cinQUANTALUCE – Pentecoste

Scarica il materiale in ogni sezione!

Per ogni domenica un semplice schema di celebrazione che ti aiuti a vivere la preghiera domenicale del Tempo di Pasqua in famiglia.

Famiglie

Una proposta di celebrazione da vivere nel “Luogo della Bellezza” creato durante il Triduo Pasquale. Saremo accompagnati da una breve introduzione alla domenica, dall’ascolto della Parola e da un approfondimento che ci porterà a riscoprire il nostro cammino di fede.

Famiglie – Pentecoste

Preadolescenti

Un semplice versetto della Parola di Dio accompagnato da un impegno da inoltrare via social ai nostri ragazzi. Uno strumento semplice per rimanere in contatto con loro e aiutarli a vivere, insieme alla Chiesa, questo tempo liturgico.

Preadolescenti – Pentecoste

Adolescenti

Una proposta di preghiera guidati dall’ascolto e dalla meditazione della Parola di Dio e da alcune provocazioni sulla nostra vita, nel tempo che stiamo vivendo.

Adolescenti – Pentecoste

Giovani

Una semplice proposta per accompagnare i giovani della parrocchia a riflettere sul Vangelo della domenica e a custodire lo spazio della preghiera nell’arco della settimana.

Giovani – Pentecoste

conQUANTALUCE – V Domenica di Pasqua

Scarica il materiale in ogni sezione!

Per ogni domenica un semplice schema di celebrazione che ti aiuti a vivere la preghiera domenicale del Tempo di Pasqua in famiglia.

Famiglie

Una proposta di celebrazione da vivere nel “Luogo della Bellezza” creato durante il Triduo Pasquale. Saremo accompagnati da una breve introduzione alla domenica, dall’ascolto della Parola e da un approfondimento che ci porterà a riscoprire il nostro cammino di fede.

Famiglie – V Domenica di Pasqua

Preadolescenti

Un semplice versetto della Parola di Dio accompagnato da un impegno da inoltrare via social ai nostri ragazzi. Uno strumento semplice per rimanere in contatto con loro e aiutarli a vivere, insieme alla Chiesa, questo tempo liturgico.

Preadolescenti – V Domenica di Pasqua

Adolescenti

Una proposta di preghiera guidati dall’ascolto e dalla meditazione della Parola di Dio e da alcune provocazioni sulla nostra vita, nel tempo che stiamo vivendo.

Adolescenti – V Domenica di Pasqua

Giovani

Una semplice proposta per accompagnare i giovani della parrocchia a riflettere sul Vangelo della domenica e a custodire lo spazio della preghiera nell’arco della settimana.

Giovani – V Domenica di Pasqua

Così Angelo ricordava qualche anno fa il primi giorni di Novembre

Il 4 Novembre .. Giornata piena per reduci e combattenti, autorità e prete compresi. Don Cesare, con il pesante piviale nero e bordure in argento, celebrava in latino, chierichetti accanto, l’ufficio per i soldati morti in guerra. Al termine della funzione aspergeva il catafalco coperto da un tessuto nero, bandiera tricolore in testa ed elmetto prima guerra 15/18, quattro grossi candelabri neri ed infine l’Ita Missa Est.

In uscita dalla chiesa si formava un drappello dei numerosi convenuti, bandiera tricolore in testa, a buon passo il corteo si avviava verso il monumento alle scuole elementari, appello ai caduti “Presente” e subito dopo il corteo si avviava al cimitero, dove si concludeva la cerimonia al cospetto delle lapidi sulla facciata della cappella. Il resto della gloriosa giornata, all’insegna della vittoria, si svolgeva con il banchetto tradizionale nel salone delle suore dorotee, se ben ricordo.

Cosa succedesse nel gran salone di mattonelle rosse e bianche non ci è dato sapere, se non stando in strada, via San Martino, piazza e il Corteas, giungevano all’ascolto “bla, bla bla” canti e stonature interrotti da qualche sporadico applauso.

Da sottolineare la presenza in cucine dell’acclamatissimo B. Pansera, cuoco di forchette auree, coadiuvato da donne collaudate tra pignatte, padelle e le più giovani a servire ai tavoli.

Ormai la giornata volge al termine, i reduci si riassettano e fingendo sobrietà ed equilibrio raccolgono ognuno le proprie stoviglie nel “manti” chiuso con il nodo (groppo) per sommi capi, come se il contenuto fosse un bebè portato dalla cicogna, e via malsicuri sulle gambe facevano ritorno verso casa.

Due personaggi mi sono rimasti impressi in modo indelebile, mio nonno Stefan Frer e Bigio Pansa Parolot, assai alticci affrontavano nel buio della nebbiolina serale la via di casa.

La loro destra reggeva l’oscillante involucro, il “mantì col tont”, la “fundina”, “el perù”, “el cucia” e “el coltel” con l’andatura barcollante procedendo a zig zag per la strada ormai deserta, fino a raggiungere la porta di casa  e tentare di agganciare la maniglia per entrarvi e…buonanotte.

In altre case, nel frattempo, lanterna in mano, si raccoglievano i pochi effetti, pennuti e conigli in gabbia pronti a migrare per altri lidi in cerca di fortuna. Era il Sanmartì.

Come cambiano i giorni del lutto

La Diocesi è al lavoro per un nuovo direttorio sulle esequie che affronti il cambiamento, partendo dall’importanza dell’accompagnamento spirituale in un frangente delicato della vita e dal ruolo esercitato dalle sale del commiato

Da sempre i riti funebri caratterizzano tutte le comunità umane. Gli scheletri di Neanderthal vennero ritrovati coperti da uno strato di polline e questo fa pensare che fossero sepolti con un cerimoniale simboleggiato da un omaggio floreale. Nel tempo, ogni cultura ha adottato un proprio modello. E così per i cinesi il periodo di lutto si può prolungare per oltre 100 giorni, mentre sono minimo 40 per gli albanesi. La tradizione ortodossa romena prevede, invece, tre giorni e tre notti di veglia, anche se gli orari delle camere mortuarie e la ristrettezza stessa degli spazi domestici rendono difficile il rispetto della tradizione. Tra i sikh, i familiari, in attesa della cremazione, leggono i testi sacri per 48 ore consecutive, mentre tra i rom il corpo viene vegliato in continuazione per 24 ore. Alcune popolazioni predispongono anche dei banchetti funebri con la distribuzione del cibo. Nel rituale islamico anche il momento della morte va vissuto in maniera dignitosa, perché, diversamente, la disperazione sarebbe sinonimo di poca fede. Un capitolo a parte meriterebbe anche (nella religione musulmana) il lavaggio del corpo da parte delle persone dello stesso sesso e per un numero dispari di volte. Per gli indù e i buddhisti la cremazione non è altro che l’ennesima rinuncia all’attaccamento al corpo e alle passioni, garanzia di una reincarnazione più positiva. In molti casi si assiste anche a una deritualizzazione forzata, perché alcune abitudini non possono essere sempre salvaguardate: per esempio la bara inviata nei Paesi di origine non può essere aperta e quindi non può essere avvolta nel lenzuolo.

Come cambia. Oggi la salma è spesso affidata alla struttura ospedaliera o alle sale del commiato, che solo nella nostra Provincia sono 48. È pur vero che la maggior parte dei decessi oggi avviene in ospedale a causa di una sempre diffusa medicalizzazione della stessa morte (con la tecnologia e le conoscenze odierne fino all’ultimo si tenta un disperato salvataggio). “L’abitazione − spiega bene Carla Landuzzi nello studio su I rituali funebri nelle diversità etniche e culturali dell’ambiente urbano − ha perso quel carattere specifico di luogo intimo, di luogo accogliente anche dei momenti essenziali della vita come la nascita, la morte e la sofferenza”. Anche la morte diventa, quindi, quasi un fatto privato. Un evidente paradosso nella società dell’immagine e dei social network. Nel mondo occidentale vengono meno i manifesti funebri e, in alcuni casi, si chiede di non visitare il defunto. Purtroppo “anche i riti funebri − continua Landuzzi − si svuotano della loro carica drammatica e simbolica. Il lutto rigido e prolungato è ormai considerato uno stato sproporzionato che deve essere abbreviato e cancellato nel più breve tempo possibile in quanto interferisce ed è incompatibile con i ritmi temporali dell’urbano. Anche la cremazione è inclusa nell’ambito della negazione: la persona cremata va in fumo e viene dimenticata più facilmente; ciò che resta del defunto viene collocato in una piccola urna cineraria senza eccessivi decori”. Viene meno la simbologia del passato: dai ceri alle tombe stesse. Le tombe non sono semplicemente il luogo della sepoltura, ma custodiscono anche i legami di un’intera famiglia con il suo territorio. Nel nostro territorio, come riportiamo grazie ai numeri forniti dal Gruppo Altair, la pratica della cremazione è sempre più gettonata dalle persone.

Il Direttorio. La Diocesi di Brescia è al lavoro con una commissione per redigere un direttorio in grado di affrontare alcune questioni spinose (evitare che le sale del commiato diventino anche lo spazio per la celebrazione dei funerali) e, al contempo, ribadire l’importanza di questo argomento per la pastorale che riguarda un momento estremamente delicato, ma anche assai significativo, nell’esperienza delle persone. La Chiesa ha già ribadito in più circostanze che “per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non è permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti”. Sarebbe buona cosa attingere dal Direttorio per la celebrazione delle esequie promulgato nel 2017 dalla diocesi di Milano e presentato da mons. Tremolada. “Il lutto, il confronto con la morte, sono realtà − affermava Tremolada − che segnano profondamente, ma che diventano anche occasione di annuncio del Vangelo. Una visione cristiana della morte, la capacità di creare quel clima di speranza che consente di affrontarla senza disperazione, la rilevanza che hanno i legami con la persona che ci ha lasciato, sono contesti che la Chiesa, da sempre, considera meritevoli di grande cura e considerazione. Ci ha molto colpito che la prassi della cremazione, nel giro di poco tempo, sia diventata prioritaria: di fatto, in questo momento, la percentuale delle richieste di cremazione rispetto a quelle di tumulazione è molto alta. Le ragioni potrebbero essere tante, ma questo dato ci fa pensare e deve essere assunto pastoralmente. L’intervento della Santa Sede sulle ceneri (a lato si può leggere una sintesi, nda) sottolinea proprio la necessità di una simile attenzione, indicando in modo preciso di non disperderle, ma di tumularle per ragioni evidenti. Infatti la possibilità di avere un luogo dove potersi recare per pregare, ricordando la persona scomparsa, e di collocare le ceneri in un spazio ben preciso e riconosciuto dalla comunità cristiana di appartenenza, non è certo secondaria. Questi sono soltanto alcuni dei problemi che dicono quanto sia rilevante tale aspetto”

Il Triduo Pasquale, cuore dell’Anno Liturgico e della Vita della Chiesa

I giorni del triduo pasquale vengono chiamati “santi” perché ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.  Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore e il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa.  Al termine dell’itinerario quaresimale ci apprestiamo a entrare nel clima che Gesù visse allora a Gerusalemme.  Vogliamo ridestare in noi la memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste” (Liturgia ambrosiana).

Il Giovedì Santo

In questo giorno la Chiesa fa memoria dell’Ultima Cena durante la quale il Signore ha istituito il Sacramento dell’Eucaristia e quello del Sacerdozio ministeriale.  In quella notte Gesù ci ha lasciato il comandamento nuovo, “mandatum novum”, il comandamento dell’amore fraterno.  La sera, nella Messa in Coena Domini  facciamo memoria dell’Ultima Cena, quando Cristo si è dato a tutti noi come nutrimento di salvezza, come farmaco di immortalità: il Mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana.  In questo sacramento di salvezza il Signore ha offerto e realizzato, per quanti credono in Lui, la più intima unione possibile tra la nostra e la Sua Vita.  Col gesto umile della lavanda dei piedi, siamo invitati a ricordare quanto il Signore fece ai suoi apostoli: lavando i loro piedi proclamò concretamente il primato dell’Amore, Amore che si fa servizio sino al dono di se stessi, anticipando così il sacrificio supremo della sua vita sul Calvario.

Il Venerdì Santo

É la memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù.  In questo giorno non si celebra la Messa, ma l’assemblea cristiana si raccoglie per meditare sul grande Mistero del male e del peccato per ripercorrere, alla luce della Parola di Dio, le sofferenze del Signore che espiano questo male.  Dopo aver ascoltato e accolto il racconto della passione di Cristo, la comunità prega per tutte le necessità della Chiesa e del mondo, adora la Croce e si accosta all’Eucaristia conservata dalla Messa in Coena Domini, per partecipare all’ascesa del Signore verso il Monte della Croce, il Monte dell’Amore spinto sino alla fine.

Il Sabato Santo

É caratterizzato da un “profondo silenzio”.  Mentre attendiamo il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa, pregando e meditando.  C’è bisogno di un giorno di silenzio per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e Risurrezione del Signore.  Questo Sabato di silenzio, di meditazione, di perdono, di riconciliazione sfocia nella Veglia Pasquale, che introduce alla Domenica più importante della storia, la Domenica della Pasqua di Cristo.  Veglia la Chiesa accanto al nuovo fuoco e medita la grande promessa dell’Antico e del Nuovo Testamento, della liberazione definitiva dalla schiavitù del peccato e della morte.  Nel buio della notte viene acceso dal fuoco nuovo il cero pasquale, simbolo di Cristo che risorge glorioso.  Cristo Luce dell’umanità disperde le tenebre del cuore e dello spirito e illumina ogni uomo che viene nel mondo.

Accanto al cero pasquale risuona allora nella Chiesa il grande annuncio pasquale:

Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui.

Con la sua morte Egli ha sconfitto per sempre il male e ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio.  Dalla splendente notte di Pasqua, la Luce e la Pace di Cristo si espandono nella vita dei fedeli di ogni comunità cristiana e raggiungono ogni punto dello spazio e del tempo.

In questi giorni singolari dobbiamo orientare la nostra vita verso un’adesione completa ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro sì come ha fatto Gesù con il sacrificio della Croce.  I suggestivi riti di questi giorni, soprattutto quelli della solenne Veglia Pasquale, ci offrono l’opportunità di approfondire il senso e il valore della nostra vocazione cristiana che scaturisce dal Mistero Pasquale e si concretizza nella fedele sequela di Cristo, come ha fatto Lui, sino al dono generoso della nostra esistenza.

Fare memoria dei Misteri di Cristo significa anche vivere in adesione all’oggi della storia.  Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo.

Questi giorni rianimino in noi la grande speranza: Cristo Crocifisso è RISORTO e ha vinto il mondo del peccato e della morte.  L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’Amore.  Dobbiamo quindi ripartire da Cristo Signore e lavorare con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore.  In questo impegno lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all’attuarsi del Suo disegno salvifico.

Allora, con San Paolo, tendiamo “alle cose di lassù”. Lasciamoci cullare dalla Liturgia della Pasqua, centro dell’annuncio cristiano.

“Cristo”, scriveva don Mazzolari, “nasce fuori della casa, e muore fuori della città, per essere in modo ancor più visibile il crocevia e il punto d’incontro”, nella convinzione che Cristo è accanto a noi per indicarci la strada della Luce che rischiara il buio del nostro tempo.