La cena bianca

Il 14 giugno è stata organizzata la “cena bianca” all’Oratorio di Leno con il vincolo ovvio del colore bianco per l’ allestimento del tavolo e dell’ abbigliamento e un nome originale e relativa motivazione per il gruppo partecipante.

Un gruppo dei ragazzi di Porzano, accompagnati da don Alberto, ha ricevuto il riconoscimento come il migliore, per il tema proposto: “ Il ponte”. Per la preparazione si sono ritrovati in oratorio la sera e con impegno, inventiva ed entusiasmo, hanno ottenuto il risultato che speravano.

É stata una bella esperienza per i ragazzi, orgogliosi dell’esito della gara, e una bella serata per gli adulti che hanno colto l’occasione per vivere qualche ora spensierata.

Aderire ad un’ iniziativa, in occasione della festa dell’Oratorio di Leno, è stato un modo per condividere un momento conviviale ed allegro, un modo per sentirsi parte di una sola comunità come l’unione delle parrocchie ci chiede di attuare.

Siamo stati ben lieti di unirci e sentirci uniti, continueremo a farlo con gioia, quindi alla prossima…

Il Vangelo della famiglia, gioia del mondo

IX incontro mondiale della famiglia, Dublino 21-26 agosto

Nel prossimo mese di agosto si svolgerà a Dublino il nono incontro mondiale delle famiglie. Questi appuntamenti sono nati da un’intuizione di Papa Giovanni Paolo II che nel 1994 decise di costituire un’occasione internazionale di preghiera, catechesi e festa che attirasse partecipanti da tutto il mondo con l’obiettivo di rafforzare i legami tra le famiglie e testimoniare l’importanza fondamentale del matrimonio e della famiglia per tutta la società. Il mio ricordo non può non andare al Family 2012 di Milano, dove decine di famiglie dei Gruppi Famiglia di tutta Italia parteciparono a questo evento. L’incontro di Dublino sarà il primo dopo la pubblicazione dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia, documento che non è stato un semplice aggiornamento della pastorale familiare, bensì un modo nuovo di vivere la Chiesa e di realizzare l’amore di Dio Padre con gioia e speranza in famiglia e nella collettività. Papa Francesco chiede ad ognuno di noi: il Vangelo continua ad essere gioia per il mondo? E ancora: la famiglia continua ad essere buona notizia per il mondo di oggi?

Con una visione realistica possiamo guardare alle nostre piccole chiese domestiche, alle nostre comunità, alle nostre parrocchie e comprendere meglio se questo Vangelo è al centro della nostra vita, se lo leggiamo insieme per far sì che possa rigenerarci, aiutarci ad essere suoi testimoni fedeli. Possiamo dirci con onestà che non sempre “vi riconosceranno da come vi amerete” (Gv 13), ma siamo in cammino, crediamo a questa buona notizia e cerchiamo di testimoniarla. Papa Francesco cosi risponde: “La famiglia è il ‘si’ del Dio Amore. Solo a partire dall’amore la famiglia può manifestare, diffondere e rigenerare l’amore di Dio nel mondo. Senza l’amore non si può vivere come figli di Dio, come coniugi, genitori e fratelli”.

Quanto siamo consapevoli, allora, che la nostra piccola o grande famiglia è colma dell’amore di Dio? ll papa continua: “Desidero sottolineare quanto sia importante che le famiglie si chiedano spesso se vivono a partire dall’amore, per l’amore e nell’amore. Ciò, concretamente, significa darsi, perdonarsi, non spazientirsi, anticipare l’altro, rispettarsi. Come sarebbe migliore la vita familiare se ogni giorno si vivessero le tre semplici parole permesso, grazie, scusa. Ogni giorno facciamo esperienza di fragilità e debolezza e per questo tutti noi, famiglie e pastori, abbiamo bisogno di una rinnovata umiltà che plasmi il desiderio di formarci, di educarci ed essere educati, di aiutare ed essere aiutati, di accompagnati, di scernere e integrare tutti gli uomini di buona volontà”.

Tutti noi condividiamo questo sogno di una Chiesa misericordiosa, vicino a chi soffre, a chi è debole e stanco, ed è perciò che, nella nostra quotidianità, siamo chiamati ad edificare mattoncini di questa Chiesa, aiutandoci vicendevolmente a percorrere la strada con speranza e fiducia nello Spirito Santo che ci guida ed indirizza verso il bene comune Nei nostri Gruppi Famiglia, attraverso la lectio divina, la revisione di vita ed i campi estivi, possiamo ricaricarci di questo amore grande e misericordioso he deve continuare a sconvolgere le nostre vite e contagiare chi incrociamo ogni giorno. Le nostre relazioni, occasionali o permanenti, in famiglia, al lavoro, nel tempo libero, siano permeate sempre di gioia, ottimismo, coraggio e verità a partire dal vissuto di ognuno, come Gesù che accoglieva ed incontrava tutti, ciascuno, proprio lì dove la persona si trovava, senza giudicare.

Paolo VI è l’uomo della gioia

Il parroco di Concesio rilegge la Gaudete in Domino. Una gioia che diventa viva nel cuore dei giovani. E proprio ai giovani infatti sarà dedicata la Missione che le quattro parrocchie di Concesio hanno organizzato per il mese di settembre

Voci più o meno conosciute si sono succedute nella testimonianza della santità di Papa Montini e continueremo a farlo con più forza e convinzione, anche sollecitati dalle parole del nostro Vescovo, mons. Pierantonio Tremolada.

Quando la Chiesa proclama la santità dei suoi figli, li propone a tutti gli uomini come modelli di vita cristiana per la fedeltà con cui hanno vissuto il messaggio evangelico, per l’esemplarità con cui hanno risposto alla loro chiamata e per la disponibilità a lasciarsi trasformare dall’azione dello Spirito così da diventare uomini trasfigurati dalla grazia. Chiunque voglia cercare il percorso che ha portato Paolo VI all’onore degli altari, non può fare a meno di ricordare che il servizio alla Chiesa e agli ultimi, ai poveri, a coloro che vivono nelle periferie della vita, ne rappresenta la dimensione fondamentale. L’amore per la Chiesa e il suo popolo è stata infatti la ragione della sua scelta di vita.

Così egli sottolineava, alla chiusura dell’Anno Santo del 1975: «Facciamo immediatamente una domanda a noi stessi: se questo fosse il nostro destino di professarci « medici » di quella civiltà che andiamo sognando, la civiltà dell’amore? Il nostro primo dovere è appunto questo: di dedicarci alla cura, al conforto, all’assistenza, anche con sacrificio nostro, se occorre, per il bene di quell’umanità, che vorremmo vedere civile e felice; e se così, non sarebbe bene orientato il nostro programma?

Sì, fratelli! Bisogna avere sensibilità ed amore per l’umanità che soffre, fisicamente, socialmente, moralmente… Sogniamo noi forse quando parliamo di civiltà dell’amore? No, non sogniamo. Gli ideali, se autentici, se umani, non sono sogni: sono doveri. Per noi cristiani, specialmente. Pensiamoci con coraggio».

Un servizio alla Chiesa e agli uomini compiuti nel segno della gioia, Paolo VI è l’uomo della gioia. Colpisce quanto dichiarato da S. Giovanni Paolo II su Paolo VI: “Recava nel suo cuore la luce del Tabor, e con quella luce camminò sino alla fine, portando con gaudio evangelico la sua croce”. Pensandoci un poco, appare tutta la verità di questa affermazione: Paolo VI viveva la gioia, la coniugava con l’alfabeto del dolore, dell’interrogazione pensosa, dello stupore che evita il chiasso e lo sguardo distratto. Quanto incredibile fu la pubblicazione dell’esortazione apostolica Gaudete in Domino, del maggio dell’anno 1975; è stato un meditato e potente “inno alla gioia. La gioia c’è quando nel cristiano vive e fruttifica l’esperienza di Cristo, l’appartenenza alla Chiesa, la vita sacramentale, l’impegno di testimonianza e infine l’impegno di preghiera. Quando tutto questo c’è, allora, la gioia diventa piena e la realizzazione della persona umana completa.

E questa gioia deve essere ancor più viva nel cuore dei giovani: “Senza nulla togliere al calore con cui il nostro messaggio si indirizza a tutto il popolo di Dio, vogliamo rivolgerci più ampiamente, e con una particolare speranza, al mondo dei giovani. Se infatti la Chiesa, rigenerata dallo Spirito Santo, è in un certo senso la vera giovinezza del mondo potrebbe forse non riconoscersi spontaneamente, di preferenza, in quanti si sentono portatori di vita e di speranza, e impegnati ad assicurare il domani della storia presente? … Perciò, in questa esortazione sulla gioia cristiana, la ragione e il cuore ci invitano a rivolgerci decisamente ai giovani del nostro tempo. Lo facciamo nel nome di Cristo e della sua chiesa, che egli stesso vuole, malgrado le umane debolezze, ” tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata”, sono sempre parole di Paolo VI. Proprio ai giovani infatti sarà dedicata la Missione che le quattro parrocchie di Concesio hanno organizzato per  il mese di settembre, prima degli appuntamenti della Settimana Montiniana.

Con queste sollecitudini le Comunità parrocchiali di Concesio, in stretta unione con  la Diocesi, si preparano al giorno tanto atteso e desiderato.

La gioia di portare un po’ di speranza

Suor Raffaella Falco, nuova delegata Usmi della diocesi di Brescia, si racconta e descrive l’impegno delle consacrate nell’annuncio

Suor Raffaella Falco è la nuova delegata Usmi della Diocesi di Brescia. L’Usmi è l’Unione Superiore Maggiori d’Italia. Suor Raffaella della Congregazione delle Suore Operaie succede a suor Maria Cecilia Signorotto.

Classe 1967, è entrata nella famiglia religiosa delle Suore Operaie nel 1994 e ha emesso la prima professione nel 1998 (nel 2004 quella perpetua). Laureata in lettere, ha conseguito il diploma di specializzazione in comunicazioni sociali alla Gregoriana. Dopo l’esperienza in Piemonte, attualmente risiede nella casa di spiritualità di Fantecolo e si dedica alla pastorale giovanile e all’accoglienza.

Suor Raffaella, in cosa consiste il servizio dell’Usmi?

L’Usmi è un’unione che esprime e sviluppa la comunione tra gli istituti religiosi femminili che operano in Italia tra loro e con le diverse componenti della comunità ecclesiale. La parola stessa richiama l’unità. Tutto questo per cercare insieme delle risposte profetiche alle sfide della società. L’Usmi a Brescia ha il volto di tutte le suore che qui vivono e si riconoscono unite da un profondo senso di appartenenza non solo al proprio Istituto ma anche a quella realtà più ampia e più profonda che è la vita stessa.

Nel 2014 come Usmi avete iniziato un percorso intercongregazionale aperto al confronto e al lavoro con diverse associazioni e movimenti: è nata così la commissione donna. Quali risultati avete raggiunto? Che cosa state elaborando per il futuro?

Suor Cecilia, che mi ha preceduto in questo servizio, ha portato avanti la sua missione con intelligenza e profezia. In particolare, ha avuto l’intuizione di far nascere la Commissione Donna. Il lavoro con la collaborazione di diverse associazioni è stato finalizzato innanzitutto a un confronto per poi sfociare quest’anno nell’organizzazione di alcuni incontri con giovani donne nei vari convitti universitari. Ci auguriamo di dare continuità a questa bella intuizione che sentiamo profondamente nostra. Intendiamo portare avanti altre iniziative messe in campo, in particolare un bel cammino di collaborazione tra i consigli generali e provinciali che risiedono nel nostro territorio.

Nella festa di Gesù al Tempio, Papa Francesco ha detto che i consacrati e le consacrate sono l’alba perenne della Chiesa… Cosa possono dire oggi i consacrati al mondo contemporaneo?

I consacrati praticano lo sport del salto in lungo. Viviamo nella Chiesa uno slancio nel futuro, provando ad anticipare qui quanto ci attende in Paradiso. È una bella sfida. Da qui nasce la gioia di portare un po’ di speranza, un sorriso, uno sguardo positivo in un mondo dove sembra prevalere il negativo. È anche un aiuto a scoprire il senso della vita.

Il Papa ha chiesto anche ai consacrati e alle consacrate di andare controcorrente. Cosa significa questo nella sua vita?

Nella mia vita sento forte il richiamo del Vangelo che per me si esprime nel vivere i voti di castità, povertà e obbedienza. Il mondo si incaglia nella ricerca del potere, del possedere e del piacere. La bellezza dell’annuncio evangelico mi libera e mi ridona quella umanità bella che mi fa respirare la vita vera che in tanti momenti della mia vita ho assaporato e che non voglio perdere.

La crisi vocazionale ha colpito anche alcuni ambiti (pensiamo alla salute e alla scuola) nei quali storicamente operano i consacrati. Non è arrivato il tempo di ragionare maggiormente in maniera sinergica?

La sinodalità e la sinergia sono modalità in cui i consacrati credono. L’Usmi insieme con il Cism, con gli Istituti secolari, con l’Ordo Viduarum e con l’Ordo Virginum svolgono questo servizio di comunione. Prima di tutto noi consacrati siamo gente di Dio. Solo dopo viene la nostra professionalità che all’interno del carisma di ogni istituto rimane un servizio bello e prezioso, che forse però è sostituibile, mentre non è sostituibile la nostra consacrazione che brilla di più se brillano di più le altre consacrazioni.

Santo Natale: invito alla gioia e alla cooperazione

La ricorrenza del Santo Natale invita a meditare nella gioia la grandezza dell’Amore infinito di un “Dio che si fa carne, perché noi carne possiamo essere elevati a figli di Dio e partecipare alla Sua eredità eterna”. S. Cipriano afferma: “Ciò che l’uomo è, Cristo volle essere, affinché l’uomo potesse essere ciò che Cristo è”.

É un segno strano quello che gli angeli indicano ai pastori: “Troverete un bambino adagiato in una mangiatoia”. Ma è un “Bambino” che rivoluziona tutti i calcoli umani, che muta l’ordine dei valori stabiliti dall’egoismo e dalla superbia degli uomini. Il piccolo, infatti, diventerà simbolo di grandezza, il debole simbolo di fortezza, il povero simbolo di ricchezza. Ed è proprio in questa esigenza di conversione, di mutamento di pensieri e di valori che noi troviamo un invito alla gioia. Oserei dire che il Santo Natale _ come del resto la Pasqua _ è in modo particolare motivo e causa di gioia per chi soffre, tenuto per “piccolo, debole, povero” dalla società, ed invece in Cristo incarnato partecipa ad una “grandezza, fortezza e ricchezza” che supera ogni misura umana. É un invito alla gioia, perché il Natale è “Cristo che viene nel mondo per vivere le sorti dell’intera umanità… per riflettere ed emanare da Sé quanto di umano e di divino ha destinato a nostro conforto, a nostro esempio, a nostra salvezza” (Paolo VI).

É un invito alla gioia perché è giorno di liberazione e di salvezza. Il divino Bambino viene, infatti, a liberarci dai vincoli delle nostre colpe, che ci costringono ad una piccola e limitata statura di figli di Dio. Il Salmista canta questo mistero di libertà: “si allietino i cieli ed esulti la terra al cospetto di Dio perché viene” (Sal 90). E’ un invito alla gioia perché viene la Luce, la Luce vera che pone fine all’oscurità della notte, che illumina ogni nostro soffrire, che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, basta che sia animato dalla buona volontà di accoglierla. Il Natale è pure un invito all’amore.

Con la Sua venuta, il Bambino di Betlemme, porta con il dono di Se stesso, l’amore di cui abbiamo bisogno e, riannodando i nostri rapporti con il Padre celeste, ci rende uguali e fratelli tra noi. É anche un invito all’umiltà ed all’offerta. Facendosi carne Egli santifica e benedice le cose della terra, della vita, comprese le sofferenze che, per Suo intervento, “non sono più soltanto dispersione e strazio della vita. Cristo le ha trasformate in moneta di acquisto, in mezzo di riscatto, in pegno di resurrezione e di vita” (Paolo VI). Ma il Santo Natale, per molti, è anche giorno di tristezza e di nostalgia. Forse chi sente dalla voce di Cristo un richiamo al rinnovamento interiore e al pentimento e non l’ascolta; chi gioca al compromesso e vuol servire a due padroni, cercando scuse meschine per giustificarsi; chi, per interesse, si mette contro Dio. Chi è irretito da questi atteggiamenti non può godere la gioia del Natale. Per coloro che non accolgono la Luce non ci può essere che profonda tristezza e nostalgia. Di fronte a queste realtà domandiamoci: come possiamo aderire all’invito del Bambino di Betlemme e che cosa possiamo e dobbiamo fare per questi fratelli che non riescono ad uscire dalle tenebre. All’invito dobbiamo aderire come pastori.

Anche noi, come loro, dobbiamo andare al “Cristo Bambino” in fretta, con gioia, con fiducia, desiderosi di conoscerLo sempre di più, per amarLo, per metterci a Sua totale disposizione, per diventare nelle sue mani strumenti di amore e di gioia per gli altri. Di fronte all’amara constatazione delle tenebre che avvolgono ancora tanti fratelli, ricordiamo le parole che Paolo VI ha rivolto ad un gruppo di ammalati il 22 aprile 1972: “Ecco la raccomandazione che vi facciamo: sì, rimanete sempre in più intima comunione non solo con Cristo, ma col Suo Corpo Mistico, che è la Chiesa. Voi nella Chiesa avete la vostra missione come un prete ha la missione di confessare, di predicare, di dire la Messa. Chi soffre ha la missione di dare la sua sofferenza per gli altri”. Non meno significativi sono gli altri interventi, che nel corso del proprio lungo pontificato, Giovanni Paolo II ha rivolto alle persone ammalate e sofferenti. In esse ritorna con insistenza il riferimento a Cristo, che con la sua sofferenza e la sua morte, prese su di Sé tutta l’umana sofferenza, conferendo ad essa un nuovo valore. Di fatto – ricorda il Santo Padre – Egli chiama ogni ammalato, chiama ogni persona che soffre, a collaborare con Lui nella salvezza del mondo. Cogliamo allora con generoso slancio l’invito che ci rivolge il Padre e Fondatore del CVS e dei SOdC, il servo di Dio monsignor Novarese: “Se anche l’umanità non comprende il tuo sacrificio, non importa; continua a gettare fasci di luce su questa umanità e vedrai che poco alla volta il mondo si riscalderà e si orienterà a Gesù ed avremo, così la gioia di avere contribuito a salvarlo, noi che eravamo stimati gli ultimi della società”. Stringiamoci intorno al Cristo mistico ed offriamo con generosità e gioia tutte le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, le nostre fatiche, dopo averle rese preziose con la vita di grazia.

A cura di Maria Piccoli

La missione continua “in uscita” e la gioia diventa più grande

Situazione delle nostre comunità

Nella verifica di fine anno pastorale del cinque giugno scorso i nostri tre Consigli parrocchiali hanno constatato un certo progresso delle nostre comunità di Leno, Milzanello e Porzano circa la risposta al progetto pastorale dal tema “Comunità di discepoli missionari del vangelo della gioia”, anche se non in modo uniforme da parte delle diverse categorie di persone e discontinuo rispetto alla risposta alle proposte offerte. Soprattutto rimangono ancora da approfondire la coscienza di appartenenza alla Chiesa, il senso dell’identità cristiana, la consapevolezza del significato comunitario della fede, il primato della Parola e dell’eucaristia domenicale. La collaborazione di tanti volontari, soprattutto negli oratori, non corrisponde sempre ad una motivazione di fede o di appartenenza cristiana ed è difficile condurli su questa strada. E’ positivo, comunque, il fatto che essi si avvicinino in questo modo, anche perché ci dà la possibilità di esercitare la missionarietà ecclesiale.

Le molte proposte offerte durante l’anno per creare occasioni di annuncio del Vangelo di Gesù (lectio divina, catechesi, itinerari di formazione, esercizio della carità, liturgia, esperienze spirituali, testimonianze …) sono state occasioni ottime, ma non sempre accolte e vissute allo stesso modo e non sempre sono riuscite a suscitare una “conversione” nello stile di vita o una continuità, al fine di poter maturare vere scelte cristiane all’interno della vita famigliare, professionale, scolastica, ricreativa e sociale in genere. Pare, anzi, che anche la frequenza alla Messa domenicale sia ancora in calo, non solo da parte dei ragazzi e giovani, ma anche degli adulti.

Con questo, ci sono molti volontari che vivono il loro servizio alla comunità in senso missionario: col desiderio, cioè, di aiutare i fratelli ad incontrare Gesù, scoprendo che è Lui il senso pieno della nostra vita, Lui la gioia che cerchiamo, Lui il compimento di ogni nostra ricerca e di ogni nostro desiderio. Questi fratelli hanno compreso che per essere veri missionari non è sufficiente collaborare alla missione della Chiesa, che è la continuazione di quella di Gesù, ma è necessario sentirsi corresponsabili, assumendo in pieno il mandato di Gesù: “Andate! Io vi mando … Voi mi sarete testimoni … chi ascolta voi, ascolta me”, condividendo, nello stile laicale, l’impegno dei sacerdoti. Questo mandato, infatti, non è solo per i Dodici Apostoli, ma è per tutti i discepoli, per ciascuno di noi e con Paolo anche noi dobbiamo saper dire: “Guai a me se non predico il Vangelo” (1 Cor 9,16).

Ci rimane, dunque, l’impegno di immedesimarci con il Vangelo di Gesù e diventare “vangelo vivente”.

E’ necessario, per questo, prendere coscienza che esercitare la missionarietà non consiste soprattutto nel tendere la mano a coloro che non frequentano più la comunità cristiana e “tirarli dentro”; oppure cercare di ottenere adesioni al cristianesimo di coloro che appartengono ad altre religioni, ma è urgente “uscire verso” gli altri, avendo il coraggio di cambiare stile di vivere l’appartenenza alla comunità cristiana e di approccio a coloro che non vi appartengono ancora o ne sono usciti. Non dobbiamo aspettare, dobbiamo uscire ad annunciare e a chiamare. Forse è necessario dire meno rosari e dare più tempo alle relazione personali; fare meno chiacchiere e più opere di bene (“lungo il cammino non attardatevi in lunghi saluti” Lc 10,4b); prendere sul serio l’ impegno di vita cristiana (sembra, infatti, che tutti gli altri impegni prevalgano sempre, come se gli impegni che ci prendiamo con la comunità cristiana e con il Signore fossero aleatori, quasi insignificanti, al punto che basta poco per venir meno all’impegno assunto); impegnarsi di più per la formazione cristiana propria e dei propri figli che per la cura estetica del corpo, l’attività sportiva e fisica, per evitare la schizofrenia di vita, che è lo squilibrio tra un’esagerata crescita fisico-culturale-sociale e, a volte, un’inesistente o minima vita spirituale, che pure è necessaria quanto o più della prima.

Ci aspetta, allora, un nuovo anno impegnativo, ma certamente entusiasmante, se preparato e vissuto nella consapevolezza che la nostra ricompensa riposa nella gioia di poter vivere e annunciare il vangelo, come dice l’Apostolo: “Quale sarà, dunque, il mio merito? Che, predicando io offra il Vangelo gratuitamente” (1Cor 9,18); Gesù stesso ci dice: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8), così che la nostra gioia consiste non tanto in ciò che riusciamo a fare, a far fruttificare e ad avere come ritorno di successo, di immagine, di quantità di persone “convertite”, ma semplicemente nel fatto che “i nostri nomi sono scritti in Cielo” (Lc 10,20) e nella certezza che davanti al Padre, che si interessa anche dei passeri del cielo, noi “valiamo ben più di molti passeri” (10,31).

Ecco il senso e il motivo della nostra missionarietà: vivere e annunciare il Vangelo di Gesù perché siamo convinti che è bello essere cristiani ed è giusto che tutti lo sappiano e abbiano la possibilità di partecipare alla nostra gioia. L’Apostolo Paolo ritiene che i vantaggi acquistati attraverso l’impegno umano di fatica, intelligenza, conoscenza, appartenenza originaria al popolo Ebreo e tutto ciò che l’ha portato al successo umano sono una “perdita a paragone della sublime conoscenza di Gesù Cristo, mio Signore, per il cui amore ho accettato di perderli tutti, valutandoli rifiuti, per guadagnare Cristo ed essere in Lui e per conoscere Lui con la potenza della sua risurrezione e la partecipazione alle sue sofferenze … per giungere alla risurrezione dei morti” (Fil 3,8-10).

Se nella vita non facciamo tutto per la gioia di appartenere a Cristo e di offrire anche agli altri la possibilità di entrare in questa gioia e abbiamo altri fini, non possiamo dirci cristiani e tanto meno possiamo essere missionari.

Il mondo adulto deve impegnarsi in questo senso, per poter manifestare alle generazioni giovani che il mondo può rinnovarsi e migliorare la vita solo se riconosce le sue origini in Dio e nell’amore che Dio ha riversato in noi con Gesù Cristo.

Obiettivi di questo anno pastorale

Ecco allora le mete del lavoro che ci aspetta in questo nuovo anno pastorale.

  • Approfondire la conoscenza della nostra realtà, zona per zona, per essere meglio preparati ad annunciare il Vangelo e ad esercitare la carità
  • Approfondire la coscienza della nostra appartenenza alla Chiesa missionaria
  • Motivare cristianamente ogni scelta, ogni iniziativa, ogni proposta pastorale, facendo emergere la gioia.
  • Cercare vie nuove per andare incontro ai giovani e aiutarli a trovare la gioia della scelta di Cristo, per il compimento pieno della loro vita.
  • Far diventare la vita della comunità una festa, non perdendo occasione per sottolineare che, al di là dei risultati, ciò che importa ed è motivo di gioia e di festa è l’appartenenza a Gesù Cristo nella sua Chiesa.

Itinerario da percorrere e mezzi da utilizzare

Lavorare sul materiale consegnato ad ogni zona per approfondire la conoscenza di coloro che la abitano: numero degli abitanti e dei nuclei famigliari, loro composizione, nazionalità, distribuzione nelle varie fasce di età, ecc. Anche questa conoscenza, che pure è ancora superficiale, ci aiuta a farci un’idea più chiara di come ci si deve muovere all’interno del territorio. Certo, si tratta poi di approfondire il rapporto con le persone e le famiglie, per entrare in un dialogo che permetta loro di aprirsi ed esprimere i loro veri bisogni, ma anche le loro disponibilità a contribuire al bene della comunità, secondo le proprie capacità e caratteristiche.

Per approfondire la coscienza dell’appartenenza ad una Chiesa missionaria

  • l’assemblea parrocchiale d’inizio anno è uno dei mezzi: siamo convocati come comunità dei discepoli del Signore, ci riconosciamo fratelli, invochiamo lo Spirito Santo, che ci costituisce Chiesa di Cristo, ascoltiamo la Parola di Gesù ed accogliamo il suo mandato ad essere discepoli là dove e come il Signore ci vuole: battezzati, genitori, consacrati, ministri ordinati, studenti, professionisti, operai, imprenditori, sani, malati, pendolari, stanziali…
  • la Messa domenicale e l’ascolto della Parola sono fondamento e alimento per poter esprimere la nostra missionarietà. Per questo avremo cura speciale nel preparare e partecipare in modo attivo alla liturgia, attraverso l’esercizio dei diversi ministeri: presidenza, canto, musica, proclamazione della Parola, raccolta per i bisogni della comunità e dei poveri, pulizia e decoro degli ambienti comunitari …
  • momenti formativi per le diverse categorie di persone: catechesi battesimale e accompagnamento dei genitori degli infanti, catechesi per i ragazzi e genitori dell’ICFR; lectio divina settimanale per preparare l’annuncio domenicale della Parola; corso di formazione per i catechisti; centri di ascolto.
  • Approfondimento delle relazioni personali tra collaboratori-corresponsabili e volontari, coloro che svolgono un servizio o hanno un compito specifico nella parrocchia, anche attraverso alcuni incontri comunitari durante l’anno, per testimoniare la comunione all’interno della parrocchia.
  • Impegno a vivere la nostra missionarietà nei luoghi e nelle relazioni della nostra vita ordinaria. Ovunque siamo, qualsiasi stato di vita viviamo, qualsiasi professione abbiamo là il Signore ci manda a vivere la nostra testimonianza cristiana, là siamo missionari della gioia.
  • Esercitarci ad avere gli occhi e il cuore puro per non giudicare, non mormorare, non sentirci superiori agli altri, ma andare loro incontro e accoglierli per comunicare la gioia  evangelica.
  • Continuare le attività caritative e missionarie già in atto: centro di ascolto caritas (con le sue iniziative: briciole lucenti, micro-credito, prestito solidale, accompagnamento, alfabetizzazione, servizio sanitario, ecc.), distribuzione alimenti (nonsolonoi), menonera missionaria e il sostegno ai missionari “ad gentes”, il servizio ai malati e anziani da parte dei ministri della comunione eucaristica e di altri volontari, il Centro di aggregazione giovanile (CAG), i GREST e tutte le attività degli oratori.
  • Continuare le attività di pastorale famigliare: preparazione dei fidanzati al matrimonio, accompagnamento dei gruppi famiglia, approfondimento dei temi inerenti l’amore, la vita, la famiglia, attraverso incontri o piccoli convegni. Formare un’equipe battesimale per sostenere il cammino di preparazione delle famiglie al Battesimo dei figli e per l’accompagnamento successivo. Formare un gruppo preparato per l’animazione della pastorale famigliare.
  • Far funzionare la cappellania ospedaliera per un servizio più continuativo e  efficace ai malati nell’ospedale e nel territorio.
  • Potenziare l’uso della radio parrocchiale per giungere a coloro che non possono fisicamente partecipare alla vita liturgica e formativa della comunità. Per questo la lectio divina settimanale sarà radiotrasmessa.
  • Creare “laboratori” diversificati per giovani universitari e per giovani lavoratori, che diventino una fucina di “idee buone” per offrire autentiche prospettive di un futuro costruito non più su illusioni e progetti preconfezionati da chi vuole ricavare profitto, ma sull’amore che la Chiesa, “esperta in umanità”, offre in modo gratuito e oblativo, perché tutto ha ricevuto dallo Spirito di Cristo e tutto è chiamata a donare con gratuità.
  • Continuare la proposta della via Crucis vivente e quella per le strade del paese; come pure le Messe e il rosario del mese di maggio per coinvolgere nell’annuncio del Vangelo le persone nelle loro case.

Ricuperare le motivazioni del nostro agire

Il Consiglio pastorale è impegnato a fare discernimento per motivare cristianamente ed evangelicamente ogni scelta e ogni proposta pastorale, coinvolgendo i soggetti interessati. Questo stile deve diventare comune a tutti i gruppi e associazioni della parrocchia, ad ogni famiglia e ad ogni persona. Ci si deve sempre interrogare se ciò che stiamo facendo è conforme al Vangelo, in sintonia con la Chiesa, per il bene della comunità cristiana e della società e, quindi, risponde alla volontà di Dio. Ciò richiede di rimanere in atteggiamento di preghiera, di invocazione allo Spirito e in comunione con i fratelli.

Il mondo giovanile

Andare incontro al mondo giovanile per offrirgli la gioia del Vangelo di Gesù, che dà senso alla vita. L’obiettivo è aiutare i giovani a

  • prendere coscienza del valore della fede cristiana come necessario fondamento per vivere con intensità la propria vita
  • maturare il senso di appartenenza alla comunità cristiana, in una celebrazione gioiosa della vita nella celebrazione domenicale della Parola e dell’eucaristia, per attingere qui l’alimento per la propria fede e la gioia di sentirsi chiamati e mandati ad essere testimoni del Risorto.

Oggi sappiamo quanto sia difficile coinvolgere i giovani nella vita cristiana. E’ necessario che facciamo un’analisi sul perché i giovani si allontanano dalla comunità cristiana e se ne stanno lontani; perché gli adolescenti partecipano alle attività dell’oratorio, ma non alla Messa domenicale e agli altri sacramenti. Occorre che, con molta onestà e serenità, ricerchiamo quali sono le responsabilità degli adulti, della comunità cristiana, delle famiglie e, perché no, degli stessi giovani per poter trovare una strada per andare loro incontro e riproporre il Vangelo nei modi loro comprensibili, che facciano cogliere loro la bellezza dell’incontro con Gesù, riprendere ad assaporare la vita come meravigliosa avventura e ritrovare speranza in un futuro pieno di risorse anche per loro.

Per questo, come ha fatto Gesù con i due discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24) è necessario che andiamo a “cercarli” là dove stanno fuggendo, sospinti dalle delusioni, incomprensioni, illusioni, per “accompagnarli” lungo un tratto di cammino che risvegli in loro la memoria di un incontro che ha segnato la loro vita (quello con Gesù mentre erano bambini), di un gesto che ricorda loro momenti belli (quello della Chiesa che li ha avvicinati a Gesù e li ha accompagnati), di un dono che ancora portano in cuore (il primo incontro con Gesù nell’eucaristia), di una Parola che li faceva sognare e li portava in Cielo con la loro fantasia. E poi, “renderci trasparenti” e tirarci in disparte perché possano incontrare non noi, ma Gesù che si è servito di noi per riportarli a “Gerusalemme”, alla Chiesa, la comunità fondata sulla fede in Colui che era morto ed ora vive, dove possano gioire con i fratelli per l’incontro con il Risorto e ripartire, non più per allontanarsi da Gerusalemme, ma per portare la “Gerusalemme” della fede e dell’incontro con il Risorto a coloro che ancora non l’hanno incontrato e non possono godere di questa gioia e di una vita piena.

La festa

Come comunità, anche per manifestare la gioia della nostra appartenenza a Cristo mediante la Chiesa, siamo chiamati a far festa, soprattutto nei momenti del “raccolto dei frutti della grazia”. Ecco allora l’invito a partecipare e condividere i momenti di gioia: battesimo, cresima e prima comunione, matrimonio, anniversari di matrimonio, mete particolari (maturità, laurea, inizio di una nuova azienda, ecc.), guarigione da una malattia insidiosa, ecc. Tutti questi non sono eventi privati, ma fanno parte del cammino della comunità: perché allora non partecipare alla celebrazione comunitaria dei battesimi, della cresima, della prima comunione, anche se non abbiamo parenti o amici fra quelli che ricevono questi sacramenti? Perché, invece che stare solo a guardare la sposa che arriva sul sagrato, non entriamo in chiesa a condividere il momento della preghiera e testimoniare la nostra gioia per il sacramento che i due nubendi celebrano?

Uno degli impegni che chiediamo al gruppo di pastorale famigliare è che sia disponibile ad aiutare i fidanzati a preparare la liturgia del matrimonio. Il desiderio è che essi non debbano andare a questuare qua e là l’organista, il cantore, i lettori, ecc. per preparare il loro giorno di festa, perché a tutto questo pensa la comunità, che è loro vicino nella preparazione e, poi, nell’accompagnamento.

Un momento importante di festa per la comunità è la festa patronale, che riesce a coinvolgere, almeno in parte, anche la comunità civile.

Anche le altre feste non liturgiche hanno la loro importanza nella vita della comunità: pensiamo alla festa dell’oratorio, della solidarietà della caritas-nonsolonoi, della famiglia, di “mezza estate”, del torneo di calcio, alle feste delle varie associazioni ospitate dall’oratorio, al torneo di briscola, ecc. Tutte diventano, non solo momento bello di aggregazione, ma occasione per curare e approfondire le relazioni e scambiarsi esperienze arricchenti. I nostri oratori ospitano spesso anche le feste di compleanno: anche queste sono occasioni per dimostrare l’accoglienza della comunità e intessere relazioni nuove, che, forse non avrebbero altre occasioni.

Certo, noi non dobbiamo mai dimenticare che il fine di ogni nostra attività è l’incontro con Gesù Cristo; ma ad alcuni serve una gradualità che passa attraverso esperienze propedeutiche, che fanno fare l’esperienza della bontà e capacità di accoglienza della comunità ecclesiale; è l’esperienza dello star bene con i cristiani. Da qui può nascere un cammino che porta all’incontro personale con Gesù.

Conclusione

Le mete che ci poniamo in questo cammino non sono molto diverse da quelle dello scorso anno, anzi, alcune si ripetono, come pure le attività e i cammini proposti. Questo a significare che il cammino non raggiunge immediatamente la meta e che è necessario perseverare nell’esercizio della pazienza, dell’impegno missionario e della carità.

Il Signore ci concede ancora tempo, energie e grazia; lo Spirito Santo rinnova i suoi sette doni dentro di noi, perché abbiamo fiducia che nulla cade nel vuoto e che, se accettiamo la sfida della fatica della ricerca condivisa con la comunità e mettiamo in atto tutto il nostro amore per testimoniare, in una visione missionaria della vita cristiana, la gioia dell’incontro con il Risorto nella Chiesa, i frutti verranno e lo Spirito li farà maturare a tempo debito. Questa è la fede: operare come se tutto dipendesse da noi, nella consapevolezza che l’opera è di Dio.

Così ha fatto la Vergine Maria, madre di Gesù e madre della Chiesa: attenta ai bisogni degli uomini, li ha indicati a Gesù e ha lasciato che fosse Lui a decidere il da farsi; ha però incoraggiato i servi a fidarsi di Lui e a fare ciò che Lui avrebbe chiesto. Ella invita anche noi a essere attenti ai bisogni dei fratelli e ad andare loro incontro, secondo le modalità che Gesù ci indica, anche se al momento possono sembrare strane e inefficaci, col rischio di fare brutta figura, come quando i servi sono stati invitati a portare in tavola l’acqua: e se non si fosse trasformata in vino? Che figura! Ma loro, su consiglio di Maria, si sono fidati e hanno operato come Gesù ha loro chiesto, così sono stati veicolo di un prodigio e la parola di Gesù si è compiuta attraverso di loro.

Invochiamo Maria perché ci aiuti a fidarci di Gesù e, come lei, a lasciare agire in noi la grazia dello Spirito Santo, perché si compia in noi e attraverso di noi la parola del Signore.

Scheda di lavoro per consigli pastorali

  • L’impostazione della “Proposta di progetto pastorale” può essere accolta e proposta alla comunità? Quali tagli fareste? Quali eventuali aggiunte? Quali altre correzioni?
  • Circa la presenza dei giovani nella nostra comunità, proviamo a valutare le seguenti realtà:
    Come è la loro presenza nella vita della comunità? Quanti sono, che tipo di presenza, come sentono la loro appartenenza alla comunità, che cosa prendono e che cosa danno alla comunità?
    Ci sforziamo di comprenderli nei loro bisogni, nei loro linguaggi, nel loro entusiasmo, nelle loro paure, nelle loro solitudini … non per giudicarli, ma per incoraggiarli, sorreggerli, illuminarli e lasciarci ammaestrare anche da loro, soprattutto per imparare i “nuovi linguaggi del Vangelo”?
    Come raggiungerli, quali mezzi o occasioni possiamo utilizzare per farci loro compagni, in modo da poter entrare in dialogo con loro e parlare del Vangelo?
    Ci avviciniamo ai giovani come amici e li accompagniamo quasi come “padri e maestri”, irradiando gioia e speranza?
  • Se ci fosse offerta la possibilità di parlare ai giovani della nostra comunità, che messaggio potremmo offrire loro: quali speranze, quali domande, quali sollecitazioni, quanto tempo, quali consolazioni, quali testimonianze, quale annuncio? Proviamo a scrivere loro un messaggio.

La gioia della Pasqua

La giornata è splendida. Il sole è accecante, tanta è la luce che emana. É quasi primavera e la natura, rispondendo alla luce ed al calore, si sveglia piano piano dal letargo invernale. La luce svela i colori: i primi blu delle violette, i gialli appena abbozzati della forsizia, impaziente di aprire i suoi petali, per lasciarsi baciare dal sole, così come i narcisi, i verdi teneri delle gemme degli alberi e dell’erbetta nuova.

Chi più di madre Natura, a primavera, dà un messaggio di rinascita, un annuncio di vita nuova, una profusione di luce? Il contrasto tra il sonno invernale e la prorompente vitalità della primavera è evidente.

A mio avviso è il più bel paragone di cui possiamo servirci per capire la Pasqua, nel suo vero significato di luce che sconfigge la tenebra. La Pasqua cristiana, attingendo dalla tradizione pasquale ebraica, che celebra il ritorno alla libertà del popolo ebraico in schiavitù, significa passaggio dal baratro della morte alla libertà della vera vita. I fiori, le piante, in inverno non muoiono, dormono per ricostituirsi e rinascere a primavera.

Gesù Cristo è morto, ucciso dagli uomini che non hanno saputo o voluto vedere la verità della sua parola e delle sue azioni. Egli ha sconfitto la morte ed è vivo:

“vivo, non rianimato, non vivo nel nostro pensiero, ma veramente risorto , che ci crediamo o no, che ce ne accorgiamo o no.”

La Resurrezione fa della fede cristiana la religione della gioia, perché risorgendo Gesù ha donato una grande luce all’umanità avvolgendola di speranza. Certo, ognuno di noi vive i propri inverni, fa, ogni giorno, i conti con i propri limiti, ma volerli superare significa aprire il cuore alla speranza, accorgerci della luce per imparare ad amarci e ad amare e la gioia ci contaminerà.

“Mendicanti di gioia apriamo il cuore allo stupore di Dio, corriamo al sepolcro e, infine, superiamo il dolore. Perché se Dio non può riempire il nostro cuore di gioia, allora nulla e nessuno lo può fare e la vita è tenebra e inganno.”

Gioiosa Pasqua a tutti!

Comunità di discepoli missionari della “gioia”

Il progetto pastorale delle nostre tre parrocchie

L’impegno pastorale che ci aspetta in questo anno prende le mosse dalla lettera pastorale del nostro Vescovo Luciano, che ci chiede di avere come orizzonte l’Evangelii Guadium di Papa Francesco. Il nostro desiderio, in risposta a queste sollecitazioni, è quello di diventare sempre più una comunità (un corpo unito dalla grazia dello Spirito) di discepoli (cristiani alla sequela del Maestro) missionari (mandati da Gesù) che, insieme, vivono e portano il Vangelo della gioia. “LA CHIESA ‘IN USCITA” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano”. (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 24). A Partire da questo enunciato di Papa Francesco, i tre Consigli pastorali di Leno, Milzanello e Porzano nell’ultimo incontro e nella giornata comunitaria di giugno hanno cercato di rilevare la situazione della tre comunità parrocchiali, proprio a partire da questi cinque verbi, per impostare un itinerario per il nuovo anno pastorale 2016-17, illuminati ora dalla lettera pastorale del nostro Vescovo Luciano “Il Regno di Dio è vicino”.

Situazione delle nostre tre Comunità Parrocchiali.

Nella verifica fatta, abbiamo riconosciuto che, pur se sono comunità intensamente impegnate nel cammino di fede, c’è ancora da lavorare sulla consapevolezza di essere Chiesa, comunità di persone che contano non tanto sulle proprie forze, quanto sull’azione dello Spirito Santo, artefice di comunione e che offre i suoi doni per l’opera affidata alla Chiesa da Gesù.
Anche se non manca la partecipazione di molti all’Eucaristia domenicale e l’annuncio-ascolto della Parola di Dio, resta, però, forte la necessità di rimarcare come vada messo al primo posto sia l’Eucaristia domenicale che la Parola, attraverso cui Dio si comunica all’uomo. Ci rimane, inoltre, molta strada da fare per diventare famigliari del Vangelo.

Nelle nostre comunità serpeggia la paura della “specificità” del cristianesimo, di mostrarsi per quel che siamo, discepoli di Gesù, per paura di essere troppo “diversi” e ciò rende più difficile “accogliere” le dif- ferenze culturali e religiose come ricchezza e stimolo ad approfondire, vivere e annunciare la nostra fede.
Nelle nostre comunità c’è ancora troppo individualismo, che impedisce l’ “uscita” verso gli altri e il coinvolgimento da parte loro e, perciò, rende difficile una vera e propria azione missionaria all’interno della comunità e verso l’esterno di essa. E’, quindi, necessario un cammino di superamento dell’individualismo della fede, riscoprendo il suo carattere comunitario in una Chiesa di popolo.

LE FORZE DISPONIBILI per sostenere un cammino di rinnovamento e di approfondimento della vita di fede dentro la comunità ed esprimerla nella modalità missionaria, propria della Chiesa, sono notevoli: i numerosi catechisti, i molti volontari nei diversi settori della pastorale, i membri dei diversi gruppi (caritas-nonsolonoi, AGE, commissione missionaria, commissione famiglia, cori, lettori e anima- tori liturgici, sportivi, culturali, musicali, i gruppi di manutenzione degli ambienti, il Centro Ricreativo Porzanese, il gruppo Nonsolomamme, l’ANSPI, ecc.), le nostre preziose suore, i sacerdoti, il Consiglio Pastorale e quello degli Affari Economici, il Consiglio dell’oratorio, i genitori dell’ICFR… Come si vede le forze non mancano! Tutto sta ad unirle e indirizzarle verso le mete comuni, scelte per il nostro cammino di “comunità di discepoli missionari della gioia”.

Le mete da raggiungere

  1. Prendere coscienza di essere Chiesa missionaria
  2. Prendere iniziative per esprimere la missionarietà della nostra comunità
  3. Lasciarsi coinvolgere e coinvolgere gli altri, perché la comunità cresca nella vivacità della vita di fede
  4. Lasciarsi accompagnare e accompagnare gli altri nel cammino di fede e nell’espressione della missionarietà
  5. Far festa insieme nel momento della “raccolta dei frutti” che Dio vorrà concederci: sacramenti, feste patronali, festa della riconciliazione, anniversari di matrimonio, di ordinazione, di consacrazione, mete raggiunte da qualche membro della comunità, ecc.

Itinerario per raggiungere queste mete

1. Per meglio prendere coscienza di essere Chiesa missionaria

  • L’assemblea parrocchiale d’inizio anno è uno dei mezzi: siamo convocati come comunità dei discepoli del Signore, ci riconosciamo fratelli, invochiamo lo Spirito Santo, che ci costituisce Chiesa di Cristo, ascoltiamo la Parola di Gesù ed accogliamo il suo mandato ad essere discepoli là dove e come il Signore ci vuole: battezzati, genitori, consacrati, ministri ordinati, studenti, professionisti, operai, imprenditori, sani, malati, pendolari, stanziali…
  • Inoltre la Messa domenicale e l’ascolto della Parola sono fondamento e alimento per poter esprimere la nostra missionarietà. Per questo avremo cura speciale nel preparare e partecipare in modo attivo alla liturgia, attraverso l’esercizio dei diversi ministeri: presidenza, canto, musica, proclamazione della Parola, raccolta per i bisogni della comunità, pulizia e decoro degli ambienti comunitari…
  • A questo si aggiungono i momenti formativi per le diverse categorie di persone: catechesi battesimale e accompagnamento dei genitori degli infanti, catechesi per i ragazzi e genitori dell’ICFR; lectio divina settimanale per preparare l’annuncio domenicale della Parola; corso di formazione per giovani e adulti sul tema della missionarietà; corso di formazione per i catechisti; centri di ascolto.

2. Le iniziative per esprimere la missionarietà della nostra comunità.

  • Approfondimento delle relazioni personali tra collaboratori-corresponsabili e volontari, coloro che svolgono un servizio o hanno un compito specifico nella parrocchia, anche attraverso alcuni incontri comunitari durante l’anno, per testimoniare la comunione all’interno della parrocchia.
  • Impegno a vivere la nostra missionarietà nei luoghi e nelle relazioni della nostra vita ordinaria. Ovunque siamo, qualsiasi stato di vita viviamo, qualsiasi professione abbiamo là il Signore ci manda a vivere la nostra testimonianza cristiana, là siamo missionari della gioia.
  • Esercitarci ad avere gli occhi e il cuore puro per non giudicare, non mormorare, non sentirci superiori agli altri, ma andare loro incontro e accoglierli per comunicare la gioia evangelica.
  • Continuare le attività caritative e missionarie già in atto: centro di ascolto (con le sue iniziative: briciole lucenti, micro-credito, prestito solidale, accompagnamento, alfabetizzazione, servizio sanitario, ecc.), distribuzione alimenti (nonsolonoi), menonera missionaria e il sostegno ai missionari “ad gentes”, il servizio ai malati e anziani da parte dei ministri della comunione eucaristica e di altri volontari, il Centro di aggregazione giovanile (CAG), i GREST e tutte le attività degli oratori.
  • Continuare le attività di pastorale famigliare: preparazione dei fidanzati al matrimonio, accompagnamento dei gruppi famiglia, approfondimento dei temi inerenti l’amore, la vita, la famiglia attraverso incontro o piccoli convegni.
  • Costituzione (già in atto) della Cappellania ospedaliera per un servizio più continuativo e efficace ai malati nell’ospedale e nel territorio.
  • Rendere sempre più disponibile e aggiornato il sito internet della nostra parrocchia anche per coloro che vengono da altre religioni, altre culture, altre nazioni. A tale proposito è già in atto la creazione di trasmissione in podcast (radio di informazione su internet, attraverso il sito dell’oratorio) da parte dei ragazzi dell’oratorio.
  • Potenziare l’uso della radio parrocchiale per giungere a coloro che non possono fisicamente partecipare alla vita liturgica e formativa della comunità. Per questo la lectio divina settimanale sarà radiotrasmessa.
  • Formeremo un’ equipe battesimale per sostenere il cammino di preparazione delle famiglie al Battesimo dei figli e per l’accompagnamento successivo.
  • Creeremo due “laboratori” diversificati per giovani universitari e per giovani lavoratori, che diventino una fucina di “idee buone” per offrire autentiche prospettive di un futuro costruito non più su illusioni e progetti pre-confezionati da chi vuole ricavare profitto, ma sull’amore che la Chiesa, “esperta in umanità”, offre all’umanità in modo gratuito e oblativo, perché tutto ha ricevuto dallo Spirito di Cristo e tutto è chiamata a donare con gratuità.
  • Continueremo la proposta della via Crucis vivente, e quella per le strade del paese; come pure le Messe e il rosario del mese di maggio per coinvolgere nell’annuncio del Vangelo le persone nelle loro case.

3. Per lasciarci coinvolgere e coinvolgere gli altri in questo cammino, siamo chiamati al discernimento spirituale personale per essere illuminare dallo Spirito Santo circa il compito che chiede a ciascuno: per questo è opportuno che ci lasciamo accompagnare da una guida spirituale. Ci impegniamo poi come comunità cristiana ad un discernimento comunitario, guidati dalle indicazioni del nostro Vescovo, per ideare progetti che tengano conto e coinvolgano le altre realtà locali (Amministrazione Comunale, associazioni locali, volontariato, religioni, identità culturali diverse dalla nostra, ecc.). Allo stesso tempo saremo disponibili, sia come singoli che come comunità, a collaborare con responsabilità a proposte che altre realtà ci offrano, purché siano per il bene dei singoli e della società e non contrastino con la proposta evangelica.

4. Per crescere nella vita di fede e compiere la missione di evangelizzazione e di testimonianza del Vangelo è necessario l’ accompagnamento. Un cristiano non può mai essere solo perché la natura del cristianesimo è comunitaria, Dio stesso è comunità di tre Persone e ha voluto salvare gli uomini non singolarmente, ma come popolo. Inoltre, per continuare la sua opera di salvezza per tutte le generazioni della storia, Gesù si è messo nelle mani della Chiesa e ha a dato a lei i sacramenti, la Parola e il comandamento dell’amore. Grazie a questi il cristiano può vivere la sua vita di fede e compiere la sua missione di testimonianza evangelica. Non può, dunque, vivere lontano dalla comunità cristiana dalla quale solo ha ricevuto e può ricevere gli alimenti spirituali per la sussistenza; non può rifiutare l’ac- compagnamento della comunità. E, del resto, la comunità non può non interessarsi e accompagnare i suoi membri, che, senza di lei, rischiano la morte spirituale. Da qui la necessità che non manchi la celebrazione dei sacramenti, l’annuncio della Parola e l’offerta dell’amore cristiano da parte della Parrocchia, ma anche l’urgenza che i cristiani si accostino a questi doni offerti. Sentirsi accompagnati così ci investe di un desiderio di diventare a nostra volta accompagnatori degli altri, sia come singoli che come comunità; sia nei momenti tristi come in quelli felici. A volte può essere un accompagnamento spirituale (preghiera, vicinanza o guida spirituale, perdono, riconciliazione …): a tal proposito sarebbe bello che tutte le persone che possono partecipino ai funerali, anche se chi viene funerato non è conosciuto personalmente. A volte è un sostegno fisico o materiale (un aiuto nella malattia, un aiuto economico … ).

5. Come comunità, anche per manifestare la gioia della nostra appartenenza a Cristo mediante la Chiesa, siamo chiamati a far festa, soprattutto nei momenti del “raccolto dei frutti della grazia”. Ecco allora che siamo invitati a partecipare e condividere i momenti di gioia: battesimo, cresima e prima comunione, matrimonio, anniversari di matrimonio, mete particolari (maturità, laurea, inizio di una nuova azienda, ecc.), guarigione da una malattia insidiosa, ecc. Tutti questi non sono eventi privati, ma fanno parte del cammino della comunità: perché allora non partecipare alla celebrazione comunitaria dei battesimi, della cresima, della prima comunione, anche se non abbiamo parenti o amici fra quelli che ricevono questi sacramenti? Perché, invece che stare solo a guardare la sposa che arriva sul sagrato, non entriamo in chiesa a condividere il momento della preghiera e testimoniare la nostra gioia per il sacramento che i due nubendi celebrano? Uno degli impegni che chiediamo al gruppo di pastorale famigliare è che sia disponibile ad aiutare i fidanzati a preparare la liturgia del matrimonio. Il desiderio è che essi non debbano andare a questuare qua e là l’organista, il cantore, i lettori, ecc. per preparare il loro giorno di festa, perché a tutto questo pensa la comunità, che è loro vicino nella preparazione e, poi, nell’accompagnamento.
Un momento importante di festa per la comunità è l’ occasione delle feste patronali, che riescono a coinvolgere, almeno in parte, anche la comunità civile. Anche le altre feste non liturgiche hanno la loro importanza nella vita della comunità: pensiamo alla festa dell’oratorio, della solidarietà della caritas-nonsolonoi, della famiglia, di “mezza estate”, del torneo di calcio, alle feste delle varie associazioni ospitate dall’oratorio, al torneo di briscola, ecc. Tutte diventano, non solo momento bello di aggregazione, ma occasione per curare e approfondire le relazioni e scambiarsi esperienze arricchenti.
I nostri oratori ospitano spesso anche le feste di compleanno: anche queste sono occasioni per dimostrare l’accoglienza della comunità e intessere relazioni nuove, che, forse non avrebbero altre occasioni.
Certo, noi non dobbiamo mai dimenticare che il fine di ogni nostra attività è l’incontro con Gesù Cristo; ma ad alcuni serve una gradualità che passa attraverso esperienze propedeutiche, che fanno fare l’esperienza della bontà e capacità di accoglienza della comunità ecclesiale; è l’esperienza dello star bene con i cristiani. Da qui può nascere un cammino che porta all’incontro personale con Gesù.

Conclusione

A tutti insieme e a ciascuno è richiesto un cammino impegnativo, perché non solo possiamo dirci cristiani, ma esserlo davvero; non solo diciamo di essere Chiesa, ma lo siamo davvero; non solo diciamo che tutti siamo fratelli, ma lo siamo davvero. E i fatti lo devono dimostrare! Non dobbiamo aspettare che gli altri vengano da noi, dobbiamo essere noi ad andare verso loro; non dobbiamo aspettare che gli altri ci chiedano perdono, dobbiamo offrirlo senza esserne richiesti; il primo passo dobbiamo essere noi a compierlo, perché noi siamo i discepoli di Gesù, missionari del suo Vangelo di gioia e, come Lui “ci ha amati per primo”, così noi, carichi del suo amore e della comunione che viviamo con Lui, grazie alla comunità cristiana, abbiamo la gioia di amare per primi i gli altri, siano essi amici o nemici, perché sono nostri fratelli. Questa è la missione che Gesù ci ha affidato e solo vivendo così, protesi gratuitamente verso gli altri, in un amore che si fa dono, possiamo gustare la gioia del Vangelo che annunciamo e, a nostra volta, sperimentiamo la dolcezza dell’amore di Dio.

La Croce di Gesù rimane sempre il segno più eloquente dello stile della vita cristiana; una croce però sempre rischiarata dalla luce della risurrezione.
La Vergine Maria, madre di Gesù e madre della Chiesa, ci prenda per mano e ci accompagni in questo cammino.

Monsignore

La radicalità della Fede vissuta con gioia

Domenica 10 Maggio insieme ai genitori del nostro gruppo ICFR del primo anno, abbiamo condiviso un’esperienza di fede importante.

Tutto è nato quasi per caso. All’interno di un incontro dei sei previsti, mettendo a confronto le nostre esperienze, uno di noi ha raccontato la propria avvenuta presso il Monastero della Visitazione di Salò. Conquistati dal trasporto e un po’ dalla curiosità, abbiamo deciso di condividere l’esperienza come gruppo. Detto fatto, ci siamo organizzati e, fortemente motivati, abbiamo raggiunto il luogo dove siamo stati accolti, con entusiasmo, dalle monache della Visitazione.

A colpire e catturare immediatamente l’attenzione di molti è stata la porta d’ingresso della clausura, priva di maniglia e di serratura dall’esterno e la grata che segna la “separazione” tra noi e loro.
L’accoglienza è stata fraterna e spontanea, dopo un minimo di convenevoli, le suore hanno lasciato spazio alle nostre curiosità e domande alle quali hanno saputo dare risposte semplici, dirette e concrete.

Ci hanno aiutato a vedere Gesù presente nel quotidiano della nostra esistenza come all’amico che ci guarda e ci chiama a condividere la sua vita, e risveglia in noi un forte desiderio di essere con lui . Del resto noi siamo fatti per la relazione a immagine della Trinità, e più realizziamo questa relazione, più diventiamo ciò che Dio ci ha voluti,…. Questa è la santità: Saper riconoscere i segni della sua presenza tra noi, le sue tracce nelle persone e negli eventi: i segni di speranza, gli aspetti positivi, i semi di vita anche se piccoli e imperfetti.

La clausura porta a pensare che ci sia un isolamento totale verso l’esterno, in realtà abbiamo avuto modo di comprendere che esistono diversi tipi di informazione; l’informazione come cronaca e la riflessione storica degli eventi che si succedono.
La prima, deve essere sempre aggiornata e rimane vittima dell’emotività e di una comprensione parziale, mentre la seconda, è la notizia lasciata decantare nella riflessione e in un contributo non puramente emotivo che ti la possibilità di calare la notizia in un contesto storico e di non rimanere vittima di un informazione non libera.

Cercando di capire cosa le avesse spinte verso una scelta così radicale, e che significato avesse per loro “ fare un incontro personale con Gesù” , ci hanno aiutato a comprendere, attraverso la loro esperienza personale che, nel momento in cui facciamo diventare, l’incontro con Gesù, il motore delle nostre scelte quotidiane, l’ispiratore di una nuova voglia di vita: possiamo vivere una vita in tutto normale, ma vissuta secondo un modello nuovo.
L’incontro con il Signore avviene secondo modalità diverse, noi lo percepiamo perchè in quel momento respiriamo un senso di Presenza che ci appaga e che va oltre lo stato emotivo. Per conoscere Gesù, bisogna coinvolgersi con Lui nella vita quotidiana. Ognuno ha delle difficoltà, ma è proprio attraverso queste che l’incontro si purifica e si presenta in tutta la sua autenticità.
Congedarci dalle suore non è stato facile, avremmo voluto rimanere ancora a lungo a conversare con loro, ma carichi della serenità che ci avevano trasmesso, abbiamo accolto il loro invito di tornare a casa e di vivere nelle nostre famiglie con creatività ed audacia l’insegnamento di Gesù.

I catechisti
Sonia Cenedella e Luca Bolentini