Fa parte del santificare la festa anche la pattuizione che produce pace e ben-essere: al limite, in mancanza di fantasia, si può fare la domenica in pantofole (e tutti felici di essere in pantofole) e la domenica in uscita (e tutti felici di essere in uscita). Correre a messa per «mettere a posto » il Signore, quasi per scaramanzia, presentando all’ altare una cesta di musi-ripicche-rancori-livori perché ognuno ha tirato l’altro per i capelli, non è certo il modo che il Signore della Vita vuole per noi: lui ha inventato la festa non per sé, ma perché sa che noi uomini abbiamo bisognosi lui, che stiamo bene se impariamo a staccarci dal quotidiano e a riposare in lui.

È vero, il punto più alto della domenica è la celebrazione liturgica ed è anche vero che al bambino va chiesto di esprimere anche esteriormente la sua partecipazione. Ma tutto questo si impara, poco per volta; tutti insieme: si può dire al bambino: « Dio ci concede di presentarci davanti a Lui come famiglia; impareremo insieme il modo migliore». Che ne dite di un processo graduale, in cui ad esempio si sta negli ultimi banchi finché lui è piccolo, poi si avanza insieme, fino a che tutti e tre, tutta la famiglia, ha imparato a diventare sempre più attenta e responsabile? Stare in famiglia davanti a Dio è una vera grazia, e anche il bambino può imparare a gustarlo.

La Redazione

N.B.: siamo sempre disponibili a ricevere vostri scritti o lettere a patto che siano firmate con nome e cognome; in caso contrario non verranno prese in considerazione.

Ogni giorno è un giorno per educare insieme

 Sabato 9 Maggio 2009

Mattino

Presso l’auditorium della Biblioteca di Leno

Formazione rivolta a genitori, insegnanti, allenatori, educatori, a chiunque abbia  a cuore la passione educativa per l’uomo.

ore 9.00   saluto e benvenuto

ore 9.15   Proiezione cortometraggio realizzato dai ragazzi di incontragiovani

ore 9.30   Educare insieme. Intervento di Don Gino Rigoldi, educatore e profondo conoscitore della realtà giovanile. Possibilità di condivisione e confronto in gruppo.

ore 12.00  Conclusione lavori.

Pomeriggio

Zona Ippodromo e impianti sportivi

Attività sportive e giochi per bambini e ragazzi

ore 14.30 – 15.00  Registrazione iscritti ai giochi e distribuzione magliette.

ore 15.00 – 18.00  I partecipanti, divisi in squadre, potranno sperimentare tutte le attività proposte dalle Associazioni sportive di calcio, rugby, handball e tennis e le attività e i giochi proposti dall’Oratorio S. Luigi, dal CAG don Milani e dai ragazzi di Incontragiovani.

Merenda per tutti !!

ore 16.00     Per i più piccoli: I tre porcellini, fiaba musicale con pupazzi presentata dal Centro Teatrale Corniani presso l’auditorium della Biblioteca.

Sera

Piazza Cesare Battisti

Viaggio nel mondo attraverso la musica

Ore 20.30  Apertura della serata con ritmi e percussioni del gruppo I ragazzi di Fes dell’Istituto Capirola

Ore 21.00  Concerto del Grande Coro Insieme diretto da Betty Pasotti.


Info

Per bambini e ragazzi: Per partecipare alla manifestazione, presentati dalle ore 14.30 alle ore 15.00 all’ingresso dell’Ippodromo con tuta e scarpe da ginnastica. Qui riceverai la maglietta ufficiale della manifestazione, che indosserai per partecipare ai giochi.

Per i genitori: Si consiglia il parcheggio adiacente alla Caserma dei Carabinieri (Piazza Gentile) raggiungibile da Via Michelangelo attraverso Via Kennedy o Via Togliatti.

In caso di pioggia: Le attività del pomeriggio sono sospese.